World Padel Tour, profili: alla scoperta di Navarro/Lebron e Sanchez/Salazar

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World Padel Tour, profili: alla scoperta di Navarro/Lebron e Sanchez/Salazar

L’off-season è anche l’occasione per scoprire meglio questa disciplina in ascesa. Focus sulla prima coppia del ranking maschile e sulla seconda di quello femminile

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Paquito Navarro e Juan Lebron

Belasteguin/Lima e le gemelle Alayeto

Continua su Ubitennis la rubrica Profili, dedicata ai professionisti del World Padel Tour. In questo articolo vi presentiamo la coppia che occupa la prima posizione del ranking mondiale maschile e la seconda coppia della classifica femminile, rispettivamente Paquito Navarro e Juan Lebron e Ariana Sanchez e Alejandra Salazar.

“Paquito” Navarro Compan e il lupo Juan Lebron

Iniziamo questo articolo con chi è definito l’erede di Juan Martin Diaz signore dei riflessi e numero uno al mondo per 13 anni consecutivi, lo spagnolo Francisco Navarro Compan anche detto Paquito. Nato a Siviglia, Spagna, il 10 febbraio 1989, Paquito è cresciuto con la sua numerosa famiglia nella capitale andalusa, ma vive e si allena a Madrid da molti anni. Alto 181 cm per 75 kg di peso, Paquito è un destro e nel 10×20 (le misure del campo di padel) occupa la parte sinistra. Il suo colpo marchio della casa è la Cuchilla (la lama), vale a dire una bajada de pared velocissima e molto tagliata, anche se, essendo cresciuto con il mito di Juan Martin Diaz, Paquito è molto creativo e abile in tutti i colpi che includono l’utilizzo delle pareti, nonché sui colpi in schiacciata e dejada. Ha anche un sito ufficiale e un canale youtube dove mostra la vita da professionista di padel, oltre ai tutorial dei vari colpi e trucchi. Vi consigliamo di seguire anche i suoi canali social Facebook, Twitter e Instagram dove di consueto pubblica gesta da fenomeno con racchetta e pallina associati al movimento Padel Trotters.

 

A 30 anni avere un palmares sportivo come quello di Paquito Navarro è qualcosa di inusuale. Tra i vari record da citare, c’è quello che vede Paquito unico spagnolo ad aver vinto il titolo di campione nazionale in tutte le categorie d’età. In particolare, a livello junior, nel campionato del mondo all’età di 20 anni riuscì a rompere il maleficio che lo vedeva arrivare sempre in finale ma senza coronare il sogno di diventare campione del mondo. A livello maggiore sicuramente i due trionfi più importanti sono con la nazionale spagnola, con la quale ha vinto il campionato europeo a squadre nel 2017 e il campionato mondiale a squadre nel 2010. Nel World Padel Tour, la lega di padel più importante del mondo, Paquito ha vinto numerosi tornei con diversi partner, ma il successo sicuramente più importante sono le Master Finals di Madrid del 2016 vinte con l’argentino Daniel Gutierrez, con il quale ha formato la coppia numero 2 del ranking nel 2016 e nel 2017 arrivando a un passo dal numero uno in classifica mondiale, grazie a 5 vittorie su 10 finali disputate contro i numeri uno Bela e Lima. In particolare, la finale del primo torneo del 2017, l’Open di Santander, rimarrà storica grazie al tie-break del terzo set che ha deciso il match, e che ha visto i numeri 2 del mondo recuperare uno svantaggio di 2-5 per chiudere 7-5.

