La settimana degli italiani: se non ci fossero le donne...

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La settimana degli italiani: se non ci fossero le donne…

Brilla ancora Schiavone. La Leonessa si arrende soltanto in finale a Rabat. Positiva anche la settimana di Errani e Giorgi. Gli uomini? 5 sconfitte su 5 al primo turno

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Se non ci fossero le donne, bisognerebbe inventarle: in una settimana in cui i nostri uomini non portano a casa neanche un successo al primo turno, rimediando in alcuni casi – vedasi Fognini e Lorenzi – sconfitte più che deludenti, il nostro settore femminile, sino ad un mese fa in assoluta crisi di risultati, regala più di un motivo per sorridere a chi ha a cuore le sorti del tennis azzurro. Ovviamente, tra tutte le belle notizie, spicca la storia di Francesca Schiavone: sino a un mese fa, quando, dopo un inizio orribile di 2017 – durante il quale non aveva mai battuto nessuna top 100 né tantomeno superato un turno nel circuito maggiore – era impossibile prevedere che si producesse in un exploit come quello compiuto negli ultimi 30 giorni. Francesca, lo avevamo anche scritto in questa rubrica, era ammirevole per la grande passione profusa nel suo annunciato ultimo anno di carriera professionistica: mostrava un grande amore per il tennis che, a quasi 37 anni e dopo una carriera ventennale ad altissimo livello, ancora l’animava e le consentiva di fare sacrifici girando il mondo, davanti a pochi spettatori, nelle qualificazioni dei grandi tornei o nei primi turni di piccoli eventi del circuito. Non era immaginabile che, improvvisamente, si producesse in risultati tecnici del livello di quelli raggiunti, sebbene non sia di certo la prima volta che accade una cosa simile nella storia di questo nostro pazzo sport: riuscire a vincere nove partite di fila nel circuito maggiore non capita che di rado, qualunque sia il livello delle avversarie affrontate.

Dopo il successo nell’International di Bogotà di metà aprile, a Rabat, la capitale amministrativa del Marocco, la prima giocatrice italiana a vincere uno Slam (Roland Garros 2010) e con il best career ranking più alto in assoluto per una tennista azzurra (4 del mondo) ha confermato di essere rinata, giocando un tennis che da almeno 3 anni non riusciva a mettere in campo con la continuità mostrata in questo mese. Un rendimento tale da consentirle di raggiungere la seconda finale WTA consecutiva, come non le accadeva dall’ottobre 2009, quando vi riuscì prima a Osaka e poi a Mosca. Un grande cammino quello della milanese, che sarà adesso la seconda giocatrice italiana nel ranking, rendendo ancora più opinabile di quanto non fosse già sembrata, la decisione della direzione degli Internazionali d’Italia di non concederle la settimana prossima una wild card al Foro Italico. Tra l’altro, come in Colombia, anche in Nord Africa la nostra campionessa ha ricevuto un invito dagli organizzatori per accedere al tabellone principale e nuovamente Francesca ha mostrato di meritarlo, rispondendo nella maniera migliore, sul campo, alla fiducia accordatale e alla stima per la sua grande carriera. Un cammino, quello in Marocco, iniziato subito molto bene, sconfiggendo, dopo la Bertens a Bogotà, un’altra top 40, la 23enne ungherese Timea Babos, 4°testa di serie del tabellone, col punteggio di 6-4 6-1 in 1 ora e 28 minuti. Francesca ha continuato poi con la stessa sicurezza nel turno successivo, quando non ha lasciato scampo ad un’avversaria dal ranking ben più modesto, la 25enne canadese Gabriela Dabrowski, n° 348 WTA, proveniente dalle qualificazioni ed eliminata con un duplice 6-4 in 1 ora e 39 minuti. Maggiori difficoltà vi sono state per sconfiggere ai quarti la 29enne teutonica Tatiana Marja, 104 WTA: nonostante l’unico precedente tra le due fosse stato di facilissimo appannaggio della Schiavone (l’anno scorso a Rio, quando poi la milanese vinse anche il titolo), questa volta l’azzurra ha dovuto cedere un set prima di trionfare col punteggio di 1-6 6-4 6-3 in 1 ora e 54 minuti di partita. Varvara Lepchenko, 30enne uzbeka naturalizzata statunitense, 74 WTA, non era assolutamente un avversario facile in semifinale per la nostra giocatrice, come testimoniato dai precedenti, condotti 2-1 dalla sua avversaria: spiccava un dolorosissimo 8-6 al terzo al Roland Garros 2012, a favore della Lepchenko. Francesca però, forte della sua eccellente condizione psico-fisica, è riuscita a fare benissimo, conquistando la finale dopo 2 ore ed un 1 minuto complessivi di due set molto lottati, archiviati col punteggio di 7-5 6-4L’atto finale, contro una top 20 in forma come Anastasia Pavlyuchenkova, vincitrice in finale sulla Kerber a Monterrey, in Messico, il mese scorso, si è rivelato purtroppo uno scoglio troppo duro per la Leonessa, che è uscita comunque dal campo con l’onore delle armi, facendo sudare la 25enne russa, vincitrice di 4 dei 7 precedenti (e degli ultimi 3), la quale ha vinto il suo decimo titolo solo con un duplice 7-5, dopo 1 ora e 43 minuti di partita molto equilibrata, decisa per pochi punti.

