Errani raggiunge gli ottavi ad Acapulco. Venus sciupa sette match point e Juvan la elimina

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Errani raggiunge gli ottavi ad Acapulco. Venus sciupa sette match point e Juvan la elimina

Sarita torna a vincere in un main draw del circuito maggiore, mentre Jasmine Paolini è costretta al forfait. Ancora una sconfitta per Stephens. Tutte fuori le prime cinque teste di serie

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Kaja Juvan - WTA Acapulco 2020 (foto via Twitter, @AbiertoTelcel)

È stata una giornata movimentata ad Acapulco, dove è terminata la carrellata dei primi turni. Le protagoniste non sono state le teste di serie, perché a prendersi la scena sono state qualificate e wild card. Sara Errani è una di queste. Dopo le vittorie su Voegele e Gibbs nei round di qualificazione, l’emiliana ha raggiunto gli ottavi di finale battendo in due set la spagnola Sorribes Tormo. Non otteneva una vittoria nel tabellone di un torneo del circuito maggiore da luglio (WTA di Bogotà). Per un posto nei quarti dovrà superare un’altra qualificata, la cinese Xiyu Wang che ha eliminato all’esordio la numero due del seeding (e detentrice del titolo) Yafan Wang. Doveva debuttare nel torneo anche Jasmine Paolini, sorteggiata contro la britannica Katie Boulter. La toscana è stata costretta al ritiro a causa di un malessere ed è stata sostituita dalla lucky loser Francesca di Lorenzo, poi sconfitta in due set.

Dopo le numerose sorprese, a tante atlete il WTA International di Acapulco può regalare un chance di conquistare un risultato importante e accaparrarsi punti in classifica. Per Renata Zarazua (wild card, numero 270) è anche il torneo di casa, occasione di mettersi in mostra di fronte alla sua gente in un torneo del Tour maggiore. In una rara sfida Messico-Stati Uniti, Zarazua ha colto quella che non si può più definire impresa (considerando il periodo della sua avversaria), ma comunque una vittoria prestigiosa contro la campionessa Slam Sloane Stephens. Da qualche mese non è nemmeno l’ombra di quella giocatrice che riuscì ad alzare il trofeo agli US Open nel 2017: la vittoria le manca da settembre e rischia di presentarsi ai tornei su terra battuta (dove difende i punti della semi a Madrid e dei quarti a Parigi) fuori dalla top 40.

Ha poco da dimostrare invece Venus Williams, impegnata nel match più combattuto di giornata. La maggiore delle sorelle Williams compirà quarant’anni a giugno, ma riesce ancora a dare il meglio di sé. Ci ha provato nel suo esordio ad Acapulco (dove ha vinto due volte, nel 2009 e 2010) contro la qualificata Juvan. Sul 6-4 5-4 in suo favore, Venus ha sciupato la bellezza di sette match point, ha ceduto il tie-break del secondo set e non ha avuto scampo nel terzo parziale. Brava e fortunata la slovena, prossima avversaria della connazionale Zidansek. Ora tutte le prime cinque teste di serie sono fuori, la più alta rimasta in gara è la cinese Zhu.

Risultati:

[WC] R. Zarazua b. [1] S. Stephens 6-4 6-2
[WC] K. Volynets b. S. Rogers 6-2 7-6(5)
[Q] K. Juvan b. [5/WC] V. Williams 4-6 7-6(4) 6-2
[Q] L. Fernandez b. . Stojanovic 6-4 6-1
[Q] C. Dolehide b. [Q] U. Arconada 6-2 6-2
C. McHale b. [4] L. Davis 6-2 1-6 6-4
[6] L. Zhu b. K. Zavatska 7-6(2) 6-2
K. Boulter b. [LL] F. Di Lorenzo 2-6 6-3 6-2
[Q] S. Errani b. S. Sorribes Tormo 7-5 6-4

Il tabellone aggiornato

 

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Interviste

Berrettini a Chris Evert: “Ho veramente paura che la stagione possa essere cancellata”

Matteo e Ajla Tomljanovic hanno conversato con la campionessa americana e parlato del loro isolamento

