Come si misura la velocità dei campi da tennis?

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Come si misura la velocità dei campi da tennis?

Vediamo la differenza fra CPR e CPI. Alcuni tornei cambiano drasticamente velocità in poco tempo, come il Paris Rolex Masters

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Pala Alpitour - ATP Finals Torino 2021 (photo Twitter @atptour)
 
 

La dea lentezza sovrana dei campi da tennis, adorata e temuta allo stesso tempo da tutti i tennisti, partorì due figli separati di poco alla nascita, di nome rispettivamente CPR (Court Pace Rating)  e CPI (Court Pace Index). Al di là dei riferimenti mitologici ad un ipotetico Olimpo tennistico dai nomi vagamente robotici che ricordano i droidi protocollari di Star Wars, esistono delle differenze sostanziali fra CPI e CPR, sebbene concettualmente siano abbastanza simili.

Il CPR misura l’effetto che la superficie ha sulla pallina da tennis. Considerando il coefficiente di attrito, viene osservato sia di quanto cambia la velocità della palla dopo che ha colpito la superficie, come pure la restituzione verticale, nei successivi rimbalzi. Si rileva mediante un test, che richiede l’impiego di vari apparecchi, tra cui una macchina sparapalle parametrizzata a una velocità predefinita e poi un attrezzo noto come Sestée. In questa sede è utile ricordare che il CPR serve a classificare i campi in 5 categorie di base (secondo i criteri dell’ITF) che sono le seguenti:

  • 1 – Lento=minore o uguale a 29
  • 2 – Medio-lento=tra 30 e 34
  • 3 – Medio=tra 35 e 39
  • 4 – Medio-veloce=tra 40 e 44
  • 5 – Veloce=maggiore o uguale a 45

Questo valore non corrisponde alla velocità reale del campo di un torneo, ma è solamente una classificazione della superficie effettuata dall’ITF. Ad esempio, se creo una superficie chiamata UbiSpeed Supreme e voglio ottenere la classificazione dall’ITF, dovrò inviare i dettagli della superficie fornendo un campione da testare per ricevere la valutazione espressa in termini di CPR. La tabella sottostante riepiloga le superfici dei Masters 1000 giocati su cemento, con la classificazione CPR assegnata dall’ITF e le palle ufficiali adottate.

 
Tabella 1: Fornitore, superficie, ITF-PCR e palla ufficiale dei tornei master 1000 giocati su cemento. Fonte: perfect-tennis.com

Diversa cosa è invece il CPI, che è una misurazione completamente indipendente e che proviene direttamente dai dati raccolti da Hawkeye attraverso il sistema di telecamere a triangolazione. Il CPI mostra la velocità effettiva dei campi misurata durante le partite reali e consiste in una media calcolata sui sette giorni in cui si disputa il torneo ATP. Corrisponde alla seguente formula:

CPI=100(1-μ)+150(0.81-e)

dove μ è il coefficiente di attrito, mentre e rappresenta il coefficiente di restituzione. La stessa classificazione dei campi fatta dal CPR risulta valida per i valori calcolati con il CPI. Il problema del CPI è che deve essere rilevato durante il torneo, configurando il dato alla fine dello stesso e non prima. I fattori che condizionano i valori del CPI sono:

  • l’altitudine alla quale è situato un campo
  • gli strati sottostanti la superficie di gioco  
  • fattori meteo per i campi all’aperto come la temperatura e soleggiamento della superficie
  • la tipologia di palle utilizzate.

I campi duri in cemento all’aperto, secondo quanto scrive il portale my tennishq, diventano più veloci quando sono esposti al sole e al calore, risultando evidentemente più lenti nelle sessioni notturne. Consideriamo ora i dati del CPI dei tornei Masters 1000 giocati sul cemento indoor e outdoor dal 2015 al 2019.

Tabella 2: Valori di CPI rilevati dal 2015 al 2019 durante i master 1000 giocati su cemento.               Fonte: The Raquet ATP Court Speed Data

Piccola nota: l’Open del Canada si gioca alternativamente a Toronto o Montréal, ed è quindi abbastanza ovvio che i valori di questo torneo subiscano variazioni importanti (le due città distano 545 chilometri).

Se prendiamo in considerazione le Nitto ATP Finals di Londra e il Rolex Paris Masters di Bercy, entrambi tornei indoor, possiamo osservare come a Parigi la velocità della superficie possa essere più variabile da un anno a un altro rispetto a Londra, dato che i campi di Bercy hanno hanno attraversato quasi tutte le categorie possibili della classificazione.

