Roland Garros, Nadal è ancora lui: 110 e lode. Djokovic battuto in quattro set

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Roland Garros, Nadal è ancora lui: 110 e lode. Djokovic battuto in quattro set

Grande prestazione di Rafa Nadal, che sospinto dal pubblico dello Chatrier, si impone in quattro set su Novak Djokovic

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)
 
 

[5] R. Nadal b. [1] N. Djokovic 6-2 4-6 6-2 7-6(4)

Dal nostro inviato a Parigi

Nessuno può battere due volte di fila Rafael Nadal sul campo centrale del Roland Garros. Potremmo sintetizzare così la 110° vittoria del fuoriclasse maiorchino a Parigi, che ha superato con pieno merito il n. 1 del mondo Novak Djokovic, colui che lo aveva battuto nella semifinale dello scorso anno. Vittoria meritata del quasi 36enne iberico, che ha lasciato negli spogliatoi tutti i dubbi sulle proprie condizioni fisiche ed è partito benissimo, portandosi in vantaggio di un set e di due break prima di subire la reazione del campione in carica. Che pareggiava i conti e sembrava aver cambiato l’inerzia del match alla fine del secondo parziale. Ma come dirà lo stesso Djokovic in conferenza stampa, questa sera il giocatore migliore in campo era Rafa Nadal. Che prima ha accelerato nuovamente e poi ha trovato nel pubblico dello Chatrier, pressoché totalmente apertamente schierato per lui, il supporto necessario – lo evidenzierà Nole, parlando con i giornalisti del suo paese – a superare i fisiologici momenti di difficoltà che un match durato 4 ore e 12 minuti propone ad un giocatore. Soprattutto nel quarto set, quando Djokovic è salito 5-2 e si è trovato ad un passo (due set point) dal portare il match al quinto. Rafa si è nutrito di tutta quella energia – vi assicuriamo, eravamo lì ed era impressionante – che arrivava dalle tribune e ha saputo recuperare il parziale, chiudendo il match al tie-break. Per lui ora la strada verso il 14esimo trofeo parigino pare in discesa: sconfitto Djokovic ed eliminato Alcaraz da Zverev, il fuoriclasse maiorchino è l’assoluto favorito del torneo.

 

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Alla fine è arrivata la partita che tutti aspettavano, la sfida tra Titani: Novak Djokovic contro Rafael Nadal. Potremmo snocciolare tanti di quei numeri per cercare di rappresentare al meglio cosa significa nel tennis maschile un match tra Nole e Rafa, ma ci limitiamo a citare i loro 41 titoli Slam (21 Rafa, 20 Nole), di cui 15 Open di Francia (13 Rafa, 2 Nole), e le 581 settimane trascorse in vetta alla classifica mondiale (372 Nole, 209 Rafa). Crediamo che già questo sia più che sufficiente. Questo è il 59esimo incontro tra i due – Djokovic è in vantaggio 30-28, ma Nadal è in testa nei match sul rosso (19-8) e negli Slam (10-7) -, che si sfidano ininterrottamente da diciassette anni. La prima volta fu proprio qui a Parigi, nei quarti dell’edizione 2006. I due erano ancora dei teenager, anche se lo spagnolo difendeva il primo titolo ed era n. 2 del mondo mentre il serbo stava appena iniziando a farsi largo nel circuito, dato era ai suoi primi quarti Slam (ora sono 58) ed attorno alla 60esima posizione del ranking: vinse Nadal, con Djokovic che sotto di due set il serbo si ritirò per un problema fisico. Oggi sono degli over 35: potrebbero già giocare il Torneo delle Leggende qui a Parigi, quello destinato agli ex grandi campioni – non è ironia: lo sta giocando Baghdatis, che ha solo un anno più di Nadal – e invece continuano a fare la leggenda di questo sport.

Si inizia verso le 21 e sappiamo che l’orario serale non è stato accolto con favore – per usare un eufemismo – dal team del fuoriclasse maiorchino, ma a giudicare da come inizia il match ha tramutato il fastidio in energia positiva. La partenza fa presumere che sarà subito battaglia: il secondo punto del match è già lunghissimo e il primo game dura dieci minuti. Game in cui, alla terza occasione, Rafa strappa il servizio a Nole. Molto aggressivo il maiorchino, che con il suo marchio di fabbrica, il dritto mancino, da subito spinge moltissimo e comanda gli scambi da fondo. Più attendista Nole, tendenzialmente propenso ad appoggiarsi ai colpi dell’avversario e sfruttare le sue doti di anticipo per aprirsi il campo. Ma in queste prime fasi il campo dà ragione a Rafa, mentre Djokovic deve chiedere aiuto al servizio (tre ottime prime) per portare a casa il primo game. Il quarto gioco parte con un punto da 21 colpi vinto dallo spagnolo, poi un rovescio lungolinea vincente e altri due chirurgici colpi da fondo portano Nole a doppia palla break per il serbo. Ma Rafa non si scompone, le annulla con autorità e tiene il servizio, con la maggioranza del pubblico – evidentemente a favore dell’iberico – che applaude per lo scampato pericolo. Il cambio di diagonale con il dritto, da incrociato a lungolinea, è il principale schema tattico che sta dando i suoi frutti per Rafa, con Djokovic che non riesce ad opporsi con sufficiente profondità con il rovescio, unitamente a delle improvvise accelerazioni di rovescio in diagonale che fanno soffrire il serbo anche dalla parte del dritto. Nole è in difficoltà e l’ennesimo lungolinea di dritto vale il doppio break per il 4-1 a favore del 13 volte campione del Roland-Garros. Se poi il 35enne belgradese si mette a sbagliare anche un rovescio incrociato in manovra, come nel punto che porta Nadal al set point, difficile che riesca a ribaltare l’inerzia del match: servizio vincente ed è 6-2 Nadal in 51 minuti. Dei due, quello più fresco doveva essere Nole, che non aveva perso neanche un set in quattro incontri ed era stato in campo poco meno di 8 ore e mezza. Mentre il campione dell’Australian Open era stato in campo quasi 11 ore, 4 e mezza delle quali nel match dell’altro ieri contro Auger-Aliassime, vinto al quinto set, e soprattutto aveva dato più volte la sensazione di non essere al meglio fisicamente. Ma quello visto finora è un Nadal assolutamente pimpante. Vincere il primo set è in assoluto un buon viatico, ma lo è anche in relazione ai loro head to head: in 50 dei 58 precedenti chi ha vinto il primo set ha vinto il match, ed in particolare è successo in 15 degli ultimi 16. E sette volte su nove qui a Porte d’Auteuil. Insomma, questo set potrebbe già aver fatto capire molto di come finirà stasera.

