Finale Coppa Davis: a Lille apre Chardy-Coric, escluso Pouille

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Finale Coppa Davis: a Lille apre Chardy-Coric, escluso Pouille

Finale equilibrata tra Francia e Croazia. Cilic e Coric per il colpaccio, i francesi a caccia del bis riuscito solo ai moschettieri. Pouille non giocherà in singolare, Noah sceglie Tsonga

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SORTEGGIO – Nello stadio Pierre Mauroy di Lille si è appena tenuto il sorteggio della 106esima finale di Coppa Davis. A sorpresa, Noah ha deciso di non schierare in singolare Pouille (che in conferenza stampa ha dichiarato: “No, per me non è un momento complicato. Siamo una squadra, si fanno delle scelte. Mi farò trovare pronto nel caso in cui venissi chiamato a giocare domenica). Ecco le scelte dei capitani:

 

Venerdì 24 novembre (dalle 14)
J. Chardy vs B. Coric
J.W. Tsonga vs M. Cilic

Sabato 25 novembre (dalle 14)
P.H. Herbert/N. Mahut vs M. Pavic/I. Dodig

Domenica 26 novembre (dalle 13)
J. Chardy vs M. Cilic
J.W. Tsonga vs B. Coric


Tutto pronto nella splendida cornice dello stadio Pierre Mauroy di Lille per la finale di Coppa Davis tra Francia, campione in carica, e Croazia. Una finale molto particolare, perché sarà l’ultima (a meno di clamorosi passi indietro che al momento non sembrano possibili) con il vecchio format della storica competizione riservata alle rappresentative nazionali. Dall’anno prossimo come sappiamo andrà in onda la nuova versione con primo turno a febbraio (12 sfide concentrate su due giorni e singoli incontri al meglio dei 3 set) e poi fase finale con concentramento di 18 squadre (le 12 vincenti del 1° turno più le 4 semifinaliste di questa edizione, più le due nazionali omaggiate dall’ITF di wild card e cioè Argentina e Gran Bretagna) a Madrid nella penultima settimana di novembre.

Abbiamo discusso su questo sito più volte della riforma portata avanti dalla Kosmos e dal difensore del Barcellona Piqué, che probabilmente tanti soldi porterà alle varie federazioni tennistiche e a quella internazionale, certo è che l’entusiasmo iniziale si è un po’ sopito nell’ultimo periodo viste le annunciate defezioni di alcuni dei top player che invece i nuovi organizzatori volevano cercare di riportare in campo. Senza poi tener conto di ATP CUP e Laver Cup che chiaramente rappresenteranno nel prossimo futuro eventi concorrenti della nuova Davis. Inutile piangere però sul latte versato, vedremo nei prossimi anni cosa succederà. Nel frattempo siamo pronti a goderci l’ultima finale old style che promette tanto equilibrio e molte emozioni. Da una parte i campioni in carica francesi che per il secondo anno consecutivo e nella stessa sede dell’anno scorso cercheranno di portare a casa l’11esima insalatiera della loro storia. Dall’altra i croati, ansiosi di vendicare la sconfitta casalinga del 2016 nella finale contro l’Argentina quando praticamente la seconda vittoria nella manifestazione era sembrata cosa oramai fatta.

Come ha già evidenziato sul nostro sito da due articoli che trovate linkati in alto, il team francese e quello croato arrivano alla finale in condizioni differenti. I francesi dopo anni si ritrovano a non avere un giocatore tra i primi 20, hanno dovuto rinunciare loro malgrado a Gasquet, non a posto fisicamente, mentre ha destato un minimo di stupore la scelta di capitan Noah, al suo passo d’addio sulla panchina transalpina, di lasciare fuori dalle convocazioni Gilles Simon, giocatore sempre molto arcigno da affrontare sulla terra e soprattutto uno dei pochi sulla sponda dei padroni di casa a vantare precedenti favorevoli con i croati. Noah ha dimostrato più volte di sapere quello che fa, certo visto che anche Tsonga (oggi precipitato alla posizione nr. 259 del ranking) sembra ancora in fase di recupero dalla recente operazione, i due tennisti più accreditati per scendere in campo nei singolari paiono Pouille e Chardy (e qualche lecito dubbio sull’assenza di Simon è giusto nutrirlo).

Finale Coppa Davis 2018 – Il team francese (foto via Twitter, @DavisCup)

Il primo, vero trascinatore a Genova contro l’Italia dei suoi e solidissimo nel match contro Bautista Agut in semifinale contro la Spagna. Il secondo, attualmente nr. 40 ATP, reduce da una stagione senza infamia e senza lode corredata da una finale a ‘s-Hertogenbosch e da due semifinali (Istanbul e Queen’s), che però apparentemente sembra il migliore tra i papabili singolaristi dopo Pouille. A meno che Noah non voglia rischiare all’ultimo momento Pierre-Hughes Herbert (nr. 55 ATP), sì ottimo doppista, ma che negli ultimi tornei ha raccolto qualcosina anche a livello di singolare (finalista a Shenzhen). Sulla terra il gioco prettamente d’attacco di Herbert perde però d’efficacia e quindi sarà con ogni probabilità più logico vederlo in campo al fianco del fido Mahut sabato nel doppio. Ricordiamo che l’anno scorso Mahut era assente per scelta tecnica (Noah gli preferì Gasquet che scese in doppio in campo al fianco di Herbert) e fu costretto suo malgrado ad assistere dalla tribuna alla finale contro il Belgio. Siamo sicuri che quest’anno metterà l’anima in quello che potrebbe essere il punto decisivo della sfida.

Il team croato sembra qualitativamente messo meglio. Cilic e Coric hanno classifica migliore dei loro avversari e sembrano approdare all’atto finale della competizione in condizioni fisiche ottimali e con la dovuta esperienza nella competizione. Entrambi presenti al Master di fine anno, Cilic regolarmente in campo come numero 7 del mondo (solo una vittoria contro 2 sconfitte per lui nel Round Robin), Coric come seconda riserva essendo numero 12 delle ultime classifiche del singolare maschile. Entrambi convocati per la finale contro l’Argentina del 2016, con Cilic sfortunato protagonista del penultimo singolare contro Juan Martin del Potro, mentre Coric era appena rientrato dopo aver sofferto un infortunio e il capitano Krajan preferì poi non schierarlo scegliendo come secondo singolarista Ivo Karlovic (con non poche polemiche dello stesso Coric). Ecco, rispetto a quella finale oggi i croati sembrano in condizioni anche psicologiche molto diverse. Allora avevano molto da perdere e Cilic sul più bello mostrò tutte quelle lacune mentali che gli hanno impedito di vincere molti più titoli di quelli che ha effettivamente messo in bacheca. Inoltre anche le possibili coppie di doppio (Cilic/Dodig o Pavic/Dodig?) sapranno rendere la pariglia ai collaudati Herbert/Mahut. Quindi sulla carta croati favoriti per i singolari e assolutamente in partita nel doppio.

