Il Club Nomentano di Roma, casa Pillot

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Il Club Nomentano di Roma, casa Pillot

Alla scoperta di uno dei circoli più belli e blasonati di Roma, il Club Nomentano.

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Se a Roma parli di tennis e dici a qualcuno che giochi al Nomentano, immediatamente l’interlocutore ribatte: “Ah, il circolo dei Pillot”. Raramente, nella Capitale, un circolo tennis viene associato in maniera così forte ad un cognome, come se l’uno non potesse esistere senza l’altro. È praticamente così per il Club Nomentano, che esiste grazie alla forte volontà del fondatore Umberto Pillot, trapiantato a Roma nell’immediato dopoguerra e che impiegherà pochi anni a capire che avrebbe dedicato gran parte della sua vita a costruire un circolo tennis.

Oggi, il Club è famoso per offrire tutti i servizi ai propri iscritti: tennis, calcetto, palestra, fitness, nuoto, acquagym, l’immancabile SPA e tanto altro, tutto quello che richiede sudore e un luogo dove praticarlo. D’estate, le due piscine del club, quelle dove piccoli e grandi imparano a nuotare e a diventare campioni sotto gli occhi del prof. Emanuele Sacchi, si liberano dai palloni tensostatici e diventano un punto di riferimento per chi non ha voglia di oltrepassare il raccordo per mantenere la tintarella e bagnarsi all’ombra dei pini secolari, che da oltre 40 anni svettano sulla collina come a proteggere il circolo.

Ma il Nomentano di oggi viene da molto lontano. Nel 1946 i Pillot arrivano dalla provincia di Udine e si stabiliscono a Roma. Umberto ha circa 15 anni e va in collegio dai Salesiani, a Monte Mario, nord di Roma. Scappa dopo due giorni. “Ero abituato a stare in campagna, in piena libertà, non ce la facevo a stare nel chiuso di quelle mura. E poi mia madre non aveva tempo per rimandarmici di nuovo”. Da allora, Umberto si dà da fare. “Eravamo poveri, come il resto d’Italia peraltro, e iniziai a fare praticamente tutti i lavori”. L’approccio col tennis arriva all’inizio degli anni ‘60, “quando avevo raggiunto non dico l’agiatezza, ma comunque un buon tenore di vita. Iniziai a giocare a tennis a Villa Fiorelli, dalle suore, e mi innamorai subito di questo sport. Allora provai a iscrivermi a un circolo ma non c’era verso: erano inavvicinabili. La retta mensile era troppo cara. Tramite un amico, però, io e altri amici riuscimmo a diventare soci al Tennis Roma, quartiere San Giovanni. Cominciai a giocare assiduamente, ero un tipo estroverso e diventai subito amico di parecchi giocatori forti, prime e seconde categorie”.

 
Umberto Pillot, il fondatore del Club Nomentano

Umberto Pillot, il fondatore del Club Nomentano

Umberto aveva moglie e due figli, Claudio il primo, Fabio nato tre anni dopo. Li iniziò al tennis, e fece bene. “Claudio e Fabio erano bravi, a me piaceva guardarli mentre imparavano a giocare, accompagnarli nei circoli per i tornei”. Forse fu proprio conoscendo gli altri circoli di Roma che Pillot senior cominciò a desiderare di averne uno tutto suo. Ed ecco che arrivò l’occasione. Su una collina verdeggiante nell’angolo in cui via Nomentana incrocia viale Immanuel Kant, ben dentro il raccordo anulare, c’era una casa diroccata che dei contadini avevano in gestione per conto della famiglia Farinacci, quella del gerarca fascista. “Avevo un’amica che giocava a tennis, mi disse che era appena entrata in affari con altri tre soci per costruire un circolo tennis su questa collina. Uno dei soci era in uscita, io subentrai praticamente all’inizio dei lavori di costruzione dei primi quattro campi da tennis, quelli della buca”.

“La buca”, come la chiama Umberto, è l’avallamento immediatamente sottostante la casa sulla collina e oggi ospita i campi numerati dall’1 al 4, quelli che hanno le tribune larghe dalle quali si vede viale Kant in lontananza. “Non c’era la piscina, non c’era praticamente niente. Iniziai a dedicare un paio di ore al giorno al circolo, ma ben presto mi ritrovai a passarci sempre più tempo. Serviva una presenza vigile e costante per terminare i lavori”. Fu così che Pillot lasciò il suo lavoro nel commercio di automobili per dedicarsi appieno al circolo tennis. Il suo impegno era totale, su ogni fronte.

