World Padel Tour, profili: Marrero/Ortega e Sanchez/Gutierrez

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World Padel Tour, profili: Marrero/Ortega e Sanchez/Gutierrez

Ultimo focus del 2019 sul padel, uno sport in netta crescita. Vi presentiamo le attuali numero uno femminili e gli ex numero uno maschili

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Belasteguin/Lima e le gemelle Alayeto
Navarro/Lebron e Sanchez/Salazar

Continua su Ubitennis la rubrica dedicata al Padel, lo sport che ha rivoluzionato la vita sportiva degli spagnoli e che, giorno dopo giorno, conquista stelle del calcio mondiale e dello spettacolo in generale nonché migliaia di italiani. Oggi vi presenteremo le due coppie che occupano la prima posizione del ranking mondiale femminile e la coppia numero 3, ex numero 1, del padel maschile, rispettivamente Marta Marrero e Marta Ortega e Daniel Carlos Gutierrez e Maximiliano Sanchez.

Marta Marrero e Marta Ortega: “Las Martas”

Non possiamo che iniziare dal profilo della veterana Marta Marrero, nata a Las Palmas, capitale delle isole Canarie (Spagna), il 16 gennaio 1983, altezza 173 cm per 64 kg di peso, è un destro e nel 10×20 (le misure del campo di padel) occupa la parte sinistra, anche conosciuta come quella del vantaggio nel tennis, la posizione dedicata nel padel, teoricamente, a colui che dovrebbe finalizzare il punto. Il suo colpo marchio della casa è il pallonetto ma è anche molto famosa per il rovescio a due mani e per il potente smash. Attualmente vive e si allena a Barcellona.

 

Marta Marrero ancor prima di essere conosciuta per il padel è famosa in patria e nel mondo soprattutto per la sua carriera da professionista nel circuito WTA. Prima di ritirarsi nel 2010, in seguito agli innumerevoli infortuni, Marta Marrero, professionista dal 1998, aveva raggiunto una classifica di top 50 (miglior ranking numero 47 sia in singolare nel 2004 che in doppio nel 2005). In particolare, in singolare ha raggiunto in un’occasione sia i quarti di finale al Roland Garros (da qualificata nel 2000, perse dalla connazionale Conchita Martinez poi finalista in quell’edizione) che gli ottavi di finale a Melbourne (2001, perdendo dalla statunitense Jennifer Capriati), oltre a raggiungere 2 finali entrambe perse. In doppio, invece, su 5 finali disputate (di cui 3 tornei Mandatory) ha vinto 2 titoli, entrambi Premier su terra battuta (uno dei quali a Istanbul in coppia con la nostra Antonella Serra Zanetti) tra 2004 e 2005. In Fed Cup Marta ha partecipato in diverse edizioni (2002, 2004 e 2005), giocando 7 partite (in singolare 2 vittorie, entrambe nel 2002, e 4 sconfitte, una sconfitta in doppio) e raggiungendo il miglior risultato con le semifinali a Mosca nel 2004 perse contro la Francia (Marta perse sia l’unico incontro di singolare da lei disputato che quello di doppio).

Professionista nel World Padel Tour dal 2015, in coppia con Alejandra Salazar, Mara Marrero da subito diventa numero 2 del ranking alle spalle delle gemelle atomiche Alayeto, riuscendo finalmente a scavalcarle in classifica diventando numero uno al mondo per la prima volta nel 2016 (insieme a Alejandra Salazar) e per la seconda volta nel 2019 (grazie alla collaborazione con Marta Ortega). La stagione 2016 è stata forse quella da incorniciare, infatti, oltre al numero 1 del ranking WPT, arriva anche il titolo mondiale con la Spagna sia in coppia (con Alejandra Salazar) che in squadra oltre che il titolo europeo a squadre nell’edizione 2017.