Finale Coppa Davis 2018 – Il team croato (foto via Twitter, @DavisCup)

Chi porterà a casa l’ultima “vera” Davis? Abbiamo una leggera preferenza per i croati, starà soprattutto a Marin Cilic trascinare i suoi alla conquista della seconda Coppa Davis della storia del suo paese e soprattutto vendicare la famosa sconfitta con del Potro nella finale del 2016 che praticamente portò la Davis in Argentina. Il pubblico (attesi almeno 26000 spettatori ogni giorno) sarà sicuramente un fattore e si farà sentire, ma non sappiamo fino a che punto questo basterà per portare la Davis ancora in Francia e soprattutto colmare sul campo quel divario tecnico che attualmente esiste tra le due squadre. In Coppa Davis più di una volta i pronostici sono stati sovvertiti, vedremo se anche nel suo passo d’addio ci regalerà le solite emozioni.

PRONOSTICO – FRANCIA 45% – CROAZIA 55%

PROGRAMMAZIONE TV – La finale di Coppa Davis 2018 sarà trasmessa in diretta e in esclusiva da Supertennis, la tv della FIT. Ecco la programmazione:

  • venerdì 24 novembre – Supertennis Today alle ore 13.45, 16.45 e 19.45
    LIVE dalle ore 14 il primo e il secondo singolare
  • sabato 25 novembre – Supertennis Today alle ore 13.45 e 16.45
    LIVE alle ore 14 il doppio
  • domenica 26 novembre – Supertennis Today alle ore 12.45, 15.45 e 18.45
    LIVE dalle ore 13 il terzo e il quarto singolare

UFFICIALI DI GARA – Gli arbitri di sedia designati per la finale sono James Keothavong e Marijana Veljovic.


Di seguito un po’ di dati statistici sulla finale numero 106 della Coppa Davis.

PRECEDENTI TRA LE NAZIONALI 1-1 – Sono solo due i precedenti tra le due rappresentative. Vittorie sempre casalinghe, la Francia ha avuto la meglio nel 2004, i croati nel 2016.

FRANCIA-CROAZIA 4-1 (6-8 febbraio 2004, Metz, terra rossa indoor, World Group 1st Round)

Clement b. Ancic 6-4 6-3 6-3
Ljubicic b. Ascione 7-5 6-4 6-4
Escudé/Llodra b. Ancic/Karlovic 6-1 7-6(5) 6-3
Clement b. Ljubicic 6-2 3-6 7-6(3) 6-4
Escudé b. Karlovic 7-6(5) 6-2

CROAZIA-FRANCIA 3-2 (16-18 settembre 2016, Zadar, hard indoor, World Group Semifinale)

Gasquet b. Coric 6-2 7-6(5) 6-1
Cilic b. Pouille 6-1 7-6(4) 2-6 6-2
Cilic/Dodig b. Herbert/Mahut 7-6(6) 5-7 7-6(6) 6-3
Cilic b. Gasquet 6-3 6-2 7-5
Pouille b. Draganja 6-4 6-4

PRECEDENTI TRA I GIOCATORI – Anche i precedenti tra i vari convocati sembrano far pendere l’esito della sfida a favore dei croati. Solo Chardy e Tsonga hanno precedenti favorevoli, entrambi contro Coric.

Pouille-Cilic 0-1
2016 Zadar, Coppa Davis, hard, Cilic 6-1 7-6(4) 2-6 6-2

Pouille-Coric 0-2
2016 Indian, Wells Hard, R128, Coric 6-2 7-5
2018 Vienna, hard, R16, Coric 4-6 6-0 6-4

Pouille ha un precedente a livello Challenger sia con Pavic che con Skugor, entrambi vinti.

Chardy-Cilic 2-3
2009 Monaco, terra rossa, QF, Chardy 3-6 7-5 6-4
2014 Wimbledon, erba, R16, Cilic 7-6(8) 6-4 6-4
2015 US Open, hard, R16, Cilic 6-3 3-6 7-6(2) 6-1
2017 Miami, hard, R64, Chardy 6-4 2-6 6-3
2017 Montecarlo, terra rossa, R32 Cilic 6-3 6-0

Chardy-Coric 2-1
2015 Australian Open, hard, R128, Chardy 3-6 6-4 7-5 6-4
2015 Estoril, terra rossa, R32, Coric 6-2 6-4
2017 Montecarlo, terra rossa, R64, Chardy 7-6(3) 3-6 6-3

Chardy-Dodig 1-1
2011 MS Canada, hard, R64, Dodig 6-3 6-4
2014 Roma, terra rossa, R16, Chardy 6-3 6-2

Chardy non ha precedenti con Pavic e Skugor.

Tsonga-Cilic 2-5 (Tsonga conduce 2-0 nei challenger)
2007 Besancon (ch), hard, R16, Tsonga 4-6 6-1 6-2
2007 Cherbourg (ch), hard, R32, Tsonga 7-5 7-6(3)
2007 Queen’s, erba, R16, Cilic 4-6 6-3 6-2
2011 Cincinnati, hard, R64, Tsonga 6-3 6-4
2013 Miami, hard, R16, Cilic 7-5 7-6(4)
2014 Rotterdam, hard, R16, Cilic 6-4 6-4
2015 Montecarlo, terra rossa, R16, Cilic 6-3 7-6(5)
2015 US Open, hard, QF, Cilic 6-4 6-4 3-6 6-7(3) 6-4
2017 Rotterdam, hard, QF, Tsonga 7-6(8) 7-6(5)

Tsonga-Coric 1-0
2015 MS Canada, hard, R64, Tsonga 6-4 6-4

Tsonga-Dodig 0-2
2012 Queen’s, erba, R16, Dodig 7-6(3) 3-6 7-6(5)
2013 Tokyo, hard, R16, Dodig 6-4 7-6(5)

Tsonga non ha precedenti con Pavic e Skugor.

