Teste di serie: hanno ragione a Wimbledon o si deve seguire il computer?

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Teste di serie: hanno ragione a Wimbledon o si deve seguire il computer?

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Rafael Nadal rischia seriamente di presentarsi al Roland Garros fuori dalle prime quattro teste di serie. È giusto affidarsi in ogni situazione ai ranking ATP e WTA oppure hanno ragione a Wimbledon a derogare da questo metodo per assegnare le teste di serie? E se Parigi applicasse il modello di Church Road? 

Nei giorni scorsi Brad Gilbert si è detto convinto che a Rafael Nadal sia corretto assegnare la seconda testa di serie del seeding del Roland Garros, a dispetto del ranking ATP che lo vede ora al n.4 ma col forte rischio di scendere ancora, avvertendo sul collo il fiato di Kei Nishikori. La questione posta dallo storico coach di Andre Agassi ha risollevato il tema della corretta assegnazione delle teste di serie nei tornei ATP e WTA. Se infatti tutti i tornei del circuito maschile e di quello femminile si basano esattamente sulla classifica ATP, Wimbledon è l’unico torneo (a parte pochissime eccezioni in passato) in cui gli organizzatori si concedono deroghe dalle classifiche ufficiali nella compilazione del seeding, per tener conto del diverso rendimento che taluni giocatori hanno sull’erba.

Hanno ragione all’All England Lawn Tennis & Croquet Club o siamo di fronte ai soliti inglesi che si guardano bene dall’uniformarsi al criterio generale, forti delle loro particolari idee? I commenti su Ubitennis alla notizia delle frasi di Gilbert hanno sollevato diversi aspetti interessanti e ci hanno convinto ad approfondire la questione.

 

E’ corretto partire dall’idea che sta alla base del principio stesso delle teste di serie (inventato da quel genio letterario e matematico di Lewis Carroll, il padre di “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie”): non si tratta certo di favorire a prescindere i giocatori più forti (sarebbe una contraddizione in termini, se sono i più forti che senso avrebbe avvantaggiarli?), ma di evitare che questi si affrontino ai primi turni del torneo, arrivando così a eliminazioni prestigiose e premature, che impoverirebbero gli atti conclusivi come semifinali e finale.

Va da sé che la finale del Roland Garros 2013 tra Nadal e Ferrer ha avuto molto meno appeal della semifinale di due giorni prima tra Rafa e Djokovic, un’epica battaglia di 4 ore e 37 minuti che si concluse con la vittoria dello spagnolo. È stato quello un caso emblematico di una semifinale che suscita più interesse e seguito di una finale, con tutto il rispetto per l’altro finalista, David Ferrer. Col risultato, come scrisse nel suo editoriale Ubaldo Scanagatta, che quella famosa partita tra Rafa e Novak resta nel cuore degli appassionati, ma col passare degli anni non verrà forse ricordata perché dei grandi tornei si ricordano soprattutto le finali. Nadal avrebbe quindi dovuto essere seconda testa di serie secondo logica…

Quindi le teste di serie ci sono per non perdersi la possibilità di vedere le semifinali e soprattutto la finale che tutti sognano, ossia quelle che mettono di fronte i due giocatori più forti. Proprio per questo si usa il ranking ATP, che fotografando settimana per settimana il livello dei giocatori all’inizio del torneo permette di chiarire chi sono quelli che si devono affrontare solo agli atti conclusivi.

A questo punto interviene il dilemma: se un torneo è stato dominato da un tennista negli ultimi anni (Federer a Wimbledon, Nadal a Parigi), non è lecito attendersi che questi, anche se al momento in cui parte il torneo si trova al di sotto del suo livello abituale, torni ad essere altamente competitivo, più di quanto non dica il computer (che come ripete non di rado Rino Tommasi, “sa far di conto ma non capisce troppo di tennis“)? È questa idea che ha convinto gli organizzatori di Wimbledon a stabilire un criterio di assegnazione delle teste di serie non completamente coincidente con quello del ranking ATP o WTA. A Church Road, per intenderci, quando hanno assegnato a Federer e non solo a lui una testa di serie superiore alla classifica che in quel momento aveva, non avevano certo intenzione di tributargli un premio per onorare i suoi successi recenti, ma volevano che Roger affrontasse Djokovic, Nadal o Murray il più tardi possibile, perché convinti che il suo valore sui prati dei Championships fosse superiore alla sua classifica corrente. Siccome dunque le teste di serie servono per far sì che i più forti non si affrontino troppo presto, ecco il motivo del cambiamento.

