La settimana degli italiani: grande Roberta Vinci, tra gli uomini si salva solo Lorenzi

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La settimana degli italiani: grande Roberta Vinci, tra gli uomini si salva solo Lorenzi

Consueto bilancio di fine settimana per il tennis azzurro. Riviviamo la cavalcata di Roberta Vinci e lo sfortunato torneo di Paolo Lorenzi a Buenos Aires. Degli altri meglio non parlare…

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Grazie ad una straordinaria Roberta Vinci arriva a San Pietroburgo la prima grande soddisfazione azzurra di questo 2016: la tarantina, centrando la sua prima vittoria in carriera in un torneo Premier ed il decimo trofeo in singolare, ha dato tra l’altro concreta linfa alle sue speranze di raggiungere la top ten, vero obiettivo di quella che purtroppo potrebbe essere l’ultima stagione di una carriera che comunque vada sarà stata ricchissima di soddisfazioni. La Vinci, migliore tra gli italiani nella sfortunata trasferta italiana a Melbourne (terzo turno con non pochi rimpianti per la sconfitta rimediata dopo aver vinto primo set 6-0 contro la tedesca Friedsam, all’epoca 83 del mondo) dopo aver preferito ricaricare le pile rinunciando alla Fed cup, era l’unica azzurra in campo questa settimana. Roberta ha saltato il primo turno per un bye in qualità di seconda testa di serie, ha fatto il suo esordio sul tappeto indoor russo contro la belga Yannina Wickmayer, 55esima del ranking Wta contro la quale aveva vinto gli ultimi sei precedenti scontri diretti. In Russia la tarantina ha qualche problema solo nel secondo set (quando annulla due set-point nel decimo game), ma la vittoria arriva agevolmente col punteggio di 6-2 7-6(2) in poco meno di un’ora e mezza di gara. Nei quarti arriva il maggiore momento di difficoltà della settimana per Roberta: contro la ventiduenne ungherese Timea Babos, 51esima giocatrice al mondo, va in scena un’autentica battaglia nella quale Roberta dimostra per l’ennesima volta di saper soffrire ed avere sangue freddo per portare l’incontro a casa quando magari non è in buonissima giornata tennistica. La recente finalista degli Us Open arriva ad un passo dalla sconfitta quando l’ungherese serve per il match sul 5-4 nel terzo, ma anche grazie ai tremolii della racchetta della sua avversaria, Roberta si issa al gioco decisivo e chiude dopo 2h33’ un match molto teso col punteggio di 7-6(3) 4-6 7-6(4).
In semifinale era necessario alzare il livello del gioco per avere la meglio su Ana Ivanovic, serba sedicesima al mondo contro la quale aveva perso sei dei precedenti nove incontri: dopo un inizio d’incontro ad handicap per la nostra giocatrice, Roberta ha trovato le chiavi per impostare un gioco aggressivo e capace di evidenziare le croniche insicurezze dell’ avversaria: in 1h18’ è così arrivato l’ accesso alla finale col punteggio di 7-5 6-4.
L’atto finale era un match difficile da tanti punti di vista: Belinda Bencic, è stella del futuro del tennis ed era euforica per l’accesso alla finale che le garantiva da domani di entrare anche nella top 10. Non vi erano precedenti tra le due giocatrici, ma sin dai primi scambi Roberta è stata bravissima a non dare punti di riferimento alla teen-ager svizzera: con grande classe è arrivata una bellissima vittoria che non è mai stata in dubbio nel corso della partita, chiusa con un 6-4 6-3 in 1h19’ di gioco. Roberta ha meritato un successo che se è l’ennesimo premio alla carriera ad un grande e purissimo talento tennistico, non deve saziare la nostra tennista, ma farle capire che ha le armi, col suo elegantissimo tennis atipico, per togliersi ancora grandi soddisfazioni, sin quando avrà voglia di fare sacrifici per competere nel nostro meraviglioso sport.

