La settimana degli italiani: se non ci fossero le donne...

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La settimana degli italiani: se non ci fossero le donne…

Brilla ancora Schiavone. La Leonessa si arrende soltanto in finale a Rabat. Positiva anche la settimana di Errani e Giorgi. Gli uomini? 5 sconfitte su 5 al primo turno

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Se non ci fossero le donne, bisognerebbe inventarle: in una settimana in cui i nostri uomini non portano a casa neanche un successo al primo turno, rimediando in alcuni casi – vedasi Fognini e Lorenzi – sconfitte più che deludenti, il nostro settore femminile, sino ad un mese fa in assoluta crisi di risultati, regala più di un motivo per sorridere a chi ha a cuore le sorti del tennis azzurro. Ovviamente, tra tutte le belle notizie, spicca la storia di Francesca Schiavone: sino a un mese fa, quando, dopo un inizio orribile di 2017 – durante il quale non aveva mai battuto nessuna top 100 né tantomeno superato un turno nel circuito maggiore – era impossibile prevedere che si producesse in un exploit come quello compiuto negli ultimi 30 giorni. Francesca, lo avevamo anche scritto in questa rubrica, era ammirevole per la grande passione profusa nel suo annunciato ultimo anno di carriera professionistica: mostrava un grande amore per il tennis che, a quasi 37 anni e dopo una carriera ventennale ad altissimo livello, ancora l’animava e le consentiva di fare sacrifici girando il mondo, davanti a pochi spettatori, nelle qualificazioni dei grandi tornei o nei primi turni di piccoli eventi del circuito. Non era immaginabile che, improvvisamente, si producesse in risultati tecnici del livello di quelli raggiunti, sebbene non sia di certo la prima volta che accade una cosa simile nella storia di questo nostro pazzo sport: riuscire a vincere nove partite di fila nel circuito maggiore non capita che di rado, qualunque sia il livello delle avversarie affrontate.

Dopo il successo nell’International di Bogotà di metà aprile, a Rabat, la capitale amministrativa del Marocco, la prima giocatrice italiana a vincere uno Slam (Roland Garros 2010) e con il best career ranking più alto in assoluto per una tennista azzurra (4 del mondo) ha confermato di essere rinata, giocando un tennis che da almeno 3 anni non riusciva a mettere in campo con la continuità mostrata in questo mese. Un rendimento tale da consentirle di raggiungere la seconda finale WTA consecutiva, come non le accadeva dall’ottobre 2009, quando vi riuscì prima a Osaka e poi a Mosca. Un grande cammino quello della milanese, che sarà adesso la seconda giocatrice italiana nel ranking, rendendo ancora più opinabile di quanto non fosse già sembrata, la decisione della direzione degli Internazionali d’Italia di non concederle la settimana prossima una wild card al Foro Italico. Tra l’altro, come in Colombia, anche in Nord Africa la nostra campionessa ha ricevuto un invito dagli organizzatori per accedere al tabellone principale e nuovamente Francesca ha mostrato di meritarlo, rispondendo nella maniera migliore, sul campo, alla fiducia accordatale e alla stima per la sua grande carriera. Un cammino, quello in Marocco, iniziato subito molto bene, sconfiggendo, dopo la Bertens a Bogotà, un’altra top 40, la 23enne ungherese Timea Babos, 4°testa di serie del tabellone, col punteggio di 6-4 6-1 in 1 ora e 28 minuti. Francesca ha continuato poi con la stessa sicurezza nel turno successivo, quando non ha lasciato scampo ad un’avversaria dal ranking ben più modesto, la 25enne canadese Gabriela Dabrowski, n° 348 WTA, proveniente dalle qualificazioni ed eliminata con un duplice 6-4 in 1 ora e 39 minuti. Maggiori difficoltà vi sono state per sconfiggere ai quarti la 29enne teutonica Tatiana Marja, 104 WTA: nonostante l’unico precedente tra le due fosse stato di facilissimo appannaggio della Schiavone (l’anno scorso a Rio, quando poi la milanese vinse anche il titolo), questa volta l’azzurra ha dovuto cedere un set prima di trionfare col punteggio di 1-6 6-4 6-3 in 1 ora e 54 minuti di partita. Varvara Lepchenko, 30enne uzbeka naturalizzata statunitense, 74 WTA, non era assolutamente un avversario facile in semifinale per la nostra giocatrice, come testimoniato dai precedenti, condotti 2-1 dalla sua avversaria: spiccava un dolorosissimo 8-6 al terzo al Roland Garros 2012, a favore della Lepchenko. Francesca però, forte della sua eccellente condizione psico-fisica, è riuscita a fare benissimo, conquistando la finale dopo 2 ore ed un 1 minuto complessivi di due set molto lottati, archiviati col punteggio di 7-5 6-4L’atto finale, contro una top 20 in forma come Anastasia Pavlyuchenkova, vincitrice in finale sulla Kerber a Monterrey, in Messico, il mese scorso, si è rivelato purtroppo uno scoglio troppo duro per la Leonessa, che è uscita comunque dal campo con l’onore delle armi, facendo sudare la 25enne russa, vincitrice di 4 dei 7 precedenti (e degli ultimi 3), la quale ha vinto il suo decimo titolo solo con un duplice 7-5, dopo 1 ora e 43 minuti di partita molto equilibrata, decisa per pochi punti.