Mentre parliamo passa un dipendente di lungo corso del circolo. Umberto lo saluta e gli chiede quando è venuto a lavorare per lui. “Nel 1984”. “Mi hai trovato che stavo seduto sulla piazzetta per caso?”. E lui: “No, quando ti ho visto avevi la zappa in mano”. Per dire del coinvolgimento di Umberto nel circolo che di lì a poco diventerà tutto suo rilevando le quote degli altri soci. “Il circolo lo sento mio: ho trasformato prati, baracche e terra incolta in campi da tennis e piscine”. E in clubhouse, ristoranti, bar, palestre e sale per attività fitness, che hanno beneficiato dell’allargamento degli spazi nel corso degli anni.

Siamo a metà degli anni ‘80, il circolo è oramai avviato e anche la scuola nuoto consolida il suo status di fucina di campioni fra le migliori di Roma sotto la guida del professor Sacchi, tecnico nazionale FIN. Per il club, è tempo di diventare famoso anche fuori Roma con il tennis. “Ci conoscevano in tutta Italia, al circolo erano arrivati tanti tennisti per fare squadre forti, compagni di Claudio e Fabio”. Claudio scala la classifica italiana, arrivano tanti e copiosi successi nelle gare a squadre e in quelle individuali. “Claudio era molto bravo. Ricordo che una volta stavo assistendo ad un suo allenamento al Tennis Roma, vicino a me era seduto Mario Belardinelli (ex tennista professionista, maestro e dirigente federale, per molti anni responsabile del centro tecnico FIT di Formia ndR). Ad un certo punto Mario mi fa: Ma te guarda ‘sto regazzino, de dritto vale poco ma non ho mai visto un giocatore che salta e smasha così, sale fino in cielo per colpire. Fabio era molto bravo, tecnicamente ineccepibile, ma non aveva la grinta di Claudio”. In seguito, Fabio diventerà maestro di tennis avviando al gioco sua figlia Carolina, giocatrice che gareggerà nel circuito WTA, mentre Claudio sceglierà di fare altro.

Intanto, nel corso degli anni, i tre campi di terra che fiancheggiavano viale Kant diventano di calcetto, arriva la seconda piscina nei primi anni 2000 e due campi da paddle inaugurati nel 2018, il tutto come pezzi di un puzzle che formano un mosaico che ha nel verde dell’erba il colore principale, e cioè i grandi e curati spazi ricreativi del club. “Nel periodo d’oro abbiamo avuto oltre trecento soci: il Club era un vero e proprio punto di riferimento. Si veniva al circolo per giocare ma anche per stare insieme, guardare le partite in tv, giocare a carte, a biliardo. Pensate che avevamo anche un giornale interno sul quale scrivevano i soci, più che altro per prendersi in giro”. Questa maniera di vivere il circolo è cambiata nel corso degli anni seguendo lo spirito dei tempi, ma è ancora lo stile di vita dei soci storici del Club, un luogo dove sono cresciuti e dove hanno fatto crescere i loro figli, certi che sotto la direzione di Umberto Pillot tutto sarebbe stato sotto controllo.

Una delle prerogative di questi soci e dei loro figli è certamente il saper giocare a tennis. La scuola tennis è diretta dal tecnico nazionale Fabrizio Zeppieri e conta diverse centinaia di allievi. Oltre a coordinare tutte le attività, “Zeppo” si occupa, insieme al maestro nazionale Federico Lucchetti, direttamente dell’attività agonistica e delle due squadre più importanti: la serie C maschile (fino a qualche anno fa serie B) e la serie A2 femminile. Diversi giocatori sono arrivati ad avere la classifica ATP e WTA – si pensi a Matteo Mosciatti, Carolina Pillot, Martina Caregaro e Federica Di Sarra – imparando o allenandosi al Nomentano, dove non solo gli agonisti hanno le attenzioni dei maestri di tennis.

Fabrizio Zeppieri, Tecnico Nazionale FIT

“Quel che a noi del Nomentano interessa, è che ci sia un concetto sano di tennis dal punto di vista didattico: il nostro obiettivo è sviluppare un settore agonistico che sia la conseguenza di questa buona base”. Ha le idee chiare il tecnico Zeppieri, consapevole di come dalla creazione e strutturazione di una buona base di atleti possa giovarsene il settore agonistico. “Chiaramente, delle volte questo lavoro si traduce in qualità di alto livello, come nei casi di Carolina Pillot o Matteo Mosciatti, ma si tratta di cicli che durano magari dieci anni e che poi terminano, e quindi il nostro compito è ridefinire il nostro assetto e ripartire. Oggi, ad esempio, può capitare che due fra le nostre giocatrici di punta, Federica Di Sarra e Martina Caregaro, giochino contro in un torneo ITF, o che uno dei nostri allievi diventi campione regionale under 11”.

