Gli otto 'Maestri' delle ATP Finals 2020: debutto per Rublev e Schwartzman

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Gli otto ‘Maestri’ delle ATP Finals 2020: debutto per Rublev e Schwartzman

Completo l’elenco dei partecipanti per l’edizione 2020: Djokovic, Nadal, Thiem, Medvedev, Tsitsipas (campione in carica), Zverev, Rublev e Schwartzman. Tre su otto hanno già alzato il trofeo, due gli esordienti. Sarà l’ultima edizione londinese prima del trasloco a Torino

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Il campione in carica Stefanos Tsitsipas - ATP Finals 2019 (via Twitter, @atptour)

Il quadro dei partecipanti alle Nitto ATP Finals 2020 è finalmente completo. Sarà un’edizione storica quella di quest’anno, non solo perché si giocherà a porte chiuse a causa della pandemia, ma anche perché sarà l’ultima edizione che si giocherà a Londra. La O2 Arena ha ospitato l’evento dal 2009, ma a partire dalla prossima stagione si giocherà a Torino, fino al 2025. Prima di aprire il quinquennio piemontese, c’è però da assegnare il titolo dell’edizione 2020. Vediamo più nel dettaglio chi sono gli otto singolaristi che hanno centrato la qualificazione.

[1] Novak Djokovic

Con Nadal che raggiunge le semifinali di Parigi-Bercy e rinuncia definitivamente all’ATP di Sofia (cliccate qua per vedere il tabellone), Nole ora è davvero sicuro di chiudere l’anno al numero uno, qualunque cosa accada a Londra. Parteciperà al suo tredicesimo Masters: sono cinque i suoi successi (2008, 2012, 2013, 2014 e 2015), ma è rimasto a bocca asciutta nelle ultime cinque stagioni. Nell’ultima è addirittura uscito nel Round Robin. Vorrà sicuramente mettere fine al digiuno e chiudere al meglio una stagione in cui ha vinto uno Slam e due Masters 1000. E con sei trionfi eguaglierebbe il record di Federer.

[2] Rafael Nadal

Per il maiorchino si tratta della decima partecipazione, pochine se consideriamo che riesce a qualificarsi dal 2006. Sappiamo però che il finale di stagione può essere molto complicato per Rafa, spesso alle prese con problemi fisici. In queste condizioni di gioco serve la sua miglior versione per provare a vincere, motivo per cui spesso ha preferito rinunciare. Solo in due occasioni ha raggiunto la finale alla O2 Arena: nel 2010 (perse da Federer) e nel 2013 (sconfitta con Djokovic). Chissà, magari quest’anno, avendo avuto una stagione poco dispendiosa, può sperare di alzare il trofeo. La preparazione a Bercy è stata buona, ma non eccezionale: appena ha incontrato un giocatore di vertice, Zverev, è stato sconfitto in due set. E a Londra si sfidano giocatori di vertice.

 

[3] Dominic Thiem

Quinta partecipazione per il nuovo campione Slam austriaco. Dopo essere stato eliminato al Round Robin per tre anni di fila, nel 2019 si è spinto fino alla finale, dove ha però ceduto in tre set a Stefanos Tsitsipas. Quest’anno non è tra i favoriti per la vittoria finale: la partita persa a Vienna contro Rublev non permette di essere ottimisti, ma Dominic è uno che sa sorprendere. Tutto dipenderà dalla sua condizione fisica. Se ha smaltito i fastidi al piede, potrà provare almeno a riconfermarsi.

[4] Daniil Medvedev

Il russo sembrava non passarsela benissimo prima di atterrare a Parigi per giocare Bercy, con alle spalle cinque sconfitte nelle ultime otto partite. L’indoor dell’arena parigina ha avuto un potere rigenerante e Medvedev si è aggiudicato il titolo, battendo Zverev in finale e ritrovando la brillantezza che nelle ultime settimane sembrava smarrita. La vittoria a Parigi-Bercy potrebbe avergli ridato la fiducia necessaria per fare un buon torneo a Londra. Lo scorso anno non è stato così: è arrivato con pochissime energie alla sua prima partecipazione alle Finals e ha finito per perdere tutte e tre le partite del Round Robin. Obiettivo minimo vincere la prima partita nel torneo. Ma per un giocatore con le sue ambizioni, non può né deve essere sufficiente.

