Coppa Davis e coronavirus: giusto giocare a porte aperte Italia-Corea del Sud o no?

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Coppa Davis e coronavirus: giusto giocare a porte aperte Italia-Corea del Sud o no?

Quasi 3000 biglietti già venduti, ma la scelta di giocare a porte aperte cozza con altre prese in ambito sportivo. Il quinto coreano bloccato a Istanbul è arrivato a destinazione. Sul campo Italia favorita, ma non è questo che preoccupa

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TC Cagliari - il campo per la sfida di Coppa Davis (foto Federtennis.it)
 

Non c’è solo il calcio, in ambito sportivo, a creare problemi di comportamento nei confronti di un evento che debba disputarsi di fronte a una buona affluenza di pubblico. C’è anche il tennis che non sembra capace di seguire una unica linea di condotta coerente, ma varia a seconda dei Paesi in cui si disputa un evento. Cagliari, che deve ospitare un primo turno di Coppa Davis – che per l’appunto vede di fronte 2 nazioni, Italia e Corea del Sud, che sembrano occupare due dei primi tre posti fra quelle “segnate” dal coronavirus -, non è Bergamo dove è stata sospesa e annullata per sempre la finale di un Challenger.

Non si arresta il virus delle polemiche; anzi, questo effetto collaterale pare anche più contagioso dello stesso Covid-19 e dilaga come da italica tradizione in ogni settore. Oltre alla politica, sempre in prima linea quando si tratta di dare il cattivo esempio, litigano i virologi, con l’uno che imbraccerebbe la chitarra per cantare “we’re on the eve of destruction” e l’altra che “è poco più di un’influenza”. In mezzo, tutta la gente normale (per così dire) in trepida attesa che l’allarme per la pandemia/indisposizione passi per poter smettere di lavarsi le mani, ricominciare a starnutire in faccia al prossimo e passare un altro mese barricata in casa, ma stavolta solo per ingozzarsi con le quinquennali scorte di cibo che si è accaparrata.

Parte delle polemiche riguarda le misure adottate per contenere il contagio che appaiono prive di logica e coordinazione nel loro differenziarsi tra amministrazioni, territori ed eventi. È proprio qui che ci si sposta sul campo che più ci interessa: quello da tennis, precisamente quello che venerdì 6 e sabato 7 marzo ospiterà l’incontro di Coppa Davis fra Italia e Corea del Sud. Chi vince si qualifica per le Finali di novembre a Madrid. La sede dell’evento è il Circolo Tennis Cagliari e l’intenzione non solo di disputare il tie, ma di giocare “a porte aperte”, è stata più volte sbandierata, rinforzata dall’assenza di casi positivi al virus nella regione.

 

PORTE APERTE O CITTÀ APERTA? – La prima perplessità riguarda proprio questo punto: il fatto che nessuno presenti i sintomi – sembra ci sia stato fin qui un solo caso, relativo a un imprenditore che aveva frequentato un evento molto affollato a Rimini – dovrebbe al limite comportare che chi risiede nell’isola possa viaggiare senza restrizioni; e, certo, anche che chiunque possa essere tranquillo nel recarsi in Sardegna, compreso però chi è infetto. Dalla Corea, secondo Paese al mondo per numero di contagi registrati dopo la Cina (l’Italia resta ben salda al terzo posto), per sostenere i propri rappresentanti è giunta una quindicina di tifosi che alloggeranno in un hotel diverso da quello dei giocatori. Se la squadra italiana è già al completo, i tennisti coreani sono arrivati a scaglioni: i primi sono stati Ji Sung Na e Min-Kyu Song da Seoul con tutto lo staff, poi Duckhee Lee e Hong Chung da Columbus, in Ohio, mentre il quinto è arrivato solo nella serata di lunedì.

Sì, perché Yunseong Chung era ad Antalya per disputare un M25 ITF e, sconfitto al primo turno in singolare e al secondo in doppio, era rimasto bloccato in Turchia a causa della sospensione dei voli da e verso l’Italia ed è quindi stato costretto a una non comoda deviazione con scalo a Mosca. Per quanto riguarda invece quelli provenienti dalla capitale asiatica, la team manager ha spiegato che non ci sono stati controlli quando sono atterrati a Roma e “ci hanno misurato la temperatura solo al nostro arrivo a Cagliari”. Nel frattempo, si è purtroppo verificato anche il primo caso in Sardegna, anche se la conferma della diagnosi verrà dall’Istituto superiore di sanità dopo l’analisi del tampone.