La situazione sul versante maschile non offre purtroppo analoghe soddisfazioni, vi è anzi stata un’autentica ecatombe azzurra al primo turno nei tre Atp250 in calendario questa settimana (quattro azzurri sono stati fermati all’esordio) fortunatamente in parte oscurata dal nostro giocatore meno giovane. Come quasi sempre in questo 2016, a reggere la baracca è stato infatti Paolo Lorenzi (sino allo scorso lunedì aveva già raggiunto una semifinale all’Atp 250 di Quito, una vittoria al challenger di 75.000$ di Canberra ed una finale al 50.000$ di Bucaramanga in Colombia). Il tennista toscano, impegnato questa settimana nell’Atp250 di Buenos Aires ha centrato un’ottima qualificazione ai quarti in un tabellone di livello mediamente alto(tre top 10 ed altri due top 20).
Al primo turno Paolo ha superato con bravura un avversario sempre ostico come il trentenne spagnolo Andujar (col quale era sotto 1-2 nei precedenti ed aveva perso un mese fa a Doha): dopo una battaglia di 2h27’ contrassegnata da una scarsa incidenza del servizio (si conteranno 13 break in 28 turni di battuta complessivi), Paolo ha la meglio col punteggio di 2-6 7-5 6-2.
Nel secondo turno, è stata necessaria al nostro giocatore una nuova battaglia contro un altro terraiolo doc madrelingua spagnolo, l’argentino 23enne Diego Schwartzmann, ottantanovesimo giocatore del ranking, ovviamente sostenuto con forza dal pubblico: dopo un inizio lento che gli ha causato la perdita del primo set, Paolo è salito di rendimento per poi finire per controllare l’incontro, vinto col punteggio di 4-6 6-3 6-1 in poco più di due ore.
Nei quarti di finale Lorenzi ha affrontato quello che addirittura era già il suo diciannovesimo incontro dell’anno probabilmente un po’ stanco, ma certamente senza timori reverenziali contro il più grande giocatore della storia sulla terra rossa, Rafael Nadal, al quale aveva già strappato un set nel 2011 nell’unico precedente al Foro Italico. Nel primo set Lorenzi ha mostrato il suo proverbiale piglio indomito rimontando da 1-4 ed ha portato lo spagnolo al tie-break: nel gioco decisivo Nadal è stato però più lucido, aggiudicandoselo 7-3. Poca partita nel secondo set, nel quale subito il maiorchino ha strappato la battuta, smorzando le residue speranze del nostro giocatore che finirà per capitolare col punteggio di 7-6(3) 6-2 in 1h51’ a favore del suo avversario.

Nella stessa capitale argentina è purtroppo subito finita l’avventura del nostro numero 1, Fabio Fognini, che non è riuscito a superare al primo turno il per lui sempre ostico mancino Federico Del Bonis (il ligure aveva vinto i due precedenti solo al terzo set, al termine di lunghe battaglie, entrambe sulla terra, ma dovendo salvare nella finale di Amburgo dei match-point e vincendo solo al tie-break del terzo a Rio). A Buenos Aires è purtroppo andata male a Fabio, il quale è stato in vantaggio, dopo aver vinto un primo set lottatissimo al tie-break, anche nel secondo parziale, nel quale ha avuto diverse chances per incanalare la partita verso il successo(ha avuto due palle per il 3-0 pesante ed è stato 4-2). Poi purtroppo, il match è girato e l’argentino ha finito per vincere 6-4 gli ultimi due set, accedendo al secondo turno dopo due ore e mezza di battaglia.

 

Sempre in Argentina, fallisce anche l’undicesimo assalto al primo successo nel circuito maggiore di Marco Cecchinato: il 23enne siciliano, bravo ad accedere al tabellone principale tramite le qualificazioni (dove aveva sconfitto senza perdere un set prima Galarza,377 del mondo e poi Arguello, 138) aveva un esordio nel torneo teoricamente fattibile contro Juan Monaco, ottimo giocatore ma pur sempre rientrante nel circuito dopo un’assenza che si prolungava dallo scorso agosto ( si infortunò a Kitzbuhel nell’incontro che lo vedeva opposto ad Haase). Il trentunenne argentino, sceso al cinquantacinquesimo posto del ranking Atp, si è invece imposto facilmente col punteggio di 6-1 6-3 in poco più di un’ora di gioco in un match nel quale non ha mai perso il servizio ed ha concesso una sola palla break.

