Tsitsipas 2020, l'anno per diventare davvero grande

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Tsitsipas 2020, l’anno per diventare davvero grande

Il greco ha chiuso il 2019 con il titolo delle Finals e il numero sei del mondo. A partire dall’Australia, si butterà nella stagione in cui punta a crescere negli Slam e nei Masters 1000

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Stefanos Tsitsipas a terra - ATP Finals 2019 (via Twitter, @atptour)

Ha finito in gloria, inizierà con il piede sull’acceleratore. Il Maestro delle Finals 2019, Stefanos Tsitsipas, avrà tanti occhi addosso nell’avvio della nuova stagione. La sua quarta nel circuito maggiore, da vivere ormai senza l’etichetta della giovane promessa. Dopo il successo londinese, l’obiettivo diventa centrare il primo Masters 1000 in carriera oltre che andare più lontano possibile negli Slam. A partire dall’Australia, dove però l’agenda è piena sin dai primissimi giorni del nuovo anno. L’ateniese sarà infatti di scena nella ATP Cup, con la Grecia impegnata nel girone F di Brisbane insieme a Germania, Canada e ai padroni di casa.

Sarà un appuntamento difficile e stimolante – le sue parole in un’intervista al sito ATP – scenderemo in campo individualmente ma sarà bello sentirsi squadra“. In realtà, buona parte delle speranze greche si appoggeranno sulle spalle del numero sei del mondo. Il suo compagno d’avventura sarà infatti il buon Michail Pervolarakis, che naviga alle spalle dei primi 400 del ranking.

IL SOSTEGNO DEI TIFOSI – L’allievo di Apostolos ha utilizzato l’off season per ricaricare le batterie e cementare il già solido rapporto con la sua community di tifosi, con la quale ama interagire via social. Un investimento in tempo e dedizione che, evidentemente, porta dividendi. “Il sostegno dei fan mi aiuta molto, mi fa essere un tennista e una persona migliore. Ritengo importante per la mia carriera mantenere la connessione con loro – ha raccontato – e dargli l’idea che hanno a che fare con una persona amica. Nella stagione ho avuto anche dei momenti difficili, nei quali il sostegno dei tifosi e della mia famiglia mi ha dato forza“.

LA RICERCA DELLA CONTINUITÀ – Il riferimento è alla numerose eliminazioni al primo turno: da Wimbledon allo US Open, senza dimenticare i Masters 1000 di Indian Wells, Cincinnati e Montreal (mentre rimane ottimo il ricordo di Madrid e Roma, tornei persi rispettivamente in finale e in semi). Sbalzi di rendimento anche comprensibili a 21 anni, comunque da inquadrare in un anno iniziato con in testa la corona Next Gen di Milano 2018 e terminato con il best ranking. “Non vedo l’ora di ricominciare, questa è una parte dell’anno in cui posso aggiungere cose al mio gioco e sistemare ciò che non ha funzionato“. All’Australian Open difenderà la semifinale di un anno fa.

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Kasatkina, la russa che resiste: “Perdo spesso? Ho superato momenti peggiori”

Dasha a ruota libera davanti ai taccuini di casa. “Ho vissuto un brutto anno, ma le difficoltà irrimediabili sono altre. I calciatori? Strapagati e arroganti”

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Non gioca, non viaggia, come tutti. E come tutti ha un (bel) po’ di tempo in più da dedicare alle chiacchiere. Daria Kasatkina si concede, e la connazionale testata Sports.ru si mette comoda ad ascoltare un racconto pieno di spunti e di riavvolgimenti improvvisi della fabula, a ruota libera, con pochi filtri e molti salti dal palo alla frasca. Neanche male, forse addirittura igienico, un viaggio tra i meandri del passato, soprattutto se il presente è avaro di soddisfazioni. Dasha prima dello stop forzato aveva sorbito a Lione un brodino confortevole dopo un’annata disgraziata: raggiunte nel 2018 le prime dieci giocatrici del globo, la giocatrice da Togliatti ha chiuso la scorsa stagione con un terrificante record di tredici vittorie e ventuno sconfitte, perfetto per precipitare all’attuale sessantaseiesima piazza del ranking.

