Wimbledon, primo titolo per Ashleigh Barty: battuta Pliskova in tre set

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Wimbledon, primo titolo per Ashleigh Barty: battuta Pliskova in tre set

La numero uno WTA non chiude dopo aver servito per il match nel secondo set, ma riesce comunque a battere Pliskova, ancora a secco di Slam

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Ashleigh Barty - Wimbledon 2021 (via Twitter, @wimbledon)
 
 

Ashleigh Barty è tornata a vincere uno Slam dopo due anni abbondanti, conquistando il primo Wimbledon in carriera con il 6-3 6-7 (4) 6-3 della finale contro Karolina Pliskova in un’ora e 55 minuti. Barty ha sfruttato l’inizio pessimo della propria avversaria, e, pur non riuscendo a chiudere sul 6-5 e servizio nel secondo, ha gestito bene il parziale decisivo scappando subito avanti di un break. Premiata da Kate Middleton, è la terza australiana a vincere i Championships nell’Era Open dopo Court (1970) e Goolagong (1971 e 1980); i suoi completi erano ispirati proprio a quelli di quest’ultima, sua mentore e guida nel momento in cui voleva farla finita con il tennis.

IL PERCORSO

Entrambe hanno perso solo un set prima della finale, fugando dubbi di natura differente: Barty era reduce dal ritiro contro Linette al Roland Garros, ma è sembrata essere totalmente recuperata, e (se si eccettua il tie-break perso contro Suarez Navarro in un match dalla componente emotiva molto forte) ha tutto sommato raggiunto la finale senza patemi, riuscendo a battere in due set anche giocatrici in forma quali Krejcikova e Kerber.

 

Pliskova era invece data per finita prima di questo torneo, o comunque in china discendente, dato che arrivava a Wimbledon con un record stagionale di 15-12 (0-2 sull’erba); persino l’unico lampo, la finale agli Internazionali d’Italia, si era trasformata in un incubo in virtù dell’imbarazzante 6-0 6-0 infertole da Swiatek. E invece arrivata qui la ceca ha letteralmente dominato, perdendo la battuta solo quattro volte e rimontando Sabalenka in semifinale, perdendo un set in maniera piuttosto fortuita (dopo aver mancato otto palle break, ha commesso doppio fallo sull’unica chance concessa a Sabalenka sul set point) ma senza concedere alcunché da lì in avanti. A prima vista, se si eccettua Sabalenka stessa, le avversarie affrontate non sembrerebbero di nobile schiatta, ma in realtà molte di loro (Zidansek e Samsonova su tutte) erano reduci da ottimi risultati recenti.

LE STATISTICHE E I CONFRONTI DIRETTI

5-2 nei confronti diretti con Barty che ha vinto gli ultimi tre, compreso l’unico precedente stagionale nei quarti a Stoccarda; l’ultima vittoria di Pliskova risale agli ottavi dello US Open 2018. A Stoccarda Pliskova aveva prevalso negli scambi brevi, nonostante la sconfitta, ma era stata quasi doppiata in quelli dai quattro colpi in su (49-25 Barty), un trend che si è ripetuto oggi (53-48 Pliskova sotto i quattro colpi, 40-25 Barty dai cinque in su).

IL MATCH

PRIMO SET – L’inizio difficilmente avrebbe potuto andare peggio per Pliskova. Barty ha variato con il servizio fin da subito, tenendo facilmente il primo turno. Al contrario, Pliskova è sembrata incredibilmente tesa, trattenendo il braccio su un attacco di dritto e trovandosi 0-30 su un bel lob di Ash, che si è quindi procurata tre palle break attaccando il rovescio dell’avversaria con varietà, portandosi 2-0 con un vincente di rovescio lungolinea baciato dal nastro. Questo il pallonetto della prima favorita:

Pliskova non ci ha letteralmente capito niente: i primi 14 punti sono andati a Barty (otto vincenti), che ha vinto un’altra battaglia con lo slice per salire 15-40 nel quarto gioco. Nonostante un fallo di piede, Pliskova ha salvato la prima con una bella difesa in chop che ha indotto Barty a sbagliare un dritto, ma ha poi regalato il secondo break con un doppio fallo. Basti pensare che nei primi due turni di servizio la velocità media della sua prima è stata di soli 160 chilometri orari, contro i circa 168 del resto del torneo (Pliskova era la migliore del torneo per ace e percentuale di palle break salvate prima di oggi).

