Le cinesi infiammano Pechino, Sabalenka rimane in vita

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Le cinesi infiammano Pechino, Sabalenka rimane in vita

Shuai Zhang elimina Kerber con bagel finale e vola ai quarti, Qiang Wang stende ancora Pliskova. Gran rimonta di Sabalenka sulla campionessa in carica, inarrestabile Osaka

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Come ogni anno tocca al ricco torneo di Pechino, secondo soltanto agli Slam e al duo Indian Wells-Miami quanto a munificenza, scremare la lista di pretendenti alle Finals. La giornata dedicata agli ottavi di finale regala infatti ad altre due giocatrici il pass per Singapore: si tratta di Caroline Wozniacki e Petra Kvitova, quest’ultima senza scendere in campo, mentre devono abbandonare la corsa Kontaveit, Goerges e Garcia. I posti disponibili sono adesso tre e le pretendenti verosimili soltanto cinque, con l’aggiunta di Sevastova a cui serve qualcosa in più di un miracolo per farcela.

PROVA DI FORZA – Per guadagnarsi la matematica certezza di poter difendere il titolo conquistato lo scorso anno a Singapore, Caroline Wozniacki ha dovuto superare una Kontaveit piuttosto combattiva. Non è servita una buona versione della giocatrice danese, che con questa vittoria scavalca Kvitova nella Race e si porta al quarto posto, piuttosto è stata necessaria la sua migliore versione. La giocatrice estone è rimasta in partita fino all’ultimo punto sebbene siano stati proprio gli ultimi punti a tradirla, in entrambi i set. Il più alto momento di tennis si è visto probabilmente nel lunghissimo decimo game del primo parziale, in cui si sono giocati ventisei punti e ben quattro avrebbero potuto valere il set per Wozniacki se Kontaveit non si fosse ogni volta opposta con tenacia. Lo sforzo profuso le è costato il successivo turno di servizio e quindi il 7-5. Come detto Kontaveit non è mai uscita del match e anzi, dopo aver recuperato lo svantaggio iniziale, ha avuto sulla racchetta la palla per breakkare la n.2 del mondo e andare a servire per rimandare tutto al terzo. Nel momento in cui la spinta dell’estone sembrava poco arginabile, soprattutto con il dritto lungolinea, Wozniacki ha chiuso la saracinesca e deciso di non far passare più nulla. Con un game di risposta impeccabile ha poi chiuso l’incontro e si è guadagnata il quarto di finale contro Siniakova. La ceca a sua volta ha sconfitto Kiki Bertens, facendo anche un bel favore alla connazionale Pliskova che proprio con l’olandese si sta giocando l’ottavo posto nella Race. Siniakova ha bissato la prestazione di Wuhan dove aveva sconfitto Muguruza giocando (meglio) nel suo stesso territorio, quello della pressione da fondo campo.

 

DOMINIO ASIATICO – Tante volte si è parlato di quanto sia poco giapponese Naomi Osaka, ma secondo criteri puramente anagrafici va considerata asiatica e tanto basta perché la sua (nettissima) vittoria ai danni di Goerges e quella inaspettata di Zhang ai danni di Kerber configurino una doppia disfatta asiatica per la Germania. Si fa fatica a trovare qualcosa di interessante da dire sul 6-1 6-2 che Naomi ha inflitto alla sua avversaria, se non che in questo momento a poter fare partita pari con lei siano davvero in poche. È invece maturata in modo del tutto atipico la vittoria di Shuai Zhang che torna ai quarti a Pechino dopo due anni. Appena ottantotto minuti per disputare tre set, nei quali chi ha perso non ha mai saputo andare oltre i due game. Il primo lo ha stravinto la cinese, il secondo è finito nelle mani di Kerber il cui rendimento al servizio, che provvidenzialmente migliorato dopo le sciagure iniziali, è tornato disastroso nel set decisivo che Zhang ha conquistato senza cedere game. “Ci ho provato ma lei ha sempre trovato le contromisure, specie nel terzo set” ha dichiarato in conferenza la tedesca che con questa sconfitta regala ad Halep una bella fetta del n.1 di fine stagione.