Anche perché il copione all’inizio del secondo parziale non sembra cambiare: Rafa spinge, eccome se spinge, e Nole subisce. Dalla tribuna la sensazione continua ad essere che il serbo voglia continuare nella sua tattica attendista (in realtà ai giornalisti serbi in conferenza stampa dirà di essere semplicemente partito male ed essere entrato tardi nel match), ma la velocità e la profondità dei colpi sono insufficienti per mettere in difficoltà un Nadal che appena può entra in campo e viene a prendersi il punto. Soprattutto grazie all’uncino di dritto lungolinea, con cui continua a mietere vincenti. Come nel primo set, si parte ed è break per Nadal: anche se Djokovic cerca di resistere finchè può e capitola alla settima palla game (e dopo oltre 13 minuti). In questo momento il match è un monologo di Rafa, che fa quello che vuole in campo, mentre Djokovic si avvita sempre più su sé stesso, cominciando a sbagliare anche senza esservi costretto dai colpi dell’avversario. Altro break di Nadal ed è 3-0 “pesante”. Forse toccato nell’orgoglio (è 9-2 Rafa finora il conteggio totale dei game), Djoko si scuote e finalmente si mette a spingere. E su un errore in lunghezza di Nadal, non chiamato dal giudice di linea e verificato sul campo dal giudicee di sedia, torna ad avere una palla break dopo quelle del quarto game. Una smorzata in rete di Rafa, uno dei rari – anzi rarissimi – gratuiti dello spagnolo in questi primi ottanta minuti di partita, gli permette di strappare per la prima volta il servizio al maiorchino. Djokovic tiene il servizio e si procura due palle break consecutive. Ora la palla del serbo viaggia molto di più ed è Nadal a doversi difendere. Era la specialità della casa quando vinse qui le prime volte e anche se non può farlo con la mostruosa capacità di un tempo e le sue traiettorie iniziano ad accorciarsi sulla spinta del serbo, accetta la situazione e prova ad uscirne. Ne viene fuori un game intenso e lunghissimo (condito anche di un warning per time violation a Rafa), che entrambi capiscono possa essere il turning point del set. Alla fine, alla quinta palla break, dopo 22 punti e 15 minuti di scambi duri, il secondo errore consecutivo di Rafa permette a Djokovic di impattare sul 3 pari. Il parziale sembra stia svoltando in direzione Belgrado, Nadal riesce solo a tratti a spingere come nella prima ora e mezza, ma Rafa è anche un maestro di resilienza e le prova tutte per restare attaccato al set, tanto da procurarsi, grazie ad un doppio fallo di Djokovic, una palla break. Ma alla fine, dopo un altro game di quasi dieci minuti, Djokovic ottiene il sorpasso: 4-3 e prima volta avanti in un parziale il 35enne di Belgrado, dopo due ore di gioco. Ed è lui stavolta ad agitare il pugno verso le tribune, dopo le tante volte che lo ha fatto Rafa: la reazione è più tiepida rispetto a quando lo fa Nadal, ma i suoi tifosi – che comunque ci sono, anche se in minoranza – gradiscono.

Ora però c’è partita vera, e lo sottolinea anche l’orchestrina sempre presente in tutti i match clou sul Centrale. Anche se l’inerzia sembra a favore di Djokovic, stiamo parlando di due fuoriclasse che sanno trovare risorse e soluzioni anche nei momenti più complicati. Come fa Rafa per procurarsi la prima palla del 4 pari (palla corta, grande recupero sulla contro palla corta incrociata di Nole e smash a chiudere che fa esplodere l’urlo dello Chatrier), prima di impattare alla seconda occasione. Nadal però si trova di nuovo in apnea nel decimo gioco, con Djokovic che in risposta lo sta mettendo sempre più in difficoltà, soprattutto se non riesce a mettere la prima di servizio. Si salva sulla prima palla break che è anche set point, per un errore in lunghezza di Djokovic, ma sull’ennesima risposta profondissima del serbo deve capitolare. 6-4 Djokovic, dopo 2h14’, con il match che pare girato. Le statistiche confermano che più è merito della una tattica più aggressiva di Djokovic (18/15 il rapporto vincenti/unforced per il serbo in questo parziale, rispetto al misero 8/9 del primo), che demerito di Nadal (21/19 nel secondo set, rispetto al 12/6 del primo).

Nadal va nello spogliatoio a cambiare la maglietta e la cosa sembra avere un effetto taumaturgico sul maiorchino, dato che infila un parziale di 7 punti a zero, ottenendo il break al primo gioco e salendo poi senza patemi sul 2-0. Rafa è tornato a giocare con maggiore profondità, con Djokovic che pare quasi sorpreso – eppure dovrebbe conoscerlo bene, dopo 58 incontri e mezzo – dall’immediata reazione del suo avversario. Lo spagnolo si complica però la vita nel successivo turno di battuta quando da 40-15, e abbastanza in controllo del game, si ritrova poco dopo a dover difendere una palla break dopo il secondo doppio fallo del game. Dalle tribune si percepisce la tensione del momento: i due giocano a viso aperto, la sensazione è che entrambi stanno producendo il massimo sforzo, soprattutto nervoso, per prendere il controllo del match. Ed in questa gara di nervi, ad avere la meglio è nettamente Nadal: che salva la palla break e a seguire ottiene il secondo break, con un Djokovic che appare nuovamente confuso, come testimoniano i 13 errori non forzati nel parziale – di cui tanti con il fidato rovescio – quando lo spagnolo consolida meritatamente il secondo break. E poco dopo, in seguito ad un orribile errore di dritto di Djokovic, chiude 6-2 il set, dopo tre ore esatte di gioco.

Il quarto parziale inizia con Djokovic che sfoga la sua frustrazione sul nastro quando all’inizio del secondo gioco perde un punto proprio grazie al fondamentale aiuto della striscia di stoffa al suo avversario. Beccandosi una selva di fischi dalle tribune: abbastanza ingenerosi, ci permettiamo di dire, a fronte di una reazione abbastanza umana vista la sfortunata dinamica del punto. Ma la storia insegna che fischiare troppo Djokovic non è mai una buona idea: magari non sarà per quello, sta di fatto che il n. 1 del mondo resetta tutto e si rimette a spingere con veemenza. Arriva così subito il break a favore del serbo, su una palla fuori di un nulla di Nadal (che infatti chiede spiegazioni al giudice di sedia che era sceso a verificare, e dalla tribuna stampa ci era sembrato quasi imbarazzato a dover dargli la notizia). Nole tiene poi il servizio a zero e allunga sul 3-0. Di solito il pubblico parteggia per chi è indietro nel punteggio, con la speranza di allungare il match. Ma sarà il freddo parigino, sarà che è mezzanotte e mezza e si gioca da tre ore e mezza, ma il ”Rafa Rafa” che si alza dalle tribune dello Chatrier quando Nadal tiene a zero il servizio che gli permette di accorciare sul 4-2 fa capire che la maggioranza del pubblico preferirebbe una vittoria del maiorchino. La cosa non disturba Nole, che sale 5-2 e mostra il pugno verso gli spalti dove probabilmente ci sono invece quelli che vogliono vederlo andare al quinto. I due continuano a darsele di santa ragione, alternando punti molto belli a qualche errore forse di troppo, ma figlio comunque o di uno scambio intenso o della volontà di non subire l’iniziativa dell’avversario. Fisicamente, sembrano stare tutti e due ancora benissimo: i riflettori in tal senso sono puntati soprattutto su Rafa, che aveva fatto dubitare delle sue condizioni. Ma lo Chatrier deve essere evidentemente come la piscina di Cocoon per lo spagnolo: lo conferma quando strappa di forza il servizio a Djokovic nel nono gioco, in uno dei game più emozionati del match. Nole va due volte a set point, ma prima un errore di rovescio (che stasera lo ha tradito un po’ troppo, e lo ammetterà anche lui in conferenza stampa con i giornalisti serbi “Ho fatto troppi errori da quel lato e ho giocato corto, permettendo a lui di comandare con il dritto”) e poi un vincente di Rafa lo stoppano. L’inerzia del game passa così dalla parte dello spagnolo, che si vede annullare la prima palla break da una fantastica palla corta di rovescio del belgradese, ma poi con un tracciante di dritto va 5-4.