A quel punto Barty ha avuto un attimo di distrazione e ha concesso lo 0-30 con due dritti sbagliati (uno sventaglio e uno schiaffo, quattro dei suoi otto non forzati del set sono arrivati con questo colpo); per la prima volta Pliskova ha trovato coraggio, e si è procurata tre palle break con una risposta di rovescio fra i piedi dell’avversaria. A quel punto Ash ha sbagliato un altro dritto e ha concesso il 4-1. Nel turno successivo ha trovato il primo servizio vincente di giornata per il 30-15, ma Barty ha continuato a fare gioco con il dritto e si è procurata una palla per andare a servire per il set grazie ad un errore bimane della ceca (smunto, sepolto in mezzo alla rete), a cui ha fatto seguito un dritto di rara mestizia – lento, misurato, lungo di metri.

La risposta di Pliskova ha però iniziato ad emergere. Barty ha cercato di darle una definitiva botta psicologica con un passante stretto di dritto dopo una difesa a tutto campo, ma con un doppio fallo dell’australiana e una buona risposta di dritto chiusa con lo smash hanno dato due palla break a Karolina, che ha finalmente trovato il suo primo vincente, una risposta di dritto, per accorciare sul 2-5. Nonostante il risveglio dell’avversaria, però, Barty non ha esitato al momento di servire per il set, trovando due punti rapidi con servizio e dritto prima di chiudere su un errore di dritto di Pliskova.

SECONDO SET – Pliskova è partita decisamente meglio, vincendo quattro punti di fila con la prima per andare avanti 1-0. Il momento positivo è però durato poco, e nel terzo gioco la ceca ha aperto con due doppi falli, trovandosi 0-40 al termine di un braccio di ferro sulla diagonale destro, perdendo il servizio a zero con un brutto dritto in rete. Barty ha rischiato di impelagarsi con un doppio fallo per il 30-30, ma si è portata 3-1 con due bei servizi al centro.

Se c’è un colpo che ha iniziato a funzionare per Pliskova, però, questo è la risposta (l’82% delle sue risposte nel set ha trovato gli ultimi due metri di campo): indietro 2-3, la ceca ha prima risposto fra i piedi di Ash con il rovescio e poi trovato una risposta vincente di dritto lungolinea, pareggiando su un dritto in rete dell’australiana. A quel punto Pliskova si è totalmente trasformata, la sua prossemica molto più assertiva e i colpi conseguentemente più incisivi.

La risposta di Barty è sembrata quasi guidata dal fato, visto che ha aperto l’ottavo gioco con due dritti identici che hanno scheggiato la riga per un paio di millimetri, impattando sul 4-4. La prima della ceca ha però continuato a funzionare (20/29 nel set con la prima, cinque ace e 12 servizi unreturned), obbligando la N.1 WTA a servire per rimanere nel set. Barty ha a sua volta vinto 13 dei primi 15 punti con il colpo, e non ha avuto problemi a rimanere a contatto.

Sul 5-5, Pliskova si è fatta rimontare da 40-0, ricominciando a soffrire i colpi bassi e venefici di Barty: con un rovescio sbagliato si è trovata in parità, e a quel punto il braccio ha ricominciato a tremare, permettendo all’australiana di difendersi prima di sbagliare un dritto per la palla break; Barty ha letto il momento e ha continuato ad affettare, provocando un altro non forzato che l’ha mandata a servire per il titolo sul 6-5. Al momento di chiudere, la tds N.1 ha tuttavia avvertito la tensione: ha iniziato con un doppio fallo, e ha concesso due palle break quando per una volta è stata lei ad andare fuori giri contro il back dell’avversaria, trovandosi al tie-break con un errore di dritto.