Buone notizie arrivano anche da Sara Errani, in lenta, ma continua ripresa: l’emiliana, anch’essa iscritta alll’International di Rabat, era questa settimana ancora fuori dalla top 100 (102) e non raggiungeva una semifinale da Charleston 2016: vi è riuscita grazie all’abnegazione e l’umiltà che sempre l’hanno contraddistinta e che le hanno consentito di iscriversi, dopo Bogotà e Istanbul, ad altri piccoli International WTA sulla terra, come lo era anche quello marocchino. Sara era conscia di avere preziose chance di recuperare posizioni in classifica e fiducia nel suo tennis, tramite successi, seppur contro avversarie spesso modeste, come quelle del suo primo turno a Rabat, quando ha sconfitto con un duplice 6-3 in 1 ora e 23 minuti la wild card Anna Blinkova, 18enne russa ancora acerba, al 127° posto del ranking WTA. La crescita del rendimento di Sara si è però riscontrata contro Alison Rike, 30enne statunitense contro la quale era 1 pari nei precedenti, ma, soprattutto tennista dalla buona classifica, 40 WTA: un avversaria con questo ranking non era sconfitta dalla finalista del Roland Garros 2012 addirittura dallo scorso agosto, quando alle Olimpiadi, l’ex numero 1 di doppio sconfisse di fila Bertens e Strycova, prima di arrendersi alla Kasatkina. A Rabat, dopo un’infinita battaglia di 2 ore e 56 minuti, la nostra tennista ne è venuta fuori alla grande, con un successo archiviato col punteggio di 7-6(7) 6-7(4) 6-2. Una vittoria che si è rivelato un trampolino di lancio per raccogliere nei quarti un successo ancora più rilevante dal punto di vista tecnico, come quello rappresentato da Daria Gavrilova, 23enne russa naturalizzata australiana, n°26 del mondo famosa al pubblico italiano per avere raggiunto nel 2015 le semi al Foro Italico. La tennista aussie non era mai stata sconfitta in carriera dall’emiliana nei due precedenti, che questa volta ha però sfatato il tabù con una prova degna della Errani che abbiamo conosciuto sino ad un paio di anni fa, una prestazione che ha permesso l’importante vittoria con lo score 7-6(5) 6-4 in 1 ora e 54 minuti. In semifinale, contro la prima testa di serie del torneo, Anastasia Pavlyuchenkova, 16 WTA ed in vantaggio 3-2 nei precedenti, la nostra giocatrice ha fatto partita pari solo nel primo set, prima di cedere nettamente, col punteggio di 6-4 6-0 in 1 ora e 17 minuti: non sapremo mai se e quanto abbia influito in Sara il pensiero di dover partecipare l’indomani alle quali di un importantissimo Premier Mandatory come quello di Madrid.

 