Grafico 1: Confronto Paris Bercy e ATP Finals 2015-2019

Considerando i dati del CPI rilevati per i tornei indoor nelle stagioni 2017 e 2018 (con Vienna e Basilea rilevati nel 2017), si nota ancora una volta che è possibile passare da medio-lento a medio-veloce in breve tempo.

Tabella 3: Valori di CPI rilevati nel 2017-2018 dei tornei 1000 e 500 giocati su cemento. Fonte: The Raquet ATP Court Speed Data

Detto ciò, a livello indoor non esistono condizioni meteo influenti. Tutto dipende quindi dalla combinazione tra la tipologia di palle e tra gli strati che compongono la superficie dura. Tali strati sono normalmente i seguenti:

  • superficie di finitura
  • terzo strato, base regolare
  • secondo strato, fondazione che ha come scopo principale impedire che il campo possa congelare
  • primo strato, formazione che separa il terreno dagli strati del campo.

Ora, i campi da tennis in cemento sono costituiti da una base regolare (regulating base) in cemento o asfalto e hanno una superficie di finitura (wearing surface) in acrilico o poliuretano. Queste sostanze vengono utilizzate per dipingere le linee bianche e i campi con diversi colori. Inoltre, i campi in cemento possono anche avere uno strato imbottito sotto lo strato acrilico, al fine di poter influire sulla velocità del campo desiderata. Più sabbia viene aggiunta alla miscela utilizzata per dipingere la superficie d’usura, più lento sarà il campo. La maggior parte dei tornei per professionisti si gioca su campi in acrilico/poliuretano.

Dato che le palle devono rientrare entro dei range stretti stabiliti dall’ITF, ecco che a livello indoor il valore del CPI è influenzato maggiormente da come vengono assemblati gli strati che determinano la superficie dura. Considerando i valori esposti dalle tabelle 2 e 3, è possibile osservare come si possa passare facilmente da slow a medium-fast, passando per tutti i valori intermedi. Bisognerebbe capire con chi vengono stipulati i contratti di fornitura della superficie e con quali direttive organizzative vengono assemblati gli strati dei campi.

Gli organizzatori degli eventi tennistici cercheranno prima un fornitore di superfici capace di preparare i campi del loro torneo, secondo quanto pianificato. La scelta è solitamente determinata dalle superfici che il fornitore produce o che può offrire a catalogo. Ad esempio, lo US Open ha assunto una società chiamata Advanced Polymer Technology nel 2020, con Laykold Cushion Plus quale superficie prescelta. Selezionata la superficie del torneo, fornitore e organizzatore collaborano per produrre una superficie che giochi alla velocità richiesta da direttori tecnici e organizzatori del torneo. Un buon esempio è il Masters 1000 di Miami, che come lo US Open utilizza Laykold Cushion Plus: in quel caso l’organizzazione desiderava una superficie che avesse una velocità simile ad altri tornei ITF 3 Medium Pace Rating.

Il fornitore personalizza quindi la sua miscela di prodotti e l’installazione per modificare la velocità della palla ed ottenere il risultato desiderato. Questo viene fatto cambiando gli strati sottostanti del campo e il rivestimento, che ha particelle di sabbia che influiscono sulla velocità del campo. Il punto chiave è che le superfici possono essere modificate in modo significativo condizionando la velocità e non si presentano solo come una soluzione pronta all’uso. La maggior parte dei contratti stipulati per fornire le superfici ai tornei tende ad avere una durata intorno ai 4-5 anni, e nella maggior parte dei casi viene rinnovata. La superficie DecoTurf, ad esempio, è stata utilizzata allo US Open per 41 anni prima del passaggio a Laykold.

In conclusione, abbiamo visto che le superfici, ancorché classificate secondo gli standard di CPR dettati dall’ITF, non riflettono la reale velocità dei campi in cemento, tanto indoor quanto outdoor, ma una misura orientativa, che è modificabile entro certi parametri da parte degli organizzatori. Tuttavia non è facile determinare il reale valore del CPI prima di rilevare i dati tramite il sistema Hawkeye: questo attesta la reale velocità del campo, sia perché il dato viene confezionato ex post durante i sette giorni in cui si svolge un torneo maggiore, sia perché i dati storici sono variabili e poco affidabili. Lo scrivente pensa che l’eterogeneità nelle velocità dei campi di cemento indoor e outdoor sia apprezzabile, a patto che sia esibita alla luce del sole e portata a conoscenza di tutti, forse con un sistema diverso dai valori del CPI rilevati a torneo concluso.

