I luoghi comuni del tennis alla prova dei dati: il 7° game e l'importanza di servire per primi

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I luoghi comuni del tennis alla prova dei dati: il 7° game e l’importanza di servire per primi

Davvero chi conquista il settimo game sul 3-3 si aggiudica il set? Chi serve per primo nel set decisivo vince la partita? Diamo un’occhiata all’ultimo decennio Slam per cercare di capirci di più

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È opinione comune che il tennis sia uno degli sport in cui la componente psicologica ha più peso nell’andamento dei match. Ne è prova, ad esempio, il fatto che Timothy Gallwey, uno dei padri delle procedure di Business Coaching e Life Coaching, si sia ispirato alla sua esperienza di allenatore di tennis per la stesura del suo best seller “The inner game of tennis”, datato 1974 e per certi versi ancora molto attuale. In tempi più recenti, anche Agassi e Panatta hanno insistito molto questo su aspetto nelle loro autobiografie, con il tennista romano che ha calcato la mano addirittura nel titolo del suo libro, affermando senza mezze misure che “il tennis l’ha inventato il diavolo”.

Tale stretta connessione tra ciò che succede in campo e ciò che succede nella mente dei giocatori conduce spesso a proverbiali affermazioni che, si può dire, vengono ritenute di conventional wisdom. Ad esempio, si ritiene che, proprio per ragioni psicologiche, il settimo game, per un set che si trova sul 3-3, sia particolarmente importante, perché rompe l’equilibrio proprio nel momento in cui il parziale entra nella sua seconda metà. O, ancora, si ritiene comunemente che, in particolare in una partita che va al quinto set, sia un vantaggio servire per primi, nel set decisivo, così imponendo all’avversario (a meno, naturalmente, di non subire un break in apertura di parziale) la sgradevole sensazione di inseguire proprio nella fase in cui la partita si avvia alla conclusione.

La crescente disponibilità di dati strutturati relativi ai match ATP ci consente ora di mettere tali affermazioni alla prova dei fatti, e di verificarne la rispondenza alla realtà. Considereremo nel seguito, a tale scopo, tutti i match di singolare maschile di prove del Grande Slam (Australian Open, Roland Garros, Wimbledon, US Open) dell’ultima decade, dal 2011 al 2021. Potendo contare su questa corposa base dati, cominciamo questo nostro percorso chiedendoci: ma davvero chi vince il settimo game sul 3-3 si aggiudica il set?

 

IL SETTIMO GAME

Figura 1. Percentuale di casi in cui chi vince il settimo game sul 3-3 si aggiudica il set, tornei Grande Slam 2011-2021

A prima vista, si sarebbe tentati di rispondere in modo affermativo. In effetti, nel 54,3% dei casi (più della metà quindi) chi si porta sul 4-3 in proprio favore vincendo il settimo game finisce per aggiudicarsi la partita. Ma per attestare la validità di questa prima superficiale osservazione sembra opportuno chiedersi, più specificamente, se rompere la parità in quel particolare momento è più significativo rispetto a farlo leggermente prima, o leggermente dopo. In altre parole: vincere il settimo game sul 3-3 ha un peso maggiore rispetto a vincere il nono game sul 4-4, o il quinto game sul 2-2?

Figura 2. Percentuale di casi in cui chi vince il nono game sul 4-4 si aggiudica il set, tornei Grande Slam 2011-2021  

Il set viene vinto da chi si aggiudica il nono game sul 4 pari nel 53,6% dei casi. Percentuale comparabile, ma leggermente inferiore rispetto al 54,3% registrato per il settimo game, sempre nel caso di un set in equilibrio. Osservando che, per il nono game, si è ancora più vicini alla conclusione della partita, quindi la vittoria di un game comunque “pesa” di più, si sarebbe tentati di identificare una correlazione, sia pur non particolarmente forte, tra la vittoria del settimo game sul 3-3 e la vittoria del set. Prima di concludere però, ripetiamo l’analisi, esaminando questa volta il quinto game, sul punteggio di 2-2.