Le speranze del tennis in gonnella azzurro nel futuro prossimo, basta vedere la classifica WTA – nella quale non si intravedono nuove leve capaci quantomeno nel prossimo paio d’anni di arrivare nella top 50 – si basano tuttavia in gran parte sulla maturazione di Camila Giorgi, ancora 25enne. La maceratese, dopo che a gennaio era partita bene con le semifinali a Shenzhen, quest’anno è stata frenata per un paio di mesi da problemi alla schiena che, a partire da febbraio, l’hanno costretta a giocare poco e male, facendola scivolare al 99° posto del ranking WTA. In questi giorni a Praga la Giorgi ha confermato nel bene e nel male quel che si sa ormai bene di lei: l’allieva di papà Sergio, difatti, può battere chiunque (o quasi) e perdere da avversarie modeste, molto meno dotate tecnicamente di lei, a causa soprattutto di quell’incapacità (volontaria, stando a quel che lei stessa dichiara) di adottare schemi alternativi nel corso di un match, assecondandone, come fanno quasi tutti, i vari momenti. Nell’International di Praga, intanto, ha ottenuto la vittoria più prestigiosa della sua carriera in rapporto alla classifica dell’avversaria: Camila, non nuova a battere top ten di grido (come Sharapova ad Indian Wells nel 2014) contro Karolina Pliskova, quarta giocatrice al mondo, è stata praticamente impeccabile nel corso del match, al netto di una prestazione non brillante della beniamina di casa, ed ha vinto col punteggio di 7-6(6) 6-2 in 1 ora e 38 minuti. E dire che nella capitale ceca Camila è stata brava anche a superare positivamente la più classica delle prove del nove, rappresentata dal secondo turno contro la cinese Quiang Wang, n°99 WTA, già battuta molto nettamente a Shenzhen quest’anno. A Praga, è stato tutto più complesso, ma è comunque arrivato il successo: Camila ha perso il primo set prima di ritrovare la quadra e vincere 4-6 6-3 6-2 in 1 ora e 55 minuti. Ai quarti, dove ha affrontato Mona Barthel, 25enne tedesca al 99°posto del ranking WTA, già sconfitta due volte l’anno scorso dalla maceratese (che aveva però perso il primo dei tre precedenti, nel 2011) ha deluso un po’ tutti, tanto è vero che ad alcuni era balenato il pensiero che la nostra tennista avesse preferito andare a giocare le quali di Madrid. Tuttavia non si è iscritta al Premier Mandatory spagnolo, smentendo definitivamente tale ipotesi. Lenisce solamente in parte il rimpianto (nel secondo set è stata avanti 5-2 ed ha poi avuto 3 set point nel tie- break) per l’occasione persa dalla Giorgi, (sconfitta 7-6(0) 7-6(8) in 1 ora e 59 minuti) la circostanza che poi la Barthel abbia confermato di aver giocato su ottimi livelli durante tutta la settimana, vincendo il quarto titolo della sua carriera, dopo aver sconfitto Strycova in semi e Kristyna Pliskova in finale.

Se le donne, dunque, hanno portato a casa una finale, una semi ed un quarto, un bottino assolutamente positivo, tanto più in questi tempi grami, gli uomini non sono riusciti minimamente a stare in scia alle loro colleghe, rimediando addirittura cinque sconfitte in cinque incontri. Deludono soprattutto i primi due nostri giocatori, Fognini e Lorenzi, iscritti rispettivamente agli ATP 250 di Monaco ed Istanbul, due tornei dall’entry list modesta (in Baviera vi erano solo due top 20 ed altri due top 30, in Turchia, a parte Raonic e Cilic, non vi erano ulteriori top 30) nei quali erano accreditati di ottime teste di serie, delle quali potevano approfittare per guadagnare preziosi punti in classifica. Al Bmw Open, Fabio, che al primo turno aveva avuto un bye in qualità di quarta testa di serie del tabellone, ha affrontato Guido Pella, 156 ATP, il ventiseienne argentino contro in quale lo scorso febbraio, nel tie contro la selezione albiceleste valevole per il primo turno di Coppa Davis a Buenos Aires, era stato autore di una grande rimonta da due set sotto, che aveva dato il punto decisivo all’Italia per l’accesso ai quarti del World Group di Davis. A dispetto della classifica modesta del sudamericano, dunque, non era assolutamente un match facile, anche tenendo conto dell’unico altro precedente tra i due, vinto da Pella nel 2013 sulla terra rossa di San Paolo: da qui a giustificare però una sconfitta cosi pesante come quella di Fabio, uscito dal campo dopo appena 66 minuti di una partita il cui punteggio, 6-2 6-3 a favore del mancino argentino, è magari poco veritiero per quanto è netto, ce ne passa. Pella ha giocato bene ed ha dimostrato, arrivando sino alla finale, di avere una classifica bugiarda, ma Fabio non può perdere così, se ha ambizioni di tornare dove è stato dal 2013 al 2015, ovvero nella top 20. La terza eliminazione consecutiva al primo turno – dopo quella contro Carreno Busta a Montecarlo e Kuznetsov a Budapest – è un brutto colpo inaspettato per il ligure che a Miami sembrava aver trovato il modo per esprimersi su ottimi livelli e che con due sconfitte contro giocatori non classificati nella top 80, ha sprecato un’ottima chance e perso punti in classifica (l’anno scorso era arrivato in semi a Monaco, perdendo da Kohlshreiber). L’unica buona notizia per il numero 1 azzurro, imminente padre, è che, nel mese che separa Madrid dal Roland Garros, non abbia punti da difendere.