Yunseong Chung alla Rafa Nadal Academy, dove si è allenato nel 2018

GIÙ LE MANI DAI… – Una seconda criticità è rappresentata dalla sede della sfida, con il CT Cagliari adiacente alla scuola primaria di via Garavetti, la cui palestra sarà utilizzata come sala stampa. Nonostante le transenne nelle zone di passaggio e la circolare della Direzione didattica che informa della “sanificazione e l’igienizzazione dell’ambiente della palestra prima della riconsegna del locale alla scuola prevista per lunedì 9 marzo”, i genitori degli alunni, prevedibilmente, non si dicono tranquilli – e non perché il temine igienizzazione sia sconosciuto a molti dizionari. “Lascia perplessi il fatto che l’amministrazione comunale abbia ritenuto necessario annullare diversi eventi, in via precauzionale, ma non una rassegna sportiva di questa portata sulla quale invece sente di rassicurare tutti i cittadini”.

Ecco appunto uno degli aspetti anticipati che lasciano più dubbiosi: decisioni diverse per situazioni simili, apparentemente disposte con lo stesso piano razionale delle macchie che caratterizzano la tuta di Dimitrov. La più evidente di queste è stata la cancellazione dell’appuntamento con la SoloWomenRun, prevista per l’8 marzo e spostata a domenica 7 giugno. Il 27 febbraio, la corsa tutta al femminile abbinata a progetti di responsabilità sociale aveva raggiunto le 17.669 iscrizioni. Il giorno seguente, la comunicazione ufficiale del rinvio: “Ogni scelta è opinabile ma noi, in accordo con le istituzioni, siamo convinti di avere optato per quella più opportuna e doverosa, pensando in primis a tutelare le fasce più deboli che sono la vera anima della Cagliari SoloWomenRun” ha cercato di chiarire Fabio Carini, project manager dell’evento, intenzionato innanzitutto a garantire la massima sicurezza e serenità alle donne che sono alle prese con problemi di salute e che, in un contesto di incertezza palesemente non creato da noi, avrebbero optato per rimanere a casa e non rischiare, oppure avrebbero convissuto con l’ansia di uno starnuto potenzialmente infettivo”.

A tal proposito, una nota di Verdes – Sardegna Pulita indirizzata al presidente della Regione e all’assessore alla Sanità, interrogandosi polemicamente su quale sia la differenza tra i due eventi, domanda: Quale prevenzione a tutela dei sardi? 3000 biglietti già venduti per la Coppa Davis a Cagliari, con persone che arriveranno dalla Corea del Sud e con mega concentrazione di pubblico. Ci spieghino i massimi responsabili della nostra salute? Tutti dentro una tuta sterile?”.

E LE SQUADRE? – Un’altra decisione che non aveva ricevuto particolari consensi risale a poco più di una settimana fa quando è stata annullata la finale del Challenger di Bergamo, senza lasciare la possibilità di disputarla a porte chiuse, come senza pubblico si affronteranno a Miki Giappone ed Ecuador (nell’attesa di sapere cosa farà Kei Nishikori e perché). Salvo inversioni di marcia dell’ultima ora, resta invece tutto aperto il tie di Cagliari. Aperto agli spettatori paganti, ovviamente, perché i primi due tennisti sudcoreani convocati, Duckhee Lee e Ji Sung Nam, stazionano ben oltre il 200° posto della classifica e l’esito della sfida sembra decisamente favorevole ai ragazzi di capitan Barazzutti.

Fabio Fognini – Roma 2019 (foto via Twitter, @InteBNLdItalia)

Nonostante le assenze quasi annunciate di Matteo Berrettini e Jannik Sinner e i risultati non proprio brillanti dei nostri connazionali in questi due primi mesi, con il solo Gianluca Mager (convocato dopo il gran torneo a Rio) nella top 50 della Race, la presenza di Fabio Fognini e Lorenzo Sonego promette un importante vantaggio in termini di valori tennistici. Aspettando il confronto sul campo, l’amministratore delegato di FIT Servizi Carlo Sciarra assicura che “entrambe le squadre sono monitorate dai medici e la squadra sudcoreana è alloggiata nello stesso albergo dell’Italia, ma in un’ala separata”. In caso di sintomi, il protocollo di emergenza prevede l’assistenza in un’area dedicata e la possibilità del trasporto in ospedale con un’ambulanza speciale. Insomma, sono finiti i bei tempi – eppure era solo metà gennaio – quando gli interrogativi si limitavano sostanzialmente allo scontro fra l’appuntamento sardo e il calendario dei giocatori.

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Quanto vale davvero la World Cup of Tennis (alias Coppa Davis)?