Ora Nadal sembra tornato quello del primo set e lo Chatrier lo sospinge: 5 pari. Il maiorchino è in trance agonistica e sappiamo benissimo da diciotto anni come gioca quando è “in the zone”: probabilmente solo uno come Djokovic è in grado di limitare temporaneamente la furia spagnola per cercare di giocarsi tutto al tie-break. A cui si arriva dopo quattro ore di gioco, dopo il terzo ace di Rafa nel match. Lo Chatrier è praticamente tutto per Rafa, sembra di essere a Madrid, e Nadal si nutre di tutto questo (“Il 99,9% del pubblico era per lui, e questo lo ha aiutato nei momenti difficili“ osserverà Djokovic, sempre parlando con  giornalisti serbi): il maiorchino ora danza sul campo, prende tutto e rimanda di là palle pesanti e arrotate. Djokovic ci mette del suo con un errore concettuale di esecuzione che spalanca il campo a Rafa per il punto del 3-0. Nole accorcia sul 3-1, ma con tre errori, figli anche dell’enorme pressione da fondo di Rafa, concede allo spagnolo cinque match point sul 6-1. Ne annulla orgogliosamente tre ed accorcia sul 6-4 ma rimanda solo di qualche minuto l’esito del match: Rafa chiude con un rovescio lungolinea vincente e fa esplodere in un boato le tribune dello Chatrier. Quindicesima semifinale per lui a Parigi: il 14esimo Open di Francia e il 22esimo Slam sono ora molto più vicini. Potremmo dire che Rafa è ancora lui, che è tornato: ma forse in realtà non se ne è mai andato…

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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Le sette meraviglie di Novak Djokovic: tutte le sue rimonte da uno svantaggio di due set a zero

Quella di oggi contro Jannik Sinner è stata soltanto l’ultima grande rimonta di Djokovic con le spalle al muro. E in tre casi ha poi vinto il torneo

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Novak Djokovic – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @rolandgarros)
Novak Djokovic – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @rolandgarros)

Jannik Sinner, nonostante una grande partita nei primi due set, non è riuscito a prevalere su un mai domo Novak Djokovic. Quella odierna è soltanto l’ultima rimonta da 0-2 che lo ha visto protagonista, che va ad aggiungersi alle altre sei realizzate in passato.

Sono sette in totale dunque, tre delle quali arrivate contro un italiano. Inoltre, è curioso il fatto che per tre volte, dopo essere riuscito a sopravvivere a match che quasi tutti avrebbero perso, Nole abbia poi vinto il torneo.

1. Wimbledon 2005 – Guillermo García López

Tutto ebbe inizio proprio a Wimbledon, quando l’allora 18enne Novak Djokovic perse i primi due set contro Guillermo García López, allora numero 81 del ranking (con un futuro da n°23 nel febbraio 2011). Il serbo riuscì ad approdare al tabellone principale dopo essere passato attraverso le qualificazioni. Furono particolarmente dure, perché nell’ultimo turno l’allora numero 128 del mondo la spuntò 6-3 al quinto contro Wesley Moodie.

 

Al primo turno nel tabellone principale Djokovic superò in tre set Juan Monaco, ma la sua prima impresa avvenne due giorni dopo. Al secondo turno, il futuro vincitore di 20 Slam recuperò un doppio 6-3 contro García López, vincendo il terzo e il quarto grazie a due tiebreak e imponendosi 3-6 3-6 7-6 (5) 7-6 (3) 6-4. La sua corsa si interruppe la partita seguente contro la testa di serie numero nove Sebastien Grosjean, a sua volta fermato da Andy Roddick ai quarti. L’americano perse poi in finale contro Roger Federer.

2. US Open 2011 – Roger Federer

Nell’arco di sei anni le prospettive di Novak Djokovic sono radicalmente cambiate. Da poco, infatti, il serbo si era issato per la prima volta in carriera al numero uno del mondo, traguardo ottenuto grazie alla vittoria su Rafael Nadal in finale a Wimbledon (in quello che rappresentò anche il suo primo trionfo sull’erba tennistica più prestigiosa). Poco meno di due mesi dopo Djokovic arrivò allo US Open da primo favorito del seeding, ma in semifinale venne seriamente impensierito da Roger Federer, numero tre del mondo.

Il campione elvetico vinse un primo set tiratissimo al tiebreak, conquistando anche il secondo. Da quel momento, però, Djokovic cambiò marcia, prendendosi i successivi tre parziali e raggiungendo l’ultimo atto grazie al definitivo 6-7 (7) 4-6 6-3 6-2 7-5. Due giorni più tardi arrivò anche il primo titolo negli Stati Uniti, grazie alla vittoria in quattro set ancora su Nadal.

3. Roland Garros 2012 – Andreas Seppi

Il primo italiano a dover subire un comeback di Djokovic fu Andreas Seppi. L’altoatesino veniva da due vittorie al quinto nei turni precedenti, ottenute contro Mikhail Kukushkin al secondo turno e Fernando Verdasco al terzo. L’attuale numero 162 del ranking (allora era n°25) tentò l’impresa, mettendo a dura prova la resistenza del suo avversario.

Seppi strappò i primi due set, ma nel terzo perse ben quattro volte il servizio, contribuendo al rientro in partita di Djokovic, che alla fine si impose 4-6 6-7 (5) 6-3 7-5 6-3. Il serbo spese molte energie anche ai quarti contro Tsonga – sconfiggendolo 6-1 al quinto – e forse pagò il grande sforzo in finale contro Rafael Nadal, che non aveva ancora perso un set e lo sconfisse 6-4 6-3 2-6 7-5.

4. Wimbledon 2015 – Kevin Anderson

Novak Djokovic e Kevin Anderson sono stati protagonisti di alcune partita particolarmente importanti a Wimbledon, su tutte la finale del 2018, quando il serbo si impose 6-2 6-2 7-6 (3), certificando il suo definitivo ritorno ai massimi livelli. Tre ani prima, tuttavia, il gigante sudafricano ha rischiato di eliminare il nativo di Belgrado al quarto turno. Anderson vinse infatti i primi due set sul filo del rasoio, annullando anche un set point nel secondo.

Due tiebreak pressoché identici che avrebbero steso praticamente chiunque. Chiunque, sì, ma non Djokovic, che rispose subito con un 6-1 senza appello e chiuse poi 6-7 (6) 6-7 (6) 6-1 6-4 7-5. Nei successivi tre turni il serbo perse soltanto un set, nel trionfo in finale contro Roger Federer, che gli permise di bissare la vittoria dell’anno prima.

5. e 6. Roland Garros 2021 – Lorenzo Musetti e Stefanos Tsitsipas

Il vero capolavoro della carriera di Novak Djokovic è probabilmente il Roland Garros 2021. I sui successi sono tantissimi e svariati, certo, ma quello Slam parigino rientra senza dubbio tra le sue migliori opere d’arte. Se non è la più prestigiosa in assoluto, poco ci manca. La spedizione francese di Djokovic era cominciata in maniera piuttosto soft, con tre comode vittorie su Sandgren, Cuevas e Berankis, tutte in tre set.

Agli ottavi di finale si presenta la prima, grande – e un po’ inaspettata – minaccia: Lorenzo Musetti. Il classe 2002 di Carrara esprime un tennis divino per i primi due set, vinti entrambi al tiebreak (il primo molto lottato, il secondo dominato), ma poi crolla fisicamente. Djokovic se ne rende conto e aumenta i giri del motore, non lasciando scampo al povero italiano che deve lottare anche contro un fisico spremuto al massimo. La lotta diventa impari e Musetti, a due game dalla sconfitta, non ha più energie e decide saggiamente di ritirarsi, crollando 6-7 (7) 6-7 (2) 6-1 6-0 4-0 rit.

