Thiem e l'Australia: "Dovremo far buon viso a cattivo gioco, in ogni caso"

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Thiem e l’Australia: “Dovremo far buon viso a cattivo gioco, in ogni caso”

L’austriaco si esprime sull’incerta situazione della stagione down under. “Potremmo trovarci nelle stesse condizioni di New York”. E sulla PTPA pochi dubbi: “Felice di come si sta muovendo l’ATP”

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Dominic Thiem - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Sconfitto da Andrey Rublev nell’ultima giornata del gruppo B alle Finals londinesi, Dominic Thiem non ha troppi motivi per indossare la maschera triste. Già qualificato alle semifinali in programma sabato, l’austriaco è stato attore protagonista di una grande stagione, con il fiore all’occhiello del titolo centrato all’Open degli Stati Uniti. Pur in procinto di giocare almeno un’altra partita molto importante il prossimo weekend, è naturale che la mente corra già all’inizio del 2021, e alla controversa vicenda relativa allo swing down under al tempo del Coronavirus.

Come abbiamo avuto modo di riportare nelle scorse ore, le prime due settimane di gennaio, dedicate ai tornei di preparazione all’Happy Slam, potrebbero rivelarsi irte di difficoltà per tutti i giocatori che accorreranno in Australia dai quattro angoli del globo. La matassa che sembrava essere stata districata dal CEO di Tennis Australia Craig Tiley, pronto ad assicurare che i cinque tornei australiani pre-Slam sarebbero stati disputati in una macro bolla costituita nello Stato di Victoria, è stata ingarbugliata a stretto giro di posta da Daniel Andrews, Premier dello Stato medesimo. “Organizzare l’intera stagione a Melbourne e dintorni sarebbe una grande cosa, ma la priorità è tenere fuori il virus“, aveva detto.

L’idea originale sarebbe stata quella di far atterrare i giocatori a Melbourne a metà dicembre previ due tamponi negativi, e imporre loro una quarantena alleviata dalla possibilità di allenarsi: in questo modo, i tennisti sarebbero stati pronti a giocare per la prima settimana dell’anno. Il massimo dirigente politico dello Stato ha però aperto una doccia gelata sulla generale fiducia, esprimendosi contrario all’arrivo di centinaia di atleti ed entourage vari prima dell’inizio del 2021. “Se le cose andranno così dovremo affrontare la quarantena tra il primo e il quattordici gennaio – ha dichiarato Thiem nella conferenza stampa post match a Londra -, e presentarci all’Australian Open senza warm-up ufficiali nelle gambe. Qualcosa di molto simile a quanto successo a New York lo scorso settembre. A dire il vero lì si era giocato almeno l’evento di Cincinnati, ma ho perso subito, quindi non posso dire mi sia servito molto a trovare la condizione. Per fortuna le cose sono andate lo stesso piuttosto bene“.

 

Il rischio di doversi giocare a freddo una fetta importante della stagione in ogni caso c’è ed è concreto: dall’inizio di novembre i contagi nello Stato di Victoria sono stati azzerati, e le autorità comprensibilmente considerano prioritario conservare il risultato faticosamente raggiunto, magari a scapito dei tornei. “La cosa veramente importante è che si riesca a disputare l’Open d’Australia – ha proseguito Thiem -, e se dovessimo trovarci ad affrontarlo senza la possibilità di testarci nei tornei preparatori faremo buon viso a cattivo gioco“.

Chiusa la spinosa questione, se ne apre un’altra di questi tempi molto discussa, che però non sembra perturbare più di tanto il numero tre ATP. Richiesto di un’opinione sulla famigerata PTPA, la nuova associazione giocatori patrocinata da Novak Djokovic, l’austriaco ha fatto clamorosamente spallucce. “In generale sono felice del lavoro che sta facendo l’ATP, per cui non vedo da parte mia la necessità di diventare membro di un’altra associazione giocatori. Ovviamente questa è la mia opinione e ognuno è libero di fare ciò che crede“. Democratico, ma Nole a quanto pare non potrà contare sull’appoggio di un pezzo discretamente grosso del circuito.