Nel 2018 Marta Marrero ritorna a fare coppia con Salazar, al rientro dopo 7 mesi di stop dovuti ad infortunio, e insieme conquistano ben 6 titoli (titolo di Maestre incluso oltre alla prima edizione del WOpen), tutti vinti contro le acerrime rivali, le gemelle Alayeto. Alla fine del 2018 Marrero e Salazar arrivano a pochi punti dalla riconquista del numero 1 del ranking che rimane nelle mani delle gemelle Alayeto e, proprio a fine stagione, Marta e Ale annunciano il loro divorzio come coppia e l’inizio di una nuova sfida che le vedrà nel 2019 svariate volte avversarie soprattutto in finale dando vita a un nuovo classico del padel femminile. Inoltre, nel 2019, grazie ai titoli conquistati insieme l’anno prima e grazie all’avvicendamento di titoli vinti nella stagione in corso, seppur non formando coppia, Marrero e Salazar sono tornate contemporaneamente al numero uno della classifica mondiale, condizione che hanno mantenuto solo a distanza di un torneo per poi lasciare spazio alla sola Marta Marrero al vertice della classifica mondiale femminile. Infatti, seppur il padel sia esclusivamente uno sport di coppia, le classifiche sono stilate a livello individuale, mentre l’iscrizione ai tornei prevede l’assegnazione delle teste di serie sommando i punti in classifica dei giocatori che formano coppia nello specifico torneo.

Passiamo ora alla descrizione del profilo di Marta Ortega Gallego, anche detta Martita (piccola Marta per via della età e per distinguerla dalla compagna Marrero) o Doctora (dottoressa, per via dei suoi studi di medicina, ma anche per la precisione di alcuni suoi colpi in campo), nata il 14/02/1997 a Madrid (Spagna) sua attuale città di residenza, altezza 170 cm, è un destro e in campo occupa la posizione del drive (destra) riservata alla costruzione del punto. I suoi colpi migliori sono sicuramente la bandeja e la dejada. Marta Ortega è giovanissima ma vanta già nel suo palmares il titolo di campionessa europea nel torneo di coppia (con la connazionale Ariana Sanchez) e in quello a squadre con la Spagna (2017 Portogallo), il titolo di campionessa del mondo a squadre con la Spagna e di vicecampione del mondo nel torneo di coppia (con Carolina Navarro) nella stessa edizione del 2014, il secondo posto alle WPT Finals 2017 (sempre in coppia con Ariana Sanchez), 8 titoli nel circuito professionistico (1 nel 2017 con Ariana Sanchez e 7 nel 2019 con Marta Marrero, oltre a due Challenger vinti nel 2017 sempre con Sanchez) e il record di giocatrice più giovane nel conquistare un titolo WPT (nel 2017 a 19 anni, vittoria dell’Open di Santander in coppia con Ariana Sanchez con cui condivide il record) e a conquistare il primato della classifica mondiale WPT (a 22 anni nel 2019).

Martita Ortega è molto attiva sui social in particolare Twitter e Instagram dove pubblica molte storie di padel e di vita privata, specialmente relazionate agli studi (iscritta a medicina). Nel circuito maschile ha un’ammirazione sconfinata per il sevillano Francisco Navarro Compan, meglio noto come Paquito, oltre che per il compaesano Alejandro Galan, fratello della sua ex compagna di team Alba Galan.

Insieme a Marta Marrero, Marta Ortega nel 2019 ha dato vita ad un appassionante confronto con la ex compagna di squadra, Ariana Sanchez a sua volta in squadra con Alejandra Salazar ex compagna di Marrero. Le due coppie hanno chiuso la stagione rispettivamente con 7 e 5 titoli su 15 tornei disputati, affrontandosi per ben 7 volte (4-3 a favore delle Marte), tutte finali, inclusa quella di fine anno, la finale del torneo dei tornei, il Master Final di Barcellona, che dopo una battaglia di 2 ore e 59 minuti si è conclusa al tie break del terzo set decretando maestre 2019 Salazar e Sanchez.