Pliskova ha trovato il primo mini-break per il 4-2 vincendo uno scambio sulla diagonale di rovescio, ed è poi stata grandemente aiutata dal nastro su un passante di dritto che le ha permesso di rimanere nello scambio e salire 5-2 con lo smash. Con quattro set point a suo favore, la ceca non è dapprima riuscita a sfondare le difese dell’avversaria, che ha annullato due chance prima di capitolare con il suo quinto doppio fallo del parziale; la finale femminile si è quindi avviata al terzo per la prima volta dal 2012.

Karolina Pliskova – Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

TERZO SET – Quando la tavola sembrava apparecchiata per il climax, la competizione si è improvvisamente sgonfiata: nel primo game il nastro ha rischiato nuovamente di prendere la via di Pliskova, dando il là ad una rimonta da 40-0, ma Barty ha tenuto, e nel game successivo si è portata 0-40 con tre errori dell’avversaria, che, salvata la prima palla break con un vincente di dritto in corsa, ha seppellito una volée esiziale per lo 0-2.

A quel punto entrambe hanno iniziato a giocare meglio, i dritti molto incisivi, ma Pliskova non è riuscita a trovare lo spiraglio per rientrare. Sotto 4-2, Pliskova è riuscita a guadagnarsi il 30-30 con un bel dritto in cross (più della metà dei suoi vincenti con il colpo sono arrivati nel terzo set), ma Barty è stata molto solida, costringendola a sbagliare due volte in corsa per il 5-2. Pliskova è rimasta a galla con due magie sotto rete (una stop volley e una veronica smorzata), mandando Barty a servire di nuovo per il titolo con un ace al centro.

Barty ha a sua volta trovato una grande giocata di volo, estendendosi fino all’ultimo capello per la volée dorsale, e si è portata a due punti dal match su un errore di dritto della ceca, che però ha trovato gli ultimi centimetri di campo nello scambio successivo ed è salita a palla break su uno schiaffo di Ash sparato in rete. Pliskova ha trovato la riga esterna con la risposta bimane, ma Barty si è difesa splendidamente in controbalzo, procurandosi il primo championship point con un ace al centro e chiudendo su un errore di rovescio dell’avversaria.

I NUMERI

Barty centra il secondo Slam (alla seconda finale), il titolo N.12 (18 finali), il terzo sull’erba (quattro finali), il quarto stagionale (cinque finali, ha vinto a Melbourne 1, Miami e Stoccarda mentre è uscita sconfitta a Madrid). Pliskova perde la quindicesima finale su 31 disputate, la terza sull’erba (sei finali) e la seconda del 2021 dopo Roma. Barty è prima sia nella Race che nel ranking, allungando sulle inseguitrici, mentre Pliskova è quinta nella Race e settima nel ranking, tornando in Top 10 dopo una breve uscita.

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ATP Lione: Norrie di ordinaria amministrazione, Watanuki sorprende Kwon, una certezza Baez. Avanti anche Guinard e Coria

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Cameron Norrie - Roma 2022 (foto Twitter @the_LTA)

Il martedì dell’ Open Parc Auvergne-Rhône-Alpes Lyon, atp 250 che si gioca a Lione, in territorio del Roland Garros, vede l’esordio nel torneo del suo principale favorito, il n.11 al mondo e 1 del seeding Cameron Norrie. Il britannico, dopo la brutta sconfitta la scorsa settimana a Roma, prova subito a risollevarsi sulla terra in vista dello Slam rosso. Lo fa molto bene rifilando un ordinario 6-4 6-4 a Francisco Cerundolo, che dopo l’exploit di Miami(un po’ fortuito alla Steven Bradbury) sembra essere tornato al suo onesto livello. Ha mantenuto il possibile contro l’aggressività e la solidità da fondo del mancino, addirittura andando avanti di un break nel primo set, ma non riuscendo a trovare la zampata vincente. Nel secondo invece dimostra la classica garrua argentina, recuperando il break di svantaggio(che sapeva tanto di ipoteca per l’inglese) e arrivando tranquillo fino al 5-4: qui al servizio trema un po’, regala qualcosa e alla fine, dopo un match point annullato in spinta, sul secondo è costretto a cedere, con un doppio 6-4. Norrie fa il suo dovere da favorito, come sempre senza niente di eclatante, ma porta a casa il risultato e si appresta a sfidare nei quarti di finale Sebastian Baez, di cui parleremo più avanti.