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I sogni di Holger Rune: “Punto alle Next Gen Finals di Milano”

Sul proprio blog sul sito ufficiale ITF, il giovane danese ha condiviso i propri sogni e obiettivi per il futuro. E quella volta che ha battuto Paire…

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Holger Vitus Nodskov Rune è un giovane tennista danese. Classe 2003, attualmente numero 508 del mondo, Rune ha vinto il Roland Garros junior nel 2019 e in questa stagione ha deciso di concentrarsi esclusivamente sui tornei professionistici. Il 2020 gli ha regalato discrete soddisfazioni e due titoli a livello ITF (a Klosters e a Valldoreix) cui va aggiunta una finale persa a Melilla. Il bottino del giovane danese può ancora migliorare dal momento che è attualmente in finale anche nel torneo ITF di Antalya (domenica 6 dicembre sfiderà Filip Misolic per il titolo).

Nonostante l’età, Rune ha già le idee piuttosto chiare e vuole cercare di fare il salto nel circuito maggiore il più rapidamente possibile. Oltre ad amare visceralmente il gioco del tennis, Rune si diverte anche a raccontare e condividere la propria storia, il proprio percorso di crescita, su un blog che ha addirittura trovato ospitalità sul sito ufficiale dell’ITF.

Mentre nelle ultime settimane ero impegnato a giocare tornei in Spagna, ho anche guardato le ATP Finals di Londra ed è stato così interessante vedere i giocatori più giovani migliorare sempre di più. Il loro livello di tennis è così alto”, ha scritto nel suo ultimo articolo. “Ricordo di aver visto alcuni di quei ragazzi giocare la prima edizione delle Next Gen ATP Finals a Milano nel 2017 ed è stato affascinante perché sembravano così giovani e le persone potevano davvero percepire le loro emozioni nella piccola arena. Solo tre anni dopo, giocatori del calibro di Daniil Medvedev e Andrey Rublev hanno preso parte alle finali ATP e continuano a migliorare. Per me è una grande ispirazione. I giocatori giovani del Tour mi hanno permesso di vedere la strada da percorrere e io sto lavorando per fare grandi cose. Se continuo a migliorare e ad avere buoni risultati, le finali ATP Next Generation nel 2021 sono possibili. Di sicuro sono un mio obiettivo.”

 

Rune ha anche raccontato quella che è stata “la sua prima vittoria contro un top 30“. La Leschly Tennis Foundation, fondata dall’ex tennista danese Jan Leschly, ha organizzato un evento, nel corso del quale Holger ha avuto l’occasione di sfidare Benoit Paire, allora numero 28 del mondo.

Mi sono allenato molte volte con i top player, sia come hitting partner alle ATP Finals dello scorso anno a Londra o alla Mouratoglou Tennis Academy, ma non ho mai giocato una partita vera contro uno dei Top 100. È stato bellissimo. Ero sotto di due match point nel terzo set e ho tirato fuori due passanti assolutamente pazzi e improvvisamente la partita è finita dalla mia parte. È qualcosa che ricorderò per sempre perché è stata la mia prima vittoria contro un Top 30. Benoit è un ragazzo simpatico e il suo servizio è fantastico. È stata un’esperienza meravigliosa per me e siamo stati anche molto fortunati che gli spettatori siano stati ammessi agli eventi sportivi in ​​Danimarca. È stato bello giocare davanti al pubblico di casa.”

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Ritornano le Dirette Ubitennis su Facebook: domenica 6 dicembre alle 14.30 il primo episodio off-season

Nuovo appuntamento settimanale per una delle più popolari rubriche di Ubitennis.

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Luca Baldissera (sinistra) e Vanni Gibertini (destra) all'Australian Open 2017

Dopo una breve pausa a segnare la fine della travagliatissima stagione agonistica 2020, torna anche in questa off-season (sdoganiamo il termine con buona pace dei fondamentalisti della Crusca) l’appuntamento settimanale con le Dirette Ubitennis via Facebook, immancabilmente condotte dai nostri Vanni Gibertini e Luca Baldissera.