Non è andata meglio al nostro numero 2, Paolo Lorenzi, iscritto a Istanbul, dove era accreditato della quarta testa di serie, in virtù della quale aveva usufruito di un bye al primo turno: ha dunque esordito contro il 21enne serbo Laslo Djere, 153 ATP, che lo ha a sorpresa eliminato col punteggio di 6-2 6-3 in 1 ora e 17 minuti. Una sconfitta inaspettata per il 35enne toscano, che di solito non fallisce gli appuntamenti nei quali è opposto a giocatori classificati nel ranking ben al di sotto di lui: al netto del rendimento in ascesa del giovane connazionale di Djokovic, non è da escludere che Paolo non fosse al meglio, stante anche la successiva decisione di cancellarsi dal Masters 1000 di Madrid. Stessa sorte di Fognini e Lorenzi è poi toccata al terzo ed ultimo azzurro attualmente nella top 100, Andreas Seppi: il bolzanino, ancora incapace di vincere due partite di fila dopo i suoi ottimi Australian Open e reduce sulla terra da sconfitte nette (ha perso malamente contro Alexander Zverev a Montecarlo e da Carreno Busta a Barcellona), si è iscritto, come fatto dal ligure, al Bmw Open di Monaco di Baviera (hanno anche giocato assieme, senza troppa fortuna, il doppio). In singolare ha affrontato il trentaduenne mancino argentino Horacio Zeballos, n°63 ATP reduce dalle semifinali raggiunte all’ATP 500 di Barcellona la settimana precedente. Andreas, che conduceva 2-1 i precedenti (sebbene una sua vittoria sia “falsata” dal ritiro nel corso del primo set da parte dell’argentino, nel 2013 sulla terra di Umago), ha purtroppo ceduto alla distanza con il sudamericano, che poi sarebbe giunto sino ai quarti, vincitore 5-7 6-2 7-5 in 2 ore e 9 minuti di partita.

Risultano infine indubbiamente meno amare le sconfitte rimediate da Riccardo Bellotti, 25 anni e 204 ATP, e di Salvatore Caruso, classe 1993 e 206°giocatore del ranking: entrambi si sono per la prima volta in carriera qualificati in un torneo del circuito maggiore, rispettivamente a Istanbul ed Estoril. Bellotti, tra l’altro, qualificatosi dopo aver sconfitto nel tabellone cadetto al primo turno 6-3 6-1 in 66 minuti Andres Molteni, 29enne argentino n°750 ATP, ed al turno decisivo 6-2 6-1 in 1 ora e 13 minuti il 25enne lituano Laurynas Grigelis, 254 ATP, ha anche qualche rimpianto (ha servito per il match sul 5-4 del secondo set) per come è andata la partita, persa in 2 ore e 6 minuti contro il brasiliano Rogerio Dutra Silva, 69 ATP. Meno recriminazioni per il siciliano Caruso, eliminato d’acchito da un ex top ten come il sudafricano Kevin Anderson, attualmente 66 ATP, a causa degli infortuni che hanno condizionato il suo 2016: Salvatore ha perso in 73 minuti col punteggio di 6-2 6-3, ma può dirsi soddisfatto per aver guadagnato l’accesso nel tabellone principale, dopo aver sconfitto prima in un derby tricolore Federico Gaio, 161 ATP, col punteggio di 6-1 6-2 in 56 minuti e poi il 29enne transalpino Kenny De Schepper con lo score di 6-3 7-6(1) in 1 ora e 39 minuti.

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Ferrero: “Alcaraz è come un altro figlio per me”. “Djokovic? Uno stimolo averlo in Australia”

Intervistato da Eurosport, Juan Carlos Ferrero ha le idee chiare sul percorso con il suo pupillo Carlos Alcaraz: “Lavorare ancora di più perché, per rimanere al top, bisogna vincere regolarmente Slam e Masters 1000”

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Carlos Alcaraz e Juan Carlos Ferrero - Montecarlo 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Carlos Alcaraz e Juan Carlos Ferrero - Montecarlo 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La trionfale stagione 2022 ha visto il diciannovenne Carlos Alcaraz diventare il giocatore più giovane di sempre a raggiungere la vetta della classifica ATP. Alcaraz ha vinto il primo titolo del Grande Slam allo US Open di settembre, in assenza di Djokovic, che quest’anno ha dovuto saltare due dei quattro major per non essersi vaccinato.

Il suo allenatore, Juan Carlos Ferrero, ha affermato in un intervista rilasciata a Eurosport che la potenziale opportunità per Alcaraz di confrontarsi con il 21 volte campione slam è un grande stimolo. “Abbiamo bisogno di lui”, ha detto Ferrero, riferendosi a Djokovic. “Penso che Carlos per migliorare il suo tennis abbia bisogno di giocare contro uno dei migliori della storia. Ovviamente Rafa è lì per giocare contro di lui e Novak, abbiamo bisogno di lui. A Madrid Carlos ha giocato contro Novak e lui ha aumentato il suo livello per provare a vincere la partita, quindi è quello che ci serve, per giocare negli Slam contro di lui, penso che sia molto importante per Carlos migliorare”.