Buone notizie arrivano anche da Sara Errani, in lenta, ma continua ripresa: l’emiliana, anch’essa iscritta alll’International di Rabat, era questa settimana ancora fuori dalla top 100 (102) e non raggiungeva una semifinale da Charleston 2016: vi è riuscita grazie all’abnegazione e l’umiltà che sempre l’hanno contraddistinta e che le hanno consentito di iscriversi, dopo Bogotà e Istanbul, ad altri piccoli International WTA sulla terra, come lo era anche quello marocchino. Sara era conscia di avere preziose chance di recuperare posizioni in classifica e fiducia nel suo tennis, tramite successi, seppur contro avversarie spesso modeste, come quelle del suo primo turno a Rabat, quando ha sconfitto con un duplice 6-3 in 1 ora e 23 minuti la wild card Anna Blinkova, 18enne russa ancora acerba, al 127° posto del ranking WTA. La crescita del rendimento di Sara si è però riscontrata contro Alison Rike, 30enne statunitense contro la quale era 1 pari nei precedenti, ma, soprattutto tennista dalla buona classifica, 40 WTA: un avversaria con questo ranking non era sconfitta dalla finalista del Roland Garros 2012 addirittura dallo scorso agosto, quando alle Olimpiadi, l’ex numero 1 di doppio sconfisse di fila Bertens e Strycova, prima di arrendersi alla Kasatkina. A Rabat, dopo un’infinita battaglia di 2 ore e 56 minuti, la nostra tennista ne è venuta fuori alla grande, con un successo archiviato col punteggio di 7-6(7) 6-7(4) 6-2. Una vittoria che si è rivelato un trampolino di lancio per raccogliere nei quarti un successo ancora più rilevante dal punto di vista tecnico, come quello rappresentato da Daria Gavrilova, 23enne russa naturalizzata australiana, n°26 del mondo famosa al pubblico italiano per avere raggiunto nel 2015 le semi al Foro Italico. La tennista aussie non era mai stata sconfitta in carriera dall’emiliana nei due precedenti, che questa volta ha però sfatato il tabù con una prova degna della Errani che abbiamo conosciuto sino ad un paio di anni fa, una prestazione che ha permesso l’importante vittoria con lo score 7-6(5) 6-4 in 1 ora e 54 minuti. In semifinale, contro la prima testa di serie del torneo, Anastasia Pavlyuchenkova, 16 WTA ed in vantaggio 3-2 nei precedenti, la nostra giocatrice ha fatto partita pari solo nel primo set, prima di cedere nettamente, col punteggio di 6-4 6-0 in 1 ora e 17 minuti: non sapremo mai se e quanto abbia influito in Sara il pensiero di dover partecipare l’indomani alle quali di un importantissimo Premier Mandatory come quello di Madrid.