Alla fine del 2017 Daniel Gutierrez decide di tornare a fare coppia con il connazionale Maxi Sanchez e Paquito, sebbene deluso, coglie l’occasione per coronare il suo sogno, quello di giocare insieme al suo idolo Juan Martin Diaz appena rientrato da un lungo infortunio e con cui aveva appena vinto l’europeo in Portogallo. La stagione 2018 si conferma emozionante con i due giocolieri del padel che infiammano tutte le piazze spagnole e non. I due spagnoli non tardano a conquistare due finali consecutive nel secondo e terzo torneo dell’anno finendo per perdere entrambe le volte contro Gutierrez/Sanchez, poi conquistano la terza finale in Svezia ma vengono sconfitti ancora da un argentino Belasteguin in coppia con il brasiliano Lima. Durante il Master di Portogallo Paquito batte rovinosamente contro una parete che si sgretola sul suo braccio, costringendolo all’abbandono e a un tempo di recupero fuori dal campo. L’infortunio rimescola di nuovo le carte. Juan Martin Diaz si accorda per giocare quel che rimane della stagione insieme al giovane spagnolo Juan Lebron, mentre Paquito, visto l’ennesimo infortunio di Belasteguin, chiede a Lima di unire le forze per i due tornei che mancano prima del rientro del Bela.

L’esperienza insieme al numero uno brasiliano non poteva essere migliore, poiché in entrambi i tornei giocati insieme Navarro e Lima raggiungono la finale, vincendo la prima e perdendo in maniera rocambolesca la seconda che cade dal lato dei numeri uno del mondo Gutierrez/Sanchez. Paquito gioca le finali di fine anno con Juan Cruz Belluati perdendo nelle fasi iniziali, ma con la testa già al futuro, perché, da lì a poco, avrebbe annunciato il suo nuovo compagno di squadra per la stagione 2019, ovvero Juan Lebron. Con lui, grazie alla vittoria del Sao Paulo Open (24 novembre 2019), si garantisce per la prima volta in carriera la conquista del numero 1 del ranking di coppia dal giorno successivo insieme al compagno di team oltre che la prima posizione della classifica individuale, in coabitazione con Juan Lebron, alla fine del Mexico Open (settimana seguente).

Juan Lebron Chincoa nato il 30/01/1995 a Puerto de Santa Maria, Spagna, altezza 184 cm, vive a Madrid. Juan è un destro e gioca abitualmente nella posizione di sinistra anche se nel 2019 parte dalla destra per poi variare durante gli scambi. È soprannominato il Lupo per via del suo aspetto e per l’ululato che esegue il pubblico ad ogni sua giocata vincente. I suoi colpi preferiti sono remate e dejada.

Seppur molto giovane Juan Lebron ha già conquistato molti record:

  • primo spagnolo a conquistare il n. 1 del ranking mondiale WPT individuale e a coppie di padel
  • campione del mondo di coppia (con Alejandro Galan) nel 2018
  • vicecampione del mondo a squadre con la Spagna nel 2016
  • giocatore rivelazione del WPT nella stagione 2018
  • 5 titoli vinti a livello WPT tutti nel 2019 (in coppia con Paquito Navarro, stagione ancora in corso)

Nel 2018 Juan Lebron ha avuto due compagni di squadra raggiungendo con entrambi diverse finali senza però riuscire mai a vincere il primo titolo in carriera (per la prima parte della stagione ha condiviso il campo con Juan Cruz Belluati, mentre nella seconda parte ha unito le forze con Juan Martin Diaz). A fine anno Juan ha accettato l’offerta di Paquito Navarro di disputare in coppia la stagione successiva. Grazie a quest’ultimo il 23 novembre 2019 battendo nella semifinale del Sao Paulo Open Belasteguin e Tapia diventa il primo spagnolo nato in Spagna a conquistare in solitaria la vetta del ranking mondiale WPT.

Ad oggi, Paquito e Juan hanno raggiunto nel 2019 9 finali su 15 tornei vincendone 5, cosa che ha permesso loro di guidare la classifica per titoli vinti in stagione e, grazie a questi risultati, hanno raggiunto per la prima volta in carriera il primo posto della classifica mondiale, scavalcando gli argentini Maxi Sanchez e Daniel Gutierrez. Tuttavia, mantenere tale posizione non sarà un compito semplice, dato che i due sono seguiti a corta distanza da Galan e Lima (rispettivamente 4 e 3 titoli vinti quest’anno). Nella parte finale della stagione tutti gli scenari saranno ancora possibili e, anche gli ex numeri uno Maximiliano Sanchez e Daniel Gutierrez (4 titoli nel 2019) potranno dire la loro per chiudere per il secondo anno consecutivo come leader del ranking mondiale.