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“Chi l’ha visto?” La carriera interrotta di Kyle Edmund

Dopo una crescita lenta e costante il giovane britannico si era issato fino alla quattordicesima posizione del ranking. Da quel momento però è iniziato il calvario al ginocchio sinistro e, a quasi due anni dall’ultimo match, si avvicina lo spettro del ritiro

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Kyle Edmund - Battle of the Brits (via Twitter, @the_LTA)

Il protagonista di questa nuova puntata di “chi l’ha visto?” è Kyle Edmund. Il giocatore britannico dopo aver raggiunto il best ranking di numero quattordici del mondo nell’ottobre del 2018 non è riuscito a rimanere al livello dei migliori soprattutto a causa di un infortunio cronico al ginocchio sinistro che, dopo più di un anno di stop, sembra poter aver messo fine alla sua carriera. Infatti l’ultima volta che Edmund ha calcato i campi di gioco è stato nell’ottobre del 2020 quando è stato sconfitto da Jason Jung al primo turno delle qualificazioni del torneo ATP 500 di Vienna. A dire il vero i primi problemi al ginocchio sinistro erano arrivati alla fine del 2018 ma dopo due stagioni complicate, Edmund ha deciso di andare sotto i ferri per la prima volta nell’aprile del 2021. Questa prima operazione non ha dato i risultati sperati e qualche settimana fa Edmund ha dovuto ricorrere nuovamente a una piccola procedura che non gli permetterà di rientrare in tempo per Wimbledon, il torneo di casa. Il suo caso ricorda quello di Jared Donaldson: le operazioni, le lunghe pause e un rientro che almeno per l’americano si è trasformato in ritiro.

Lontano dalle luci della ribalta

Negli ultimi due anni il nome di Kyle Edmund è quindi finito nel dimenticatoio. Il ragazzo nato a Johannesburg, ma cresciuto nel piccolo villaggio di Tickton, nello Yorkshire, non ha mai avuto una personalità particolarmente intrigante e questo spiega anche perché sul suo nome vela un alone d’indifferenza generale. A dire il vero sin dall’inizio della sua carriera Edmund non ha ricevuto l’attenzione destinata alle classiche promesse. A livello giovanile infatti Edmund mostra una buona costanza raggiungendo i quarti di finale in tutti e quattro gli Slam ma si toglie le maggiori soddisfazioni in doppio assieme a Frederico Ferreira Silva con il quale vince due Slam. Poco prima di compiere diciassette anni il britannico decide di trasferirsi al “Roehampton LTA National Training Center” per farsi allenare da Colin Beecher, già capitano della nazionale britannica di Fed Cup nel 2006. Edmund si allena a Roehampton durante la settimana per poi tornare a casa con la famiglia durante il weekend.

Specialista del mattone tritato

Due anni più tardi si cominciano a vedere i primi risultati. All’inizio del 2015 infatti Edmund si trova a giocare le qualificazioni dell’Australian Open da numero 194 del mondo e, per la prima volta in carriera, riesce a qualificarsi per il tabellone principale di uno Slam dove si arrende al primo turno in tre set contro Steve Johnson. Un mese più tardi si aggiudica il primo Challenger della sua carriera, a Hong Kong, senza perdere nemmeno un parziale durante tutto il torneo e sconfiggendo in finale un veterano del circuito Challenger come Tatsuma Ito. Al Roland Garros non solo riesce a passare le qualificazioni per il secondo Slam consecutivo ma battendo Stephane Robert al primo turno festeggia la prima vittoria in un tabellone principale in uno slam. La terra battuta, tradizionalmente indigesta ai britannici, esalta le caratteristiche di Edmund. Il giovane di Johannesburg è infatti uno dei pochi giocatori assieme a Khachanov e a Sock a giocare il dritto usando l’impugnatura western grazie alla quale posizionando il palmo della mano sotto la racchetta si riesce a generare un ottimo top spin. A fine 2015 arriva la prima vittoria in un Challenger su terra battuta a Buenos Aires dove sconfigge in finale in due rapidi set Carlos Berlocq, specialista del mattone tritato. Questa vittoria si rivela particolarmente dolce per Edmund dal momento che il capitano di Davis Leon Smith, impressionato dal suo livello di gioco sul rosso, decide di schierarlo come secondo singolarista alle spalle di Andy Murray per la finale che la Gran Bretagna giocherà a Gent, su terra rossa indoor, contro il Belgio. La scelta del capitano si rivela sensata dal momento che Edmund riesce a vincere i primi due parziali contro Goffin prima di crollare fisicamente al quinto set. Il 2015 è quindi un anno positivo per lui, nessun exploit particolare ma una crescita costante che gli permette di chiudere l’anno a ridosso dei primi 100.