I nuovi “prodotti” del circolo, talenti che si sono affinati e stanno perfezionando il proprio gioco al Nomentano, sono figli della qualità più grande del club dei Pillot: l’attenzione dei maestri. “Partendo da una buona base tecnica, bisogna avere un’attenzione alta per favorire la crescita degli atleti. Se si presta attenzione alla parte tecnica, a cicli la qualità dei giocatori prima o poi arriva”. Questa è una delle caratteristiche dei maestri del Nomentano, consapevoli che sono loro a determinare il buon nome della scuola tennis, più dei successi dei singoli o delle squadre. Un maestro che monitora da vicino e costantemente i progressi di ogni suo singolo allievo vale più di uno scudetto a squadre, che spesso si traduce solo in un ritorno d’immagine pure prezioso.

“L’importante è lavorare bene, perché se un giocatore non si trova a suo agio dove si allena, allora cambia senza pensarci tanto. Non conta il nome del circolo e se, all’interno di questo, ci siano giocatori forti: se non ti soddisfano le attenzioni dei maestri e il livello di allenamento allora cerchi un altro posto dove diventare forte”. Questo discorso, che sembrerebbe tarato sulle esigenze di chi vuole praticare agonismo, vale invece per ogni tipo di tennista, da quello che gioca solamente d’estate a chi frequenta il circolo nelle buie serate invernali per migliorare il proprio gioco.

Maestri e allievi del Club Nomentano

“Se sei un quarta categoria o hai la classifica ATP o WTA comunque devi essere seguito con attenzione. Noi abbiamo i nostri maestri, Katia, Angelico, Martina, Enzo, Simone e altri, che formano un nucleo di persone che trasmettono un certo tipo di messaggio formativo. Ovviamente, nel corso degli anni, può capitare di perdere per strada qualche allievo, ma l’importante è che il livello medio della scuola tennis rimanga riconoscibile”. Anche perché il maestro può molto ma non tutto. “La qualità del bimbo o della bimba è il fattore che fa la differenza, sempre. Non è detto che basti andare nelle accademie più famose al mondo per diventare un campione. Il nostro compito, come maestri, è quello di essere competenti e organizzati dal punto di vista strutturale. Insegnare tennis significa dotare i bambini di un buon bagaglio tecnico, la qualità poi arriva in base a chi abbiamo a disposizione”.

Fare questo, significa stare al passo dei tempi anche dal punto di vista dell’allargamento delle competenze specifiche per accompagnare i bambini nel percorso agonistico. Zeppieri racconta come, “di recente, abbiamo effettuato un raduno di bimbi nati fra il 2006 e il 2009, erano circa 40, e con loro abbiamo effettuato una mezza giornata di lavoro con la videoanalisi per la parte tecnica, con uno psicologo dello sport per gli aspetti mentali, di dialogo con un nutrizionista per quanto riguarda l’alimentazione e di esami con un optometrista per lavorare sulla visualizzazione in campo. Contiamo di ripetere appuntamenti del genere con maggior frequenza, vogliamo che fin da bambini i tennisti del domani lavorino con le figure di riferimento per un qualsiasi giocatore che abbia ambizioni di professionismo”.

Competenza e attenzione sono le grandi qualità della scuola tennis del Nomentano, dove l’atleta è al centro di tutto. “Abbiamo avuto tennisti che hanno fatto percorso di Grande Slam e una squadra di serie B maschile che è arrivata a un punto dalla promozione in A2, un team formato da tennisti cresciuti e che si allenavano nel nostro circolo, senza ingaggi esterni. Questo per noi funziona molto. Anche nel femminile: siamo partiti da una serie C capeggiata da Carolina Pillot (nipote del fondatore del club Umberto ndR) e siamo arrivati in serie A1 con Marina Shamayko ed Emily Stellato, per poi vincere lo scudetto nel 2012 con il solo innesto di Karin Knapp”.

