Sporting Club Selva Alta: verde e tennis alle porte di Vigevano

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Sporting Club Selva Alta: verde e tennis alle porte di Vigevano

Il club lombardo è un punto di riferimento per l’attività tennistica a sud di Milano. Una struttura grande, verde, dove praticare molti sport e tennis ad alto livello, come ci ha raccontato Alessio Masera, responsabile della sezione tennis

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Sig. Alessio Masera, nel 2018 lo Sporting Club Selva Alta compie 50 anni, un traguardo importante.
Sì! Abbiamo appena compiuto cinquanta anni, abbiamo già iniziato i festeggiamenti nel 2017 con vari eventi e feste, che hanno raccolto grande interesse da parte dei soci.

 

È curioso il nome, per una associazione sportiva…
Il club sorge all’interno del parco del Ticino, da un’idea di alcuni imprenditori vigevanesi (lungimiranti, visto che si parla di 50 anni fa…) che pensarono di costruire questo polo sportivo al bordo della città. Fu acquisito un terreno grande, che ha permesso di implementare strutture importanti, tanto che si potrebbe quasi definire un “villaggio turistico in città”.

Infatti al Selva Alta si possono fare moltissime attività oltre al tennis.
Il tennis resta l’attività principale: abbiamo 6 campi in terra battuta e 2 in sintetico Play it. Inoltre la struttura è composta da un campo da basket, uno da calcio a 7, uno da beach tennis e beach volley, palestra, una piscina grande ed una per bambini, oltre ad una zona divertimento per i più piccoli. Il Selva Alta offre anche una zona dedicata al maneggio, ed a fianco al club (ma è una struttura autonoma) un golf club. I soci giocano prevalentemente a tennis, ma usano molto anche la piscina e la palestra, sia di supporto al tennis agonistico e non che con corsi. Per i meno giovani, non mancano aspetti ricreativi come il biliardo, il  “classico” Burraco e via dicendo.

Attualmente quanti soci ha il club e quanto costa?
Abbiamo circa 700 soci, la quota costa 1900 euro all’anno. Per i nuovi soci abbiamo uno sconto del 40% il primo anno, poi il 20% al secondo e quota piena dal terzo. La quota sociale include l’utilizzo dei campi da tennis in modo illimitato, con un contributo per le spese di luce e riscaldamento nel periodo invernale. Le altre attività del club sono libere, tutto incluso: piscina, palestra…

Quindi la vita sociale è abbastanza movimentata, viste le tante opportunità per i frequentatori.
Assolutamente, e la priorità oggi del club è quello di coinvolgere i soci a venire e sfruttare tutte le strutture, e soprattutto coinvolgere i giovani cittadini per attirare nuovi giocatori e nuovi soci.

La priorità della attuale dirigenza è pertanto attrarre nuovi soci giovani?
Sì, reclutare giovani e famiglie. A Vigevano c’è una buona qualità della vita, ma riteniamo che con i problemi attuali della nostra società sia importante avere uno spazio in cui stare bene, passare il weekend o le ore serali tra settimana facendo sport ed attività in un ambiente sano. Ancor più per i giovani, che possano praticare sport e tante attività in un ambiente controllato e tranquillo.

Il tennis è il focus del club, ed immagino anche la scuola e l’insegnamento.
Esatto, soprattutto d’inverno la scuola tennis è il focus principale. Abbiamo attualmente circa 90 allievi, e formiamo molte squadre, a partire dagli under più piccoli fino alla serie D. La serie C è composta tutta da ragazzi della nostra scuola, fino ad arrivare alla serie A che è il fiore all’occhiello. Per i giovani è importante sapere che puntiamo alla loro crescita, con varie squadre che li possono accogliere, anche la serie A in prospettiva.

Ho visto sul vostro sito anche una proposta per i piccolissimi “campioncini della mamma” 4-5 anni, come si svolge?
È una attività propedeutica al tennis, una ginnastica con in mano la racchetta. L’esigenza è nata dal constatare come i bambini non giocano più nei cortili, all’aperto, e non sono più pronti come una volta all’attività psicomotoria. La proposta cerca di coordinare i piccoli, usando strumenti, racchettine, palline depressurizzate, ecc. Sono un insieme di giochi ed attività propedeutiche per conoscere il proprio corpo e poi entrare nel vero insegnamento del tennis.