Tra i lettori che hanno commentato c’è chi ha osservato che modificare una regola così importante non può essere fatto ad hoc solo per un giocatore, chiunque esso sia. Si tratterebbe di un provvedimento ad personam che segnerebbe una disparità di trattamento inaccettabile. Si potrebbe rispondere che non è in questo modo che hanno agito a Wimbledon con Federer (il modello attuale che assegna un maggiore peso ai risultati conseguiti sull’erba è in vigore dal 2001 – poi revisionato l’anno successivo – dunque prima del regno del Re elvetico) e non sarebbe per venire incontro a Nadal se anche a Parigi si optasse per il modello applicato a Church Road, ma per sposare i principi sopra enunciati. Certamente, come ha scritto lo stesso lettore, si dovrebbe già da ora adottare lo stesso criterio per tutti gli Slam, come peraltro non ha senso che a Flushing Meadows sia previsto il tie-break al quinto e che negli altri tre Major non sia così: qualunque siano le regole adottate, devono valere a Melbourne, a Parigi, a Londra e a New York. Chissà, magari un giorno da questo punto punto di vista l’ITF si deciderà persino a uniformare i regolamenti…

Non è però questo il punto: se l’obiettivo delle teste di serie è evitare che i giocatori più forti s’incontrino troppo presto, non è tecnicamente scorretto prevedere modelli che non tengano conto puramente del ranking. Rispetto al 2013, quando Nadal era arrivato a Parigi in grande forma ma dopo aver saltato gran parte della stagione precedente e gli Australian Open dello stesso anno (ragion per cui non occupava il n.2 della classifica e dunque a Parigi non era la seconda testa di serie), il Nadal di oggi anche sulla terra è certamente meno forte e costante non solo di Djokovic ma anche di altri due o tre giocatori (Nishikori su tutti). Sulla distanza dei cinque set, però, può essere più competitivo, ragion per cui, se al momento di assegnare le teste di serie non si trovasse oltre la quinta posizione, attribuirgli ad hoc la testa di serie n.4, non per favorirlo ma in modo da evitare un’eventuale quarto di finale con Djokovic, non sarebbe una bestemmia.

E se Parigi applicasse il modello di Wimbledon?

Dire che l’organizzazione di Wimbledon si erga al di sopra del computer, come si potrebbe pensare, sarebbe comunque inesatto perché in realtà alla base del seeding c’è una formula matematica precisa. Una formula che premia l’attitudine alla superificie come non fa nessun altro torneo.

Ma qual è questa formula? Andiamo a vederla nel dettaglio:

Punti ATP settimana precedente il torneo + 100% dei punti conquistati su erba negli ultimi 12 mesi + 75% dei punti del miglior risultato su erba dei 12 mesi ancora precedenti= Seeding Wimbledon

Una formula che nello specifico ha aiutato Andy Murray nel 2014 in quanto campione in carica e finalista dell’edizione 2012 che quindi ha avuto la terza testa di serie nonostante fosse n.5 nella classifica del 16 Giugno scorso.

Essendo ancora troppo fresca la stagione su terra battuta 2015 (al di là della parentesi secondaria in Sud America) abbiamo provato a basarci su quella 2014 per compilare il seeding di Parigi paragonandola all’ultima classifica stagionale, quella del 24 Novembre scorso. Chi ne gioverebbe di più e come risulterebbero le prime 8 teste di serie? Abbiamo provato a calcolarlo come abbiamo fatto l’anno scorso.