Figura 3. Percentuale di casi in cui chi vince il quinto game sul 2-2 si aggiudica il set, tornei Grande Slam 2011-2021

Forse un po’ sorprendentemente, ci troviamo a constatare che il set, se ci si trova sul 2-2, viene vinto, nel 56,7% dei casi, da chi si aggiudica il quinto game. Nonostante tale game avvenga in un momento più lontano dalla conclusione del set, quindi, numeri alla mano sembra avere un effetto maggiore sull’esito finale del parziale.

Pur non essendo sufficiente a pronunciare una parola definitiva sul mito del settimo game, tale semplice analisi ha forse il pregio di suscitare qualche dubbio e qualche curiosità in più, portando un’ipotesi che viene dall’esperienza a più diretto contatto coi dati e, potremmo dire, con l’esperimento.

Proviamo ad applicare tale logica anche a un’altra affermazione cult: conviene servire per primi nel set decisivo.

SERVIRE PER PRIMI NEL SET DECISIVO

Figura 4. Percentuale di casi in cui chi serve per primo nel quinto set vince la partita, tornei Grande Slam 2011-2021  

Concentriamoci sui 728 match del Grande Slam che nel corso degli ultimi dieci anni sono arrivati al quinto set. Effettivamente, la percentuale di casi in cui chi ha servito per primo in queste 728 occasioni ha vinto il set (e, di conseguenza, la partita) è maggiore del 50%: per la precisione, si tratta di 380 casi (52,2% del totale). Riflettendo, possiamo considerare che, se davvero tale vantaggio esiste, è ragionevole attendersi che sia maggiore nel caso di Australian Open, Roland Garros e Wimbledon, i quali, per larga parte del periodo considerato, non prevedevano tie-break o super tie-break, ma un long set nel caso di una partita sul due set pari, con (possibile) prolungamento della pressione psicologica su chi si trova a servire per secondo.  

Figura 5. Percentuale di casi in cui chi serve per primo nel quinto set vince la partita, Australian Open, Roland Garros e Wimbledon 2011-2021

Effettivamente, 310 dei 576 match di Australian Open, Roland Garros e Wimbledon degli ultimi 10 anni arrivati al quinto set sono stati vinti dal giocatore che serviva per primo: il 53,8% del totale. Una percentuale maggiore, quindi, rispetto a quella osservata considerando anche lo US Open.

Possiamo quindi dire che, in questo caso, almeno a un primo sguardo, e concentrandoci sui match di livello più elevato (tornei del Grande Slam) sembra esserci un accordo tra conventional wisdom e dati. Passiamo allora all’analisi critica di una terza considerazione, spontanea ma non per questo necessariamente suffragata dai dati: in una partita combattuta, vince chi vince i game più tirati, quelli che finiscono ai vantaggi.

CHI VINCE I GAME AI VANTAGGI VINCE LA PARTITA?

Figura 7. Box-plot che rappresenta la percentuale di game ai vantaggi vinti dai vincitori dei match di singolare maschile in tornei del Grande Slam nel periodo 2011-2021

Per l’analisi di tale affermazione, e per misurarne l’aderenza rispetto all’andamento dei match di singolare maschile di tornei del Grande Slam degli ultimi dieci anni, concentriamoci innanzitutto sui match con almeno dieci game ai vantaggi. Ciò ci permetterà di focalizzarci sulle partite dall’andamento meno scontato e al contempo sui dati statisticamente più significativi. Vincere dieci game su dieci ai vantaggi (100%), ad esempio, ha un peso diverso rispetto a vincere l’unico game ai vantaggi disputato (ma il risultato puramente numerico sarebbe del 100% anche in questo caso).

