US Open, italiani: Knapp in rimonta, bene Giorgi e Pennetta, Errani facile. Ko Lorenzi e Schiavone (AUDIO)

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US Open, italiani: Knapp in rimonta, bene Giorgi e Pennetta, Errani facile. Ko Lorenzi e Schiavone (AUDIO)

Pochi rimpianti per Paolo Lorenzi (AUDIO), che cede il passo di fronte a un Jiri Vesely in splendida forma, perfetto al servizio e dal fondo (nella cronaca BREVE INTERVISTA A CORRADO BARAZZUTTI). Bene la Knapp che supera l’australiana Tomljanovic in tre set, così come Pennetta e anche Giorgi. Finisce subito l’avventura americana della Schiavone, che con questa sconfitta, va fuori dalle prime 100 al mondo dopo 15 anni (783 settimane di fila, decima di sempre). Sara Errani perde solo un game

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J. Vesely b. P. Lorenzi 6-4 6-4 6-4  (da New York, Ruggero Canevazzi)

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Paolo Lorenzi non bissa il secondo turno raggiunto l’anno scorso qui a New York, ma non ci sono rimpianti nel match perso in tre set contro un Jiri Vesely praticamente perfetto: ottimo servizio, gioco dal fondo solidissimo, praticamente zero gratuiti e quando serviva ha preso anche la via della rete. Forse l’unico rimpianto di Paolo è stato nel primo set, quando ha brekkato per primo l’avversario ed è salito 3-1 e servizio, ma ha restituito il break immediatamente e da lì ha subito un parziale di 5 giochi a uno (cedendo a zero il servizio sul 4 pari) che hanno chiuso il set sul 6-4 per Vesely. Nel secondo e terzo set Lorenzi non ha mollato una palla, ma sono bastati un break per parte al ceco per far sua la partita.

 

Giornata molto soleggiata a Flushing Meadows, al punto che il cappellino con la scritta Ubitennis.com serve non solo per promuovere il sito ma anche per evitare un’altrimenti sicura insolazione… Il precedente tra Lorenzi e Vesely di quest’anno a Wimbledon (vittoria in tre set tirati per il ceco) è significativo: Paolo anche oggi non ha certo sfigurato, ma ha trovato semplicemente un avversario più forte che non ha sbagliato praticamente mai e ad ogni colpo avanzava di un metro, costringendo sovente il povero Lorenzi a fare il tergicristallo 3 metri dietro la riga del campo. Abbiamo detto del primo set, nel secondo e nel terzo abbiamo assistito alla grande tempra dell’italiano, che non ha rinunciato mai a lottare su ogni palla, ricordando in questo la straordinaria tenacia di Michael Chang, che anche dietro nel punteggio e col match praticamente segnato, era deciso a far sudare ogni punto all’avversario. Così è stato fino alla fine, prova ne sia il punteggio che riporta una differenza di valori in campo meno marcata di quanto non sia effettivamente stato sul piano tecnico.

Vicino a me, tra la fine del secondo e l’inizio del terzo set, si è seduto Corrado Barazzutti, (che non ha mai smesso di incitare l’azzurro) al quale ho chiesto come vedesse il match. Il capitano di Davis ha confermato “quanto sia difficile questa partita, Vesely ha un gran servizio e dal fondo non sbaglia mai, l’ho visto un mese fa ad Amburgo e ha fatto soffrire Nadal“. L’occasione era ghiotta per chiedere a Barazzutti qualche indiscrezione sull’impegno in Davis tra Italia e Russia, il week end successivo agli US Open: “E’ un match difficile, in trasferta, contro avversari di valore: Rublev sta facendo benissimo e con lui Donskoy, non è un caso che siano riusciti a superare la Spagna“. Gli chiedo degli avversari, di chi teme di più tra Rublev, Donskoy e Gabashvili (questi ultimi intervistati ieri in esclusiva da Ubitennis): “Noi pensiamo ad andare là e non pensare agli altri, abbiamo giocatori capaci di grandi cose. Certo, il match di secondo turno qui tra Seppi e Gabashvili può dare indicazioni, ma come sappiamo la Davis fa storia a sè e a contare, più di tecnica e classifica, sarà il cuore“.