 

Ferrero non si reputa sorpreso del ritorno in grande stile del serbo, che giova ricordarlo, ha vinto 18 delle sue ultime 19 partite della stagione, inclusa la striscia alle finali ATP. “Penso che dopo lo US Open, che non ha potuto giocare, fosse molto concentrato per dimostrare a se stesso che è in grado di vincere quasi tutti i tornei a cui partecipa. Abbiamo visto di nuovo che è in grado di farlo“, ha detto Ferrero del serbo . “Avrà la possibilità di giocare in Australia; penso che ne sia molto contento e penso anche il resto dei giocatori lo sia. Carlos e io stavamo parlando del fatto che siamo felici di vedere Novak lì perché se vuoi vincere l’Australian Open devi vincere contro i migliori, e ovviamente è una buona notizia. Ma ovviamente non mi ha sorpreso affatto che abbia vinto a Torino”.

Tornando ad Alcaraz il nativo di Murcia ha iniziato il suo allenamento pre-stagione in palestra lunedì e dovrebbe tornare a fare pratica sul campo in settimana .Al momento Alcaraz non è iscritto a nessun evento di preparazione prima dell’Australian Open, che inizierà il 16 gennaio. Nonostante le brillanti vittorie allo US Open e nei due Masters 1000, Ferrero lesina consigli utili per il suo pupillo in vista del 2023: “Gli dico che ora deve lavorare ancora di più perché se ora vuole rimanere al top, deve vincere costantemente gli Slam e i Masters 1000“, ha detto Ferrero, che è lui stesso un ex numero 1 del mondo. “Quindi è ancora più difficile di prima, quando magari vincendo un ATP 500 e ottenendo un ottimo risultato nel Masters 1000 potevi salire più in alto in classifica, ma ora, se vuoi rimanere al vertice, devi battere i migliori e devi vincere i migliori tornei, quindi è ancora più importante lavorare allo stesso modo o più duramente di prima”.

Il sodalizio tra Juan Carlos e Alcaraz è iniziato nel settembre del 2018, alcuni mesi dopo la fine della collaborazione del coach spagnolo con Alexander Zverev. Ferrero ha aiutato Alcaraz a costruire una squadra stabile attorno a lui.È come un altro figlio per me, il più grande“, ha detto Ferrero di Alcaraz. “È il mio secondo giocatore da allenatore e penso di continuare a imparare da lui e lui sta imparando da me. Stiamo entrambi crescendo insieme allo stesso tempo. È un ragazzo molto simpatico ed è molto facile lavorare con lui. “Quello che so è che avevo bisogno di qualcosa del genere perché dopo aver lavorato con Sascha non è stato così facile per me, non è la stessa cultura, lui capisce in modo leggermente diverso [il significato di] essere professionale, avevo bisogno di ripartire e lavorare con qualcuno con cui potevo lavorare in sintonia anche per il futuro; e in Carlos penso di averlo trovato.

Nell’agenda di Alcaraz in vista del 2023 figura – per ora – solo l’evento d’esibizione del Mubadala World Tennis Championship ad Abu Dhabi, dove sabato 17 dicembre esordirà contro Andrey Rublev o Frances Tiafoe. Come a dire l’Australia è lontana, ma nemmeno poi tanto.

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ATP

Rendimento Slam 2022: Nadal e Alcaraz davanti a tutti, Djokovic resiste. Sinner e Berrettini in top 10, in calo Medvedev

Ottima annata per i colori azzurri, la Spagna fa la voce grossa. Varie sorprese come Ruud e Kyrgios, ma anche tanti delusi, guidati dal russo

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Nel tennis, si sa, il metro di paragone principale per giudicare un giocatore è la costanza che questo sa tenere negli Slam, i grandi eventi per antonomasia, nei quali la cronaca si intreccia alla storia per diventare leggenda. E il 2022, con tutte le variabili del caso, tra la questione del vaccino di Djokovic e la guerra dichiarata da Putin che ha portato all’esclusione dei russi da Wimbledon (e la conseguente scelta dell’ATP di non assegnare punti), non può in ogni caso fare eccezione, pur facendo dovute proporzioni. Infatti, molti giocatori, anche di alto livello, non hanno potuto disputare tutte e quattro le prove Major (alcuni anche per motivi fisici), con un rendimento in termini di punti che chiaramente va a calare, premiando alcuni piuttosto che altri. Per valutare con accuratezza chi siano stati i migliori, i più costanti, nei quattro Slam della stagione appena conclusasi, abbiamo quindi stilato un’ipotetica top 20, che tiene conto solo dei punti guadagnati tra Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open.