Il Mago di San Luis Daniel Carlos Gutierrez e lo Squalo di Villa Mercedes Maximiliano Sanchez

Nato a San Luis, capitale dell’omonima provincia argentina nella regione del Cuyo, il 15 giugno 1984, altezza 177 cm, Carlos Daniel Gutierrez Amaya è un destro e nel 10×20 occupa la parte destra. I suoi colpi marchio della casa sono la bandeja, i recuperi impossibili e la dejada con effetto a uscire dalla porta. Daniel nel circuito è anche conosciuto come Sanyo, soprannome che gli è stato attribuito da piccolo per via del nome di un giapponese che viveva a San Luis, che si chiamava proprio Sanyo, e per via del taglio degli occhi di Daniel che ricordava quello tipico di un giapponese. I commentatori spesso lo indicano come il Puntano (abitante di San Luis) o Abracadabra Gutierrez in riferimento alle magie che fa in campo in qualità di Mago di San Luis.

Il palmares di Daniel Gutierrez è pieno di trionfi tra i quali:

  • campione del mondo a squadre 2016 con l’Argentina battendo in finale la Spagna (secondo incontro giocato in coppia con Fernando Belasteguin e vinto contro Francisco Navarro e Juan Martin Diaz)
  • vincitore di 3 edizioni delle Finals WPT (2013 e 2014 in coppia con Maximiliano Sanchez, in entrambe le occasioni sconfisse i numeri 1 del mondo Fernando Belasteguin e Juan Martin Diaz, indimenticabile la finale del 2014 in quella che fu l’ultima partita insieme di Bela e JM Diaz; 2016 in coppia con Francisco Navarro)
  • vincitore di 2 Master di Buenos Aires in coppia con Maximiliano Sanchez nel 2013 e nel 2018
  • chiusura del 2018 come numero 1 del ranking mondiale in coabitazione con il compagno di squadra Maximiliano Sanchez

Nel 2019 Sanyo è stato protagonista della giocata più spettacolare mai vista in un campo di padel. Durante la finale del Mexico Open, ultimo torneo della regular season, di fronte ai nuovi numeri 1 del mondo Navarro e Lebron, il Mago ha eseguito una contro parete laterale destra da un tweener di spalle. La palla velocemente cambia direzione finendo sul lato sinistro e passando la rete, sorprendendo Lebron a cui non rimane che applaudire. Pubblico in estasi e gioco fermo per qualche minuto di incredulità. Lo stesso Gutierrez a fine partita dirà che di queste giocate, 199 su 200 vanno fuori, ma per questa unica che rimane dentro ci vuole un po’ di fortuna.

Connazionale e compaesano di Daniel Gutierrez, nonché suo compagno di team, Maximiliano Sanchez Aguero nasce a Villa Mercedes, nella provincia argentina di San Luis nella regione del Cuyo, il 15 dicembre 1986, altezza 183 cm. Maxi Sanchez è un destro e nel 10×20 occupa la parte sinistra. Il suo colpo marchio della casa è il remate/pagada (i colpi violenti in smash anche in salto) ma anche i recuperi fuori dal campo. Il suo nickname è il Tiburon (lo squalo, per il suo coraggio in campo) o semplicemente Maxi e il suo sito web ufficiale è https://maxitheshark.com/

Il palmares di Maxi Sanchez non ha nulla da invidiare a quello del compagno di team:

  • campione del mondo a squadre 2016 con l’Argentina battendo in finale la Spagna (primo incontro giocato in coppia con Agustin Silingo e perso contro Juani Mieres e Mati Diaz)
  • vincitore di 3 edizioni consecutive delle Finals WPT (2013 e 2014 in coppia con Daniel Gutierrez; 2015 in coppia con Juan Martin Diaz)
  • vincitore di 2 Master di Buenos Aires in coppia con Daniel Gutierrez nel 2013 e nel 2018
  • diventa numero uno del ranking mondiale per la prima volta in carriera nel settembre 2018 quando, vincendo il torneo di Lugo, succede in solitaria al brasiliano Pablo Lima, già passato alla storia come numero uno solitario dopo Belasteguin
  • chiusura del 2018 come numero 1 del ranking mondiale in coabitazione con il compagno di squadra Daniel Gutierrez