 

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Italiani

WTA Rabat: eccezionale Trevisan! Seconda vittoria contro una Top 10, ai quarti anche Bronzetti

Martina, scatenata, tramortisce ed annichilisce una Garbine Muguruza sicuramente non brillante. L’azzurra centra il secondo quarto di finale della carriera, con lei anche Lucia che domina la francese Burel

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Martina Trevisan - US Open 2021 (photo (Pete Staples/USTA)

M. Trevisan b. [1/WC] G. Muguruza 2-6 6-4 6-1

E’ impresa azzurra sul campo centrale del Grand Prix Sar La Pricesse Lalla Meryem. Martina Trevisan centra la seconda vittoria della carriera contro una Top 10 e per la seconda volta si qualifica in un quarto di finale nel circuito maggiore. Entrambe le prime volte si erano materializzate, due anni fa, al Roland Garros; quando sorprendendo tutti raggiunse i quarti di finale battendo proprio una giocatrice classifica tra le prime dieci del mondo: l’allora n. 5 Kiki Bertens. Una prestazione eccezionale della 28enne fiorentina, che s’impone in rimonta sulla n. 10 WTA ed ex n. 1; nonché prima forza del tabellone marocchino Garbine Muguruza per 2-6 6-4 6-1 in oltre 2ore e dieci di partita. La mancina toscana ha avuto il grande merito di crederci sempre, anche quando era sotto 3-1 nel secondo set. Nella prima parte della sfida è stata brava a far valere le proprie armi migliori: grande intelligenza tattica e capacità di variare il gioco per evitare di fronteggiare la spagnola sul suo terreno preferito, quello del ritmo incessante e delle accelerazioni violente.

Poi nel terzo set ha ulteriormente cambiato marcia, perfino portandosi a casa gli scambi più duri per lei; i duelli a suon di sbracciate sulla diagonale che predilige la 28enne di Caracas, ovvero quella bimane. Chiaramente c’è stata l’enorme complicità di Garbine, ancora una volta caduta nella tensione. Non si è saputa infatti adeguare alle variazioni dell’avversaria e nei momenti decisivi si è spenta con il dritto e con la prima di servizio, inciampando in errori che una due volte campionessa Slam non dovrebbe mai commettere. D’altra parte la stagione di Muguruza, finora, è stata tutt’altro che esaltante. Non è andata oltre due quarti di finale nel 2022 (Sydney e Doha), inoltre non arriva al terzultimo atto di un torneo sul rosso da Roma 2020. Ironia della sorte, questa volta anche il Marocco gli si è rivoltato contro, visto che nel 2013 a Marrakech sempre sulla terra battuta era giunta in semifinale.

 

IL MATCH – A livello tattico, la sfida presenta fin da subito le intenzioni strategiche delle due protagoniste; da un lato Muguruza cerca di prendere più campo possibile aggredendo la risposta, in particolar modo sulla seconda di servizio di Trevisan. Dall’altro Martina prova a prendere in mano lo scambio, direzionando le sue geometrie con il dritto per far muovere la spagnola e pizzicarla negli spostamenti laterali, visto che la 28enne di Caracas può trovare fatica nel portare da una parte all’altra del campo il suo metro e 82. Dopo i primi due giochi, in cui entrambe si complicano la vita nonostante fossero 40-0 complice un doppio fallo a testa, con la differenza però che Garbine è costretta anche a fronteggiare la prima palla break del match; sul 1-1 arriva il primo strappo in favore della n. 1 del seeding. E’ la prima di servizio il tallone d’Achille, in questo avvio di gara, della 28enne toscana – solo il 45% in campo – e di conseguenza aumentando il numero delle seconde la due volte campionessa Slam può premere e mettere ulteriore pressione in ribattuta. Inoltre la n. 85 WTA commette anche il secondo doppio fallo della sua partita, facendo il gioco della sua avversaria. La quale se può giocare a braccio sciolto, diventa pericolosissima e difatti il rovescio dell’iberica inizia a viaggiare meravigliosamente, specie quello in lungolinea – la migliore esecuzione del suo bagaglio. Così viene confezionato il primo break dell’incontro, che l’ex n. 1 del mondo conferma senza problemi. Siamo 3-1, ma la nativa di Firenze continua nel suo momento no, e anche il dritto l’abbandona. Doppio strappo e 4-1.

