Perché il Montecarlo di Fognini è inattaccabile

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Perché il Montecarlo di Fognini è inattaccabile

L’OPINIONE – Dall’assenza del cavallo pazzo, alla conferma dopo una vittoria su Nadal sulla terra a lui preferita. Dal valore degli avversari alla solidità mentale per tutto il torneo, Fabio Fognini stavolta è stato perfetto

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Fabio Fognini e Nicola Pietrangeli - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)
 

A poco più di una settimana dal trionfo di Montecarlo, il nuovo principe Fabio Fognini non ha ancora fatto il suo rientro in campo. Ha prima deciso di rinunciare al torneo di Barcellona, e successivamente anche a quello di Estoril per puntare forte sul trittico Madrid-Roma-Parigi. Un tempo sufficiente per lasciar decantare pareri e opinioni sulla sua settimana perfetta.

Le inattese uscite di scena di Djokovic contro Medvedev e di Thiem contro Lajovic, la prestazione davvero incolore di Nadal e la finale contro il n.48 del mondo Lajovic hanno permesso ai detrattori di Fognini di avere qualche carta da spendere anche nel giorno della sua più grande vittoria, in campo maschile la prima di un italiano in un Masters 1000 e la terza in tornei equivalenti dopo i due trionfi di Panatta a Stoccolma nel ’75 e a Roma nel ’76. Ci sono però molti fattori che sconfessano questa tesi e danno a Fognini quel che è di Fognini, senza se e senza ma.

IL SUCCESSO CONTRO NADAL È UN RISULTATO GRANDIOSO

L’altra grande vittoria del ligure contro Nadal è quella allo US Open del 2015, quando rimontò due set di svantaggio. Nadal non aveva mai perso in uno Slam una volta vinti i primi due set e quel Rafa giocò una partita migliore di quella giocata a Montecarlo. Non si può però non tener conto della superficie: la terra del Country Club è quella ideale per il maiorchino, non a caso molto simile a quella di Parigi. Al Roland Garros e a Montecarlo il dominio di Nadal è assoluto, superiore a Roma e a Madrid. Inoltre, anche nella giornata peggiore il guerriero di Manacor non si sente sconfitto prima di aver stretto la mano all’avversario. Sul 5-0 40-0 del secondo set, Rafa annulla 3 match point e centra un parziale di 2 giochi a 0 (da 5-0 a 5-2) che avrebbe potuto instillare un po’ di paura nella testa di Fabio, ma lui ha saputo chiudere con sicurezza al gioco successivo. Se Rafa ha giocato “la peggiore partita su terra degli ultimi 14 anni”, parte del merito è sicuramente del livello del match del nuovo n.12 ATP. Questo successo non è quindi per nulla ridimensionato dalla pessima partita giocata da Rafa.

DOPO UNA VITTORIA SU RAFA, SEMPRE UN MATCH DELUDENTE

Allo US Open 2015 perse nettamente da un ottimo Feliciano Lopez, ma a Montecarlo la partita successiva era la finale di un Masters 1000, la prima della carriera. Aveva molto più da perdere il giorno di Pasqua che quel pomeriggio sul Louis Armstrong; ha dovuto gestire una pressione infinitamente superiore, ma non ha fallito l’appuntamento con la Storia. La tenuta psicologica dimostrata segna un punto di svolta rispetto al passato, i prossimi mesi ci diranno se definitiva o meno.

NESSUNA SETTIMANA FORTUNATA


Esattamente come Francesca Schiavone al RG 2010 e Flavia Pennetta allo US Open 2015, ha saputo sfruttare al meglio la grande occasione che ha avuto davanti per sollevare al cielo un grande trofeo. Peraltro, nel cammino verso la finale ha sconfitto avversari di grande livello, con gli scalpi di Zverev (che a Roma 2018 fu a un passo dalla vittoria in finale su Nadal) e Coric, autentica mina vagante per chiunque (chiedere a Roger Federer, battuto due volte nel 2018 ad Halle e Shanghai). Insomma, ha battuto due giocatori che assieme a Thiem e Djokovic compongono probabilmente il quartetto dei migliori sulla terra battuta. Lo stesso Nole incerto di Montecarlo era sembrato alla portata del Fognini ammirato contro Nadal. Il trofeo, dunque, non ha alcuna ombra e luccicherà a lungo.  