 

Le speranze del tennis in gonnella azzurro nel futuro prossimo, basta vedere la classifica WTA – nella quale non si intravedono nuove leve capaci quantomeno nel prossimo paio d’anni di arrivare nella top 50 – si basano tuttavia in gran parte sulla maturazione di Camila Giorgi, ancora 25enne. La maceratese, dopo che a gennaio era partita bene con le semifinali a Shenzhen, quest’anno è stata frenata per un paio di mesi da problemi alla schiena che, a partire da febbraio, l’hanno costretta a giocare poco e male, facendola scivolare al 99° posto del ranking WTA. In questi giorni a Praga la Giorgi ha confermato nel bene e nel male quel che si sa ormai bene di lei: l’allieva di papà Sergio, difatti, può battere chiunque (o quasi) e perdere da avversarie modeste, molto meno dotate tecnicamente di lei, a causa soprattutto di quell’incapacità (volontaria, stando a quel che lei stessa dichiara) di adottare schemi alternativi nel corso di un match, assecondandone, come fanno quasi tutti, i vari momenti. Nell’International di Praga, intanto, ha ottenuto la vittoria più prestigiosa della sua carriera in rapporto alla classifica dell’avversaria: Camila, non nuova a battere top ten di grido (come Sharapova ad Indian Wells nel 2014) contro Karolina Pliskova, quarta giocatrice al mondo, è stata praticamente impeccabile nel corso del match, al netto di una prestazione non brillante della beniamina di casa, ed ha vinto col punteggio di 7-6(6) 6-2 in 1 ora e 38 minuti. E dire che nella capitale ceca Camila è stata brava anche a superare positivamente la più classica delle prove del nove, rappresentata dal secondo turno contro la cinese Quiang Wang, n°99 WTA, già battuta molto nettamente a Shenzhen quest’anno. A Praga, è stato tutto più complesso, ma è comunque arrivato il successo: Camila ha perso il primo set prima di ritrovare la quadra e vincere 4-6 6-3 6-2 in 1 ora e 55 minuti. Ai quarti, dove ha affrontato Mona Barthel, 25enne tedesca al 99°posto del ranking WTA, già sconfitta due volte l’anno scorso dalla maceratese (che aveva però perso il primo dei tre precedenti, nel 2011) ha deluso un po’ tutti, tanto è vero che ad alcuni era balenato il pensiero che la nostra tennista avesse preferito andare a giocare le quali di Madrid. Tuttavia non si è iscritta al Premier Mandatory spagnolo, smentendo definitivamente tale ipotesi. Lenisce solamente in parte il rimpianto (nel secondo set è stata avanti 5-2 ed ha poi avuto 3 set point nel tie- break) per l’occasione persa dalla Giorgi, (sconfitta 7-6(0) 7-6(8) in 1 ora e 59 minuti) la circostanza che poi la Barthel abbia confermato di aver giocato su ottimi livelli durante tutta la settimana, vincendo il quarto titolo della sua carriera, dopo aver sconfitto Strycova in semi e Kristyna Pliskova in finale.