Dal momento in cui Sanyo Gutierrez e Maxi Sanchez hanno deciso di tornare nello stesso team, dopo il biennio di break in cui Gutierrez decise di intraprendere il progetto con Paquito Navarro, i due argentini hanno messo a segno la stagione migliore delle rispettive carriere vincendo nel 2018 ben 8 titoli e chiudendo l’anno per la prima volta al primo posto della classifica mondiale. Il flusso positivo è ripreso anche all’inizio della stagione 2019 con 3 titoli nei primi 4 tornei. Tuttavia, è dal successo di Vigo che Sanyo e Maxi non vincevano un titolo e i tanti punti non difesi hanno determinato il superamento in classifica da parte degli spagnoli Paquito Navarro e Juan Lebron primi spagnoli nati in Spagna ad arrivare al vertice della classifica mondiale (Navarro era già stato vicinissimo a questo risultato anche nel 2017 proprio in coppia con Sanyo Gutierrez). Sanyo e Maxi hanno dimostrato il pedigree da campioni vincendo altri 2 titoli su 4 tornei disputati a fine stagione regolare (5 il numero totale di titoli nel 2019), l’ultima delle quali avvenuta proprio contro Navarro e Lebron nella finale del Mexico Open, ultimo torneo della regular season.

Purtroppo, i due puntani nella semifinale del Master Final di Barcellona, torneo dedicato alle migliori 8 coppie maschili e femminili, hanno ceduto il passo a Pablo Lima e Alejandro Galan poi vincitori del torneo (battendo in finale Belasteguin e Tapia a loro volta giustizieri della coppia numero uno del mondo). In virtù di questo risultato Lima e Galan superano il duo argentino e concludono la stagione al secondo posto della classifica mondiale.

Appuntamenti con il padel da segnare in agenda

Il grande Padel internazionale va in vacanza per tre mesi, tornerà infatti a marzo 2020. È stata una grande stagione di padel. In primis è stato battuto il record di spettatori a una partita di padel professionistico con 9.558 persone paganti per le semifinali del Master Final di Barcellona il 21 dicembre 2019 (per la finale il giorno seguente è stata comunque raggiunta una cifra record di più di 7 mila persone). Inoltre, il 2019 è stato un anno davvero internazionale per il World Padel Tour con i Master in Portogallo e Argentina, gli Open in Brasile, Messico e Svezia, senza dimenticare le esibizioni in Belgio e Egitto e un challenger in Francia.

Per il momento non sono ancora state annunciate le località che ospiteranno i tornei della prossima stagione, ma ci risulta che Roma sarà tappa ufficiale del WPT nel 2020 e l’Open del Mexico dovrebbe essere confermato anche il prossimo anno con l’estensione alle donne. Il World Padel Tour non vi abbandona mai con notizie puntuali sul sito ufficiale, sui propri canali social di Facebook e Instagram e con lo streaming completamente gratuito sul canale youtube dedicato, con dirette dal venerdì alla domenica nelle settimane in cui si disputano i tornei Open e Master della lega di Padel più importante al mondo.

Massimiliano Mingrone

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Grande Slam 2020, la classifica femminile

Da Kenin a Sabalenka, da Swiatek a Pliskova, chi sono state le giocatrici che hanno fatto meglio nei tornei più importanti del tennis? E chi invece ha deluso?

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Garbiñe Muguruza e Sofia Kenin - Australian Open 2020

Da alcuni anni propongo una classifica particolare, costruita esclusivamente sui quattro tornei più importanti della stagione: Australian Open, Roland Garros, Wimbledon, US Open. Più ancora che in passato, nel tennis contemporaneo gli Slam si stagliano nella considerazione di tutti come qualcosa di superiore, a sé stante, ed è su questi palcoscenici che si costruiscono le grandi carriere.  Ecco perché, malgrado le tribolazioni che hanno profondamente alterato il calendario 2020, ho deciso di presentare ugualmente la classifica.

Naturalmente andrà considerata con cautela, a causa dei fattori esterni che hanno inciso sulle questioni tecniche: innanzitutto la cancellazione di Wimbledon, ma anche lo spostamento di data del Roland Garros, le assenze importanti che hanno caratterizzato lo Slam americano e, in parte, anche quello francese.