Fabio Fognini – Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

GRANDE SOLIDITÀ MENTALE PER TUTTO IL TORNEO

Il tennista di Arma di Taggia non ha avuto nessun colpo di testa, non è emersa nessuna traccia del cavallo pazzo cui ci ha troppo spesso abituato, ma nemmeno nessun tentennamento. A partire dalla capacità di tenere duro e salvarsi al primo turno contro Rublev, la tenuta mentale lungo tutto il torneo fa ben sperare in ottica top 10. Un Fognini anche sotto questo punto di vista perfetto. Non era facile, sia ripensando al periodo negativo che ha attraverso prima del torneo del principato sia al fatto che il miglior risultato a Montecarlo era arrivato nell’ormai lontano 2013 (semifinale con Djokovic); poi un ottavo perso all’apice del nervosismo con Tsonga l’anno dopo e mai oltre il secondo turno negli ultimi quattro anni (tra cui il derby perso molto male con Paolo Lorenzi nel 2016, quando dopo un buon primo set spense la luce e in due set racimolò un solo game).

FINALMENTE NEL GOTHA DEL TENNIS AZZURRO

Con questo successo, Fognini si ritrova a contendere a pochissimi la quarta impresa più grande di un italiano nell’Era Open, dopo gli Slam di Panatta, Schiavone e Pennetta. In termini di titoli equivalenti a un Masters 1000, Adriano vinse a Stoccolma nel ’75 e a Roma nel ‘76, Flavia a Indian Wells nel 2014, Bertolucci nel 1977 ad Amburgo (battendo in finale Manuel Orantes), quando il torneo tedesco era più prestigioso di oggi (anche se non è semplice giudicarlo al pari di quando era un Masters 1000 poi sostituito da Madrid). A prescindere da quale sarà il lascito di questa vittoria, è un trofeo che nessuno potrà più togliergli.

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ATP

Ferrero: “Alcaraz è come un altro figlio per me”. “Djokovic? Uno stimolo averlo in Australia”

Intervistato da Eurosport, Juan Carlos Ferrero ha le idee chiare sul percorso con il suo pupillo Carlos Alcaraz: “Lavorare ancora di più perché, per rimanere al top, bisogna vincere regolarmente Slam e Masters 1000”

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Carlos Alcaraz e Juan Carlos Ferrero - Montecarlo 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Carlos Alcaraz e Juan Carlos Ferrero - Montecarlo 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La trionfale stagione 2022 ha visto il diciannovenne Carlos Alcaraz diventare il giocatore più giovane di sempre a raggiungere la vetta della classifica ATP. Alcaraz ha vinto il primo titolo del Grande Slam allo US Open di settembre, in assenza di Djokovic, che quest’anno ha dovuto saltare due dei quattro major per non essersi vaccinato.

Il suo allenatore, Juan Carlos Ferrero, ha affermato in un intervista rilasciata a Eurosport che la potenziale opportunità per Alcaraz di confrontarsi con il 21 volte campione slam è un grande stimolo. “Abbiamo bisogno di lui”, ha detto Ferrero, riferendosi a Djokovic. “Penso che Carlos per migliorare il suo tennis abbia bisogno di giocare contro uno dei migliori della storia. Ovviamente Rafa è lì per giocare contro di lui e Novak, abbiamo bisogno di lui. A Madrid Carlos ha giocato contro Novak e lui ha aumentato il suo livello per provare a vincere la partita, quindi è quello che ci serve, per giocare negli Slam contro di lui, penso che sia molto importante per Carlos migliorare”.

 

Ferrero non si reputa sorpreso del ritorno in grande stile del serbo, che giova ricordarlo, ha vinto 18 delle sue ultime 19 partite della stagione, inclusa la striscia alle finali ATP. “Penso che dopo lo US Open, che non ha potuto giocare, fosse molto concentrato per dimostrare a se stesso che è in grado di vincere quasi tutti i tornei a cui partecipa. Abbiamo visto di nuovo che è in grado di farlo“, ha detto Ferrero del serbo . “Avrà la possibilità di giocare in Australia; penso che ne sia molto contento e penso anche il resto dei giocatori lo sia. Carlos e io stavamo parlando del fatto che siamo felici di vedere Novak lì perché se vuoi vincere l’Australian Open devi vincere contro i migliori, e ovviamente è una buona notizia. Ma ovviamente non mi ha sorpreso affatto che abbia vinto a Torino”.