Tornando al match tra Lorenzi e Vesely, il convincente ceco affronterà al secondo turno Ivo Karlovic, che ha superato Delbonis in tre set.

 

Karin Knapp b. Ajla Tomljanovic 6-7(1) 6-2 6-4 (da New York, Luca Baldissera)

Stats Knapp

La più classica delle partite brutte da giocare, ma belle da vincere: e magari, in grado di dare fiducia. Questo è stata la battaglia di tre set e quasi due ore e mezza che ha visto Karin Knapp (34 WTA) rimontare e vincere contro la croata naturalizzata australiana Ajla Tomljanovic (22 anni, 63 WTA), nel gran caldo del campo 14 di Flushing Meadows. Un precedente tra le due, a Hobart in Australia quest’anno, vinto dalla Knapp 7-5 6-2.
Partenza ad handicap per l’azzurra, che si fa togliere il servizio due volte e va sotto 4-1 in pochi minuti, recupera uno dei due break, arriva a mancare una possibilità per il 4 pari, va ancora sotto per 5-3, annulla un set point sul 5-4 e battuta Tomljanovic (errore dell’australiana), pareggia e poi sale 6 a 5, a sua volta manca tre palle set (la prima con un rovescio lungo, le successive con due errori su risposte non impossibili), e consente ad Ajla di rifugiarsi nel tie-break. Sbagliano parecchio tutte e due, un po’ di vento e tanto sole non facilitano le giocatrici.
Da bordocampo, l’impressione è che Karin stia lentamente salendo di livello, nonostante moltissimi gratuiti soprattutto di dritto (difficoltà a salire bene sopra la palla) e in risposta (poca reattività negli spostamenti), mentre l’avversaria continua a commettere numerosi errori. Detto francamente, il match è tutto meno che esaltante dal punto di vista tecnico in questa fase. Invece, in modo sorprendente, nel tie-break la Tomljanovic infila quattro vincenti in pochi secondi e poi chiude 7-1.

Nel secondo set a Karin basta spingere senza strafare con servizio e dritto, tenendo la palla in campo qualche volta di più, per chiudere 6-2 . All’inizio del terzo, la Knapp parte bene togliendo ancora il servizio ad Ajla, ma lo restituisce immediatamente. Sull’ 1-1 ancora break in favore di Karin, con l’avversaria che adesso sembra davvero avviata verso un calo definitivo. Poca la continuità nel gioco di entrambe, ma a questo punto l’esperienza e la maggiore qualità dell’italiana hanno definitivamente la meglio, con la Knapp che si tiene stretto il break di vantaggio fino al 6-4 definitivo. La attende la testa di serie numero 11 Angelique Kerber.

 

C. Giorgi b. J. Larsson 6-3 6-3 (da New York, Vanni Gibertini)

stats giorgi

Comincia nel migliore dei modi l’avventura di Camila Giorgi agli US Open 2015. Una vittoria davvero convincente quella ottenuta dalla marchigiana nel match di primo turno con la svedese Larsson, che non ha mai avuto la sensazione di poter vincere il match e soprattutto non è mai parsa in grado di contrastare il gioco di Camila, fatto di grande pressione da fondocampo e repentine accelerazioni.

Come dimostra la differenza di punti tra le due (ben 19), la Giorgi ha pressochè dominato il match, imponendo il proprio ritmo fin dall’inizio, issandosi sul 3-0 in meno di 10 minuti, servendo molto bene, limitando i doppi falli (solamente cinque per lei) e mantenendo in generale il controllo dei propri colpi, anche se ha evidenziato un calo con il diritto (nove errori gratuiti in cinque game) nella fase centrale del primo set, nel quale ha subito l’unico break del match.

