La settimana degli italiani: settimana da dimenticare, si salva solo Lorenzi

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La settimana degli italiani: settimana da dimenticare, si salva solo Lorenzi

Molto male gli italiani nella settimana di Montecarlo e della Fed Cup. Solo Lorenzi riesce a vincere una partita, contro Fognini. Cecchinato lotta con Raonic ma non basta. Nel week end il disastro della Fed Cup e di Roberta Vinci

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Il parco giocatori italiano impegnato nel circuito maggiore questa settimana era concentrato in due singoli luoghi: gli uomini a Montecarlo per il prestigioso Masters 1000, le donne a Lleida, in Catalogna, a giocare il play-off per la permanenza nel World Group della Fed Cup.

Tra gli uomini vi era la grande curiosità del ritorno alle gare di Fabio Fognini dopo lo sfortunato 17 febbraio scorso, nel quale a Rio, giocando il secondo turno contro Gimeno Traver, si procurò una lesione agli addominali obliqui
Cinquantacinque giorni dopo tale infortunio, sul Campo dei Principi, Fabio è tornato a disputare un incontro di singolare, opposto in un derby fratricida a Paolo Lorenzi, compagno di squadra in Coppa Davis, contro il quale aveva vinto tutti i quattro precedenti (considerando anche i datati scontri diretti a livello challenger). Il torneo del Principato è indubbiamente caro al nostro miglior giocatore, non solo per la folta presenza di pubblico italiano che sempre popola l’impianto monegasco, ma anche perché vi ha raggiunto risultati importanti: nel 2009 si fece conoscere dal grande pubblico arrivando da semisconosciuto agli ottavi, partendo dalle qualificazioni e sconfiggendo Berdych e Cilic; nel 2013 raggiungendo la semifinale al termine di una cavalcata durante la quale vinse prima il derby con Seppi e poi sconfisse due top ten10 (ancora Berdych e poi Gasquet). Contro Lorenzi, Fabio ha avuto una partenza fulminante, durante la quale, giocando molto bene, si è aggiudicato il primo set col punteggio di 6-2. Poi però ha improvvisamente smarrito del tutto la misura dei colpi e la tenuta mentale è venuta meno, facendo tramutare i tanti applausi del pubblico durante il primo set in sonori fischi. Inevitabilmente Fognini, complice la crescita di rendimento di Paolo, ha così perso i restanti parziali in appena cinquantatrè minuti, racimolando addirittura solo un game e consentendo a Lorenzi di accedere al secondo turno.
Un po’ di delusione per Fabio, al quale tuttavia importava innanzitutto rompere il ghiaccio e saggiare sua tenuta fisica (nelle interviste post-gara ha tenuto a precisare che il calo sia stato prettamente mentale e che non abbia risentito di dolori fisici nel corso dell’incontro); tanta gioia per Paolo, il quale, alla sua prima presenza a 34 anni nel tabellone principale di Montecarlo, ha archiviato il passaggio ai sedicesimi.
Lorenzi ha poi trovato Gael Monfils, sedicesimo giocatore al mondo che difendeva le semi raggiunte nel Principato nel 2015 e col quale aveva perso unico scontro diretto lo scorso ottobre sull’ indoor di Vienna. Purtroppo Lorenzi, analogamente a quanto accaduto contro Fognini, è entrato lentamente nel match, cedendo in ventotto minuti il primo set col punteggio di 6-2. Nel secondo parziale è entrato davvero in partita, lottando sino al 4 pari: in quel frangente, un doppio fallo e due brutti rovesci hanno permesso a Monfils di avere la chance di andare a servire per l’incontro, prontamente sfruttata dal francese per ottenere il successo dopo 1h13’ di gioco col punteggio finale di 6-2 6-4. Per Paolo la soddisfazione di aver incamerato punti importanti, di aver vinto dopo più di due anni un match in un Masters 1000 (ultima vittoria era arrivata ad Indian Wells 2014 contro Carreno Busta), ma anche la piccola amarezza di aver inanellato la seconda consecutiva partenza lenta, circostanza che in tornei di questo livello si paga caramente.
Pure Marco Cecchinato era iscritto nel tabellone principale di Montecarlo: il 23enne siciliano ha goduto della wild card che gli organizzatori hanno inteso concedergli in omaggio alla folta presenza di pubblico italiano che sempre accorre ad assistere alle edizioni del torneo monegasco. Marco, che con la vittoria a risultato acquisito sullo svizzero Bossel in Coppa Davis, ha smosso l’antipatico “zero” che ancora permaneva nella casella delle vittorie in carriera nel circuito maggiore, è stato sorteggiato contro Milos Raonic al primo turno ed è stato bravo a non sfigurare contro il numero 12 del mondo. Le ottantasei posizioni di differenza non si sono viste e Marco, che nel primo set non ha sfruttato tre palle break per rimontare il canadese, nel secondo parziale ha giocato sostanzialmente alla pari, prima di cedere il servizio all’undicesimo game e poi perdere l’incontro dopo un’ora e ventidue minuti. Si sono comunque intravisti segnali di ripresa per Marco, sceso in campo a Monte Carlo reduce dalla brutta sconfitta al Challenger di Irving contro il neozelandese Michael Venus , allora numero 843 del ranking Atp.
Sinora il 2016 è stato molto deludente (una sola vittoria a fronte di sette sconfitte tra tabelloni circuito maggiore e challenger), causandogli anche una discesa in classifica al limite della top 100: con Raonic è apparso in crescita e l’inizio della stagione europea su terra battuta, superficie sulla quale nel circuito dei challenger ha costruito sua classifica, non può che continuare ad aiutarlo.