Ari Sanchez e Alejadra Badejandra Salazar

Passando alla coppia femminile di questo appuntamento, iniziamo dalla giovane promessa del padel spagnolo, Ariana Sanchez Fallada, attuale numero 4 del mondo a livello individuale, e parte della coppia numero 2 del WPT insieme a Alejandra Salazar. Ariana è nata a Reus il 19/07/1997 ma vive a Barcellona, altezza 165 cm, è destra e la sua posizione in campo è quella del reves (sinistra). Il colpo preferito da Ariana è sicuramente il Per 3 (smash che dopo il rimbalzo sul campo avversario e sulla parte esce al di fuori del campo dalla parte laterale). Ariana e la coetanea Marta Ortega venivano definite le Niñe (le ragazzine, per via della loro giovane età) quando giocavano in coppia. Nonostante i vari impegni da giocatrice professionista, Ariana è iscritta anche a due corsi universitari, quello di Scienze dello Sport e quello di Fisioterapia al fine di poter rimanere nell’ambiente del padel o dello sport in generale anche quando la propria carriera da giocatrice finirà.

Data la sua giovane età, i risultati fino ad ora raggiunti da Ariana in ambito PRO sono molto legati a quelli ottenuti da Marta Ortega, la sua compagna di team fino alla fine del 2018:

  • campionessa europea nel torneo di coppia (con la connazionale Marta Ortega) e in quello a squadre con la Spagna (2017 Portogallo)
  • secondo posto alle WPT Finals 2017 (sempre in coppia con Marta Ortega)
  • 5 titoli nel circuito professionistico (1 nel 2017 con Marta Ortega e 4 nel 2019 con Alejadra Salazar, oltre a due Challenger vinti nel 2017 sempre con Ortega)
  • giocatrice più giovane nel conquistare un titolo WPT (nel 2017 a 19 anni, vittoria dell’Open di Santander in coppia con Marta Ortega con cui condivide il record)

Compagna di team di Ariana dall’inizio della stagione 2019 è la veterana Alejandra Salazar, anche conosciuta come Bandejandra o Mazzolatrice (rispettivamente per via del suo colpo preferito la Bandeja e per il tipo di Bandeja eseguito, un colpo molto piatto e potete vicino all’incrocio delle pareti). Nata a Madrid, capitale spagnola, il 31 dicembre 1985, Alejandra Salazar, altezza 168 cm per 60 kg di peso, è destra e nel 10×20 occupa la parte destra.

Alejandra è un mito del padel internazionale e spagnolo, avendo raggiunto il numero 1 del ranking femminile già in 3 occasioni, nel 2009, nel 2016 e nel 2019, e conquistando più volte il titolo di campionessa di Spagna e di campionessa del mondo nel 2010, 2014, 2016 con la propria nazionale (squadra e coppia con Marta Marrero) e nel 2018 (nuovamente a squadre).

Nel corso dell torneo Open di Valladolid, nell’estate del 2017, nel secondo set della combattutissima finale contro le gemelle atomiche Alayeto, durante l’esecuzione della sua famosa bandeja in sospensione, Alejandra, in ricaduta, appoggia male il piede e si infortuna al ginocchio. Saranno i 7 mesi più duri della sua carriera che la vedranno prima operarsi e successivamente iniziare la riabilitazione. Tornata in campo nella stagione 2018, di nuovo in coppia con Marta Marrero, Alejandra conquista ben 6 titoli (titolo di Maestre incluso oltre alla prima edizione del WOpen), tutti vinti contro le acerrime rivali, le gemelle Alayeto.