Questo è il ranking ATP del 24 Novembre, quello che ha chiuso la stagione 2014:

ATP Rankings 24/11/2014 Points Clay 2014 Total 75% best 2013 clay Grand Total
1 N. Djokovic 11360 2560 13920 750 14670
2 R. Federer 9775 790 10565 450 11015
3 R. Nadal 6835 4370 11205 1500 12705
4 S. Wawrinka 5370 1185 6555 450 7005
5 K. Nishikori 5025 1110 6135 135 6270
6 A. Murray 4675 1135 5810 135 5945
7 T. Berdych 4600 870 5470 270 5740
8 M. Raonic 4440 1035 5475 135 5610

Se invece valutiamo gli specialisti del rosso della stagione passata la Top 8 cambia in maniera abbastanza netta perché al posto di Federer, Berdych e Raonic, si inseriscono alle posizioni 3, 4 e 5 Ferrer, Gulbis e il nostro Fabio Fognini (che si conferma dunque specialista vero)

Top Clay (12 months to 24/11/2014) Clay 2014 Total 2014 ATP Points Total 75% best 2013 clay Grand Total
1 R. Nadal 4370 6835 11205 1500 12705
2 N. Djokovic 2560 11360 13920 750 14670
3 D. Ferrer (10)
2035 4045 6080 900 6980
4 E. Gulbis (13)
1430 2455 3885 86,3 3971,3
5 F. Fognini (20)
1230 1790 3020 375 3395
6 S. Wawrinka 1185 5370 6555 450 7005
7 A. Murray 1135 4675 5810 135 5945
8 K. Nishikori 1110 5025 6135 135 6270

Dunque un seeding del Roland Garros basato sulla stagione 2014 porterebbe a questo risultato per quanto riguarda le magnifiche otto teste di serie:

Projected RG Seeding (Based on 2014 season) Grand Total
1 N. Djokovic (=)
14670
2 R. Nadal (+1)
12705
3 R. Federer (-1)
11015
4 S. Wawrinka (=)
7005
5 D. Ferrer (+5)
6980
6 K. Nishikori (-1)
6270
7 A. Murray (-1)
5945
8 T.Berdych (-1)
5740

Come potete vedere il più avvantaggiato da questo metodo di calcolo risulterebbe David Ferrer che il 24 Novembre era N.10 del mondo ma che risulterebbe testa di serie n.5 al Roland Garros mentre Rafael Nadal guadagnerebbe come prevedibile, la seconda testa di serie ai danni di Roger Federer.

Di certo una classifica più vicina ai valori su terra ma che essendo comunque scientifica non può conoscere variabili impreviste: Kei Nishikori era di fatto il terzo giocatore del mondo su terra battuta quando si è infortunato nella finale di Madrid contro Nadal dopo averlo dominato per un set e mezzo e aver vinto pochi giorni prima il torneo di Barcellona. Il suo infortunio ha portato a una fine prematura della sua stagione su clay. Questo un computer non può capirlo e non può considerarlo.

E allora la domanda resta sempre la stessa: un approccio scientifico-matematico con qualunque formula può risultare inattaccabile?

Probabilmente no, ma è d’altronde l’unico modo di mantenere un’obbiettiva lucidità che non può essere messa in dubbio da nessuno, dato che si basa sui risultati, quindi su fatti incontrovertibili.

Nel caso specifico di Nadal è lui che deve ritrovare sé stesso prima di Parigi e non esiste formula matematica che possa aiutarlo in questo. Sì, perché al di là dei calcoli il tennis non ammette repliche: qualunque sia il tuo tabellone se sei più bravo del tuo avversario in quel determinato momento, la partita la vinci.

E allora viene da chiedersi se in fondo classifiche e seeding non siano in realtà un falso problema…

Non ci resta che chiedere a voi quale metodo preferite, perché e quali sono i vostri suggerimenti per risolvere questo dilemma che forse non avrà mai fine.

Ruggero Canevazzi e Luca De Gaspari

 

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ATP

A Vienna avanzano le teste di serie: passano Tsitsipas, Zverev e Ruud

Dopo le sorprese di lunedì, all’Erste Bank Open i favoriti avanzano senza particolari patemi

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Casper Ruud (NOR) - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).
[4] C. Ruud b. L. Harris 7-5 7-6(2)

Il norvegese, in piena corsa per Torino e attualmente numero 7 nella race cerca oggi la 50° vittoria stagionale. Si trova di fronte il sudafricano Harris, che sta vivendo la miglior stagione della carriera e fresco semifinalista ad Anversa, battuto dal nostro Sinner. Partita che si annuncia di interesse sia per il fatto che Ruud potrebbe risentire della tensione di poter arrivare fra i primi 8, mentre Harris potrà permettersi di giocare a braccio sciolto, sia perché nel precedente di Indian Wells Harris è arrivato molto vicino alla vittoria prima di cedere per sfinimento.