[5] Stefanos Tsitsipas

È il campione in carica. Non di certo un pensiero che gli farà affrontare con serenità il suo secondo Masters di fine anno, specie se consideriamo che questo è l’unico torneo che non concede il ‘paracadute’; Tsitsipas dovrà difendere i punti guadagnati lo scorso anno, in scadenza. Dodici mesi fa perse solo contro Nadal nel girone, poi riuscì a eliminare il sei volte campione Roger Federer in semifinale e la spuntò contro Thiem al tie-break del terzo in finale. Quest’anno però non c’è stato l’acuto tanto atteso, motivo per cui è chiamato a fare ancora un grande torneo sotto il tetto della O2 Arena. Su di lui pende una piccola incognita fisica: ha concluso a fatica la semifinale del Roland Garros contro Djokovic e a Bercy, dove è stato eliminato da Humbert, ha raccontato di aver accusato nuovamente l’infortunio – un’infiammazione ai muscoli della gamba.

[6] Alexander Zverev

Un altro campione delle Finals negli anni recenti, con un pizzico di esperienza in più però rispetto a Tsitsipas. Sascha si è qualificato per la quarta volta alle ATP Finals. Lo scorso anno ha ceduto a Thiem in semifinale, ma nel 2018 è stato capace di battere Federer e Djokovic in fila per conquistare il titolo, il più importante della sua carriera sinora. Arriva a questo appuntamento con due titoli indoor in saccoccia, entrambi sul cemento di Colonia, e la finale persa a Bercy contro Medvedev che ha interrotto una striscia di 12 vittorie consecutive. Se rimarrà in fiducia, su questa superficie può essere molto pericoloso, soprattutto quando la prima entra in campo con regolarità.

[7] Andrey Rublev

Debutterà nel torneo il ragazzo che più si è migliorato nel 2020. Rublev si aggiungerà al connazionale Medvedev tra gli otto Maestri del 2020, grazie a uno straordinario tabellino di marcia nel 2020. È il giocatore ad aver vinto più match in stagione (40, davanti a Djokovic fermo a 39) e ha anche il record di tornei vinti, ben cinque. L’ultimo è arrivato all’ATP 500 di Vienna e ha sancito la sua qualificazione alle ATP Finals. Sarà molto difficile per i suoi avversari gestire la potenza dei suoi colpi su un campo rapido come quello di Londra. E poi Rublev non vuole certo fermarsi agli ATP 500. Il suo percorso è appena iniziato.

Andrey Rublev – San Pietroburgo 2020 (via Twitter, @atptour)

[8] Diego Schwartzman

Prima qualificazione alle Finals anche per Dieguito, che è il primo argentino a giocare il torneo dal 2013 (Juan Martin del Potro). Altri sette suoi connazionali possono vantare una partecipazione al torneo dei Maestri e in tanti hanno fatto anche molto bene: nel 2009 del Potro si è spinto sino alla finale (perse da Davydenko), ma soprattutto si ricorda la vittoria di David Nalbandian in finale su Federer nel lontano 2005. Schwartzman quest’anno è esploso dopo la sconfitta prematura allo US Open. Ha raggiunto la finale a Roma e la sua prima semifinale Slam al Roland Garros. Certo, è difficile che mantenga questo straordinario livello anche sul cemento indoor, ma potrà giocarsi comunque le sue carte. Ha giocato infatti quattro finali indoor in carriera, l’ultima il mese scorso a Colonia – persa nettamente contro Zverev.

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ATP

Montecarlo: Sinner è pronto per la sfida a Djokovic. Buona vittoria in due set su Ramos-Vinolas

Primo turno vincente per Jannik, 6-3 6-4 allo spagnolo. Buona prova soprattutto con servizio e diritto. Incrocerà il numero uno mondiale Djokovic al secondo round

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Jannik Sinner - Montecarlo 2021 (foto via Twitter @ROLEXMCMASTERS)

Ottimo esordio per Jannik Sinner al Masters 1000 di Montecarlo. 6-3 6-4 ad Albert Ramos-Vinolas in un’ora e 23 minuti, un buonissimo rodaggio in vista del secondo turno, dove lo attende una delle sfide più dure del circuito contro il numero uno del mondo Novak Djokovic. Un match-up molto complicato per Jannik (prima sfida ufficiale), ma con la fiducia accumulata a Miami e soprattutto in questi 80 minuti abbondanti a Montecarlo potrà entrare in campo sicuro dei suoi mezzi e giocare la sua partita. A prescindere dal risultato finale sarà un giorno molto importante per lui.

Un match con Ramos-Vinolas su terra è sempre insidioso, ancor di più su questi campi dove nel 2017 ha raggiunto la finale, perdendo da Rafa Nadal 6-1 6-3. Era anche la prima sfida tra Ramos e il nostro altoatesino. Tuttavia Sinner si è imposto con più facilità del previsto, rimpinguando il suo bottino di vittorie nei Masters 1000, categoria nella quale ha giocato la sua prima finale dieci giorni fa in Florida.