Alla fine del 2018 Marrero e Salazar arrivano a pochi punti dalla riconquista del numero 1 del ranking e contemporaneamente decidono di separare il loro cammino annunciando le rispettive nuove compagne per il 2019. Nell’estate del 2019, Alejandra ritorna in campo a Valladolid, dove aveva subito l’infortunio nel 2017, e, in questa occasione, vince il torneo e torna numero uno del mondo, seppur per un solo torneo, una coincidenza molto speciale. Nel resto della stagione Alejandra affronta la sua ex compagna di squadra Marrero in ben 6 occasioni (tutte finali), dando vita ad un classico ricorrente, portando a casa due vittorie per un totale di 4 titoli vinti insieme a Ariana Sanchez, il che le ha permesso di rimanere fino alla fine in lizza per la chiusura dell’anno come numero uno del ranking femminile.

Appuntamenti con il padel da segnare in agenda

Il grande Padel mondiale non vi abbandona mai con notizie puntuali sul sito ufficiale, sui propri canali social di Facebook e Instagram e con lo streaming completamente gratuito sul canale youtube dedicato, con dirette dal venerdì alla domenica nelle settimane in cui si disputano i tornei Open e Master della lega di Padel più importante al mondo. Da non perdere le finali dedicate ai migliori 16 giocatori del mondo, in entrambe le categorie maschile e femminile, che si contenderanno il titolo di Maestri in quel di Barcellona (19-22 dicembre).

Massimiliano Mingrone

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Al femminile

I migliori colpi in WTA: il dritto

Terza puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede il dritto più completo ed efficace del circuito?

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Bianca Andreescu - Indian Wells 2019

Terza puntata della serie dedicata ai migliori colpi in WTA. È arrivato il momento di scegliere le migliori giocatrici nell’esecuzione del dritto. Prima di entrare nel merito, occorre un riepilogo che spieghi i criteri che mi sono dato per la selezione, in modo da trovare un terreno di giudizio condiviso con chi legge.

Linee generali
Come ho indicato nel primo articolo (e colpevolmente dimenticato nel secondo), la selezione considera soltanto le prime 100 giocatrici della classifica attualmente in attività. Significa, per esempio, che tra i dritti non troverete Dominika Cibulkova (e forse un posto lo avrebbe meritato), così come non ci sarà Caroline Wozniacki quando si tratterà di occuparsi del rovescio, visto che entrambe hanno appeso la racchetta al chiodo.

Ho deciso di non andare oltre il centesimo posto perché in questo modo si ragiona su un gruppo di tenniste affermate, senza doversi avventurare alla ricerca di scelte poco conosciute o di nicchia. In più questo mi agevola al momento della chiusura di ogni classifica, perché al termine della selezione posso fare un rapido controllo scorrendo tutti i cento posti del ranking ed essere sicuro di non avere trascurato qualche nome.

 

Ricordo infine che la valutazione non è sulla carriera, ma sul rendimento nell’ultimo periodo. Una scelta, evidentemente, che penalizza grandi giocatrici in declino, come per esempio Venus Williams. Questo perché l’intento è provare a definire il quadro attuale della situazione, non stabilire un giudizio storico. I giudizi storici attendibili, secondo me,  si compiono a fine carriera, fra giocatrici non più in attività.

Il dritto
Per quanto riguarda specificatamente il dritto, ho ragionato tenendo in considerazione le esecuzioni dal terzo colpo in poi, quindi escludendo la risposta, che è stata oggetto di un articolo specifico. Altrimenti ci sarebbe stata una sovrapposizione di temi e giudizi.

Altra cosa che mi preme sottolineare: quando pensiamo ai migliori colpi, immediatamente ci vengono in mente quelli vincenti. Ma i colpi vincenti sono solo una parte dei tanti che si effettuano durante un match. Per questo ho provato a tenere conto anche di altri fattori: innanzitutto la consistenza, cioè la capacità di limitare gli errori non forzati. Ma anche la capacità di colpire al meglio in situazioni difficili, su palle lontane o molto profonde: fasi in cui non è tanto la potenza a contare, quanto la mobilità e la rapidità nel coordinarsi. E non sempre le giocatrici più potenti possiedono anche queste caratteristiche ai massimi livelli.