Non giungono migliori risultati da Rotterdam, dove nell’Atp500 organizzato nella città olandese l’unico italiano iscritto era Andreas Seppi (Thomas Fabbiano aveva provato la via delle qualificazioni, ma era stato sconfitto al primo turno 7-6(1) 6-3 dal belga Steve Darcis, 131esimo del ranking,). Il nostro numero 2 era opposto a Gilles Muller, lussemburghese reduce dalla semifinale di Sofia e fresco killer di Fognini a Melbourne. Seppi aveva vinto tutti e tre i precedenti, sebbene datati: questa volta è arrivato il disco rosso per il bolzanino, il quale in un match giocato su pochi punti per la forte rilevanza del servizio nell’andamento del punteggio, è stato avanti di un set ed ha avuto una palla break sul 4 pari del secondo: una volta sfumata, il match è girato e Muller ha vinto al terzo col punteggio di 4-6 7-6(2) 6-4 in 2h06’.

Non sono arrivate buone notizie neanche dall’America Settentrionale, dove nel Tennessee si disputava l’ Atp 250 della città di Memphis: l’unico italiano in gara era il nostro Luca Vanni, che era opposto al kazako Kuhushkin, già giustiziere dell’Italia in Davis lo scorso anno(vinse i due singolari contro Bolelli e Seppi) ed attuale nr° 93 del mondo. Il toscano ha perso purtroppo l’incontro, uscendo dal campo con non pochi rimpianti: basti pensare che nel corso dell’intero match ha concesso una sola palla break, non salvata, nel primo game dell’incontro. Il kazako ha d’altro canto salvato tutte e tre le palle break concesse ed è stato in generale più freddo nei momenti decisivi (come nel tie break del secondo quando era sotto 1-4), finendo per portare a casa l’accesso al secondo turno in poco meno di un’ora e mezza col punteggio di 6-4 7-6(4).

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Djokovic per superare Nadal nei 1000, finale aperta tra Halep e Pliskova

Il n.1 del mondo parte nettamente favorito contro uno Schwartzman che potrebbe pagare le fatiche di ieri. In ballo per lui il primato nei Masters. Simona è avanti negli scontri diretti ma Karolina agli Internazionali di Roma sente aria di casa

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Novak Djokovic - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)
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Siamo arrivati all’epilogo di questi strani Internazionali d’Italia in epoca di coronavirus. Una conclusione altrettanto peculiare con le due finali del torneo di singolare maschile (ore 17) e femminile (alle 14:30), che si disputano eccezionalmente di lunedì invece che di domenica. Ma, come si suole dire, le cose più cambiano e più rimangono le stesse. E così ci ritroviamo le due prime teste di serie del seeding, Novak Djokovic e Simona Halep che cercheranno di aggiudicarsi il titolo al Foro Italico.

La finale femminile sarà addirittura una sfida tra le due favorite del tabellone, con la rumena che si ritroverà di fronte la campionessa in carica Karolina Pliskova. Dovrebbe essere la regola ma in realtà è un’assoluta rarità di questi tempi per un evento WTA. Djokovic invece sarà opposto a Diego Schwartzman, n.13 del ranking ATP, e giustiziere di Rafa Nadal ai quarti di finale. Insomma, se l’argentino non ci avesse messo lo zampino (e non è un caso se usiamo il diminutivo) rischiavamo di avere le finali più ordinarie possibili nell’edizione del torneo più straordinaria possibile.

E invece ce l’ha messo. Eccome se ce l’ha messo. E in seguito ha superato in semifinale l’estroso Denis Shapovalov, in quella che è stata probabilmente la partita più emozionante del torneo finora, al tie-break del terzo set dopo tre ore e un quarto di splendido tennis. Probabilmente troppo splendido. Sicuramente troppo tennis e basta. Troppo se meno di 24 ore dopo devi affrontare il cannibale serbo con il quale, manco a dirlo, hai sempre perso in carriera, tutte e quattro le volte che lo hai visto al di là della rete. Anche quando ti sei ritrovato avanti due set a uno sulla tua superficie preferita (la terra) e nel tuo Slam preferito (il Roland Garros).

