Con Djokovic nei Balcani o da Mouratoglou, dai Murray o da Binaghi: tutto il tennis di giugno

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Con Djokovic nei Balcani o da Mouratoglou, dai Murray o da Binaghi: tutto il tennis di giugno

Il tour dei balcani di Djokovic, gli Assoluti italiani di Binaghi… e quelli britannici con Andy Murray. Mentre Mouratoglu sta facendo le cose in grande. Riassumiamo gli appuntamenti semi-ufficiali di questo mese

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Novak Djokovic e Dominic Thiem - Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

Mentre il mondo del tennis resta in trepidante attesa per le sorti di US Open e Roland Garros, la voglia di tennis giocato non lascia indifferente nemmeno gli appassionati puristi che detestano le esibizioni, Laver Cup in primis – la cui edizione 2020 è stata rinviata di un anno. In una situazione di stop forzato e ininterrotto, senza certezze di rivedere tornei ufficiali in questo disgraziato 2020, qualunque sorta di surrogato, esibizione, comparsa dei giocatori in una parvenza di torneo diventa ossigeno puro. Vediamo allora cosa ci aspetta nel mese di giugno, ben consapevoli che qualcosa si è già mosso anche per il mese di luglio (con Thiem indiscusso protagonista).

Una premessa: per il momento, tra i top 10, non hanno comunicato l’intenzione di prendere alcun impegno sul campo superiore all’allenamento Nadal, Federer, Medvedev e Tsitsipas. Rimane un po’ nel limbo Berrettini, che avrebbe dovuto giocare a West Palm Beach e si è tirato indietro causa caviglia.

13 GIUGNO-5 LUGLIO – ADRIA TOUR, IL TORNEO DEI BALCANI DI NOVAK DJOKOVIC
Il n.1 del mondo ha organizzato un torneo di beneficienza a partecipazione gratuita, l’Adria Tour, per il quale è confermata la presenza di Zverev, Thiem e Dimitrov. La particolarità, che deriva dalla politica molto aperta della Serbia in termini di eventi sportivi, è che la prima tappa di Belgrado dovrebbe essere aperta al pubblico.

PARTECIPANTI
Novak Djokovic
Alexander Zverev
Dominic Thiem
Grigor Dimitrov 
Marin Cilic
Borna Coric
Filip Krajnovic

Non è stato confermato sui social del torneo, ma dovrebbero partecipare anche Lajovic e Troicki oltre al bosniaco Dzumhur, protagonista con Nole dell’esibizione conclusiva.

 
  • 13-14 Giugno – Belgrado (Serbia, col pubblico): Zverev, Thiem, Dimitrov
  • 20-21 Giugno – Zara (Croazia)
  • 27-28 Giugno – Montenegro
  • 3-4 Luglio – Banja Luka (Bosnia)
  • 5 Luglio – Sarajevo (Bosnia): Match di esibizione tra Djokovic e Dzhumur

Ad ogni tappa prenderanno parte otto giocatori, divisi in due gruppi da quattro, coi vincenti che si sfidano in finale. Le partite saranno al meglio dei tre set con corti a quattro game, sul modello NextGen.

13 GIUGNO-12 LUGLIO – Il TORNEO DI MOURATOGLOU, Ultimate Tennis Showdown (UTS)

PARTECIPANTI
David Goffin
Felix Auger-Aliassime
Dustin Brown
Lucas Pouille
Benoit Paire
Alexei Popyrin

All’evento avrebbe dovuto partecipare anche Fabio Fognini, ma l’operazione alle caviglie lo estromette dalla contesa.

Nelle intenzioni si dovrebbe giocare per cinque week-end consecutivi, da sabato 13 Giugno a domenica 12 Luglio: 50 match complessivi, 10 a settimana (cinque al sabato e cinque alla domenica). Quello che sembra a tutti gli effetti, conoscendo l’intraprendenza (per usare un eufemismo) di Patrick Mouratoglu, un torneo volto ad aprire la costituzione di una vera e propria nuova lega, nonostante le rassicurazione del coach di Serena Williams e Tsitsipas, scatterà sabato 13 Giugno salvo nuovi rinvii.

Auger-Aliassime, l’ultimo tennista ad aver confermato la sua presenza

Vista la situazione molto provvisoria tra leggi nazionali ed internazionali, e considerata l’intenzione di Mouratoglou di dare seguito all’evento per tutta la stagione, format, numero di giocatori e durata della manifestazione sono informazioni molto vaghe. Sul sito ufficiale, si legge che al momento si vogliono includere dieci giocatori (due top 10, quattro dei primi 30, due Next Gen e due dei primi 150 del ranking), inizialmente scelti sulla base della classifica ATP sebbene rimanga un torneo a inviti.

