World Padel Tour, profili: alla scoperta di Navarro/Lebron e Sanchez/Salazar

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World Padel Tour, profili: alla scoperta di Navarro/Lebron e Sanchez/Salazar

L’off-season è anche l’occasione per scoprire meglio questa disciplina in ascesa. Focus sulla prima coppia del ranking maschile e sulla seconda di quello femminile

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Paquito Navarro e Juan Lebron

Belasteguin/Lima e le gemelle Alayeto

Continua su Ubitennis la rubrica Profili, dedicata ai professionisti del World Padel Tour. In questo articolo vi presentiamo la coppia che occupa la prima posizione del ranking mondiale maschile e la seconda coppia della classifica femminile, rispettivamente Paquito Navarro e Juan Lebron e Ariana Sanchez e Alejandra Salazar.

“Paquito” Navarro Compan e il lupo Juan Lebron

Iniziamo questo articolo con chi è definito l’erede di Juan Martin Diaz signore dei riflessi e numero uno al mondo per 13 anni consecutivi, lo spagnolo Francisco Navarro Compan anche detto Paquito. Nato a Siviglia, Spagna, il 10 febbraio 1989, Paquito è cresciuto con la sua numerosa famiglia nella capitale andalusa, ma vive e si allena a Madrid da molti anni. Alto 181 cm per 75 kg di peso, Paquito è un destro e nel 10×20 (le misure del campo di padel) occupa la parte sinistra. Il suo colpo marchio della casa è la Cuchilla (la lama), vale a dire una bajada de pared velocissima e molto tagliata, anche se, essendo cresciuto con il mito di Juan Martin Diaz, Paquito è molto creativo e abile in tutti i colpi che includono l’utilizzo delle pareti, nonché sui colpi in schiacciata e dejada. Ha anche un sito ufficiale e un canale youtube dove mostra la vita da professionista di padel, oltre ai tutorial dei vari colpi e trucchi. Vi consigliamo di seguire anche i suoi canali social Facebook, Twitter e Instagram dove di consueto pubblica gesta da fenomeno con racchetta e pallina associati al movimento Padel Trotters.

 

A 30 anni avere un palmares sportivo come quello di Paquito Navarro è qualcosa di inusuale. Tra i vari record da citare, c’è quello che vede Paquito unico spagnolo ad aver vinto il titolo di campione nazionale in tutte le categorie d’età. In particolare, a livello junior, nel campionato del mondo all’età di 20 anni riuscì a rompere il maleficio che lo vedeva arrivare sempre in finale ma senza coronare il sogno di diventare campione del mondo. A livello maggiore sicuramente i due trionfi più importanti sono con la nazionale spagnola, con la quale ha vinto il campionato europeo a squadre nel 2017 e il campionato mondiale a squadre nel 2010. Nel World Padel Tour, la lega di padel più importante del mondo, Paquito ha vinto numerosi tornei con diversi partner, ma il successo sicuramente più importante sono le Master Finals di Madrid del 2016 vinte con l’argentino Daniel Gutierrez, con il quale ha formato la coppia numero 2 del ranking nel 2016 e nel 2017 arrivando a un passo dal numero uno in classifica mondiale, grazie a 5 vittorie su 10 finali disputate contro i numeri uno Bela e Lima. In particolare, la finale del primo torneo del 2017, l’Open di Santander, rimarrà storica grazie al tie-break del terzo set che ha deciso il match, e che ha visto i numeri 2 del mondo recuperare uno svantaggio di 2-5 per chiudere 7-5.