Nel 2017 avete disputato la Serie A2 maschile, con la promozione in A1. Prospettive per il 2018?
L’anno scorso abbiamo disputato la A2 dopo la retrocessione dall’A1. Fu un’annata davvero sfortunata… Marcora, uno dei nostri giocatori di punta, fu bloccato dagli infortuni nel periodo del campionato, e Cecchinato fermato dalla squalifica, quindi ci mancarono i due tennisti che dovevano essere determinanti. La squadra nel 2017 è rimasta la stessa, senza Cecchinato ma con Bega. Con un buon campionato abbiamo ottenuto la promozione in A1, e ci presenteremo il prossimo autunno con una squadra composta dagli stranieri Jaroslav Pospisil, il bielorusso Uladzimir Ignatik (attualmente vicino al n.150 del ranking ATP), gli azzurri Roberto Marcora e Alessandro Bega, e Filippo Baldi, che è di casa e quindi del nostro vivaio. È la nostra “stellina” se possiamo così definirlo. Avevamo una buona squadra, diciamo di serie B, con il nostro capitano e giocatore Giovanni Rossanigo che è sempre stato il “motore” della agonistica del Selva Alta. Con l’esplosione da giovane di Filippo Baldi, abbiamo capito di aver tra le mani qualcosa di davvero importante, quindi abbiamo iniziato ad allestire una squadra più competitiva per farlo giocare in casa. Ed anche per la città, siamo una realtà piccola, tutti lo conoscono ed è bello avere un nostro atleta a competere al massimo livello nel club e nel tennis internazionale. In due anni siamo passati dalla C alla A2, fino all’approdo in A1. Quella del 2018 sarà la nostra terza esperienza nella massima divisione. Inoltre puntiamo moltissimo sul prossimo campionato di serie C, perché giocheranno tutti ragazzini del nostro circolo, quindi sarà un momento di crescita importante ed è molto sentita dal club. Le nostre squadre sono molto seguite: quando c’è la serie A abbiamo oltre 300 spettatori. Ci teniamo a sottolineare che la gestione della squadra di serie A non pesa sui soci, l’impegno economico della stagione sportiva è coperta dai nostri molti sponsor, aziende locali che con passione (molti sono di proprietà di soci) sostengono il nostro impegno. Sono Agenzia di Vigevano di Banca Generali, Atom Spa, Texon Italia, Lodigiani Auto, Tecnogi, Stav SpA, R.G.A., Cartiere Cama, Solazzo Calzature, BR1 Group, Eni, Icaiplast Spa, Farina, Vipetrol, Mega Stampi, Astoria.

Sporting Club Selva Alta Vigevano – Squadra Serie A

Organizzerete anche nel 2018 il torneo ITF Futures?
No, al momento non è in programma. Stiamo adesso vivendo una fase di rinnovamento dall’organizzazione della scuola tennis, per cui attualmente non crediamo di rifare il torneo. A maggio con l’inizio della nuova gestione della scuola tennis valuteremo se organizzare il torneo internazionale oppure passare direttamente al 2019. Sono costi importanti ed è difficile rientrare, quindi sono scelte che vanno valutate bene. Lo staff tecnico? Oggi è composto da me, Giovanni Rossanigo che è il responsabile della squadra e colui che ha creato l’intero movimento di vertice, ed il vice Presidente Umberto Mazzucco, altro personaggio di spicco nel club e determinante allo sviluppo del settore tennis nel club.

Una curiosità per chiudere, ci sono degli eventi particolari nell’annata che coinvolgono i soci?
Sì, in primavera ed inizio estate organizziamo delle feste in piscina, con musica e cena, che sono molto frequentate. Inoltre a breve faremo una cena medioevale, qualcosa di unico che lega al nostro territorio, e che i soci accolgono molto volentieri.

Marco Mazzoni

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Serie A1 2020: comincia la difesa del titolo per le ragazze del TC Prato

Esordio contro il TC Lumezzane, ma senza Kucova e con il dubbio Trevisan, che viene dall’infortunio nella finale di Todi. Girone assai insidioso completato da Canottieri Casale e TC Lucca

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Martina Trevisan - Assoluti di Todi 2020 (ph.Marta Magni)

Non sarà semplice per il Tennis Club Prato confermare lo scudetto femminile del 2019, perché il fardello di essere al contempo le favorite e le campionesse in carica non è così leggero da portare sulle spalle. Ma le tre giocatrici meglio classificate del team toscano – Martina Trevisan, Kristina Kucova e Lucrezia Stefanini – proveranno a guidare le compagne più giovani, tra le quali spiccano Beatrice Ricci, Asia Serafini e Federica Sacco, quest’ultima tornata in campo un anno fa (agosto 2019) dopo alcuni mesi ai box per un’infiammazione cronica alle ginocchia.