Quel che è noto è che alla fine dei 50 match ci sarà una fase finale “thrilling– così scrive il sito – quindi aspettiamoci molta fantasiosità e poca meritocrazia, sul modello della Laver Cup. Forse è proprio quello che serve in un periodo così, sebbene esista il rischio che nel tentativo di evolversi il tennis finisca per stravolgersi, anche perché è possibile che il circuito UTS sarà ancora in auge dopo la ripartenza del circuito. Il primo match previsto è Goffin-Popyrin, sabato 13 Giugno.

21 GIUGNO – CAMPIONATI ITALIANI ASSOLUTI + TORNEO INTERNAZIONALE (29 GIUGNO)

PARTECIPANTI
Salvatore Caruso
Federico Gaio
gli altri da definire

Todi ospiterà il ritorno, dall’ultima edizione svoltasi nel 2005, dei Campionati italiani assoluti. Sono in programma sia i campionati individuali maschili che femminili, rispettivamente con 32 giocatori e 16 giocatrici in tabellone. Dal momento che l’attività agonistica sportiva deve attendere il via libera del Governo, al momento è nota solo la sede di Todi e la data aggiornata al 21 Giugno. Non sono noti i nomi dei partecipanti, a parte le conferme di Caruso e Gaio e la certa assenza di Fognini, che si è operato a entrambe le caviglie e starà fuori un paio di mesi. Vedremo se Berrettini – ancora in Florida – e Sinner saranno al via.

Nelle ultime ore è arrivata anche la conferma, tramite comunicato, che a partire dal 29 giugno si giocherà un secondo evento del MEF Tennis Tour aperto anche a tennisti stranieri sui campi di Perugia.

Challenger Barellona – Salvatore Caruso foto da Twitter @SanchezCasal

23-28 GIUGNO – GLI ASSOLUTI DI GRAN BRETAGNA DI JAMIE MURRAY, Battle of Brits

PARTECIPANTI
Andy Murray
Dan Evans
Kyle Edmund
Cameron Norrie
Jay Clarke
Liam Broady
Jack Draper
James Ward

Jamie Murray si è mosso come il migliore PR per coinvolgere, con tanto di gruppo WhatsApp, i suoi connazionali per mettere in piedi una sorta di Assoluti del Regno Unito. Il nome evoca una contesa pugilistica: “Battle of the Brits”. Il ricavato andrà in beneficienza per il servizio sanitario britannico (NHS, che ha avuto come paziente eccellente il primo ministro Boris Johnson, pesantemente affetto da COVID-19). Si tratta di un‘esibizione a porte chiuse indoor, trasmessa in diretta streaming da Amazon Prime, che prevede di raccogliere almeno 100.000 sterline per l’NHS, ma ci sarà anche un montepremi per i giocatori ancora da definire. Il torneo si disputerà dal 23 al 28 Giugno e sarà sul modello delle ATP Finals, garantendo ai giocatori almeno tre match (quindi aspettiamoci due gironi e semifinali e finale, con tanto di ragionieri e pallottoliere per calcolare possibili abbinamenti ed eliminazioni).

Di sicuro sarà da non perdere perché tra i partecipanti di sarà Andy Murray, oltre a Dan Evans, Kyle Edmund e Cameron Norrie, Jay Clarke, Liam Broady, Jack Draper, James Ward. “Andy può verificare il recupero della sua anca”, ha detto suo fratello Jamie. Il campione di Wimbledon 2013 e 2016 è fermo da tre mesi per un problema conseguente all’operazione all’anca del Gennaio 2019, decisa da Murray dopo lo struggente match agli Australian Open contro Roberto Bautista Agut.

Jamie, autentico promoter dell’evento, ha sottolineato che i giocatori sono eccitati all’idea di sfidarsi per la prima volta tra loro con un titolo in palio. Insomma, questi Assoluti britannici qui hanno molto appeal, anche perché il periodo è quello di Wimbledon. Quel furbacchione di Binaghi, in caso Roma dovesse saltare e gli Assoluti non attirare i migliori, è facile che le proverà tutte imbastire un torneo sulla terra di Roma a Settembre con i migliori tennisti italiani, sperando nel pronto recupero di Fognini. Dovrà però vincere la concorrenza di Madrid, come spiegato da un editoriale del direttore; noi di Ubitennis per primi lo appoggeremmo.

