I luoghi comuni del tennis alla prova dei dati: il 7° game e l'importanza di servire per primi

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I luoghi comuni del tennis alla prova dei dati: il 7° game e l’importanza di servire per primi

Davvero chi conquista il settimo game sul 3-3 si aggiudica il set? Chi serve per primo nel set decisivo vince la partita? Diamo un’occhiata all’ultimo decennio Slam per cercare di capirci di più

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È opinione comune che il tennis sia uno degli sport in cui la componente psicologica ha più peso nell’andamento dei match. Ne è prova, ad esempio, il fatto che Timothy Gallwey, uno dei padri delle procedure di Business Coaching e Life Coaching, si sia ispirato alla sua esperienza di allenatore di tennis per la stesura del suo best seller “The inner game of tennis”, datato 1974 e per certi versi ancora molto attuale. In tempi più recenti, anche Agassi e Panatta hanno insistito molto questo su aspetto nelle loro autobiografie, con il tennista romano che ha calcato la mano addirittura nel titolo del suo libro, affermando senza mezze misure che “il tennis l’ha inventato il diavolo”.

Tale stretta connessione tra ciò che succede in campo e ciò che succede nella mente dei giocatori conduce spesso a proverbiali affermazioni che, si può dire, vengono ritenute di conventional wisdom. Ad esempio, si ritiene che, proprio per ragioni psicologiche, il settimo game, per un set che si trova sul 3-3, sia particolarmente importante, perché rompe l’equilibrio proprio nel momento in cui il parziale entra nella sua seconda metà. O, ancora, si ritiene comunemente che, in particolare in una partita che va al quinto set, sia un vantaggio servire per primi, nel set decisivo, così imponendo all’avversario (a meno, naturalmente, di non subire un break in apertura di parziale) la sgradevole sensazione di inseguire proprio nella fase in cui la partita si avvia alla conclusione.

La crescente disponibilità di dati strutturati relativi ai match ATP ci consente ora di mettere tali affermazioni alla prova dei fatti, e di verificarne la rispondenza alla realtà. Considereremo nel seguito, a tale scopo, tutti i match di singolare maschile di prove del Grande Slam (Australian Open, Roland Garros, Wimbledon, US Open) dell’ultima decade, dal 2011 al 2021. Potendo contare su questa corposa base dati, cominciamo questo nostro percorso chiedendoci: ma davvero chi vince il settimo game sul 3-3 si aggiudica il set?

 

IL SETTIMO GAME

Figura 1. Percentuale di casi in cui chi vince il settimo game sul 3-3 si aggiudica il set, tornei Grande Slam 2011-2021

A prima vista, si sarebbe tentati di rispondere in modo affermativo. In effetti, nel 54,3% dei casi (più della metà quindi) chi si porta sul 4-3 in proprio favore vincendo il settimo game finisce per aggiudicarsi la partita. Ma per attestare la validità di questa prima superficiale osservazione sembra opportuno chiedersi, più specificamente, se rompere la parità in quel particolare momento è più significativo rispetto a farlo leggermente prima, o leggermente dopo. In altre parole: vincere il settimo game sul 3-3 ha un peso maggiore rispetto a vincere il nono game sul 4-4, o il quinto game sul 2-2?

Figura 2. Percentuale di casi in cui chi vince il nono game sul 4-4 si aggiudica il set, tornei Grande Slam 2011-2021  

Il set viene vinto da chi si aggiudica il nono game sul 4 pari nel 53,6% dei casi. Percentuale comparabile, ma leggermente inferiore rispetto al 54,3% registrato per il settimo game, sempre nel caso di un set in equilibrio. Osservando che, per il nono game, si è ancora più vicini alla conclusione della partita, quindi la vittoria di un game comunque “pesa” di più, si sarebbe tentati di identificare una correlazione, sia pur non particolarmente forte, tra la vittoria del settimo game sul 3-3 e la vittoria del set. Prima di concludere però, ripetiamo l’analisi, esaminando questa volta il quinto game, sul punteggio di 2-2.