L’esordio delle ragazze di Prato avverrà domenica alle ore 10, sui soliti campi in terra rossa di Via Firenze (l’ingresso sarà libero), contro il TC Lumezzane della svizzera Ylena In-Albon e delle italiane Georgia Brescia, Rubina De Ponti e Chiara Catini. “Dopo la partita casalinga avremo due trasferte molto insidiose” ha spiega il capitano Gianluca Rossi, “con Canottieri Casale in Piemonte e nelle fila della squadra piemontese gioca Sara Errani, poi giocheremo il derby con il TC Lucca a Vicopelago con una squadra in cui figurano le sorelle Pieri e due straniere molto forti (si tratta di Zavatska e Bara, entrambe in top 200, ndr). Iniziamo a fare bene domenica“.

Le pratesi sono favorite ma dovranno fare i conti con alcune assenze. Martina Trevisan, che ha raggiunto la finale degli Assoluti di Todi e si è ritirata sul finire di un set molto combattuto (contro Paolini) per un problema muscolare, sta tentando il recupero in extremis svolgendo attività di riabilitazione in una clinica livornese. Non ci sarà invece la slovacca Kucova, almeno nella prima sfida (il traffico aereo europeo va ancora a singhiozo), dunque ci sono buone possibilità che Lucrezia Stefanini possa indossare la casacca di prima singolarista all’esordio.

 
Kucova e Trevisan, finale di Serie A1 2019 – Foto Marta Magni

Il reale livello del girone 1 sarà comunque determinato dalla partecipazione alle gare delle tenniste straniere: oltre alle succitate Zavatska e Bara, nella squadra piemontese militano la spagnola Bolsova e la rumena Buzarnescu. Ricordiamo che si qualificano per i play-off le prime due classificate, mentre la terza e la quarta finiscono ai play-out; l’altro girone femminile è composto da TC Genova 1893, Tennis Beinasco, TC Parioli e CT Siena.

SERIE A MASCHILE – Gli ‘scudettati’ in carica del Selva Alta di Vigevano (Hoang, Marcora, Robredo e Baldi le quattro punte di diamante) esordiranno domenica in casa – ore 10 – contro il Match Ball Siracusa, nel girone completato da TC Maglie e Sassuolo. Trovate qui tutti gli altri dettagli della prima giornata nel nostro articolo di presentazione del campionato.

Quanto al team maschile del TC Prato, è inserito nel girone 5 della serie A2 ed esordirà domenica a Pavia, squadra che può contare su nientemeno che Ramos-Vinolas, finalista del torneo di Montecarlo 2017. Il numero uno della squadra maschile pratese è invece un altro slovacco, Filip Horansky, che guida un gruppo di soli compagni toscani (Emiliano Maggioli, Federico Iannacone, Davide Galoppini, Mattia Bellucci e Jacopo Stefanini). Per lo stesso motivo di Kucova, però, Horansky non sarà presente all’esordio; la speranza di Prato è poter contare su di lui nelle prossime settimane.

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Serie A, così non va. Difetti e proposte

Modesti ritorni d’immagine (ma forti costi) per il club, sponsor, FIT. Trascurate qualità e promozione. Eppure la giocano Sonego, Musetti, Andujar, Travaglia, Bautista Agut, diversi top 100 ATP

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Lorenzo Sonego e Lorenzo Musetti - Assoluti Todi 2020 (foto Federtennis)

La presentazione del campionato di Serie A1 (di Luca De Gasperi)


In tempi di COVID-19 si fa quel che si può. Il campionato di serie A comincia ancor più in sordina del solito per i motivi che conosciamo. Senza raccattapalle, giudici di linea, conferenza stampa post gara (per chi le organizzava), hostess degli sponsor (per chi le aveva). Non è tutto sommato un male che non ci siano più i match di andata a ritorno, formula che appartiene tradizionalmente più al calcio (e altre discipline) che non al tennis. Troppe volte in passato le squadre che avevano perso l’andata in casa affrontavano le successive gare di ritorno (specie in trasferta) schierando dei ragazzini del club al posto dei migliori. Talvolta anche per risparmiare i gettoni di presenza dei tennisti più qualificati e più cari, quando si aveva la convinzione di non poter comunque recuperare.