Altri tre giocatori italiani hanno provato inutilmente a provare di entrare nel tabellone di singolare tramite le qualificazioni: Salvatore Caruso, reduce il giorno prima dai quarti nel Challenger di Napoli è subito stato eliminato 6-2 6-3 in un’ora e venti minuti di gioco per mano del bosniaco Damir Dzumhur. Gli altri due erano Filippo Volandri e Thomas Fabbiano, i quali sono stati sorteggiati uno contro l’altro in un derby fratricida, vinto dal pugliese fresco di top 100 con un duplice 6-4 in poco meno di un’ora e mezza. Purtroppo per il giocatore di Grottaglie, Dzumhur, ancora lui, ostacolo nell’ultimo turno di quali, si è rivelato troppo più in palla (del resto il bosniaco arriverà sino agli ottavi battendo Berdych e perdendo al fotofinish da Raonic) ed ha vinto 6-1 6-3 in un’ora ed un minuto, impedendo che salissero a quattro le presenze italiane nel tabellone principale.

 

Sul fronte femminile, da Lleida arriva purtroppo la notizia della retrocessione dell’Italia dal World Group della Fed Cup dopo 18 anni.
Una sconfitta purtroppo prevedibile: giocavamo fuori casa contro due top ten ed eravamo arrivati in Spagna sull’onda delle troppe polemiche causate dalla mancata risposta alla convocazione di Camilla Giorgi. La stessa “retrocessione” in sé non è nulla di drammatico, visto che abbiamo senz’altro l’organico per tornare sin dall’ anno prossimo nel World Group. Preoccupa senz’altro di più che, se si esclude la “reietta” Giorgi, non vi siano under 25 italiane nelle prime 250 del mondo: non è minimamente in vista un ricambio generazionale degno delle campionesse degli ultimi dieci anni.
Semmai, resta un po’ di amaro in bocca per come è arrivata la sconfitta, maturata con dimensioni molto severe, visto che non abbiamo vinto nessun incontro e addirittura nessun set. Anzi, se si eccettua il primo parziale dell’incontro inaugurale tra Muguruza e Schiavone, terminato al tie break, nei successivi cinque set delle partite che hanno determinato l’eliminazione, abbiamo raccolto solo 6 game! Una Vinci ancora non al meglio dopo le terapie post infortunio di Miami, lo sfortunato stop pre-match di Sara Errani (distrazione di primo grado al semitendinoso della coscia destra), che le ha impedito di partecipare alla sfida e l’ha fatta ritirare da Stoccarda la prossima settimana, spiegano solo parzialmente questo weekend da dimenticare in fretta per i colori azzurri.
Molto difficilmente la sfida avrebbe avuto un altro esito con Camila Giorgi (sebbene conducesse 2-1 i precedenti con la Muguruza e fosse poi sotto 1-2 con la Suarez Navarro) speriamo che nessuno le addossi anche le responsabilità di questa sconfitta.

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WTA Cincinnati, Karolina Pliskova su Venus Williams: “Sono rimasta sorpresa del suo livello”

L’ex numero uno del mondo parla del suo futuro e riflette sulla carriera di Venus e Serena Williams

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Karolina Pliskova - US Open 2021 (photo Garrett Ellwood/USTA)

Karolina Pliskova ha sconfitto Venus Williams nel primo turno del WTA1000 di Cincinnati, e la conferenza stampa dell’ex numero uno del mondo è chiaramente ricca di domande sulle due sorelle Williams, con Serena che si ritirerà dopo lo US Open. “No, sicuramente sono ancora enormi leggende non importa quale età abbiano, o il loro tennis recente. Naturalmente né Venus né Serena hanno vinto molte partite nell’ultimo anno. Ma sono comunque delle grandi giocatrici. Senti il peso del giocare contro di loro. L’ho sentito oggi. In realtà, ha giocato molto bene il primo set. Sono rimasta sorpresa perché ho visto alcune delle sue partite l’ultima volta settimana a Washington, e pensavo che non stesse giocando così bene. Quindi sono rimasta un po’, tipo, sorpresa. Ma, voglio dire, non dovrei essere sorpresa perché è una grande giocatrice. Vediamo quanto tempo Venus giocherà. Ovviamente sappiamo già che Serena si ritirerà fra poco.“.