Rispetto al fresco precedente in terra californiana la partita è più tattica con Harris che cerca meno la via della rete e va con un gioco più attendista, mentre Ruud macina il solito gioco fatto di “topponi” sia sul dritto che sul rovescio. Il sudafricano è assistito da un servizio in giornata di grazia (chiuderà il primo set con 76% di prime in campo e 6 ace), ma non riesce a sfondare in risposta (Ruud nell’intervista post match a caldo infatti si dirà molto contento di come è riuscito a mantenere il controllo nei propri turni di servizio).

Si arriva così al decimo gioco con i primi segni di tensione da parte di Harris, e primo game che va ai vantaggi della partita, con il sudafricano che riesce a salvarsi grazie a san servizio. Stesso discorso a parti invertite nel game successivo, in cui invece è Ruud a doversi difendere con le unghie ai vantaggi. Quando ormai tutto sembrava scritto per un tie break, Harris butta via tutto con 3 errori non forzati consecutivi.

 

Si va così al secondo set, fotocopia del parziale precedente, con entrambi i giocatori al servizio che lasciano le briciole all’avversario; lo schema tattico per entrambi è quello di prendere il controllo delle operazioni con il dritto anomalo, sia inside in che inside out, le soluzioni incrociate servono per lo più a manovrare, mentre le soluzioni di variazione lungolinea sono rarissime. Nessuno dei due riesce a mettere insieme una striscia di punti sufficienti a mettere in difficoltà l’avversario, prova ne è il fatto che in tutto il secondo set non si arriva mai a palla break, con il risultato, logicamente, di andare al tie break; nel gioco decisivo il norvegese è perfetto a giocare in spinta portando all’errore il sudafricano che cede malamente le armi, perdendo per 7 a 2 tie break e partita.

La nuova grafica ATP rende particolarmente bene l’andamento del game finale:

Nell’intervista post partita il norvegese ha evidenziato come quest’anno sia stata un’annata dura in cui però sta legittimando la sua posizione tra i top ten; il ragazzo comunque ha dimostrato di essere cosciente di quanto sia piccolo il margine in match tirati come quello odierno. Rispetto alla race to Torino ovviamente ha evidenziato come sia una battaglia che coinvolge lui, Hurcaz, Norrie e Sinner per soli due posti, ma che ha la consapevolezza di meritare di stare lassù in special modo dopo una positiva stagione sulla terra battuta, poi confermata dai tornei estivi, periodo durante il quale nella race ha mantenuto sempre una buona posizione, motivo che lo ha fatto confidare di poter stare lassù fra i migliori 8.

[1] S. Tsitsipas b. G. Dimitrov 7-6(6) 6-4
Stefanos Tsitsipas (GRE) – Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).

Rematch della partita che si è giocata a Vienna lo scorso anno, vinta allora da Dimitrov, fra due “Maestri” (il bulgaro vincitore dell’edizione 2017, il greco dell’edizione 2019). Partita di cartello del primo turno di Vienna, fra due giocatori estrosi e con un Dimitrov per di più in fiducia, che viene dall’ottimo risultato di Indian Wells; partita ben diversa dal piatto Ruud – Harris che ha aperto la giornata sul campo centrale di Vienna, con entrambi i giocatori che cercano costantemente la via della rete. Partenza lanciata di Dimitrov che nei primi game di servizio del greco arriva per 3 volte a palla break senza però riuscire a concretizzare. La sensazione è che usciti dai blocchi Dimitrov ne abbia un po’ di più del greco, anche se con l’andare del match la situazione vada riequilibrandosi. Tatticamente entrambi disegnano bene il campo quando possono (come nel punto da circoletto rosso che regala il 4-3 a Dimitrov) anche se va detto che quando entra la prima si gioca poco da una parte e dall’altra. Si arriva così al tie break giocato molto bene da entrambi, ad eccezione di una palla steccata di rovescio che sembra condannare il greco; sul set point per il bulgaro però Dimitrov fa vedere come tante volte gli è successo in carriera il problema non sia di natura tecnica, ma di tenuta mentale, sparacchiando un comodo dritto da metà campo; punto emblematico che spiegherebbe il suo record negativo con i top ten (28 vinte – 65 perse); il greco non se lo fa allora ripetere due volte e porta a casa con destrezza il primo set, con un bel furto con scasso.