Herbert-Cilic 0-2
2018 Pune, hard, QF, Cilic 6-3 6-2
2018 Miami, hard, R64, Cilic 7-5 6-3

Herbert-Coric 0-1 (Herbert conduce 2-0 nei challenger e qualificazioni)
2013 Yokohama, hard, QF, Herbert 2-6 6-3 7-6(7)
2014 Wimbledon, erba, Qual, Herbert 7-6(5) 6-1
2017 Madrid, terra rossa, R32, Coric 7-5 6-4

Herbert-Skugor 0-1
2018 Winston Salem, hard, R64, Skugor 6-2 6-3

Mahut-Cilic 1-2
2008 Chennai, hard, R16, Cilic 6-2 6-4
2009 Queen’s, erba, R32, Mahut 7-6(1) 7-6(4)
2010 Queen’s, erba, R32, Cilic 6-7(5) 6-3 6-2

Mahut non ha precedenti con Coric, Pavic e Skugor. Con Dodig ha un solo precedente, perso, a livello challenger.

IL CAMMINO DELLA FRANCIA NEL 2018 – Francia in finale per difendere il titolo. Nel 2018 qualche piccolo patema in casa contro l’Olanda al 1° turno, vittoria autoritaria a Genova contro l’Italia nei quarti e poi trionfo contro la Spagna in semifinale, con il punto della vittoria conquistato dopo un doppio entusiasmante.

FRANCIA-OLANDA 3-1 (2-4 febbraio 2018, Albertville, hard indoor, World Group 1st round)

De Bakker b. Mannarino 7-6(4) 6-3 6-3
Gasquet b. Haase 6-4 7-6(3) 3-6 7-5
Herbert/Mahut b. Haase/Rojer 7-6(6) 6-3 6-7(3) 7-6(2)
Mannarino b. Haase 4-6 7-6(5) 7-5 6-7(2) 7-5

ITALIA-FRANCIA 1-3 (6-8 aprile 2018, Genova, terra rossa outdoor, World Group Quarti)

Pouille b. Seppi 6-3 6-2 4-6 3-6 6-1
Fognini b. Chardy 6-7(6) 6-2 6-3 6-3
Herbert/Mahut b. Bolelli/Fognini 6-4 6-3 6-1
Pouille b. Fognini 2-6 6-1 7-6(3) 6-3

FRANCIA-SPAGNA 3-2 (14-16 settembre 2018, Lille, hard indoor, World Group Semifinale)

Paire b. Carreno Busta 7-5 6-1 6-0
Pouille b. Bautista Agut 3-6 7-6(5) 6-4 2-6 6-4
Benneteau/Mahut b. Granollers/F. Lopez 6-0 6-4 7-6(7)
Ramos b. Gasquet 1-6 6-4 1-0 (14-12)
Granollers b. Mahut 6-7(2) 6-3 1-0(13-11)

IL CAMMINO DELLA CROAZIA NEL 2018 – I croati hanno giocato tutti i match fin qui disputati in questa edizione della Davis in casa, quella di Lille sarà la prima trasferta del 2018. Sfide agevoli contro Canada e Kazakistan nei primi turni, poi in semifinale gran battaglia contro gli USA, risolta da un encomiabile Coric che nell’ultimo singolare ha avuto la meglio su un indomito Tiafoe.

CROAZIA-CANADA 3-1 (2-4 febbraio 2018, Osijek, terra rossa indoor, World Group 1st Round)

Coric b. Pospisil 3-6 6-2 6-3 6-2
Shapovalov b. Galovic 6-4 6-4 6-2
Cilic/Dodig b. Nestor/Pospisil 2-6 3-6 6-4 7-5 6-2
Coric b. Shapovalov 6-4 6-4 6-4

CROAZIA-KAZAKISTAN 3-1 (6-8 aprile 2018, Varazdin, terra rossa, indoor, World Group quarti)

Cilic b. Popko 6-2 6-1 6-2
Kukushkin b. Coric 3-6 7-6(5) 6-4 6-2
Dodig/Metkic b. Khabibulin/Nedovyesov 6-7(2) 6-4 6-4 6-2
Cilic b. Kukushkin 6-1 6-1 6-1

CROAZIA-USA 3-2 (14-16 settembre 2018, Zadar, terra rossa, World Group semifinale)

Coric b. Johnson 6-4 7-6(4) 6-3
Cilic b. Tiafoe 6-1 6-3 7-6(5)
M. Bryan/Harrison b. Dodig/Pavic 7-5 7-6(6) 1-6 6-7(5) 7-6(5)
Querrey b. Cilic 6-7(2) 7-6(6) 6-3 6-4
Coric b. Tiafoe 6-7(0) 6-1 6-7(11) 6-1 6-3

TUTTE LE FINALI DELLA FRANCIA – Sarà la 19esima finale della Francia nella manifestazione. Sin qui 10 titoli, l’ultimo l’anno scorso. In caso di vittoria sarebbe la prima volta dall’epoca dei “moschettieri” che i transalpini si confermerebbero campioni.

USA-FRANCIA 5-0 (11-13 settembre 1925, Philadelphia, grass, outdoor)

Tilden (USA) b. Borotra (FRA) 4-6 6-0 2-6 9-7 6-4
Johnston (USA) b. Lacoste (FRA) 6-1 6-1 6-8 6-3
Richards Williams (USA) b. Borotra/Lacoste (FRA) 6-4 6-4 6-3
Tilden (USA) b. Lacoste (FRA) 3-6 10-12 8-6 7-5 6-2
Johnston (USA) b. Borotra (FRA) 6-1 6-4 6-0

USA-FRANCIA 4-1 (9-11 settembre 1926 Philadelphia, grass outdoor)

Johnston (USA) b. Lacoste (FRA) 6-0 6-4 0-6 6-0
Tilden (USA) b. Borotra (FRA) 6-2 6-3 6-3
Richards/Williams (USA) b. Brugnon/Cochet (FRA) 6-4 6-4 6-2
Johnston (USA) b. Borotra (FRA) 8-6 6-4 9-7
Lacoste (FRA) b. Tilden (USA) 4-6 6-4 8-6 8-6

USA-FRANCIA 2-3 (8-10 settembre 1927, Philadelphia, grass outdoor)

Lacoste (FRA) b. Johnston (USA) 6-3 6-2 6-2
Tilden (USA) b. Cochet (FRA) 6-4 2-6 6-2 8-6
Hunter/Tilden (USA) b. Borotra/Brugnon (FRA) 3-6 6-3 6-3 4-6 6-0
Lacoste (FRA) b. Tilden (USA) 6-3 4-6 6-3 6-2
Cochet (FRA) b. Johnston (USA) 6-4 4-6 6-2 6-4

FRANCIA-USA 4-1 (27-29 luglio 1928, Roland Garros, clay outdoor)

Tilden (USA) b. Lacoste (FRA) 1-6 6-4 6-4 2-6 6-3
Cochet (FRA) b. Hennessey (USA) 5-7 9-7 6-3 6-0
Borotra/Cochet (FRA) b. Hunter/Tilden (USA) 6-4 6-8 7-5 4-6 6-2
Cochet (FRA) b. Tilden (USA) 9-7 8-6 6-4
Lacoste (FRA) b. Hennessey (USA) 4-6 6-1 7-5 6-3