Ultima questione: le esclusioni. Ho deciso di comporre una classifica di dieci nomi. Dieci nomi sembrano tanti, ma poi quando si cominciano a stringere le maglie della selezione ci si accorge che sono necessarie difficili rinunce.

Per esempio: tre ottimi dritti che non compaiono sono quelli di Daria Kasatkina, Kristina Mladenovic e soprattutto Samantha Stosur. Per loro tre il motivo è lo stesso: l’appannamento dell’ultimo periodo.
Per ragioni opposte mancano alcune delle giocatrici che si sono messe in mostra negli ultimi tornei: ho pensato che poche settimane non bastassero per scalzare dalla classifica rendimenti più consolidati. Ecco perché non troverete, per esempio, il dritto di Ons Jabeur.

Ci sono poi alcune tenniste che non hanno ottenuto risultati da prima pagina e che pure possiedono un dritto che spicca nel loro gioco. Penso per esempio a Jennifer Brady, Zarina Diyas, Polona Hercog o Alison Van Uytvanck. Potrei aver sbagliato nell’escluderle, ma ho pensato che forse il dritto spicca nel loro gioco anche perché il resto dei fondamentali non è al livello delle primissime al mondo. Ma, data l’età, molte di loro sono ancora in tempo per smentirmi.

Chi mi avrebbe davvero messo in difficoltà sarebbe stata Shelby Rogers, ma in questo caso è stato il ranking a penalizzarla (attualmente numero 113 dopo un lungo periodo di infortuni). Non è stato facile nemmeno eliminare giocatrici come Simona Halep. Jelena Ostapenko e Aryna Sabalenka: su di loro so che mi prenderò delle critiche contro cui è difficile argomentare, anche perché sono state tutte esclusioni sul filo di lana.

Infine mi spiace non ci sia alcuna mancina fra le dieci elette. Taylor Townsend, Marketa Vondrousova e Petra Kvitova sono state le ultime a “cadere”. Giocatrici diversissime, penalizzate da motivi diversi: a mio avviso il dritto di Townsend è molto efficace ma forse un po’ ripetitivo, mentre a Vondrousova manca un po’ di “punch”. Kvitova quando è ispirata ha un dritto fenomenale, ma nelle giornate-no diventa un colpo che produce troppi gratuiti, e di questo ho dovuto tenere conto.

Petra Kvitova – Madrid 2018 (foto @Gianni Ciaccia)

Con questo lungo preambolo spero di avere fatto un po’ di chiarezza. Ora è arrivato il momento di presentare l’elenco definitivo.

a pagina 2: Le posizioni dalla 10 alla 6

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Focus

Le Olimpiadi di Tokyo si disputeranno dal 23 luglio all’8 agosto 2021

Il CIO ha già comunicato le date ufficiali: precisamente un anno dopo. Tramontata l’ipotesi primaverile

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dall'account ufficiale delle Olimpiadi (@Olympics)

Persino in anticipo rispetto alle attese, il comitato olimpico ha ufficializzato le date in cui sono stati riprogrammati i giochi di Tokyo 2020 – la denominazione rimarrà la stessa, così come il logo – che andranno in scena dal 23 agosto all’8 agosto 2021, praticamente un anno preciso in ritardo rispetto alle date previste per quest’anno (24 luglio-9 agosto). Le paralimpiadi si svolgeranno invece dal 24 agosto al 5 settembre.

La decisione è stata presa oggi in teleconferenza in una riunione tra il presidente del CIO Thomas Bach, il presidente del comitato organizzativo Mori Yoshirō, il governatore di Tokyo Koike Yuriko e il ‘ministro olimpico’ Hashimoto Seiko ed è supportata da tutte le federazioni sportive internazionali e dai comitati olimpici nazionali. Lo spostamento è stato ufficializzato per proteggere la salute di atleti e tutte le persone coinvolte, per sostenere il contenimento del coronavirus, per salvaguardare gli interessi di atleti e sport olimpici e per l’integrità del calendario sportivo globale.