Ai quarti di finale Nole prevarrà anche su Matteo Berrettini, ma è in semifinale che il serbo dà il meglio di sé. La vittoria in quattro set su Nadal è una delle partite più clamorose, epiche e devastanti (positivamente) degli ultimi anni. Steve Flink ha definito il terzo set “il più bello della loro rivalità“, mentre per Djokovic è stata la sua “miglior partita di sempre al Roland Garros“.

La ciliegina sulla torta arriverà due giorni più tardi nell’ultimo atto contro Stefanos Tsitsipas. In che modo? Ovvio, ancora rimontando da 0-2. Il greco ha disputato un torneo fantastico, eliminando Medvedev e Zverev sulla strada verso la sua prima (e finora unica) finale Slam in carriera. Una partita disputata ad altissimi livelli dall’ateniese, in cui ha strappato il primo set al tiebreak e si è portato a casa il secondo con un netto 6-2. Djokovic però – abbiamo imparato a capirlo non solo da questo articolo – non va dato per vinto nemmeno quando sembra finito. E così, anche in questo caso, la lenta e inesorabile rimonta del serbo lo ha condotto al 6-7 (6) 2-6 6-3 6-2 6-4 grazie al quale ha sollevato il 19esimo Slam, diventando il primo giocatore nell’Era Open a vincere tutti i Major almeno due volte.

7. Wimbledon 2022 – Jannik Sinner

L’ultima vittima speciale di Djokovic è Jannik Sinner, in una memoria ancora tristemente vivida. Il 20enne di San Candido è diventato il terzo italiano a portarsi in vantaggio di due set contro il serbo senza riuscire a vincere la partita (dopo i già menzionati Seppi e Musetti).

L’andamento del match è noto ai più, con Sinner stellare per i primi due set che, però, poco ha potuto dinnanzi al dirompente rientro in carreggiata del fenomeno di Belgrado. L’amaro risultato dei quarti di finale di questa edizione di Wimbledon recita 5-7 2-6 6-3 6-2 6-2 in favore della testa di serie numero uno, che ha saputo far sfogare il suo rivale per poi ingranare e non dargli più alcuna possibilità di reazione. In tre occasioni su sei, nello stesso torneo in cui è riemerso da 0-2 Djokovic ha poi vinto il titolo (US Open 2011, Wimbledon 2015 e Roland Garros 2021). Sarà la volta buona per il quarto?

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Gli Outfit del Roland Garros 2022

Slam parigino coloratissimo: dal verde di Nadal al rosso di Djokovic, passando per l’azzurro di Swiatek. Ecco i look delle stelle del 2° major stagionale

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Cori Gauff - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

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Ne abbiamo viste di tutte i colori in questo Roland Garros. Il rosso della terra che ha incoronato campioni nel torneo di singolare due veri campioni, Rafa Nadal e Iga Swiatek. Il verde di giovanissimi talenti che sono arrivati fino alle fasi finali del circuito come Carlos Alcaraz e Coco Gauff. Il nero del dramma di Alexander Zverev, infortunatosi al ginocchio durante la semifinale con Rafa Nadal e che ha dovuto salutare nuovamente il sogno di conquistare il suo primo grande Slam (operato con tre legamenti lesionati). E abbiamo visto tanti colori anche nelle magliette, nei pantaloncini e nelle scarpe di tutti i tennisti in campo. Andiamo dunque a commentare i look delle stelle di questo secondo slam stagionale.

Rafa Nadal – Nike

 
Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Rafael Nadal – Roland Garros 2022 (foto Roberto dell’Olivo)

Non esistono più parole per descrivere le imprese sportive di Rafa, aggettivi e iperboli si sono sprecati nei giorni successivi alla conquista del suo quattordicesimo Roland Garros. Non deve essere semplice nemmeno per Nike trovare, dopo tanti anni, un outfit adatto al torneo preferito di Nadal, eppure quest’anno il marchio USA si supera e regala a Rafa uno dei look, a nostro parere, meglio riuscito degli ultimi anni. L’accostamento di verde scuro e giallo acceso ricorda un po’ la bandiera del Brasile. E Il Brasile si sa che risveglia dolci ricordi sul Philippe Chatrier: come dimenticare infatti i cuori e le vittorie di Guga Kuerten.  Nostalgia a parte, Rafa è elegante e originale, dimenticate ormai le canotte di inizio carriera dimostra di saper indossare alla perfezione completi raffinati. Ultima nota doverosamente dedicata alle scarpe. Abbinate al completo certo, ma come consuetudine riportanti il numero di slam vinti sulla terra rossa di Parigi, ovvero il 13. Altro modello quindi che Nike consegna alla storia, o al museo della Rafa Nadal Academy, poiché il numero 13 è già un ricordo, il futuro al Roland Garros, per il momento, è marchiato 14. (Chiara Gheza)

Iga Swiatek – Asics

Iga Swiatek – Roland Garros 2022 (foto Roberto dell’Olivo)

Colori freschi e brillanti per la n. 1 del mondo, in perfetta armonia con la brillantezza, freschezza e grinta del suo tennis. Il gioco di Iga Swiatek è davvero irresistibile, nulla possono le avversarie contro i colpi perfetti e completi della polacca che ha conquistato sabato il suo secondo Roland Garros ed è salita a 35 vittorie di fila. Pazzesco. L’outfit con cui ha dominato sui campi parigini riflette le sue doti principali in campo: essenzialità e vivacità al tempo stesso. Essenziale infatti il modello della canotta, di un azzurro delicato sulla parte anteriore, con un tocco di blu elettrico sulle spalline e i fianchi; lo stesso blu acceso conferisce personalità e vivacità alla gonna, di foggia semplice. Insomma, forza e delicatezza al tempo stesso per l’invincibile Iga. (Laura Guidobaldi)

Casper Ruud – Yonex

Casper Ruud – Roland Garros 2022 (foto Roberto dell’Olivo)

Il colore della finale maschile di Parigi 2022 non è il rosso della terra ma il verde degli outfit dei due contendenti. Ruud indossa un completo total green. Yonex sceglie per la maglia da gioco una fantasia con disegni ripetuti di fiori con cinque petali, tono su tono, creando un terribile effetto trapunta della nonna. Pantaloncino verde scuro basico invece, così come polsini e bandana bianchi. Yonex già in passato si era spesso distinta per l’originalità, soprattutto con certi indimenticabili completi indossati dal povero Stan Wawrinka. Con Casper gli stilisti non esagerano come con il tennista svizzero (sfidiamo i lettori a ricordare i peggiori look di Stan), ma fanno comunque una scelta che non ci sentiamo di promuovere; seppur nei ricordi di Ruud quella maglia “a trapunta” resterà impressa poiché l’ha accompagnato in quella che è stata la prima finale Slam, gli auguriamo la prima di una lunga serie. Se non possiamo promuovere il suo outfit, promuoviamo a pieni voti il suo atteggiamento e la capacità di scherzare dopo la sconfitta:Non sono la prima vittima di Rafa su questo campo.” Applausi. (Chiara Gheza)

Coco Gauff – New Balance

Cori Gauff – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

La New Balance realizza completi dall’effetto sempre vincente per Coco Gauff. La 18enne americana, fresca finalista dello slam francese, incarna la grande energia e vitalità delle nuove stelle del tennis. Il suo outfit è giovane e frizzante, proprio come lei. Leggero e delicato, il gonnellino color “tiffany” – leggermente trasparente – dà un tocco di grazia al completo aderente formato da canotta e pantacourt. La canotta, così come gli short aderenti, presentano una fantasia arabescata nera, vagamente futurista, in contrasto con la tinta unita pastello della gonna. La tinta base della canotta è color lilla, mentre quella dei pantaloncini è il bianco. Scelta azzeccata anche la fascia per i capelli, della stessa tinta del gonnellino. Mai banale Coco, graziosa e carismatica al tempo stesso. (Laura Guidobaldi)