ESIBIZIONI LOCALI

Tenendo a mente che ormai da diversi giorni sui campi di Bradenton si giocano le International Tennis Series e sempre negli Stati Uniti compaiono qui e là altre esibizioni – come il MatchPlay 120, sia maschile che femminile – e che in alcune nazioni europee come l’Austria (dove Thiem è ovviamente sceso in campo, e vi tornerà proprio oggi) sono partiti mini-tornei tra giocatori locali che si snodano nell’arco di più giorni, anche in altri paesi d’Europa è previsto del tennis a giugno.

Sicuramente in Repubblica Ceca, dove all’esibizione vinta da Kvitova e Vrbenský farà seguito dal 13 al 15 giugno un evento di beneficenza con due squadre capitanate da Kvitova e Pliskova.

In Croazia si giocherà il ‘Croatian Premier Tennisdal 4 al 7 giugno, per iniziativa di Donna Vekic, con partite sia maschili – ci saranno Cilic e Coric – che femminili. In Serbia, oltre alla tappa del circuito messo insieme da Djokovic, si giocherà anche dal 15 giugno a Belgrado un evento misto organizzato da Tipsarevic, che oltre a tennisti serbi vedrà la partecipazione di Coric, Dzumhur e Basilashvili al maschile, Zidansek, Begu e forse anche la nostra Jasmine Paolini al femminile.

Si dovrebbe giocare anche indoor in un’accademia in Russia, a Khimki (non troppo lontano da Mosca), con la partecipazione di diversi top 100. Mancano le date, ma l’intenzione c’è. La voglia di tennis è forte ovunque.

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Editoriali del Direttore

Meno male che non sono andato a Montecarlo

Italiani k.o. Nadal e Djokovic irriconoscibili e inguardabili. Un clima orribile da Costa assai poco Azzurra. Cambio della guardia o De Profundis… alla Federer? Gli alti e bassi di Edberg nell’anno dell’addio

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Meno male che non sono potuto andare a Montecarlo! Si dirà magari che faccio il verso alla volpe e l’uva “Non ci arrivo, ma tanto è troppo acerba”.

Però ho sentito dire da Fabio Fognini che faceva un freddo boia, c’era un vento dal mare che avrebbe messo in imbarazzo lo skipper di Luna Rossa Spithill, un’umidità da tagliare con il coltello. E, per una volta, mi sento di condividere tutte le parole di Fabio dalla A alla Z. Se ne è rimasto quasi sconvolto lui che è nato e vive da quelle parti, oltre ad aver vissuto lì la più grande soddisfazione della sua carriera, figurarsi come lo sarei stato anch’io che al Country Club ho preso su quelle tribune sopraelevate e scomode più mal di gola che nel resto dei miei giorni. Costa Azzurra? Costa Nera semmai.

Del resto bastava guardare la TV per capire da quei volti incappucciati e non solo infelicemente mascherati, dai passamontagna da rapinatori senza pistola, dai piumini stra-abbottonati, che quei pochi che erano assiepati a bordo campo lì sotto i tendoni verdi che restituivano a Rolex tutta quella visibilità strapagata non erano per nulla dei privilegiati. Non c’era quasi alcuna traccia visibile dei VIP solitamente paparazzati al Country Club. Ricordo che una volta furono ribattezzati very important pigs da Gianni Clerici, certo più indignato che geloso delle rumorose abboffate che facevano sulle terrazze prospicienti il “Ranieri II” come tanti “wannabe” assai fieri di poter gozzovigliare a due passi dalla tavola del principe Alberto, di Nicola Pietrangeli e Lea Pericoli, con l’elite dei più ricchi cortigiani italo-monegaschi.

 

Problemi climatici a parte, questo torneo era nato sotto una cattiva stella fin dal giorno del sorteggio. E l’avevo subito scritto. Da una parte si celebrava il record delle nove partecipazioni azzurre in un 1000, dall’altra una sfiga bestiale negli accoppiamenti, nei corridoi che non c’erano o che, se c’erano, erano toccati ai nostri meno in forma. Reincarnatomi mio malgrado nelle scomode vesti bruciacchiate di Cassandra, purtroppo ho visto accadere tutto quel che temevo. Dal k.o. dell’ancor peso leggero Musetti contro il bulldozer russo Karatsev – già basta quel cognome ad intimorire  _  alla morìa degli altri otto piccoli italiani, uno dopo l’altro come in quel celebre film dove invece erano indiani.