Scorrendo i risultati, uno in particolare fa subito sollevare qualche sopracciglio per la meraviglia: la vittoria di Yosuke Watanuki su Soonwoo Kwon. Il giapponese, n.263 al mondo e lucky loser, ha regolato con un banale 6-3 6-4 il ben più quotato sudocoreano, capace di esprimere un ottimo tennis sulla terra. E dire che aveva anche iniziato alla grande, con il break in avvio che lo aveva portato sul 2-0, ma Watanuki, anche servendo 5 ace, ha preso poi le redini del parziale, recuperando e vincendolo 6-3. Nel secondo c’è stato invece un solo break, rivelatosi poi quello decisivo per regalare un altro scalpo importante(dopo Pedro Martinez) al giapponese, oltre a un bel quarto di finale ATP. Rimanendo in tema di derby, non c’è stato solo quello asiatico, ma anche quello francese, che conferma il periodo scuro di Hugo Gaston. Il n.58 ATP, forte di una wildcard, ha perso in 2h e 20 contro il qualificato Manuel Guinard. 6-4 6(5)-7 6-2 il punteggio a favore del n.158 al mondo, che ha proprio fatto il vuoto nel set decisivo, disarmando la fantasia di Gaston. Al prossimo turno affronterà il lucky loser Michael Mmoh, voglioso di giocare vista la sua wildcard al Roland Garros.

 

Oltre a due transalpini uno contro l’altro, hanno giocato anche due argentini, in match diversi ma con risultato uguale: la vittoria. Sebastian Baez, tds n.7 e 38 al mondo, ha battuto 5-7 6-4 6-2 Oscar Otte, giocatore sempre ostico che non regala mai nulla; ma il gioco difensivo di Baez, che sa rapidamente trasformarlo in offensivo, è certamente più adatto a questi tornei, e gli ha permesso di vincere un match intenso, equilibrato nei primi due set, a senso unico nel terzo, dove la vena terraiola è uscita fuori. Il recente campione dell’ATP Estoril dunque si conferma un osso molto duro, e nei quarti avrà il n.1 del seeding Cameron Norrie . Parlando di argentini, l’altra vittoria albiceleste di giornata l’ha messa a segno Federico Coria contro un altro tedesco, Daniel Altmaier, con il punteggio di 6-3 3-6 6-3, con la partita che si è accesa a suon di break e contro-break dall’inizio del secondo set in poi. Chiude con un buon 72% con la prima il fratellino del Mago Guillermo, prenotandosi un posto al secondo turno contro la tds n.2 Pablo Carreno-Busta, il meno spagnolo degli spagnoli.

Il tabellone completo dell’ATP 250 Lione

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ATP

ATP Ginevra, Medvedev stecca al rientro contro un ottimo Gasquet. Out Cecchinato

Niente da fare per Daniil alla prima su terra battuta, il francese mette a segno la seconda vittoria contro un top 2. Cecchinato surclassato da Majchrzak

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Richard Gasquet – ATP Ginevra 2022 (foto via Twitter @atptour)