Un’analisi di business del nuovo formato. Al momento siamo allineati a un ATP 500 top, ma il trend è in crescita

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Dopo un weekend di intense emozioni a seguito del commovente saluto di Federer che non dimenticheremo facilmente, comincia una nuova settimana abbastanza soft, con soltanto tornei ATP 250. Ne approfittiamo allora per guardare avanti e parlare un po’ di questa nuova Davis Cup, che speriamo possa regalarci nel prossimo futuro belle soddisfazioni.

Riavvolgiamo allora il nastro;

ANNO 2018: Il board ITF votò l’OK alla nuova formula della Davis sulla base di una proposta che parlava di un total financial commitment iperbolico di 3 miliardi di euro in 25 anni, ovvero 125 milioni all’anno (col senno di poi sarebbe interessante leggere il report di Deloitte che all’epoca redasse la due diligence per ITF sulla “soundness” della proposta di Kosmos; purtroppo il documento è riservato). Tuttavia già all’epoca la quota “reale” di prize money destinata ai giocatori era ben diversa, nell’ordine dei 15 milioni di euro totali.

 

ANNO 2019: la grande discontinuità comincia nel 2019, con la prima edizione che si tiene a Madrid nella Caja Magica. Tutte le fasi finali con le migliori 16 squadre tutte assieme appassionatamente, nei round robin che hanno determinato poi il quadro a eliminazione diretta dai quarti in poi. Due cose sono rimaste di quell’edizione: un nuovo capitolo della leggenda di Nadal che si caricò lettaralmente sulle spalle la Spagna per portarla alla vittoria finale; e il delirio organizzativo con un numero folle di match compressi in una settimana, col risultato di sessioni mattutine dagli spalti vuoti e session serali che si prolungavano fino a notte fonda.

ANNO 2020: niente da segnalare, le finali di Davis non hanno luogo causa Covid, e causa deficit registrato a seguito della prima edizione del nuovo corso, con gli organizzatori che colgono la palla balzo per evitare guai ulteriori

ANNO 2021: primo aggiustamento della formula, con la distribuzione della fase a gironi presso 4 sedi staccate per ampliare la partecipazione di pubblico e snellire le finals ai match più significativi di semifinali e finali. Esperimento parzialmente riuscito in quanto l’idea delle sedi staccate appare azzeccata per avere in una di quelle sedi un home team che traina la partecipazione di pubblico (meglio se però in città affamate di tennis). Il tallone d’achille fu però una programmazione che rendeva di fatto irrealistico per i fan organizzarsi per andare a seguire alle finali la propria squadra e rendere l’atmosfera speciale, visto che fra quarti e semifinali/finali il lag temporale era di circa 10 giorni.

ANNO 2022: qua siamo arrivati al nadir della storia della Davis con l’opzione di Abu Dhabi che sembrava emergere prepotentemente come sede favorita delle Finals, sull’onda di chissà quanti petrodollari; una decisione che è stata schivata per sollevazione popolare, visto che una fetta consistente degli addetti ai lavori, in modo più o meno rumoroso, espresse la propria disapprovazione per l’ipotesi che avrebbe definitivamente ucciso ogni rimando al vecchio formato. L’altra innovazione al formato introdotta infine è stata quella di spostare i quarti nello stesso slot temporale e nella stessa sede della fase finale, grazie ad un’estensione dello slot a calendario dedicato alla manifestazione.

Nell’attesa insomma di vedere gli sviluppi del braccio di ferro Kosmos – Tennis Australia che dovrebbe portare all’unione fra ATP Cup e Davis Cup, con ogni evidenza la soluzione di maggior buon senso sotto tutti i punti di vista, con l’attuale formula Kosmos e ITF sembrano aver trovato un minimo di equilibrio. Ma è davvero così?

Andiamo allora a vedere come si colloca su queste basi la Davis rispetto ad altri tornei ATP e se i fondamentali economici e sportivi siano sballati o meno. L’analisi che faremo verterà su tre dimensioni:

  • Appeal sportivo
  • Ritorno economico per i giocatori
  • Ritorno economico per gli organizzatori

Su queste 3 dimensioni cercheremo per quanto possibile di fare una comparazione con diverse categorie di tornei ATP e a squadra, come la Laver Cup e l’ATP Cup.

APPEAL SPORTIVO: misure fisiche oggettive ovviamente non ce ne sono, ma proviamo comunque a porci la seguente domanda: quanto è attraente la Davis per un tennista? Lasciamo da parte le nostalgie della vecchia formula, per cui la Davis era sì un traguardo ambito da raggiungere, ma non in maniera seriale. Se da un lato un grande campione nei decenni in genere ha sempre cercato di mettere in bacheca una Davis oltre ai trofei del grande Slam, è anche vero che lo sforzo che veniva richiesto per l’insalatiera era tale che ci si considerava liberati dopo aver iscritto anche solo una volta il proprio nome nell’albo d’oro (come ci confermava anche Albert Costa in una chiacchierata al torneo di Barcelona). A un Roland Garros in più in bacheca invece non si dice mai di no…vero Rafa?