A questo punto, Trevisan conscia di non avere più molto spazio per rientrare prova a cambiare qualcosa. E si sa, quando si affronta Muguruza e non si può disporre di una potenza nei colpi quantomeno pari alla n. 10 del ranking, l’unica strada percorribile è variare costantemente le proprie esecuzioni. Non dando ritmo alla spagnola, la si manda in confusione, e come ha sempre dimostrato nella sua carriera il suo vero limite è il farsi prendere dalla frenesia nei momenti di maggiore tensione ed incorrere in gratuiti piuttosto banali. La mancina azzurra esegue questo piano alla perfezione, alzando le traiettorie dei suoi colpi e attaccando coraggiosamente in controtempo la rete. Questo nuovo atteggiamento dell’italiana, porta i frutti sperati. L’iberica fa fatica a colpire con il suo magnifico bimane quando la palla gli si alza sopra l’altezza spalle, non riuscendo a prepararsi come dovrebbe per avere il timing corretto; perde inoltre campo e mette anche qualche seconda di troppo. Infine anche il dritto inizia a smarrirsi e il contro-break è servito. Poi però sul 4-2, con la possibilità di avvicinarsi ancora, Martina gioca un po’ troppo corto e non trovando profondità può spostare meno l’avversaria e subisce anche di più le prepotenti accelerazioni di Garbine. Inoltre Trevisan inciampa anche nel terzo doppio fallo, che permette di ristabilire un doppio break di vantaggio. Sul 5-2 la n. 10 serve per il set, ma la fiorentina non ci sta a mollare e facendo leva sulla diagonale destra s’issa sul 15-40 con il sesto vincente della sua partita. Muguruza riesce a recuperare e a guadagnarsi due set ball, ma l’ex n. 66 spinge alla grande con il diritto e li annulla. Ma sull’ennesima parità, anche la sfortuna colpisce la giocatrice del Bel Paese: due nastri beffardi consegnano il 6-2 all’allieva di Conchita Martinez. Ciò che ha fatto realmente la differenza nel parziale è stato il rendimento con il secondo servizio: 63% per la n. 1 del tabellone contro il 29% dell’azzurra.

Il servizio non gira come dovrebbe per Trevisan, e se ciò perdura le possibilità di ribaltare questo incontro per Trevisan si ridurrebbero pesantemente. L’avvio di secondo set conferma questa tendenza, doppio fallo sanguinoso e break point per l’iberica nel gioco inaugurale della frazione. Un game che purtroppo era stato aperto anche da due erroracci di rovescio. Se cala pure la solidità della toscana, i guai sarebbero veramente irrisolvibili. 1-0 e servizio Garbine, ma se c’è una cosa che questo match ci sta segnalando incessantemente è la caparbietà della 28enne mancina. La quale continua a sciorinare un grandissimo dritto, straordinario soprattutto l’inside-out dal centro, e a suon vincenti rimonta dal 30-0 e firma l’1-1. Ma un frangente di gara tranquillo, oggi, per l’italiana non esiste. Ancora break, il terzo su tre giochi nel secondo parziale. L’allieva di Conchita Martinez non riesce a trovare la continuità, alternando cose buone ad errori marchiani, ma in qualche modo rinviene dallo 0-30 e nel terzo game consecutivo ai vantaggi consolida l’allungo. Trevisan però, si dimostra veramente lodevole, appena può prende l’iniziativa con il dritto e macina sia gioco che vincenti stordenti, alcuni dritti sulle righe ed altri in cross che fanno paura. Il suo atteggiamento viene premiato, grazie ad una Muguruza in pieno harakiri: due doppi falli e una volée di rovescio spedita lunga sulla palla break. Addirittura arriva anche il sorpasso, 4-3 per l’azzurra, che cancella una chance di strappo e con un passante di rovescio vince il terzo gioco di fila. Si prosegue on-serve per due game, entrambi vinto a 0 da chi serviva. Poi, sul 5-4 in suo favore, Martina sotto 30-0 – quando ormai sembrava ben avviato il terzo turno di battuta tenuto senza concedere punti alla risposta – piazza la zampata attraverso una maggiore incisività e una migliore precisione da fondocampo, doti che ha mostrato in tutta la seconda parte del set.