Novak Djokovic – Lacoste

Come ormai da anni a questa parte, Nole si presenta a Parigi di rosso vestito, naturalmente griffato Lacoste. Il modello della polo per questo Roland Garros è lo stesso che, in una colorazione verde smeraldo, avrebbe dovuto indossare a Melbourne (e ben sappiamo il motivo di quel condizionale) e che abbiamo già potuto ammirare agli Internazionali d’Italia in arancione, con queste due palle da tennis stilizzate che, come le comete, schizzano da una parte all’altra del busto lasciando dietro una scia luminosa. Il motivo ci piace e lo abbiamo già detto. La scelta del rosso fuoco sulla terra non ci piace e lo abbiamo già detto. Pantaloncini bianchi e Asics abbinate alla polo come d’ordinanza. Insomma un look un pò prevedibile per il campionissimo serbo che avrebbe dovuto mettere un pizzico di creatività in più anche in campo per battere un Nadal così motivato. (Valerio Vignoli)

Daniil Medvedev – Lacoste

Daniil Medvedev – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

Nei nostri passati appuntamenti abbiamo più e più volte sottolineato come Medvedev non sia propriamente un modello ideale, per movenze e portamento, ma Lacoste a Parigi fa de suo meglio scegliendo per la maglia da gioco un abbinamento di blu e celeste davvero riuscito. Inoltre, se sul lato sinistro della t-shirt spicca, ovviamente, il famoso logo del coccodrillo, sul destro fa bella mostra il simbolo del Roland Garros, come a sottolineare l’unicità del completo di Daniil. I colori del mare e del cielo non vengono però ripresi dal pantaloncino bianco, con strisce laterali nere. Scelta particolare che comunque nulla va a togliere a questo outfit assolutamente promosso a pieni voti. Peccato per l’uscita di scena prematura di Daniil dal torneo, gli sforzi degli stilisti Lacoste meritavano maggior visibilità. (Chiara Gheza)

Collezione Nike

Carlos Alcaraz – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

Questa collezione Nike per il Roland Garros 2022 lascia perplessi. Da una parte è cromaticamente impeccabile. Tutti i modelli, da uomo e da donna, sono infatti giocati su accostamenti di colori molto appropriati per risaltare sulla terra parigina e ben amalgamati tra di loro: blu scuro, celeste, menta, bianco panna e giallo canarino. I tagli della collezione sono pure interessanti. I ragazzi potevano scegliere tra una più sbarazzina t-shirt con collo a v (vedi Alcaraz) e una coreana a polo simile a quella già vista in Australia (vedi Sinner). I vestiti delle ragazze avevano piccole aperture nel busto e nella schiena che li rendevano più moderni e integranti. Eppure qualcosa lascia perplessi, come già successo a Melbourne. Manca l’originalità a cui il baffo ci ha abituato e che magari certe volte abbiamo perfino ritenuto eccessiva o fuori luogo. Sembra quasi che il brand americano, orfano da tempo di Federer e che sarà presto abbandonato per forza di cose da Nadal, stia cercando di ricostruire una sua identità limitandosi a giocare di rimessa. Non male ma ci aspettiamo di più. (Valerio Vignoli)

Roland Garros 2022 – Sloane Stephens – Foto Roberto Dell’Olivo

Collezione Adidas

Felix Auger-Aliassime – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)
Alexander Zverev – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

Per l’edizione 2022 del Roland Garros, la linea Adidas ci ha convinto poco. Se il total black avrebbe potuto essere una scelta vincente, puntando sulla grinta e il contrasto con la luminosità dell’ocra di Porte d’Auteuil, altri elementi della collezione non brillano per eleganza. Come la t-shirt senza maniche indossata dallo sfortunato Sascha Zverev (vittima di un brutto infortunio in semifinale contro Nadal), che assomiglia molto di più ad una canotta in “stile spiaggia” che ad un outfit da slam. Decisamente bocciata. Un po’ meglio la maglietta del simpaticissimo Félix Auger Aliassime, con la parte anteriore caratterizzata da simboli che ricordano molto dei disegni rupestri ma che, in realtà, rappresentano l’acqua del mare. Conosciamo bene il grande impegno e la campagna di sensibilizzazione da parte di Adidas per la salvaguardia degli oceani, iniziativa più che mai apprezzabile ed encomiabile. Però, forse, avrebbero potuto concepire disegni un po’ più espliciti. Peccato, perché il messaggio è bellissimo ed indispensabile, ma resta un po’ troppo ermetico e “misterioso”. Azzeccata invece, per il completo di Félix, la scelta dei polsini gialli, che si sposano bene col completo scuro. (Laura Guidobaldi)

Camila Giorgi – Giomila

Camila Giorgi – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

Che dire di Camila Giorgi? È sempre la più raffinata ed elegante in campo. Si sa, Parigi in Primavera evoca “La vie en rose” e allora il completo Giomila non sbaglia. Colori pastello e fiorellini per l’outfit indossato da Camila, un connubio che sta benissimo sulla terra rossa. La t-shirt, di un giallo chiarissimo, ha le maniche della stessa fantasia del volant principale del gonnellino, ovvero un motivo composto da fiori piccolissimi tendente al rosa. Il secondo volant, richiama la tinta della maglietta. Un completo semplice e delizioso, che rende la tennista azzurra ancora più graziosa. Grazia che si sposa benissimo con il tennis esplosivo e dirompente di Camila. (Laura Guidobaldi)

Martina Trevisan – Diadora

Martina Trevisan – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

Martina Trevisan è stata la bella sorpresa di questo Roland Garros, regalando all’Italia la semifinale. Se il suo gioco e il suo sorriso hanno fatto innamorare tutti, non si può certo dire lo stesso del suo outfit. Diadora è un marchio forse più focalizzato su altri sport, viene subito in mente il calcio e, nostalgicamente, il ricordo vola alle scarpette di Roberto Baggio e alle prodezze con le quali sapeva illuminare le domeniche di un tempo che fu. Per non sbagliare sui campi da tennis Diadora ha scelto il banale accostamento bianco e arancione con basica canotta, pantaloncino e gonna. Peraltro, stesso identico outfit indossato da Martina nel torneo di Rabat, vinto la settimana prima dello slam parigino. Completo che vince non si cambia? Forse è andata così, ma noi restiamo dell’idea che Martina avrebbe meritato un look più originale e siamo certi avrebbe saputo sfoggiarlo al meglio. La stagione è ancora lunga e Diadora ha tutto il tempo per recuperare e regalarci una Martina dall’outfit memorabile. (Chiara Gheza)

Fabio Fogni – EA7

Fabio Fognini – Roland Garros 2022 (foto di Roberto dell’Olivo)

Era iniziata in modo molto deludente la partnership tra Fogna e EA7, divisione sport di Emporio Armani, all’insegna dell’abuso del colletto alla coreana e dei colori fluo. Che il trend si stesse invertendo lo avevamo già notato da un pò. Prima a Roma e poi a Parigi, il veterano ligure ha però sfoderato quello che è decisamente il suo miglior outfit dall’inizio di questa sua partnership. Una polo blu notte con pinstripes bianche, richiamo bianco alla fine delle maniche e colletto a polo molto stretto con bottoni. Pantaloncino bianco con finiture abbinate al colore della polo. Un look che più classico non si può, che ricorda vagamente gli iconici outfit Fila di Bjorn Borg. Promosso a pieni voti. (Valerio Vignoli)