Secondo set che ricalca tutto sommato il primo, con poche occasioni da una parte e dell’altra e dominio dei servizi (quando entra la prima in campo, i due registrano percentuali di successo pari o superiori al 90%). La partita si conferma ben giocata, ma anche questa volta la differenza la fanno i nervi; sul 5-4 per Tsitsipas (e qua si vede l’importanza di servire per primi nel set) il servizio di Dimitrov perde drammaticamente giri (il bulgaro praticamente non mette una prima degna di questo nome) e regala a Tsitsipas il match su un piatto d’argento, che approfittando di due errori non forzati del bulgaro e di un vincente fortunoso chiude la partita.

Nell’intervista post partita il greco si è mostrato soddisfatto per la prestazione e per come ha cominciato la stagione indoor; rispetto alla partita si è detto contento soprattutto dell’approccio alla partita e di come è riuscito mentalmente a trovare la chiave per portarla a casa. Interrogato anche lui sul tema delle ATP Finals e di come sia in corso la battaglia all’ultimo punto fra i vari Ruud, Sinner e Hurkacz si è detto certo che quei ragazzi hanno talento e che li rivedremo spesso alle ATP Finals. Con rispetto infine alla sua esperienza ha riportato alla memoria le emozioni di quando a Shanghai gli dissero in conferenza stampa che si era qualificato per le Finals.

[2] A. Zverev b. F. Krajinovic 6-2 7-5
– Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).

Impresa ai limiti dell’impossibile per il serbo che ha avuto la sfortuna di incocciare subito con la testa di serie numero 2, ovvero uno Zverev che dalle Olimpiadi di Tokyo ha inanellato una striscia vincente di 20 vittorie e due sole sconfitte. Adesso con il rientro in Europa e l’avvio per lui della stagione indoor si preannuncia un periodo carico di aspettative, visto che si può comunque fregiare del titolo di “Maestro” per l’anno 2018, avendo vinto il Masters di fine anno.

Nel primo set in realtà c’è ben poco da dire, con Krajinovic che regala il primo break con due errori non forzati e un doppio fallo, semplificando così di parecchio la vita a uno Zverev che ringrazia e non si volta più indietro. Dopo un primo set in pantofole quindi, aiutato anche da un Krajinovic men che perfetto, Zverev però si addormenta e nel quarto game regala il servizio con un doppio fallo su palla break. Come al solito quando il motore di Sasha perde qualche colpo il servizio è uno dei primi colpi a risentirne. E come spesso accade, al scendere di livello di uno dei due giocatori si accompagna la crescita dell’avversario, con Krajinovic che di colpo trova tutt’altra autorità sulla prima di servizio, mentre Zverev a metà secondo set crolla a un misero 40% di prime in campo. Quando però sembrava inevitabile un terzo set Sasha riprende la cloche e con una bella cabrata rimette le cose a posto, trovando una rinnovata aggressività in risposta e tornando a martellare con precisione e profondità da fondocampo. Nel giro di un amen si passa dal 5-2 Krajinovic al 7-5 Zverev, con un parziale finale di 20 punti a 5 per il tedesco.

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Flash

WTA Courmayeur: forfait Giorgi, avanti Stefanini e Gatto-Monticone. Paolini sale ad alta quota

Match di esibizione per Paolini e Samsonova a 3.466 metri, battuto il record di Federer. Fuori Bronzetti

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Giulia Gatto-Monticone - Courmayeur 2021 (foto Francesco Peluso)

Ha terminato la sua stagione anzitempo Camila Giorgi rinunciando all’ultimo momento al Courmayeur Ladies Open, evento di categoria ‘250’ dove era testa di serie n. 2. La marchigiana ha dunque concluso l’anno con la sconfitta rimediata in semifinale a Tenerife e oltre a lei il torneo valdostano ha perso anche la testa di serie n. 1 Ons Jabeur; per la tunisina ci sarà da sperare che Kontaveit non vinca questa settimana il torneo di Transilvania altrimenti verrebbe sorpassata dalla giocatrice estone e rimpiazzata per le WTA Finals.