Lo scorso anno sono arrivate poche soddisfazioni, ma ho ricominciato a vedere la luce con i quarti a Pechino e la semifinale di Lione in marzo. Non sono stati i primi e non saranno gli ultimi periodi bui,” ha continuato Kasatkina, che ha inteso riferirsi alla personale, delicatissima transizione da junior a pro. “Sin da bambina non ho avuto una carriera spianata dalle comodità. Per permettermi di diventare una buona tennista i miei genitori hanno dovuto fare enormi sacrifici, anche se cercavano di tenermi fuori da discorsi economici e di lasciarmi tranquilla. Non sapevo esattamente come stessero le cose, ma sentivo una grande responsabilità.” Poi la vittoria al Roland Garros junior nel 2014 e il trasferimento in Slovacchia per proseguire il percorso di perfezionamento.

Le spese sono aumentate, ho dovuto prendere un appartamento in affitto. I miei stavano pensando di vendere alcuni beni per sostentarmi. Alle qualificazioni dello US Open 2015 avevo bisogno di ottenere un buon risultato ma ho perso all’ultimo turno di qualificazioni contro Elizaveta Kulichkova. Ero a terra, ma il giorno d’inizio torneo Maria Sharapova si è ritirata e io sono stata ripescata: ho battuto Gavrilova e Konjuh prima di perdere con Mladenovic, quel terzo turno ha rappresentato una svolta fondamentale nella mia carriera. Dentro di me ho dovuto ringraziare Masha, augurandole ovviamente di guarire presto“.

 

Con due titoli conquistati nel circuito maggiore e oltre sei milioni di dollari di montepremi raggranellati in carriera i soldi non sono più un assillo, se non altro, e non è poco. “Ognuno gestisce le finanze come meglio crede, per quanto mi riguarda di quei sei milioni ne rimangono in tasca la metà quasi esatta. Oltre a detrarre un buon 30% di tasse dovete sapere che le spese annuali per sostenere team, viaggi e logistica si assestano intorno ai centottanta, duecentomila dollari. Mio fratello lavora nel campo finanziario e mi aiuta nella gestione. Inutile dire che sono orgogliosa dei risultati che ho raggiunto. Si, anche di quelli economici“.

Che non sono affatto risibili, anche se lontani dai guadagni accumulati da molti professionisti del pallone, categoria particolarmente invisa a Dasha.Non voglio generalizzare, ma non mi fanno impazzire. Non mi sono andati a genio quelli che ho incontrato e quelli in cui mi sono solo imbattuta sui social. Trovo che troppi tra loro siano superficiali, arroganti. Ed eccessivamente pagati, se vogliamo dirla tutta.” Kasatkina attacca davanti al microfono, in attesa di tornare a impostare le proverbiali difese in campo.

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Federer esterna, Harris non ne subisce il fascino: “Il suo solito egoismo, nulla di strano”

Secondo Roger giocare a porte chiuse ha poco senso. L’australiano gli dà dell’egoista: “Forse sarebbe il caso che qualcuno tornasse a guadagnare qualcosa”

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L’aggrovigliatissimo dibattito prosegue e proseguirà, pochi dubbi a riguardo: tennis sì o tennis no? E se sì, quando? E quando verrà finalmente fissata la data della ripartenza, porte aperte o porte chiuse? Non se ne esce, anzi, non se ne entra, a quanto pare: le speranze che gli impianti aprano al pubblico prima dell’autunno sono purtroppo poche, ma il periodo e i governi impongono cautele comprensibili.

Chi normalmente bazzica le periferie della racchetta, abituato a esibirsi davanti a poche decine di spettatori, forse non pagherebbe lo scotto dello stop al pubblico, ma chi la transizione da tennista a star planetaria l’ha compiuta da parecchi anni non vede di buon occhio la soluzione. Roger Federer, peraltro in buona e nutrita compagnia, ha notoriamente fatto sapere che il tennis senza il tifo dagli spalti è pratica che ha poco senso mandare in scena. Per ora il campione non si allena in attesa di buone novelle, ma se la soluzione per riprendere presto è quella di esibirsi nel deserto, allora meglio aspettare un po’ più a lungo.