Queste nuove date, successive di un anno esatto rispetto a quelle originariamente pianificate per il 2020, danno alle organizzazioni sanitarie e a tutti coloro che sono coinvolti nell’organizzazione dei Giochi tutto il tempo necessario per affrontare la situazione in costante mutamento a causa della pandemia di COVID-19″ si legge nel comunicato ufficiale. “In questo modo, ogni conseguenza sul calendario sportivo internazionale causata dal rinvio verrà tenuta al minimo, e ci sarà tempo a sufficienza per concludere i tornei di qualificazione“.

 

A seguito di questa decisione, il presidente del CIO ha parlato in questo termini: “Voglio ringraziare le federazioni internazionali per il supporto unanime e i comitati olimpici nazionali per lo spirito di collaborazione e per il supporto nel processo decisionale dei giorni scorsi. Vorrei inoltre ringraziare la commissione degli atleti del CIO, con cui siamo rimasti in contatto costante. Sono fiducioso che lavorando assieme al comitato organizzativo di Tokyo 2020, alle amministrazioni di TOkyo, al governo giapponese e a tutte le parti in causa possiamo venire a capo di questa sfida senza precedenti. L’umanità si trova in un tunnel buio. I Giochi Olimpici possono essere la luce alla fine di questo tunnel“.

In coda al comunicato, si legge che tutti gli atleti già qualificati per le Olimpiadi avranno un posto assicurato per la prossima estate. Questo è il risultato del fatto che i Giochi di Tokyo, in accordo con il Giappone, rimarranno i ‘Giochi della XXXII Olimpiade’.

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ATP

Orfani del tennis: i dieci momenti memorabili della storia del torneo di Miami

La rimonta di Federer con Nadal, le sei vittorie di Agassi e lo splendido gesto di fair play del 1994, il primo sigillo di Djokovic: riviviamo i momenti indimenticabili del torneo di Miami

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Secondo il calendario originale, oggi sarebbe stato il giorno di ‘scollinamento’ del Masters 1000 di Miami, che disteso sui canonici dieci giorni si sarebbe concluso fra una settimana – domenica 5 aprile. Nulla di tutto ciò è accaduto, dacché la pandemia di COVID-19 si è abbattuta anche sul tennis e ha fermato tutto, ma grazie a un articolo pubblicato sul sito ufficiale dell’ATP possiamo rivivere i momenti più significativi della storia di questo torneo che si è disputato senza interruzioni dal 1985 al 2019.

1991: Jim Courier completa il primo “Sunshine Double”

Iniziata con il trionfo di Boris Becker su Ivan Lendl all’Australian Open, la stagione 1991 vide tra gli indiscussi protagonisti il ventunenne americano Jim Courier. Vincitore prima di allora di un solo torneo (Basilea 1989), il tennista di Sanford, numero 23 della classifica ATP, riuscì a trionfare prima a Indian Wells battendo in finale il francese Guy Forget e poi a Miami superando il connazionale David Weathon. Con il successo ottenuto sia in California che in Florida, Jim Courier è diventato il primo tennista della storia a vincere nello stesso anno entrambi i tornei americani di inizio stagione. Gli altri tennisti capaci di raggiungere tale traguardo sono stati: Michael Chang (1992), Pete Sampras (1994), Marcelo Rios (1998), Andre Agassi (2001), Roger Federer (2005, 2006, 2017) e Novak Djokovic (2011, 2014, 2015, 2016).