E forse il segreto del successo di questo circolo sta proprio nella sua varietà, nel fatto di aver creato un luogo in cui convivono il tennis e il nuoto di alto livello e la vita del club a dimensione familiare. In campo si gioca la serie B a squadre e una famiglia pranza felice nella luminosa clubhouse dalle ampie vetrate, intanto i bimbi corrono nei viali del circolo e il bar esterno brulica di soci e appassionati che popolano ogni giorno il Club per godersi l’ombra dei pini per poi rilassarsi al pomeriggio, quando una leggera brezza rende piacevole la canicola romana. Sono gli stessi spazi verdi dove riposano i bambini dei centri estivi dopo le loro giornate all’insegna di sport e divertimento, correndo scalzi su prati talmente curati che a disegnarci linee di gesso ci si potrebbe giocare a tennis sopra, e dove capita spesso di incrociare Umberto a passeggio, perché qualcosa da migliorare e da rinnovare in questo storico club c’è sempre. Sotto il suo occhio vigile, in oltre 40 anni, il Club Nomentano si è fatto il nome.

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CT Rovigo, crescita sui giovani e attenzione al sociale

Il Presidente del CT Rovigo Andrea Rossi ci ha raccontato gli obiettivi del club veneto, il sogno della serie B e come i tornei sociali siano legati ad attività benefiche

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Presidente Rossi, il CT Rovigo ha una lunga storia, può raccontarci alcuni passaggi salienti?
Il club è nato nel 1935, ed è sempre stato un punto di riferimento per l’attività tennistica della nostra provincia. Dopo i primissimi anni d’attività, ci fu una crescita nelle strutture dopo la seconda guerra mondiale. La memoria quindi ci riporta al 1964, l’anno in cui si è svolto il primo Trofeo delle Rose. Rovigo è conosciuta come la città delle rose, da qua viene il nome dell’evento principe del nostro club, un torneo Open. È sempre stato un torneo importante, molto seguito, e con un palmares di tutto rispetto per il livello dell’evento. Curiosamente il primo vincitore del Trofeo delle Rose fu Paolo Galgani, storico presidente della Federtennis. Nel ’64 partì una tradizione che continuiamo a mantenere anno dopo anno con grande impegno e passione. Negli ultimi anni abbiamo portato il montepremi a 5000 euro, ed abbiamo avuto vincitori illustri: Cobolli, Galvani, Ghedin. L’ultima edizione è stata vinta da Francesco Ferrari, un giovane promettente. Siamo felici del suo successo, visto che generalmente questo tipo di torneo viene vinto da giocatori “a fine carriera”.

 

Quella 2018 sarà la 38esima edizione, può anticiparci qualcosa?
Il nostro obiettivo è mantenere il format, visto che funziona. Abbiamo avuto la presenza di Supertennis, con dei video relativi alle edizioni 2016 e 2017. Quest’anno ci impegneremo per tenere lo stesso montepremi. Il passo successo sarebbe organizzare un ITF, ma non è una nostra priorità.

Come mai preferite non fare questo salto?
Vogliamo tenere questo standard e non oltre, perché è un bel torneo, più facilmente gestibile e che ci porta molte soddisfazioni. Arrivano al club ottimi seconda categoria, anche di prima fascia, quindi abbiamo sempre un bel livello tecnico.

Quali sono gli obiettivi dell’attuale dirigenza?
Sono diventato Presidente del CT Rovigo da un anno, ed il nostro obiettivo è quello di elevare il livello della nostra squadra di punta. Negli ultimi 20 anni, ma direi da sempre, non abbiamo avuto una squadra a livello di eccellenza. Mi sbilancio, dicendo che vorrei portare la squadra in serie B. Attualmente siamo in D1, quindi sarebbe un bel salto… Però abbiamo un ottimo vivaio, e questo è molto importante per il formato del campionato. Inoltre c’è un ragazzo di Rovigo, attualmente 26enne, che ha da poco terminato l’attività e che sarebbe molto lieto di venire a giocare da noi. Ci darebbe certamente una mano, fermo restando che il primo passo, verso la serie C, dovremmo farlo con le nostre gambe. Questo resta il primo nostro obiettivo per la stagione in corso.

Quindi salire di categoria puntando tutto sul vostro vivaio?
Esattamente, puntiamo a questo grazie ad una crescita non indifferente nelle nostre figure professionali. Siamo di base una Standard School, che non è poco. Da un anno abbiamo nel nostro staff un tecnico nazionale, Massimo Callegaro, direttore della scuola; poi c’è il maestro Nicola Martinolli ed anche il sottoscritto. Attualmente abbiamo 60 allievi, con gli elementi di spicco nelle categorie under 12, 14 e 16, più maschi che femmine.

A livello di promozione, attuate qualche campagna in particolare?
Abbiamo uno staff molto giovane, e siamo molto attivi sui canali social, che funzionano molto bene per diffondere le nostre notizie ed informazioni. Sono strumenti molto performanti, con tante visualizzazioni sui Facebook e simili. Inoltre siamo molto attivi con tornei giovanili.