Il criterio adottato per costruire la classifica è sempre lo stesso, ed è molto semplice: la somma dei punti ottenuti in ogni Slam secondo l’attribuzione WTA. Questa è la ripartizione:
2000 punti (vittoria)
1300 (finale)
780 (semifinale)
430 (quarti)
240 (4° turno)
130 (3° turno)
70 (2° turno)
10 punti (sconfitta al primo turno)

Ecco dunque la Classifica Slam completa sino alla posizione numero 32, con in più le sette giocatrici, più arretrate, che sono attualmente comprese fra le prime 20 del ranking WTA ufficiale:

In questa tabella nelle tre colonne a sinistra ci sono diverse graduatorie. La prima colonna a sinistra, in grassetto, indica la posizione nella nostra Classifica Slam.

La seconda colonna corrisponde all’attuale ranking ufficiale WTA, che nel 2020 ha visto congelare i punti in scadenza, con una logica inedita che ha prodotto situazioni anomale. Per esempio Bianca Andreescu mantiene la settima posizione senza avere disputato alcun match in tutto il 2020 (causa problemi fisici), mentre Ashleigh Barty conserva il primo posto malgrado non sia più scesa in campo dal 28 febbraio.

La terza colonna denominata “Race” fa riferimento a tutti i punti raccolti dalle giocatrici nell’anno 2021. La definizione “Race” in questa stagione è ufficiosa e non viene utilizzata da WTA, visto che le Finals non si disputeranno; questa graduatoria fa riferimento ai calcoli di questo sito, e spero siano esatti. Rimane comunque un dato molto interessante perché restituisce il rendimento stagionale, depurato dai risultati conquistati nel 2019.

a pagina 2: Le delusioni del 2020 negli Slam

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Focus

Il tennis tira la cinghia in tempi di Covid, ma forse il challenger di Marbella ha esagerato

“Nella mia carriera tennistica non mi sono mai sentito tanto disprezzato da qualcuno dell’organizzazione”, racconta lo spagnolo Pedro Martinez. Il challenger di Marbella ha costretto lui e altri giocatori a pagarsi l’alloggio da soli

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Pedro Martinez – Marbella Open 2020 (foto via Twitter @MarbellaOpen)

Il 2020 continua a essere un anno non facile per giocare a tennis. Certo, va anche peggio per cose molto più importanti, ma, almeno qui, possiamo limitarci a parlare dello sport che amiamo. Se chi gioca per divertirsi deve fare i conti con un altro mese di stop (sempre che il clima non consenta di giocare all’aperto), la stagione con il buco in mezzo non è stata affatto clemente con i professionisti della racchetta, oltre che, naturalmente, con tutti quelli che traggono dai tour una fonte di reddito più o meno diretta.

Solo per fare un esempio, il 40% del personale di Tennis Canada ha perso il lavoro perché non è stato possibile organizzare la Rogers Cup. Senza contare le ricadute su un sistema che stava sfornando tennisti anche di altissimo livello, da Bianca Andreescu a Denis Shapovalov. Ecco quindi spiegati gli enormi sforzi per riuscire a organizzare eventi le cui probabilità di disputa sembravano quasi risibili, primo fra tutti lo US Open, con annesso il Masters 1000 di “Cincinnati” in una perfetta applicazione del concetto di economia di scopo, ma anche l’autunno europeo su terra battuta.

Anche dove si è riusciti a giocare, il pubblico si è rivelato un fattore determinante. O, più precisamente, l’assenza di pubblico o il numero estremamente ridotto di appassionati sugli spalti. Il Roland Garros ne è uscito complessivamente bene (24 milionilordi di utili) nonostante i mille spettatori al giorno rispetto agli oltre 34.000 giornalieri della passata edizione, sempre ricordando che si tratta di uno Slam, quindi con cifre relative ai diritti televisivi nemmeno paragonabili con quelle dei tornei minori. Un effetto diretto del minore introito generato dalla vendita dei biglietti e di tutte le attività collegate alla presenza degli appassionati si è senza dubbio registrato sui montepremi, nonostante si sia riusciti a non penalizzare i giocatori di fascia più bassa.