FRANCIA-USA 3-2 (26-28 luglio 1929, Roland Garros, clay outdoor)

Cochet (FRA) b. Tilden (USA) 6-3 6-1 6-2
Borotra (FRA) b. Lott (USA) 6-1 3-6 6-4 7-5
Allison/Van Ryn (USA) b. Borotra/Cochet (FRA) 6-1 8-6 6-4
Tilden (USA) b. Borotra (FRA) 4-6 6-1 6-4 7-5
Cochet (FRA) b. Lott (USA) 6-1 3-6 6-0 6-3

FRANCIA-USA 4-1 (25-27 luglio 1930, Roland Garros, clay outdoor)

Tilden (USA) b. Borotra (FRA) 2-6 7-5 6-4 7-5
Cochet (FRA) b. Lott (USA) 6-4 6-2 6-2
Brugnon/Cochet (FRA) b. Allison/Van Ryn (USA) 6-3 7-5 1-6 6-2
Borotra (FRA) b. Lott (USA) 5-7 6-3 2-6 6-2 8-6
Cochet (FRA) b. Tilden (USA) 4-6 6-3 6-1 7-5

FRANCIA-GRAN BRETAGNA 3-2 (24-26 luglio 1931 Roland Garros, clay outdoor)

Cochet (FRA) b. Austin (GBR) 3-6 11-9 6-2 6-4
Perry (GBR) b. Borotra (FRA) 4-6 10-8 6-0 4-6 6-4
Brugnon/Cochet (FRA) b. Hughes/Kingsley (GBR) 6-1 5-7 6-3 8-6
Austin (GBR) b. Borotra (FRA) 7-5 6-3 3-6 7-5
Cochet (FRA) b. Perry (GBR) 6-4 1-6 9-7 6-3

FRANCIA-USA 3-2 (29-31 luglio 1932, Roland Garros, clay outdoor)

Borotra (FRA) b. Vines (USA) 6-4 6-2 2-6 3-6 6-4
Cochet (FRA) b. Allison (USA) 5-7 7-5 7-5 6-2
Allison/Van Ryn (USA) b. Brugnon/Cochet (FRA) 6-3 11-13 7-5 4-6 6-4
Borotra (FRA) b. Allison (USA) 1-6 3-6 6-4 6-2 7-5
Vines (USA) b. Cochet (FRA) 4-6 0-6 7-5 8-6 6-2

FRANCIA-GRAN BRETAGNA 2-3 (28-30 luglio 1933, Roland Garros, clay outdoor)

Austin (GBR) b. Merlin (FRA) 6-3 6-4 6-0
Perry (GBR) b. Cochet (FRA) 8-10 6-4 8-6 3-6 6-1
Borotra/Brugnon (FRA) b. Hughes/Lee (GBR) 6-3 8-6 6-2
Cochet (FRA) b. Austin (GBR) 5-7 6-4 4-6 6-4 6-4
Perry (GBR) b. Merlin (FRA) 4-6 8-6 6-2 7-5

FRANCIA-USA 1-4 (26-28 novembre 1982, Grenoble, clay indoor)

J. McEnroe (USA) b. Noah (FRA) 12-10 1-6 3-6 6-2 6-3
G. Mayer (USA) b. Leconte (FRA) 6-2 6-2 7-9 6-4
Fleming/J. McEnroe (USA) b. Noah/Leconte (FRA) 6-3 6-4 9-7
Noah (FRA) b. G. Mayer (USA) 6-1 6-0
J. McEnroe (USA) b. Leconte (FRA) 6-2 6-3

FRANCIA-USA 3-1 (29 novembre – 1 dicembre 1991, Lione, carpet indoor)

Agassi (USA) b. Forget (FRA) 6-7(7) 6-2 6-1 6-2
Leconte (FRA) b. Sampras (USA) 6-4 7-5 6-4
Leconte/Forget (FRA) b. Flach/Seguso (USA) 6-1 6-4 4-6 6-2
Forget (FRA) b. Sampras (USA) 7-6(6) 3-6 6-3 6-4
Leconte (FRA) vs Agassi (USA) non giocata

SVEZIA-FRANCIA 2-3 (29 novembre – 1 dicembre 1996, Malmoe, hard indoor)

Pioline (FRA) b. Edberg (SWE) 6-3 6-4 6-3
Enqvist (SWE) b. Boetsch (FRA) 6-4 6-3 7-6(2)
Forget/Raoux (FRA) b. Bjorkman/Kulti (SWE) 6-3 1-6 6-3 6-3
Enqvist (SWE) b. Pioline (FRA) 3-6 6-7(8) 6-4 6-4 9-7
Boetsch (FRA) b. Kulti (SWE) 7-6(2) 2-6 4-6 7-6(5) 10-8

FRANCIA-AUSTRALIA 2-3 (3-5 dicembre 1999 Nice, clay indoor)

Philippoussis (AUS) b. Grosjean (FRA) 6-4 6-2 6-4
Pioline (FRA) b. Hewitt (AUS) 7-6(7) 7-6(6) 7-5
Woodbridge/Woodforde (AUS) b. Delaitre/Santoro (FRA) 2-6 7-5 6-2 6-2
Philippoussis (AUS) b. Pioline (FRA) 6-3 5-7 6-1 6-2
Grosjean (FRA) b. Hewitt (AUS) 6-4 6-3

AUSTRALIA-FRANCIA 2-3 (30 novembre – 2 dicembre 2001, Melbourne, erba outdoor)

Escudé (FRA) b. Hewitt (AUS) 4-6 6-3 3-6 6-3 6-4
Rafter (AUS) b. Grosjean (FRA) 6-3 7-6(6) 7-5
Pioline/Santoro (FRA) def. Hewitt/Rafter (AUS) 2-6 6-3 7-6(5) 6-1
Hewitt (AUS) def. Grosjean (FRA) 6-3 6-2 6-3
Escudé (FRA) def. Arthurs (AUS) 7-6(3) 6-7(5) 6-3 6-3

FRANCIA-RUSSIA 2-3 (29 novembre – 1 dicembre 2002, Bercy, terra rossa indoor)

Safin (RUS) b. P.H. Mathieu (FRA) 6-4 3-6 6-1 6-4
Grosjean (FRA) b. Kafelnikov (RUS) 7-6(3) 6-3 6-0
Escudé/Santoro (FRA) b. Kafelnikov/Safin (RUS) 6-3 3-6 5-7 6-3 6-4
Safin (RUS) b. Grosjean (FRA) 6-3 6-2 7-6(11)
Youzhny (RUS) b. P.H. Mathieu (FRA) 3-6 2-6 6-3 7-5 6-4