Ma scherzi a parte un modo per vedere se l’interesse dei giocatori è reale o meno possiamo considerare che questi hanno sempre la possibilità di “votare con i piedi”, ovvero di non rispondere alle convocazioni; pertanto andare a vedere ad esempio quale sia il ranking dei migliori 8 giocatori che partecipano alle varie competizioni è un modo per avere un’idea di quanto siano più o meno considerate

Il caso dell’ATP CUP poi evidenzia come ulteriori fattori quali la collocazione in calendario e la disponibilità di punti ATP siano un fattore non irrilevante nel considerare le scelte.

*(classifiche al 26/09/22).

Fra parentesi per ogni torneo almeno le prime 8 teste di serie, se rientranti nei primi 20 del ranking ATP all’atto del torneo.

Il caso dell’ATP CUP poi evidenzia come ulteriori fattori quali la collocazione in calendario e la disponibilità di punti ATP siano un fattore non irrilevante nel considerare le scelte. Inoltre, la formula inclusiva che ai nastri partenza un numero di nazioni ben superiore a quello di fasi finali della Davis rende più facile la presenza di tutti i migliori. Questo era un po’ il ragionamento che era stato adottato anche per l’edizione 2019 della Davis, ma che poi è stato scartato causa calendario troppo compresso. Anche in questo senso, il vantaggio di calendario dell’ATP cup è evidente.

RITORNO ECONOMICO PER I GIOCATORI: Qua le comparazioni son un po’ più complicate in quanto gli schemi sono differenti fra un torneo e l’altro e inoltre un valore assoluto come il prize money non è comparabile fra tornei a squadre e tornei individuali, in quanto gli schemi di remunerazione sono differenti e meno sbilanciati verso un singolo individuo vincitore del torneo.

Per i tornei ATP il dato è di facile lettura. Per i tornei a squadre invece la lettura è un po’ più articolata:

  • Per la Laver Cup è previsto uno schema semplificato per cui ognuno dei 6 membri di ogni team riceve 250k $ in caso di vittoria, e 125k in caso di sconfitta. A queste somme vengono aggiunte delle participation fees variabili in funzione del ranking. Non sono distribuiti punti ATP.
  • Nel caso della Davis Cup nel 2021 il prize money era distribuito fra 16 team composti da 5 membri ognuno, che a partire dai round robin si sono scontrati fino alla fase a eliminazione diretta, dai quarti di finale in poi. Non ci sono differenze di remunerazione in funzione del ranking e di singoli match vinti, conta soltanto il risultato di squadra. Non sono distribuiti punti ATP. Sono inoltre previsti altri 5 milioni da ripartire fra le federazioni
  • Lo schema di remunerazione dell’ATP CUP infine è quello più complessa di tutti, basata su participation fees che variano in funzione del ranking, vittorie individuali e vittorie di squadra. Inoltre, oltre ad una discreta sommetta, i giocatori ricevono fino ad un massimo di 750 punti ATP per il singolare e 250 per il doppio. Le participation fees sono un bel richiamo per attirare i top player, che garantiscano ai top ten un cachet di ingresso di oltre 150k, indipendentemente dalle prestazioni di team o individuali. I team partecipanti sono 24, contro i 16 della Davis.

RITORNO ECONOMICO PER GLI ORGANIZZATORI: Il ritorno economico per gli organizzatori ovviamente dipende da variabili che prescindono dal semplice “sbigliettato”. Tuttavia se un torneo “tira” a livello di pubblico sugli spalti, è ragionevole pensare che l’evento abbia un certo appeal e che questa possa essere una proxy anche dell’appeal televisivo. 

Andando anche in questo caso ad analizzare per i vari tornei l’affluenza di pubblico registrata e i prezzi dei biglietti messi in vendita per diverse tipologie di settore ci possiamo farci un’idea a livello comparativo.