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Matteo Berrettini - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Chris Evert ha una Academy di successo a Boca Raton, in Florida, e in tempo di Coronavirus ha intrapreso un’iniziativa per rimanere in contatto con dirette Instagram con gli studenti in isolamento, attraverso esercizi fisici e mentali, ma soprattutto attraverso conversazioni con giocatori che ce l’hanno fatta. Gli “ospiti” più recenti della 18 volte campionessa Slam sono stati Matteo Berrettini e Ajla Tomljanovic, che hanno dialogato con Evert per più di un’ora. Tomljanovic ha conosciuto Evert a 13 anni, quando si è trasferita nella sua Academy da Zagabria, tant’è che la sua famiglia vive proprio a Boca Raton, dove riteneva che le prospettive tennistiche fossero migliori per Ajla e per sua sorella Hana (che ha avuto successo giocando per University of Virginia), e dove la coppia si sta allenando in questo momento.

Tanti gli spunti interessanti. I due si sono detti speranzosi che si possa ripartire a New York, con Tomljanovic che ha commentato, “non sopporterei la cancellazione di un altro Slam”, mentre Matteo è stato un po’ più fatalista: “Faccio fatica a pensare che si giochi quest’estate, l’Europa è in una brutta situazione e gli Stati Uniti pure. Ho veramente paura che la stagione possa essere cancellata“.Berrettini si è detto in buone condizioni, visto che ha la possibilità di allenarsi tutti i giorni. Ha detto che Ajla lo sta aiutando sul rovescio, mentre lui sta cercando di restituire il favore sul dritto, ma con risultati alterni, perché, nelle parole di Tomljanovic, “non riesco a fare molto più che mettermi in salvo dalle sue pallate!”.

Entrambi hanno commentato i propri grandi risultati (Tomljanovic ha raggiunto il best ranking di N.39 lo scorso anno), con Berrettini che ha detto: Sono stato sorpreso anch’io da quanto in fretta sono migliorato in classifica. Ho deciso di cambiare qualcosa in me stesso dopo la sconfitta al primo turno a Monte-Carlo, dove tanti italiani hanno fatto bene (Fognini ha vinto, Sonego ai quarti, Cecchinato agli ottavi), e ho usato i loro successi per spronarmi, e ho vinto Budapest e fatto finale a Monaco di Baviera giocando il mio miglior tennis. Non mi aspettavo di fare semi a New York, ma non mi aspettavo neanche di fare così bene sull’erba, match con Roger a parte! Federer è il mio idolo, ricordo quando lo vedevo giocare al Foro Italico, è probabilmente il motivo per cui sono diventato un tennista, ma ero troppo emozionato per giocare quel giorno, quindi gli ho solo detto: ‘Grazie per la lezione!’. Per salire di livello devo allenarmi con Ajla! Sono alto quindi non avrò mai una grande mobilità, ma sto cercando di migliorare sul rovescio, e in questo momento il focus è andare più spesso a rete e muoversi meglio lateralmente. Sono tutte cose che sembrano piccole ma non lo sono affatto. Mi sono fatto male alla fine della stagione, addominali e anca, perché non ero pronto a giocare così tanti match. Ora sto bene ma tornare in campo è sempre dura”.

L’australiana ha avuto un percorso un po’ più accidentato fino a questo momento, ma guarda al lato positivo: Ho perso due anni, il 2012 per la mononucleosi e il 2016 per l’operazione alla spalla, quindi è sempre difficile ripartire, ma sono stata fuori così tanto che il mio corpo è quello di una tennista più giovane, e sono molto fiduciosa per il futuro, mi serve solo più continuità. Mio padre è sempre stato decisivo per la mia carriera, per lui il nostro rapporto è sempre stato più importante del tennis. Lui è rilassato e ha sempre voluto un altro coach al suo fianco, è stato un campione di pallamano quindi sa come aiutare un’atleta, non sarei qui se non fosse per lui“.

 

Anche Berrettini ha commentato su quello che lui vede come un secondo padre, vale a dire Vincenzo Santopadre: “L’ho incontrato a 14 anni e passo più tempo con lui che con la mia famiglia. Quando abbiamo iniziato era solo per divertirsi, e questo è il segreto, non mi ha mai messo pressione fino ai 19/20 anni. Sapeva che il tennis non è uno sprint, è una maratona, e mi ha aiutato a mettere su muscoli e a migliorare la preparazione atletica”.