La tennista ceca ha proseguito parlando delle sue prospettive di carriera, con Pliskova ormai trentenne che non sente il ritiro vicino. “Quando avevo 20 anni pensavo, ok, gioco fino a 30
e basta. Ho 30 anni e sono ancora qui. Non ho proprio voglia di smettere di giocare a tennis in questo momento, mi diverto ancora come anche Venus e Serena. Quindi penso di voler solo vedere come andrà quest’anno, o l’anno prossimo. Ma voglio anche mantenere un certo livello. Non voglio cominciare a perdere tanto e a farmi vedere con un livello di gioco basso. Non mi ci vedo a giocare piccoli tornei e a stare attorno alla trecentesima o quattrocentesima posizione. Amo il tennis ma non mi ci vedo in quella situazione. Sarà difficile lasciare, quando sarà.
“.

Pliskova chiude con un pensiero sul suo allenamento con Jez Green, preparatore fisico di Dominic Thiem, che ha recentemente elogiato per averle aperto gli occhi su un certo tipo di preparazione fisica. “Ha una buona esperienza con giocatori simili a me, ovviamente tutti maschi perché ha lavorato con Murray e Zverev. Zverev ha un corpo simile al mio, quindi penso che sappia come lavorare con gli atleti alti, e ha appena fatto il piano in questo modo. Non è come un piano generale che, sai, se vai da un preparatore atletico, mi dice, va bene, oggi corri, domani fai palestra. L’ha reso così specifico. […] Mi sento davvero molto meglio in campo, ed alla fine quella è la cosa più importante di tutte.

 

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Rientro amaro per Bouchard al WTA 125 di Vancouver

Sconfitta in due set per la canadese Eugenie Bouchard, al rientro dopo oltre un anno. Vince facile Bronzetti, out Cocciaretto

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Eugenie Bouchard - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

C’era molta attesa su cosa potesse offrire Eugenie Bouchard al ritorno in campo dopo oltre un anno. La tennista canadese è ritornata a disputare un torneo nella sua terra natia, grazie alla wild card concessa dagli organizzatori del WTA125 di Vancouver. Tuttavia, l’esordio stagionale della ventottenne di Montréal non ha avuto un esito positivo. Infatti sul campo è arrivata la sconfitta con un doppio 6-2 per mano dell’olandese Arianne Hartono, numero 166 del ranking WTA, maturata in poco più di 70 minuti di gioco.

L’ex numero 5 del mondo, attualmente senza ranking, aveva disputato il suo ultimo match nel marzo 2021, arrendendosi in due set alla cinese Lin Zhu. Poi è arrivato un intervento alla spalla che ha posto la parola fine alla stagione della canadese, alimentando i dubbi di un suo ritorno al tennis giocato. Dubbi diventati sempre più forti alla luce dell’attività sui social e del ruolo di commentatrice tecnica per TennisTV.

Rientro che in realtà doveva già avvenire lo scorso giugno dato che Bouchard risultava nell’entry list del torneo di Wimbledon grazie al ranking protetto, ma la scelta degli organizzatori di non assegnare punti ha portato la tennista canadese a rinunciare all’evento, posticipando la data di rientro.

 

Ho maturato molta esperienza fuori dal campo. Ho attraversato momenti davvero difficili che hanno messo alla prova la mia pazienza, tutto questo mi ha fatto capire quanto amassi il tennis. Prima d’ora non sono mai dovuta rientrare da un intervento chirurgico, non avevo mai avuto un infortunio così grave, per me è come ricominciare da zero” ha dichiarato la tennista canadese al termine dell’incontro.

Se l’esordio in Canada ha visto Bouchard conquistare solo quattro game, l’opportunità di riscatto è già dietro. Proprio grazie al ranking protetto la tennista canadese sarà tra le tenniste in gara nelle qualificazioni dello US Open che prenderanno il via la prossima settimana. Non vi è solo la Bouchard tra le protagoniste del WTA 125 di Vancouver. Infatti, al via erano presenti due nostre portacolori che stanno rifinendo la preparazione per l’imminente US Open. Subito semaforo rosso per Elisabetta Cocciaretto, sconfitta il tre set dalla britannica Watson. Esordio senza problemi, invece, per Lucia Bronzetti. La numero 66 WTA e testa di serie numero 2 del torneo canadese non ha avuto problemi nel regolare la qualificata britannica Miyazaki.