Alla fine del 2017 Daniel Gutierrez decide di tornare a fare coppia con il connazionale Maxi Sanchez e Paquito, sebbene deluso, coglie l’occasione per coronare il suo sogno, quello di giocare insieme al suo idolo Juan Martin Diaz appena rientrato da un lungo infortunio e con cui aveva appena vinto l’europeo in Portogallo. La stagione 2018 si conferma emozionante con i due giocolieri del padel che infiammano tutte le piazze spagnole e non. I due spagnoli non tardano a conquistare due finali consecutive nel secondo e terzo torneo dell’anno finendo per perdere entrambe le volte contro Gutierrez/Sanchez, poi conquistano la terza finale in Svezia ma vengono sconfitti ancora da un argentino Belasteguin in coppia con il brasiliano Lima. Durante il Master di Portogallo Paquito batte rovinosamente contro una parete che si sgretola sul suo braccio, costringendolo all’abbandono e a un tempo di recupero fuori dal campo. L’infortunio rimescola di nuovo le carte. Juan Martin Diaz si accorda per giocare quel che rimane della stagione insieme al giovane spagnolo Juan Lebron, mentre Paquito, visto l’ennesimo infortunio di Belasteguin, chiede a Lima di unire le forze per i due tornei che mancano prima del rientro del Bela.

L’esperienza insieme al numero uno brasiliano non poteva essere migliore, poiché in entrambi i tornei giocati insieme Navarro e Lima raggiungono la finale, vincendo la prima e perdendo in maniera rocambolesca la seconda che cade dal lato dei numeri uno del mondo Gutierrez/Sanchez. Paquito gioca le finali di fine anno con Juan Cruz Belluati perdendo nelle fasi iniziali, ma con la testa già al futuro, perché, da lì a poco, avrebbe annunciato il suo nuovo compagno di squadra per la stagione 2019, ovvero Juan Lebron. Con lui, grazie alla vittoria del Sao Paulo Open (24 novembre 2019), si garantisce per la prima volta in carriera la conquista del numero 1 del ranking di coppia dal giorno successivo insieme al compagno di team oltre che la prima posizione della classifica individuale, in coabitazione con Juan Lebron, alla fine del Mexico Open (settimana seguente).

Juan Lebron Chincoa nato il 30/01/1995 a Puerto de Santa Maria, Spagna, altezza 184 cm, vive a Madrid. Juan è un destro e gioca abitualmente nella posizione di sinistra anche se nel 2019 parte dalla destra per poi variare durante gli scambi. È soprannominato il Lupo per via del suo aspetto e per l’ululato che esegue il pubblico ad ogni sua giocata vincente. I suoi colpi preferiti sono remate e dejada.

Seppur molto giovane Juan Lebron ha già conquistato molti record:

  • primo spagnolo a conquistare il n. 1 del ranking mondiale WPT individuale e a coppie di padel
  • campione del mondo di coppia (con Alejandro Galan) nel 2018
  • vicecampione del mondo a squadre con la Spagna nel 2016
  • giocatore rivelazione del WPT nella stagione 2018
  • 5 titoli vinti a livello WPT tutti nel 2019 (in coppia con Paquito Navarro, stagione ancora in corso)

Nel 2018 Juan Lebron ha avuto due compagni di squadra raggiungendo con entrambi diverse finali senza però riuscire mai a vincere il primo titolo in carriera (per la prima parte della stagione ha condiviso il campo con Juan Cruz Belluati, mentre nella seconda parte ha unito le forze con Juan Martin Diaz). A fine anno Juan ha accettato l’offerta di Paquito Navarro di disputare in coppia la stagione successiva. Grazie a quest’ultimo il 23 novembre 2019 battendo nella semifinale del Sao Paulo Open Belasteguin e Tapia diventa il primo spagnolo nato in Spagna a conquistare in solitaria la vetta del ranking mondiale WPT.

Ad oggi, Paquito e Juan hanno raggiunto nel 2019 9 finali su 15 tornei vincendone 5, cosa che ha permesso loro di guidare la classifica per titoli vinti in stagione e, grazie a questi risultati, hanno raggiunto per la prima volta in carriera il primo posto della classifica mondiale, scavalcando gli argentini Maxi Sanchez e Daniel Gutierrez. Tuttavia, mantenere tale posizione non sarà un compito semplice, dato che i due sono seguiti a corta distanza da Galan e Lima (rispettivamente 4 e 3 titoli vinti quest’anno). Nella parte finale della stagione tutti gli scenari saranno ancora possibili e, anche gli ex numeri uno Maximiliano Sanchez e Daniel Gutierrez (4 titoli nel 2019) potranno dire la loro per chiudere per il secondo anno consecutivo come leader del ranking mondiale.