Purtroppo c’è chi di tempo da perdere lontano dal luogo di lavoro ne ha ancora poco, e tifosi o non tifosi è pronto a ripartire non appena il Governo del tennis darà in qualsiasi maniera il nullaosta. Il caso, immaginiamo non l’unico, è quello di Andrew Harris, australiano, ventisei anni, numero duecentodue delle classifiche mondiali con un best ranking alla centocinquantanove ATP, tre finali Challenger in carriera, tutte perse. Secondo il suo comprensibile punto di vista, le grandi stelle del tennis hanno perso il contatto con la realtà: “Vuole tornare solo se sarà possibile farlo davanti al pubblico? Cosa ne direbbe se ricominciassimo a giocare, ovviamente rispettando i protocolli di sicurezza, in modo da permettere a chi in questo momento soffre di tornare a guadagnare qualche soldo? Questo è il solito egoismo di Federer, nulla di strano“.

 

Una riflessione condivisibile, quella di Harris, che nella circostanza rappresenta la stragrande maggioranza dei tennisti: quelli che se non giocano, non pagano le bollette. Occorre anche dire che il punto di vista opposto non è privo di motivazioni giustificate: qualsiasi evento sportivo privo di pubblico visto in tv perde gran parte del proprio appeal, come dimostrano i primi vagiti della Bundesliga post-confinamento. Se l’intenzione è quella di evitare che molti professionisti a breve si cerchino un altro mestiere bisognerà farsene una ragione, tuttavia.

Federer e Nadal – Match in Africa 6

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Spadafora annuncia i rimborsi al pubblico per gli eventi saltati

Il ministro dello Sport garantisce che verranno erogati voucher “per risarcire la spesa di chiunque abbia acquistato biglietti di eventi cancellati dal Coronavirus”. Dubbio Internazionali

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I quindicimila spettatori accorsi alla Sardegna Arena per Cagliari-Roma di domenica primo marzo restano gli ultimi tifosi ad aver potuto godere di una manifestazione sportiva a porte aperte in Italia. Di lì a qualche giorno le proporzioni assunte dalla pandemia avrebbero prima forzato le porte serrate, poi sospensioni e rinvii e infine la cancellazione totale di non pochi eventi, tra cui la parte restante del campionato di serie A di basket edizione 2019-2020.

Tra le varie questioni aperte sul caotico tavolo ha avuto il proprio bello spazio la spinosa problematica relativa ai rimborsi dei biglietti già acquistati dal pubblico, ulteriormente ingarbugliata dalla sottile, ma nemmeno poi troppo, differenza tra sospensione (provvisoria) e cancellazione (definitiva) degli eventi suddetti. Dubbio che si è infine dissolto, almeno per ciò che riguarda l’estate, “grazie” a una delle poche certezze regalate da questo strano periodo: ripartissero i vari campionati, fossero riprogrammati i più diversi tornei, le porte resterebbero ben chiuse in ogni caso, almeno fino all’autunno.

Il Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, nel tardo pomeriggio di ieri, con una nota ha inteso rassicurare i molti che, allo stato dei fatti, si trovano ad aver investito anche parecchi quattrini senza sapere come andrà a finire il duemilaventi dello sport italiano e quali decisioni verranno prese sul nodo-spettatori. “Tutti i possessori di abbonamenti o biglietti per eventi sportivi non tenutisi o disputati a porte chiuse, avranno il diritto a richiedere un voucher di rimborso“, ha dichiarato il rappresentante del Governo. Il dubbio naturalmente permane per tutte quelle kermesse formalmente solo rinviate a data incerta ma contemporaneamente a rischio cancellazione come gli Internazionali d’Italia. Riguardo a casi simili occorrerà portare ancora pazienza, e attendere una decisione definitiva prima di poter ambire a un qualsiasi risarcimento.

 

Abbiamo messo in pausa lo sport ma vogliamo tutelare gli spettatori.Per questo, abbiamo previsto un meccanismo di…

Pubblicato da Vincenzo Spadafora su Mercoledì 27 maggio 2020

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