Un altro articolo, ahinoi lugubre come un De Profundis, ha tentato di consolare gli inconsolabili, sottolineando la caducità delle umane cose, la rapida transumanza dagli altari di una presunta epoca d’oro per il tennis italiano alle polveri di un crollo che ha coinvolto senza misericordia otto italiani su nove, ultimo superstite dei nostri mohicani, il vecchio irriducibile Fabio Fognini. Gli altri? Tutti cacciati via, quasi senza ritegno e senza set (quasi) dal Principato già entro il secondo turno. Che per il nostro miglior classificato, Matteo Berrettini, top-ten ferocemente accusato di usurpazione, era in realtà il primo. Da Musetti in poi, solo bastonate.

Meno male che non c’ero a pigliar freddo e delusioni, ancorchè attese e pronosticate. E meno male che non ho incontrato Medvedev, certo con un diavolo per quei pochi capelli. Ma si può aver più sfortuna – di sfiga ho già scritto – che l’essere eliminato dal COVID la prima volta che in un torneo sulla terra battuta si è – stando al seeding fatto da un computer che non capisce di tennis – più favoriti di Rafa Nadal, el campeon principe di 11 tornei monegaschi?

Se Daniil fosse andato in hotel come tutti gli altri…a) forse non avrebbe beccato il virus b) gli avrebbero fatto un tampone ogni 4 giorni e intanto sarebbe arrivato a giocare contro Fognini. Con quel Krajinovic che ha dato via libera al nostro “vet” pur sfiduciato dopo la toccata e fuga da Marbella (Munar…), forse anche il Medvedev che odia la terra rossa… perché gli si sporcano i calzini…) – ma se non ha la lavatrice giochi con i calzini rossi! – i quarti li avrebbe probabilmente raggiunti.

Vabbè, dai, non ha senso dire che è stato meglio non andare a Montecarlo solo perché gli italiani hanno perso prima che si facesse sul serio. In fondo in quasi mezzo secolo di trasferte al Country Club, e al Casinò, le volte che i “nostri” mi hanno dato un po’ di soddisfazione patriottica, le posso contare sulle dita di una mano.

A veder Nicola Pietrangeli trionfare le sue tre volte infatti ci andò mio padre, non meno appassionato di me. E poi mia madre al Casinò vinceva sempre. Io ero ancora troppo piccolo. Più grandicello mi ricordo a malapena Barazzutti prendere una discreta stesa da Borg nel ’77 (6-3 7-5 6-0) ma era pur sempre una finale eh, e lungo il percorso aveva battuto bei giocatori (Okker, Taroczy, Kodes). Corrado l’anno dopo andò ancora bene, fino alle brutta semifinale persa 6-3 6-1 con un non irresistibile Tomas Smid. Mi ricordo poi Panatta e Bertolucci vincere a sorpresa il torneo di doppio del 1980 (6-2 5-7 6-4) in finale su McEnroe-Gerulaitis. Quella dei due amiconi newyorkesi era per la verità una coppia anomala, forse più affiatata nella vicina discoteca del Jimmy’z che sul campo da tennis, ma i nomi erano altisonanti. Eppoi Supermac era Supermac. Il suo abituale partner Peter Fleming aveva pronunciato, proprio più per convinzione che per umiltà, una “quote” rimasta celebre: “La coppia più forte di sempre? JohnMcEnroe e un altro”.

L’anno dopo Adriano Panatta arrivò in semifinale. Lo aspettava Vilas che lui aveva battuto nella finale di Roma nel ’76. Solo che Adriano la sera prima andò a letto alle 4 del mattino e… indovinate il risultato. Sciagurato Adriano? No, sciagurati i suoi due amici, Paolo Villaggio e Ugo Tognazzi che per vederlo giocare partirono da Roma troppo tardi. Non riuscirono ad arrivare a Montecarlo (anziché all’ora prevista, le 21) prima di mezzanotte. Di fatto lo costrinsero ad aspettarli. Mangiarono lautamente, annaffiando il tutto senza risparmio con del vino d’annata da Rampoldi, davanti al Casinò, e fra frizzi e lazzi fecero le due.