Ari Sanchez e Alejadra Badejandra Salazar

Passando alla coppia femminile di questo appuntamento, iniziamo dalla giovane promessa del padel spagnolo, Ariana Sanchez Fallada, attuale numero 4 del mondo a livello individuale, e parte della coppia numero 2 del WPT insieme a Alejandra Salazar. Ariana è nata a Reus il 19/07/1997 ma vive a Barcellona, altezza 165 cm, è destra e la sua posizione in campo è quella del reves (sinistra). Il colpo preferito da Ariana è sicuramente il Per 3 (smash che dopo il rimbalzo sul campo avversario e sulla parte esce al di fuori del campo dalla parte laterale). Ariana e la coetanea Marta Ortega venivano definite le Niñe (le ragazzine, per via della loro giovane età) quando giocavano in coppia. Nonostante i vari impegni da giocatrice professionista, Ariana è iscritta anche a due corsi universitari, quello di Scienze dello Sport e quello di Fisioterapia al fine di poter rimanere nell’ambiente del padel o dello sport in generale anche quando la propria carriera da giocatrice finirà.

Data la sua giovane età, i risultati fino ad ora raggiunti da Ariana in ambito PRO sono molto legati a quelli ottenuti da Marta Ortega, la sua compagna di team fino alla fine del 2018:

  • campionessa europea nel torneo di coppia (con la connazionale Marta Ortega) e in quello a squadre con la Spagna (2017 Portogallo)
  • secondo posto alle WPT Finals 2017 (sempre in coppia con Marta Ortega)
  • 5 titoli nel circuito professionistico (1 nel 2017 con Marta Ortega e 4 nel 2019 con Alejadra Salazar, oltre a due Challenger vinti nel 2017 sempre con Ortega)
  • giocatrice più giovane nel conquistare un titolo WPT (nel 2017 a 19 anni, vittoria dell’Open di Santander in coppia con Marta Ortega con cui condivide il record)

Compagna di team di Ariana dall’inizio della stagione 2019 è la veterana Alejandra Salazar, anche conosciuta come Bandejandra o Mazzolatrice (rispettivamente per via del suo colpo preferito la Bandeja e per il tipo di Bandeja eseguito, un colpo molto piatto e potete vicino all’incrocio delle pareti). Nata a Madrid, capitale spagnola, il 31 dicembre 1985, Alejandra Salazar, altezza 168 cm per 60 kg di peso, è destra e nel 10×20 occupa la parte destra.

Alejandra è un mito del padel internazionale e spagnolo, avendo raggiunto il numero 1 del ranking femminile già in 3 occasioni, nel 2009, nel 2016 e nel 2019, e conquistando più volte il titolo di campionessa di Spagna e di campionessa del mondo nel 2010, 2014, 2016 con la propria nazionale (squadra e coppia con Marta Marrero) e nel 2018 (nuovamente a squadre).

Nel corso dell torneo Open di Valladolid, nell’estate del 2017, nel secondo set della combattutissima finale contro le gemelle atomiche Alayeto, durante l’esecuzione della sua famosa bandeja in sospensione, Alejandra, in ricaduta, appoggia male il piede e si infortuna al ginocchio. Saranno i 7 mesi più duri della sua carriera che la vedranno prima operarsi e successivamente iniziare la riabilitazione. Tornata in campo nella stagione 2018, di nuovo in coppia con Marta Marrero, Alejandra conquista ben 6 titoli (titolo di Maestre incluso oltre alla prima edizione del WOpen), tutti vinti contro le acerrime rivali, le gemelle Alayeto.