LA CRONACA – C’è una bella notizia ancor prima che il match abbia inizio. Non solo la pioggia di ieri ha lasciato spazio a sole, ma Carlos Bernardes, dopo i problemi al cuore di qualche mese fa, è tornato ad arbitrare un match ATP. Tutti gli appassionati di tennis sono sicuramente felici di rivederlo seduto al suo posto, sulla sedia dell’arbitro. Pronti via e c’è subito un break per Ramos, che sale 2-0. Sinner ha subito capito di non aver di fronte un avversario semplice da affrontare su questi campi e ha sfoderato le sue armi migliori. A livello tattico, lo spagnolo ha preferito andare a pungere Jannik sul lato destro, che è straordinario, ma meno pericoloso del rovescio.

 

Dallo 0-2 però l’azzurro infila un parziale di cinque giochi consecutivi mostrando una solidità notevole. Da sottolineare il game giocato in risposta sul 3-2 in suo favore, quello che gli consegna un vantaggio decisivo nel primo set. Una raffica di vincenti che ha ricordato l’ultimo gioco della semifinale di Miami vinta con Bautista Agut. Sembra ormai scontato che Jannik sia in grado di elevare con questa disinvoltura il suo livello, ma non lo è affatto per un ragazzo della sua età. Il primo set va abbastanza facilmente nelle mani di Sinner, 6-3 in poco più di mezz’ora.

È però un match molto più delicato di quanto sembri. E l’impressione è che Jannik lo sappia bene. Per questo non molla un centimetro nemmeno a inizio secondo parziale e si prende il break di vantaggio nel primo game del set, entrando nella fase più critica dell’incontro. In risposta ha diverse occasioni per guadagnare un vantaggio ancora più comodo, ma Ramos rimane aggrappato nel punteggio difendendosi bene con il dritto. Sul 2-1 e sul 3-2, Sinner gioca i due game più importanti della sua partita. Il primo recuperando da 15-40, il secondo da 15-30, in entrambi i casi trovando soluzioni molto incisive col dritto. Proprio da questo lato pesca ben 18 dei 26 vincenti totali (27 gli errori non forzati). Nessun problema anche con il servizio, che gli viene in aiuto sul 5-4 per chiudere la partita dopo un’ora e 23.

Il tabellone di Montecarlo con tutti i risultati aggiornati

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ATP

ATP Montecarlo, Fognini batte Kecmanovic a suon di vincenti

Ottima prova di Fabio che offre sprazzi del suo miglior tennis e guadagna il secondo turno contro Jordan Thompson

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[15] F. Fognini b. M. Kecmanovic 6-2 7-5

Contro Miomir Kecmanovic, Fabio Fognini inizia la difesa del titolo monegasco mettendo a segno una vittoria in due set più che convincente sotto ogni aspetto – tecnico, atletico e anche caratteriale. Perché, dopo un primo parziale filato via liscio in un quasi-show azzurro, Fognini ha saputo venire a capo della reazione di Kecmanovic che si è confermato un ottimo banco di prova: ha un livello piuttosto costante, si muove bene, non fa sciocchezze, sulla terra portegna di febbraio ha battuto Monteiro e Djere; insomma il giocatore contro cui Fabio sbatterebbe malamente contro in una giornata no, ma che arriverebbe a surclassare dopo essersi alzato dalla parte giusta del letto. Come detto, per oltre un set abbiamo assistito alla seconda versione, che peraltro avremmo volentieri continuato ad apprezzare fino alla fine, ma le difficoltà che è riuscito a creargli il serbo salendo di livello e il superamento di quelle situazioni negative di cui a volte Fognini resta prigioniero rendono forse anche migliore un risultato che non può che far bene al n. 18 del mondo, dopo un inizio di stagione caratterizzato da alti e bassi con sette vittorie e altrettante sconfitte – curiosamente. lo stesso bilancio di Kecmanovic. Picchi di assoluto valore come nelle vittorie contro Carreño Busta e de Minaur si sono alternati a prestazioni decisamente negative nelle sconfitte subite da Novak in ATP Cup e a Marbella da un Munar peraltro poi finalista.