Il risultato era che ne venivano fuori duelli di insignificante qualità e di nessuna incertezza. Quasi imbarazzanti per quegli spettatori, e sponsor, che si fossero trovato casualmente al club incuriositi da un match di cosiddetta serie A. In termini di promozione un boomerang. Sono anni che lo si dice, ma la FIT non ha mai mostrato di credere e di voler investire granché in questo campionato, trascurato da tutta la stampa nazionale perché promosso da sempre poco e male. Forse in FIT sono i primi a non credere nella possibilità di farlo crescere e diventare interessante.

 

La FIT ha incessantemente cambiato regolamenti ogni due per tre e obbligato i club a schierare non più un solo allievo cresciuto nel club ma due (troppi!) per la preoccupazione (da un lato comprensibile) di un tennis-mercato che, poco fair, favorisse smaccatamente i circoli più ricchi come ai tempi dei ripetuti successi del Tennis Capri. Il risultato è che al di fuori dei circoli che la giocano, pochi si accorgono che esiste. E anche all’interno dei circoli, salvo che ci siano dirigenti particolarmente attivi e pronti a promuovere il loro club anche con i mezzi che offrono internet, i social, i siti, ben pochi sono i soci al corrente del suo svolgimento.

Soprattutto la sensazione è tale per cui, dopo aver riscosso le quote di iscrizione, la FIT non si sia mai preoccupata troppo della qualità del suo primo campionato, che pure è utile ai giocatori di prima fascia nazionale (e in particolare ai giovani cui la FIT dovrebbe in particolare dedicare la sua attenzione) per guadagnare esperienza e soldini necessari a potersi permettere un’attività agonistica internazionale. Molte squadre di A, che investono diverse decine di migliaia di euro (alcune anche intorno ai 100.000 e più), rischiano ogni anno di rimetterci soldi. A che pro? Per la soddisfazione di partecipare? Non sarebbe stato incentivante predisporre almeno un minimo montepremi per un evento professionistico e legato in gran parte a giocatori di respiro professionistico? Premi per almeno le prime due, quattro squadre? Quantomeno la non obbligatorietà di pagare le iscrizioni l’anno successivo per le partecipanti alle finali come “ricompensa” per il traguardo raggiunto?

Posso anche comprendere che in questi giorni la FIT, angosciata per il lucro cessante degli Internazionali d’Italia (sia che si disputino, o no, a porte semichiuse o meno, una perdita rispetto al budget previsto 8 mesi fa certo purtroppo sarà inevitabile) non avverta l’urgente necessità di “investire” qualcosina di più sul proprio campionato di serie A. Ciò pur avendo sbandierato da tempo di essere la federazione sportiva con il bilancio più florido fra tutte (calcio escluso).

Ma quantomeno potrebbe annunciare, per stimolare i propri circoli che tanta passione e impegno economico dimostrano anno dopo anno, che almeno nel 2021 – COVID-19 permettendo – qualcosa di diverso verrà fatto per gratificare chi se lo merita. 

Per tutto questo primo semestre, se qualcuno avesse voluto mostrare ad altri, a uno sponsor quali erano le squadre di Serie A, quali erano i team campioni in carica, non aveva modo di farlo. Una ricerca sul sito della FIT non dava esito. Finalmente la scorsa settimana la FIT ha fatto conoscere squadre partecipanti e calendario. Ma anziché diramare e pubblicizzare il calendario, la FIT ha raccomandato ai club di mantenerlo segreto, di non diffonderlo. Il perché è misterioso. Di solito tutte le altre federazioni si danno da fare per far sapere chi gioca contro chi e quando. Perché la FIT non vuole farlo sapere? Perché non si è ancora deciso dove, quando e come si svolgeranno le fasi finali? Con quante squadre? Sembra davvero tutto così improvvisato… quando mancano pochissimi giorni all’inizio del campionato.