Se le donne, dunque, hanno portato a casa una finale, una semi ed un quarto, un bottino assolutamente positivo, tanto più in questi tempi grami, gli uomini non sono riusciti minimamente a stare in scia alle loro colleghe, rimediando addirittura cinque sconfitte in cinque incontri. Deludono soprattutto i primi due nostri giocatori, Fognini e Lorenzi, iscritti rispettivamente agli ATP 250 di Monaco ed Istanbul, due tornei dall’entry list modesta (in Baviera vi erano solo due top 20 ed altri due top 30, in Turchia, a parte Raonic e Cilic, non vi erano ulteriori top 30) nei quali erano accreditati di ottime teste di serie, delle quali potevano approfittare per guadagnare preziosi punti in classifica. Al Bmw Open, Fabio, che al primo turno aveva avuto un bye in qualità di quarta testa di serie del tabellone, ha affrontato Guido Pella, 156 ATP, il ventiseienne argentino contro in quale lo scorso febbraio, nel tie contro la selezione albiceleste valevole per il primo turno di Coppa Davis a Buenos Aires, era stato autore di una grande rimonta da due set sotto, che aveva dato il punto decisivo all’Italia per l’accesso ai quarti del World Group di Davis. A dispetto della classifica modesta del sudamericano, dunque, non era assolutamente un match facile, anche tenendo conto dell’unico altro precedente tra i due, vinto da Pella nel 2013 sulla terra rossa di San Paolo: da qui a giustificare però una sconfitta cosi pesante come quella di Fabio, uscito dal campo dopo appena 66 minuti di una partita il cui punteggio, 6-2 6-3 a favore del mancino argentino, è magari poco veritiero per quanto è netto, ce ne passa. Pella ha giocato bene ed ha dimostrato, arrivando sino alla finale, di avere una classifica bugiarda, ma Fabio non può perdere così, se ha ambizioni di tornare dove è stato dal 2013 al 2015, ovvero nella top 20. La terza eliminazione consecutiva al primo turno – dopo quella contro Carreno Busta a Montecarlo e Kuznetsov a Budapest – è un brutto colpo inaspettato per il ligure che a Miami sembrava aver trovato il modo per esprimersi su ottimi livelli e che con due sconfitte contro giocatori non classificati nella top 80, ha sprecato un’ottima chance e perso punti in classifica (l’anno scorso era arrivato in semi a Monaco, perdendo da Kohlshreiber). L’unica buona notizia per il numero 1 azzurro, imminente padre, è che, nel mese che separa Madrid dal Roland Garros, non abbia punti da difendere.

Non è andata meglio al nostro numero 2, Paolo Lorenzi, iscritto a Istanbul, dove era accreditato della quarta testa di serie, in virtù della quale aveva usufruito di un bye al primo turno: ha dunque esordito contro il 21enne serbo Laslo Djere, 153 ATP, che lo ha a sorpresa eliminato col punteggio di 6-2 6-3 in 1 ora e 17 minuti. Una sconfitta inaspettata per il 35enne toscano, che di solito non fallisce gli appuntamenti nei quali è opposto a giocatori classificati nel ranking ben al di sotto di lui: al netto del rendimento in ascesa del giovane connazionale di Djokovic, non è da escludere che Paolo non fosse al meglio, stante anche la successiva decisione di cancellarsi dal Masters 1000 di Madrid. Stessa sorte di Fognini e Lorenzi è poi toccata al terzo ed ultimo azzurro attualmente nella top 100, Andreas Seppi: il bolzanino, ancora incapace di vincere due partite di fila dopo i suoi ottimi Australian Open e reduce sulla terra da sconfitte nette (ha perso malamente contro Alexander Zverev a Montecarlo e da Carreno Busta a Barcellona), si è iscritto, come fatto dal ligure, al Bmw Open di Monaco di Baviera (hanno anche giocato assieme, senza troppa fortuna, il doppio). In singolare ha affrontato il trentaduenne mancino argentino Horacio Zeballos, n°63 ATP reduce dalle semifinali raggiunte all’ATP 500 di Barcellona la settimana precedente. Andreas, che conduceva 2-1 i precedenti (sebbene una sua vittoria sia “falsata” dal ritiro nel corso del primo set da parte dell’argentino, nel 2013 sulla terra di Umago), ha purtroppo ceduto alla distanza con il sudamericano, che poi sarebbe giunto sino ai quarti, vincitore 5-7 6-2 7-5 in 2 ore e 9 minuti di partita.