 Da notare che vengono calcolati anche i punti dei Championships, non assegnati dall’ATP, e che tra parentesi viene riportata anche la classifica reale dei giocatori rientranti nella speciale classifica (dopo i punti è segnalato anche il numero di Slam giocati per coloro che ne abbiano saltato almeno uno). Di seguito i migliori venti nei Major del 2022:

  1. Rafa Nadal (2): 4900
  2. Carlos Alcaraz (1): 2630
  3. Casper Ruud (3): 2445 *3 Slam*
  4. Novak Djokovic (5): 2360 *2 Slam*
  5. Nick Kyrgios (22): 1605 *3 Slam*
  6. Daniil Medvedev (7): 1560 *3 Slam*
  7. Jannik Sinner (15): 1260
  8. Matteo Berrettini (16): 1080 *2 Slam*
  9. Marin Cilic (17): 1020 *3 Slam*
  10.  Stefanos Tsitsipas (4): 1000
  11.  Cameron Norrie (14): 1000
  12.  Karen Khachanov (20): 990 *3 Slam*
  13.  Frances Tiafoe (19): 990
  14.  Alexander Zverev (12): 900 *2 Slam*
  15.  Andrey Rublev (8): 810 *3 Slam*
  16.  Felix Auger-Aliassime (6): 595
  17.  Taylor Fritz (9): 595
  18.  Christian Garin (85): 585
  19.  Denis Shapovalov (18): 505
  20.  Holger Rune (11), David Goffin (53): 470

La risposta alla domanda principe “chi è stato il migliore?” appariva già abbastanza scontata, anche senza stilare una classifica che tenesse conto dei punti, dato che Rafa Nadal ha vinto i primi due Slam della stagione ed è arrivato in semifinale nel terzo, con un piccolo calo allo US Open dovuto a qualche acciacco fisico. E proprio alla luce di ciò, dei problemi che aveva accusato sul finire del 2021, e che ha dovuto sostenere lungo tutto il 2022, gli oltre 2000 punti in più nei Major ottenuti rispetto a Carlos Alcaraz sono anche una piccola sorpresa, oltre che una grande impresa. Il n.1 al mondo, nel primo anno con aspettative contro cui combattere, è andato in crescendo, passando dal terzo turno dell’Australian Open (contro Berrettini) alla vittoria a Flushing Meadows, mostrandosi ancora un po’ acerbo sull’erba, e non del tutto avvezzo alla pressione sulla terra di Parigi, in un Roland Garros che ha incoronato una delle più grandi rivelazioni, almeno a livelli così alti, del 2022: Casper Ruud. Il norvegese, infatti, ha chiuso la stagione con 2 finali su 3 Slam giocati (in Australia diede forfait alla vigilia), guadagnando ben 2120 punti in più in queste prove rispetto al 2021, mettendo a tacere tutti coloro che ne criticavano la poca propensione ai grandi appuntamenti. La finale alle ATP Finals ha mostrato come il norvegese sia prossimo alla sua maturazione completa, che non può prescindere da una grande affermazione. Specie considerando che ha perso l’atto conclusivo del torneo di fine anno solo contro il quarto migliore per rendimento negli Slam 2022, nonché ex n.1 e noto cannibale, cioè Novak Djokovic.

 

Infatti il serbo, pur non avendo potuto competere in Australia e negli USA per motivi legati al vaccino, ha comunque portato a casa il settimo Wimbledon della carriera, riaprendo la questione GOAT (quantomeno nel caso se ne faccia un discorso legato alle vittorie Slam, dato che il serbo è a quota 21, contro i 22 di Nadal), e soprattutto mostrandosi ben lontano dall’abbandonare certi palcoscenici. Dunque sono questi i quattro migliori giocatori negli eventi che contano, coincidenti con i primi tre al mondo e il solito Djokovic (che con i punti di Wimbledon sarebbe stato tra i primi 4 al posto di Tsitsipas), che hanno anche messo un certo distacco tra loro e gli altri. E, procedendo per gradi, analizziamo chi c’è tra questi altri, chi ha sorpreso, chi deluso, e chi è stato piegato solo dalla sfortuna.