Figura 3. Percentuale di casi in cui chi vince il quinto game sul 2-2 si aggiudica il set, tornei Grande Slam 2011-2021

Forse un po’ sorprendentemente, ci troviamo a constatare che il set, se ci si trova sul 2-2, viene vinto, nel 56,7% dei casi, da chi si aggiudica il quinto game. Nonostante tale game avvenga in un momento più lontano dalla conclusione del set, quindi, numeri alla mano sembra avere un effetto maggiore sull’esito finale del parziale.

Pur non essendo sufficiente a pronunciare una parola definitiva sul mito del settimo game, tale semplice analisi ha forse il pregio di suscitare qualche dubbio e qualche curiosità in più, portando un’ipotesi che viene dall’esperienza a più diretto contatto coi dati e, potremmo dire, con l’esperimento.

Proviamo ad applicare tale logica anche a un’altra affermazione cult: conviene servire per primi nel set decisivo.

SERVIRE PER PRIMI NEL SET DECISIVO

Figura 4. Percentuale di casi in cui chi serve per primo nel quinto set vince la partita, tornei Grande Slam 2011-2021  

Concentriamoci sui 728 match del Grande Slam che nel corso degli ultimi dieci anni sono arrivati al quinto set. Effettivamente, la percentuale di casi in cui chi ha servito per primo in queste 728 occasioni ha vinto il set (e, di conseguenza, la partita) è maggiore del 50%: per la precisione, si tratta di 380 casi (52,2% del totale). Riflettendo, possiamo considerare che, se davvero tale vantaggio esiste, è ragionevole attendersi che sia maggiore nel caso di Australian Open, Roland Garros e Wimbledon, i quali, per larga parte del periodo considerato, non prevedevano tie-break o super tie-break, ma un long set nel caso di una partita sul due set pari, con (possibile) prolungamento della pressione psicologica su chi si trova a servire per secondo.  

Figura 5. Percentuale di casi in cui chi serve per primo nel quinto set vince la partita, Australian Open, Roland Garros e Wimbledon 2011-2021

Effettivamente, 310 dei 576 match di Australian Open, Roland Garros e Wimbledon degli ultimi 10 anni arrivati al quinto set sono stati vinti dal giocatore che serviva per primo: il 53,8% del totale. Una percentuale maggiore, quindi, rispetto a quella osservata considerando anche lo US Open.

Possiamo quindi dire che, in questo caso, almeno a un primo sguardo, e concentrandoci sui match di livello più elevato (tornei del Grande Slam) sembra esserci un accordo tra conventional wisdom e dati. Passiamo allora all’analisi critica di una terza considerazione, spontanea ma non per questo necessariamente suffragata dai dati: in una partita combattuta, vince chi vince i game più tirati, quelli che finiscono ai vantaggi.

CHI VINCE I GAME AI VANTAGGI VINCE LA PARTITA?

Figura 7. Box-plot che rappresenta la percentuale di game ai vantaggi vinti dai vincitori dei match di singolare maschile in tornei del Grande Slam nel periodo 2011-2021

Per l’analisi di tale affermazione, e per misurarne l’aderenza rispetto all’andamento dei match di singolare maschile di tornei del Grande Slam degli ultimi dieci anni, concentriamoci innanzitutto sui match con almeno dieci game ai vantaggi. Ciò ci permetterà di focalizzarci sulle partite dall’andamento meno scontato e al contempo sui dati statisticamente più significativi. Vincere dieci game su dieci ai vantaggi (100%), ad esempio, ha un peso diverso rispetto a vincere l’unico game ai vantaggi disputato (ma il risultato puramente numerico sarebbe del 100% anche in questo caso).