Risultano infine indubbiamente meno amare le sconfitte rimediate da Riccardo Bellotti, 25 anni e 204 ATP, e di Salvatore Caruso, classe 1993 e 206°giocatore del ranking: entrambi si sono per la prima volta in carriera qualificati in un torneo del circuito maggiore, rispettivamente a Istanbul ed Estoril. Bellotti, tra l’altro, qualificatosi dopo aver sconfitto nel tabellone cadetto al primo turno 6-3 6-1 in 66 minuti Andres Molteni, 29enne argentino n°750 ATP, ed al turno decisivo 6-2 6-1 in 1 ora e 13 minuti il 25enne lituano Laurynas Grigelis, 254 ATP, ha anche qualche rimpianto (ha servito per il match sul 5-4 del secondo set) per come è andata la partita, persa in 2 ore e 6 minuti contro il brasiliano Rogerio Dutra Silva, 69 ATP. Meno recriminazioni per il siciliano Caruso, eliminato d’acchito da un ex top ten come il sudafricano Kevin Anderson, attualmente 66 ATP, a causa degli infortuni che hanno condizionato il suo 2016: Salvatore ha perso in 73 minuti col punteggio di 6-2 6-3, ma può dirsi soddisfatto per aver guadagnato l’accesso nel tabellone principale, dopo aver sconfitto prima in un derby tricolore Federico Gaio, 161 ATP, col punteggio di 6-1 6-2 in 56 minuti e poi il 29enne transalpino Kenny De Schepper con lo score di 6-3 7-6(1) in 1 ora e 39 minuti.

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ATP Cincinnati: Norrie passeggia su Shelton, Alcaraz fatica solo un set con Cilic

Cameron Norrie lascia solo due games alla rivelazione Shelton; Carlos Alcaraz si complica la vita nel primo set poi fila via spedito verso i quarti

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Carlos Alcaraz - Cincinnati 2022 (foto Twitter @cincytennis)

Oltre alla (dolorosissima) sconfitta di Jannik Sinner, nella notte italiana si sono disputati anche altri due match, che hanno visto le vittorie di Carlos Alcaraz su Marin Cilic e di Cameron Norrie sulla rivelazione del torneo Ben Shelton. I due vincitori si affronteranno domani nei quarti di finale, presumibilmente di nuovo nella notte italiana. I precedenti dicono 3-0 in favore dello spagnolo: il vincente troverà in semifinale Auger-Aliassime o Coric.

Partendo proprio da Carlos Alcaraz, è lui ad iniziare decisamente meglio rispetto a Marin Cilic. Lo spagnolo si porta subito sul 2-0 con una chance per il doppio break, ma il croato gliela annulla e pian piano entra in partita. L’ex numero 3 del mondo può comunque relativamente poco in risposta, riuscendo a vincere appena tre punti nei primi quattro turni in ribattuta. Anche il quinto sembra andare in quella direzione, ma al servizio per chiudere il primo set sul 5-4 40-15 Alcaraz si spegne. Cilic riesce ad accorciare le distanze, poi piovono incredibilmente tre doppi falli consecutivi – i primi del match – che riportano in vita il croato: 5-5. Il vincitore dello US Open 2014 al tiebreak ha la chance di dare un’importante spallata psicologica all’incontro, ma parte subito sotto 0-4. Il 2003 di Murcia non è particolarmente brillante (in particolare al servizio), ma il 33enne di Medjugorje gli dà una mano mandando lunga la risposta ad una timida seconda sul 6-4. Il match, di fatto, si conclude qui: il secondo set è un monologo iberico, con Cilic che perde completamente il dritto. Nel secondo gioco del secondo set il croato commette addirittura tre errori gratuiti con questo fondamentale, che uniti ad un ulteriore unforced con il rovescio consegnano il break e le chiavi della partita ad un Alcaraz comunque non brillantissimo, ma concreto nei momenti importanti. Un nuovo strappo nel sesto game fissano il risultato sul 7-6 (4) 6-1 in favore dell’iberico, che centra la 42esima vittoria in stagione su 50 match disputati.

Decisamente più agevole il compito di Cameron Norrie, che lascia appena due giochi alla stellina Ben Shelton, capace di eliminare prima Lorenzo Sonego, quindi il numero 5 del mondo Casper Ruud. È una partita a senso unico, con il britannico che vince i primi otto giochi del match e raggiunge senza difficoltà i quarti di finale, dove troverà domani Alcaraz/Cilic. Nel primo set il servizio del 19enne di Atlanta dimentica il servizio negli spogliatoi: con il 39% di prime in campo e un eloquente 0/11 con la seconda è difficile giocare contro chiunque, men che meno contro un tennista solido come Norrie, che lo punisce con un bagel. La resa con la seconda di servizio continua ad essere un problema anche nel secondo set (appena il 36% di punti vinti), ma se non altro aumentano le percentuali di prime in campo per Shelton (che passa dal 39% del primo al 52% del secondo). Non è comunque sufficiente per venire a capo del numero 11 del mondo, che in 58 minuti chiude 6-0 6-2 e raggiunge il decimo quarto di finale in stagione.