Oltre a chiedergli quale sia il passo successivo per la sua carriera, Evert gli ha anche chiesto un’opinione su Federer, Nadal e Djokovic: “I Big Three sono incredibili, il loro bello è che sono egualmente dominanti ma in modo diverso. Rafa è il migliore fisicamente e mentalmente, gioca allo stesso modo, che sia sopra 5-0 o sotto 5-0, a volte non gioca al meglio ma vince, perché e di un altro livello. Roger è il tennis, può fare quello che vuole facilmente, sembra che sia nato così, anche se ovviamente lavora durissimo, a volte sembra quasi non sudare. Novak invece è una macchina, ed è il peggiore da affrontare per me, a Londra mettevo il 70% di prime e ho perso 6-1 6-2. Legge sempre la tua battuta e ha un rovescio mostruoso. Sono tutti e tre incredibili”.

Ajla Tomljanovic assiste all’allenamento di Matteo Berrettini – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

I due hanno parlato anche della vita in isolamento, e delle possibilità che sta offrendo loro: Siamo felici di passare un po’ di tempo insieme, è anche qualcosa a cui bisogna adattarsi, visto che siamo abituati ai nostri spazi, ma sta andando bene, di solito ci vediamo solo a cena, mentre è bello potersi allenare insieme. Spesso siamo nello stesso posto ma il tennis è la priorità, mentre ora possiamo fare tante cose insieme. Evert ha anche chiesto se le storie fra tennisti giovino alla carriera, facendo l’esempio di Monfils e Svitolina, quesito la cui risposta è stata affermativa, soprattutto secondo Tomljanovic: “Be’ lui è ottavo, quando ci siamo conosciuti era trentesimo! Se trovi qualcuno che capisce cosa vuol dire viaggiare per tutto quel tempo, è un grande bonus, e se sei contento fuori dal campo vai meglio dentro.

Non sono mancati momenti autobiografici da parte della “conduttrice” Evert, molto a suo agio nei panni dell’anfitrione. Ha raccontato di un match al Foro Italico (dove ha trionfato cinque volte), in cui il pubblico le gridava “dai, Chrissie!”, interpretato però come “die, Chrissie!”, cosa che la portò a scoppiare in lacrime prima che un giornalista spiegasse il quid pro quo. Un altro aneddoto capitolino riguarda la volta che sua madre le chiese se stesse commettendo doppi falli perché distratta dalle statue di uomini nudi, mentre per la conclusione della chat l’americana ha riservato una grande confessione: Ho sempre avuto una grande cotta per Adriano Panatta!“. Verso la fine della chiacchierata, Evert è però tornata allo scopo principale di queste dirette, vale a dire motivare i suoi protetti in un momento così difficile, un momento in cui degli adolescenti potrebbero non avere una grande comprensione della gravità della situazione. Ha allora chiesto ai due ospiti di lanciare un messaggio agli studenti.

Berrettini ha detto: Dovete divertirvi e avere passione, se andate ad allenarvi sentendovi pesanti la cosa non è sostenibile. Non dico che ogni giorno dev’essere una festa, perché a volte da ragazzino non vuoi allenarti, ma ho sempre avuto quella motivazione interiore che mi spingeva a mettere un mattoncino ogni giorno. Penso che sia anche un buon momento per pianificare ciò che si vorrà fare quando sarà possibile ricominciare ad allenarsi, per lavorare sulle proprie debolezze”. Tomljanovic ha aggiunto, “credo che questi momenti ci mostrino quanto siamo fortunati a poter fare questo di lavoro, quindi ci aiuta a mettere le cose in prospettiva quando ci lamentiamo per le piccole cose, dando tutto per scontato, mentre Chris ha chiosato: “Questa situazione ci mostra che non abbiamo controllo, e dobbiamo imparare a gestire questa cosa”.

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Flash

Binaghi sulla stessa linea di Gaudenzi: “Roma a settembre/ottobre”

Il presidente della FIT, parlando con l’ANSA, ha confermato i piani del Chairman dell’ATP, ma non ha escluso che il torneo si possa giocare indoor in un’altra città se necessario

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Si inizia a vedere una maggiore unità d’intenti nel tennis, e questo non può che far piacere. Durante una conference call con il sito dell’ANSA, infatti, il presidente della FIT Angelo Binaghi ha corroborato le parole di ieri di Andrea Gaudenzi, confermando i piani dell’ATP e della WTA sulla riprogrammazione della stagione al termine dell’emergenza Covid-19 – nell’intervista si è concentrato sugli Internazionali d’Italia, ça va sans dire, ma le sue parole hanno lasciato trasparire l’esistenza di un piano più ampio e dettagliato per la ripresa.