Preparando il dataset per l’analisi, osserviamo che negli ultimi dieci anni 2050 match di singolare maschile sono stati caratterizzati da almeno dieci game ai vantaggi. Per valutare se, effettivamente, a partire da questo sottoinsieme di partite, la vittoria dei game ai vantaggi sia significativamente correlata alla vittoria della partita, proviamo a servirci di una diversa rappresentazione grafica: il box-plot. Il box-plot rappresenta la distribuzione statistica di una variabile, in questo caso la percentuale di game ai vantaggi vinti dal vincitore del match, per i 2050 match considerati.

Un concetto comunemente utilizzato, nell’analisi di distribuzioni statistiche, è quello di percentile. Si tratta di questo: immaginiamo di ordinare le percentuali di game ai vantaggi vinti dai vincitori dei 2050 match considerati in ordine crescente. Il match numero 205 di questa lista ordinata corrisponderebbe al decimo percentile della distribuzione (dato che 205/2050 = 0,1 = 10%). Nel box plot vediamo una sottile barra di colore giallo a identificare il cinquantesimo percentile, detto anche mediana della distribuzione. In caso la percentuale di game ai vantaggi vinti fosse particolarmente significativa, ci aspetteremmo un valore mediano, per i vincitori dei match, maggiore del 50%, a testimoniare questa correlazione: invece non è così.

Non soltanto: la zona del box-plot colorata in verde definisce l’intervallo all’interno del quale si ritrova il 50% “centrale” della distribuzione. L’estremo inferiore della zona colorata in verde coincide cioè con il venticinquesimo percentile della distribuzione, l’estremo superiore con il settantacinquesimo. Osserviamo che la fascia centrale della distribuzione presenta la stessa escursione verso l’estremo inferiore (50%-36,4% = 13,6%) rispetto a quello superiore (63,6%-50% = 13,6%).

Come ulteriore verifica, poniamo ancora una volta la domanda ai dati, servendoci di un diverso strumento di indagine: la curva ROC.

Figura 8. Curva ROC che correla la percentuale di game vinti ai vantaggi con la vittoria del match, sulla base dei match di singolare maschile disputati in tornei del Grande Slam nel periodo 2011-2021

Ci chiederemo, questa volta, se esistano soglie (non necessariamente il 50%) di game ai vantaggi vinti che possano rivelarsi decisive per la vittoria della partita. Ancora una volta, per le ragioni già citate, ci concentreremo sui match con almeno dieci game finiti ai vantaggi. Per condurre questo tipo di analisi, ci si può servire della curva ROC. Per tracciarla, si procede in questo modo:

  1. si considera ogni possibile valore di soglia in termini di percentuale di game vinti ai vantaggi, a partire dallo 0% fino al 100%
  2. per ciascuno di questi valori (prendiamo ad esempio il 10%) ci si domanda: quanto sarebbe preciso dire che chi vince più del 10% di game ai vantaggi vince la partita?
  3. la risposta a questa domanda si caratterizza di due componenti: sensitivity (ovvero la quota di vittorie correttamente identificate) e specificity (ovvero la quota di sconfitte correttamente identificate)
  4. ciascuna soglia può quindi essere rappresentata come un punto, con l’asse verticale rappresentato dalla dicitura “Sensitivity” e l’asse orizzontale rappresentato da “1-Specificity”
  5. connettendo questi punti, si può tracciare una curva, detta curva ROC (Receiver Operating Curve)
  6. si dimostra che l’area compresa sotto tale curva, detta AUC (Area Under the Curve) corrisponde alla probabilità che, data una coppia di match (match 1 e match 2), la percentuale di game ai vantaggi vinti dal vincitore del match 1 sia maggiore della percentuale di game ai vantaggi vinti dallo sconfitto del match 2

Quanto più l’AUC si avvicina a 1, tanto più l’elemento considerato (in questo caso la percentuale di game ai vantaggi vinti) è rilevante rispetto al target (la vittoria della partita). Osserviamo che, in questo caso, l’AUC è uguale a 0.504, appena superiore al 50%. La scarsa rilevanza della vittoria nei game ai vantaggi sembra quindi confermata.

Proviamo ora a chiederci se, effettivamente, come spesso si suppone, la vittoria del primo set sia spesso decisiva, in particolare per il giocatore sfavorito dal pronostico.