 

Il tabellone completo dell’ATP 1000 Cincinnati

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WTA Cincinnati: Pegula in gran forma, sconfitta Raducanu

La numero 7 del seeding conferma il suo periodo brillante ed elimina in due set la campionessa degli US Open

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Jessica Pegula - Cincinnati 2022 (foto Twitter @cincytennis)

[7] J. Pegula b. [10] E. Raducanu 7-5 6-4

Jessica Pegula continua la sua corsa al Western&Southern Open, estromettendo con autorità Emma Raducanu, reduce dalle due vittorie di prestigio contro Serena Williams e Victoria Azarenka. La statunitense comanda fin dal principio, lima un paio di errori di troppo ad inizio partita ed è chirurgica in risposta, oltre che impenetrabile al servizio. Con il successo odierno diventa la tennista con più successi nelle ultime due stagioni nei Masters 1000 sul cemento, superando Iga Swiatek in questa speciale classifica (24 a 23).

IL MATCH – L’inizio di partita sorride a Pegula, che comanda da fondo e si rende subito pericolosa in risposta. Dopo i due game di studio iniziali, la statunitense si procura due break point nel terzo gioco. Raducanu cancella la prima occasione con un’ottima prima, ma sulla seconda non riesce a gestire una risposta profonda della sua avversaria, che sale 2-1. È già una grande lotta e la britannica non impiega molto ad entrare definitivamente nel match, anche sfruttando alcuni gratuiti di troppo della statunitense nel quarto game: dopo venti minuti il tabellone recita 2-2. A fare maggiormente la pare la partita è comunque la testa di serie numero 7, che domina la diagonale destra pur alternando grandi colpi ad errori evitabili, mancando così tre chance di break consecutive nel quinto gioco.

 

Raducanu prova a sollecitare con più frequenza il rovescio della sua rivale, anche con traiettorie più cariche, prendendosi meno rischi. Pegula è un treno al servizio, tuttavia continua a non sfruttare diverse occasioni in risposta: sul 4-4 ha una preziosa opportunità per andare a servire per il set, ma nei tre punti che seguono non riesce mai a far partire lo scambio. Poco male, comunque, perché la statunitense impatta velocemente sul 5-5, anche grazie ad un meraviglioso passante di rovescio lungolinea. A forza di insistere (e sbagliando decisamente meno) la 24enne di Buffalo torna in vantaggio e, questa volta, non si fa riprendere: il primo parziale termina 7-5 in suo favore. Impressionante, da quando ha subito il break nel quarto game, la striscia di punti vinti al servizio: 15/16, con l’unico perso frutto di una sbavatura sul 4-5 40-0.

A tradire Raducanu, specialmente nella fase finale del primo set, sono stati certamente i troppi non forzati (14), che le hanno impedito di essere competitiva in risposta. Anche all’inizio del secondo parziale – in un avvio che pare la fotocopia del primo – la numero 10 del seeding macina gratuiti e concede due break point consecutivi. Non basta un gran dritto ad annullare il primo, perché sul secondo arriva un sanguinoso doppio fallo, che regala a Pegula set e break di vantaggio, consolidato sul 3-1.