IL MATCH – Kecmanovic sceglie di rispondere e fa suo il primo gioco approfittando di una partenza lenta di Fognini che riesce subito a pareggiare. Il passante di dritto che nel primo gioco gli era rimasto sul nastro fa ora il suo abituale dovere, prontamente seguito dal vincente lungolinea di rovescio dopo l’apertura di campo incrociata. Tranquillizzato dal servizio tenuto, dal successivo game di risposta Fabio insegna e disegna tennis, dando l’impressione che la metà campo serba sia di alcuni metri più larga. Con circa il 50% di prime, il servizio non gli regala punti diretti; tuttavia, questo aspetto negativo è annullato perché lo stesso problema affligge anche Kecmanovic e quando si entra nello scambio – praticamente sempre – il divario con il n. 47 è quello che dice la classifica. Forse un po’ di tensione al momento di chiudere un set si risolve prima in un paio di errori che costano il break sul 5-1 e poi in un errore in risposta sul primo set point, ma Fognini si rifà alla grande piazzando due vincenti che gli valgono il parziale. 12 unforced per entrambi, ma per Fogna c’è anche lo stesso numero di vincenti contro gli zero di Miomir. D’altra parte, la sua prima viaggia all’identica velocità di quella azzurra e non gli offre neanche una risposta da attaccare comodamente.

 

È bravo il taggiasco a non far scendere la concentrazione a inizio secondo set e, mentre Kecmanovic non vince il punto neanche mandando tre colpi consecutivi agli incroci delle righe, il nostro chiude a rete il puntazzo del 2-0. Quando la dolce discesa sembra continuare, un doppio fallo e il primo vincente rimettono in corsa il ventunenne di Belgrado che opera il sorpasso al settimo gioco, approfittando di un fallo di piede sulla seconda e prendendosi un punto pesante dopo una strenua difesa. Sale così in fiducia e si fa più aggressivo soprattutto a inizio scambio, ma Fabio riesce a mantenere la calma nonostante sfumino due opportunità del pareggio; se ne procura quindi una terza che trasforma piazzando nel pochissimo spazio a disposizione il contropiede vincente. Lancio di racchetta dopo aver mancato una chiusura di dritto abbastanza comoda e situazione che si replica quasi identica al punto successivo (lancio solo accennato) per un game che rischia di volare via. “Rema, rema” urla dopo essere rientrato nel punteggio. La lotta spalla a spalla termina quando Kecmanovic serve sotto 5-6: Fognini incassa due errori dell’altro, rovescia l’inerzia del punto con una difesa dei giorni migliori e chiude al secondo match point dopo un’ora e 25 minuti con una risposta pesantissima. 27 vincenti a 4, 19 di dritto (compresi ovviamente smash e volée), scambi tra i cinque e i nove colpi dominati 29 a 15. Al prossimo turno troverà Jordan Thompson, già battuto all’Australian Open 2020 e non certo un amante della terra battuta.

LE PAROLE DI FABIO – “È stato difficile, venire qui con un po’ di pressione” dice a caldo ai microfoni di Tennis TV. “Sono contento perché la scorsa settimana ho fatto una bruttissima performance. Ora ho voltato pagina, sono contento di essere al secondo turno. Lui ha cominciato meglio di me, solido e stava servendo bene, poi ho meritato la vittoria. Qui ho fatto la miglior performance della mia carriera, vivo e sono nato qui vicino e questo torneo sarà sempre nel mio cuore. Sfortunatamente non c’è pubblico, perché credo che questo torneo, con il mare alle spalle e la gente sugli spalti, sia uno dei più belli del mondo.”

In conferenza stampa, Fognini ridacchia quando vede il Direttore Scanagatta prendere la parola. La domanda è a proposito della positività al Covid-19 di Daniil Medvedev, costretto quindi a rinunciare al torneo. Sinceramente non me ne frega più di tanto replica secco Fabio, non sappiamo quanto condizionato dal suo rapporto non proprio idilliaco con l’interlocutore. “Sfortunato, sì” elabora poi. “Spero che non abbia una reazione grave, perché io ho avuto il Covid ed è molto noioso. Per il resto, gli auguro una pronta guarigione perché se lo merita. Riguardo a eventuali contatti con il moscovita, Fognini rassicura: “L’ho visto una volta che andava in palestra e basta”.

La differenza rispetto all’incontro con Munar è presto spiegata: “Semplicemente a Marbella ho fatto schifo, poi tutte le volte ci metto un po’ di tempo ad adattarmi alla superficie. Per il resto, sono molto tranquillo. Monte Carlo è uno dei miei tornei preferiti. Ho giocato bene, sono contento soprattutto di come sono stato in campo. Ho un’altra opportunità domani perché, se rimango così in campo, il gioco è tutta una conseguenza”.
Sul prossimo avversario, Thompson, non si fa troppi problemi: “Io guardo me stesso, non mi interesso degli altri. Se sto come adesso, come atteggiamento, se sto bene, so che posso battere chiunque. Voglio ancora giocare partite nei grandi tornei, quello che mi interessa di più da qua alla fine della mia carriera.