Tra le pieghe della vittoria di Zhang c’è ovviamente il supporto del pubblico, che ha finalmente garantito una congrua presenza sugli spalti (non il pienone, ma abbastanza da farsi sentire). La cinese ha spiegato di non soffrire la pressione di giocare in casa e anzi di ricavarne una motivazione senza eguali. “Molti tifosi arrivano a Pechino da diverse parti del paese e molti di loro devono passare 23 ore in treno per arrivare qui; ricordo che quando ero piccola dovevo viaggiare in treno per due giorni per giocare i tornei. Alcuni sono costretti a risparmiare nel corso dell’anno per comprare i biglietti. Sento di non volerli deludere perdendo al primo turno. Devo fare del mio meglio perché non vado in campo soltanto per me, ma anche per loro”. 

A riportare Pechino indietro di 12 anni, quando Peng e Li Na raggiunsero i quarti di finale, ci pensa l’inarrestabile Qiang Wang di queste settimane che replica il successo ai danni di Karolina Pliskova ottenuto una settimana fa a Wuhan. La Cina porta quindi due giocatrici tra le prime otto. Wang coglie la quattordicesima vittorie nelle ultime sedici partite, tutte ottenute sul suo asiatico, e qui a Pechino deve ancora perdere un set: dopo aver saltato il primo turno in virtù del bye riservato alle semifinaliste di Wuhan, ha rifilato un doppio 6-0 a Ostapenko e ora un doppio 6-4 alla giocatrice ceca. Un incontro che fotografa perfettamente il momento di fiducia della 26enne, che dopo aver vinto un primo set che per il gioco espresso avrebbe potuto chiudere anche con un margine più ampio, si è lasciata travolgere dalla reazione di Pliskova che è salita 4-1 e ha persino mancato un’occasione di andare sul 5-1. La tenacia e un consistente aiuto della ceca, che nel finale ha condensato i tre doppi falli del suo incontro, hanno permesso a Wang di risalire fino al 4-4 al termine di un estenuante game da otto minuti privo di palle break. Lasciando due soli punti a Karolina negli ultimi due giochi dell’incontro, la cinese si è guadagnata il primo quarto di finale in un Premier Mandatory e l’ulteriore miglioramento del suo best ranking. Piedi velocissimi e contrattacchi letali: Wang è davvero in stato di grazia.

Il problema è che adesso dovrà sfidare la furia di Aryna Sabalenka, che se possibile si è ulteriormente rinvigorita dopo aver recuperato una partita praticamente persa contro Caroline Garcia, che deve abbandonare la difesa del titolo. La bielorussa aveva la necessità di vincere per sperare di emulare proprio la francese, che lo scorso anno vincendo Wuhan e Pechino si è qualificata per le Finals; confermando il trend secondo cui se una cosa si può fare, in queste settimane, lei semplicemente la fa, Aryna ha preso appunto dalla rimonta di Wang nel secondo set e ha fatto lo stesso trascinando al tie-break un parziale che sembrava preludio inesorabile alla sua eliminazione, dopo aver perso un primo set giocato punto a punto. Garcia ha probabilmente mostrato il miglior tennis della sua stagione per oltre un’ora di gioco ma non è bastato. A un certo punto Sabalenka ha di nuovo cambiato passo, come ormai le capita di consueto, lasciandosi alle spalle la sua avversaria annichilita addirittura con un 6-0 nel set decisivo. Si prenda la volée con cui la bielorussa ha staccato Garcia nel tie-break, e si tenga presente l’importanza del punto e il fatto che non si tratta certo della migliore arma nel suo repertorio. Finals o non Finals, che a questo punto sono tutt’altro che improbabili – deve battere Wang per rimanere in corsa e poi giocarsi tutto tra Tianjin e Mosca – questa Sabalenka è davvero pronta per vincere.

A.S.

Risultati:

S. Zhang b. [3] A. Kerber 6-1 2-6 6-0
[8] N. Osaka b. [10] J. Goerges 6-1 6-2
[WC] Q. Wang b. [7] Ka. Pliskova 6-4 6-4
A. Sabalenka b. [4] C. Garcia 5-7 7-6(3) 6-0
[Q] K. Siniakova b. [11] K. Bertens 6-4 6-3
[2] C. Wozniacki b. A. Kontaveit 7-5 6-4

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Dubai: Hsieh sgambetta Kerber e lancia la sfida a Pliskova