Preparando il dataset per l’analisi, osserviamo che negli ultimi dieci anni 2050 match di singolare maschile sono stati caratterizzati da almeno dieci game ai vantaggi. Per valutare se, effettivamente, a partire da questo sottoinsieme di partite, la vittoria dei game ai vantaggi sia significativamente correlata alla vittoria della partita, proviamo a servirci di una diversa rappresentazione grafica: il box-plot. Il box-plot rappresenta la distribuzione statistica di una variabile, in questo caso la percentuale di game ai vantaggi vinti dal vincitore del match, per i 2050 match considerati.

Un concetto comunemente utilizzato, nell’analisi di distribuzioni statistiche, è quello di percentile. Si tratta di questo: immaginiamo di ordinare le percentuali di game ai vantaggi vinti dai vincitori dei 2050 match considerati in ordine crescente. Il match numero 205 di questa lista ordinata corrisponderebbe al decimo percentile della distribuzione (dato che 205/2050 = 0,1 = 10%). Nel box plot vediamo una sottile barra di colore giallo a identificare il cinquantesimo percentile, detto anche mediana della distribuzione. In caso la percentuale di game ai vantaggi vinti fosse particolarmente significativa, ci aspetteremmo un valore mediano, per i vincitori dei match, maggiore del 50%, a testimoniare questa correlazione: invece non è così.

Non soltanto: la zona del box-plot colorata in verde definisce l’intervallo all’interno del quale si ritrova il 50% “centrale” della distribuzione. L’estremo inferiore della zona colorata in verde coincide cioè con il venticinquesimo percentile della distribuzione, l’estremo superiore con il settantacinquesimo. Osserviamo che la fascia centrale della distribuzione presenta la stessa escursione verso l’estremo inferiore (50%-36,4% = 13,6%) rispetto a quello superiore (63,6%-50% = 13,6%).

Come ulteriore verifica, poniamo ancora una volta la domanda ai dati, servendoci di un diverso strumento di indagine: la curva ROC.

Figura 8. Curva ROC che correla la percentuale di game vinti ai vantaggi con la vittoria del match, sulla base dei match di singolare maschile disputati in tornei del Grande Slam nel periodo 2011-2021

Ci chiederemo, questa volta, se esistano soglie (non necessariamente il 50%) di game ai vantaggi vinti che possano rivelarsi decisive per la vittoria della partita. Ancora una volta, per le ragioni già citate, ci concentreremo sui match con almeno dieci game finiti ai vantaggi. Per condurre questo tipo di analisi, ci si può servire della curva ROC. Per tracciarla, si procede in questo modo:

  1. si considera ogni possibile valore di soglia in termini di percentuale di game vinti ai vantaggi, a partire dallo 0% fino al 100%
  2. per ciascuno di questi valori (prendiamo ad esempio il 10%) ci si domanda: quanto sarebbe preciso dire che chi vince più del 10% di game ai vantaggi vince la partita?
  3. la risposta a questa domanda si caratterizza di due componenti: sensitivity (ovvero la quota di vittorie correttamente identificate) e specificity (ovvero la quota di sconfitte correttamente identificate)
  4. ciascuna soglia può quindi essere rappresentata come un punto, con l’asse verticale rappresentato dalla dicitura “Sensitivity” e l’asse orizzontale rappresentato da “1-Specificity”
  5. connettendo questi punti, si può tracciare una curva, detta curva ROC (Receiver Operating Curve)
  6. si dimostra che l’area compresa sotto tale curva, detta AUC (Area Under the Curve) corrisponde alla probabilità che, data una coppia di match (match 1 e match 2), la percentuale di game ai vantaggi vinti dal vincitore del match 1 sia maggiore della percentuale di game ai vantaggi vinti dallo sconfitto del match 2

Quanto più l’AUC si avvicina a 1, tanto più l’elemento considerato (in questo caso la percentuale di game ai vantaggi vinti) è rilevante rispetto al target (la vittoria della partita). Osserviamo che, in questo caso, l’AUC è uguale a 0.504, appena superiore al 50%. La scarsa rilevanza della vittoria nei game ai vantaggi sembra quindi confermata.