Bonus off-court: Iga Swiatek

Iga Swiatek – Roland Garros 2022 (foto di Roberto dell’Olivo)

La maturazione di Iga Swiatek negli ultimi due anni sta tutta nei look mostrati per il photoshoot con il trofeo del Roland Garros in mano. Nel 2020, la polacca si era presentata con un irriverente abito lungo a strisce multicolore con delle scarpe basse stringate. Una scelta non convenzionale, spiazzante, come i suoi colpi in campo. Sofisticata e giovanile allo stesso tempo. Una piacevole sorpresa, una ventata d’aria fresca nel circuito. A Parigi in questo 2022 Swiatek è arrivata con il peso di quel numero 1 accanto al suo nome. Lo ha portato con la stessa leggerezza, classe e semplicità con cui indossa questo completo color panna dal taglio sartoriale abbinato ad una maglietta bianca che lo alleggerisce e lo rende più sportivo. Il sandalo bianco dimostra la maggiore cura nei dettagli. Il Rolex al polso dà quel tocco di lusso ed esclusività. Il filo di trucco la rende più femminile senza ostentazioni. Da ragazzina secchiona a prima donna. Con quella facilità invidiabile che non suscita invidia. La concorrenza non può che rimanere a guardare e applaudire. (Valerio Vignoli)

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Flash

Il Roland Garros nel racconto di Steve Flink: Nadal oltre ogni limite

“Dopo aver superato i trent’anni, Rafa ha saputo ampliare il suo arsenale, ha trovato la maniera di gestire gli incontri in modo più efficiente e ha allungato la sua carriera ben oltre quanto lui stesso ritenesse possibile”. L’analisi del giornalista americano Hall of Famer

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

I seguaci eruditi di Rafael Nadal da tanto tempo apprezzano ciò che il campione spagnolo ha capito forse meglio di chiunque altro. Che regnare nel mondo del tennis e diventare un campione del massimo livello dipende interamente dall’individuo. Nadal è salito alla ribalta 18-19 anni con un’esuberanza e un’irrefrenabile energia senza pari nella storia del nostro sport. Negli anni successivi è maturato fino a diventare un giocatore sublime, una forza fisica dinamica e un agonista supremo, ben determinato a vendere la pelle a caro prezzo ma allo stesso tempo mostrando un immenso rispetto per i suoi rivali e senza dare nulla per scontato.

Dopo aver superato i trent’anni Nadal ha ampliato il suo arsenale aggressivo, ha saputo trovare la maniera di gestire gli incontri in maniera più economica ed efficiente, ed è riuscito a allungare la propria carriera ben oltre quanto lui stesso o la sua sempiterna legione di ammiratori pensassero fosse possibile. Volta dopo volta e spesso superando difficoltà quasi insormontabili, a volte guardando in faccia il freddo volto della realtà, Nadal ha affrontato i propri dubbi interiori oltre al crescente scetticismo serpeggiante tra il pubblico, i giocatori e i media che hanno continuamente messo in dubbio la sua capacità di continuare a raccogliere gli allori più prestigiosi con un fisico che troppo spesso sembra spezzarsi.

 

Eppure, eccolo di nuovo, vittorioso un’ennesima volta nella capitale mondiale della terra battuta dopo essersi trascinato per due settimane tra le sofferenze di un piede malandato, silenziosamente irremovibile nella consapevolezza di chi è e di ciò che avrebbe potuto raggiungere, e soprattutto un inappuntabile professionista in procinto di realizzare un altro sogno sulla terra battuta parigina. Ha fatto tutto ciò nonostante abbia avuto bisogno di infiltrazioni prima di ogni partita al Roland Garros per eliminare il dolore e addormentare il piede provato dalla battaglia contro la sindrome di Muller-Weiss, una rara malattia degenerativa delle ossa. Una volta che tutto è stato detto e fatto nel corso delle ultime due settimane, è rimasto solo Nadal, un Nadal che ha conquistato una quattordicesima corona agli Open di Francia e un ventiduesimo titolo del Grande Slam, un Nadal che ha portato il suo scintillante bilancio di partite giocate al Roland Garros a 112-3.

Un tempo era uno dei più giovani ad aver vinto a Parigi ma ora, a 36 anni, questo straordinario campione è il più anziano vincitore degli Open di Francia. Per mettere pienamente in prospettiva questa straordinaria impresa, consideriamo questo dato: Nadal ha ottenuto il suo primo titolo a 19 anni nel 2005. nel decennio successivo ha conquistato altre otto vittorie, e ora, dopo aver passato la soglia dei trent’anni, si è aggiudicato altri 5 allori. Questo vuol dire persistere nell’eccellenza. Alcuni potrebbero anche dire che questo tipo di successo su un lasso di tempo così lungo è inimmaginabile.

Ciò che rende il suo ultimo trionfo ancor più impressionante è che Nadal era giunto a Indian Wells imbattuto nel 2022. Aveva giocato solo un incontro nel 2021 dopo aver perso da Novak Djokovic nella semifinale del Roland Garros prima che le precarie condizioni del suo piede lo costringessero a porre termine alla sua stagione in agosto. Ben pochi ritenevano che potesse essere veramente competitivo agli Australian Open 2022, anche dopo che aveva vinto l’ATP 250 a Melbourne, uno dei tornei che hanno preceduto il primo major della stagione. Ma, sorprendentemente, sotto 2 set a 0, e 2-3, 0-40 nel terzo contro Daniil Medvedev nella finale degli Australian Open, è riuscito a ribaltare il punteggio e a trionfare in 5 set entusiasmanti.

Ha poi vinto ad Acapulco il terzo titolo di fila prima di perdere da Taylor Fritz nella finale di Indian Wells. Ma si era fratturato una costola nella semifinale contro Carlos Alcaraz. Questo infortunio l’ha costretto a rimanere fuori dal circuito per un mese circa e ha seriamente compromesso la marcia di preparazione sulla terra battuta in vista del Roland Garros. Ha giocato solamente due tornei con esiti deludenti. Sconfitto da Alcaraz nei quarti di finale di Madrid, è andato a Roma dove è uscito negli ottavi contro Denis Shapovalov in tre set. Nel set conclusivo sono tornati a manifestarsi i dolori al piede e Nadal era quasi costretto all’immobilità.

A quel punto ha annunciato che il suo dottore spagnolo sarebbe venuto a Parigi ma nessuno sapeva se l’inimitabile mancino sarebbe stato in grado di giocare al livello dei suoi standard massimi. Per sua fortuna è stato assistito da un tabellone morbido nei primi turni. Ha superato senza problemi l’australiano Jordan Thompson, la wildcard francese Corentin Moutet e la testa di serie numero 26, l’olandese Botic Van de Zandschulp, senza perdere un set. Non è stato del tutto perfetto in quei tre incontri; tuttavia, la sua mobilità in campo era sorprendentemente buona.

Negli ottavi di finale però Nadal e stato messo a dura prova dalla testa di serie numero 9 Felix Auger Aliassime in un confronto emozionante. Il canadese è allenato dallo zio di Rafa, Toni Nadal, l’uomo che di fatto ha cresciuto Rafa come giocatore e lo ha allenato per anni. Nadal e Auger Aliassime non si erano mai incontrati da quando Toni Nadal aveva cominciato ad allenare il canadese. Zio Toni ha scelto di assistere alla partita seduto in una posizione neutrale dietro al campo piuttosto che nella cerchia stretta di Auger Aliassime, dove è rimasto incollato alla seggiola durante un pomeriggio lungo ed estenuante.