Il tabellone del Premier 5 di Dubai si allinea ai quarti di finale. Avanzano tutte le favorite tranne Kerber. Muguruza perde nettamente

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CROLLA KERBER “Come sono riuscita a vincere? Ce l’ho messa tutta”, ha esclamato Su-Wei Hsieh al termine della partita vinta negli ottavi di finale del WTA Premier 5 di Dubai contro Angelique Kerber. Una vittoria (la prima in carriera contro la tedesca, che aveva vinto in tre set entrambi i precedenti: Madrid 2013 e Australian Open 2018), arrivata in rimonta dopo un’ora e 45 minuti di gioco. Dopo un primo set con ben cinque break, l’ultimo dei quali conquistato da Angie sul punteggio di 6-5, la svolta decisiva dell’incontro è arrivata a metà del secondo parziale. Dal punteggio di 4-4, Hsieh ha infatti infilato una serie di otto giochi consecutivi, rifilando a Kerber un impietoso 6-0 nel set decisivo. “Nei primi due set abbiamo lottato entrambe duramente, mentre nel terzo parziale ho fatto qualcosa di più. Mi sentivo decisamente più rilassata. Giocare contro Kerber è sempre difficile perché è in grado di recuperare qualsiasi palla. È fondamentale restare sempre positiva e dare tutto”.

SFIDA HSIEH-PLISKOVA “Qui a Dubai non avevo mai vinto molte partite, quindi sono molto eccitata. Devo soltanto giocare il mio tennis ed essere positiva sul campo”, ha dichiarato la numero 31 del mondo. Nei quarti di finale Hsieh (alla prima vittoria contro una top 10 dopo il successo ottenuto lo scorso anno a Wimbledon contro l’allora numero 1 del mondo Halep) affronterà Karolina Pliskova. La ceca ha dovuto sudare più del previsto per liberarsi della 28enne americana Alison Riske. A Karolina sono serviti due tiebreak (7-3 il primo e 7-5 il secondo) e due ore di gioco per raggiungere i quarti a Dubai per la terza volta in carriera (lo scorso anno si arrese a Kerber mentre nel 2015 fu fermata in finale da Simona Halep). La sfida tra Pliskova e Hsieh (che aprirà il programma di giovedì a Dubai, alle 11 italiane), sarà la seconda in carriera tra le due giocatrici: lo scorso anno, a Miami, vinse la ceca in tre set (6-4 1-6 7-6).

 

FUORI SABALENKA – Dopo aver sprecato la bellezza dei sei match point – in quattro game diversi, tie-break decisivo compreso – Aryna Sabalenka si arena al cospetto di Belinda Bencic. La svizzera, in pratica, trascorre l’ultima mezz’ora dell’incontro a rimandare una sconfitta che sembrava inevitabile; dopo aver quasi aiutato la sua avversaria a vincere l’incontro – ben tredici doppi falli commessi da Belinda – in modo quasi sorprendente riesce a convertire il primo e unico match point avuto a disposizione, punendo la giocatrice bielorussa. Non oltre i suoi meriti, va detto, perché quando non riesci a vincere il quindici decisivo in ben sei diverse occasioni, forse è il caso che a vincere sia l’avversaria.

KVITOVA IN TRE… – Ci sono voluti tre set e più di due ore a Petra Kvitova, seconda testa di serie, per superare Jennifer Brady e raggiungere i quarti di finale del Premier 5 di Dubai. La ceca ha vinto in volata il primo set, ma ha ceduto di schianto nel secondo. Nonostante ben quattro palle break nel game d’esordio, Kvitova si è trovata sotto 5-0 e ha finito col cedere il parziale per sei giochi a uno. Da grande campionessa qual è, Petra è stata bravissima a reagire e ha prendersi un immediato break di vantaggio nel terzo set, poi difeso fino alla fine. Al prossimo turno troverà in un match inedito la 20enne slovacca Viktoria Kuzmova, che ha superato in rimonta Sofia Kenin.

… HALEP IN DUE – Ha battagliato ma è comunque riuscita a vincere in due set Simona Halep, uscita vincente dal valzer del break contro Lesia Tsurenko. Dopo due giochi equamente distribuiti, il primo parziale ha visto ben sei servizi strappati negli ultimi sette game. Quell’unico turno di servizio difeso da Halep è stato sufficiente a incamerare il parziale. Nel secondo set invece Tsurenko si è fatta più propositiva ed è andata due volte in vantaggio, arrivando addirittura a servire per il set sul 5-4. Da quel punto in poi però Halep ha giocato in maniera quasi perfetta, vincendo tre giochi consecutivi e spegnendo definitivamente ogni velleità di rimonta di Tsurenko. Nei quarti di finale attende adesso la vincente di Bencic-Sabalenka.

