Sergio Palmieri su Novak Djokovic: “Non è un esempio per i giovani”

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Sergio Palmieri su Novak Djokovic: “Non è un esempio per i giovani”

Il direttore degli Internazionali a ruota libera: “Nole si batte per le cose in cui crede, ma non ha mai avvicinato la popolarità e la credibilità di Nadal e Federer”

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Novak Djokovic - Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)
 

La disavventura australiana di Novak Djokovic si sarà anche conclusa, ma non per questo si riesce a evitare di parlarne. Anzi, la questione si alimenta adesso di ipotesi, consigli, previsioni e interpretazioni riguardo al numero 1 del mondo, specificatamente sul suo calendario, alla luce delle restrizioni relative all’ingresso nei Paesi che ospitano tappe del Tour. Ospite di Radio Anch’io Sport, il direttore degli Internazionali BNL d’Italia Sergio Palmieri ha espresso opinioni da addetto ai lavori sia sugli undici giorni che hanno catalizzato sugli eventi di Melbourne l’attenzione anche di chi non si era mai interessato al tennis, sia su Nole come uomo e personaggio pubblico.

Dal momento che, tra gli attori della vicenda, Craig Tiley spicca come uno di coloro che non possono lanciare la prima pietra, non si può non domandare a Palmieri cosa avrebbe fatto al suo posto. “Non mi sarei comportato come il direttore dell’Australian Open se non altro nella fase pre-torneo, dove mi sembra che in qualche modo la direzione del torneo abbia favorito l’ingresso di Djokovic in Australia”, dice, ammettendo però che si tratta di una questione interna e rimarcando la mancata intesa tra gli organi coinvolti che quindi “non poteva risolversi in modo positivo”.

Palmieri racconta del rapporto di lunga data con Djokovic, spiegando che “è una persona assolutamente diversa da quella che può sembrare, con un carattere molto forte” e in un ipotetico incontro, anche in prospettiva di una sua partecipazione al Masters 1000 di Roma, gli direbbe di “essere se stesso come lo è sempre stato, cercando di guardare un po’ avanti e non all’immediato. Credo che il suo futuro e quello del tennis siano due cose importanti che lui ha probabilmente sottovalutato”.

 

Ricordando che Nole ha saputo uscire dalla crisi personale di qualche anno fa, Palmieri è convinto che supererà anche questo momento negativo, mentre l’eventuale perdita della vetta del ranking, che detiene ininterrottamente da quasi due anni, avrebbe un impatto limitato: “Un conto è perderla giocando e quindi venendo sopravanzati, ma perderla perché non si gioca lascia il tempo che trova”. Tuttavia, riconosce che “questa vicenda può seriamente compromettere l’equilibrio mentale che un grande atleta deve assolutamente conservare”.

A proposito delle possibilità di giocare i tornei, sempre tenendo presente che la situazione può cambiare rapidamente, la partecipazione di Djokovic agli Internazionali “dipende innanzitutto da lui. Se si iscrive, noi dobbiamo stare alle regole. Se arrivano giocatori in regola, non abbiamo nessun motivo per non accettarli”.

Arriva il momento per un’analisi del comportamento pubblico di Djokovic, con quanto successo nell’ultimo mese da un certo punto di vista tutt’altro che imprevedibile considerando che “la sua personalità è questa, è un personaggio molto controverso” rimarca Palmieri. Si batte per delle cose in cui crede e rischia di persona. Il fatto che non è un esempio per i giovani, per quelli che si avvicinano al nostro sport, questo è assolutamente vero. Ma è la differenza che poi noi constatiamo da quindici anni a questa parte dove, nonostante il valore tecnico, sportivo di Djokovic, non ha mai avvicinato la popolarità e la credibilità che hanno Nadal e Federer, che sono amati e rispettati nel mondo non solo del tennis”.

Alla fine, dire di battersi per ciò in cui si crede suona sempre nobile, ha addirittura respiro epico, ma questo non deve far dimenticare che dipende anche da quello per cui ci si batte. Come diceva Daria Morgendorffer, “rimanete fedeli a ciò in cui credete, finché logica ed esperienza non vi contraddicono”.