IL PRIMO SET È DECISIVO, SOPRATTUTTO PER IL GIOCATORE PIÙ DEBOLE

Figura 9. Distribuzione dei match di Grande Slam 2011-2021 rispetto alla domanda:chi vince il primo set vince il match? I match in cui il vincitore del primo set ha un miglior ranking ATP alla fine della stagione corrispondono alle barre verdi dell’istogramma, gli altri match sono invece rappresentati dalle barre rosse.

Chiediamoci quindi se, specie in un torneo del Grande Slam, sempre a livello di singolare maschile quindi in un match a tre set su cinque, la vittoria del primo set risulti molto rilevante per indirizzare la partita e, più nello specifico, cerchiamo di capire se tale considerazione sia valida in misura ancora più netta per i giocatori che affrontano un avversario di maggiore blasone, ovvero con una migliore classifica ATP.

In primo luogo, osserviamo che 2271 dei 2902 match considerati si concludono con la vittoria del giocatore che si aggiudica il primo parziale: in altre parole, nel 78,2% dei casi chi vince il primo set vince anche la partita. Si tratta di gran lunga del pattern più forte tra quelli esplorati in questo articolo. Ad esempio, se consideriamo l’effetto del ranking sull’esito della partita, osserviamo che in 2238 casi su 2902 (ovvero nel 77,1% dei casi) il match viene vinto da quel giocatore che, a fine stagione, occuperà una miglior posizione nella classifica ATP. In altre parole, la vittoria del primo set sembra “pesare” addirittura leggermente più della classifica rispetto all’esito del match.

E, come la conventional wisdom insegna, la combinazione dei due fattori risulta ancora più predittiva rispetto al nome del vincitore del match. Se il primo set è vinto dal giocatore di ranking inferiore, infatti, l’avversario riuscirà a cavarsela nel 30% dei casi (196 match su 664). Se a portare a casa il primo parziale è invece il giocatore sulla carta più forte, allo sfidante, dati alla mano, sembra rimanere meno del 20% di possibilità di ribaltare la situazione (435 casi su 2238).

Questo ci raccontano i dati, che, come sempre, cerchiamo di approcciare con occhio critico, come uno degli strumenti per rispondere, con concretezza e precisione, alle nostre curiosità. Tenendo cioè sempre a mente la massima di Henri Poincarè, secondo cui “la scienza è fatta di dati come una casa è fatta di pietre. Ma un ammasso di dati non è scienza più di quanto un mucchio di pietre sia una vera casa”.

Nota: i grafici inseriti nell’articolo sono realizzati per mezzo del software Rulex


Genovese, classe 1985, Damiano Verda è ingegnere informatico e data scientist ma anche appassionato di scrittura. “There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor” (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche scrivere, divertendosi, possa essere un modo per cercare di socchiudere qualcuna di quelle porte, lungo quel corridoio senza fine. Per leggere i suoi articoli visitate www.damianoverda.it

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Australian Open

Australian Open: sarà Zverev-Shapovalov. Berrettini troverà Carreno Busta [VIDEO]

Il tedesco regola Albot in tre set. Il canadese vince la battaglia con Opelka. Avanti anche Monfils e Carreno

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Alexander Zverev all'Australian Open 2022 (Credit: @atptour on Twitter)

Oltre ai nostri Sonego e Berrettini, sono altri quattro i match del programma maschile diurno per quanto riguarda il terzo turno degli Australian Open. Vediamo com’è andata.

A. Zverev b R. Albot 6-3 6-4 6-4

Un break per set e poco meno di due ore bastano ad Alexander Zverev per regolare la pratica Albot. Inizio travolgente del tedesco che con un parziale iniziale di 12 punti a 3 piazza subito il break. Match che offre anche dello spettacolo, con Albot che sulla seconda viene travolto in risposta da Zverev; anche quando riesce ad entrare nello scambio, il moldavo soffre la potenza della palla del tedesco. Superate le difficoltà iniziali, Albot salva una palla break nel quarto game e non soffre più sul suo servizio. Sascha solido con la prima chiude il primo set in 32 minuti.