Novak Djokovic e Diego Schwartzman – Roland Garros 2017

Dal canto suo, Nole due o tre motivi per vincere questo suo quinto titolo nella Capitale ce li ha. Il primo è cercare di far dimenticare in fretta a tutti (anche a sé stesso) la terribile figuraccia degli US Open. Il secondo è issarsi a quota 36 in vetta alla classifica dei tennisti con più titoli 1000 in carriera, scavalcando Rafa Nadal. Un altro passo verso quella supremazia statistica che dovrebbe far vacillare ogni impressione e partigianeria nella sfida tutta interna ai Big Three. 

Se per Djokovic questa partita non è che un altro passo per fare la storia del tennis, per El Peque in ballo c’è la sua di storia. Quella che non l’ha mai visto entrare nei primi 10 del mondo. Un traguardo che lui si è prefissato da tempo e che non è così scontato quando madre natura non ti dota di un talento smisurato e arrivi a fatica al metro e settanta di altezza. Schwartzman ci ha messo del suo per arrivare fin qui e di sicuro lo farà anche nella finale. “Nulla è impossibile. So che è molto difficile. Dovrò dare tutto quello che ho”, ha dichiarato in conferenza stampa. Insomma, Schwartzman farà lo Schwartzman. Il che significa non mollare un punto. Ma se Djokovic farà il Djokovic, l’esito dell’incontro non sarà in discussione.

C’è più incertezza sul versante femminile. I precedenti dicono 7 a 4 per Halep. Spicca tra le vittorie della rumena il successo nella semifinale del Roland Garros 2017 in tre set. “Ma la situazione in quel caso era completamente diversa. Pensavo di non avere chance contro Simona sulla terra rossa. Ora so di poterla battere”, ha dichiarato Pliskova. E in effetti lei si è aggiudicata gli ultimi due faccia a faccia l’anno scorso, a Miami e alle Finals di Shenzhen. Non c’è bisogno di dire che per la ceca la chiave sta nel ricavare il massimo dal suo portentoso servizio e cercare così di evitare il più possibile di evitare estenuanti scambi da fondocampo.

Simona Halep e Karolina Pliskova – Dubai 2015

Halep dovrà mantenere alta l’intensità e la concentrazione dall’inizio alla fine. Una cosa che ad esempio non le è riuscita nella lottata semifinale contro Garbine Muguruza. Insomma, nessuno spazio per le distrazioni per la campionessa di Costanza che cerca il suo primo successo agli Internazionali, dopo le due sconfitte consecutive in finale contro Elina Svitolina nel 2017 e nel 2018.

 

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La strenua difesa di Muguruza non basta: terza finale per Halep agli Internazionali di Roma

Terza finale al Foro Italico per Simona Halep che supera al terzo set, dopo 2 ore e 17 minuti, una mai doma Garbiñe Muguruza. Per la rumena è la 13° vittoria di fila dopo la pausa

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Simona Halep - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

Simona Halep e Garbiñe Muguruza hanno dato vita a una lotta degna di due ex n. 1 del mondo, ma alla fine l’ha spuntata la rumena. Dopo aver dominato il primo set e parte del secondo, sul 6-3 4-2, Halep ha subito la rimonta di una Muguruza in condizioni fisiche non ideali e ha rischiato di compromettere un vantaggio di 5-1 nel terzo set. Strenua difesa da parte della spagnola che si è aggrappata al match con le unghie e con i denti ma alla fine ha pagato il grande sforzo fisico e ha terminato il match con due doppi falli. La n. 2 del mondo raggiunge così la terza finale in carriera al Foro Italico: ha perso le altre due con Elina Svitolina, nel 2017 e 2018.

Un tennis granitico quello di Halep, rapida nei movimenti, solida in difesa e travolgente da fondocampo ma, a tratti, condizionato dalla tensione e dal nervosismo. Garbiñe è stata abilissima a trovare variazioni e aggressività, ma non è bastato; Halep, più fresca fisicamente, è uscita alla distanza e ha chiuso il match con lo score di 6-3 4-6 6-4. È la tredicesima vittoria consecutiva per la rumena dal post lockdown, dopo il successo a Praga.