Ci parli proprio di queste attività, a fine aprile vedo che ne organizzate uno.
Sì, il weekend 28/29 aprile, un evento giovanile del fine settimana. A metà giugno seguirà una tappa del circuito Kinder, che è un bellissima manifestazione e vede sempre ottime presenze e buon livello. A settembre invece ci sarà un torneo giovanile settimanale.

Quindi il lavoro sui giovani è predominante nelle vostre attività?
Sì, assolutamente. Ho accettato la sfida di diventare Presidente del club proprio per far crescere il movimento giovanile e la scuola tennis. Abbiamo già raccolto i primi frutti del nostro lavoro, raggiungendo il numero attuale di allievi, ma puntiamo ad arrivare anche a 100 ragazzi.

Come è composto il club come strutture? Quanti soci avete e quali sono le vostre attività sociali?
Abbiamo una struttura polivalente: due campi da calcetto, due campi da beach tennis, club house, ristorante. Per il tennis, disponiamo di 5 campi in terra battuta, tre vengono coperti in inverno con palloni pressostatici. In prospettiva pensiamo ad un investimento per altri due campi, in superficie veloce. Attualmente abbiamo circa 120 soci adulti. L’attività sociale? Al momento abbiamo riscontato una certa difficoltà nell’organizzare tornei sociali “classici”, tra settimana non è mai facile venire incontro alle esigenze di tutti… Per questo puntiamo particolarmente su tornei weekend, che hanno sempre un collegamento con attività benefiche. In questo momento abbiamo tre eventi, ognuno legato ad una causa. Il maggiore è legato a Telethon, poi un altro per la LILT, ed il terzo chiamato “torneo a sei zampe” a difesa degli animali, in particolare i cani randagi. Abbiamo inserito da poco un ulteriore iniziativa legata all’AIDO.

È una serie di iniziative molto interessanti, che vi fanno onore. Come è nata l’idea di legare i vostri eventi a cause benefiche?
Il gruppo di Giudici Arbitri del tennis Rovigo è molto affiatato, da sempre uno dei fiori all’occhiello del circolo, ed è composto all’80% da donne, 5 componenti su 7. L’idea ed il portare avanti queste iniziative è tutto merito loro. Sono iniziative non facili da gestire, per far combaciare le esigenze di tutti e far capire lo spirito. Cerchiamo sempre di concludere il torneo con un bell’evento tutti assieme, una cena o una “pizzata”. L’evento Telethon, che è quello di fine anno (legato a quello televisivo), lo facciamo in occasione della cena sociale, generalmente la prima settimana di dicembre.

D’estate organizzate qualcosa in particolare per i giovani, o delle iniziative per avvicinare al tennis i ragazzi?
Abbiamo messo in piedi otto anni fa un progetto che si chiama “Estate da tennisti”. È stato un volano alla crescita del numero dei ragazzi nel club. Prima di questa iniziativa, intorno al 2010, avevamo un numero di giovani davvero basso… era necessario fare qualcosa per crescere e far tornare i ragazzi al circolo. Con un lavoro assiduo siamo riusciti, un po’ alla volta, a far crescere di nuovo il numero degli allievi. Quest’anno inoltre abbiamo iniziato anche la strada delle Racchette di classe, il format che entra nelle scuole.

È un progetto interessante, far capire che il tennis può essere uno sport ottimo per i ragazzi. Che riscontro avete avuto?
Sono andato personalmente, insieme al preparatore fisico, ed è stato bello vedere quanto i bambini restano catturati dal tennis. Anche le maestre ci hanno confermato un entusiasmo superiore per il tennis rispetto agli altri sport. Dovremo sicuramente concentrarci in questo ambito, lavorare sulle scuole. Ho notato che il ritorno non è immediato, e tutto va finanziato dal club in modo gratuito per le classi, altrimenti è molto difficile “entrare nelle scuole”.