 

Secondo set e primo momento vero momento di difficoltà per Zverev. Sotto 0-1 15-40, però, tira fuori dal cilindro due vincenti di dritto che bloccano sul nascere le velleità di Albot. Nel momento in cui il moldavo abbassa i giri del motore, il tedesco prende il sopravvento. Due gratuiti da parte di Albot offrono tre palle break a Zverev che vincente di dritto concretizza. Avanti 4-3, il tedesco con un doppio fallo offre tre palle break che avrebbero rimesso in equilibrio il parziale, ma il dritto di Sascha mette le basi per annullare le speranze di Albot e chiudere anche il secondo set.

Terzo set dove entrambi i tennisti gestiscono con sicurezza i propri turni di servizio, con Albot che mostra una maggiore confidenza soprattutto quando riesce a mettere la prima in campo. Zverev comprende quindi la necessità di dover accelerare per chiudere il match. Nel settimo game riesce a conquistare due palle break, vanificando tutto con un errore di rovescio, prima che Albot si salvi anche grazie a due ottimi vincenti. Il break è solo rimandato di qualche minuto: il dritto di Zverev mette le basi per la chiusura dell’incontro. Sascha spreca due match point, con un doppio fallo sul primo e un errore di dritto sul secondo, prima che Albot ceda con un dritto out dopo un lungo scambio. 44 vincenti e 30 gratuiti per il tedesco, che mostra ottime percentuali sulla prima pur destando qualche preoccupazioni sulla seconda con solo il 35% di punti vinti e 7 doppi falli – il più clamoroso che finisce lungo nonostante una palla a 130 km/h.

Il percorso netto di Zverev (9 set vinti a zero) adesso verrà messo alla prova dal canadese Shapovalov, con cui è avanti 4-2 nei precedenti.

D. Shapovalov b. R. Opelka 7-6 (4) 4-6 6-3 6-4

Tre ore di battaglia sono state necessarie a Denis il mancino per avere la meglio dello statunitense Reilly Opelka, in un match molto nervoso da parte di entrambi. Primo parziale che parte con entrambi i contendenti solidi al servizio, con Opelka meno in controllo rispetto al canadese. Nel settimo game Opelka da 40-15 si fa recuperare fino a concedere il break al canadese. Il vantaggio di Shapovalov ha durata effimera: Denis che annulla due palle break prima di un sanguinoso doppio fallo che riporta il parziale in equilibrio. Si arriva all’atteso tie-break dove è il canadese ad essere il più preciso al servizio, costringendo all’errore Opelka, che cede anche in virtù di un brutto errore a rete.

Il secondo set vede uno Shapovalov meno convinto in campo. Nel settimo game, le difficoltà si palesano sulla palla break del parziale in cui un’ottima risposta di Opelka sulla seconda del canadese si trasforma in un tentativo di drop shot di Shapovalov che finisce largo.

Momento di difficoltà e frustrazione che continua per un game e mezzo prima di recuperare da 0-30. Denis sale in cattedra nel game successivo con risposte profonde che mettono in difficoltà il gigante statunitense. Due aces nel momento opportuno chiudono il set all’insegna delle polemiche per un nervoso Shapovalov, in guerra contro l’arbitro e contro le chiamate di Hawkeye live.

Hawkeye live che va fuori giri qualche game dopo chiamando out un servizio ampiamente valido di Opelka, alimentando le perplessità odierne di Shapovalov sulle chiamate. Tuttavia Shapovalov riprende il controllo del match e nel sesto game piazza il break decisivo con un vincente di dritto. Il quarto set vede Shapovalov concedere solo una piccola possibilità ad Opelka nel quarto game prima di piazzare il break ancora un vincente di dritto. Il canadese si irrigidisce sul più bello e manca tre match point sul servizio di Opelka (più un quarto sul suo con un brutto gratuito di rovescio) ma riesce comunque a chiudere la contesa due minuti dopo lo scoccare delle tre ore.