AAA MUGURUZA CERCASI – 64 minuti di mattanza più o meno continua bastano a Elina Svitolina per disfarsi di Garbine Muguruza, un’avversaria che ormai da qualche mese ha smesso di recitare una parte di rilievo nel circuito. Certo la giocatrice ucraina risulta quantomai tirata a lucido, e appare a suo agio persino a scambiare sulla diagonale di dritto, ma a indirizzare presto la partita ci pensano le bordate imprecise della spagnola. Soprattutto in lungolinea, alcuni errori di Muguruza assumono proporzioni quasi catastrofiche. Poco da dire, se non che il vero torneo di Svitolina deve ancora cominciare: tra lei e l’ipotetica rivincita con Halep, ammesso che la rumena raggiunga la semifinale, adesso c’è Carla Suarez Navarro.

Risultati:

[2] P. Kvitova b. [Q] J. Brady 7-5 1-6 6-3
V. Kuzmova b. S. Kenin 1-6 7-5 6-2
[3] S. Halep b. L. Tsurenko 6-3 7-5
S.W. Hsieh b. [5] A. Kerber 5-7 6-4 6-0
C. Suarez Navarro b. K. Mladenovic 7-5 7-5
[4] Ka. Pliskova b. A. Riske 7-6(3) 7-6(5)
[6] E. Svitolina b. [12] G. Muguruza 6-1 6-2
B. Bencic b. [8] A. Sabalenka 6-4 2-6 7-6(7)

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Capitombolo Osaka a Dubai: la prima da numero 1 è un fiasco

Lontanissima dalla tennista glaciale che ha vinto l’Australian Open tutto d’un fiato, Osaka si fa breakkare sette volte (!) e battere da Kiki Mladenovic. Fuori anche Bertens, avanti Halep e Kerber

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Naomi Osaka - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Se fosse possibile recensire i tornei di tennis come si fa con i prodotti che si acquistano online, il rapporto qualità-prezzo del Dubai Duty Free Tennis Championships meriterebbe tutte le stelline possibili. Con la miseria di 55 dirham, circa 13 euro al cambio attuale, nella giornata di martedì ci si poteva garantire un biglietto di terza fila per il campo centrale di un Premier 5 il cui ordine di gioco comprendeva sei delle sette migliori giocatrici al mondo secondo classifica, inclusa una numero uno nuova di zecca.

Se la sono cavata tutte tranne proprio la neo-reginetta Naomi Osaka, autrice di una prestazione al limite dell’handicap contro Kristina Mladenovic. “Più sono grossi e più fanno rumore quando cadono” si dice, e nel caso di Osaka il tonfo è fragoroso: appena sei giochi vinti alla prima uscita da numero uno mondiale – nessuna delle sue venticinque predecessore aveva mai perso all’esordio al vertice del circuito WTA – che coincideva anche con la prima senza Sascha Bajin nel box. L’ex sparring partner, promosso a capo allenatore proprio dalla giapponese a inizio 2018 ed eletto Coach of the Year grazie ai successi riportati insieme a lei, era stato silurato a sorpresa con un semplice tweet pochi giorni dopo il titolo agli Australian Open. All’arrivo a Dubai, assediata dalla stampa, Osaka si era limitata a togliere dal tavolo le insinuazioni su problemi di natura economica, adducendo come causa una non troppo chiara tensione umana tra lei e Bajin. “Non ho intenzione di mettere i successi davanti alla mia felicità”, ha detto la nuova n.1 al mondo. “Mi voglio svegliare felice di allenarmi, e non sono disposta a sacrificare tutto ciò per tenere una persona nel team“.