Marzo Mazzoni

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Tennis Patavium, l’ambizione di un club giovane in grande crescita

Gianfranco Destro, Presidente dell’ASD Tennis Patavium di Padova, ci ha raccontato le molte attività ed ambizioni del suo club, che in soli 10 anni ha bruciato le tappe

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Sig. Destro, il Tennis Patavium è un club piuttosto recente, inserito all’interno del complesso sportivo Padova nuoto. Può raccontarci le strutture e la vostra giovane storia?
Sì, il tennis club è inserito nella grande e bella struttura della Padova Nuoto, la nostra casa madre. All’interno ci sono sette società, tra cui il Tennis Patavium. Le piscine sono molto importanti, una olimpionica da 50 metri aperta nel periodo estivo, una piscina Coni coperta ed altre due per il periodo invernale. C’è anche una bella palestra e quindi il settore tennis: abbiamo 4 campi in terra rossa di ottima qualità con coperture pressostatiche appena rifatte così come gli impianti e le luci a led. Abbiamo anche un campo di beach tennis. Come è nato? Io vengo dal mondo del calcio e del volley, ma da quaranta anni gioco a tennis. Una volta arrivato alla pensione attraverso il Presidente regionale del Coni Gianfranco Bardelle (ed ex amministratore della Padova Nuoto), ho avuto la occasione di intraprendere questa strada nel tennis. Mi ha offerto 10 anni fa (siamo partiti in pratica il 1°gennaio 2008) la possibilità di gestire il Tennis Patavium. I campi già esistevano, ma non erano sfruttati in modo adeguato.

 

Tennis Patavium – Gianfranco Destro

Ci sarà un evento per festeggiare i primi 10 anni di vita del club?
Sì, organizzeremo una bella festa con musica, la partecipazione dei soci e del mondo sportivo cittadino e non. Siamo molto orgogliosi dei nostri primi anni di attività perché abbiamo vissuto una crescita esponenziale, sotto tutti i punti di vista, soprattutto sul lato sportivo. Abbiamo subito anche un’alluvione, ma ci siamo rialzati immediatamente…

Può raccontarci questa pagina drammatica?
Tra il 31 ottobre ed il 1° novembre 2010 l’impianto della Padova Nuoto, compresi gli uffici, sono stati sommersi dalla furia delle acque del Bacchiglione. I palloni andarono giù… subimmo grossi danni, su di un impianto appena rinnovato. In soli 20 giorni ci siamo rimessi in pista, con un duro lavoro di squadra. Abbiamo sistemato i campi, lavato e ripulito i palloni, tutto rimesso in ordine con sacrificio e grande volontà. Così anche i ragazzi della SAT sono tornati alle lezioni ed i soci a giocare.

Come è composta la scuola tennis?
Abbiamo uno staff qualificato di maestri che lavorano molto bene sui nostri giovani. Il team è composto da Oscar Marcolongo, molto esperto ed ancora con buona classifica (3.1), è stato in passato campione italiano; Marco Del Favero, istruttore 2° grado e a breve avrà anche lui la qualifica di maestro federale. Inoltre dalla prossima estate entrerà anche Alessandro Bartolini, istruttore molto bravo e noto a Padova. Il lavoro sui ragazzi è molto importante, ci spinge sempre a crescere e migliorare anno dopo anno. Perseguiamo un miglioramento continuo, come testimonia il recente investimento sulle strutture con nuovi palloni invernali con doppia intercapedine, le luci, ecc.

I maestri del Tennis Patavium

Cercate quindi di proporre ai soci strutture e servizi di ottimo livello.
Sì, e soprattutto un ambiente confortevole, accogliente, familiare. Tutti sono benvoluti, dai bambini piccoli agli ultra ottantenni. C’è un’atmosfera serena e rilassata nel rispetto di tutti e con la voglia di stare insieme accomunati dalla passione per il tennis.

A livello di squadre, cosa proponete e che risultati avete ottenuto?
Siamo un club giovane, ma stiamo crescendo molto. L’anno scorso il team maschile è arrivato in D1, e quest’anno puntiamo fortemente alla serie C visto che la squadra è molto forte. Fino all’anno scorso avevamo due squadre femminili con una che ha sfiorato la promozione in serie C. Nel 2018 ne proporremo una in categoria D1, visto che alcune giocatrici sono entrate in maternità. Questo livello non è per noi un punto di arrivo, ma di partenza. La nostra filosofia è quella di guardare sempre avanti e crescere, essere ambiziosi sul piano sportivo per migliorarci anno dopo anno. Abbiamo fatto passi da gigante con molte squadre, veterani inclusi. Due anni fa abbiamo vinto il titolo regionale come club ed i nostri maestri sono giocatori competitivi, hanno riportato successi individuali in diversi tornei. Anche coi veterani (over 60 e 65) abbiamo ottenuto ottimi risultati.