Alla fine del 2018 Marrero e Salazar arrivano a pochi punti dalla riconquista del numero 1 del ranking e contemporaneamente decidono di separare il loro cammino annunciando le rispettive nuove compagne per il 2019. Nell’estate del 2019, Alejandra ritorna in campo a Valladolid, dove aveva subito l’infortunio nel 2017, e, in questa occasione, vince il torneo e torna numero uno del mondo, seppur per un solo torneo, una coincidenza molto speciale. Nel resto della stagione Alejandra affronta la sua ex compagna di squadra Marrero in ben 6 occasioni (tutte finali), dando vita ad un classico ricorrente, portando a casa due vittorie per un totale di 4 titoli vinti insieme a Ariana Sanchez, il che le ha permesso di rimanere fino alla fine in lizza per la chiusura dell’anno come numero uno del ranking femminile.

Appuntamenti con il padel da segnare in agenda

Il grande Padel mondiale non vi abbandona mai con notizie puntuali sul sito ufficiale, sui propri canali social di Facebook e Instagram e con lo streaming completamente gratuito sul canale youtube dedicato, con dirette dal venerdì alla domenica nelle settimane in cui si disputano i tornei Open e Master della lega di Padel più importante al mondo. Da non perdere le finali dedicate ai migliori 16 giocatori del mondo, in entrambe le categorie maschile e femminile, che si contenderanno il titolo di Maestri in quel di Barcellona (19-22 dicembre).

Massimiliano Mingrone

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Australian Open

Camila Giorgi deluxe vola al terzo turno dell’Australian Open: sfiderà Kerber

MELBOURNE – Prestazione perfetta dell’azzurra. Demolita la due volte campionessa Slam Kuznetsova. “Spero di giocare così anche contro Kerber!”.

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Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

C. Giorgi b. S. Kuznetsova 6-3 6-1 (da Melbourne, il nostro inviato)

Un’ora e tre minuti di tennis praticamente perfetto, questa è stata la prestazione di Camila Giorgi stasera nel tramonto di Melbourne park, sul campo 19, davanti a non più di un centinaio di irriducibili rimasti fino a fine programma. Svetlana Kuznetsova era ben lontana dal suo meglio (ricordiamo che il meglio di “Sveta” è un livello tale da vincere due Slam), ma questo non toglie nulla ai meriti di una Camila versione extralusso.

Svetlana parte bene, facendo due game di fila, e già in tribuna serpeggia la preoccupazione dei tifosi italiani, ma Camila reagisce immediatamente, con un’accelerazione bruciante a livello di ritmo, intensità, potenza e anticipi che spazza letteralmente via dal campo la malcapitata avversaria. Da quel piccolo svantaggio iniziale, Giorgi realizza un parziale di 12 game a 2, con una pioggia di vincenti tirati da qualsiasi angolo del campo (in particolare le entrate in lungolinea di rovescio sono state eccezionali), e chiudendo 6-3 6-1 in poco più di un’ora.

 

Del match c’è quindi poco da raccontare, la cosa bella dal punto di vista dei tifosi azzurri è la qualità del tennis espresso da Camila stasera. L’impressione, da bordocampo, è stata simile a quando (per chi si ricorda di cosa sto parlando, ovvero i giradischi analogici a puntina) si fa girare un LP a 33 giri con il settaggio a 78: Giorgi andava letteralmente a una volta e mezza la velocità di Kuznetsova, a partire dalla rapidità di piedi fino a quella della palla, quasi troppo bello per essere vero. Come detto, a una tale disparità di valori apparente deve per forza aver contribuito qualche demerito della russa, per quello che si è visto dal vivo l’impressione è stata che Svetlana non riuscisse a giocare lungo. Al primo turno, Svetlana aveva eliminato la finalista dell’ultimo Roland Garros Marketa Vondrousova, non stiamo parlando di una giocatrice in disarmo. Ma quando hai di fronte una sparapalle indiavolata come la Camila di oggi, che sbaglia pure poco, è difficile stabilire dove iniziano i meriti di una e i demeriti dell’altra.