Le sorprese e i grandi delusi – il primo risultato che balza all’occhio, che non può che far esultare gli amanti del talento allo stato puro e di un tennis fuori dagli schemi, è certamente il rendimento di Nick Kyrgios, quinto assoluto negli Slam, grazie alla finale a Wimbledon e ai quarti allo US Open. L’australiano sembra aver finalmente trovato la giusta quadratura al suo tennis, avendo anche battuto l’allora n.1 al mondo, nonché campione in carica, agli ottavi dello Slam americano, cioè Daniil Medvedev. Il russo, “solo” sesto per punti negli Slam (l’anno scorso era stato il secondo miglior giocatore per rendimento in questi tornei) è certamente una delle sorprese in negativo, nonché il gran deluso, di quest’anno nei Major. L’impressione è che ancora debba riprendersi dalla finale dell’Australian Open, in cui sprecò un vantaggio apparentemente incolmabile, permettendo a Nadal di strappargli un titolo che lo ha segnato per tutta la stagione, dove mai ha trovato il suo miglior tennis. Discorso analogo, per quanto riguarda la delusione, coinvolge Stefanos Tsitsipas: il greco ha totalizzato solo 1000 punti negli Slam, con un buon inizio dato dalla semifinale in Australia, andando però sempre a calare, e pur chiudendo l’anno da 4 al mondo, si trova solo decimo per rendimento tra le quattro prove.

Altro aspetto che un po’ lascia stupiti è l’assenza dai primi 20 di Hubert Hurkacz (n.10 al mondo), che dopo la semifinale a Wimbledon 2021 ha mostrato ancora una certa tensione nei grandi eventi, con soli 280 punti totalizzati nei 4 Major. Gran sorpresa, invece, è certamente Christian Garin. Il cileno, scivolato al n.85 al mondo (ancora pagando dazio per la questione Wimbledon), ha raggiunto i quarti sui prati inglesi, miglior risultato della carriera negli Slam, eventi in cui in quest’anno ha raccolto ben 585 punti, attestandosi addirittura al diciottesimo posto di questa speciale classifica, mostrandosi un avversario da non sottovalutare sulla lunga distanza. Nella formula su 3 su 5, un altro che quest’anno ha fatto la voce grossa è stato senza dubbio Marin Cilic. Il veterano croato, infatti, ha raggiunto almeno gli ottavi in tutti e 3 gli Slam giocati, uscendo sempre a testa alta, e raggiungendo addirittura la semifinale al Roland Garros, divenendo l’unico giocatore in attività (tolti i Fab 4) ad aver centrato almeno il penultimo atto in tutti e 4 gli Slam. E infatti il n.17 al mondo chiude come nono miglior giocatore nei Major del 2022, della serie “il lupo perde il pelo, ma non il vizio”.

Scorrendo non c’è nessun’altra grande sorpresa, con i vari Rublev, Fritz, Auger-Aliassime tutti quasi allo stesso livello, ancora incapaci di compiere quell’ultimo salto verso l’alto quando la pallina inizia a scottare (per il russo sei quarti di finale su sei persi in carriera, ma per la seconda volta, dopo il 2020, ne ha raggiunti due nello stesso anno), e ondeggianti tra l’impresa e l’avercela quasi fatta. Molto bene invece Norrie, Khachanov e Tiafoe, rispettivamente tra i posti 11 e 13 di questa top 20, spinti verso l’alto dalla storica semifinale di Wimbledon per l’inglese (che, avesse assegnato punti, gli avrebbe permesso di chiudere l’anno tra i primi 10), e quelle incredibili allo US Open per Karen e Frances. Certamente sorprendono la presenza tra i primi 10 di Berrettini (che a breve tratteremo nel dettaglio insieme a Sinner, settimo migliore nei Major) e alla quattordicesima piazza di Alexander Zverev, che avendo chiuso la stagione a giugno ha potuto giocare solo due prove Slam, comunque totalizzando 900 punti. Una pista da seguire per una grande vittoria che potrebbe finalmente essere vicina, chissà…Chiudono i migliori 20 negli Slam Shapovalov, Rune e un redivivo Goffin, almeno nelle due settimane di Wimbledon. Un quarto a testa, tra Australia, Parigi e Londra per i tre, con i primi due, nel pieno delle loro carriere (Rune in piena ascesa e con le idee ben chiare) che puntano a far ancora meglio nel 2023.