D’altro canto però Johanna Larson ha dimostrato come il suo gioco, abbastanza lineare e con poche variazioni di rilievo, non sia l’ideale per infastidire la Giorgi: troppo poco potente per poterla contrastare negli scambi ad alta velocità e con varianti abbastanza povere per poter essere veramente efficaci. C’è stato qualche tentativo di rovescio tagliato, anche se molto estemporaneo, e soprattutto un più sistematico ricorso ad un servizio esterno in “kick” da sinistra, per far saltare la palla sopra la spalla di Camila, ma la marchigiana è stata abilissima nell’anticipare con un passo d’incontro in ogni occasione, trovando spesse volte angoli mortiferi già in fase di ribattuta.

Il tabellone per la Giorgi prevede al prossimo turno la vincente tra la bielorussa Sasnovich e la testa di serie n.24 Lisicki.Domani penseremo a preparare la prossima partita” dice Camila dopo il match, mostrando di non voler guardare troppo avanti ad un tabellone che potrebbe aprirsi e forse legittimare qualche sogno di gloria.

 

[26] F. Pennetta b J. Gajdosova 6-1 3-6 6-1 (Raffaello Esposito)

stats Pennetta

Dodicesima apparizione a New York per la Flavia nazionale, agli ultimi fuochi di una carriera strepitosa ma ancora capace di acuti come la vittoria su Sharapova a Indian Wells, dove le è stato dedicato un murale, e il Fed CupHeart Award 2015. Contro di lei sul court 1o ecco Jarmila Gajdosova, slovacca naturalizzata australiana dopo il matrimonio con Sam Groth. La brindisina, tds 26, è avanti due a uno nei precedenti ma ha perso l’ultimo a Wuhan 2014 in due set secchi. Flavia serve per prima e scatta perfettamente all’avvio e, aiutata dall’australiana che cede i primi due turni di battuta con tre doppi falli complessivi, in un battito d’ali va sul cinque zero. Il primo set potrebbe terminare subito dopo ma Gajdosova annulla il bagel-point con un ace e ottiene il punto della bandiera appena in tempo perché una Pennetta solida e concreta tiene la battuta a 15 e conquista il set. Dopo una tale corsa Flavia tira il fiato e la sua avversaria ne approfitta subito. L’australiana avanza di un metro nel campo, anticipa i colpi e con una risposta vincente di rovescio lungolinea strappa la battuta all’avversaria scappando sul tre a zero e poi sul quattro a uno. La brindisina si scuote, prova ad alzare la traiettoria dei colpi e si procura una palla break nel settimo game ma Jarmila fa sfracelli col suo rovescio baseball e annulla tenendo poi la battuta. Due giochi dopo Flavia spreca un’occasione colossale per rientrare. Va 0-40 sul servizio avverso e getta in modo orribile in risposta un totale di quattro palle break prima di essere punita dall’ennesimo rovescio lungolinea che pareggia il conto dei set. La tennista italiana non è gentile con sé stessa al cambio campo ma entra nel parziale decisivo come una tigre. Difende senza problemi la battuta e la strappa nel secondo game all’avversaria per poi portarsi sul tre a zero che di fatto indirizza l’esito della partita. Gajdosova oggi ha il doppio fallo facile (10 alla fine) e perde altre due volte la battuta conquistando l’unico game del set sul servizio di Flavia, che al prossimo turno affronterà la vincente di Panova-Niculescu in campo ora.

Y. Wickmayer b. F. Schiavone 6-3 6-1 (Valerio Vignoli)

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Si conclude subito l’avventura della nostra leonessa a questi US Open. Francesca Schiavone infatti si schianta per la quinta volta su altrettanti scontri diretti contro la belga Yanina Wickmayer, attualmente n. 95 del ranking ma semifinalista sul cemento di Flushing Meadows nel 2009.

La Wickmayer è fin dalle prime battute molto aggressiva con i colpi da fondocampo. La 35enne tennista milanese, sballottata da una parte all’altra del campo, non riesce ad imporsi ed è costretta a stringere i denti. I primi giochi sono comunque molto combattuti e finiscono immancabilmente ai vantaggi. Sul punteggio di 1-2 e 30-15, Schiavone mette addirittura a segno un fantastico lungolinea di dritto in corsa. Ma proprio questo turno di battuta si rivela fatale per lei dato che la sua avversaria si procura il break alla seconda chance. Da quel momento in avanti il parziale procede in maniera piuttosto lineare: la fiamminga si limita a rimanere concentrata sui propri turni di battuta e chiude per 6-3. La trionfatrice del Roland Garros 2010 deve solamente recriminare per qualche occasione mancata proprio nel nono gioco, quando Wickmayer doveva chiudere.