Tornando ad Alcaraz il nativo di Murcia ha iniziato il suo allenamento pre-stagione in palestra lunedì e dovrebbe tornare a fare pratica sul campo in settimana .Al momento Alcaraz non è iscritto a nessun evento di preparazione prima dell’Australian Open, che inizierà il 16 gennaio. Nonostante le brillanti vittorie allo US Open e nei due Masters 1000, Ferrero lesina consigli utili per il suo pupillo in vista del 2023: “Gli dico che ora deve lavorare ancora di più perché se ora vuole rimanere al top, deve vincere costantemente gli Slam e i Masters 1000“, ha detto Ferrero, che è lui stesso un ex numero 1 del mondo. “Quindi è ancora più difficile di prima, quando magari vincendo un ATP 500 e ottenendo un ottimo risultato nel Masters 1000 potevi salire più in alto in classifica, ma ora, se vuoi rimanere al vertice, devi battere i migliori e devi vincere i migliori tornei, quindi è ancora più importante lavorare allo stesso modo o più duramente di prima”.

Il sodalizio tra Juan Carlos e Alcaraz è iniziato nel settembre del 2018, alcuni mesi dopo la fine della collaborazione del coach spagnolo con Alexander Zverev. Ferrero ha aiutato Alcaraz a costruire una squadra stabile attorno a lui.È come un altro figlio per me, il più grande“, ha detto Ferrero di Alcaraz. “È il mio secondo giocatore da allenatore e penso di continuare a imparare da lui e lui sta imparando da me. Stiamo entrambi crescendo insieme allo stesso tempo. È un ragazzo molto simpatico ed è molto facile lavorare con lui. “Quello che so è che avevo bisogno di qualcosa del genere perché dopo aver lavorato con Sascha non è stato così facile per me, non è la stessa cultura, lui capisce in modo leggermente diverso [il significato di] essere professionale, avevo bisogno di ripartire e lavorare con qualcuno con cui potevo lavorare in sintonia anche per il futuro; e in Carlos penso di averlo trovato.

Nell’agenda di Alcaraz in vista del 2023 figura – per ora – solo l’evento d’esibizione del Mubadala World Tennis Championship ad Abu Dhabi, dove sabato 17 dicembre esordirà contro Andrey Rublev o Frances Tiafoe. Come a dire l’Australia è lontana, ma nemmeno poi tanto.

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ATP

Rendimento Slam 2022: Nadal e Alcaraz davanti a tutti, Djokovic resiste. Sinner e Berrettini in top 10, in calo Medvedev

Ottima annata per i colori azzurri, la Spagna fa la voce grossa. Varie sorprese come Ruud e Kyrgios, ma anche tanti delusi, guidati dal russo

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Nel tennis, si sa, il metro di paragone principale per giudicare un giocatore è la costanza che questo sa tenere negli Slam, i grandi eventi per antonomasia, nei quali la cronaca si intreccia alla storia per diventare leggenda. E il 2022, con tutte le variabili del caso, tra la questione del vaccino di Djokovic e la guerra dichiarata da Putin che ha portato all’esclusione dei russi da Wimbledon (e la conseguente scelta dell’ATP di non assegnare punti), non può in ogni caso fare eccezione, pur facendo dovute proporzioni. Infatti, molti giocatori, anche di alto livello, non hanno potuto disputare tutte e quattro le prove Major (alcuni anche per motivi fisici), con un rendimento in termini di punti che chiaramente va a calare, premiando alcuni piuttosto che altri. Per valutare con accuratezza chi siano stati i migliori, i più costanti, nei quattro Slam della stagione appena conclusasi, abbiamo quindi stilato un’ipotetica top 20, che tiene conto solo dei punti guadagnati tra Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open.