Tennis Patavium – Squadra femminile D1

A livello di promozione, organizzate qualcosa in particolare?
Sì, facciamo continuamente delle attività di promozione, per avvicinare giovani ed adulti alla pratica del tennis. Tra queste iniziative, segnalo quella che offre ore di tennis gratuite, che funzionano molto bene e portano molta gente nuova nel club. In estate, insieme alla casa madre Padova Nuoto, organizziamo dei bei centri estivi, dove partecipano i nostri ragazzi. Chi è socio può usufruire di sconti interessanti sia per i centri estivi che l’uso delle piscine (questo anche nel periodo invernale). Inoltre abbiamo degli sconti anche per la splendida struttura Columbus ad Abano Terme.

State pensando per il futuro all’organizzazione di un evento internazionale?
Ci stiamo pensando. Per quest’anno no, ma per il prossimo anno sicuramente. Abbiamo intenzione di entrare in questo mondo, ma è necessario organizzare il tutto con attenzione, non ci si può improvvisare, è indispensabile studiare bene ogni aspetto, a partire da quello economico, cercare sponsor, ecc. Siamo una associazione dilettantistica, quindi dobbiamo trovare dei partners che possano sostenere un progetto ambizioso.

Quali sono le prossime iniziative che vi vedranno coinvolti?
A maggio partono i campionati, quelli veterani sono appena iniziati. Parteciperemo anche quest’anno alla Coppa Comitato, che una volta abbiamo vinto e dove ci comportiamo molto bene ogni stagione. L’obiettivo principale resta la serie C, non sarà facile ma abbiamo una squadra competitiva, ci crediamo. Sarebbe un grande passo per noi, ci permetterebbe di andare a giocare in tutta Italia. Vogliamo crescere soprattutto nel settore agonistico, è la nostra priorità. La nostra scuola tennis funziona molto bene, i ragazzi crescono di livello con il sostegno dei maestri, e l’idea è quella di prendere i migliori (ne abbiamo già 3-4 di ottima prospettiva) e farli avanzare il più possibile, magari creando una vera e propria accademia verso il tennis di alto livello. Questi sono i nostri obiettivi. Siamo un club giovane ma non ci poniamo limiti, ogni risultato non è mai un punto di arrivo, ma di partenza.

Marco Mazzoni

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Ronchiverdi, club esclusivo nel cuore di Torino

Stefano Bertone, responsabile e coordinatore dell’area tennis, ci ha raccontato le molte attività del club piemontese, in crescita nel settore agonistico

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Sig. Bertone, i Ronchiverdi sono un polo sportivo importante a Torino, con un’offerta molto ampia.
Sì, abbiamo un’offerta davvero varia. Abbiamo 1200 mq di palestre, piscine sia all’aperto che al coperto, un’area bimbi, spazi multidisciplinari… Da poco abbiamo introdotto anche il Padel, ed ovviamente il tennis.

 

Quanto è importante l’attività tennistica in una struttura così diversificata?
Fondamentale per molti soci, ma non offriamo un’associazione esclusivamente tennis, siamo un club nel senso vero del termine, che attualmente sta spingendo equamente su tre aree: lo sport, il business e l’entertainment.

Come è composto il club?
Abbiamo circa 2000 soci, dei quali circa 600 frequentano e praticano il tennis. Il club ha 10 campi, tutti in terra battuta. Copriamo 6 campi d’inverno con due strutture, e quest’anno abbiamo inaugurato il nuovo impianto di illuminazione indoor con luci ad induzione magnetica. Non sono né LED né tradizionali, ma sono quelle che forniscono la luce “migliore” se così si può dire grazie ad una diffusione molto uniforme.

Come ci si associa? La quota è per nucleo familiare?
Non solamente, ma sono previsti pacchetti per famiglie, tanto che ci proponiamo anche come Family club, visto che abbiamo un’area bambini molto importante. Organizziamo feste dedicate, e mentre i bambini si divertono nel Kids village i genitori si rilassano al club.

Quando è nato i Ronchiverdi e come si è sviluppata l’attività?
La data di nascita è il 1993, e da allora c’è stata una grande crescita. Abbiamo sempre cercato di mantenere un certo equilibrio tra lo spazio per i soci e l’attività agonistica. Abbiamo avuto anche squadre in serie B, ma di proposito non abbiamo mai spinto oltre un certo punto.

È per questo che al momento non organizzate eventi internazionali, per tenere l’ambiente un po’ più riservato?
Sì, però… ci stiamo pensando. Proprio quest’anno abbiamo ripreso in mano il settore agonistico, con l’inserimento di buoni giocatori: Edoardo Eremin ed Edoardo Lavagno, che si è appena qualificato per le prequali BNL per Roma. Questi affiancano giocatori prodotti dal nostro vivaio come Tommaso Vescovi e Matteo Bianco. Tra le ragazze abbiamo inserito Anna Procacci, giocatrice di ottimo livello. I costi di un evento internazionale sono alti, ma ci stiamo lavorando.