SIMONA RULLO COMPRESSORE – L’inizio di primo set è caratterizzato dal ritmo forsennato imposto da Halep. Muguruza invece appare esitante e commette quattro errori che consentono alla rumena di strapparle subito il servizio. Halep continua a spingere, sempre in avanzamento per mettere pressione a Garbiñe ed è a un soffio dal 3-0; tuttavia, la spagnola si salva, per poi trovare progressivamente il giusto ritmo e la profondità. Sul 2-1 Halep, è Muguruza ad avere tre palle per il 2-2 ma Simona accelera il ritmo, martella sugli angoli e cancella così le tre occasioni di break spagnole. Da questo momento, Halep sale di nuovo in cattedra, diventa sempre più precisa con il rovescio e sale così 5-1. Perfetta la rumena negli spostamenti e nella ricerca degli angoli, sempre in spinta. Muguruza tenta di tenerle testa, entra progressivamente dentro il campo e riesce così ad ottenere un secondo gioco sul 2-5. Qui Halep si concede una distrazione, Muguruza sale ancora 3-5 ma “Simo” disegna benissimo il campo e dopo 39 minuti intasca la prima frazione per 6-3.

 

STRENUA RESISTENZA DI MUGURUZAMedical Time Out per la spagnola alla fine del primo set per un problema fisico: Garbiñe infatti sembra in difficoltà negli spostamenti e nella spinta con le gambe. Nonostante ciò, resiste con grinta e con una continua ricerca della profondità. Halep sale ancora 3-1, continuando a tempestarla con incrociati stretti e colpi profondi; la rumena è ottima anche al servizio, con prime varie e precise. Ma la spagnola non ci sta a soccombere. Partono dalle sue corde colpi rabbiosi e profondi. Ora è anche Simona a correre da un angolo all’altro, pressata da Garbiñe che scende anche a rete. Giunge il break e Muguruza accorcia il gap sul 2-3 per poi tallonare ancora Simona sul 3-4.

I punti vengono scanditi da un intenso bum bum da fondo da parte di entrambe, con la spagnola che a volta riesce a rubare il tempo a Simona verticalizzando il gioco. Muguruza attacca ma Halep rivela ancora una volta una mobilità straordinaria, sorprendendola con un passante di dritto in corsa incrociato stretto. La n.17 del mondo, spesso in difficoltà, cerca di abbreviare gli scambi con maggiore aggressività ma Halep la costringe sempre alla fase difensiva. Garbiñe resiste e d’orgoglio fa 4-4. Variando le rotazioni, Muguruza infila tre giochi consecutivi e sfila il set a un’avversaria improvvisamente insofferente e nervosa. La rumena paga un atteggiamento troppo passivo nella seconda parte del set: è 6-4, si decide tutto al terzo.

ALLA DISTANZA VINCE HALEP– La n. 2 del mondo reagisce e, nonostante Garbiñe abbia ritrovato ritmo ed energie, mette a segno il game d’apertura di terzo set e contrasta al meglio i tentativi di cambi di ritmo dell’avversaria. Ma ecco che un sanguinoso doppio fallo spagnolo consegna alla rumena il vantaggio del 2-0; se Garbiñe conferma ancora difficoltà al servizio, Simona invece ritrova le misure e il controllo degli scambi, imponendo di nuovo all’avversaria la supremazia nello score, e sale 3-0. Allunga ancora sul 4-0 ma non converte due palle break, permettendo così a Muguruza di mettere a segno il primo gioco del terzo set. Ma Halep sembra inesauribile e vola sul 5-1. Qui però qualcosa s’inceppa nel gioco della rumena.

Tenace e mai doma, Muguruza si gioca il tutto per tutto e piazza un altro parziale di tre game (recuperando i due break di svantaggio) per il 4-5. Grinta inesauribile per la spagnola che fa partire dalle corde soluzioni di cui non sembrava più disporre, a match quasi compromesso. Adesso è la rumena ad essere frastornata, ma viene ringalluzzita dai tre gratuiti dell’avversaria intenta a servire per la parità: due match point per Halep. Basta il primo, dopo il secondo doppio fallo di fila della spagnola che le permette di chiudere l’incontro e scacciare la paura.