Proviamo ora a chiederci se, effettivamente, come spesso si suppone, la vittoria del primo set sia spesso decisiva, in particolare per il giocatore sfavorito dal pronostico.

IL PRIMO SET È DECISIVO, SOPRATTUTTO PER IL GIOCATORE PIÙ DEBOLE

Figura 9. Distribuzione dei match di Grande Slam 2011-2021 rispetto alla domanda:chi vince il primo set vince il match? I match in cui il vincitore del primo set ha un miglior ranking ATP alla fine della stagione corrispondono alle barre verdi dell’istogramma, gli altri match sono invece rappresentati dalle barre rosse.

Chiediamoci quindi se, specie in un torneo del Grande Slam, sempre a livello di singolare maschile quindi in un match a tre set su cinque, la vittoria del primo set risulti molto rilevante per indirizzare la partita e, più nello specifico, cerchiamo di capire se tale considerazione sia valida in misura ancora più netta per i giocatori che affrontano un avversario di maggiore blasone, ovvero con una migliore classifica ATP.

In primo luogo, osserviamo che 2271 dei 2902 match considerati si concludono con la vittoria del giocatore che si aggiudica il primo parziale: in altre parole, nel 78,2% dei casi chi vince il primo set vince anche la partita. Si tratta di gran lunga del pattern più forte tra quelli esplorati in questo articolo. Ad esempio, se consideriamo l’effetto del ranking sull’esito della partita, osserviamo che in 2238 casi su 2902 (ovvero nel 77,1% dei casi) il match viene vinto da quel giocatore che, a fine stagione, occuperà una miglior posizione nella classifica ATP. In altre parole, la vittoria del primo set sembra “pesare” addirittura leggermente più della classifica rispetto all’esito del match.

E, come la conventional wisdom insegna, la combinazione dei due fattori risulta ancora più predittiva rispetto al nome del vincitore del match. Se il primo set è vinto dal giocatore di ranking inferiore, infatti, l’avversario riuscirà a cavarsela nel 30% dei casi (196 match su 664). Se a portare a casa il primo parziale è invece il giocatore sulla carta più forte, allo sfidante, dati alla mano, sembra rimanere meno del 20% di possibilità di ribaltare la situazione (435 casi su 2238).

Questo ci raccontano i dati, che, come sempre, cerchiamo di approcciare con occhio critico, come uno degli strumenti per rispondere, con concretezza e precisione, alle nostre curiosità. Tenendo cioè sempre a mente la massima di Henri Poincarè, secondo cui “la scienza è fatta di dati come una casa è fatta di pietre. Ma un ammasso di dati non è scienza più di quanto un mucchio di pietre sia una vera casa”.

Damiano Verda

Nota: i grafici inseriti nell’articolo sono realizzati per mezzo del software Rulex

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Ubi Radio Olimpiadi – Decima giornata di Tokyo 2020: le vittorie della perseveranza

Le rivincite con il destino per Gianmarco Tamberi e Vanessa Ferrari. Perchè l’entusiasmo per le ultime imprese italiane è giustificato. Come mai Nadal ha saltato Wimbledon e Olimpiadi?

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Marcell Jacobs (foto Twitter @#Tokyo2020)

Mentre sono ancora ben vive le emozioni per quanto accaduto domenica sera allo Stadio Nazionale di Tokyo con le due medaglie d’oro italiane nei 100 metri e nel salto in alto, il medagliere italiano si è arricchito di un altro argento, quello di Vanessa Ferrari nella ginnastica. Un’altra medaglia inseguita da tanto tempo e che sa di catarsi per una beffa subita in una precedente Olimpiade.

Negli sport di squadra ci sarà un doppio scontro Italia-Serbia (pallanuoto maschile e pallavolo femminile), mentre martedì le compagini maschili di pallavolo e pallacanestro disputeranno i propri match di quarti di finale, rispettivamente con Argentina e Francia.