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ATP Montpellier: ottimo esordio di Sonego, Bonzi si arrende in due set. Rinderknech lo “vendica” e prevale su Nardi

Lorenzo Sonego raggiunge al secondo turno Filip Krajinovic, mantenendo vive le speranze di un quarto di finale tutto azzurro contro Jannik Sinner che sfiderà Fucsovics mercoledì sera. Nulla da fare per Luca Nardi

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Lorenzo Sonego - Australian Open 2023 (Twitter @Federtennis)
Lorenzo Sonego - Australian Open 2023 (Twitter @Federtennis)

L. Sonego b. [8] B. Bonzi 6-3 6-4

È un esordio più che convincente quello di Lorenzo Sonego all’Open Sud de France, ATP250 disputato sul cemento indoor di Montpellier. L’azzurro, aiutato anche da una gran prestazione al servizio, cancella quattro chance di break su quattro e vince in due set, trionfando con il punteggio di 6-3 6-4. Al secondo turno troverà Krajinovic, mentre sullo sfondo resta viva la possibilità di un quarto di finale contro Jannik Sinner, nel caso in cui entrambi superassero il prossimo round. L’altoatesino affronterà Fucsovics domani sera, non prima delle 19. Dopo la sconfitta di Bonzi tocca a Arthur Rinderknech vendicare il connazionale, stabilendo un virtuale 1-1 tra Italia e Francia nei match della sessione serale. Può poco infatti Luca Nardi, che non riesce quasi mai ad impensierire il suo avversario in risposta: al giovane classe 2003 sono fatali due break, uno per set in momenti chiave.

IL MATCH – È Sonego a partire meglio nel primo turno dell’ATP250 di Montpellier, sfruttando tre gratuiti nel primo game dell’incontro di Benjamin Bonzi e trovando subito il break, poi confermato sul 2-0. L’azzurro serve molto bene in avvio, proteggendo con determinazione il vantaggio. Nel sesto gioco il 27enne torinese è chiamato ad annullare la prima (e unica nel parziale) palla break a disposizione del suo avversario, salvata con due dritti molto precisi e coraggiosi. Il francese gioca piuttosto bene nella fase centrale del set, muovendosi bene come suo solito ma non riuscendo mai ad impensierire il suo avversario in risposta. Sotto 3-5, alla testa di serie n°8 tocca lo stesso destino del gioco inaugurale: nel nono game commette nuovamente quattro errori non forzati e cede 6-3 (chiudendo con un doppio fallo) il primo parziale al n°56 del mondo.

 

Anche nel secondo parziale l’ex n°21 del ranking parte al meglio, tenendo a zero il turno di battuta inaugurale e proseguendo il suo ottimo match al servizio. Sonego prova subito a mettere pressione anche in risposta, rimontando con qualità dal 40-15, ma con un grande smash e una buona prima Bonzi impatta sull’1-1. In questa fase della partita il livello del francese cresce notevolmente – come testimonia anche un passante di dritto lungolinea strepitoso – riuscendo così a procurarsi tre break point di fila. Qui, tuttavia, il piemontese rispolvera la prima di servizio, con cui evita di perdere il contatto con il suo rivale (che fallisce un dritto sanguinoso sulla terza occasione di break) e si mantiene avanti: 2-1.

Poco più tardi è il transalpino a dover risalire da 0-40, ma anche lui riesce con merito a non cedere la battuta e ad approdare sul 3-3. Tutto scorre senza appartenti intoppi per il giocatore al servizio, o almeno così pare fino al 5-4 in favore dell’azzurro. Qui, infatti, il francese crolla ancora, capitolando al secondo match point. Lorenzo Sonego, grazie anche ad un’ottima prestazione al servizio (5 ace, 74% di punti vinti con la prima e 73% con la seconda), si impone 6-3 6-4, senza mai cedere la battuta e annullando tutte e 4 le palle break.

A. Rinderknech b. [Q] L. Nardi 6-4 6-4

IL MATCH – La prima mezz’ora dell’ultimo incontro in programma all’Open Sud de France di Montpellier scorre via piuttosto rapidamente e con un canovaccio piuttosto definito. Nardi serve per primo e, dopo un primo game un po’ difficoltoso, riesce sempre a mantenersi in vantaggio, ovviando con ottimi colpi a qualche errore gratuito disseminato qua e là. Dall’altra parte della rete, però, c’è un Rinderknech estremamente centrato e inscalfibile al servizio, che tiene a zero tutti i primi tre giochi. L’azzurrino però non si scompone e, avanti 4-3, conquista i primi punti in risposta e si porta sul 15-30. Da qui in avanti, però, è un assolo del francese, che prima opera l’aggancio e poi il sorpasso, trovando il primo break del match nel nono game. Il 19enne di Pesaro balbetta nel momento clou e cede il servizio, perdendo di fatto anche il set: 6-4 in favore del transalpino.