Di certo gli spettatori dell’incontro di Osaka hanno visto una tennista tutt’altro che serena: un body language del tutto negativo ha accompagnato una prestazione piena di errori gratuiti, con una prima palla che trovava il campo appena una volta su due e un rendimento con la seconda al 21%. Una miseria, tanto che Mladenovic la ha liquidata con un doppio 6-3 in appena un’ora e cinque minuti, riuscendo a chiudere persino un secondo set in cui ha perso il servizio tre volte consecutive; quasi facile, considerato che Osaka ha fatto di peggio, facendosi breakkare sette volte su nove turni di battuta totali. Nessun merito da togliere alla francese, perché gli incontri vanno vinti, ma prima di atterrare negli Emirati il suo ruolino di marcia stagionale in singolare recitava 0-4, peraltro con due eliminazioni contro giocatrici fuori dalle prime 240 della classifica. “Per me significa moltissimo questa vittoria”, la prima contro una numero uno, ha detto Mladenovic dopo la stretta di mano. “So che sono in grado di battere grandi giocatrici, l’ho fatto in passato anche su questo campo, lo sapete, non voglio mettermi a fare un elenco“. Certo oggi ha avuto un bell’aiuto.

GLI ALTRI INCONTRI – Alle altre stelle impegnate prima di lei nella sessione diurna, come detto, è andata bene: quattro vittorie su quattro per Kvitova, Svitolina, Halep e Kerber, anche se hanno tutte dovuto sudare per conquistarsele. Sebbene soltanto Petra Kvitova sia stata costretta a giocare un terzo set, recuperando un tie-break di svantaggio a Katerina Siniakova, il pubblico degli Emirati ha avuto la sua bella dose di emozioni anche nei successivi tre incontri. Soprattutto Halep ha avuto bisogno di portare il suo tennis vicino al limite massimo per battere Genie Bouchard, ancora una volta esaltatasi a tratti contro un’avversaria importante ma costretta ad abbandonare Dubai dopo un’ora e tre quarti di tennis davvero intenso. Tra Genie e la ex numero uno, alla fine, c’è stato un solo break di differenza, in avvio di secondo set. Il rammarico è proprio per quei pochi minuti cruciali di deconcentrazione, iniziati al termine del tie-break del primo parziale, quando, sul 4-5 e servizio nel gioco decisivo, la canadese è stata distratta uno dei suoi tanti spasimanti che le ha gridato: “sposami”. (Siamo abbastanza sicuri che non sarà lui ad accompagnarla all’altare.)

In apertura di mattinata Elina Svitolina aveva superato Ons Jabeur, fermata in corsa da un problema alla spalla destra (ancora sfortunata la tunisina, che nell’unico precedente aveva mancato quattro match point). Fatica e brividi per una Angelique Kerber sfocata, anche lei costretta ad un tie-break: al primo match in carriera contro una top 10 a quasi ventott’anni di età, Dalila Jakupovic ha scelto un’apertura aggressiva e si è portata sopra di due break, giocando un tennis vario prima di farsi catturare in un gorgo di doppi falli (nove in totale nel match) che alla lunga ha spinto avanti la sua più esperta avversaria. Ma se sul centrale le big hanno tutte strappato la promozione agli ottavi, sugli altri campi si sono viste anche le eliminazioni di Kiki Bertens, Daria Kasatkina (ancora a secco di vittorie in stagione!) e Caroline Garcia. A far fuori l’olandese è stata la slovacca Viktoria Kuzmova, classe 1998 da poco entrata in top 50: gran servizio, con cui ha annullato anche match point nel tie-break decisivo, e un tennis potente che ha tremato soltanto nei momenti più emozionanti. L’ottavo di finale tra outsider, contro la coetanea Sofia Kenin, sarà una bella occasione per entrambe.

ha collaborato Michelangelo Sottili

Risultati:

C. Suarez Navarro b. S. Zhang 6-4 6-4
[12] G. Muguruza b. S. Zheng 7-5 6-2
[6] E. Svitolina b. O. Jabeur 7-6(4) 4-0 rit.
S.W. Hsieh b. A. Sasnovich 6-1 6-2
A. Riske b. A. Cornet 6-2 6-3
V. Kuzmova b. [7] K. Bertens 6-2 4-6 7-6(6)
S. Kenin b. [11] D. Kasatkina 6-3 2-6 6-4
[2] P. Kvitova b. K. Siniakova 6-7(3) 6-4 6-4
[3] S. Halep b. [WC] E. Bouchard 7-6(4) 6-4
L. Tsurenko b. [Q] L. Zhu 6-4 6-7(5) 6-3
[Q] J. Brady b. [14] C. Garcia 6-4 7-5
B. Bencic b. [LL] S. Voegele 6-1 6-1
[5] A. Kerber b. [LL] D. Jakupovic 7-6(4) 6-3
[8] A. Sabalenka b. [Q] I. Jorovic 6-4 6-0
K. Mladenovic b. [1] N. Osaka 6-3 6-3
[4] Ka. Pliskova b. D. Cibulkova 6-2 3-6 6-3