Credo di non aver giocato tanto male“, ci ha detto Svetlana. “Ma lei è stata impressionante, non potevo fare nulla“.

Bene così, comunque. Camila affronterà Kerber, con cui ha perso quattro volte su quattro, vincendo solo un set a Brisbane nel 2016. “Non l’ho mai vista giocare così“, mi dice Tathiana Garbin rientrando negli spogliatoi. “Certo Svetlana era l’ombra di se stessa, ma una Camila così non me la ricordo. Tira tutto, sbaglia niente. Speriamo continui!“. In conferenza stampa, poco dopo, Camila conferma le impressioni della sua capitana di Fed Cup: “Sono molto contenta, ho giocato bene, l’importante è che ho impostato il mio tennis. La cosa più positiva, seriamente, è stato il gioco di gambe, oggi ero davvero veloce. Contro Kerber, beh, spero solo di giocare come stasera!“. Camila giocherà il decimo terzo turno Slam della sua carriera, il terzo qui a Melbourne nonché secondo consecutivo dopo quello perso contro Karolina Pliskova dodici mesi fa.

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Australian Open

Australian Open, la carica delle ex numero uno

Avanti Halep, Pliskova, Kerber (che trova Giorgi) e una ritrovata Muguruza. Bencic lotta e passa su Ostapenko. Vince ancora Cici Bellis

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Simona Halep - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Avanti piano, senza strafare. La sensazione è che il livello di gioco di Simona Halep debba ancora crescere per renderla competitiva ai più alti livelli nella seconda settimana. Ma intanto, la numero tre del mondo avanza al terzo turno sotto gli occhi del ritrovato coach Darren Cahill. Contro Harriet Dart il primo set è stato una formalità, mentre i momenti di vuoto della romena hanno reso vera la partita nel secondo parziale, in cui ha rischiato di farsi raggiungere sul 5-5. Ho perso un po’ la concentrazione alla fine – ha ammesso nell’intervista sul campo – correndo qualche pericolo di troppo. Mi piace sempre giocare sotto pressione, chiaramente preferirei riuscire a chiudere prima i match quando è possibile. Dovrò farlo, se voglio provare ad arrivare fino in fondo”. L’asticella dovrà per forza alzarsi al terzo turno. Ad attenderla, la semifinalista uscente Danielle Collins o Yulia Putintseva. Entrambe insidiose, nella loro diversità.

MUGU RITROVATA – Giornata in ogni caso positiva, per le ex regine del ranking. Se più indizi fanno una prova, il 2020 di Garbine Muguruza è iniziato con un piglio diverso rispetto agli stenti a cui ci stava abituando. In quasi due ore e mezza di alti e bassi, la spagnola ha ribaltato il fattore campo contro Ajla Tomljanovic guadagnandosi così il pass per sfidare la vincente tra Svitolina e Davis. Pur senza brillare, la spagnola sta riacquistando sicurezza a suon di vincenti (34, dieci in più dell’avversaria) e discese a rete, dove ha conquistato 24 punti su 28. La seconda partita vinta al terzo set – tra l’altro contro un’avversaria in buona forma (Tomljanovic contro Sevastova aveva decisamente convinto) – restituisce anche segnali incoraggianti sul piano della condizione. Sembra infatti alle spalle quell’infezione virale che l’aveva costretta al ritiro a Hobart, disseminando dubbi nel suo percorso di avvicinamento a Melbourne Park. Il sorrisone dopo aver messo a terra il match point dà l’idea che nella testa di Garbine siano tornate alcune sensazioni dei giorni migliori.