Quando Adriano sta finalmente per mettersi sotto le coltri pronto a riposare come il Principe di Condè, ecco che arriva una chiamata di soccorso. Tognazzi, l’ideatore dello “Scolapasta d’oro” e gran bella forchetta aveva esagerato a cena e si era sentito male. Era steso a terra in un giardino davanti all’hotel. Villaggio, preoccupatissimo, riuscì a rintracciare Adriano. Che non potè restare indifferente. Si alzò, rivestì, andò in soccorso dell’amico, lo sollevò di peso, lo portò al suo hotel, fino in camera arrivando a spogliarlo. “Andai a letto alle 4 e il giorno dopo – ha raccontato la vera vittima di quella serata di non programmata baldoria – con quel cagnaccio di Guillermo non ci fu gara. Finì 6-2 6-2”.

Da quel 1981 al 1995, alla semifinale che Andrea Gaudenzi avrebbe dovuto vincere ma perse (6-3 7-6) con l’amico di cui era sparring-partner Thomas Muster, a Montecarlo ho vissuto sporadici exploit azzurri, tipo un Pistolesi che sorprende uno spento Wilander  – forse anche lo svedese era stato da Rampoldi a cena la sera prima – ma niente di davvero memorabile fino a Fognini che centra la prima semifinale nel 2013 e poi il trionfo del 2019 quando però… seguito il torneo fino ai quarti, avevo lasciato Montecarlo per il Rajasthan e un viaggio con la famiglia.

Insomma, vi avevo detto, tanti ricordi monegaschi in azzurro come la Costa quante le dita di una mano, dito più o meno. Commentavo in TV, questo sì, e questo oggi mi manca più delle imprese azzurre che non ci sono quasi mai state. Ma torno ab ovo e al mio meno male che non sono andato a Montecarlo quest’anno. Eh sì, perché passi che gli italiani non ci abbiano regalato un solo risultato a sorpresa, un exploit degno di tal nome, però chi se lo poteva aspettare che Djokovic – il virgolettato riferisce parole sue dopo il k.o. più inatteso con Dan Evans – avrebbe giocato “una delle più brutte partite che io abbia mai giocato in vita mia”? Già che c’era …non era meglio se la giocava altrettanto brutta contro Sinner?

E chi poteva aspettarsi che Rafa Nadal, 11 volte principe a Montecarlo, fosse capace di perdere sette volte il servizio in tre set contro Rublev perdendo primo e terzo 6-2 dopo essere stato sotto 3-1 e palle break anche nel secondo set poi miracolosamente recuperato? “Il mio servizio è stato un vero disastro… e con il rovescio non ricordo di aver fatto un punto!” ha detto invece Rafa Nadal senza che nessuno potesse smentirlo. Io sarò anche come lo smemorato di Collegno, ma non ricordo un solo torneo importante giocato da Djokovic e Nadal in cui entrambi abbiano giocato così male, vere controfigure di se stessi. Imbarazzanti. Sospetto che non sia un problema di memoria. Credo non sia mai successo.

Djokovic a Montecarlo (ph. by Corinne Dubreuil/ABACAPRESS.COM)

E allora, mentre mi domando se le cause possano essere conseguenti ai due mesi di inattività – un bell’handicap soprattutto per giocatori che dell’allenamento agonistico, del ritmo di gara, hanno fatto un percorso religioso – o invece le prime avvisaglie di un possibile declino dovuto all’età.

Dopo che tanti – ricordo bene un articolo sul Corriere della Sera di 7, 8 o 9 anni fa, ma il Corrierone non fu davvero il solo “media” a inciampare fragorosamente– avevano preso un colossale abbaglio intonando anzitempo, molto anzitempo, il de Profundis nei confronti di un Roger Federer da poco over 30, invito tutti e per primo me stesso alla prudenza anagrafica. Non sarebbe la prima volta che Rafa zoppica in alcuni tornei che precedono il Roland Garros – a Montecarlo nel 2014 e nel 2019, a Madrid nel 2918 e nel 2019, a Roma nel 2017 e nel 2020 – e poi a Parigi straccia tutti senza pietà. Non tutti i suoi 13 trionfi sono stati preceduti da percorsi immacolati.

Ciò anche se forse ieri sera è stata la prima volta che ho visto Rafa piegarsi in due dalla fatica, e con la faccia stravolta, dopo gli scambi più lunghi, duri e lottati con Rublev che lo ha bombardato di missili dalla prima palla all’ultima, di dritto come di rovescio. Io mi spiego il nervosismo insolito di Rafa con le stesse sagge parole con cui lo ha spiegato lui “Quando non ti entra mai il servizio e lo perdi 7 volte, quando con il rovescio non ti apri gli angoli ma lo giochi corto… è normale innervosirsi. Giochi male, ti accorgi che l’altro gioca molto meglio di te e merita di vincere, per forza uno si innervosisce, è umano”.