 Da notare che vengono calcolati anche i punti dei Championships, non assegnati dall’ATP, e che tra parentesi viene riportata anche la classifica reale dei giocatori rientranti nella speciale classifica (dopo i punti è segnalato anche il numero di Slam giocati per coloro che ne abbiano saltato almeno uno). Di seguito i migliori venti nei Major del 2022:

  1. Rafa Nadal (2): 4900
  2. Carlos Alcaraz (1): 2630
  3. Casper Ruud (3): 2445 *3 Slam*
  4. Novak Djokovic (5): 2360 *2 Slam*
  5. Nick Kyrgios (22): 1605 *3 Slam*
  6. Daniil Medvedev (7): 1560 *3 Slam*
  7. Jannik Sinner (15): 1260
  8. Matteo Berrettini (16): 1080 *2 Slam*
  9. Marin Cilic (17): 1020 *3 Slam*
  10.  Stefanos Tsitsipas (4): 1000
  11.  Cameron Norrie (14): 1000
  12.  Karen Khachanov (20): 990 *3 Slam*
  13.  Frances Tiafoe (19): 990
  14.  Alexander Zverev (12): 900 *2 Slam*
  15.  Andrey Rublev (8): 810 *3 Slam*
  16.  Felix Auger-Aliassime (6): 595
  17.  Taylor Fritz (9): 595
  18.  Christian Garin (85): 585
  19.  Denis Shapovalov (18): 505
  20.  Holger Rune (11), David Goffin (53): 470

La risposta alla domanda principe “chi è stato il migliore?” appariva già abbastanza scontata, anche senza stilare una classifica che tenesse conto dei punti, dato che Rafa Nadal ha vinto i primi due Slam della stagione ed è arrivato in semifinale nel terzo, con un piccolo calo allo US Open dovuto a qualche acciacco fisico. E proprio alla luce di ciò, dei problemi che aveva accusato sul finire del 2021, e che ha dovuto sostenere lungo tutto il 2022, gli oltre 2000 punti in più nei Major ottenuti rispetto a Carlos Alcaraz sono anche una piccola sorpresa, oltre che una grande impresa. Il n.1 al mondo, nel primo anno con aspettative contro cui combattere, è andato in crescendo, passando dal terzo turno dell’Australian Open (contro Berrettini) alla vittoria a Flushing Meadows, mostrandosi ancora un po’ acerbo sull’erba, e non del tutto avvezzo alla pressione sulla terra di Parigi, in un Roland Garros che ha incoronato una delle più grandi rivelazioni, almeno a livelli così alti, del 2022: Casper Ruud. Il norvegese, infatti, ha chiuso la stagione con 2 finali su 3 Slam giocati (in Australia diede forfait alla vigilia), guadagnando ben 2120 punti in più in queste prove rispetto al 2021, mettendo a tacere tutti coloro che ne criticavano la poca propensione ai grandi appuntamenti. La finale alle ATP Finals ha mostrato come il norvegese sia prossimo alla sua maturazione completa, che non può prescindere da una grande affermazione. Specie considerando che ha perso l’atto conclusivo del torneo di fine anno solo contro il quarto migliore per rendimento negli Slam 2022, nonché ex n.1 e noto cannibale, cioè Novak Djokovic.

 

Infatti il serbo, pur non avendo potuto competere in Australia e negli USA per motivi legati al vaccino, ha comunque portato a casa il settimo Wimbledon della carriera, riaprendo la questione GOAT (quantomeno nel caso se ne faccia un discorso legato alle vittorie Slam, dato che il serbo è a quota 21, contro i 22 di Nadal), e soprattutto mostrandosi ben lontano dall’abbandonare certi palcoscenici. Dunque sono questi i quattro migliori giocatori negli eventi che contano, coincidenti con i primi tre al mondo e il solito Djokovic (che con i punti di Wimbledon sarebbe stato tra i primi 4 al posto di Tsitsipas), che hanno anche messo un certo distacco tra loro e gli altri. E, procedendo per gradi, analizziamo chi c’è tra questi altri, chi ha sorpreso, chi deluso, e chi è stato piegato solo dalla sfortuna.

Le sorprese e i grandi delusi – il primo risultato che balza all’occhio, che non può che far esultare gli amanti del talento allo stato puro e di un tennis fuori dagli schemi, è certamente il rendimento di Nick Kyrgios, quinto assoluto negli Slam, grazie alla finale a Wimbledon e ai quarti allo US Open. L’australiano sembra aver finalmente trovato la giusta quadratura al suo tennis, avendo anche battuto l’allora n.1 al mondo, nonché campione in carica, agli ottavi dello Slam americano, cioè Daniil Medvedev. Il russo, “solo” sesto per punti negli Slam (l’anno scorso era stato il secondo miglior giocatore per rendimento in questi tornei) è certamente una delle sorprese in negativo, nonché il gran deluso, di quest’anno nei Major. L’impressione è che ancora debba riprendersi dalla finale dell’Australian Open, in cui sprecò un vantaggio apparentemente incolmabile, permettendo a Nadal di strappargli un titolo che lo ha segnato per tutta la stagione, dove mai ha trovato il suo miglior tennis. Discorso analogo, per quanto riguarda la delusione, coinvolge Stefanos Tsitsipas: il greco ha totalizzato solo 1000 punti negli Slam, con un buon inizio dato dalla semifinale in Australia, andando però sempre a calare, e pur chiudendo l’anno da 4 al mondo, si trova solo decimo per rendimento tra le quattro prove.