 

Il Western&Southern Open di passaggio a New York ha offerto in totale 4,2 milioni di dollari contro i 6 del 2019, aumentando però di circa il 10% l’assegno per gli sconfitti al primo turno che hanno pertanto incassato 24.560 dollari (lordi). Ciò a spese dei primi della classe, primo fra tutti il vincitore, Novak Djokovic, che si è accontentato di 285.000 dollari invece del milione abbondante dell’anno scorso.

Scendendo rapidamente di livello, l’ATP 250 di Anversa ha offerto un montepremi del 38% inferiore a quello del 2019 quando ad Andy Murray erano toccati 110.000 euro contro i 30.000 e spicci del freschissimo vincitore Ugo Humbert. Sempre a beneficio di chi ha più difficoltà a far quadrare i conti perché più spesso non arriva molto avanti nei tabelloni del Tour. A proposito di “sfortunati” vincitori, andando sulla pagina ATP di Sascha Zverev, constatiamo che i due titoli consecutivi a Colonia gli sono complessivamente valsi meno di 28.000 euro. Per fortuna ha giocato anche tre match di doppio insieme al fratello Mischa che gli hanno fruttato altri 3.000 euro. In definitiva, chi vince si accontenta, ma almeno tutti stanno facendo qualcosa perché qualche centinaio di professionisti o aspiranti tali non rischino di dover smettere di giocare. Forse non proprio tutti.

Zverev con il primo trofeo vinto a Colonia

SCARAMUCCE A MARBELLA

Più che altro, c’è qualcuno che la rende anche più complicata del solito, come sta succedendo al Challenger 80 di Marbella, almeno secondo quando denuncia Pedro Martinez, ventitreenne della provincia di Valencia che questo mese ha sfondato il muro della top 100 dopo il terzo turno al Roland Garros raggiunto partendo dalle qualificazioni. Affidandosi (malvolentieri) ai canali social, Martinez, iscritto appunto al Marbella, spiega che i Challenger offrono sempre l’ospitalità (pernottamento e colazione) ai giocatori, i quali devono però prenotare l’albergo con almeno due settimane di anticipo, cosa peraltro non semplice soprattutto quando sei impegnato in altri tornei.

Insomma, Pedro ha prenotato solo mercoledì scorso, non rispettando la disposizione del Rulebook ATP, come del resto non hanno rispettato i tempi Carballes Baena, Munar, Taberner e altri perché non sapevano quando sarebbero potuti arrivare. “In tutto il circuito Challenger si giocano più di 150 tornei all’anno in oltre 40 Paesi ed è la prima volta che un torneo adotta questa posizione” scrive Martinez riferendosi al fatto che le spese dell’albergo saranno a carico suo e dei suoi colleghi. Una decisione presa dal direttore del torneo Ronnie Leitgeb (sì, l’ex coach di Muster, Gaudenzi, Quinzi, ex presidente della federtennis austriaca, eccetera). E, forse, dover pagare non è nemmeno la parte peggiore.

Pedro continua il suo racconto: “È arrivato a dirmi che la persona che si occupa delle mie prenotazioni è stupida e che è disposto a darmi mille euro di tasca propria perché me ne torni a casa e non mi faccia più vedere ai suoi tornei, perché non ha alcun interesse che Carballes, Munar e io (i tre spagnoli con ranking più alto iscritti al torneo) siamo in tabellone e che nessuno verrà a vederci giocare. Hai appena finito di festeggiare l’ingresso nei top 100 e due settimane dopo ti senti dire questo. Mai nella mia carriera tennistica mi sono sentito tanto disprezzato da qualcuno dell’organizzazione e dubito che siano in molti ad avere avuto un’esperienza simile nel circuito”. Conclude con apprezzamenti per il sito del torneo, per tutti gli altri che ci lavorano e per il personale dell’ATP che tuttavia non ha voce in capitolo sull’argomento.