Nel tennis si attende il ritorno in campo a Washington di Rafael Nadal, che non gioca dal Roland Garros e la cui assenza dai campi potrebbe, secondo le nostre fonti, aver avuto anche un motivo non prettamente fisico.

 

La puntata precedente – Day 9 a Tokyo

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WTA Ranking: crollo Giorgi, perde dieci posti

Camila retrocede fino alla posizione n.71. E nelle prossime settimane avrà un’altra cambiale da onorare

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Mentre tutti gli occhi erano puntati sui tornei olimpici (giustamente), si sono disputati due tornei della categoria 125: il Belgrade Ladies Open e l’LTP Women’s Open di Charleston. Le vincitrici sono state due vecchie conoscenze: Anna Karolina Schmiedlova, ex n.26, e Varvara Lepchenko, atleta americana con un passato da top20 (il suo best ranking è n.19). Entrambe, grazie a queste affermazioni, guadagnano molte posizioni. Sono 23 per Schmiedlova, che rientra in top100 al n.99, sono invece 26 per Lepchenko, che sale fino al n.126.

Ma la notizia, purtroppo negativa, è che la nostra Camila Giorgi perde 10 posti e crolla al n.71. All’italiana sono usciti i 180 punti della finale al Citi Open di Washington del 2019, che non è stata rimpiazzata con alcun nuovo risultato, visto che Camila era impegnata in Giappone nel torneo a cinque cerchi. Uno scivolone che la relega di nuovo nelle zone basse della top 100, dopo essere riuscita ad arrampicarsi fino al n.58 un paio di settimane fa. Un vero peccato. E potrebbe non essere finita qui. Tra un paio di settimane ha altri 180 punti in uscita, quelli della finale al Bronx Open di new York.

Ma Giorgi non è l’unica a perdere terreno. A farle compagnia ci sono Saisai Zheng (-24, n.76) e Patricia Maria Tig (-14, n.90).

 

Infine, uno spoiler: la prossima settimana scadranno a Simona Halep i 190 punti dei quarti a Toronto 2019. Questo vorrà dire che la rumena uscirà dalla top10 (sarà n.13) e prenderà il suo posto Barbora Krejcikova, che corona quest’anno eccezionale con l’ingresso nelle prime dieci, dopo la vittoria al Roland Garros e la conquista dell’oro olimpico in doppio.

Classifica WTAVariazioneGiocatriceTorneiPunti
10Ashleigh Barty209635
20Naomi Osaka157336
30Aryna Sabalenka286845
40Sofia Kenin255640
50Bianca Andreescu135331
60Elina Svitolina285125
70Karolina Pliskova234975
80Iga Swiatek164685
90Garbiñe Muguruza204165
100Simona Halep174115
110Barbora Krejcikova294113
120Belinda Bencic264085
130Petra Kvitova213985
14+1Jennifer Brady253830
15-1Victoria Azarenka183825
160Serena Williams143641
170Elise Mertens283495
180Anastasia Pavlyuchenkova253420
190Maria Sakkari233295
200Elena Rybakina323083
210Angelique Kerber232950
220Ons Jabeur282930
230Karolina Muchova202876
240Kiki Bertens242805
250Cori Gauff232765
260Madison Keys182575
27+1Anett Kontaveit212270
28-1Jessica Pegula242220
29+1Jelena Ostapenko252170
30-1Paula Badosa352152
310Daria Kasatkina272090
320Veronika Kudermetova302040
330Petra Martic262005
340Ekaterina Alexandrova282000
35+1Yulia Putintseva321865
36-1Danielle Collins201855
370Alison Riske211815
380Nadia Podoroska371762
390Tamara Zidansek261760
400Sorana Cirstea251734
410Johanna Konta181728
420Marketa Vondrousova201717
430Shelby Rogers321698
440Svetlana Kuznetsova181693
450Magda Linette281628
460Dayana Yastremska221575
470Sara Sorribes Tormo311550
480Qiang Wang251545
490Viktorija Golubic301531
50+1Ajla Tomljanovic331470