Brava Halep, anche se il passaggio a vuoto di fine match ha rischiato di compromettere un lavoro quasi perfetto sino a quel momento; onore e merito alla reazione di Garbiñe Muguruza che, a dispetto di una condizione imperfetta, ha allungato un match che sembrava compromesso. Adesso Halep attende in finale una giocatrice ceca: sarà Karolina Pliskova o Marketa Vondrousova.

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Internazionali di Roma, uno stratosferico Schwartzman elimina Rafa Nadal!

El Peque gioca letteralmente la partita della vita e batte meritatamente un Rafa un po’ impreciso

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Diego Schwartzman a Roma 2020 (foto Twitter @InterBNLdItalia)
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Clamoroso a Roma: Diego Schwartzman batte Rafa Nadal, nove volte campione agli Internazionali d’Italia, con il punteggio di 6-2 7-5 in due ore e tre minuti, prendendosi la prima vittoria in carriera sullo spagnolo. L’argentino ha giocato probabilmente il miglior match della carriera, chiudendo a +14 nel rapporto fra vincenti e non forzati e a +18 negli scambi sopra ai cinque colpi, raggiungendo così la seconda semifinale romana consecutiva.

I confronti diretti dicevano 9-0 Nadal (22-2 i set), quindi un pronostico apparentemente chiuso (anche per via del livello espresso da Rafa nei primi due match), ma va detto che alcune sfide erano state decisamente combattute, soprattutto perché Schwartzman ha la risposta e l’anticipo lungolinea di rovescio che Rafa non gradisce, ma allo stesso tempo non è in grado, per limiti fisici evidenti, di giocare in salto sui topponi del maiorchino per lungo tempo (come si vede dalla grafica), finendo alla lunga per perdere campo, senza considerare che El Peque non ha ovviamente modo di vincere troppi punti facili.

 

PRIMO SET – Rafa, come sempre, è sceso in campo con idee molto chiare, nello specifico di muovere l’avversario con il classico gancio mancino (ma anche con il rovescio incrociato in cui è migliorato tantissimo in termini di abilità di salire sulla palla per tagliare l’angolo) e di alzare le traiettorie per impedirgli di mettere i piedi sulla riga di fondo. Schwartzman ha spesso usato il recupero in back per darsi il tempo di tornare verso il centro, per andare lungolinea con il rovescio bimane alla prima occasione e anticipando, se possibile.

La prima opportunità per Nadal è arrivata nel quarto game, quando Schwartzman ha cercato di approfittare della sua posizione profonda ma ha sbagliato la palla corta. La tds N.2 ha però spedito in rete un dritto incrociato non da lui, peraltro non la prima sbavatura con il suo colpo preferito. Altri errori hanno allora propiziato una chance per l’argentino, bravissimo a trovare il dritto in corsa per lo 0-40 e a ritorcere lo slice da sinistra di Rafa contro di lui, infilando il dritto nel campo aperto per il 3-2 e servizio, coronando un parziale di 9-0 e infilando alcune smorzate carezzevoli, come quella che ha preceduto questo muro su una veronica dell’avversario:

Nadal ha avuto la presenza di spirito di provare a cercare soluzioni alternative contro un avversario serafico al cospetto del consueto martellamento sulle diagonali, anche perché in diverse circostanze era lui ad essere buttato fuori su quella di sinistra, uno spettacolo a cui non avremmo mai pensato di assistere), e ha finito per forzare e sbagliare anche per via della penuria di punti diretti con il servizio – otto prime su 21 in campo dopo il 4/5 iniziale. Schwartzman si è procurato una palla per il doppio break su un rovescio sballato, ma Nadal ha tirato fuori una smorzata vincente per cavarsi d’impaccio, ma solo brevemente, perché Dieguito ha letto nel Pleistocene la palla corta e si è procurato una nuova occasione per il 5-2, incamerato su un altro drop shot che ha a malapena raggiunto la rete.

L’ottavo favorito del torneo si è quindi procurato due set point colpendo tre vincenti con i piedi dentro il campo, ma Nadal ha avuto un sussulto d’orgoglio, capitolando però su un altro grande inside-in dell’argentino e su un proprio errore di rovescio – 6-2 in 48 minuti. Momento di puro kleos di Schwartzman, che ha chiuso il set con cinque non forzati (13 i vincenti) e il 73% di punti fatti con la prima.