I nostri alfieri – ancora una volta, nonostante i tristemente noti problemi fisici susseguitisi, Matteo Berrettini si è dimostrato un giocatore da grande partita, da palcoscenico importante, in breve da Slam. Il romano infatti, che ha saltato tutta la stagione sulla terra rossa a causa del problema al polso, e ha dovuto rinunciare per il Covid a Wimbledon, è stato comunque capace di risultare ottavo in questa speciale classifica, avendo portato a casa ben 1080 punti in due sole prove Slam, tra Australian Open (semifinale persa da Nadal, futuro vincitore) e US Open (quarto di finale, sconfitta per mano del finalista Ruud). Dunque una grande costanza quando il gioco si fa duro mostrata da Matteo, che è apparso pronto per dire la sua a livelli altissimi, e con l’augurio che il fisico lo lasci in pace, può sognare in grande. Ancora meglio ha fatto invece Jannik Sinner, risultato come settimo miglior giocatore negli Slam, giungendo tre volte su quattro tra gli ultimi 8, e in due casi arrendendosi solo al quinto set contro i futuri vincitori (Djokovic a Wimbledon, dopo due set di vantaggio, Alcaraz nell’epica partita dello US Open). Segnali di grande maturità per l’altoatesino, che dunque ha già raggiunto almeno i quarti in tutte e quattro le prove dello Slam (al Roland Garros ci era già riuscito nel 2020), con il lavoro da fare ora che riguarda la parte mentale, il riuscire a fare quel passo in più di cui certamente Jannik è capace.

Dopo i primi due giocatori italiani meglio classificati, però, c’è ancora da lavorare per gli azzurri subito successivi. Lorenzo Musetti, n.23 al mondo, ha infatti racimolato solo 120 punti in tutti e 4 i Major, uscendo per ben tre volte al primo turno. Certo, spesso i sorteggi non sono stati proprio dei più fortunati (Tsitsipas a Parigi, Fritz a Wimbledon), ma il carrarino, talento allo stato puro, ha ancora molto da lavorare nei grandi eventi. Un po’ meglio Lorenzo Sonego, con 280 punti totalizzati e una quasi impresa contro Ruud al Roland Garros, che ne certificano comunque un buon livello, abbastanza costante, a livello Slam, con la concreta chance di poter sperare nuovamente almeno in qualche ottavo in futuro.

Dunque è questa la fotografia delle prove Major di questo 2022, con la Spagna a dominare, e l’Italia che ha saputo comunque farsi largo nonostante i tanti problemi e gli infortuni. Tante conferme, alcune delusioni, varie sorprese, ma emozioni a non finire e partite epiche, di quelle da raccontare. Questo, ogni anno, ci lasciano in dote gli Slam, quei tornei che ogni appassionato in cuor suo attende tutto l’anno e mai vorrebbe che finissero. Il 2023 si avvicina, e con esso la prima grande prova, l’Australian Open, a meno di due mesi. Alla luce dei risultati dell’anno appena trascorso, potrebbe essere tanto semplice quanto impossibile fare pronostici… ma almeno in Australia tutti dovrebbero essere sulla griglia di partenza, salvo noie fisiche dell’ultimo minuto. E, come abbiamo visto, già questa è una grande vittoria.

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ATP

Nadal batte Ruud a Bogotà e ammicca al pubblico: “Un giorno tornerò con Federer”

Prosegue il tour sudamericano di Rafa Nadal: grande successo in Colombia. E l’accenno a una sfida con Roger Federer che sembra una promessa

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Rafael Nadal - Torino 2022 (Twitter @atptour)
Rafael Nadal - Torino 2022 (Twitter @atptour)

Dopo la sconfitta di Quito, Rafa Nadal torna a battere Casper Ruud. A Bogotà, lo spagnolo vince 7-5 6-4 contro il norvegese, uscito sconfitto anche a Buenos Aires e Belo Horizonte, ma avrà la possibilità di rifarsi nell’ultima tappa di questa serie di esibizioni a Città del Messico. I due hanno offerto al pubblico un ottimo spettacolo, con grandi colpi e un gioco offensivo.
Prima del grande clou tra Nadal e Ruud, sono scesi in campo per un doppio misto gli idoli di casa Cabal e Osorio contro Lizarazo e Farah. Una sorta di intrattenimento prima dei due protagonisti attesi che è stato molto apprezzato dagli spettatori della capitale colombiana.

Una partita che non ha disatteso le aspettative: molto equilibrata specie nel primo set, mentre nel secondo ha preso il sopravvento il 22 volte campione Slam. Ruud dopo la partita ha detto di essere rimasto stregato per l’atmosfera e l’accoglienza ricevuta a Bogotà: “Abbiamo fatto del nostro meglio. Grazie a tutti per essere venuti”.

Anche Nadal ha dispensato parole al miele per il pubblico colombiano, aprendo anche ad un clamoroso scenario: “So che alcuni anni fa il mio collega Roger Federer non ha potuto giocare la sua partita qui a causa di un problema. Mi ha sempre detto quanto fosse entusiasta di giocare qui, e spero di tornare con lui un giorno”.

 

Rivedremo ancora una volta un Fedal in un campo da tennis, seppure come esibizione?

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