Il momento favorevole di Rinderknech prosegue anche in avvio di secondo parziale, strappando ancora la battuta al suo rivale che si fa recuperare da 30-0. Dopo quattro giochi consecutivi, tuttavia, il n°68 accusa un momento di flessione, concedendo le prime palle break della sua partita. Nardi è bravissimo a restare attaccato al punteggio, sfruttando un gratuito di dritto del francese sul 30-40 e riprendendosi immediatamente il break: 1-1. L’italiano sfrutta il piccolo vantaggio di servire per primo per mantenersi avanti nel punteggio, ma tolto l’episodio del secondo gioco non riesce mai a mettere pressione in risposta.

Nel settimo game, sul 3-3, il beniamino di casa si rifà minaccioso, procurandosi altre due chance di break (non consecutive): Nardi salva la prima con l’aiuto del servizio, ma sulla seconda il suo back difensivo scappa largo. Rinderknech allarga la forbice, allungando sul 5-3 e imponendosi poco dopo con un doppio 6-4, rimontando da 0-30 nell’ultimo gioco della partita e chiudendo con un ace centrale. Al prossimo turno per lui ci sarà il numero 3 del tabellone Borna Coric.

GLI ALTRI INCONTRI – Ad aprire la seconda giornata dell’Open Sud de France di Montpellier sono stati Filip Krajinovic e Aslan Karatsev. Dopo oltre due ore di lotta, in un match comunque piuttosto rapido visto il punteggio, è stato il serbo ad avere la meglio, imponendosi in rimonta 3-6 7-6(7) 6-2. Il n°71 ATP è riuscito a mantenere il sangue freddo in un momento delicatissimo come il tie-break del secondo set, annullando tre match point (due dei quali consecutivi) e spostando l’inerzia dell’incontro dalla sua parte. Al secondo turno per lui ci sarà proprio Lorenzo Sonego, con il vincitore che potrebbe affrontare nei quarti Jannik Sinner.

Da segnalare anche le vittorie di Quentin Halys, abile a trionfare nel derby francese contro il qualificato Clement Chidekh (n°434 del ranking), battuto 7-5 2-6 7-5, e quella più netta di Maxime Cressy. Lo statunitense ha lasciato soltanto cinque game allo svizzero Antoine Bellier, sconfitto 6-3 6-2. Per lui ci sarà il vincente della sfida tra Mikael Ymer ed Emil Ruusuvuori, mentre Halys attende uno tra Alejandro Davidovich Fokina e Ugo Humbert. Seppur in ritardo sulla tabella di marcia, si sono conclusi anche gli ultimi due incontri che precedevano la serata italo-francese, che hanno designato gli avversari delle prime due teste di serie. Marc-Andrea Huesler è riuscito a prevalere sul 18enne di casa Luca van Assche, battuto 6-3 3-6 6-3, raggiungendo al secondo turno Holger Rune, già battuto lo scorso ottobre in finale a Sofia. A sfidare Jannik Sinner sarà invece Marton Fucsovics – 2-2 i precedenti – che ha vinto 7-5 5-7 6-0 il suo match d’esordio contro il francese Geoffrey Blancaneaux: l’incontro sarà il primo match della sessione serale di mercoledì, in programma non prima delle 19. A Melbourne Jannik aveva vinto in 5 set, rimontando da due set di svantaggio.

Il tabellone completo dell’ATP250 di Montpellier

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WTA Linz: Giorgi si esalta in Austria e vola al secondo turno, Cristian raccoglie tre giochi

Un’ottima Camila Giorgi non fa sconti a Jaqueline Cristian, dominando il suo match di primo turno grazie ad un ottima resa della prima di servizio e del dritto

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Camila Giorgi - Australian Open 2023 (Twittter @Federtennis)
Camila Giorgi - Australian Open 2023 (Twittter @Federtennis)

C. Giorgi b. [PR] J. Cristian 6-1 6-2

Il primo scontro diretto tra Camila Giorgi e Jaqueline Cristian è letteralmente a senso unico, con la marchigiana che domina e archivia la pratica in poco più di un’ora. Già vincitrice dell’Upper Austria Ladies Linz nel 2018, quando sconfisse in finale Alexandrova – testa di serie n°2 di questa edizione ma eliminata nel pomeriggio – l’attuale n°73 WTA lascia per strada appena due game.