Altro aspetto che un po’ lascia stupiti è l’assenza dai primi 20 di Hubert Hurkacz (n.10 al mondo), che dopo la semifinale a Wimbledon 2021 ha mostrato ancora una certa tensione nei grandi eventi, con soli 280 punti totalizzati nei 4 Major. Gran sorpresa, invece, è certamente Christian Garin. Il cileno, scivolato al n.85 al mondo (ancora pagando dazio per la questione Wimbledon), ha raggiunto i quarti sui prati inglesi, miglior risultato della carriera negli Slam, eventi in cui in quest’anno ha raccolto ben 585 punti, attestandosi addirittura al diciottesimo posto di questa speciale classifica, mostrandosi un avversario da non sottovalutare sulla lunga distanza. Nella formula su 3 su 5, un altro che quest’anno ha fatto la voce grossa è stato senza dubbio Marin Cilic. Il veterano croato, infatti, ha raggiunto almeno gli ottavi in tutti e 3 gli Slam giocati, uscendo sempre a testa alta, e raggiungendo addirittura la semifinale al Roland Garros, divenendo l’unico giocatore in attività (tolti i Fab 4) ad aver centrato almeno il penultimo atto in tutti e 4 gli Slam. E infatti il n.17 al mondo chiude come nono miglior giocatore nei Major del 2022, della serie “il lupo perde il pelo, ma non il vizio”.

Scorrendo non c’è nessun’altra grande sorpresa, con i vari Rublev, Fritz, Auger-Aliassime tutti quasi allo stesso livello, ancora incapaci di compiere quell’ultimo salto verso l’alto quando la pallina inizia a scottare (per il russo sei quarti di finale su sei persi in carriera, ma per la seconda volta, dopo il 2020, ne ha raggiunti due nello stesso anno), e ondeggianti tra l’impresa e l’avercela quasi fatta. Molto bene invece Norrie, Khachanov e Tiafoe, rispettivamente tra i posti 11 e 13 di questa top 20, spinti verso l’alto dalla storica semifinale di Wimbledon per l’inglese (che, avesse assegnato punti, gli avrebbe permesso di chiudere l’anno tra i primi 10), e quelle incredibili allo US Open per Karen e Frances. Certamente sorprendono la presenza tra i primi 10 di Berrettini (che a breve tratteremo nel dettaglio insieme a Sinner, settimo migliore nei Major) e alla quattordicesima piazza di Alexander Zverev, che avendo chiuso la stagione a giugno ha potuto giocare solo due prove Slam, comunque totalizzando 900 punti. Una pista da seguire per una grande vittoria che potrebbe finalmente essere vicina, chissà…Chiudono i migliori 20 negli Slam Shapovalov, Rune e un redivivo Goffin, almeno nelle due settimane di Wimbledon. Un quarto a testa, tra Australia, Parigi e Londra per i tre, con i primi due, nel pieno delle loro carriere (Rune in piena ascesa e con le idee ben chiare) che puntano a far ancora meglio nel 2023.

I nostri alfieri – ancora una volta, nonostante i tristemente noti problemi fisici susseguitisi, Matteo Berrettini si è dimostrato un giocatore da grande partita, da palcoscenico importante, in breve da Slam. Il romano infatti, che ha saltato tutta la stagione sulla terra rossa a causa del problema al polso, e ha dovuto rinunciare per il Covid a Wimbledon, è stato comunque capace di risultare ottavo in questa speciale classifica, avendo portato a casa ben 1080 punti in due sole prove Slam, tra Australian Open (semifinale persa da Nadal, futuro vincitore) e US Open (quarto di finale, sconfitta per mano del finalista Ruud). Dunque una grande costanza quando il gioco si fa duro mostrata da Matteo, che è apparso pronto per dire la sua a livelli altissimi, e con l’augurio che il fisico lo lasci in pace, può sognare in grande. Ancora meglio ha fatto invece Jannik Sinner, risultato come settimo miglior giocatore negli Slam, giungendo tre volte su quattro tra gli ultimi 8, e in due casi arrendendosi solo al quinto set contro i futuri vincitori (Djokovic a Wimbledon, dopo due set di vantaggio, Alcaraz nell’epica partita dello US Open). Segnali di grande maturità per l’altoatesino, che dunque ha già raggiunto almeno i quarti in tutte e quattro le prove dello Slam (al Roland Garros ci era già riuscito nel 2020), con il lavoro da fare ora che riguarda la parte mentale, il riuscire a fare quel passo in più di cui certamente Jannik è capace.