R. Gasquet b. [1/WC] D. Medvedev 6-2 7-6(5)

Torna in campo Daniil Medvedev dopo l’operazione all’ernia e il progetto musicale con Shapovalov. Il palcoscenico – un ATP 250 su terra battuta – non sarebbe certo un appuntamento imprescindibile in condizioni normali, ma c’è un quarto di finale al Roland Garros da difendere e il tempo stringe. Tra la superficie del Gonet Geneva Open (la cui lentezza è mitigata dai 400 metri di altitudine) e l’assenza dalle competizioni, non ci si poteva aspettare troppo da Medvedev e così è stato. Un set e mezzo passato a lamentarsi verso il suo angolo, a cambiare racchette (solo una rotta su cinque) e a tirare un po’ dove capita, per poi cominciare a trovare almeno in parte il proprio gioco senza peraltro riuscire a portare il match alla partita finale. Ma è stata innanzitutto la giornata del vincitore, quel Richard Gasquet alla sua seconda vittoria in carriera contro un top 2 dopo il successo su Federer a Monte Carlo nel 2005 – il loro primo duello. Ora è 1-16 contro i numeri uno e 1-20 contro i numeri due. E, pareggiando il conto nelle quattro sfide con Daniil, ci deliziato con tocchi e rovesci lungolinea che mettono di buon umore (magari non l’avversario).

L’incontro si fa presto in salita per un Medvedev a disagio: dritti fuori di metri e doppi falli gli costano due break nel primo parziale senza che in risposta riesca a creare la minima apprensione a Gasquet che si limita a fare il dalla parte del rovescio. Vedere Medvedev per la prima volta senza conoscerlo deve lasciare perplessi; o forse no, nel senso che, se tutto storto colpisce il dritto al volo con quello swing, nessuno dovrebbe sorprendersi quando la palla va a fare un altro buco nell’ozonosfera. E invece, con quella stortezza, con quegli swing, è numero 2 al mondo. Pure 1 è stato.

 

Nel secondo parziale il leitmotiv non cambia granché, tra un Richard che dispensa pazienza e ottimo tennis e un Daniil che tenta di battere il record di racchette cambiate (che poi sono tutte uguali, facesse almeno come certi giocatori di circolo che hanno attrezzi completamente diversi e solide teorie a giustificarne la rotazione). Prova anche un paio di smorzate, ma il solo risultato che ottiene è evidenziare la corsa in avanti e la “mano” del classe 1986.

A caccia del secondo break per un 4-1 che chiuderebbe un match rimasto al massimo socchiuso (a essere generosi), Gasquet viene penalizzato da una chiamata sbagliata (il giudice di linea dà buona una palla fuori, l’arbitro non lo corregge e lui non si ferma in tempo per chiedere la verifica). L’episodio cambia l’inerzia della sfida e ciò non si manifesta solo con il controbreak, bensì con un Medvedev in fiducia che non rivolge più al coach Cervara occhiate del tipo “complimenti, sono proprio forte” dopo ogni pessima giocata. O, semplicemente, l’ultima racchetta impugnata ha la tensione giusta.

Nel tie-break spalla a spalla tra azzardi e timori, è Richard il primo ad avere la palla per chiudere; anzi, Medvedev neanche gliela fa arrivare perché manda lunga la seconda battuta e dunque ai quarti contro Majchrzak va Gasquet.

K. Majchrzak b. [Q] M. Cecchinato 6-2 6-3

Dopo aver superato le qualificazioni e Dominic Thiem nel derby delle zero vittorie ATP nel 2022, Marco Cecchinato si arrende a un buonissimo Kamil Majchrzak, n. 81 del ranking e di regola più a suo agio sulle superfici veloci, pur avendo nella smorzata il colpo preferito, come ha ben dimostrato nella sfida del martedì ginevrino. Solidissimo ed efficace particolarmente dalla parte del rovescio, è stato spesso in grado di annullare il vantaggio che il Ceck sa prendersi con il kick da sinistra, piazzando cinque break. La differenza più evidente nei dati sul servizio, è appunto la bassa resa di Marco con la prima, il 48% contro il 73 di Kamil.