CASA ITALIA

Giorgi non è l’unica a scendere in classifica. Anche Jasmine Paolini lascia per strada 5 posti e si posiziona al n.96. La buona notizia è che Martina Trevisan (+2, n.100) torna in top100, dove ora abbiamo di nuovo tre rappresentanti. Tra tutte, segnaliamo i 41 posti in più di Federica di Sarra (n.234), e i 29 di Cristiana Ferrando (n.329), rispettivamente finalista e semifinalista a Versmold, in Germania.

Classifica WTAVariazioneGiocatriceTorneiPunti
71-10Camila Giorgi241090
96-5Jasmine Paolini38858
100+2Martina Trevisan34832
113-1Sara Errani36750
122+3Elisabetta Cocciaretto27682
175-1Lucia Bronzetti42444
203-4Giulia Gatto-Monticone34368
234+41Federica Di Sarra33300
253-5Lucrezia Stefanini37275
254-4Jessica Pieri40274
292+1Bianca Turati25223
295-3Martina Di Giuseppe39221
325-1Martina Caregaro29195
329+29Cristiana Ferrando32192
362-6Stefania Rubini28156
379-7Camilla Rosatello33148
455+4Angelica Moratelli37107
463-5Nuria Brancaccio29105
485-1Tatiana Pieri2998
487-2Lisa Pigato1996

NEXT GEN RANKING

Rientra in classifica Elisabetta Cocciaretto, che supera Catherine McNally, in discesa di 17 posti nel ranking generale. L’italiana è l’unica atleta fuori dalla 100 tra le prime dieci under20. (Nel Next Gen ranking del 2021 rientrano le giocatrici nate dopo il 1° gennaio 2001).

PosizioneVariazioneGiocatriceAnnoClassifica WTA
10Iga Swiatek20018
20Cori Gauff200425
30Marta Kostyuk200258
40Leylah Fernandez200270
50Maria Camila Osorio Serrano200173
70Amanda Anisimova200184
60Anastasia Potapova200195
80Clara Tauson200297
90Clara Burel200198
10Elisabetta Cocciaretto2001122

LA RACE

Nessuna variazione nella RACE, com’era prevedibile in concomitanza con le Olimpiadi.

PosizioneVariazioneGiocatriceTorneiPunti
10Ashleigh Barty105381
20Barbora Krejcikova133778
30Aryna Sabalenka133538
40Iga Swiatek102680
50Karolina Pliskova132607
60Naomi Osaka72536
70Garbiñe Muguruza122325
80Anastasia Pavlyuchenkova122029
90Ons Jabeur132010
100Cori Gauff132005
110Maria Sakkari111956
120Elise Mertens121839
130Jennifer Brady101808
140Paula Badosa111737
150Karolina Muchova81687
160Veronika Kudermetova161658
170Jessica Pegula131647
180Angelique Kerber121581
190Tamara Zidansek131581
200Elina Svitolina131572

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Classifica ATP: Ruud a due passi dalla top ten. Best ranking per Mager

Terzo titolo di fila per Ruud sulla terra, la top 10 adesso dista solo 400 punti. Best ranking anche per Nakashima, che entra in top 100

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Casper Ruud – ATP Amburgo 2020 (foto via Twitter @atptour)

Citius Altius Fortius, ovvero più veloce più in alto più forte. Due dei tre avverbi che costituiscono il motto olimpico originale parlano già italiano grazie a Jacobs e Tamberi; per il terzo confidiamo nella martellista Sara Fantini. Ci sembrava giusto iniziare la rubrica dedicata alla classifica ATP con un pensiero olimpico data la grandezza dell’impresa compiuta dai nostri atleti, tanto più che – complici i Giochi – nel corso degli ultimi sette giorni la suddetta classifica è cambiata poco, quanto meno nei piani alti.