La FIT dovrebbe finanziare o perlomeno aiutare i circoli che investono sulla serie A. Come? I sistemi potrebbero essere diversi. C’è chi suggerisce un gettone minimo (€ 1000/2000 euro?) per ogni incontro di girone vinto? Ciò spingerebbe i circoli ad essere competitivi in ogni partita del girone anche a classifica definita. Ma tutti concordano sulla opportunità di garantire premi almeno alle squadre semifinaliste con bonus finale alla vincitrice.

Tennis Club Prato: le vincitrici della Serie A1 2019 – Foto Marta Magni

C’è chi ha fatto grandi sforzi (e non solo finanziari) per raggiungere le fasi finali del campionato. A parte la soddisfazione personale per il circolo e i giocatori, quei club non hanno ricevuto alcun supporto. Anzi, hanno dovuto affrontare parecchie spese anche per il weekend della finale. 

Alcuni circoli, nonostante tutto, vivono molto intensamente il campionato e ciò si riflette poi anche sulle squadre minori creando aggregazione e spirito di club. Motivo per cui se ci fosse un aiuto tangibile, anche la federazione ne riceverebbe sicuramente un ritorno. E tutto il movimento tennistico. 

Un’altra idea potrebbe essere quella di studiare un modo perché, al di là della diretta Supertennis garantita a copertura delle finali, almeno i circoli che dimostrassero di investire di più (se non si riuscisse ad accontentare tutti) venissero aiutati o a dotarsi di una produzione televisiva locale ma professionale per poter passare a Supertennis una o più partite in diretta (o anche una sintesi registrata di una durata predeterminata; certo ci sarebbe la difficoltà di assemblare materiali diversi provenienti da più parti, ma tutto si può affrontare e risolvere dopo aver definito alcune linee guida), oppure inviando nelle domeniche agostane (in cui oltretutto di tennis internazionale vero non ci sarà per buona parte del mese) una troupe di Supertennis (tramite Crionet?). Si potrà magari sorteggiare quest’anno quattro o otto club leader da mostrare. E  l’anno prossimo saranno altri otto e via dicendo. Ma occorre che la FIT per prima si preoccupi di dare agli sponsor dei club un minimo di visibilità per garantire un minimo di ritorno.  Per quest’anno e, in prospettiva anche con il preannuncio di qualche iniziativa, per gli anni a venire. 

Non è giusto che tutto ricada sulle spalle dei circoli più appassionati. È un compito della FIT proteggere e promuovere il proprio campionato. Anche a livello di news, di racconto giornalisticamente preparato si può fare meglio. Non solo la lettura dei risultati, please

Poi per carità, anche il contenitore “Circolando” di Supertennis, può essere gestito in modo tale che i circoli di serie A e B che si impegnano di più abbiano un ritorno apprezzabile. Ma, possibilmente, non seguendo il criterio di favorire il circolo più amico a detrimento di quello meno amico. Perché non approntare una serie di criteri oggettivi di “premi Serie A”, X minuti di esposizione televisiva (più o meno minuti a seconda risultati conseguiti), premi Serie B… idem come sopra?

D’altra parte è vero che i circoli non sono fin qui mai riusciti, di concerto con la FIT (perché no?), a organizzare una giornata costruttiva anche telematica (via Zoom? Oggi è facilissimo, non costa nulla!) per confrontarsi e proporre alternative, idee, opzioni sinergiche. Da parte federale si preferisce evidentemente che le cose proseguano così, dato che mi risulta che la proposta sia stata ogni tanto avanzata da qualche circolo partecipante. Si preferisce, di fatto e la storia insegna, che non ci sia alcuna riunione. È più facile imporre – giusta o sbagliata che sia l’imposizione – quel che si vuole dall’alto senza discutere e confrontarsi. Dicevano i latini: “Divide et impera“.

Tutto ciò appare abbastanza incredibile, se non fosse che l’attenzione a questo campionato non è mai stata quella che avrebbe dovuto essere. Addirittura per le premiazioni delle squadre campioni d’Italia è successo più volte perfino che le disertasse il presidente federale. Mi chiedo davvero in quale altro massimo campionato nazionale di altri sport possa avvenire una tale evidente mancanza di rispetto. Si chiede molto ai circoli, per tenere questa manifestazione in vita. Ma si fa davvero piuttosto poco per sostenerla adeguatamente. Cosa si potrebbe fare invece, ad esempio? Comprare spazi, ad esempio, su giornali e siti all’indomani delle giornate di gara, oppure alla vigilia per cercare di veicolare maggior pubblico (quando il COVID-19 ci avrà lasciato in pace…). Ciò se le casse federali fossero in tal sofferenza da non potersi permettere di acquistare un piccolo spazio prima e dopo.