Binaghi (che ci ha tenuto a sottolineare ancora una volta che gli Internazionali sono “sospesi e rinviati”, quindi non cancellati) si è dunque mostrato ottimista sulla possibilità che Roma si svolga nel 2020: “Ci sono ottime probabilità. Siamo in stretto contatto con le istituzioni internazionali, in particolare con l’ATP, che ha un presidente e un amministratore delegato italiani. Credo che ci sia una convergenza molto forte fra giocatori e interessi della FIT e dei tornei Master 1000 in generale. La fortuna del tennis è quella di non essere uno sport di squadra né di contatto, oltre a quella di essere praticato all’aria aperta, il che significa che non appena si vedrà la luce in fondo al tunnel sarà possibile riprogrammare sia a livello locale che internazionale, partendo proprio dai Master 1000″.

Interrogato sulle date in cui il torneo potrebbe svolgersi, Binaghi ha espresso una preferenza mantenendosi però flessibile: “Non mi sento di dare una data precisa, anche se il nostro obiettivo sarebbe di giocarlo a Roma fra settembre e ottobre, prima o dopo Parigi, visto che la terra dovrebbe essere riprogrammata in modo unitario, ma pur di farlo possiamo considerare anche l’ipotesi residuale di organizzarlo anche fra novembre e dicembre sul veloce, magari indoor. Non sarebbe la prima volta che il torneo viene spostato, Pietrangeli li vinse una volta a Torino (nel 1961, edizione svoltasi in Piemonte per il centenario dell’unità nazionale, ndr), ma la nostra priorità resta Roma a settembre/ottobre. Per certi versi ci sembra che come periodo sia addirittura migliore rispetto a quello in cui il torneo viene programmato solitamente“.

 

Il presidente FIT ha anche commentato l’annullamento di Wimbledon, definendolo “inevitabile”: “La curva epidemiologica è in ritardo nel Regno Unito rispetto alla nostra, quindi è lecito aspettarsi che la risoluzione del problema arrivi altrettanto in ritardo. Inoltre va considerato che lì c’è l’erba, su cui si può giocare solo in quel determinato periodo dell’anno. Loro non possano riprogrammare in un periodo con un numero di ore di luce inferiore al necessario, a differenza nostra”.

Infine, un appello e un ringraziamento al Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora: “Il 2019 è stato un anno straordinario per il nostro tennis maschile, il migliore dal 1976. Alla ripresa, però, tutto dipenderà da quanto i nostri atleti avranno potuto sfruttare la pausa per allenarsi. Ho perciò chiesto al Ministro che alle nostre punte di diamante venga data la possibilità di ricominciare ad allenarsi il prima possibile, e penso in particolare a Berrettini che difende la semifinale allo US Open. L’impatto economico di questa emergenza imprevedibile è lo stesso che ha colpito altre discipline, diciamo svariate decine di milioni di euro, ma non è quantificabile. Voglio ringraziare il Ministro e il Governo per l’assistenza che stanno garantendo ai nostri 10.000 maestri di tennis e riprogrammando la ripresa. Spadafora ha fatto pervenire più fondi per lo sport italiano dall’inizio del suo mandato, e ora sta agendo tempestivamente con tutto l’esecutivo”.

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Interviste

Andrea Gaudenzi: “Roland Garros perdonato, basta litigi per raccogliere briciole”

Prima call del neo ATP chairman. Coraggio e ottimismo: “Pensiamo in grande… 1,2% di diritti tv nel mondo, ma un miliardo di fan uguale business da rivedere. Tutto ruota sull’estate americana e US Open. L’obiettivo? Giocare tre Slam e sette Masters 1000”. Roma e Parigi in quattro settimane di terra rossa dopo l’US Open? “Grazie Federer…”

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Non verranno tolti i punti al Roland Garros semmai lo si dovesse giocare a settembre. La speranza e l’obiettivo primario di questa stagione tennistica massacrata dal coronavirus sarebbe riuscire a chiudere l’anno con 3 Slam e 7 Masters 1000 disputati, compresi un paio sulla terra battuta (Roma?) per poter poi ospitare regolarmente le Finals ATP all’02 Arena (15-22 novembre) oppure anche altrove. E poi recuperare qualche altro torneo anche nei mesi off-season: di off-season ce n’è stata fin troppa, ma le finali ATP a Londra hanno una data bloccata.