** Dato stimato per il 2022: la fase a gironi di settembre nelle 4 sedi di Valencia, Bologna, Glasgow e Amburgo ha fatto registrare ottimi risultati di pubblico con oltre 110.000 presenza complessive. A metà settembre 2022 inoltre oltre il 20% dei biglietti per le Finals di Malaga risulta già venduto e pertanto, stante una capienza dell’impianto pari a 11.000 spettatori un target di 160.000 biglietti venduti appare raggiungibile

CONCLUSIONI: che la Davis sia ancora in una fase di assestamento è indubbio. Al momento sulla base della nostra analisi diremmo che sotto vari aspetti la manifestazione è un appeal che come minimo è pari a quello di un 500 top come Vienna o Barcellona. Che questo sia sufficiente a far quadrare gli “economics” (come dicono quelli bravi…i conti della serva per chi non ha vezzi da consulente) è tutto da vedere anche perché il dettaglio della proposta fatta da Kosmos ad ITF non è stato reso pubblico. Sicuramente la strada intrapresa è quella giusta, in quanto la formula delle 4 città per i round robin per avere l’effetto traino di una nazione che gioca in casa funziona. e una collocazione in calendario a fine anno che veda quarti semifinali e finali nella stessa settimana e nella stessa location è utile sia ai fan per organizzarsi che per far crescere il pathos dell’evento. Staremo a vedere come andrà a finire, noi ovviamente saremo in prima fila a tifare azzurri contro il team USA.

BONUS TRACK: Abbiamo scelto di non fare comparazioni con Roma e Madrid in quanto combined event, mentre Bercy ha solo il tabellone ATP. In ogni caso nelle nostre ricerche abbiamo dato un occhiata anche ad altri tornei di nostro interesse come Roma e Madrid e ci siamo accorti che il torneo capitolino non ha ancora pubblicato il programma delle partite per l’edizione 2023, a differenza della Villa spagnola: fate attenzione se state pensando di acquistare in anticipo i biglietti per Roma, visto che potrebbe essere adottato lo schema di Madrid, e magari il sabato, anziché le semifinali maschili potrebbe aver luogo la finale femminile, scelta fatta da Madrid e già resa pubblica.

A Roma invece, per quanto riguarda il torneo femminile (categoria WTA 1000), sono ancora in corso colloqui con la WTA per adeguarlo alla lunghezza e alla dimensione di quello maschile, in maniera analoga ai tornei dello stesso livello. Insomma i biglietti sono già in vendita, ma su come verranno i definiti i contenuti delle singole giornate ancora non v’è certezza. Insomma, occhio!

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Matteo Berrettini - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Matteo Berrettini - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La rivoluzione della Coppa Davis andata in scena negli ultimi anni ha proposto una competizione sicuramente molto diversa rispetto a quella che eravamo abituati a conoscere. E ovviamente non sono mancate le critiche, sia per la formula a gironi, sia per la diminuzione dei match (da cinque a tre per ogni incontro), sia per il fatto che spesso i match finiscono a tarda ora (l’ultimo a lamentarsene è stato Andy Murray). La ITF, al fianco del partner Kosmos, ha respinto tutte le critiche – vedi anche l’intervista rilasciata al direttore Ubaldo Scanagatta dal presidente David Haggerty – e sta cercando tuttora di far evolvere in senso positivo la competizione. Ad esempio, quest’anno la fase a gironi è stata anticipata da novembre a settembre, in modo da staccarla da quella a eliminazione diretta, per rendere meno impegnativo il calendario dei giocatori coinvolti.

Da notare c’è che stando ai dati diramati oggi dalla ITF e da Kosmos, la Coppa Davis non ha perso il suo fascino da massima competizione mondiale del tennis per nazioni, e nemmeno il pubblico all’interno dei palazzetti di gara (nella scorsa settimana si è giocato a Casalecchio di Reno, Glasgow, Valencia e Amburgo). Infatti, viene comunicato che un totale di 113.268 persone hanno acquistato un biglietto per la fase appena chiusa, con 26.445 persone presenti nella sola domenica di gare. Un dato che grossomodo equivale a quello fatto registrare nel 2021, per la fase finale che si è giocata tra Torino e Madrid. Insomma, considerando che si deve giocare la fase più calda della competizione (a Malaga dal 21 al 27 novembre), l’affluenza di quest’anno finirà per essere maggiore rispetto a quella della passata edizione.

“I numeri di oggi sono molto simili a quelli visti nelle intere edizioni del 2019 e del 2021 – ha affermato Enric Rojas, il Ceo di Kosmos -. Ci aspettiamo tra le 50mila e le 60mila persone a Malaga. Il miglioramento in termini di affluenza, percentuale di riempimento degli stadi e fan engagement sarà, a nostro giudizio, enorme”. Per ora a Malaga sono stati venduti 20mila biglietti circa e verosimilmente, ora che si sanno le squadre protagoniste, tra cui c’è anche l’Italia, inizia il periodo più caldo per le vendite dei biglietti.

 

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