La rumena, in gara grazie al ranking protetto, può davvero poco contro una giocatrice con una velocità di palla decisamente superiore rispetto alla sua. Nonostante in questo torneo abbia raggiunto (da lucky loser) la sua unica finale in carriera nel circuito maggiore, la n°193 del mondo dovrà cercare altrove i punti necessari per risalire la china. Operazione, questa, che vedrà certamente impegnata anche l’azzurra, che fino al Roland Garros non avrà punti da difendere.

 

IL MATCH – Nonostante due errori nei primi due punti, Giorgi ricorre subito all’artiglieria pesante e parte forte. Prima rimonta da 0-30 nel game di apertura, quindi approfitta delle tante seconde di Cristian – spesso punite da risposte vincenti – per trovare il primo break dell’incontro, confermato senza problemi sul 3-0. L’azzurra continua a dominare, tanto al servizio quanto in risposta, ottenendo molti punti sulla seconda della sua avversaria e grazie ad un dritto esplosivo. A far calare di fatto il sipario sul primo parziale è un quinto game da 18 punti, in cui la n°73 del mondo sfrutta la terza palla break con un rovescio vincente in avanzamento e si porta sul 5-1. Dopo 33 minuti arriva anche il punto esclamativo su un set giocato quasi alla perfezione da Camila, archiviato 6-1 con quasi il triplo dei vincenti rispetto alla sua avversaria: 14-5.

Anche in avvio di seconda frazione la musica non cambia, con Giorgi che continua ad imporre il proprio ritmo forsennato. Cristian è dunque costretta a cedere subito la battuta, finendo rapidamente sotto 0-4. L’italiana è semplicemente superiore in ogni zona del campo, trovando anche qualche difesa strepitosa che non lascia scampo alla sua rivale odierna e lascia ben sperare per il prosieguo del torneo. Nel quinto gioco Cristian prova a tamponare un’emorragia di sette giochi consecutivi della sua avversaria, sbloccandosi e accorciando sull’1-4, ma ormai il match è già ampiamente indirizzato. Dopo un’ora e tre minuti di autentico dominio Camila Giorgi trionfa 6-1 6-2, concedendo appena cinque punti in risposta nel secondo set (grazie anche all’85% dei punti vinti con la prima) e, soprattutto, vincendo per la settima volta in carriera senza concedere palle break. Al secondo turno attende una tra la testa di serie numero 3 Irina Camelia Begu e Clara Tauson.

Il tabellone completo del WTA250 di Linz

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Una contro tutte: Lindsay Davenport, l’amazzone americana lontana dai riflettori

Dal 1975, 28 giocatrici hanno occupato la prima posizione del ranking mondiale. Ripercorriamo la storia di Lindsay Davenport

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Ognuno ha il proprio passato e la propria storia. Non c’è un modo giusto per fare di un giocatore un tennista professionista, o per diventare il migliore al mondo. Per quanto mi riguarda, so che a tutti piace dire che la mia è stata una delle storie più normali” Lindsay Davenport

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Lindsay Ann Davenport fu la rivale di Martina Hingis, l’unica giocatrice in grado di scalzarla dalla prima posizione del ranking nei suoi anni migliori, capace di disinnescare le geometrie della svizzera semplicemente giocando. Nativa di Palos Verdes come Tracy Austin, classe ‘76, l’americana è figlia di un ex pallavolista professionista e, diversamente dalle sue colleghe, non ha preso in mano la racchetta fino ai 15 anni. L’ascesa però fu repentina. Dotata di un fisico amazzonico che sfiorava il metro e 90 di altezza, fu difficile per Lindsay coniugare la mole con la necessità di scattare rapidamente nel rettangolo di gioco.

 

La storia di Lindsay piace agli appassionati perché è la storia di una ragazza normale, riservata, che amava stare nell’ombra più che sotto i riflettori come altre sue colleghe invece iniziavano a fare sin da giovani. Il suo gioco era costruito sulla solidità dei colpi, un servizio potente e un rovescio bimane spesso definitivo.

La sua prima stagione da professionista fu il 1993 – a soli due anni dal primo diritto giocato, raggiungendo nel suo primo anno la top 25 e mettendo in bacheca il suo primo titolo sulla terra di Lucerna. A livello Slam, il primo successo fu nel doppio, in coppia con la connazionale Mary Joe Fernandez, sulla superficie per lei più difficile della lenta terra rossa del Roland Garros 1996.