Raducanu tiene a zero i suoi due successivi servizi, ma l’incontro si decide ormai nei turni di battuta della sua avversaria. Per la prima volta dall’1-2 del primo set la 19enne nata a Toronto riesce ad arrivare ai vantaggi in risposta, ma sul 40-40 del sesto gioco Pegula trova un gran rovescio sulla riga da posizione defilata, mentre con un gran vincente di dritto chiude l’ottavo, salendo 5-3. La britannica tenta di rimanere aggrappata al match, va a due punti dalla sconfitta ma accorcia sul 4-5. Non c’è però più niente da fare: la numero 8 del mondo prima si inventa un lob clamoroso ad inizio game, poi chiude con una gran prima: finisce 7-5 6-4. La statunitense grazie a questa vittoria diventa la giocatrice con più successi in assoluto nei Masters 1000 sul cemento nelle ultime due stagioni (24), meglio anche di Iga Swiatek (ferma a 23). Ai quarti di finale per lei ci sarà Caroline Garcia, che attraversa un momento di forma strepitoso.

Il tabellone aggiornato del WTA1000 di Cincinnati

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ATP

ATP Cincinnati: Sinner manca due match-point poi cede il passo ad Auger-Aliassime

Jannik Sinner non sfrutta un vantaggio di un set e un break e poi perde nettamente al terzo set contro Auger-Aliassime

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Felix Auger-Aliassime - Cincinnati 2022 (foto Twitter @cincytennis)

[7] F. Auger-Aliassime b. [10] J. Sinner 2-6 7-6(1) 6-1 (da Cincinnati, il nostro inviato)

Jannik Sinner viene sconfitto al terzo set da Felix Auger Aliassime fallendo l’accesso ai quarti di finale di Cincinnati. Una sconfitta molto dura per l’altoatesino che dopo due set d’alto livello si era procurato due match point consecutivi sul 6-5 nel secondo parziale, ma proprio in quel momento Auger Aliassime, fino a quel puntoautore di una prestazione decisamente sottotono,  è riuscito ad alzare il livello. Non solo ha annullato i due match point con la combinazione servizio e dritto ma ha infilato un parziale di diciannove punti a cinque che ha cambiato il corso della  partita. Sinner aveva impressionato nel primo parziale con il servizio e la risposta riuscendo anche a limitare gli errori da fondo campo contro un avversario che faticava a contenere le sue accelerazioni, soprattutto dal lato destro. Dopo lo scampato pericolo il canadese si è sciolto e per Sinner c’è stato poco da fare davanti a un giocatore che si fa ancora preferire per la pesantezza di palla, soprattutto dal lato del dritto. Ora per Auger Aliassime la sfida ai quarti di finale contro il redivivo Borna Coric con cui è in perfetta parità negli scontri diretti anche se le due sole sfide risalgono al 2019. Per Sinner sicuramente si tratta di un’occasione persa dal momento che  non solo la sfida con il croato si preannunciava alla portata ma anche un’eventuale semifinale contro Norrie o Alcaraz non era impossibile. 

PRIMO SET 

 

Il match si gioca sul Grandstand, seconda volta per Sinner su questo campo dopo la maratona contro Kokkinakis al primo turno. A differenza delle serate precedenti non ci sono nuvoloni scuri all’orizzonte, il clima è gradevole e la folla entusiasta di assistere a questo match tra due dei massimi esponenti della “new generation”. “Sto ancora cercando il nuovo Federer” ci dice un signore seduto a fianco “ è la prima volta che vedo Sinner dal vivo, mi sembra umile paragonato a gli altri giovani”. Il match inizia e Jannik si trova subito sotto 0-30 nel primo game, ma con due ottime seconde riesce a salvare il servizio. Nel game successivo però è proprio Sinner a guadagnarsi la prima chance di break dopo un paio di ottime risposte che hanno trovato impreparato il canadese. Un errore con il dritto in uscita dal servizio permette a Sinner di andare immediatamente avanti di un break mentre Aliassime si lamenta verso il suo box dove qui siede solo Frederic Fontang. In un attimo Jannik si trova in vantaggio 3-0, Aliassime sta facendo fatica a trovare ritmo davanti ai fendenti piatti del suo avversario. L’unica cosa che per ora funziona nel gioco del canadese è la prima di servizio, tre battute vincenti oltre i 200 km orari gli permettono di accorciare le distanze. Sinner dal canto suo continua a essere molto efficace alla battuta cercando di variare con prime in kick a 165 km orari che sorprendono Felix. In svantaggio 2-4 Aliassime trova un ottimo passante lungolinea con il rovescio che infiamma il Grandstand ma Sinner con il rovescio manovra molto bene e riesce a chiudere il game senza annullare palla break. Da fondo campo il canadese continua a commettere davvero tanti errori gratuiti e l’ennesimo dritto lungo in uscita dal servizio consegna a Sinner il primo set per 6-2. Partita ordinata per ora per Sinner contro un’avversario in grande difficoltà. 