Fare in modo che i “poteri forti” del tennis collaborino, anziché litigare per raccogliere briciole, per far crescere uno sport di grandissimo potenziale: pur avendo un miliardo di fan (cioè fra i primi cinque sport della terra) equamente distribuiti fra uomini e donne, il risultato economico rispetto ad altri sport è modestissimo: il tennis rappresenta solamente l’1,2% di tutto il mercato dei diritti televisivi.

Dalla sua casa di Londra Andrea Gaudenzi ha parlato oggi, verso mezzogiorno, con un gruppo di giornalisti italiani. Un po’ più di tre quarti d’ora in conference call, i cui contenuti sono stati poi condivisi con il portale francese Tennis Actu e quello tedesco Tennisnet, con i quali è in essere una partnership, oltre che tradotti per le versioni inglese e spagnola di Ubitennis. È stato il primo contatto “ufficiale” con la stampa italiana (e credo in assoluto) dell’ex n.18 del mondo dacché il 24 ottobre scorso era stato nominato chairman dell’ATP, e sospetto che probabilmente non avrebbe sentito la necessità di parlarci prima di maggio, in occasione del Masters 1000 di Roma, se non ci fosse stata l’emergenza coronavirus.

 

La mia prima impressione dopo aver frequentato una lunga serie di chairman che tenevano sempre il piede in più staffe e non si capiva mai come la pensassero, è che Andrea Gaudenzi avrebbe battuto tutti i suoi predecessori 6-1 6-1 anche fuori dal campo di tennis. La competenza, la chiarezza degli obiettivi, il modo lungimirante di affrontarli e presentarli mi fanno dire che finalmente, dopo tanti fumosi discorsi assai poco concludenti (mi riferisco agli irrisolti e sempiterni problemi di calendario, alle guerre spicciole fra portatori di frazionati interessi), l’ATP con il Gaudenzi (in piena sintonia con il CEO Massimo Calvelli) sembra avere imboccato la strada giusta pur in questi tempi difficilissimi.

Già solo l’aperta ammissione che il grande tennis debba ripartire dai suoi asset principali, cioè gli Slam, non era mai stata fatta con altrettanta lucidità e chiarezza da un chairman ATP. E la decisione di interrompere l’attività già a Indian Wells, dove pure erano arrivati quasi tutti i giocatori, è stata tempestiva, coraggiosa e in anticipo su come si sono poi regolati gli altri sport, in America e fuori.

La call si apre con una breve introduzione di Gaudenzi: “Noi italiani siamo il Paese che con la Cina ha sofferto più di tutti. L’ATP si è fermata e tutto il tennis. C’è una grande preoccupazione, molte domande – quando riprenderemo? – e poche risposte, nessuno sa quando potremo riprendere. Una cosa è certa: noi abbiamo scelto subito come strategia primaria quella di perseguire salute e sicurezza. Abbiamo cancellato Indian Wells quando la NBA giocava ancora, una strategia rischiosa perché a Indian Wells tutti i giocatori erano già lì, ansiosi di giocare. Abbiamo contemplato l’opzione di giocare a porte chiuse, ma poi abbiamo subito deciso per il no“.