Fu proprio il 1996 l’anno della svolta e della consapevolezza con la vittoria alle Olimpiadi di Atlanta 1996 giocata in casa contro la spagnola Arantxa Sanchez Vicario in tre durissimi set. Quel match fu decisivo per la consapevolezza di Lindsay: da quel momento, la fiducia nel suo gioco era pressoché totale e come spesso accade, è l’aspetto mentale a diventare la vera forza di queste grandi campionesse, ciò che fa davvero la differenza.

Il triennio 1998-2000 la vide campionessa Slam una volta per anno. Il titolo più significativo, che le regalò anche la prima posizione del ranking, è stato lo US Open 1998. La stangona di Palos Verdes, al termine di un’appassionata sfida contro l’allora numero 1 del mondo, Martina Hingis, terminata 6-3 7-5, scoppiò in un pianto a dirotto: la vittoria dello Slam di casa fu l’emozione e la vittoria più bella della sua carriera. Da 16 anni, il paese a stelle e strisce aspettava la sua campionessa – non un’atleta naturalizzata, ma una americana come fu la grande Chris Evert (qui la sua storia).

Lindsay Davenport: US Open 1998. via ITHF

Il suo tennis era ordinato e penetrante, costruito sulla potenza da fondo campo; una di quelle giocatrici che, quando tutto funziona, è pressoché imbattibile ma se perde le misure del campo rischia di regala vittorie a colleghe meno quotate. I problemi a un ginocchio la costrinsero, nel 2001, a fermarsi per sottoporsi alla ricostruzione della cartilagine. Il rientro fu lento e dovette aspettare il 2004 per riprendersi la vetta del ranking grazie alla conquista di 7 tornei nell’anno – ma nessuno Slam alla fine della stagione: dall’ottobre 2004 all’agosto 2005 per 44 settimane consecutive, è lei la tennista da battere.

I frequenti infortuni e la gravidanza obbligano Lindsay allo stop tra il 2006 e il luglio 2007. Intanto, una nuova generazione di future campionesse si è affacciata al circuito: le sorelle Williams, Kim Clijster, Jennifer Capriati, Justine Henin, Maria Sharapova non erano certo avversarie di poco valore. Pochi mesi dopo il rientro, i problemi al ginocchio destro condizionarono le prestazioni dell’ormai ex 1 numero del mondo che, poco prima dell’Australian Open 2009 appendeva la racchetta al chiodo a seguito della scoperta della sua seconda gravidanza.

In bacheca 55 titoli WTA, il titolo di Maestra 1999 e l’oro alle Olimpiadi. Ma non solo. La prima posizione del ranking anche nella specialità di doppio con 38 titoli tra cui 3 titoli Slam: il Roland Garros 1996 con la connazionale Mary Joe Fernandez, lo US Open 1997 con la ceca Jana Novotna e Wimbledon 1999, in coppia con l’americana Corina Morariu.

Insieme a Chris Evert, Martina Navratilova e Steffi Graf condivide anche un altro record: solo loro 4, dal 1975 hanno chiuso almeno 4 stagioni da numero 1 del mondo.

SCONFITTE SUBITE DA LINDSAY DAVENPORT DA NUMERO 1 DEL MONDO

1998S. Graf – DAVENPORT4-6 6-3 6-4Philadelphia
1998M. Hingis – DAVENPORT7-5 6-4 4-6 6-2WTA Finals
1999A. Mauresmo – DAVENPORT4-6 7-5 7-5AUS Open
1999A. Coetzer – DAVENPORT2-6 6-4 6-3Tokyo
1999V. Williams – DAVENPORT6-4 7-5San Diego
2000G. Casoni – DAVENPORTNDRoma
2005S. Stosur – DAVENPORTNDSydney
2005S. Williams – DAVENPORT2-6 6-3 6-0AUS Open
2005M. Sharapova – DAVENPORT6-1 3-6 7-6Tokyo
2005K. Clijsters – DAVENPORT6-4 4-6 6-2Indian Wells
2005J. Henin – DAVENPORT3-6 6-3 1-0 RITCharleston
2005M. Pierce – DAVENPORT6-3 6-2Roland Garros
2005V. Williams – DAVENPORT4-6 7-6 9-7Wimbledon
2005A. Groenefeld – DAVENPORT5-0 RITStanford
2005E. Dementieva – DAVENPORT6-1 3-6 7-6US Open
2006J. Henin – DAVENPORT2-6 6-2 6-3AUS Open

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