L’unica novità di rilievo al vertice è infatti costituita dal passaggio di Casper Ruud dal 14°o al 12° posto, frutto della sua vittoria sulla terra rossa di Kitzbuhel.

TOP 20

PosizioneGiocatoreNazionePunti ATPDelta
1Novak DjokovicSerbia12,113
2Daniil MedvedevRussia10,220
3Rafael NadalSpagna8,270
4Stefanos TsitsipasGrecia8,000
5Alexander ZverevGermania7,340
6Dominic ThiemAustria7,095
7Andrey RublevRussia6,005
8Matteo BerrettiniItalia5,488
9Roger FedererSvizzera4,215
10Denis ShapovalovCanada3,625
11Pablo Carreno BustaSpagna3,260
12Casper RuudNorvegia3,205+2
13Hubert HurkaczPolonia3,163-1
14Diego SchwartzmanArgentina2,935-1
15Felix Auger-AliassimeCanada2,738
16Roberto Bautista AgutSpagna2,720
17Gael MonfilsFrancia2,603
18Alex de MinaurAustralia2,565
19Cristian GarinCile2,520
20David GoffinBelgio2,500

Il Nadal(ino) norvegese non era mai stato così in alto prima d’ora. oltre a lui altri nove atleti festeggiano il best ranking:

 
  • Aslan Karatsev 23
  • Sebastian Korda 45
  • Carlos Alcaraz 54
  • Emil Ruusuvuori 69
  • Gianluca Mager 71
  • Pedro Martinez 76
  • Arthur Rinderknech 79
  • Brandon Nakashima 89
  • Benjamin Bonzi 95

Razione doppia di complimenti per il transalpino Bonzi che fa il suo primo ingresso in top 100 a 25 anni e tripla razione per lo statunitense Nakashima – finalista ad Atlanta – che non solo entra tra i migliori 100 tennisti del mondo, ma lo fa anche in veste di teenager: i vent’anni li compirà infatti martedì 3 agosto.

CASA ITALIA

Più ombre che luci nella settimana azzurra; solo Gianluca Mager a Kitzbuhel e Fognini a Tokyo sono stati all’altezza della situazione e del loro potenziale. Mager – come abbiamo già scritto – si è altresì regalato il best ranking; sono già 30 le posizioni guadagnate dal sanremese da gennaio ad oggi.

ClassificaGiocatorePunti ATPVariazione
8Matteo Berrettini5,488
24Jannik Sinner2,280-1
26Lorenzo Sonego2,147
32Fabio Fognini1,779-1
60Lorenzo Musetti1,106+1
71Gianluca Mager990+3
84Marco Cecchinato888-1
88Andreas Seppi863-1
98Stefano Travaglia811-10
111Salvatore Caruso752-2
147Federico Gaio524+2
169Alessandro Giannessi432
180Paolo Lorenzi406-3

Questa settimana Andreas Seppi e Jannik Sinner scenderanno in campo a Washington.

NEXT GENERATION RACE

PosizioneGiocatoreNazioneEtàPuntiPosizione ATP
1Jannik SinnerItalia191,52024
2Felix Auger-AliassimeCanada201,36515
3Sebastian KordaStati Uniti211,04545
4Lorenzo MusettiItalia1981160
5Carlos AlcarazSpagna1877954
6Brandon NakashimaStati Uniti1954189
7Jenson BrooksbyStati Uniti20517130
8Juan Manuel CerundoloArgentina19421145
9Hugo GastonFrancia20410131
10Sebastian BaezArgentina20384156

Sono rimaste invariate rispetto a sette giorni fa le classifiche che a novembre porteranno i migliori otto tennisti della stagione a disputare le Nitto ATP Finals torinesi e gli otto migliori under 21 a Milano. Ci sono sempre due italiani in top 5: Sinner al primo posto, Musetti al quarto.

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