SERBIA-FRANCIA 3-2 (3-5 dicembre 2010 Belgrado, hard indoor)

Monfils (FRA) b. Tipsarevic (SRB) 6-1 7-6(4) 6-0
Djokovic (SRB) b. Simon (FRA) 6-3 6-1 7-5
Clément/Llodra (FRA) b. Troicki/Zimonjic (SRB) 3-6 6-7(3) 6-4 7-5 6-4
Djokovic (SRB) b. Monfils (FRA) 6-2 6-2 6-4
Troicki (SRB) b. Llodra (FRA) 6-2 6-2 6-3

FRANCIA-SVIZZERA 1-3 (21-23 novembre 2014, Lille, clay indoor)

Wawrinka (SUI) b. Tsonga (FRA) 6-1 3-6 6-3 6-2
Monfils (FRA) b. Federer (SUI) 6-1 6-4 6-3
Federer/Wawrinka (SUI) b. Benneteau/Gasquet (FRA) 6-3 7-5 6-4
Federer (SUI) b. Gasquet (FRA) 6-4 6-2 6-2

FRANCIA-BELGIO 3-2 (24-26 novembre 2017, Lille, hard indoor)

Goffin (BEL) b. Pouille (FRA) 7-5 6-3 6-1
Tsonga (FRA) b. Darcis (BEL) 6-3 6-2 6-1
Gasquet/Herbert (FRA) b. Bemelmans/De Loore (BEL) 6-1 3-6 7-6(2) 6-4
Goffin (BEL) b. Tsonga (FRA) 7-6(5) 6-3 6-2
Pouille (FRA) b. Darcis (BEL) 6-3 6-1 6-0

TUTTE LE FINALI DELLA CROAZIA – Terza apparizione in finale per i croati. Storica la vittoria a Bratislava nel 2005 contro la Slovacchia (con Ljubicic che perse solo l’ultimo singolare con Hrbaty in quell’edizione), grande rammarico per la sconfitta in casa con l’Argentina di cui abbiamo parlato in precedenza.

SLOVACCHIA-CROAZIA 2-3 (2-4 dicembre 2005, Bratislava, hard indoor)

Ljubicic b. Kucera 6-3 6-4 6-3
Hrbaty b. Ancic 7-6(4) 6-3 6-7(4) 6-4
Ancic/Ljubicic b. Hrbaty/Mertinak 7-6(5) 6-3 7-6(5)
Hrbaty b. Ljubicic 4-6 6-3 6-4 3-6 6-4
Ancic b. Mertinak 7-6(1) 6-3 6-4

CROAZIA-ARGENTINA 2-3 (25-27 novembre 2016, Zagabria, hard indoor)

Cilic b. Delbonis 6-3 5-7 3-6 1-6 6-2
Del Potro b. Karlovic 6-4 6-7(6) 6-3 7-5
Cilic/Dodig b. Del Potro/Mayer 7-6(2) 7-6(4) 6-3
Del Potro b. Cilic 6-7(4) 2-6 7-5 6-4 6-3
Delbonis b. Karlovic 6-3 6-4 6-2

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Coppa Davis

Coppa Davis: Hewitt, Haggerty, Bertolucci, Barazzutti e Rojas. Opinioni contrastanti su un format che fa discutere

Il 2023 non vedrà nessun cambiamento nella formula della Coppa Davis, anche se non sono in pochi ad augurarsi un ritorno al passato

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La Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)
La Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)

Per la prima volta nella sua storia, il Canada di Denis Shapovalov e Félix Auger-Aliassime ha vinto la Coppa Davis, battendo in finale l’Australia di Lleyton Hewitt. Proprio il capitano aussie tuttavia, insieme ad altre voci importanti del tennis italiano, non sembra troppo convinto dell’attuale format della Davis Cup, in vigore dal 2019. Le discriminanti principali sono due: in primis, spesso il doppio – punto di forza di tante nazionali – neanche si gioca, come accaduto proprio nella finale di quest’anno. L’altra critica mossa verso questa formula è che possono bastare quattro set per sollevare l’insalatiera, mentre fino al 2018 questi potevano non essere sufficienti neanche per vincere una singola partita.

Lo stesso Hewitt, nella conferenza al termine della finale, aveva rimarcato la sua posizione:

Il formato così com’è adesso non mi piace; non è un mistero, ma la mia voce non viene ascoltata. Come si fa a dire a dei doppisti che si preparano tutto l’anno e che arrivano qua per giocare in una delle più grandi competizioni che non avranno la possibilità di esprimersi? Penso ad esempio al team olandese che abbiamo battuto. O addirittura penso al leggendario doppio Woodforde-Woodbridge, che oggi non avrebbero messo piede in campo”.

 

Anche l’ex capitano dell’Italia Corrado Barazzutti, in un’intervista concessa al Corriere dello Sport, non ha usato mezzi termini per esprimere la sua posizione: È come se prendessimo uno Slam e lo modificassimo in un torneo da dieci giorni: non mi piace. Una volta la Coppa Davis era considerata il quinto Major, mentre adesso l’hanno ridimensionata. Si gioca al meglio dei tre set, gli incontri sono diventati tre, il doppio ha un’incidenza ben diversa e il fattore campo non esiste quasi più. Quando la vincemmo noi nel 1976 contro il Cile fu un’impresa gigantesca in un contesto difficile“.

Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo anche Paolo Bertolucci, che era presente insieme a Barazzutti nello storico successo di Santiago del Cile. Questo un suo breve pensiero tratto da un’intervista a Il Messaggero: La Coppa non va più chiamata ‘Davis’, quella era un’altra cosa. Questa invece si vive in un giorno solo, tutta d’un fiato, è totalmente diversa rispetto a quando c’erano cinque partite al meglio di cinque set“.

Le critiche non sono ovviamente condivise da chi organizza e gestisce la competizione, ossia il presidente dell’ITF David Haggerty e il CEO di Kosmos Tennis Enric Rojas, secondo i quali le migliorie apportate alla Davis Cup stanno riscontrando un effetto molto positivo sulla competizione. “Siamo molto contenti del format e dei cambiamenti che abbiamo apportato – commenta Haggerty – ai giocatori piace, ce l’hanno confermato. Apprezzano i due singolari e il doppio decisivo, è un metodo che funziona bene considerando anche la parte di stagione in cui si gioca”.