Parziale decisivo, vediamo se l’inerzia che vede la spagnola soffrire i colpi arrotati e carichi di topspin della fiorentina avrà seguito. L’equilibro si rompe subito, Trevisan adesso è scatenata, in totale trance agonistica. Mostra un’eccezionale capacità difensiva, un’intelligenza tattica chirurgica; ma soprattutto ora vince anche gli scambi più duri. Quelli di pura potenza, emblematico il braccio di ferro portato a casa dalla “nostra” sulle sbracciate bimani in parallelo. La n. 10, però bisogna dire che ci mette ampiamente del suo; prima di servizio che latita ed errori a non finire. Brava comunque la n. 85, a far crescere sensibilmente la sua battuta e ad essere sempre lei a comandare, e a decidere nel bene o nel male l’esito del punto. Non si ferma più l’azzurra e con un parziale di 11 giochi a 1 annichilisce l’iberica, rifilandole un 6-1 che più tondo non si può.

Nella sessione serale è arrivata poi un’altra splendida vittoria italiana con Lucia Bronzetti che ha battuto nettamente la francese Burel con un perentorio 6-3 6-2 in appena 1h15 di gioco.

Nei quarti di finale venerdì 19:

M. Trevisan vs [7] A. Rus
[3] N. Parrazas-Diaz vs L. Bronzetti

Il tabellone completo

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ATP

Qualificazioni Roland Garros: vittorie per Giannessi, Zeppieri e Agamenone. Si fermano Giustino e Cobolli

I risultati del mattino del tabellone parigino cadetto: Giulio batte l’esperto romeno Copil e accede al match decisivo. Nulla da fare per Flavio, sconfitto in tre set

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Alessandro Giannessi è a un passo dall’entrare nel tabellone principale del Roland Garros 2022. Il ligure ha battuto per 7-5 6-2 in poco più di un’ora e mezza di gioco l’argentino Thiago Tirante, terraiolo di formazione. L’azzurro è stato bravo a portare a casa un primo set molto combattuto: decisivo il break conquistato nell’undicesimo gioco. Per Giannessi tutto più facile nel secondo set in cui Tirante ha sofferto una condizione fisica non ottimale. Buon per l’azzurro, che adesso si giocherà l’accesso al main draw contro l’austriaco Sebastian Ofner, reduce dalla convincente vittoria in due set contro l’australiano Vukic.

Non ce l’ha fatta invece Lorenzo Giustino, sconfitto per 6-4 6-1 in poco più di un’ora e mezza dal portoghese Pedro Sousa. Il campano ha vanificato un vantaggio di 3-1 nel primo set. Da quel momento in poi il tennis dell’italiano ha smesso di brillare: l’iberico ha messo a segno un tremendo parziale di undici game a due che non ha lasciato scampo a Giustino.

Si chiude l’esperienza parigina anche per Flavio Cobolli, uscito sconfitto per 6-3 3-6 6-3 contro il bulgaro Dimitar Kuzmanov, dopo due ore di grande lotta. Il giovane romano sembrava potercela fare dopo essersi aggiudicato il secondo set. Nel parziale decisivo, però, Kuzmanov non si è più voltato indietro grazie al servizio con cui ha concesso solamente le briciole all’azzurro: solo cinque i punti vinti in risposta da Cobolli. Fatale il break subito nel quarto gioco, che ha posto fine alle speranze azzurre.

 

Convincente prestazione anche per Giulio Zeppieri che ha la meglio su Marius Copil in due facili set, 6-2 6-3. Per l’azzurro, che non ha affrontato palle break, decisivi il sesto gioco del primo set e il quarto gioco del secondo dove ha strappato il servizio al romeno. Per Giulio, protagonista a Roma di una bella qualificazione al tabellone principale, c’è l’obiettivo di fare il bis cogliendo la sua prima partecipazione in uno Slam. Affronterà adesso il vincente del match tra Ramanathan e Cuenin. Infine, c’è anche la bella vittoria di Franco Agamenone in due set – 7-6 (6) 6-2 – su Alexander Muller. Il n.155 ATP, azzurro di origini argentine, attende ora uno tra Altug Celikbilek e Zdenek Kolar.

QUI IL TABELLONE DELLE QUALIFICAZIONI MASCHILI DEL ROLAND GARROS

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