Per quanto riguarda me, dopo tanti anni fuori dal tennis ho visto che il tennis offriva un’opportunità enorme e su questa torneremo a minuti – Andrea intende non per sé ma per lo sviluppo del tennis, ndr – e questo non è certo lo scenario in cui si voleva operare. Il mio mandato è cominciato con gli incendi in Australia ed è proseguito con il coronavirus: ora ci manca solo una terza guerra mondiale… Quindi c’è stata una gestione molto diversa da quella che mi aspettavo. Questo rallenta tutti i piani. Da questa crisi possono nascere opportunità enormi, una delle quali è uno spirito di collaborazione interna che poi faceva parte del mio piano di collaborazione maggiore fra ATP, WTA, ITF e Slam perché alla fine facciamo tutti parte di uno sport solo, ci rivolgiamo agli stessi fan, facciamo parte di una storia che raccontiamo insieme, anche se è uno sport molto frammentato, sia per le diverse competizioni che per i media. L’idea era cercare di aggregare il più possibile. Non dobbiamo preoccuparci dell’oggi, del day to day e di quando torneremo in campo nel momento in cui ci sono nel mondo problemi ben più importanti, con quel che accade a malati e infermieri non è quello il nostro focus. Dobbiamo approfittare per guardarci dentro e guardare più avanti a lungo termine, al futuro del nostro sport. Oggi ci sono problemi più importanti da risolvere“.

Cosa è successo e come pensate di reagire alla mossa sgradita del Roland Garros? La minaccia di togliere punti quest’anno e l’anno prossimo è reale? Si è ricomposto il dialogo?
Quanto è avvenuto ha dimostrato che in fondo questo sport ha bisogno di più regole, di trovare il modo di coesistere non solo nel calendario: al centro di tutti ci sono i nostri fan, chi legge i giornali, chi compra i biglietti, sono loro ai quali dobbiamo rispondere. Il cliente ha sempre ragione, customer centring. Sappiamo per esempio che il tennis ha quattro regole diverse per ogni Slam al quinto set. I media, i dati, i diritti TV vengono tutti venduti separatamente; sì, gli Slam e alcuni Masters 1000 sono combined, ma il tennis resta sport molto frammentato. È comprensibile che il Roland Garros si possa essere mosso così: ho seguito il discorso di Macron piuttosto pesante, i francesi sono andati in panico e hanno pensato di dover piazzare la bandiera francese a settembre e poi vedere cosa succede. Questo ha scatenato una discussione molto aperta e trasparente con tutti i chairmen delle altre sigle, e ci siamo detti che facciamo parte della stessa storia, viviamo nello stesso condominio, non si può andare di prepotenza. Nessuno sa quando potremo tornare a giocare in totale sicurezza: parlare di agosto, settembre, novembre è tutto ipotetico, non battiamo la testa contro il muro per una cosa che magari neanche accadrà perché si potrebbe anche ripartire l’anno prossimo”.

Il Roland Garros ha fatto un passo indietro, ha capito e ha detto parliamone (qui Andrea fa capire che non ci saranno sanzioni di sorta; n.di UBS). Anche l’US Open ha piani per spostare il suo torneo se la situazione non migliora quest’estate (e successivamente Andrea dirà: “Ma se si tratta di due o tre settimane penso che non avrebbe molto senso”). Il principio che ci ispira è molto semplice: cercare di giocare il più alto numero dei tornei possibili con le settimane disponibili, per preservare non solo punti e prize money ma soprattutto per poter offrire lo spettacolo agli spettatori. Io rappresento l’ATP ma gli Slam sono gli Slam, noi abbiamo le Finals ATP a fine anno, ma mi piacerebbe avere lì a Londra i migliori fra chi ha giocato tre Slam e sette Masters 1000. Noi alla fine incoroniamo il n.1 del mondo…”.

I francesi restano su quella data lì… e i giocatori come la pensano?
I giocatori mi hanno seguito molto. Ho parlato con tutti quelli del Player Council, con Roger, Rafa, Djokovic, e tutti sono d’accordo che la filosofia è poter giocare i tornei più importanti. Quindi anche se è tutto teorico ha un senso che il Roland Garros vada a settembre, mentre non lo ha spostare di due o tre settimane l’US Open. Se non si gioca ai primi di settembre dubito che si possa giocare a fine settembre. Qui stiamo parlando del calendario, ma in questi giorni abbiamo fatto 50 versioni che cambiamo giorno dopo giorno. Ci sono anche dei paletti: la 02 Arena per le finali ATP è bloccata, c’è solo quella settimana. E anche la maggior parte delle arene indoor come Vienna e Basilea lo sono, non sarà banale riuscire a spostarle perché sono stadi multiuso e stanno tutti cercando di riprogrammare (gli eventi, ndr). Stiamo collaborando anche con la WTA che ha uno swing asiatico molto importante. Vorremmo idealmente poter contare su due Masters 1000 su terra prima o dopo Roland Garros”.

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