Beh, Rafa negli ultimi 15 anni sulla terra rossa tanto umano non lo è stato, è stato piuttosto un marziano, un extraterrestre. Direi che si tratta di un fatto, non di un’iperbole. Così come è un fatto, altresì, che Rafa viaggia spedito verso i 35 anni e Nole verso i 34. Attenzione, non fraintendete: penso che saranno ancora loro i primi due favoriti al Roland Garros, ma –  e l’ho scritto ormai fino alla noia ricordando l’anno del canto del cigno di Stefan Edberg nel ’96  – quando gli anni e l’età incalzano non sono le punte di rendimento a crollare improvvisamente, è semmai la continuità di prestazione a vacillare.

Edberg battè fortissimi giocatori in quell’anno in cui aveva annunciato il suo addio alla racchetta, ma perse anche da mediocrissimi avversari. Ora, intendiamoci, Rublev è il n.8 del mondo e ieri mi è parso anche straordinariamente ispirato – sebbene abbia fatto ‘il Rublev’ sul 3-1 del secondo set fino a perdere il set 6-4 – e non è quindi un mediocre avversario, però ricordate la partita persa da Rafa a Roma con Schwartzman? Anche in quel caso Rafa era stato parecchio tempo fermo, e ha poi innestato la marcia superiore a Parigi dove il solo che gli ha creato una minima apprensione è stato Sinner, e solo per il primo set, però io non credo di sbagliarmi se penso che pian piano sia Djokovic che Nadal, fenomeni e mostri di continuità per tre lustri, incapperanno sempre più in giornate no. Ricordate Djokovic contro Sonego a Vienna?

I bassi non diventeranno troppo presto frequenti quanto gli alti, ma anche perché calerà presto il timore reverenziale dei loro avversari – è accaduto perfino con Federer – quelle che oggi noi non possiamo che definire clamorose sorprese saranno sempre meno clamorose. È inevitabile che sia così.

Molti saranno contenti di assistere ad un cambio della guardia – più o meno prossimo; se è morto perfino il Duca Filippo di Edimburgo… – altri saranno invece più nostalgici dei Fab Four. Per quanto mi riguarda, io sono abbastanza cinico perché data l’età avanzata…(ma mi sono vaccinato, ancora per un po’ reggo!)  di cambi della guardia, da Connors, McEnroe e Borg, a Lendl e Wilander, a Becker e Edberg, a Sampras e Agassi… ne ho già vissuti diversi senza troppi patimenti. Però alla fine di questo lungo tormentone, prima delle semifinali Tsitsipas-Evans (e sì che Evans ha un tennis d’antan che mi diverte… certo se penso che in Sardegna ha perso da Musetti il cuor mi si stringe) e della probabilmente più monotona sfida tutta Ru-Ru, Ruud-Rublev, ritorno a far la volpe con l’uva. E mi dico meno male che non sono potuto andare a Montecarlo! Si sta così bene a Firenze.

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ATP

Rublev inarrestabile: supera Ruud e vola in finale a Montecarlo

Altra ottima prestazione del russo che supera il norvegese in due set. Prima finale in un “1000” per lui e nuovo best ranking assicurato (sarà almeno numero 7)

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Andrey Rublev - ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @atptour)

[6] A. Rublev b. C. Ruud 6-3 7-5

Andrey Rublev supera in due set Casper Ruud e diventa il secondo finalista del Rolex Montecarlo Masters 2021. Il russo ha giocato l’ennesima grande partita contro un avversario che su questa superficie ha dimostrato di poter essere un problema per molti e che ha raggiunto la semifinale negli ultimi due 1000 su terra. Rublev è stato bravissimo a scuotersi subito dopo il break subito in avvio di match e ad amministrare il calo di tensione accusato nel secondo set, nel quale si è trovato sotto 4-2 e servizio Ruud.

Per il russo si tratta della prima finale in un Masters 1000, la seconda del 2021 e l’undicesima in carriera (otto vittorie e due sconfitte il suo bilancio). Più di tutto però Rublev conferma di essere uno dei giocatori più caldi del momento, se non il più caldo, e con questa vittoria si assicura un nuovo best ranking (sarà come minimo numero 7 scavalcando Roger Federer), oltre a prendersi momentaneamente anche il primo posto nella Race to Turin. A scalzarlo dal prestigioso trono di migliore del 2021 (finora) potrebbe essere proprio il suo avversario di domani, Stefanos Tsitsipas. I precedenti tra i due sono in parità (3-3, 1-1 sulla terra).