L’interesse di Kosmos, proprietaria della Coppa Davis, e dell’ITF è quello di ricreare un ambiente simile ad un Mondiale di calcio, dove fan di tutto il mondo possano riunirsi in un’unica città ospitante. In realtà, tuttavia, dal 2019 soltanto il 21% dei biglietti sono stati comprati da appassionati provenienti da paesi diversi dalla Spagna, paese che da tre stagioni ospita la fase finale.

“Guardando il dato del 21% di fan stranieri, penso che questo sia il punto con i maggiori margini di miglioramento. Se riuscissimo ad ottenere, ad esempio, un’affluenza del 50/50, come accade già in molti altri sport, sarebbe fantastico” – ha dichiarato Rojas – In ogni caso, il numero di tifosi è stato decisamente alto. Dobbiamo migliorare la percezione negli appassionati che questo sia il Mondiale del tennis. Vogliamo essere un evento quanto più internazionale possibile, raccogliendo sempre più tifosi da tutto il mondo”.

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Coppa Davis

Coppa Davis, ranking per nazioni: Croazia in vetta, balzo Canada e Australia. L’Italia si conferma in top10

La Croazia si conferma al primo posto del ranking delle Nazionali, seguita da Spagna e Francia. Quarto posto per il Canada, settimo per l’Italia

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Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La Coppa Davis 2022 continua a regalare record per il Canada. Dopo aver vinto la prima insalatiera della sua storia, grazie anche alla sua generazione tennistica più forte di sempre, i ragazzi con la foglia d’acero sul petto scalano anche la classifica delle Nazionali, pubblicata due volte all’anno (al termine delle fasi di qualificazioni e dopo le fasi finali).

In vetta al ranking si conferma la Croazia con 968,38 punti, anche grazie alla semifinale raggiunta quest’anno e persa contro l’Australia. Non solo però, perché sul primato dei croati – così come sulla posizione di ogni Federazione – pesano anche i risultati delle scorse stagioni. La classifica, infatti, tiene conto dei risultati degli ultimi quattro anni in modo via via decrescente. Per i risultati dell’ultimo anno, infatti, valgono il 100% dei punti; dei risultati del penultimo vengono considerati solamente il 75% dei punti, del terzultimo il 50% e del quartultimo il 25%. Bisogna tener conto anche dell’impatto del Covid-19 sulle stagioni 2020 e 2021, che vengono “unite” ai fini del calcolo del ranking (quindi, eccezionalmente, in questo periodo si tiene conto delle ultime cinque stagioni).

Per capire meglio, ad esempio, i punti totali di una squadra nel 2022 corrisponderanno la seguente somma:

 
  • 100% dei punti ottenuti nel 2022 + 75% dei punti ottenuti nel 2021 e 2020 + 50% dei punti ottenuti nel 2019 + 25% dei punti ottenuti nel 2018

Nel 2025 di tornerà a calcolare la classifica in maniera tradizionale, considerando dunque le ultime quattro stagioni. Il totale dei punti di una qualunque squadra, a fine 2025, corrisponderà dunque alla seguente somma:

  • 100% dei punti ottenuti nel 2025 + 75% dei punti ottenuti nel 2024 + 50% di punti ottenuti nel 2023 + 25% dei punti ottenuti nel 2022

I punti guadagnati sono ovviamente diversi in base alla fase della competizione raggiunta. In caso di vittoria ci si aggiudica 500 punti, mentre sono 300 quelli incassati per la finale, 200 per la semifinale, 150 per i quarti di finale e 100 se ci si ferma nel round robin.

A questi si aggiungono alcuni punti bonus, che possono variare da quattro a dieci in base al ranking dell’avversario: sono 10 se un tennista sconfigge un rivale che occupa il primo o il secondo posto nel ranking ATP, 9 se si batte il n°3 o il n°4, 8 se si prevale su un giocatore compreso tra il quinto e l’ottavo posto. Si guadagneranno poi 7 punti vincendo contro chi è compreso tra il 9° e il 16° posto, 6 punti contro uno tra il 17° e il 32°, 5 punti contro uno tra il 33° e il 64° e 4 punti contro uno dal 65° posto in giù.

Chiusa la parentesi sul calcolo del ranking, vediamo nel dettaglio la classifica. Dietro la Croazia, al secondo posto si trova la Spagna, orfana di Alcaraz e Nadal quest’anno, con 693,25 punti. Completa il podio la Francia con 628,00 punti.

Alle spalle dei transalpini si trova la prima variazione di posizione, visto che i primi tre posti sono rimasti invariati rispetto all’ultimo aggiornamento. Ai piedi del podio si trova il Canada con 565,75 punti, che grazie al successo di domenica scorsa ha guadagnato tre posizioni e, da quando il ranking per nazioni esiste (2001), si trova nel suo punto più alto di sempre.

Seguono Stati Uniti (490,34 punti), Germania (485,09) e Italia (473,00), che rimane stabile al settimo posto e chiude il 2022 tre posizioni più avanti rispetto al 2021. Completano la top10 l’Australia, finalista di questa edizione (430,25), la Gran Bretagna (398,00) e la Serbia (388,25). La Russia, vincitrice nel 2021 e bannata per le edizioni 2022 e 2023, è ferma al 16° posto. Questa dunque la top10 aggiornata a fine 2022:

  1. Croazia
  2. Spagna
  3. Francia
  4. Canada
  5. USA
  6. Germania
  7. Italia
  8. Australia
  9. Gran Bretagna
  10. Serbia

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Coppa Davis

Coppa Davis: è stata un’occasione buttata? Probabilmente sì. Si ripresenterà? Penso di sì

La scelta di Filippo Volandri che ha schierato Matteo Berrettini in doppio, sebbene a digiuno di tennis da 40 giorni, viene ancora oggi molto discussa. Nei circoli di tennis e sui social. Il post di papà Fognini, il commento di papà Bolelli, il pensiero del direttore…anche su questa Davis che non gli piace

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Matteo Berrettini e Fabio Fognini giocano il doppio decisivo contro il Canada - Malaga 2022, Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)

Che peccato non aver vinto questa Coppa Davis. Era davvero alla nostra portata. Avessimo battuto il Canada non avremmo mai perso con l’Australia.

Più ci penso e più me ne faccio un cruccio. E mi chiedo se davvero non si sia un po’ buttata una grande occasione. Tutte le persone che mi è capitato di incontrare, a Malaga come al ritorno in Italia, sull’aereo, al circolo, con gli amici, sui social, condividevano l’identica sensazione.

Ha fatto, fa e farà discutere la scelta di Filippo Volandri che ha schierato in doppio Matteo Berrettini che non si era mai allenato con la squadra, che aveva provato a giocare solo un paio di giorni dacchè aveva perso a Napoli (con un piede gonfio come un melone…) la finale con Musetti.