Il secondo parziale si apre subito con un pessimo turno di servizio della Schiavone che dà ulteriore serenità alla 25enne di Lier. Sotto 2-0 la leonessa sfoga la sua frustrazione. “Non ne metto una dentro!” urla al cielo con tutta la voce che ha in gola. Nel punto successivo arriva un bel dritto vincente in avanzamento. Purtroppo però a questa reazione emotiva non segue nessun capovolgimento degli equilibri in campo. Anzi Wickmayer piazza un altro break, incanalando decisamente il match in suo favore. La nostra veterana perde ancora malamente la battuta sul 5-1, regalando così il successo alla sua avversaria, che si è in ogni caso resa protagonista di un’eccellente prestazione.

Prosegue invece il digiuno di vittorie per Schiavone agli Us Open che dura dal 2011. Speriamo che la leonessa abbia un’altra occasione di ruggire nella Grande Mela. La sconfitta di Francesca è particolarmente dolorosa perchè la scaraventa fuori dalla Top-100, nella quale si trovava dal Settembre 2000, dopo 783 settimane di fila (decima più presente di sempre tra le prime cento).  Al prossimo turno invece la belga affronterà Vika Azarenka.

In conferenza stampa, la Schiavone si presenta prima triste e dimessa, poi orgogliosa del suo record e decisissima a ripartire:

Dura uscire dalla Top 100, ora valuterò cosa fare, dove giocare e capire se sarò costretta a fare le qualificazioni per i tornei maggiori. Al momento non penso ad eventuali wild card per i prossimi Slam (Australian Open e Roland Garros, ndr), vedrò il da farsi. La stagione non è finita e io ho bisogno di vincere partite dopo un’estate fisicamente pessima. Tra le partite della stagione con più rimpianti c’è la Mitu al Roland Garros, quella mi è proprio sfuggita. Sai, passare il turno sono 100 punti in più in classifica, dà molta fiducia.

E’ bellissimo aver fatto 15 anni tra le prime 100, è stato il frutto di tanto lavoro. L’unica cosa che forse cambierei è dopo la vittoria del 2010: avrei gestito le situazioni che mi si ponevano innanzi in maniera diversa, ma sono cresciuta in una famiglia e in un ambiente fantastici, vivendo e facendo vivere emozioni bellissime. Essere poi la decima più presente di sempre tra le prime cento (783 settimane di fila, classifica guidata da Martina Navratilova a 1000) mi riempie di orgoglio.

Penso di essere ancora in grado, sia tecnicamente che fisicamente, di ripartire ancora una volta: uscire dai 100 è dura ma è solo un numero, sono ripartita altre mille volte e lo farò ancora. L’età non è un problema.

[16] S.Errani b. M.Hibi 6-0 6-1 (da New York, Luca Baldissera)

stats errani

Nulla più di un allenamento agonistico per la nostra Sara Errani, testa di serie numero 16, l’esordio in questo US Open 2015 andato in scena sul campo 13 a ora di cena. La sua giovane avversaria, la giapponese Mayo Hibi, 19 anni, 177 WTA, che vive e si allena a Irvine in California, è una giocatrice giovane e in buona ascesa (270 WTA a fine 2014, cento posizioni guadagnate in nove mesi non sono poche), ma non è ancora arrivata a un livello tale da poter impensierire una tennista forte ed esperta come Sara. 6-0 6-1, giusto un paio di game lottati (compreso l’unico perso dall’azzurra), ed è finita lì. Unici motivi di interesse, oltre al piacere di vedere una Errani bella tranquilla che prova i colpi e si diverte in campo, il fatto che la giovane nipponica esegue il rovescio a una mano, il che a livello femminile è ormai più unico che raro, e il suo completo della Yonex un po’ azzardato a dire poco, praticamente una versione “vestitino” dei celebri (o famigerati che dir si voglia) “Roland Garros shorts” di Stan Wawrinka. Evidentemente in giappone vendono bene, meglio per loro. Sara avrà la diciottenne qualificata lettone Jelena Ostapenko (114 WTA), che aveva battuto Carla Suarez Navarro a Wimbledon quest’anno ( leggi l’intervista esclusiva per Ubitennis realizzata nell’occasione), e qui ha eliminato al primo turno Annika Beck.