SECONDO SET

Auger Aliassime prova a scuotersi all’inizio del secondo set e complice qualche errore di troppo del suo avversario si guadagna le prime due palle break del match. La prima viene annullata con un servizio vincente mentre nel punto successivo è una seconda di Sinner a cogliere impreparato Aliassime. L’altoatesino riesce a tenere la battuta e si carica guardando il suo angolo scattato in piedi.  Siamo vicini al tramonto, il gioco di luci e ombre non interferisce sulla partita ma interessa solo gli spettatori. Il parziale prosegue senza particolari scossoni fino al sesto game quando due ottime risposte di Sinner susseguite da un vincente di dritto lo portano in vantaggio di un break. 6-2 4-2 Sinner, match che sembra in controllo in questo momento. Il game successivo è una lotta di nervi, Aliassime cerca di rimanere aggrappato al match, Sinner incappa in un paio di errori gratuiti e la partita si riapre. Sul 4-5 Aliassime è chiamato a servire per rimanere nel match, si arriva a 30-30, ma un attacco indeciso di Sinner con il dritto viene punito da un ottimo passante del canadese che esalta il Grandstand a questo punto quasi pieno. I pericoli non sono finiti per Felix, nell’undicesimo game un errore di dritto e un sanguinoso doppio fallo portano Sinner ad avere due match point consecutivi per volare ai quarti di finale. Sul primo match point Jannik perde la misura del dritto mentre sul secondo è Aliassime a giocare con coraggio e a chiudere con la combinazione servizio e dritto. Si arriva al tie break. Sinner subisce il colpo e va subito sotto di un minibreak. Il pubblico è tutto dalla parte del canadese che ora ha preso fiducia soprattutto con il dritto. Velocemente sale 4-1 e con un parziale di undici punti a uno forza la partita al terzo.

TERZO SET

All’inizio del parziale decisivo l’inerzia del match è cambiata. Sinner si trova rapidamente sotto di un break, ha tre chance per recuperare lo svantaggio ma il canadese è “on fire” in questo momento. Il servizio viaggia benissimo, tiene bene la diagonale di rovescio e il dritto carico impatta spesso a pochi centimetri dalla riga. Sinner cede la battuta per una seconda volta e dopo quasi due ore e mezza di lotta deve arrendersi 6-1 al terzo set per la gioia del pubblico che ha sostenuto incessantemente il canadese durante tutto il match.

È una sconfitta dura da digerire anche se nel complesso penso sia stata una buona partita – ha dichiarato Jannik subito dopo la fine dell’incontro – ho avuto due match point ma non sono riuscito a chiuderla. Nel tiè break ha giocato bene lui così come all’inizio del terzo set. Ho avuto le mie occasioni per rientrare ma oggi purtroppo non è andata.

Torneo che lascia l’amaro in bocca per Sinner perché con l’uscita prematura di Nadal c’erano i presupposti per andare lontano. In queste tre partite sul duro di Cincinnati si sono visti miglioramenti al servizio, soprattutto con la seconda palla ma continuano a esserci molti alti e bassi nello scambio per un giocatore che fa dell’asfissiante ritmo da fondo campo la sua qualità migliore. La copertura del campo è molto buona, il rovescio incrociato è solido ma sorprende l’indecisione nel cambiare più spesso in lungolinea. Il dritto è il colpo che potrebbe fare la differenza in futuro ma che a oggi non sembra ancora abbastanza pesante e incisivo per emergere anche sulla lunga distanza.       

Il tabellone completo dell’ATP 1000 Cincinnati

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