Ma passando al tennis giocato, a oltre 1.200 metri di altitudine lunedì si sono disputati i primi turni a Courmayeur con risultati ambivalenti per il tennis italiano. Al quarto tentativo in un main draw infatti ha centrato la sua prima vittoria nel circuito maggiore Lucrezia Stefanini che ha superato Mandy Minella 6-3 3-6 7-5, riuscendo con caparbietà a recuperare anche un break di svantaggio nel set decisivo. La 23enne toscana – ha compiuto gli anni una settimana fa – ha l’inusuale caratteristica di giocare entrambi i colpi a due mani e considerando la rarità di questi gesti, sicuramente al primo impatto le sue avversarie ci metteranno un po’ per adattarsi ai suoi angoli stretti e alle sue traiettorie. Attualmente n.188 del mondo, dopo aver scalato oltre 200 posizioni in questa stagione, Lucrezia attende ora la sua prossima avversaria e il nome verrà fuori dal derby azzurro tra Paolini e Di Giuseppe, in programma martedì non prima delle 18.

Altro successo azzurro è stata quella di Giulia Gatto-Monticone la quale è già alla sua terza vittoria consecutiva in Valle d’Aosta avendo superato anche le qualificazioni. Al primo turno ha battuto la connazionale wild card Martina Caregaro per 6-4 7-6(3). Lucia Bronzetti invece, decisamente più a suo agio sulla terra rossa rispetto alla resina Maipei su cui si gioca questo torneo, è stata eliminata al primo turno dalla 27enne ucraina Kateryna Kozlova per 6-1 6-3 nonostante come sempre abbia dato dimostrazione di grande grinta e determinazione. L’italiana n. 148 del mondo aveva avuto qualche chance dopo esser salita 2-0 nel secondo set ma la fortuna ha girato nel verso opposto e si è arresa alla n. 132.

In apertura di programma era arrivata la vittoria di un’altra giocatrice ucraina, Dayana Yastremska che ha preso il posto di Jabeur nel suo spicchio di tabellone. La 21enne n. 71 del mondo si sta dando un gran da fare per ritrovare la continuità dopo la lunga sospensione per doping terminata ad inizio estate quando è stata scagionata. Da quel momento ha preso parte a undici eventi (incluse Olimpiadi e US Open) perdendo in sei occasioni al primo turno, ma non è stato questo il caso avendo superato agevolmente Vitalia Diatchenko per 6-3 6-1.

Martedì per la seconda giornata del torneo scenderanno in campo anche altre italiane. Alle 14:30 circa sarà il turno della wild card Jessica Pieri impegnata contro la cinese Shuai Zhang mentre, dopo il derby Paolini-Di Giuseppe, la giornata verrà chiusa dalla sfida tra Martina Trevisan e Anna Kalinskaya alle 19:30 circa. Jasmine Paolini comunque è già scesa in campo nella giornata di ieri in un match d’esibizione decisamente particolare: la numero 3 d’Italia infatti si è recata a 3.466 metri di altitudine insieme a Ludmilla Samsonova per giocare un mini match a Punta Helbronner, punto più alto raggiungibile del Monte Bianco grazie alla funivia Skyway. Così facendo le due hanno superato di 12 metri il precedente record di match a maggiore quota stabilito da Roger Federer e Lindsey Vonn nel 2014.