Stefano Bertone – responsabile e coordinatore dell’area tennis club Ronchiverdi

Come funziona la scuola tennis? Il vostro sito parla di “Settore Formazione” e “Settore Competizione”, può spiegarci meglio in cosa consiste?
Mentre fino a due anni fa si parlava di scuola tennis in generale, adesso abbiamo diviso il nostro lavoro tra settore formazione e settore competizione, con uno staff di maestri dedicato ad ognuno di essi. Contiamo quest’anno oltre 110 alunni, e la nostra scuola è un nostro fiore all’occhiello. Ci dedichiamo moltissime energie, e tutte le nostre squadre, da sempre, sono state alimentate dai ragazzi che formiamo, come attualmente la nostra serie C.

Oltre al tecnico tradizionale, il vostro club si avvale di molti professionisti per coadiuvare la crescita dei ragazzi
Assolutamente, abbiamo un importante settore Chinesis che supporta tutte le nostre attività, e da quest’anno abbiamo avviato anche una collaborazione con il J Medical (centro medico di eccellenza della Juventus), sia per i ragazzi che per i soci, è un passo avanti importante per il nostro club. Tutti i nostri soci ogni anno hanno una visita baropodometrica inclusa nell’abbonamento, un servizio di alto livello.

Tornei del sabato: come funziona e perché questa iniziativa?
Sono legati alla scuola tennis, mensilmente da ottobre a giugno. Un sabato al mese facciamo un torneo interno per i nostri allievi. È un approccio all’agonismo non troppo esasperato, per prepararli ai tornei esterni di vario livello. Hanno riscosso un buon successo, con un numero di partecipanti sempre crescente negli anni. Ai ragazzi piace, si divertono e crescono, e visto il successo li abbiamo abbinati ad una classifica interna a punti che include anche gli esercizi svolti durante le lezioni… Seguire la classifica durante l’anno aiuta ad accrescere la loro motivazione.

Prima mi ha accennato al Padel, come va ai Ronchiverdi?
Sta prendendo molto, al momento abbiamo un solo campo, ma c’è molta richiesta. Organizziamo un torneo Open, abbiamo una squadra che partecipa al campionato. L’attività è un servizio in più che offriamo ai soci. Il giocatore tipo? Soprattutto ragazzi giovani, che seguono un po’ la moda del momento, la provano, piace e continuano a praticare. Il socio anziano è più difficile che si avvicini al Padel. Il beach tennis? Abbiamo proprio accanto al Padel un campo da beach volley, che volendo può essere facilmente convertito al beach tennis.

Nell’annata dei Ronchiverdi, quali sono gli appuntamenti più importanti, quelli più seguiti ed attesi dai soci?
A livello di tornei, nella stagione invernale organizziamo un Open, che abbiamo dedicato ad un nostro socio mancato, il “Memorial Morra”. Sempre nella stagione invernale organizziamo ininterrottamente un torneo FIT weekend. Nel complesso i tornei nella stagione abbracciano ogni categoria, dalla 4a all’Open. Nel periodo estivo abbiamo un evento dedicato ai veterani, quindi in una stagione copriamo tutte le classifiche, eccetto quelle internazionali. A settembre si svolge il nostro torneo sociale, un evento atteso e che spingiamo molto, che si chiude con una grande festa con le premiazioni. È uno dei momenti preferiti dai soci. A breve apre la stagione estiva Ronchiverdi con tutti i suoi appuntamenti in piscina, White party ed eventi esclusivi.

In estate organizzate dei centri estivi per i ragazzi?
Sì, la nostra estate è molto importante, con i giovani che possono praticare una gamma sport davvero ampia: dal karate al tiro con l’arco, canottaggio, scherma, nuoto, tennis, padel e tanto ancora.

Quali sono gli sponsor principali che sostengono la vostra attività?
Il nostro Main Sponsor è Ford Authos, Partner Istituzionale: Pininfarina. Official Fashion Partner è Pignatelli. I Partner Ufficiali sono: Alcachemital, In Lire, Dsmodels, Mediolanum, Nanni Sibona Tacco. I Fornitori Ufficiali del club sono: Caffè Vergnano, Generali Assicurazioni, Guido Gobino, Madison Mark, Pepino, Raspini, Sparea. Sponsor Tecnico: Leone, Wilson, Arena. Abbiamo anche un Medical Partner: J Medical; ed i Media Partner Torino Magazine e Soccer Pass.

Marco Mazzoni

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