Garbine Muguruza – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

SULLA STRADA DI CAMILA – Prova a resistere alla parabola discendente anche Angelique Kerber. La tedesca è arrivata a fari spenti e senza grandi aspettative sui campi dove ha trionfato nel 2016, scoraggiata anche dalle cattive prestazioni di Brisbane e Adelaide. In ogni caso, complice un sorteggio non terrificante, ha lasciato per strada appena nove game in due turni liquidando senza eccessivi problemi Priscilla Hon come aveva già fatto con Elisabetta Cocciaretto. Sul suo cammino ritroverà Camila Giorgi, con cui è avanti 4-0 nei testa a testa. Nello stesso spicchio di tabellone, prosegue senza affanni il cammino di Karolina Pliskova: la seconda testa di serie ha lasciato a Laura Siegemund il tempo di portarsi avanti di un break in avvio (3-1), per poi ribaltare di forza l’inerzia della partita anche grazie ai consueti otto ace. Per la ceca al terzo turno c’è Anastasia Pavlyuchenkova (7-5 7-5 su Townsend), sempre battuta nei cinque precedenti.

Karolina Pliskova – Australian Open 2020

BALLA BELINDA – Successo non banale quello di Belinda Bencic, che aveva perso nell’unico incrocio contro Jelena Ostapenko (Indian Wells 2018). I rapporti di forza sono chiaramente cambiati, ma l’esito della sfida non è sembrato mai scontato. Sono stata brava a rimanere centrata nei momenti in cui le cose non stavano andando bene, ha commentato a caldo la numero sette WTA. Che ha mantenuto l’equilibrio in una partita vissuta sulle montagne russe: nel primo set era avanti 3-0, poi si è fatta riprendere sul 5-5 prima di dare la spallata decisiva. Nel secondo, Ostapenko ha servito per il set sul 5-4 prima di concedere un doppio break che le ha spezzato le gambe. “So di non essere quella giocatrice che può spaccare le partite con il servizio o il dritto – ha analizzato a fine partita la svizzera -, tatticamente cerco di mettere le mie avversarie nella condizione di commettere il maggior numero di errori“. Missione compiuta, nel caso specifico. La aspetta Kontaveit, in un sedicesimo alla portata con la prospettiva di una tra Vekic e Swiatek agli ottavi.

 

ANCORA CICI – Arriva un altro squillo dalla seconda vita tennistica di Cici Bellis. L’ex baby prodigio si è tolta una bella soddisfazione, fermando la corsa della numero 22 del mondo Karolina Muchova (che aveva chiuso il 2019 con il titolo di Seoul, la semifinale di Mosca e la partecipazione al masterino di Zhuhai). Prossimo test, la solidità di Elise Mertens che ha lasciato appena tre game ad Heather Watson.

Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

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ATP

Australian Open: Medvedev senza affanni, Thiem passa al quinto

Daniil vince una partita divertente contro il qualificato Pedro Martinez. Il finalista dello US Open sta entrando in forma. Dominic va sotto 1-2 contro Bolt, poi vince 12 dei successivi 15 giochi

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Daniil Medvedev - Australian Open 2020 (via Twitter, Australian Open)

[4] D. Medvedev b. [Q] P. Martinez 7-5 6-1 6-3(da Melbourne, il nostro inviato)

Lo spagnolo 22enne Pedro Martinez, di Valencia, omonimo del grandissimo pitcher dominicano dei Boston Red Sox (tra gli altri), 8 volte “All Star”, e introdotto nella Hall Of Fame del baseball nel 2015, per quanto riguarda il tennis è decisamente di un livello più basso rispetto al fenomeno del lancio con cui condivide le generalità. Sulla carta, contro il numero 4 del mondo Daniil Medvedev, non dovrebbe esserci storia. Numero 168 ATP, Pedro è stato bravo a qualificarsi qui a Melbourne e soprattutto a battere Dominik Koepfer al primo turno (quel Koepfer che 4 mesi fa arrivò agli ottavi di finale dello US Open, eliminato proprio da Medvedev). Piove a scrosci oggi, sui campi esterni le partite sono sospese.