Durante questo periodo senza tornei lo spazio torna a collocarsi nel primo pomeriggio della domenica, come già era accaduto durante i lunghi mesi senza tennis della scorsa primavera. A partire dalle ore 14.30 sulla pagina Facebook di Ubitennis, nella sezione video, Vanni e Luca parleranno delle ultime novità dal mondo del tennis professionistico e come ormai consuetudine daranno largo spazio alle domande degli spettatori, cui nel limite del possibile (e del legale) verrà data risposta.

L’appuntamento è dunque per domenica 6 dicembre alle ore 14.30 sulla pagina Facebook di Ubitennis per seguire la trasmissione in diretta. E chi avesse altri impegni a quell’ora potrà sempre riguardarsi il programma on demand, sempre su Facebook, oppure ascoltare la traccia audio della trasmissione in formato podcast sulla pagina Spreaker di Ubitennis, su Spotify, oppure su tutte le più popolari piattaforme podcast.

 

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Pennetta: “Non ho nessuna intenzione di tornare a giocare. Non ho più la cattiveria necessaria”

Suo papà e suo marito Fognini sono a favore del rientro nel circuito, ma Flavia Pennetta non ha intenzione di distogliere l’attenzione dalla sua famiglia: “Nel ruolo di moglie e mamma sono proiettata verso gli altri”

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Flavia Pennetta nello studio di Eurosport con Barbara Schett e Marion Bartoli - US Open 2019

“Tra sport e figli c’è una differenza sostanziale: nel tennis sei concentrato solo su te stesso, un’ottica quasi autoreferenziale. Nel ruolo di moglie e mamma sei proiettata verso gli altri, verso il bene comune. Sono i due sogni che ho realizzato” parole di Flavia Pennetta, campionessa dello US Open 2015 e mamma di due bambini, Federico e Farah, che cresce assieme a papà Fabio Fognini. In un’intervista rilasciata alla Gazzetta del Mezzogiorno, l’ex tennista azzurra ha parlato della sua nuova vita da mamma e da moglie di tennista professionista.

Un mondo, quello del professionismo, che ha lasciato subito dopo aver alzato il trofeo più importante della sua carriera all’Open degli Stati Uniti e in cui non ha nessuna intenzione di ritornare, nonostante suo padre e lo stesso Fognini abbiano spinto per un suo rientro: “È un’ipotesi da accantonare” ha detto Flavia. “Ci scherzavano sia mio padre che Fabio. Ma è soltanto un gioco. Non tornerò all’agonismo. Ho fatto semplicemente ciò che sentivo dopo aver vinto lo US Open. Non ho smesso perché ero rimasta incinta, come dice qualcuno. L’avevo già deciso un anno prima, quando non sentivo più la cattiveria necessaria per fare grandi cose, perché soltanto un’assoluta, tremenda e cattiva determinazione porta alla vittoria. Mi era rimasto soltanto il peso di comunicare al mondo che non avrei gareggiato più. Non è stato facile, anche se non provo rimpianti o nostalgie. Ho chiuso quella porta“.

Ora le giornate sono diverse e soprattutto le sfide e i problemi da affrontare sono cambiati: “Come non è stato un peso l’agonismo, non lo sono nemmeno i pannolini da cambiare. Entrambi mi hanno dato un appagamento straordinario. Ciò che si riceve dall’impegno in maternità o nello sport non ha prezzo. Fabio in famiglia? Di lui non mi posso proprio lamentare. Sono contenta, collabora, impegni permettendo. Ci alterniamo nei compiti. Certo, quando deve allenarsi o andare a giocare tornei mi devo occupare io di tutto. Ma è giusto così. Ci spostiamo molto tra la Liguria e Brindisi, quando i bambini andranno all’asilo metteremo un punto fisso sull’abitazione”.

 

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