 

Non frequento abitualmente Facebook ma mi è stato inoltrato un commento di papà Fognini, Fulvio, alias Fufo56  che qui riporto fedelmente con maiuscole e minuscole e mi ha fatto riflettere (al di là della discutibile… eleganza, ma pare che nei social network ci si esprima spesso così!): “LI SENTI PARLARE E SONO TUTTI CONTENTI PER ESSERE ARRIVATI IN SEMI…ma andate a fare in culo, questa era una DAVIS DA VINCERE!”. Sic dixit Fufo 56.

Dopodiché, e anche questo mi viene segnalato da un fedele addetto ai Facebook-posts, è arrivato a commento di ciò un “like” – che potrebbe apparire piuttosto significativo – di Simone Bolelli.

In aereo da Malaga a Bologna ho incontrato papà Bolelli, Daniele, e lui mi ha confermato – semmai ce ne fosse bisogno – che Simone aveva uno stiramento di 6 millimetri certificato da ecografia, motivo per cui non sarebbe stato certamente consigliabile farlo scendere in campo.

Era un problema peggiorato con la partita contro gli USA (vinta su Sock e su Paul…grazie capitan Fish, che hai preferito puntare sul n.103 del doppio invece che sul n.3 Ram! n.d.Ubs)- mi ha detto papà Bolelli – peraltro aveva questo problema già all’arrivo a Malaga…Peccato perché se avesse potuto giocare sono convinto che i nostri avrebbero vinto”.

Una sensazione condivisa anche da chi di Simone… non è il papà.

Però anche papà Bolelli non riusciva a spiegarsi – e presumo che ne avesse parlato anche con suo figlio – perché al fianco di Fognini fosse sceso in campo Berrettini e non Musetti. “Non mi risulta che sia stato Fabio (Fognini) a scegliersi il compagno”.

Non restava che chiederlo a Fognini e magari a Musetti, non senza aver appurato che Sonego aveva preso i sali e accusato i crampi  durante il suo vittorioso (e splendido) match di 3h e 15 m con Shapovalov.  Il bis di quello vinto con Tiafoe. Non era quindi, purtroppo, in grado di giocare.

Nel mio audio commento di sabato sera, subito dopo il doppio perso con il Canada, avevo detto: “Se Sonego avesse vinto in due set e in due ore, come poteva benissimo dopo essere stato a 2 punti dal match sul 5-2 del tiebreak del secondo set, il doppio lo avrebbe giocato quasi certamente lui accanto a Fognini”.

Ciò anche se, a differenza di Berrettini (che accanto a Fognini aveva collezionato 6 vittorie e 3 sconfitte, sia pure in tempi non recenti), Sonego con Fognini non avesse mai giocato.

Con un tiro incrociato di mini-indagini senza pretese sono riuscito a sapere che Fognini effettivamente non è stato interpellato riguardo a chi avrebbe dovuto giocare al suo fianco.

E questo in verità mi è parso piuttosto sorprendente. Avrei in origine scommesso il contrario. Ho saputo che Musetti (non appena raggiunti gli spogliatoi pochi minuti dopo la sconfitta patita con Aliassime) e tutti quanti gli altri componenti della squadra hanno appreso all’unisono dalle labbra di Filippo Volandri che il doppio lo avrebbero giocato Fognini e Berrettini.

Qualcuno, mi è stato detto, si è anche un po’ sorpreso, perché Matteo non si era praticamente mai allenato con il resto della squadra.

Quando a fine doppio perduto si sono presentati in conferenza stampa Volandri, Berrettini e Fognini, uno più abbacchiato dell’altro, non era certo il caso di infierire.

Nessuno infatti si è sentito di farlo. Anche perché sarebbe stato troppo facile dare la sensazione di esprimere un parere dettato dal senno di poi.

Io stesso, in quei momenti di chiara tristezza, mi sono sentito in dovere di ringraziare comunque un team che, a livello individuale come di squadra, negli ultimi due/tre anni ci ha dato soddisfazioni che non provavamo da più di 40 anni.

 E non l’ho fatto per buonismo, ma perché è vero che nell’ultimo triennio le cose sono andate ben diversamente rispetto al più recente (e meno recente) passato.

Dopodiché, fra amici e colleghi, ci siamo però anche detti: “Ragazzi, ma come è cambiato il nostro giornalismo! Ora siamo tutti buonisti, tutti ci preoccupiamo più di non turbare i nostri futuri rapporti con i tennisti, con il capitano, che non di scrivere quel che molti pensano e che anni fa sarebbe stato scritto su qualunque giornale”.

E cioè che – ripensandoci a mente fredda e senza voler assolutamente maramaldeggiare affidandosi al senno del poi – non è davvero troppo comprensibile la scelta di Volandri. Cioè l’aver scelto di schierare in doppio un Matteo senza alcun tennis alle spalle per 40 giorni anziché un Musetti che di tennis ne ha giocato parecchio e anche piuttosto bene, tanto da essersi costruito nel finale di stagione una classifica, n.23, di tutto rispetto, recuperando in buona parte il gap con Sinner e Berrettini che ormai lo sopravvanzano di soli 8 e 7 posti.

Un Matteo fermo da 40 giorni e che in 4 mesi da Gstaad in poi aveva giocato soltanto 15 singolari (meno di 4 al mesebattendo solo 3 top 50 di medio-bassa caratura (Coric 26, Baez 37 e Davidovich 39) e per il resto soltanto tennisti dal 70mo posto in giù.

Mentre Musetti negli ultimi 4 mesi aveva giocato più del doppio delle partite di Matteo – 31 match dal vittorioso Amburgo, registrando successi di un certo peso nei confronti di tennisti (Amburgo compreso) quali Alcaraz (6 all’epoca e poco dopo n.1), Ruud (4 una settimana prima di diventare n.3), Cilic (17), Kecmanovic (30), Cerundolo (30), Davidovich (35), Ruusuvuori (42) e altri giocatori d’esperienza come Goffin e  Lajovic, prima di battere lo stesso Berrettini (n.15) in quel di Napoli.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

Che Matteo, fermo sulle gambe (sui piedi?), in clamorosa difficoltà nel rispondere di rovescio da sinistra, si sia rivelato spento di riflessi a rete, poco centrato perfino nel servizio oltre che nel dritto, non avrebbe dovuto essere una gran sorpresa per chiunque. O è solo senno di poi?

Nel tennis non ci si improvvisa. Tutti lo sanno. E qualcuno avrebbe dovuto pur accorgersene nei rarissimi allenamenti da mercoledì in poi. Un giorno? Due? Tre?