 

IL MATCH – Rublev cerca di mettere fin dall’inizio grande pressione sull’avversario, ma Ruud non cede di un millimetro e anzi è lui a effettuare il primo strappo nel match. Dopo i primi due game di studio, il norvegese gioca un turno di risposta pressoché perfetto: prima esce dal martellamento da fondo di Rublev con uno splendido rovescio lungolinea, poi porta a casa il punto al termine di una grande difesa e infine si porta a casa il break con due robustissime risposte di dritto. Ruud però non conferma il vantaggio e con qualche imprecisione rimette subito in partita il proprio avversario. Rublev ricomincia a spingere, insistendo sul rovescio del norvegese e sbattendolo fuori dal campo. Inchiodato in quell’angolo, Ruud riesce a raccogliere davvero poco e finisce per ritrovarsi rapidamente sotto 5-2. Dopo appena trentuno minuti di gioco, Rublev fa suo il primo set col punteggio di 6-3.

Dalla statistica seguente, che riguarda solo il primo parziale, si evince come il norvegese abbia colpito meno dritti rispetto ai rovesci, in contrapposizione ai dati delle partite precedente. Merito di Rublev, soprattutto.

Rublev continua a picchiare sul rovescio di Ruud, che appare un po’ scosso dai destri dell’avversario, e sale 2-0 in avvio di secondo set. Come nel primo set, ma a parti invertite, il giocatore in vantaggio ha un piccolo passaggio a vuoto. Ruud ne approfitta per recuperare un po’ di fiducia e piazzare addirittura una striscia di quattro giochi consecutivi. Avanti 4-2, il norvegese subisce il rientro di Rublev, che in ritrova un po’ di continuità e interrompe l’emorragia di game. La partita è molto equilibrata ora, con scambi lunghi e senza esclusione di colpi. Sul 5-5, Rublev pesca un paio di passanti vincenti da lontanissimo e infila un Ruud decisamente troppo timido nei pressi della rete, guadagnandosi la possibilità di servire per il match. Il russo non trema, tiene la battuta a zero e può festeggiare dopo un’ora e venti di gioco.

Il tabellone completo

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ATP

Montecarlo, Tsitsipas è il primo finalista: facile vittoria con Evans

Il britannico non è riuscito a ripetere le imprese dei giorni scorsi, racimolando appena tre giochi

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Stefanos Tsitsipas - ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @atptour)

Stefanos Tsitsipas è il primo finalista del Masters 1000 di Montecarlo dopo aver battuto Dan Evans per 6-2 6-1 in 69 minuti. Il greco non ha ancora perso un set e ha vinto almeno il 70 percento dei punti con la prima di servizio in ciascuno dei suoi match.

Si tratta della terza finale in un 1000 per lui (cercherà il primo titolo), la quattordicesima in totale (cinque vittorie), e la seconda stagionale (ad Acapulco ha perso da Sascha Zverev). Con questo successo, inoltre, si porta al terzo posto della Race, superando Daniil Medvedev.

 

IL PERCORSO – Tsitsipas era, sulla carta, il giocatore con più benzina rimasta, visto che nei primi tre match è rimasto in campo solo per quattro ore e quattro minuti, senza set persi e con anche un ritiro in suo favore. Evans, invece, era rimasto in campo addirittura otto ore 39 minuti in quattro incontri (senza considerare quanto fatto con Neal Skupski in doppio) – è d’altronde un’ontologia del successo del britannico, che dal ritorno post-squalifica si è riciclato in un mix di pazienza nello scambio e varietà di schemi, vincendo il suo primo torneo in carriera a Melbourne 2 lo scorso febbraio prima di eliminare a sorpresa Novak Djokovic nel Principato.

PRIMO SET – Lo scorso anno, Evans e Tsitsipas si erano affrontati in due occasioni, a Dubai e Amburgo, entrambe conclusesi con vittorie nette del greco, e il match di oggi non ha fatto eccezione.