Rafa Nadal – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

Quattro o cinque volte avevo sentito di essermi avvicinato a lui in passato, ma oggi ho provato a fare le stesse cose e sono riuscito a capitalizzare su tutte le occasioni che mi ha dato nel primo set“, ha commentato l’argentino sul primo parziale. “Da lì mi sono detto, ‘lui non gioca da sette mesi, devo riuscire a rimanere in partita’, ed ero pronto a provare a vincere anche al terzo, eventualmente“.

SECONDO SET – Se possibile, Schwartzman ha persino alzato il ritmo nel secondo, mulinando i piedini come un Kitchen Aid e salendo a doppia palla break con un vincente di rovescio incrociato, ma Nadal si è salvato con un pallonetto su cui l’avversario ha messo larga la volée dorsale e con un servizio vincente al centro. Interrotta la striscia di game persi, Rafa ha iniziato a colpire con una violenza belluina, salendo a palla break dopo due vincenti lungolinea, eppure Diego è riuscito a rintuzzare la sua spinta con un recupero a rete e un tocco prodigiosi ancorché ansimanti, o forse ancora più impressionanti proprio per questo motivo:

L’argentino non è mai arretrato, anche perché ha giocato la miglior partita della carriera quantomeno con il dritto (ma probabilmente non solo), e si è preso il 30-40 nel quinto gioco su un passante largo di Nadal, la cui prima ancora latitava. Rafa si è allora affidato al grande classico del repertorio mancino, servizio slice e discesa a rete, tenendo anche grazie al primo ace del set. El Peque ha invece continuato a mantenere altissimi livelli d’efficienza con la battuta (65% in campo con realizzazione di 73 e 83 percento nei primi tre turni), e, per quanto paradossale, era fisiologico che l’occasione successiva sarebbe stata depositata sul suo uscio: dritto inside-out largo di Rafa e 30-40, con il Toro di Manacor a cercare di uscire dallo scambio con la più languida delle palle corte, giunta a rete quasi per miracolo – 4-3 e servizio Schwartzman.

Nadal ha quindi mostrato grande umiltà, e si è messo a contenere la spinta dell’avversario, invitandolo a prendersi il match con diverse difese in back e traiettorie alte. Schwartzman ha iniziato a sbagliare un po’ di più e si è trovato subito 15-40, concedendo il contro-break alla seconda occasione finendo lontano dalla riga sui lift dello spagnolo. Al di là dell’effetto sorpresa, però, l’argentino vive di attrito da fondo, e ancora una volta è stato Rafa, sotto nel punteggio, a spazientirsi e sbagliare, venendo breakkato a zero su un banana shot millimetrico al termine di un duello a rete.

Ancora una volta, però, il braccio di Schwartzman ha tremato, mentre Nadal ha tirato fuori il suo più bel punto della settimana proprio al momento del bisogno con una demi-volée smorta appena dopo la rete, contro-breakkando a zero su una palla malgiudicata da Diego.

In un finale senza la minima logica, con tutta l’inerzia del mondo, Nadal si è inerpicato sulla diagonale di sinistra, commettendo due errori di dritto prima di essere passato per il 6-5 Schwartzman. La terza volta è stata quella buona perché, nonostante la solita refrattarietà alla sconfitta, però, l’iberico ha continuato a commettere troppi errori nello scambio, concedendo un match point che l’argentino si è venuto a prendere a rete, lanciando un meritato urlo liberatorio. +14 vincenti/unforced, +18 nei punti sopra cinque colpi.

Le ultime tre settimane sono state pessime per me, pensavo di dover andare ad Amburgo per prendere un po’ di ritmo, e invece…“, ha detto dopo la partita. “Non pensavo di poter vincere perché non stavo giocando bene ma oggi ho trovato il mio miglior livello, ho giocato più o meno come nel nostro match del Roland Garros 2017“.

Due parole anche sull’avversario di domani, un altro mancino come Denis Shapovalov, il cui allenatore Mikhail Youzhny era alla partita: “Io e Denis ci siamo allenati spesso insieme alle Bahamas, è un gran bravo ragazzo e sta giocando bene, non è più un Next Gen visto che ormai vale la Top 10. Sarà dura, ma se gioco come oggi posso batterlo“.

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