Qualcuno ha sottolineato che l’unica alternativa possibile a Berrettini, Lorenzo Musetti, era piuttosto abbacchiato per aver appena perso da Aliassime.

Ma, ragazzi, si sta parlando di una sconfitta patita con il n.6 del mondo! Uno dei tennisti più hot del tennis di questo autunno. E nel caso di Fritz, del n.9 del mondo, di un tennista che aveva appena raggiunto le semifinali al Masters ATP di Torino giocando alla pari con tutti i più forti. Dal quale, oltretutto, Musetti ha perso un primo set di un soffio, 10-8 al tiebreak, dopo averlo condotto per 5 punti a 3 ed essersi conquistato anche un paio di setpoint (annullati da servizi vincenti di Fritz su una superficie assai veloce).

LEGGI ANCHE Coppa Davis, Scanagatta: “Ancora una volta il Canada ci rispedisce a casa. È la terza volta” [VIDEO]

Insomma, ci sta che un ragazzo di 20 anni si possa sentire un po’ abbacchiato per non essere stato in grado di portare il punto da n.1 azzurro contro Fritz e Aliassime, ma Musetti non aveva mica giocato contro…pizza e fichi! Bastava farglielo capire.

Lì deve essere il capitano a tirarlo su, a dirgli, “dai Lorenzo sei stato bravo, hai perso contro due campioni, adesso ti butto dentro nel doppio e vedrai che giocherai benissimo”. Musetti è giovane, ma non è un under 10 che sarebbe stato incapace di reagire.

Ovvio che manca la controprova, a questo punto. Avrebbe giocato bene o male Lorenzo? Chi può saperlo con certezza? Nessuno. Ma avrebbe potuto giocare peggio di Matteo? Non lo credo possibile. Senno di poi? Solo fino a un certo punto.

Ho sempre stimato Matteoho creduto nelle sue possibilità e in quelle del suo ottimo team, dall’ottimo Santopadre in giù – ecco qui un link su quanto scritto anni fa, quando venni quasi ingiuriato da alcuni lettori quando dissi che aveva dimostrato di avere le potenzialità di un Thiem per averlo battuto una volta e perso di misura un’altra (poi lo avrebbe anche ribattuto al Masters di Londra)– quando ben pochi sembravano aver fiducia in lui.

Quindi non saltino fuori adesso coloro che mi accusino di avercela con lui o di essere negativo e ipercritico nei suoi confronti. Né di esserlo nei confronti di Volandri. Chi sceglie può sbagliare. Hanno sbagliato in passato tutti i capitani del mondo, all’estero (Fish l’ultimo caso!) e in Italia:  Pietrangeli, Panatta che pure è stato un ottimo capitano ma…ricordate quando schierò Narducci in Svezia “per dare una lezione a Canè”? E Nargiso a Vienna contro l’Austria? Ma anche Bertolucci e Barazzutti non sono sempre stati esenti da scelte contestate da critici e opinione pubblica. Può sbagliare, certo in buona fede, anche Fiippo Volandri. Mica l’ha fatto apposta!

Lui da una parte, Matteo Berrettini dall’altra, in buona fede hanno ritenuto di aver fatto la scelta migliore e di poter dare un contributo migliore. Nonostante una partita a dir poco imbarazzante di Matteo (che ha dato perfino per fuori palle finite abbondantemente dentro) grazie a un Fognini super per un set e mezzo – prima di venir travolto anche lui dalla mission impossible – il duo azzurro è stato avanti di un break sia nel primo sia nel secondo set. Il che non può non accrescere, però, i nostri rimpianti.

Che si sia sprecata una grande opportunità è purtroppo vero. In quel senso papà Fognini, papà Bolelli, Simone, hanno ragione. Non c’era la Russia (che non ci sarà neppure nel 2023) ed eravamo riusciti a battere gli Stati Uniti grazie ad un prodigioso Sonego – ben tornato Lorenzo! – e al doppio titolare Fognini-Bolelli.

Forse l’occasione si ripresenterà. Magari già tra un anno. Intanto perché abbiamo ottenuto una wildcard e perché rigiocheremo a Bologna nel girone che speriamo ci riporti a Malaga fra le 8 finaliste. E, come appena detto, la Russia di Medvedev e Rublev sarà nuovamente assente.

L’Italia ha almeno 4 singolaristi e 4 doppisti (incluso Vavassori che ho visto giostrare alla grande contro Pavic-Mektic e contro Krajicek-Dodig senza assolutamente sfigurare) di gran livelloE non penso che potrà avere tutta la sfortuna che ha avuto quest’anno. Alludo ai ripetuti infortuni di Berrettini, Sinner, Bolelli.

Dico questo anche se purtroppo dovremo sorbirci almeno ancora un anno di una formula Davis che non mi piace. Una Davis che attribuisce per due anni di fila la celebre “saladier” d’argento fatta coniare da Dwight Davis nel 1900 nella famosa gioielleria di Boston a una squadra che in una finale vince appena 4 set (2 per match, prima di rendere superfluo il doppio), non è parente della Davis che Mr.Dwight Davis aveva ideato quando il tennis era molto meno popolare di oggi e aveva team molto più risicati.

Vincendo quattro soli set in una finale una squadra non era neppure sicura di aver conquistato un punto, dei 3 che servivano per aggiudicarsi la Coppa Davis.

Ma di quel che penso su come la Davis – che non è da buttare, alla gente piace, di pubblico ce n’è stato tanto – potrebbe tornare ad assomigliare alla vecchia Davis, con quattro singolari incrociati e un doppio che valga per il 20% dei punti e non per il 33% (ma, tuttavia almeno quel doppio venga sempre giocato…a Malaga 3 volte su 7 non lo si è neppure giocato e i doppisti sono venuti a fare un viaggio a vuoto) scriverò prossimamente.

Si può sognare di ridarle parte dell’antico lustro ora che l’ATP Cup, quella pagliacciata “inventata” dagli australiani (per attirare i tennisti laggiù, Down Under, fin da gennaio in funzione Australian Open) e appoggiata dall’ATP in sciocca e miope antitesi alla Coppa Davis gestita – in modo purtroppo abborracciato e politichese da ITF e Kosmos – è fortunatamente morta e sepolta. Ne riparleremo qui su Ubitennis. Così come riparleremo dell’assurdità di considerare head to head validi statisticamente i match della Laver Cup che al posto di un terzo set fanno giocare un long tiebreak. Che brutta cosa la politica (e il dio denaro) quando inquina la natura di uno sport. I mondiali di calcio nel Qatar non sono l’unico esempio.

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