Fino al 4-1, con un break, sembra tutto filare liscio per Daniil, che però anche nella fase in cui è in vantaggio manifesta un certo nervosismo, rivolgendosi ripetutamente in modo stizzito al proprio angolo. In effetti, causa alcuni errori decisamente evitabili del russo, senza fare il fenomeno ma palleggiando solido e spingendo col dritto, Martinez riesce a recuperare il break, e a tenersi appaiato nel punteggio fino al 5-5. Qui Medvedev gioca due game concentrato e concreto, accettando lunghi scambi in diagonale senza perdere la pazienza, e chiude 7-5.

Nel secondo set il russo continua a giocare a un livello semplicemente troppo alto per l’avversario, sale 5-0 dando anche spettacolo a momenti con alcuni recuperi e un paio di gran passanti, siamo a un parziale di 7 game a zero, in effetti purtroppo per il volenteroso Pedro la differenza di qualità è quella. Durante il cambio di campo, a Daniil viene un episodio di epistassi (sangue dal naso), e viene chiamato il fisioterapista per tamponargli l’emorragia dalla narice destra, con conseguente medical time-out. Tampona l’emorragia di game anche Martinez, tenendo un servizio alla fine della pausa, ma allo scoccare dell’ora e mezza di gioco Medvedev si prende il 6-1 con l’undicesimo ace.

Martinez è un giocatore anche brillante, attacca spesso la rete, gioca bene lo slice, il match è gradevole. Sull’1-1 del terzo set due punti memorabili: prima Daniil mette un recupero irreale spalle alla rete con una frustata di polso da squash, per poi impattare lo smash di Pedro passandolo di rovescio, successivamente è lo spagnolo a deliziare la Margaret Court Arena con una stop-volley bassa che muore a una spanna dalla rete. La gente in tribuna intorno a me scatta in piedi ad applaudire, nonostante la disparità nel punteggio ci stiamo divertendo. Nel quinto game arriva il break per Medvedev, in quello successivo il russo salva tre palle del contro-break, andando 4-2, e per Martinez (che chiude un dritto a 161 kmh nel frattempo, i colpi li ha eccome il ragazzo, deve solo costruirsi una continuità migliore per poter stare a questi livelli) la vicenda più o meno si chiude qui. Il 6-3 finale arriva poco dopo, un buon match tutto sommato per Daniil, che sfiderà Popyrin al terzo turno.

DOM PASSA AL QUINTO – Sul punteggio di 6-2 5-4 e servizio, Dominic Thiem non si aspettava certamente di essere costretto a rimanere in campo per quasi tre ore e mezzo per avere la meglio sulla wild card australiana Alex Bolt. Al servizio per chiudere il secondo parziale, l’austriaco ha perso due game consecutivi alla battuta e il set per 7-5. Bolt, esaltato dal pubblico di casa, si è fatto via via sempre più aggressivo (saranno 32 le discese a rete dell’australiano tra secondo e terzo set, 21 i punti vinti) e si è portato addirittura avanti per 2 set a 1 conquistando il terzo parziale al tiebreak.

La sua partita è però finita lì: Thiem ha infatti drasticamente alzato il livello del suo gioco (solo quattro gratuiti per Dominic nel quarto parziale), conquistando 12 dei successivi 15 giochi per il 6-2 5-7 6-7 6-1 6-2 finale, suggellato dal 56esimo vincente della sua partita. Per Thiem – che lo scorso anno è stato il giocatore con il miglior record al quinto tra quelli con almeno dieci set decisivi giocati (15 vittorie e 3 sconfitte) – si tratta della terza vittoria al parziale decisivo all’Australian Open, a fronte di una sola sconfitta (contro Sandgren nel 2018). “L’off season serve a questo: a prepararsi bene fisicamente, in questo modo è più facile dal punto di vista mentale mantenere un determinare livello per cinque set, ha dichiarato Dom a fine match. Al prossimo turno affronterà il vincente del match tra Kevin Anderson e Taylor Fritz.

 

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

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