Oggi, oltretutto, con la crisi della carta stampata, gli spazi sul media cartacei costano pochissimo. È anche vero, d’altro canto, che vengono sempre meno letti (soprattutto dei giovani che hanno solo il cellulare in mano) e un trafiletto in una pagina di sport fra le 30-40 pagine di un giornale ha poco impatto. Ma sempre meglio di niente. 

Una minima organizzazione federale a livello comunicazionale dovrebbe consentire alla FIT di scegliere i media tennistici locali (e non) più validi. Si tratterebbe di un’azione intelligente, perché aiutare i media di vario tipo a dare più spazio al tennis significa aiutare tutto il comparto tennis, che vive anche di informazione, di stimoli. Una campagna informativa – giornali e/o social – aiuterebbe poi i circoli a rendere maggiormente visibili gli sponsor che supportano le squadre, nella maggior parte dei casi, finanziatori per la passione nel tennis e nello sport in generale, senza un reale ritorno.

Che il sottoscritto nel lanciare quest’ultimo banale appello-suggerimento non abbia alcun interesse privato sarà chiaro e lampante per tutti: la FIT non comprerà mai spazi su Ubitennis, sito libero di opinione e critica. La FIT non lo farebbe neppure se Ubitennis avesse 70 milioni di visitatori unici, cioè quanto tutti gli italiani. Ne abbiamo solo 5 milioni, una cifra cui nessun altro sito specializzato si avvicina neppur lontanamente. Ma a Ubitennis, se la FIT sovvenzionasse in qualche modo altre testate, farebbe solo piacere. A questo mondo non si deve essere miopi. Più si vede, si legge, si parla, si discute di tennis, ovunque lo si faccia, lo si promuove e meglio è per tutti. Anche per Ubitennis. E dovrebbe essere anche per la FIT. Ma per capirlo ci vuole una dirigenza illuminata, con una visione. Per anni, almeno in rapporto alla Serie A, non ci siamo accorti di averla. Ma siamo ottimisti. Il rilancio parte dalla consapevolezza, dalla volontà, dall’ottimismo della ragione.

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Torino si fa bella per le Finals: ristrutturazione al Circolo Sporting

Lo Stadio verrà ampliato e potrà raggiungere una capienza di 2500 posti a sedere. In programma anche l’allestimento di due campi di allenamento per i partecipanti del Masters

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Circolo della Stampa Sporting Torino

Il Circolo della Stampa Sporting di Corso Agnelli a Torino verrà riqualificato in vista del grande evento che il capoluogo piemontese ospiterà nell’autunno del 2021: le ATP Finals. Il progetto verrà a costare circa mezzo milione di euro e godrà in buona parte del finanziamento della Compagnia di San Paolo, che stanzierà un finanziamento di 400.000 euro. Lo “Stadio” del circolo è la struttura sulla quale si concentreranno maggiormente i lavori. In piedi dal 1942 (realizzata dall’architetto Domenico Morelli), potrà raggiungere una capienza di circa 2500 spettatori dopo la ristrutturazione. Il progetto prevede anche l’allestimento dei due campi di allenamento a disposizione dei migliori otto singolaristi e doppisti del Tour ATP che si saranno battaglia sul cemento del Pala Alpitour.

Lo Stadio ha ospitato per ben sei volte gli incontri di Coppa Davis e ha visto calcare la sua terra battuta campioni i grandi campioni del tennis italiano -Pietrangeli, Panatta e compagni – e non solo. Conoscerà ora una nuova era sportiva, ancora dominata dai Big Three nel mondo della racchetta, ma con tante giovani promesse che proprio a Torino avranno la possibilità di scrivere la storia. La ristrutturazione porterà a un recupero totale della struttura, che potrà essere utilizzata non solo per manifestazioni sportive, ma anche per convegni, eventi musicali e teatrali. L’ampliamento consentirà anche di garantire un numero cospicuo di spettatori sugli spalti anche in caso di restrizioni dovute all’emergenza sanitaria (circa 600 secondo le norme di distanziamento sociale).

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