P. Carreno Busta b S. Korda 6-4 7-5 6-7 (6) 6-3

Cinquanta vittorie a livello Slam e 7-1 in questo solido inizio di stagione per lo spagnolo che, dopo la battaglia di oltre quattro ore con Griekspoor, regola il giovane statunitense Korda in quattro set.

Inizio equilibrato del match con solidi turni di servizio da parte di entrambi i tennisti. Carreno è il primo a piazzare il break nell’ottavo game. Tuttavia, lo spagnolo nel momento di servire per il set sciupa sei palle set prima di subire il contro break in un game durato venti punti. Lo statunitense non capitalizza l’occasione: con un doppio fallo Korda concede due palle set a Carreno, che all’ottavo tentativo porta a casa il set.

Equilibrio che regna sovrano anche nel secondo parziale, con Carreno che piazza il break decisivo nel dodicesimo parziale con un gratuito di rovescio di Korda. Lo spagnolo chiude un parziale con 18 vincenti a fronte di soli 8 gratuiti e un 81% di punti vinti con la prima. Lo statunitense paga una scarsa resa con la seconda, solo il 27% di punti vinti e un minor cinismo nei punti decisivi.

Korda riesce ad emergere in un terzo set molto combattuto. Quattro palle break salvate dallo statunitense, cinque dallo spagnolo: si va al tie-break. Korda sotto 3-5 recupera e chiude 8-6 per portare il match al quarto. Quarto set che vede lo statunitense non essere più performante al servizio: tre break concessi, 38% di punti vinti con la seconda e ben 14 gratuiti.

Per Carreno adesso ostacolo rappresentato dal nostro Berrettini vincente su Alcaraz – match inedito tra i due.

[17] G. Monfils b. [16] C. Garin 7-6 (4) 6-1 6-3

Nell’ottavo di tabellone rimasto orfano di Djokovic, continua imperterrita la marcia di un Gael Monfils che sembra rinato in questa prima parte di stagione in terra australiana. Il francese approda agli ottavi di finale del torneo australiano senza aver ancora perso un set, con poco più di cinque ore passate in campo per vincere i tre match.

In una KIA Arena animata dai tifosi francesi e cileni, il francese capitalizza cinicamente le occasioni offerte da un Garin fin troppo generoso, mostrando anche una solida tranquillità in difesa. Nel primo set il francese vola subito 3-1, ma sembra accusare il colpo alla caviglia a seguito di una caduta. Subìto il contro-break, il parziale si invola inesorabilmente verso il tie-break vinto con autorevolezza dal francese. Secondo set senza storia con Garin incapace di tenere il servizio, conquistando solo cinque punti nei tre game alla battuta, sia per meriti di un Monfils performante alla risposta sia per errori marchiani del cileno.

Anche nel terzo set, prestazione carente al servizio per il cileno, soprattutto sulla seconda di servizio. Tre break nei primi cinque game, con Monflis che piazzato quello decisivo pigia il piede sull’acceleratore chiudendo il match con un vincente di dritto un minuto dopo lo scoccare delle due ore. Il francese finisce con un saldo positivo di 30 vincenti a fronte di 27 gratuiti. Ben 45 errori gratuiti per il cileno, che dopo le battaglie contro Bagnis e Martinez non è mai sembrato in grado di impensierire il rivale odierno. Vittoria Slam N.117 per Monflis, che approda agli ottavi di finale per… l’ottava volta in carriera. E si tratterà di un match in cui il francese giocherà da favorito contro Kecmanovic per un posto nei quarti, raggiunti da Gael per l’ultima volta nel 2019 allo US Open.