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Al femminile

Kudermetova a Charleston: una vittoria molto esclusiva

Veronika Kudermetova ha vinto a Charleston il suo primo torneo WTA sulla terra verde, la superficie meno praticata nel circuito professionistico contemporaneo

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Per la prima volta dopo undici anni nel Tour femminile si disputano due tornei sulla terra verde. Sui campi di Charleston Veronika Kudermetova ha vinto il primo appuntamento, l’ormai classico “Charleston Open” impegno di livello WTA 500. Ma in più, rispetto al solito, in questi giorni è in corso un secondo torneo sugli stessi campi, anche se di livello inferiore (WTA 250). Non accadeva dal 2010 che due eventi del circuito professionistico femminile si disputassero sulla terra verde.

Allora come oggi si era in aprile, e nel 2010 per due settimane consecutive si giocò su questa superficie particolare: dal 5 aprile a Ponte Vedra Beach, Florida, un torneo paragonabile agli attuali WTA 250 (allora definiti International); e dal 12 aprile a Charleston, South Carolina, il torneo che continua ancora oggi, paragonabile all’attuale WTA 500. A vincere furono Caroline Wozniacki in Florida e Samantha Stosur in South Carolina.




 

La terra verde è una superficie tipica del tennis statunitense, ma nel tempo a livello professionistico è stata progressivamente abbandonata dai tornei del circuito maggiore, sino a ridursi alla presenza limitatissima, quasi di pura testimonianza, di oggi. Quest’anno però, la pandemia ha causato la cancellazione della Fed Cup (rinominata Billie Jean King Cup), liberando uno “slot” che ha permesso di raddoppiare l’appuntamento a Charleston.

Cosa è, e come si gioca sulla terra verde? In inglese è classificata come “clay”, cioè “argilla” ma in realtà non è composta da argilla (terracotta tritata) come i campi europei, quanto piuttosto da pietra tritata. È definita anche Har-Tru, denominazione data dal suo inventore, il costruttore Henry Alexander Robinson (HAR) che alle iniziali del proprio nome aggiunse TRU, abbreviazione di “true green”. Il primo campo realizzato con questo materiale risale al 1931 e inizialmente come materia prima veniva utilizzata una pietra cavata in Pennsylvania. Ma se oggi ci si rivolge alla impresa “Har-Tru”, ancora esistente, si otterrà un campo realizzato con una pietra che proviene dalla Virginia, la cui definizione geologica è “Pre-Cambrian metabasalt”.

Primo campo del 1931: quindi sono passati 90 anni esatti dalla sua introduzione. Nel corso del tempo la terra verde ha avuto un successo crescente negli Stati Uniti, sino a diventare la superficie di tre US Open negli anni ‘70 (1975-1977); ma poi è iniziato il declino, quanto meno nei tornei del circuito professionistico, ed è stata soppiantata dal cemento, che oggi monopolizza gli eventi nordamericani.

Come superficie la terra verde è considerata più veloce rispetto alla media dei campi europei in terra rossa, ma produce condizioni tecniche affini, soprattutto perché su entrambe si scivola facilmente, e sappiamo che la scivolata determina specifiche conseguenze nello sviluppo del gioco. Ne avevo parlato due settimane fa nell’articolo dedicato a Naomi Osaka e le superfici: “La scivolata è la vera arma in più di chi interpreta al meglio la terra, perché se prima si scivola e poi si colpisce si è subito pronti a invertire la direzione di corsa, avendo già assorbito l’inerzia dello spostamento. Un vantaggio che nelle fasi difensive permette di rimanere nello scambio recuperando attacchi in successione, che su altre superfici risulterebbero indifendibili”.

Anche per questo normalmente siamo abituati ad associare la terra rossa agli scambi lunghi, in cui spesso (ma non sempre) prevale la qualità difensiva su quella offensiva. Le cose sono un po’ differenti per la terra verde: dato che è mediamente più rapida, si dovrebbe ottenere un maggiore equilibrio tra tennisti di impronta difensiva e tennisti di impronta offensiva.

Insomma, si tratta di una superficie ricca di interesse, con peculiarità degne di nota. Purtroppo però, l’esiguità dei tornei disputati non consente di individuare una tipologia di giocatrice specifica, in grado di primeggiare. Come detto, dal 2012 si gioca esclusivamente a Charleston: un solo torneo a stagione, con nemmeno tutte le più forti presenti: un riferimento troppo limitato per consentire analisi approfondite. Però qualcosa si può dire, a partire dalla edizione appena conclusa.

a pagina 2: La delusione delle tenniste con il ranking più alto

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