 

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US Open, spiraglio per Djokovic? Dal Congresso degli Stati Uniti chiedono a Biden di farlo giocare

Alcuni rappresentanti del congresso degli USA hanno ufficialmente richiesto di far entrare sul suolo statunitense l’ex numero uno del mondo

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Novak Djokovic – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @rolandgarros)
Novak Djokovic – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @rolandgarros)

Da poche ore è arrivata la notizia ufficiale del forfait di Novak Djokovic dalla Rogers Cup, impossibilitato a partecipare al torneo di Montreal per le note restrizioni sui vaccini anti-covid. Un’altra rinuncia a causa della sua ostinazione a rifiutare l’ipotesi di vaccinarsi contro il Covid, che sta compromettendo la sua stagione. Per come stanno le cose oggi, il serbo è destinato a saltare anche il successivo ‘1000’ di Cincinnati e, soprattutto, l’ultimo slam della stagione, al quale comunque per ora è regolarmente iscritto.

Mancano poco più di tre settimane all’inizio dello US Open e per l’ex numero uno del mondo potrebbe aprirsi un piccolo spiraglio. Due rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti, infatti, hanno formalmente richiesto al presidente Joe Biden che venga concesso ai tennisti stranieri non vaccinati di entrare negli USA. Si tratta di Claudia Tenney e Louie Gohmert, entrambi repubblicani, con la prima in particolare che insiste affinché “Novak Djokovic e ogni altro atleta internazionale possano disputare lo US Open”, definendo ridicola la legge attualmente in vigore. Questo perché la manifestazione è ritenuta di interesse nazionale.

Per Djokovic, dunque, le speranze di partecipazione aumentano, nel senso che c’è chi lo sta spalleggiando in via ufficiale (anche perché, a dire il vero, prima erano prossime allo zero…). Con un atto formale come l’esenzione chiesta da Tenney e Gohmert, infatti, potrebbe aprirsi un iter ufficiale per permettergli di competere.

 

È bene ricordare che lo US Open – come ogni altro torneo ATP – non impone alcun obbligo vaccinale per poter giocare. Di conseguenza, il problema del 21 volte campione Slam non è formalmente dato dal torneo, quanto piuttosto dalla (attuale) impossibilità ad entrare negli Stati Uniti. Sono infatti stati diversi i commenti di tennisti che hanno preso le parti del serbo, da Millman a Isner passando per Sandgren. Quest’ultimo non è vaccinato ma è statunitense, quindi potrà regolarmente scendere in campo per lo US Open (lui stesso definisce ridicola questa situazione).

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ATP

John Millman, il Covid negli USA e il caso Djokovic: “Non capisco perchè lui non possa giocare”

L’australiano ha poi aggiunto: “Se tutti rispettassero le regole sarei favorevole a leggi più restrittive, ma se i cittadini non vaccinati possono giocare…”

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John Millman - Eastburne 2022 (foto: profilo Instagram @johnnyhm)

Con ogni probabilità Novak Djokovic non prenderà parte ai più importanti tornei estivi, dato che questi si disputano negli Stati Uniti. Niente Open del Canada, Cincinnati e US Open dunque per l’ultimo vincitore di Wimbledon, dato che le politiche di entrata negli USA sono piuttosto severe e restrittive. Nessuno straniero, infatti, può mettere piede sul suolo statunitense se – come Djokovic – non è vaccinato.

Non è la prima volta che si vengono a creare dibattiti a tal proposito, visto che ad inizio anno è stato fatto tanto clamore mediatico per l’ingresso in Australia (e la successiva espulsione) dell’ex numero uno del mondo. A schierarsi dalla parte di Djokovic, nelle ultime ore, è stato proprio un australiano: John Millman.