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ATP

Borna Coric: “Contro Nadal senza pressione, mi godrò il momento. Non è un problema fare quello che ami”

Il croato prepara la prima sfida dopo 5 anni contro un suo idolo, e parla delle proprie condizioni fisiche

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Borna Coric - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Quando arrivi troppo in alto, poi puoi solo cadere. Borna Coric forse non è arrivato così in alto come avrebbe voluto (e potuto) ma la caduta, anche grave, l’ha presa eccome. Il 14 ottobre 2018 gioca la prima finale 1000 della carriera, qualche settimana dopo si attesta al n.12, il suo best ranking, sembra che finalmente quella grande promessa tanto attesa sia stata mantenuta. Da lì non c’è stato l’atteso salto di qualità, ma solo tanti problemi in serie, con l’infortunio alla spalla che lo ha tenuto fuori dal marzo del 2021 allo scorso marzo. Ora, però, qualche luce la vede: ieri una bella vittoria contro Lorenzo Musetti, e oggi il privilegio di sfidare il suo idolo Rafa Nadal, che batté a Basilea nel primo incontro nel 2014, perdendo l’ultimo precedente nel 2017 in Canada (in mezzo anche uno schiacciante 6-1 6-3 di Borna proprio qui a Cincinnati nel 2016, e una vittoria del maiorchino allo US Open 2015).

Lo stadio era pieno per il nostro quarto di finale“, racconta Coric ai microfoni dell’ATP dopo il successo su Lorenzo Musetti. “Mi ricordo che mi piaceva, ero super felice, mi sentivo come un bambino in un negozio di caramelle. Ero nel momento, stavo vivendo il mio sogno”. Quella vittoria, in quell’ottobre di 8 anni fa, arrivò nel momento in cui il croato stava salendo la scala del tennis, in cui doveva emergere, non ancora maggiorenne. Condizioni ben diverse da oggi, con un infortunio alla spalla in più, e gli anni che passano da reggere: “Non è mai facile tornare dopo un grave infortunio. Sono stato fuori per un anno e non è mai facile tornare e giocare un buon tennis, quindi ogni vittoria che si ottiene è estremamente importante anche per la mia fiducia e per la mia classifica, che non è ancora lì dove voglio che sia“.

La questione della sua spalla, oramai la principale quando si parla di Coric, viene ben approfondita dall’attuale n.152 al mondo, consapevole di quanto possa condizionarlo, e di quanto vada ben trattata e allenata: “Devo essere onesto, ben presto è diventato normale per me perché se voglio fare il mio lavoro, che è giocare a tennis, devo farlo. Non credo sia un enorme sacrificio avere 30 minuti in più di lavoro per arrivare a giocare a tennis. Puoi fare ciò che ami, non è un grosso problema. Se di solito vengo un’ora prima dell’allenamento, ora devo venire un’ora e mezza. Questo è tutto“. “Ma non ci penso più quando gioco ad essere sincero“, prosegue il croato, “perché anche se provo un po’ di dolore, e a volte capita, so che niente si può rompere. Non posso fare più danni, quindi a volte devo solo accettare che avrò un po’ di dolore e per me va bene“.

 

Certamente il suo gioco, soprattutto la sua mentalità e il suo approccio, si sono dovuti adattare ai problemi occorsi negli anni, come dimostrano queste parole. Parole di resilienza e abnegazione, quasi alla Nadal, la cui forza mentale è ciò che più lascia a bocca aperta: “Amavo tutto del suo gioco, in cui non c’è niente di sbagliato. Quindi puoi guardare ogni colpo e provare a farlo, perché è uno dei migliori del Tour. Riguarda più lo spirito combattivo, da cui penso che tutti possiamo imparare, e che può essere il nostro idolo“. Ma, dopotutto, va ricordato che stasera i due si affronteranno in campo, battezzando il ritorno in campo di Nadal più di un mese dopo il quarto a Wimbledon contro Fritz, per quella che in ogni caso sarà una partita speciale per Borna Coric, 9 vittorie in carriera contro top 5, l’ultima contro Thiem (n.4) all’ATP Cup 2020. “Giocherò senza alcune pressione“, conclude l’ex n.12 del mondo, “Ora posso divertirmi ancora di più perché non ho avuto questo tipo di partite e la competizione negli ultimi due anni. Mi diverto ancora di più rispetto a quando avevo 17 o 18 anni, e dato che sono stato a giocare a Challengers e tutto il resto, ora posso divertirmi ancora di più“.

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