 

Il tabellone aggiornato di Courmayeur e degli altri tornei della prossima settimana

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ATP

ATP Vienna: Berrettini avanza, le Finals sono una certezza

Ordinaria giornata di lavoro all’Erste Open per Matteo: Popyrin dà battaglia per un set

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Matteo Berrettini - Vienna 2021 (Foto Felice Calabro’)
[3]M. Berrettini b [Q]A. Popyrin 7-6(3) 6-3

Se Sinner dovrebbe offrire una cena di pesce a Hurkacz, certo Berrettini almeno un caffettino lo potrebbe proporre allo scozzese, visto che oggi Matteo si è guadagnato la matematica certezza di staccare il biglietto per le Nitto ATP Finals, unico italiano della storia a fare il bis. Ma lasciando da parte la matematica che tanto ci appassionerà nelle prossime due/tre settimane andiamo a vedere cos’è successo in campo. Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto. Una massima che in pratica si applica in tutti quei casi in cui due giocatori molto simili si incontrano allora 9 volte su 10 quello un po’ migliore tende a vincere. Certo, nei casi in cui coincidono la giornata ottima e la giornata mediocre, ma non è stato questo il caso e Berrettini ha portato a casa il match. 

Popyrin nel 2019 agli US Open aveva dato filo da torcere all’italiano prima di cedere in quarto set. Stasera, facendo le dovute proporzioni è successa un po’ la stessa cosa; il primo set si è mantenuto sui binari dell’equilibrio con Berrettini che ha fatto ampiamente il suo dovere sia sulla prima che sulla seconda, mentre l’Australiano, pur concedendo qualcosina in più della seconda, ha sbarrato la strada egregiamente con la prima. Insomma in una partita dominata dai servizi (come si vede anche dai dati) ha portato inevitabilmente il primo set al tie break. 

Un tie break nel quale entrambi i giocatori hanno accusato segni di nervosismo, con ben 4 minibreak nei primi 7 punti. Poi però Matteo ha ripreso il comando delle operazioni con l’uso intelligente di alcune palle sui piedi di Popyrin (molto intelligente l’uso dello slice lungolinea da parte del romano in alcune occasioni). In generale proprio la capacità di manovrare quando lo scambio si avviava e le combinazioni servizio e dritto non riuscivano a uccidere lo scambio è emersa con chiarezza la superiorità di Berrettini, come emerge dalle statistiche.

 

Il secondo set comincia così sulla falsariga del primo, con un Popyrin che perde un po’ di intensità al servizio, con Berrettini che arrivava più minacciosamente a palla break nel quarto game, nel quale però l’australiano riusciva in qualche modo a salvarsi. La sentenza era però nell’aria e veniva rimandata solo di un turno di servizio, chiuso da Matteo con sicurezza. Emblematico il punto che ha concesso il break a Berrettini, che grazie ad una velenosa risposta bloccata che finiva bassa sui piedi di Popyrin portava quest’ultimo all’errore e a consegnarsi ad una sconfitta in due set; sconfitta onorevole ma tutto sommato netta se consideriamo che l’avversario di Matteo non è riuscito in tutta la partita ad arrivare nemmeno a palla break. Nell’intervista post partita il tennista romano ha poi parlato ad ampio raggio, soprattutto in chiave Finals: 

Sono ovviamente contento e molto orgoglioso di essere il primo italiano ad arrivare per due volte alle Finals e a raggiungere questo risultato… Rispetto al 2019 ho un livello di consapevolezza diverso: allora era stata un risultato completamente inatteso ed è stata un’esperienza fantastica poter aver preso parte a quell’evento; oggi la situazione è diversa: ho raggiunto maggior maturità e consapevolezza dei miei mezzi e sono convinto di poter far parte dell’elite del tennis…Rispetto a quello che erano i miei obiettivi e le mie aspettative, devo dire che anche in considerazione di quanto si stato complicato il 2020 – sia sotto il profilo agonistico che sotto il profilo personale – non mi aspettavo di riuscire a tagliare il traguardo delle Finals con tanto anticipo e con questo margine: pensavo fosse un obiettivo raggiungibile ma il come è andato oltre le aspettative…Essere a Torino sarà una grande festa, con le Finals organizzate in Italia e un italiano a rappresentare il nostro paese nella crema del tennis mondiale…rispetto alle mie condizioni fisiche al momento mi sento bene; giocare indoor è sempre una cosa particolare, giocare aiuta a trovare il feeling giusto, per cui ascolterò il mio corpo e se non ci saranno problemi confermerò la mia schedule per la fine anno che prevede appunto Vienna, Bercy, le Finals e la Davis”.

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