L’attuale numero 76 ATP è stato costretto al ritiro dall’ATP250 di Los Cabos (qui il tabellone aggiornato) per via della sua positività al Covid-19. Il 33enne di Brisbane ha contratto il virus proprio negli Stati Uniti, dove la scorsa settimana era impegnato ad Atlanta (sconfitto 7-6 6-4 da Nakashima al secondo turno).

 

Millman ha dunque avuto il tempo necessario per farsi un’idea di quanto (poco) negli USA siano rispettate le norme anti-covid, come da lui stesso spiegato via twitter. A questo punto, l’australiano si è chiesto perché, nonostante il relativo disinteresse per il contenimento del virus, Novak Djokovic non possa giocare i tornei negli Stati Uniti. Tornei ai quali, fra l’altro, possono partecipare cittadini statunitensi non vaccinati, poichè non sono le organizzazioni degli eventi a frapporre questo tipo di restrizione.

Ho contratto il covid – spiega Millman sul suo profilo twitter ufficiale. “Ero negli USA e non mi è sembrato che qui molte persone rispettassero raccomandazioni e indicazioni. Per me non è un problema, ma a questo punto non capisco perché Novak Djokovic non possa competere.

L’australiano, per evitare fraintendimenti, ha poi proseguito e chiarito: “Voglio essere chiaro: se tutti seguissero le regole io sarei favorevole ad una politica vaccinale restrittiva in entrata. Tuttavia, per quel che ho potuto vedere, nessuno se ne curava molto. Inoltre, i tornei permettono di giocare ai cittadini non vaccinati e solo il 30% dei giocatori ha la dose booster– conclude Millman, che qualche ora dopo ha anche commentato: “Twitter è pieno di persone con opinioni diverse su questioni differenti, ma se un atleta dà un giudizio su qualcosa che esula dal suo sport gli viene ripetuto di pensare al proprio sport”.

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Flash

US Open 2022, l’entry list delle qualificazioni: una carovana azzurra a caccia di un posto in tabellone

Saranno ben 19 gli azzurri che passeranno dalle qualificazioni per un posto in tabellone principale

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Andreas Seppi ATP Dallas 2022 (Twitter - @DALOpenTennis)
Andreas Seppi ATP Dallas 2022 (Twitter - @DALOpenTennis)

È stata diramata l’entry list per le qualificazioni maschili dello US Open, l’ultimo slam dell’anno al via sul cemento americano dal 29 agosto fino all’11 settembre. Gli italiani presenti sono ben 19, e si contenderanno un posto nel tabellone principale passando dalle qualificazioni al via il 22 agosto. A guidare il plotone azzurro ci saranno Agamenone e Zeppieri reduci dalla semifinale di Umago. In ordine di ranking troviamo: Agamenone, Zeppieri, Cobolli, Cecchinato, Passaro, Magri, Nardi, Darderi, Pellegrino, Travaglia, Seppi, Arnaboldi, Bonadio, Maestrelli, Brancaccio, Vavassori, Arnaldi, Marcora e Moroni. Occhi puntati in particolare sul giovane diciottenne Nardi (n.166), sul navigato Mager (n.163) e sul sempiterno Seppi (189) che a 38 anni prova a dare un’altra zampata slam.

Tra questi la maggior parte preferisce al momento in Europa per disputare ancora qualche torneo sulla terra rossa. In tabellone principale invece figurano cinque tennisti azzurri: si tratta di Matteo Berrettini, Jannik Sinner, Lorenzo Sonego, Fabio Fognini e Lorenzo Musetti. Ai nastri di partenza figura anche il nome di Novak Djokovic; il serbo, tuttavia, al momento non è ammesso ad entrare nel Paese in quanto non vaccinato. Ci sarà anche Rafael Nadal, a caccia del terzo slam stagionale, e anche tutti gli atleti russi e bielorussi esclusi a Wimbledon: Daniil Medvedev, Andrey Rublev, Karen Kachanov ed Aslan Karatsev.

 

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