1994: trionfa Sampras, ma il premio sportività va ad Agassi

Nell’edizione 1994 Andre Agassi era numero 31 della classifica mondiale, la posizione più bassa da lui ricoperta dal 1987. Dopo aver battuto, tra gli altri, sia Boris Becker che Stefan Edberg, riuscì a qualificarsi per la finale, la prima da lui disputata sotto la guida dell’allenatore Brad Gilbert. Prima dell’inizio del match Agassi entrò nello spogliatoio. Il campione in carica Sampras, però, non era in grado di scendere in campo nell’orario di inizio previsto a causa di un’intossicazione alimentare. Il “Kid di Las Vegas” avrebbe potuto vincere per walk over ma non volle. Accettò di posticipare l’inizio dell’incontro. Pete si sottopose a una flebo di 90 minuti, scese in campo, a stomaco vuoto, e vinse: 5-7, 6-3, 6-3 il punteggio finale. Un grande gesto di fair play costato caro al tennista di Las Vegas. “Se non riesco a battere il miglior giocatore del mondo, non merito il trofeo e certamente non lo merito se non riesco a batterlo quando sta male” ammise Agassi al termine del match. “Ha mostrato grande classe, questo gesto non lo dimenticherò mai” dichiarò Sampras.

 

1997: l’ultima rinascita di Muster

Otto anni prima, nel 1989, Thomas Muster subì a Miami l’infortunio più sfortunato della storia. Dopo aver battuto Yannick Noah in una splendida semifinale recuperando due set di svantaggio, l’austriaco, mentre stava tornando in hotel venne colpito da un auto, una Lincoln Continental guidata dal trentasettenne Robert Norman Sobie. Thomas fu sbalzato per sei metri subendo un gravissimo infortunio al legamento crociato del ginocchio sinistro. La finale che avrebbe dovuto giocare con Ivan Lendl ovviamente saltò, svanendo così, anche se solo temporaneamente, il sogno di vincere il torneo americano. Nel 1997 Muster, ancora a Miami, riuscì a completare ciò che la sfortuna aveva interrotto otto anni prima. Da numero 2 del ranking, dopo aver battuto Jim Courier in semifinale, sconfisse in finale lo spagnolo Sergi Bruguera in tre set. A distanza di otto anni, dopo quel drammatico 1° aprile 1989, finalmente poté alzare al cielo la coppa del vincitore. Per l’austriaco fu il 44° e ultimo trionfo in carriera, il primo in un Masters 1000 sul cemento.

1998: Marcelo Rios diventa numero 1 del mondo

Venti giorni straordinari, passando dal deserto della California al caldo umido della Florida, regalarono a Marcelo Rios la prima posizione mondiale nel marzo 1998. Il talentuoso tennista cileno, che ad inizio marzo aveva 939 punti in meno del numero 1 del mondo Pete Sampras, sconfisse nella finale di Indian Wells il britannico Greg Rusedski e a Miami Andre Agassi. I match del Miami Open che portarono Rios sulla vetta del ranking mondiale furono seguiti in tv da tutto il Cile. Un’intera nazione letteralmente incollata davanti ai televisori. Il tennista di Santiago rimase in vetta al ranking complessivamente per quattro settimane, dal 30 marzo al 27 aprile, e poi nuovamente per altre due settimane, dal 10 al 24 agosto, sempre nell’anno 1998. Ad oggi è il primo e unico tennista cileno ad aver raggiunto la prima posizione mondiale, nonché il primo e unico tennista ad aver raggiunto tale posizione senza aver mai vinto un torneo dello Slam.

2003: Agassi trionfa per la terza volta di fila, sesta complessiva a Miami

Dopo il trionfo all’Australian Open di qualche settimana prima, il campione in carica di Miami Andre Agassi si presentava a Key Biscayne con grandi aspettative e con i favori del pronostico. Aspettative che non furono deluse. Il trentatreenne americano, numero 2 del ranking, dominò la finale contro la testa di serie numero 5, Carlos Moya, aggiudicandosi per la sesta volta in carriera il titolo di campione. Per Agassi si trattò del terzo trionfo consecutivo dopo quello del 2001 contro Jan-Michael Gambill e del 2002 contro Roger Federer. I sei titoli di Agassi conquistati a Miami sono stati poi eguagliati da Novak Djokovic nel 2016.