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WTA Dubai: fuori Mertens, altro ritiro per Wozniacki

Esausta, la campionessa di Doha cede alla qualificata cinese Lin Zhu: con le eliminazioni di Sevastova, Goerges e Kontaveit sono già quattro le teste di serie costrette a lasciare l’emirato. Continua il nebuloso periodo di salute di Caroline Wozniacki

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Primo turno di un lunedì uggioso a Dubai, eppure qualche piccolo sconquasso, perdonerete l’ossimoro, è avvenuto. Assecondando ancora un volta l’implacabile eppure ancora incredibilmente discussa norma di diritto tennistico conosciuta dai più con il nome di “legge Tommasi”, la campionessa del torneo chiuso a Doha sabato scorso, ossia quell’Elise Mertens capace di sconfiggere in finale Simona Halep, è stata cacciata all’esordio dalla qualificata cinese Lin Zhu. Venticinque anni da Wuxi, lungo gli argini del Fiume Azzurro, Zhu è considerata una giocatrice “hit or miss“, stavolta perdonerete l’anglicismo: spara tutto e se entra, entra, altrimenti c’è il torneo di settimana prossima. Approfittando di un’avversaria con le batterie scariche, la numero centosette della classifica mondiale è riuscita a utilizzare il cannone in modo ragionevole, finendo per vincere in rimonta.

Se Mertens non si cruccerà per la precoce eliminazione, essendo alquanto probabile una sua valutazione positiva del bilancio mediorientale, altre teste di serie subito costrette a rincasare avranno qualche domanda da porsi nelle due settimane abbondanti che le separano da Indian Wells: Anett Kontaveit e Julia Goerges, rispettivamente falciate da Shuai Zhang e dalla vendicativa Alison Riske, che dalla tedesca era stata battuta la scorsa settimana in Qatar, si sono aggiunte ad Anastasija Sevastova, già sconfitta ieri e ancora incapace di vincere una partita nel Tour dopo l’Open d’Australia.

Un rumore piuttosto acuto lo ha prodotto l’eliminazione di Donna Vekic per mano di Ons Jabeur; uno più attenuato lo ha causato quella patita da Jelena Ostapenko, la quale ha incassato anche un bagel da Jennifer Brady nel mezzo di una crisi che al momento non sembra facilmente reversibile. Da notare, seguito a quelli già assimilati di Camila Giorgi e Samantha Stosur, il ritiro dal torneo di Caroline Wozniacki, il secondo consecutivo dopo quello annunciato a Doha. La danese ha addebitato la decisione a generici problemi di salute, anche se l’artrite reumatoide che da qualche tempo l’affligge potrebbe essere stato alla base della decisione: un problema fastidioso, cronico e recidivante. Padre Piotr ne ha parlato di recente dipingendo un quadro piuttosto fosco, noi ci limitiamo a stare alla finestra, sperando che gli spifferi di ritiro se ne stiano fuori.

Risultati:

O. Jabeur b. D. Vekic 6-4 7-6(9)
[LL] D. Jakupovic b. [Q] Z. Diyas 1-6 6-1 6-2
S. Kenin b. M. Buzarnescu 6-3 6-0
A. Riske b. [13] J. Goerges 6-4 7-5
K. Siniakova b. P. Martic 6-4 6-3
S. Zhang b. [15] A. Kontaveit 7-6(3) 6-3
[Q] J. Brady b. J. Ostapenko 6-4 6-0
C. Suarez Navarro b. B. Strycova 6-1 6-3
[Q] L. Zhu b. [16] E. Mertens 5-7 6-4 7-5
[LL] S. Voegele b. [LL] P. Hercog 6-3 6-2
D. Cibulkova b. [Q] L. Arruabarrena 5-7 6-1 6-2
[14] C. Garcia vs A. Pavlyuchenkova

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