Parte subito forte, Majchrzak, che strappa il servizio azzurro rispondendo bene con il colpo bimane e poi conferma depositando tre drop-shot irraggiungibili. Cecchinato muove il punteggio, si scuote e si procura una palla per rientrare, cancellata però dall’ace. Il polacco non molla la presa fino al 5-1, ma il turno di battuta perso anche per un avversario che non ci sta è subito recuperato. Marco rimane aggrappato alla seconda partita per i primi cinque giochi, poi due smorzate in rete e la risposta di rovescio polacca aprono la strada all’allungo decisivo che arriva con il punto sulla diagonale sinistra. Sono passati 59 minuti e non succede molto altro nei successivi, ultimi dieci.

Il tabellone dell’ATP 250 di Ginevra

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WTA Strasburgo: bei successi per Makarova e Ferro. Avanti Pera, Friedsam e Linette

Grande vittoria su Cirstea per la russa, bene come la padrona di casa. Nessuna particolare sorpresa negli altri match

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Fiona Ferro - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

La sorpresa di giornata è stata certamente già servita in questo martedì all’ Internationaux de Strasbourg, WTA 250. Ekaterina Makarova, russa al n.274 della classifica WTA(solo omonima della ben più celebre mancina, ex n.8 al mondo) ha eliminato Sorana Cirstea, tds n.3 e n.27 del ranking. 1-6 6-3 6-2 il finale in favore della classe 1996, che dopo un pessimo inizio ha saputo risalire, approfittando dei soliti alti e bassi della rumena, sempre bella da veder giocare, ma alle volte troppo fumosa, come in questo caso, che l’ha portata ad una sconfitta eufemisticamente clamorosa. La prossima avversaria di Makarova sarà Oceane Dodin, una delle padrone di casa. E parlando di transalpine è giusto citare la vittoria di Fiona Ferro, n.139 al mondo, per 6-3 6-4 contro un’altra russa, la lucky loser Angelina Gabueva. Certo, compito facile da assolvere, trattandosi di una giocatrice a stento tra le prime 600(n.594), ma brava comunque Ferro a non cullarsi troppo e ad essere ben decisa a portare a casa il match, dato che Gabueva è anche andata avanti nel primo, oltre a mettere a segno vari break nel secondo, giocandosi al massimo le sue carte. Quindi comoda sì, ma non banale, la vittoria della francese, che giocherà il prossimo match contro la svizzera Viktorija Golubic, tds n.9.

Il tabellone completo del torneo

Un’altra giocatrice rumena classificata più in alto della sua avversaria, oltre Cirstea, è stata costretta ad uscire anzitempo dal tabellone di Strasburgo: Gabriela Ruse, n.52, ha perso 5-7 4-6 contro Bernarda Pera,122 al mondo. L’americana porta a casa un match combattuto e intenso, in 1h e 57 minuti, recuperando il break per poi metterlo a segno in entrambi i parziali, sfruttando un gran 67% di punti vinti con la prima, e prenotandosi un bell’incontro duro con la n.1 del seeding, Karolina Pliskova. Vittoria in due set anche per Magda Linette contro Heather Watson. Ma è una vittoria decisamente diversa quella della tds n.8 contro la britannica: score che recita un desolante e perentorio 6-1 6-1, con un’impressionante 100% di punti con la prima per la polacca, che attende ai quarti una tra Sasnovich e Angelique Kerber. Una connazionale dell’ex n.1 al mondo è stata protagonista della partita più interessante di giornata, e cioè Anna-Lena Friedsam, che ha avuto la meglio per 4-6 6-3 7-6(5) su Daria Saville, la ritrovata australiana dei miracoli nella primavera sul cemento americano. La tedesca, n.207 al mondo, nonostante le quasi ottanta posizioni di svantaggio ha giocato un gran match, una lotta con le unghie e con i denti in 2h e 40, per la possibilità di sfidare al prossimo turno Elise Mertens, n.4 del seeding. Un match equilibrato quasi in tutto, dove alla fine la voglia ha fatto la differenza.

 

Il tabellone completo del torneo

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