Tsitsipas ha giocato subito delle traiettorie molto liftate per buttare Evans fuori dal campo, Evans invece ha iniziato colpendo diversi rovesci lungolinea per togliere lo sventaglio al greco. Una grafica ha mostrato come Evans abbia colpito ben il 40 percento dei suoi primi colpi dietro al servizio dentro al campo nei match precedenti. Tsitsipas gli ha però tolto questa opzione, impattando benissimo la risposta anticipata con il rovescio (sulla terra il suo colpo monomane è una perfetta luna crescente), costantemente cercato dal servizio dell’avversario, e si è procurato due palle break entrando presto con il colpo. Il britannico ha però presto l’iniziativa, rimontando con una palla corta e un dritto a uscire, prima di tenere con un gran lob di rovescio.

Evans è parso però poco lucido, esagerando nel tentativo di prendere l’iniziativa e usando poco lo slice (che secondo Craig O’Shannessy è stata l’arma decisiva nel match contro Djokovic), concedendo una palla break anche nel turno successivo quando Tsitsipas ha preso in mano lo scambio con il dritto prima di salire 3-1 con un passante corposo che gli ha permesso di aprirsi il campo. Nel gioco successivo, tuttavia, il greco ha regalato il contro-break con un doppio fallo e due errori di dritto.

Pur essendo riuscito a tornare a contatto, il problema per il britannico ha continuato ad essere il trovarsi troppo spesso sulla difensiva dietro al proprio servizio (solo il 53 percento di punti fatti con la prima e un passivo di 16-8 negli scambi sotto i cinque colpi nel primo, anche perché è riuscito a colpire con i piedi dentro al campo solo nel 9 percento dei casi), perché Tsitsipas è riuscito quasi sempre a girarsi sul dritto: sotto 3-2, Evans ha concesso altre due palle break non consecutive, e, pur salvandosi con una prima esterna ed una contro-smorzata toccata male dall’avversario, ne ha concessa un’altra quando una grande difesa di Tsitsipas ha propiziato un suo errore di dritto, défaillance ripetuta subito dopo per concedere il 4-2 alla tds N.4. Il greco stavolta non si è più guardato indietro, vincendo 14 degli ultimi 17 punti e breakkando a zero grazie anche a due doppi falli del britannico – 6-2 in 39 minuti.

SECONDO SET – La musica non è cambiata a inizio parziale: nel secondo gioco Tsitsipas ha continuato ad attaccare a piacimento la seconda di Evans, salendo a palla break quando il britannico ha sbagliato una volée dietro al servizio. Evans però ha iniziato a variare con più continuità, salvandosi con una smorzata di dritto e due punti rapidi, fra cui il suo primo ace del match. Nel game successivo Dan ha continuato ad attaccare all’arma bianca con un paio di chip-and-charge, ma senza grande successo, anche perché Tsitsipas si è però fatto trovare pronto: nel quarto gioco, il greco si è procurato una palla break con un passante di rovescio lungolinea, prima di salire 3-1 con una perfetta combinazione terrea di sventaglio liftato e volée dal taglio esterno.

Nel game successivo, arrivati in “zona Hurkacz”, Tsitsipas ha avuto un altro calo, finendo sotto 0-30; a differenza di quanto capitatogli a Miami, però, stavolta il greco non ha tremato, e servendo alla perfezione ha preservato il vantaggio, chiudendo la partita subito dopo, quando Evans ha provato a rifugiarsi nel fido slice ma senza riuscire a scardinare le certezze dell’avversario. Tsitsipas non ha sfruttato una prima palla del 5-1 grazie a una bella combo drop-lob dell’avversario, ma è poi riuscito prendersi il doppio break leggendo bene la smorzata successiva del nativo di Birmingham, chiudendo a zero con un servizio vincente.

Nonostante il punteggio, è stato difficile per me mantenere lo stesso livello per tutto il match“, ha detto il vincitore. “Dan ha uno stile unico, soprattutto sulla terra, ma devo dire che i suoi slice mi hanno soprattutto dato tempo per pensare che fare nello scambio. Sia Rublev che Ruud sarebbero degli avversari complicati“.

Nonostante la sua corsa in singolare sia finita, Evans tornerà comunque in campo dopo la seconda semifinale per quella di doppio in coppia con Neal Skupski – ad attenderli le tds N.1 Cabal e Farah.

L’OMAGGIO A FILIPPO – Ricordiamo che oggi si svolgeranno anche i funerali di del Duca di Edimburgo, e, vista la presenza di due britannici ancora in gara (Evans giocherà infatti la semifinale di doppio in coppia con il connazionale Neal Skupski subito dopo la conclusione della seconda semifinale), il circolo di Montecarlo ha deciso di tenere la Union Jack a mezz’asta in segno di cordoglio.

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