Nadal ha cominciato la partita in maniera poco promettente, concedendo uno svantaggio di 5-1 nel primo set che solo parzialmente è riuscito a ridurre prima di perderlo. I due set successivi sono stati controllati completamente da Nadal, il quale ha iniziato a trovare le soluzioni per controbattere il potente servizio dell’avversario e ha ritrovato la misura da fondo campo. Tuttavia Nadal ha inspiegabilmente perso il servizio nel secondo gioco del quarto set dopo essere stato avanti 40 0. Pur avendo ottenuto il controbreak, ha comunque finito con il perdere il set, poiché il canadese è riuscito a imporre il ritmo del proprio gioco aggressivo.

Il match è dunque andato al quinto set. Sul tre pari Nadal è riuscito a ritrovare il tennis dei giorni migliori, aggiudicandosi 12 punti su 15 e tre giochi consecutivi, vincendo l’incontro con il punteggio finale di 3-6 6-3 6-2 3-6 6-3 in 4 ore e 21 minuti. Nelle fasi finali della partita si era decisamente mostrato in palla. Ciononostante i tifosi di Nadal erano sicuramente preoccupati in vista dello scontro nei quarti con la prima testa di serie Novak Djokovic.

Il serbo è l’unico giocatore capace di sconfiggere Nadal due volte sui campi sacri del Roland Garros. In occasione della semifinale di un anno fa aveva recuperato lo svantaggio di un set per andare a vincere in quattro. Djokovic avrebbe poi conquistato il suo secondo titolo agli Open di Francia 2021. Quest’anno nelle settimane precedenti al Roland Garros era andato progressivamente ritrovando il proprio gioco e la convinzione nei propri mezzi, perdendo di misura con Alcaraz in un incontro strepitoso nella semifinale di Madrid, vincendo poi Roma senza perdere un set.

Decisamente in fiducia dopo aver posto il sigillo sul suo sesto titolo agli Internazionali d’Italia, Djokovic ha veleggiato attraverso i primi quattro turni al Roland Garros senza perdere un set, e aveva impressionato quando aveva demolito la testa di serie n. 15 Diego Schwartzman con il punteggio di 6-1, 6-3, 6-3 negli ottavi. A quel punto sembrava possibile che Djokovic bissasse la vittoria su Nadal del 2021, considerando che era così fresco e apparentemente in fiducia, mentre Nadal aveva faticato duramente e a lungo nella battaglia contro Auger-Aliassime.

L’incontro tra Nadal e Djokovic si è giocato di sera, dando così al serbo, secondo alcuni, un vantaggio in quanto l’artiglieria top spin di Nadal è più efficace di giorno sotto il sole. Ma questa teoria ha tralasciato il fatto fondamentale che Nadal in questi giorni è capace di tirare il diritto più piatto e di piazzarlo sulla riga a velocità fulminante e con una precisione strategica. Inoltre il servizio di Djokovic veniva rallentato dalle condizioni di gioco serali.

Nadal è uscito dai blocchi tirando dei missili dal lato del dritto mentre Djokovic sembrava fare troppo affidamento su un atteggiamento difensivo anche sul proprio servizio. Il n. 1 del mondo ha pagato a caro prezzo proprio questo atteggiamento passivo all’avvio poiché uno scintillante Nadal ha continuato a mettere a segno diritti vincenti fino ad aggiudicarsi il primo set in maniera convincente con il punteggio di 6-2 ed è volato sul 3-0 nel secondo con due break di vantaggio. Lo spagnolo aveva vinto 9 giochi su 11 e Djokovic appariva sembrava confuso, soggiogato e alla mercé dell’avversario.

A quel punto la prima testa di serie ha trovato la scintilla interiore di cui aveva bisogno e finalmente ha cominciato a colpire la palla senza inibizioni e a controbattere Nadal con colpi fulminanti da entrambi i lati, mettendo a segno vincenti e prendendo l’iniziativa nello scambio. Pur avendo dovuto battagliare a fondo in alcuni game, Djokovic si è aggiudicato il secondo set 6-4 grazie al ritrovato gioco aggressivo e mettendo in mostra maggiore vivacità.

Tuttavia Djokovic non ha mantenuto quest’aggressione controllata e a sua volta Nadal non è stato turbato dal secondo set perso. Il terzo set si è rivelato molto simile al primo con Nadal a dettare da fondo campo e Djokovic a giocare di contenimento.

A un certo punto però Djokovic ha preso in mano le redini del quarto set, portandosi in vantaggio 5-2 e servendo per il set sul 5-3. Ha avuto due set point in quel nono game cruciale ma insolitamente ha affossato in rete un rovescio angolato sul primo set point mentre sul secondo è stato fin troppo cauto nel tentare un approccio di rovescio lungolinea. Nadal l’ha passato agevolmente per poi ottenere il controbreak.

Se Djokovic fosse stato in grado di arrivare al quinto set avrebbe vinto? In quella notte particolare dubito che vi sarebbe riuscito. Il suo coach, Goran Ivanisevic, ha fatto poi notare che il linguaggio del corpo di Djokovic non era all’altezza dei suoi standard abituali, mentre Nadal si era mostrato molto più autoritario. Concordo. In un certo senso, sebbene questo match comportasse per entrambi i giocatori implicazioni che sarebbero durate nel tempo, Nadal era quello che sembrava avere un maggior desiderio di vincerlo. Djokovic è entrato e uscito dai set in maniera imprevedibile, e il suo livello continuava a oscillare pericolosamente. Nadal, anche quando il secondo set gli è sfuggito dalle mani, ha mantenuto costantemente un livello alto.

Forse Djokovic e Nadal si sono accorti che il loro quarto di finale era sostanzialmente una finale. Nell’altra parte del tabellone non c’era nessun giocatore che avrebbe potuto batterli e benché Sasha Zverev costituiva una minaccia incombente per la semifinale, era improbabile che sarebbe riuscito a sconfiggere Djokovic o Nadal alla meglio dei 5 set.

La testa di serie numero 3 Zverev aveva posto fine alle ambizioni nel n. 6 Alcaraz in quella che molti hanno considerato una sorpresa. Alcaraz aveva battuto sonoramente Zverev nella finale di Madrid. Agli occhi di molti esperti il diciannovenne spagnolo era ritenuto il favorito del torneo. Era sopravvissuto a un match point nel secondo turno contro il compatriota mancino Albert Ramos-Vinolas quando il trentaquattrenne aveva debolmente tirato in rete un diritto di normale amministrazione. Dopo essere sopravvissuto a quella strenua prova in 5 set, Alcaraz si era liberato di Sebastian Korda (vendicando la sconfitta subita dall’americano a Montecarlo), e Karen Khachanov in tre set.

Anche Zverev era sopravvissuto a un match point contro al secondo turno, in una partita conclusa al quinto set contro Sebastian Baez. Nella partita contro Alcaraz Zverev ha dettato quasi sempre il ritmo nei primi due set, si è contratto nel terzo, ma uscito vittorioso 6-4 6-4 4-6 7-6(7) salvando un set point nel tiebreak finale e chiudendo il match con una devastante risposta lungolinea di rovescio.