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Australian Open

Australian Open, il programma di sabato 22 gennaio: Sinner-Daniel non prima delle 7 italiane

L’azzurro di scena sulla KIA Arena. Medvedev e Tsitsipas non prima delle 4, Swiatek-Kasatkina dalle 9

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Jannik Sinner all'Australian Open 2022 (Credit: @atptour on Twitter)

Sabato 22 gennaio si concluderà il terzo turno dell’Australian Open 2022, e l’attenzione degli appassionati italiani non potrà che concentrarsi di nuovo su Jannik Sinner. Il classe 2001 affronterà il giapponese Taro Daniel nel quarto match in programma sulla KIA Arena: la sfida inizierà non prima delle 07 italiane.

Fra le altre sfide si segnalano:

  • Tsitsipas-Paire, terzo match sulla Rod Laver Arena in programma non prima delle 04 italiane
  • Vondrousova-Sabalenka, seconda sulla MCA
  • Medvedev-Van De Zandschulp, terza sempre sulla MCA e non prima delle 04 italiane
  • Swiatek-Kasatkina, stesso campo ma non prima delle 09 italiane
  • Evans-Aliassime, ultima sfida sulla John Cain Arena in programma non prima delle 07 italiane.

Di seguito gli orari completi (NOTA: basta scorrere il file per vedere tutti i match con l’orario locale, ricordando che Melbourne è 10 ore avanti rispetto all’Italia, quindi “11:00 AM” significa le 01 della notte italiana, “7:00 PM” significa 09 di mattina e così via):

 

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Australian Open

Australian Open, Lorenzo Sonego battuto in quattro set da Miomir Kecmanovic [VIDEO]

Il N.3 d’Italia gioca una partita altalenante e si spegne quando il quinto set sembrava possibile. Il serbo agli ottavi di un Major per la prima volta: affronterà Gael Monfils

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Miomir Kecmanovic all'Australian Open 2022 (Credit: @atptour on Twitter)

M. Kecmanovic b. [25] L. Sonego 6-4 6-7(8) 6-2 7-5

La volée di rovescio a campo aperto affossata in rete sul match point assurge ad amaro simbolo della partita di Lorenzo Sonego, sconfitto in quattro set da Miomir Kecmanovic al terzo round dell’Australian Open. Mai il giocatore torinese si era spinto così avanti a Melbourne, e l’approdo alla seconda settimana in un Major per la terza volta in carriera non sembrava ipotesi così peregrina. Il tabellone, sconvolto dall’affaire Djokovic, si era messo benino dalle sue parti, e l’avversario, quel Kecmanovic dispensato dal derby fratricida con il concittadino fenomeno al primo turno, evocava lieti ricordi. Nei due precedenti l’aveva sempre spuntata Lorenzo, e nel secondo di questi, finale di Antalya 2019, aveva persino sollevato il primo trofeo in vita sua nel Tour maggiore.

Ma i corsi storici, ci perdonerà Giambattista Vico, non sempre ricorrono: favorito dal pronostico e opposto ad un rivale che non vinceva due partite di fila in un tabellone principale da aprile, Sonego ha giocato una partita molto altalenante, ci perdonerete l’eufemismo temerario, e colma di brutti errori: la proverbiale grinta non è stata – e non poteva essere – sufficiente a emendarli. Il numero tre italiano è partito contrattissimo, persuaso a prendere decisioni sbagliate da una fretta inspiegabile e incline a giocare male i punti importanti. Subìto il break, poi rivelatosi decisivo per le sorti del primo set, nel terzo gioco dell’incontro a causa di tre imprecisioni evitabili, Sonego ha fallito le prime quattro chance di togliere il servizio all’avversario nel quinto, inaugurando un copione che si sarebbe riprodotto per l’intera durata della contesa (alla fine due su tredici sulle palle break).