Il tweet di Carlos Taberner

Sullo stesso tono il tweet di Carlos Taberner, che indica Leitgeb come responsabile della decisione “unica, di negare l’ospitalità ai suoi giocatori”, oltre a non essersi degnato di rispondere ai miei messaggi o alle chiamate. Non manca la comprensibile amarezza: “È molto difficile accettare che queste cose accadano in uno dei pochi tornei che quest’anno si disputano nel tuo Paese e sentire un tale disprezzo quando credevi di giocare in casa. Si è aggiunto anche Carballes Baena, che aveva prenotato nove giorni prima del lunedì di inizio del torneo perché non sapeva se avrebbe giocato. “Credo un tempo sufficiente per informare l’hotel” scrive su Instagram, “e non penso che fosse pieno in questi tempi complicati per il Covid”. Proprio in virtù di questi tempi complicati, non sembra così folle aspettarsi quella elasticità che, a quanto dicono i tennisti, è sempre stata la norma dovunque abbiano giocato. Anche Carballes sottolinea come Leitgeb abbia trattato lui e Pedro in maniera “inappropriata”.

Da parte del torneo, non c’è stata ancora risposta. Nel frattempo, Martinez, secondo del seeding, ha giocato il suo incontro di primo turno e vinto. Il suo assegno passa così da 450 a 730 euro. Se arriverà ad alzare il trofeo, diventeranno 6.190. Meno le imposte e, a quanto pare, il costo dell’hotel.

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ATP

ATP Anversa: Ugo Humbert vince il secondo titolo del 2020

Il francese ha regolato Alex De Minaur in Belgio, conquistando il best ranking di N.32 al mondo

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U. Humbert b. [8] A. de Minaur 6-1 7-6(4)

Grande vittoria per il mancino Ugo Humbert, che ha sconfitto il favorito Alex De Minaur, tds N.8, per 6-1 7-6 (4) in 97 minuti nella finale della quinta edizione dello European Open di Anversa. Il francese ha suggellato una settimana che l’ha visto rimontare un set a Carreno Busta e salvare quattro match point contro Dan Evans (è il terzo giocatore in stagione a vincere un torneo dopo aver guardato l’eliminazione in faccia, eguagliando Opelka a Delray Beach e Djokovic a Dubai) e conquistato il secondo titolo alla seconda finale della carriera e del 2020; il primo era arrivato a gennaio contro Paire ad Auckland.

PRIMO SET – La finale si è giocata a porte chiuse (come i match di ieri) in seguito alle modifiche del protocollo decise per il weekend a causa della seconda ondata di Covid-19 che sta investendo il continente:

 

Prima sfida fra i due, con De Minaur reduce da una semifinale altresì agonica contro Grigor Dimitrov. Il francese è partito servendo tre prime al corpo, probabilmente per non consentire a Demon, contrattaccante di stirpe, di sfruttare gli angoli generati dall’avversario. Come Evans ieri, il piano dell’aussie era di evitare il dritto squillante del francese, o se possibile farlo colpire in corsa aprendosi il campo con il servizio esterno, ma una serie di prime da destra con poche velocità ed angolo hanno consentito ad Humbert di entrare da subito con la risposta, stanandolo in uscita dal servizio per il primo break. A de Minaur non manca certo la pazienza, e con scambi al centro sul lato del rovescio ha indotto Ugo all’errore per la palla del contro-break, ma uno slice esterno mancino l’ha rimesso in piedi e gli ha consentito di salire 3-0 con tanti punti gratis vinti alla battuta – 12 su 16 con la prima per lui nel parziale.

Con il passare dei minuti, l’australiano ha iniziato a rispondere con più frequenza anche ai servizi più rapidi dell’avversario, che ha cercato di non dare mai punti di riferimento né con le traiettorie né con le rotazioni, mostrando grande consapevolezza tattica contro un giocatore ritmo-dipendente. Ciononostante, Alex è riuscito a pungolare il rovescio di Humbert in questa fase. Proprio un colpo bimane lungo ha dato un’altra palla break De Minaur, ma anche stavolta il classe ’98 ha tirato una seconda coraggiosa, in questo caso tornando alla soluzione iniziale al corpo su cui Demon è sembrato quasi sempre interdetto sul da farsi.