E questa è stata la vittoria di cui Zverev aveva veramente bisogno, la prima della sua carriera contro un top ten in uno Slam. Si è dunque presentato all’incontro di semifinale con una rinnovata fiducia nel proprio gioco. Hanno combattuto un primo set maratona sotto il tetto. Zverev ha salvato tre set point sul proprio servizio sul 4-5. Nel tiebreak il tedesco si è issato sul 6-2 con quattro set point a disposizione. Ma Nadal ha servito un ace, poi Zverev ha tentato un serve and volley ma la volée di rovescio è uscita lunga. Poi Nadal ha tirato uno spettacolare passante di diritto in allungo prima di indurre Zverev a un altro errore con la volée di rovescio.

In qualche maniera Nadal, che successivamente l’avrebbe definito un miracolo, si è portato a casa il tiebreak con il punteggio di 10-8. Nel secondo set, con Nadal che sudava profusamente e la pesante umidità al coperto, si sono susseguiti ben 8 break nei primi 9 giochi. Zverev ha servito per il set su 5-3 ma è incappato in tre doppi falli. Nadal stava servendo su 5-6 40-30 quando Zverev è incespicato torcendo la caviglia. Caduto a terra, tra urla di dolore e di disperazione, è stato portato fuori. E’ poi rientrato sul campo circa 10 minuti più tardi in stampelle per concedere la partita a Nadal 7-6(8) 6-6 ritiro.

Avevano giocato per oltre tre ore senza neppure completare due set. Nadal avrebbe probabilmente dovuto stare in campo almeno un’altra ora e forse molto più a lungo nel caso Zverev avesse vinto il secondo set. E’ stato molto fortunato a evitare un’ulteriore fatica. Ha potuto così risparmiare energia per la finale.

A quel punto ha potuto approfittare di un ottimo accoppiamento in finale contro la testa di serie n. 8 Casper Ruud. Il risultato non è mai stato in dubbio. il diritto di Ruud è un’arma efficace contro la maggior parte degli avversari, ma il mancino Nadal l’ha smantellata con i suoi rovesci incrociati affilati come un rasoio, e ha insistito con vorticosi top di dritto per sfruttare il lato più debole di Ruud, il rovescio. Per il norvegese è stato un incubo affrontare Nadal per la prima volta in un incontro ufficiale dopo aver giocato molti set di allenamento con lo spagnolo all’accademia di Rafa.

Nadal è schizzato sul 2-0 nel primo set, ha giocato un pessimo game di servizio nel terzo gioco con due doppi falli e un errore non forzato di diritto che gli è costato il game, ma si è ripreso subito il break andando a condurre 3-1. Ha chiuso il set 6-3. Nel terzo è andato subito sotto 3-1. Da quel momento e stato irrefrenabile e Ruud è sembrato sotto assedio e surclassato. Nadal ha chiuso i conti dominando in maniera regale 11 giochi consecutivi.

Ora lo spagnolo, essendosi aggiudicato il suo 22esimo titolo slam, ha incrementato il proprio vantaggio su Djokovic e Federer. Il serbo e lo svizzero ne hanno raccolti 20 a testa. Sebbene Federer abbia pianificato un rientro in autunno, è quasi certo che non riuscirà a vincere un altro Slam. Con Djokovic è tutta un’altra storia. Dopo la sua prestazione sconcertante contro Nadal a Parigi, sarà determinato a tenersi ben stretta la corona a Wimbledon.

Djokovic è uscito vittorioso dalle sue ultime tre comparizioni all’All England Club (2018, 2019 e 2021) e ha vinto Wimbledon complessivamente sei volte. Quest’anno sarà il favorito. Zverev è alle prese con i legamenti strappati al piede destro ed è probabile che salti Wimbledon. Medvedev è escluso in qualità di giocatore russo così come Andrey Rublev. Ma Nadal ha colto di sorpresa le molte persone che ritenevano che avrebbe saltato Wimbledon dicendo di avere un piano che forse potrebbe permettergli di inseguire un terzo titolo sui prati inglesi e il suo primo dal 2010.

Comincerà un nuovo trattamento e farà un’ablazione a radiofrequenze al nervo del piede. Se il trattamento darà i risultati sperati, Nadal sarà di ritorno a Wimbledon. In caso contrario prenderebbe in considerazione di sottoporsi ad un’operazione, il che potrebbe portarlo addirittura verso il ritiro.

Mai prima nel corso della sua carriera stellare Nadal si è trovato a metà strada verso un Grande Slam perché non aveva mai vinto gli Australian Open e l’Open di Francia nello stesso anno. Perciò le sue motivazioni per giocare Wimbledon sono cresciute esponenzialmente a seguito della sua stupefacente impresa a Parigi. Se dovesse arrivare a Wimbledon in piena salute, conquistare il titolo sarebbe tutt’altro che una passeggiata. Non c’è dubbio che sarebbe tra i candidati alla vittoria, ma riuscirebbe a battere Djokovic sull’erba?

Ne dubito, benché escluderlo sarebbe sciocco. Nei loro due confronti a Wimbledon Djokovic ha fermato Nadal in una finale durata 4 set nel 2011, e ha avuto la meglio di poco sul suo antico rivale in una semifinale che si è decisa al quinto set quattro anni fa. Qualora dovessero incontrarsi, Nadal avrebbe l’occasione di pareggiare il bilancio nel testa a testa con Djokovic sul 30 pari. Tuttavia bisogna ricordare che Nadal non sconfigge Djokovic su una superficie diversa dalla terra battuta dallo US Open del 2013.

L’inseguimento di una supremazia storica potrebbe non essere ancora terminato per queste due icone del tennis, purché Nadal superi Il malanno al piede. Ma anche immaginando lo scenario peggiore, qualora lo spagnolo fosse costretto a ritirarsi quest’anno, adesso si è comunque portato in una posizione invidiabile. Ha vinto 22 su 30 delle finali giocate negli Slam nel corso della carriera. Sia Djokovic che Federer hanno un bilancio di 20-11. I critici potrebbero far notare che Nadal è 14-0 nelle finali degli Open di Francia, ma solo 8-8 negli altri tre major conteggiati insieme. Si tratta di un’obiezione valida, ma non si può neppure rimproverare allo spagnolo il suo talento assoluto sulla terra battuta. Nel frattempo, se proprio si vuole metterla sul piano delle cifre, Djokovic e 9-0 nelle finali degli Australian Open sui suoi campi preferiti in cemento, ma solo 3-6 nelle finali agli US Open.

È vero che Nadal ha ottenuto 63 dei 92 titoli vinti in carriera sulla terra battuta, ma resta il fatto che ha pareggiato il conto con Djokovic e superato Federer vincendo tutti e quattro gli slam almeno due volte. Djokovic è stato numero 1 al mondo nettamente più a lungo dei suoi rivali, avendo chiuso 7 anni in cima al ranking e trascorso 373 settimane al n.1 rispetto ai 5 anni di Nadal e le sue 209 settimane.

Il dibattito andrà avanti. Ma su un punto non ci può essere alcuna discussione: nella storia del tennis moderno Nadal ha dominato la terra battuta come nessun altro giocatore su nessun’altra superficie. Il suo bilancio sulla terra è di uno sbalorditivo 474-45.

Vi è la sensazione che un giorno Nadal rifletterà sulla sua vittoria al Roland Garros del 2022 e l’apprezzerà più di tutte le altre sue vittorie a Parigi. Questa vittoria è stata tutta una questione di cuore, di disciplina senza paragoni e di profonda determinazione piuttosto che di diritti e rovesci.

Traduzione di Kingsley Elliot Kaye

Clicca qui per i commenti di Ubaldo Scanagatta alle finali del Roland Garros 2022

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