 

Lorenzo non è riuscito a cambiare marcia nemmeno in avvio di seconda frazione, iniziata perdendo il servizio nel primo gioco vittima della fretta e di un lato sinistro ballerino, e ha proseguito lo scialacquio di occasioni in risposta con altre due palle break gettate al vento nel quarto game, pure procurate da una favolosa combinazione dritto in corsa-demi volée. Dopo una nuova chance non sfruttata su servizio Kecmanovic nell’ottavo gioco, Sonego si è imposto una scossa, esibendosi in un significativo soliloquio volto a mettere in palese e cruenta discussione la qualità delle proprie scelte. I frutti si sono visti di lì a poco: al termine di uno scambio da venti colpi l’allievo di Gipo Arbino si è procurato l’ottava palla break dell’incontro, centrando finalmente l’obiettivo grazie a una bella difesa coronata da un vincente di dritto.

Nessuno scossone si è palesato prima del tie-break e tie-break discretamente cinematico è in effetti stato. Per massima colpa di erroracci con il dritto, Sonego si è trovato a dover fronteggiare tre set point, ma qui è riemersa l’immagine del guerriero che molti, non a torto, gli disegnano addosso. Il primo l’ha annullato resistendo a uno scambio da colpi trentadue; sul secondo ha approfittato di un clamoroso errore di Kecmanovic, sciagurato nello sbagliare un elementare rovescio a campo spalancato in uscita dal servizio. Poi ha tenuto i suoi due turni in battuta procurandosi un primo set point, peraltro ben cancellato dal serbo. Sul 7-7 un fortunato nastro torinese ha servito a Lorenzo un nuovo set point, ma Lorenzo ha servito un doppio fallo. Alla terza occasione di pareggiare i conti, dopo una buona battuta, Sonego ha raccolto il secondo set insieme a un errore di dritto di Kecmanovic: considerata l’evoluzione della faccenda, ci sarebbero stati gli estremi per ipotizzare l’inversione di tendenza del match, ma le ipotesi mal si conciliano con lo sport della racchetta, soprattutto negli Slam.

Il terzo set è stato un pianto, dopo un avvio invero equilibrato. Ripiombato nel sinistro vortice odierno fatto di errori e scelte avventate, Sonego ha perso il servizio nel sesto gioco avendo concesso tre palle break consecutive, e dopo aver annullato le prime due ha offerto il fianco con un esiziale doppio fallo, prodromo a un parziale di otto punti a zero in favore di Kecmanovic che poco dopo ha chiuso con agio la terza frazione (tredici punti a tre negli ultimi tre giochi). Lorenzo è comunque ripartito molto determinato nel quarto, e dopo aver immancabilmente fallito altre tre palle break ha strappato il servizio al serbo nel gioco inaugurale, veleggiando poi abbastanza tranquillo fino al quattro a due. Ma quando il quinto set sembrava più di un’opzione il Nostro si è nuovamente disunito, ha sbagliato tutto quello che non si può sbagliare ed è finito sotto prima 5-4, poi 6-5. Al momento di servire per riparare al tie break Sonego ha concesso tre consecutivi match point, cancellato con grande coraggio i primi due ma è crollato al momento di annullare l’ultimo, quando la palla alta sul rovescio a campo spalancato era solo da spingere di là, eppure è finita in mezzo alla rete.

Queste partite mi insegnano sempre qualcosa“, ha dichiarato Lorenzo in conferenza stampa. “I giocatori che tirano così forte usano molto bene le gambe, hanno una grandissima stabilità, devo migliorare questi aspetti in futuro. Il rammarico per non aver approfittato del buco in tabellone c’è, sicuramente è meglio trovare Kecmanovic che Djokovic al terzo turno, ma oggi lui ha giocato bene, io non abbastanza. Ho commesso troppi errori e non ho sfruttato il momento all’inizio del terzo set, quando lui ha accusato il colpo dopo aver perso il secondo in quel modo. Adesso andrò in Sudamerica, non so ancora se direttamente a Buenos Aires o già per il torneo prima [Cordoba, ndr]”.

Un gran peccato per Lorenzo, l’occasione per fare tanta strada c’era davvero, anche se Gael Monfils, il prossimo avversario di Kecmanovic in ottavi (il francese ha battuto Garin in tre set), non avrebbe mancato di offrire i consueti rompicapi.


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