Al servizio di De Minaur ha continuato a mancare un po’ di brio, preferendo percentuali alte a colpi più assertivi (71 percento di prime in campo ma con solo il 55 di punti fatti nel set), e così Humbert ha avuto quattro palle non consecutive del 5-1, la prima generata da un passante di dritto in corsa molto simile a quello con cui è salito a set point ieri contro Evans nel secondo:

Nelle prime due circostanze la tds N.8 ha trovato dei servizi vincenti (il primo una seconda esterna molto buona), mentre nelle altre due occasioni è prevalso nello scambio, ma poco ha potuto contro un avversario che è stato in grado di sfruttare l’arma dello scambio al centro meglio di lui, semplicemente accelerandogli addosso dall’alto di una palla decisamente più pesante. Un errore di rovescio ha dato ad Humbert la quinta chance, sfruttata con un insidioso passante chippato che il finalista delle ultime due edizioni del torneo di Milano non è riuscito a dissotterrare. Il set si è chiuso poco dopo in 38 minuti con un ennesimo servizio vincente al corpo.

SECONDO SET – De Minaur ha subito mostrato maggiore aggressività nel secondo: per evitare il cloroformio dello scambio al centro ha accelerato prima con il rovescio in cross e girato attorno al dritto per tirare l’inside-out, trovando qualche muscolare prima esterna. Humbert ha invece continuato a crogiolarsi nella sua extrema ratio corporale, limitando gli errori non forzati e giocando qualche recupero di rovescio in più contro un avversario costretto a snaturarsi.

Il match si è probabilmente deciso nell’ottavo gioco, almeno da un punto di vista inerziale, dicendo molto sull’incapacità odierna dell’australiano di far sanguinare l’avversario: Humbert ha sbagliato due colpi in approccio, trovandosi 0-30, ma ha retto in maniera straordinaria il ritmo febbrile imposto dall’avversario sul suo rovescio, lasciandolo senza opzioni per sfondare in entrambi i casi e aggiungendo la ciliegina di un servizio esterno vincente. De Minaur si è disunito, incassando un risposta di rovescio vincente su un servizio anodino e sbagliando con il dritto per il 15-40, ma si è ripreso chiudendo i punti in avanti con piglio.

Pur tirandosi fuori dal pericolo, Demon è rimasto inefficace in risposta (nonostante una piccola chance sul 6-5 30-30 ha vinto meno del 30 percento dei punti sia sulla prima che sulla seconda nel parziale), e il set si è trascinato al tie-break: l’australiano ha preso il primo vantaggio sul 2-1 quando Humbert ha messo largo un dritto a campo aperto, ma ha restituito il favore sbagliando un rovescio dal centro. Si è girato sul 3-3 dopo un punto rigiocato per una chiamata errata del giudice di linea su un dritto di Humbert, che si è preso il quarto punto di fila sul 5-3 quando De Minaur ha messo lungo un dritto. L’australiano ha fermato l’emorragia chiudendo un lungo scambio a rete, ma ha concesso due championship point con un altro errore di dritto. Il francese allora è tornato alla ricetta tradizionale, servizio al corpo, dritto in cross e stop volley per il titolo.

Voglio ringraziare l’organizzazione, in questo momento non è facile per nessuno ma sono contento di poter giocare“, ha detto il vincitore. “Soprattutto voglio ringraziare Nicolas [Copin, il suo nuovo coach, che ha sostituito Cyril Brechbuhl, ndr], perché è la nostra prima settimana insieme, mi ha preparato alla grande e spero che potremo festeggiare stasera“.

Da domani Humbert sarà N.32 ATP, migliorando il proprio best ranking di sei posizioni e guadagnandosi per ora un seed a Melbourne, mentre de Minaur perde la quarta finale su sette (la prima giocata quest’anno) ma guadagnerà comunque quattro piazze, salendo al venticinquesimo posto. L’australiano volerà subito a Vienna, dove è atteso al primo turno da Daniil Medvedev, proprio il giocatore contro cui Humbert ha ottenuto la sua prima vittoria su un Top 10 poche settimane fa ad Amburgo.

Il tabellone completo

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