2005: Federer e Nadal si sfidano per la prima volta in finale

Nel 2004 Roger Federer e Rafael Nadal si affrontarono per la prima volta in carriera al terzo turno del Miami Open, dando vita al primo capitolo della loro rivalità. Nel 2005 di nuovo l’uno contro l’altro: questa volta però in finale. Dopo essere stato in svantaggio di due set e a soli due punti dalla sconfitta, Roger Federer riuscì nell’impresa di ribaltare l’incontro, ottenendo la 18° vittoria consecutiva nelle finali a livello di tour: 2-6, 6-7 (4), 7-6 (5), 6-3, 6-1 il punteggio finale in tre ore e quarantuno minuti di gioco. “Non mi aspettavo di riuscire a ribaltare la partita. Non ne ho recuperate tante quando sono stato in svantaggio di due set a zero, sono estremamente felice ed esausto” dichiarò Federer al termine del match.

2007: Novak Djokovic si aggiudica il primo Masters 1000 della carriera

Vincitore (prima di Miami) di soli tre titoli ATP e numero 10 del ranking mondiale, nel 2007 sul cemento di Key Biscayne, Novak Djokovic si aggiudicò il primo Masters 1000 della carriera battendo in finale il qualificato argentino Guillermo Canas. Il serbo con i suoi diciannove anni divenne il più giovane campione nella storia del torneo. “Ogni volta che vinci qualcosa, o comunque se sei il giocatore più giovane a farlo, o se fai qualsiasi record è sempre fantastico. Significa che il tuo nome è nella storia di questo sport. Ne sono orgoglioso. So di aver lavorato duramente per raggiungere tale traguardo. Spero che questo sia solo l’inizio di una lunga carriera” dichiarò il serbo ai giornalisti al termine dell’incontro. Sarebbe andata esattamente in quel modo.

2011: Un Djokovic perfetto batte Nadal in una finale mozzafiato

Già vincitore di Australian Open, Dubai e Indian Wells, Novak Djokovic arrivò alla finale dell’edizione 2011 del torneo di Miami senza perdere mai il servizio. Un inizio di stagione incredibile per il tennista serbo che, anche nella finale di Key Biscayne, mise in mostra il suo miglior tennis dando una dimostrazione pazzesca di solidità. Dopo tre ore e ventuno minuti di battaglia Novak Djokovic riuscì ad avere la meglio su Rafael Nadal con il punteggio di 4-6, 6-3, 7-6 (4). “È stata una partita super equilibrata, poteva finire in entrambi i modi. È stata una delle migliori che abbia mai giocato in carriera” dichiarò Nole. Nel 2011 il serbo rimase imbattuto fino al Roland Garros quando si arrese in semifinale a Roger Federer. 

2017: Federer vs. Kyrgios: uno dei match dell’anno

Dopo l’incredibile Australian Open culminato con il successo in finale contro Rafael Nadal, Roger Federer diede spettacolo anche a Miami. La semifinale dell’edizione 2017 tra Roger Federer e Nick Kyrgios fu la partita del torneo. Un match epico, lottato dal primo all’ultimo punto. Una carrellata di emozioni in cui lo svizzero riuscì a salvare vari set e l’australiano match point. Dopo tre ore e dieci minuti di battaglia, il tennista di Basilea si impose per 7-6 (9), 6-7 (9), 7-6 (5). “È stato fantastico. Non capita spesso di vincere una partita con tre tiebreak” dichiarò lo svizzero. “È stato bello vincere in questo modo, anche perché ricordo ancora la sfida contro di lui a Madrid nel 2015”. (ndr. In quell’occasione vinse Kyrgios per 6-7 (2), 7-6 (5), 7-6 (12) dopo aver salvato due match point).

2019: Benvenuti all’Hard Rock Stadium…

Dopo trentadue edizioni disputate a Crandon Park (dal 1987 al 2018), il torneo di Miami ha dato addio allo storico impianto di Key Biscayne. Dal 2019, infatti, il torneo si è trasferito all’Hard Rock Stadium, l’impianto che ospita la squadra di football dei Miami Dolphins. La nuova sede presenta 29 campi da gioco di cui 11 costruiti nei parcheggi meridionali dell’Hard Rock Stadium. La prima edizione nella nuova sede è stata vinta da Roger Federer che si è imposto in finale sull’americano John Isner.

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