Dopo i primi due giocatori italiani meglio classificati, però, c’è ancora da lavorare per gli azzurri subito successivi. Lorenzo Musetti, n.23 al mondo, ha infatti racimolato solo 120 punti in tutti e 4 i Major, uscendo per ben tre volte al primo turno. Certo, spesso i sorteggi non sono stati proprio dei più fortunati (Tsitsipas a Parigi, Fritz a Wimbledon), ma il carrarino, talento allo stato puro, ha ancora molto da lavorare nei grandi eventi. Un po’ meglio Lorenzo Sonego, con 280 punti totalizzati e una quasi impresa contro Ruud al Roland Garros, che ne certificano comunque un buon livello, abbastanza costante, a livello Slam, con la concreta chance di poter sperare nuovamente almeno in qualche ottavo in futuro.

Dunque è questa la fotografia delle prove Major di questo 2022, con la Spagna a dominare, e l’Italia che ha saputo comunque farsi largo nonostante i tanti problemi e gli infortuni. Tante conferme, alcune delusioni, varie sorprese, ma emozioni a non finire e partite epiche, di quelle da raccontare. Questo, ogni anno, ci lasciano in dote gli Slam, quei tornei che ogni appassionato in cuor suo attende tutto l’anno e mai vorrebbe che finissero. Il 2023 si avvicina, e con esso la prima grande prova, l’Australian Open, a meno di due mesi. Alla luce dei risultati dell’anno appena trascorso, potrebbe essere tanto semplice quanto impossibile fare pronostici… ma almeno in Australia tutti dovrebbero essere sulla griglia di partenza, salvo noie fisiche dell’ultimo minuto. E, come abbiamo visto, già questa è una grande vittoria.

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ATP

Nadal batte Ruud a Bogotà e ammicca al pubblico: “Un giorno tornerò con Federer”

Prosegue il tour sudamericano di Rafa Nadal: grande successo in Colombia. E l’accenno a una sfida con Roger Federer che sembra una promessa

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Rafael Nadal - Torino 2022 (Twitter @atptour)
Rafael Nadal - Torino 2022 (Twitter @atptour)

Dopo la sconfitta di Quito, Rafa Nadal torna a battere Casper Ruud. A Bogotà, lo spagnolo vince 7-5 6-4 contro il norvegese, uscito sconfitto anche a Buenos Aires e Belo Horizonte, ma avrà la possibilità di rifarsi nell’ultima tappa di questa serie di esibizioni a Città del Messico. I due hanno offerto al pubblico un ottimo spettacolo, con grandi colpi e un gioco offensivo.
Prima del grande clou tra Nadal e Ruud, sono scesi in campo per un doppio misto gli idoli di casa Cabal e Osorio contro Lizarazo e Farah. Una sorta di intrattenimento prima dei due protagonisti attesi che è stato molto apprezzato dagli spettatori della capitale colombiana.

Una partita che non ha disatteso le aspettative: molto equilibrata specie nel primo set, mentre nel secondo ha preso il sopravvento il 22 volte campione Slam. Ruud dopo la partita ha detto di essere rimasto stregato per l’atmosfera e l’accoglienza ricevuta a Bogotà: “Abbiamo fatto del nostro meglio. Grazie a tutti per essere venuti”.

Anche Nadal ha dispensato parole al miele per il pubblico colombiano, aprendo anche ad un clamoroso scenario: “So che alcuni anni fa il mio collega Roger Federer non ha potuto giocare la sua partita qui a causa di un problema. Mi ha sempre detto quanto fosse entusiasta di giocare qui, e spero di tornare con lui un giorno”.

 

Rivedremo ancora una volta un Fedal in un campo da tennis, seppure come esibizione?

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