ATP Finals: dove ha la testa Zverev? Meglio 3 su 5 o 2 su 3? Nadal e Djokovic la pensano all’opposto

Editoriali del Direttore

ATP Finals: dove ha la testa Zverev? Meglio 3 su 5 o 2 su 3? Nadal e Djokovic la pensano all’opposto

Medvedev-Zverev non è stata la partita immaginata. Solo al russo è apparsa bella e intensa. Invece il tedesco: “Se rigioco così vado a casa”. Sulla distanza preferibile dei match, corta o lunga, anche Zverev e Medvedev in disaccordo

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Alexander Zverev - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Diokovic ha provato a creare un minimo di suspense per un match che non poteva averne e ha ceduto per primo il servizio nel terzo game del primo set… però il bluff non poteva reggere. Djokovic su una superficie come quella di Londra è troppo più forte. Così ha dato ragione a chi riteneva che la sua sesta vittoria in sei match contro Schwartzman non potesse essere messa in discussione dall’argentino all’esordio in un Masters di fine anno. Il Peque non poteva neppure sognare un esordio simile a quello di Dimitrov e Tsitsipas che hanno trionfato subito nelle Finals, né l’argentino può confidare sul ricordo di un Djokovic che al suo esordio nelle Finals del 2007 perse tutti e tre gli incontri del round robin… e poi è diventato quel che è diventato. Schwartzman non sarà mai Djokovic, anche se è spiacevole affermarlo.

Djokovic ha vinto 6-3 6-2 in un’ora e 18 minuti, quattro break, due per set, senza aver bisogno di impegnarsi proprio a fondo. Lo scorso anno avrei scritto che chi aveva comprato il biglietto era stato mal ripagato dallo spettacolo. Ma questa volta il pubblico non c’era e semmai sono quelli che hanno acquistato i diritti tv a temere di averli pagati eccessivamente dopo queste prime due giornate di ATP finals… se non fosse che il torneo è lungo e anche se le prime partite non sono state altamente spettacolari non è detto che le prossime e in particolare le ultime non le riscattino.

Il meglio del pomeriggio è venuto, forse, dall’intervista postmatch di Djokovic il quale, sollecitato ancora da Cindy Shmerler del New York Times sulla stessa domanda posta e riproposta alla noia a tutti– e cioè quale fosse la distanza ideale per un match di tennis, negli Slam e nella finale del Masters di fine anno, due su tre o tre su cinque? – ha detto esattamente il contrario di quel che aveva detto il giorno prima Nadal. Nadal è per i 3 su 5, Nole per i 2 su tre. Zverev per i 3 su 5, Medvedev per i 2 su 3.

 

Nadal aveva raccontato come la decisione di far giocare le finali dei Masters 1000 al meglio dei tre set anziché dei cinque come erano stati fino al 2006, era in parte probabilmente dipesa dai suoi cinque set giocati in due finali consecutive intorno alle cinque ore a Roma nel 2005 e nel 2006 contro Coria (5h e 14m) e Federer (5h e 10 m)… e dovendo giocare già la settimana dopo ad Amburgo non era nelle condizioni di farlo. Ma Rafa aveva poi detto: Per i Masters 1000 back to back aveva senso cambiare, ma per gli Slam no. Sono assolutamente contrario. Abbiamo un giorno di riposo fra un match e l’altro. Le partite al quinto fanno la differenza e poi fanno parte della storia del nostro sport. Devi essere più forte mentalmente, più forte fisicamente, restare solido a lungo per due settimane, penso davvero che si dovrebbero conservare i 3 set su 5”.

Se all’epoca in cui (2007) Djokovic non aveva forse ancora voce in capitolo – come abbiamo visto giocò sì il suo primo Masters di fine anno a Shanghai 2007 ma non vinse una partita – oggi che è il n.1 del mondo la voce ce l’ha e certo si capisce anche perché abbia formato la PTPA e a suo tempo da presidente dei giocatori …dimenticasse di sentire il parere di Nadal e Federer che non facevano più parte del board. Se i giocatori più influenti hanno idee opposte su più argomenti, diverse filosofie, non possono stare insieme.

Ieri Djokovic ha detto: Sarei per i due set su tre dappertutto, anche se gli Slam storicamente sono sempre stati 3 su 5. Non so se le cose potranno cambiare. Ma io penso che ci sono già abbastanza tornei, abbastanza match tutto l’anno. Abbiamo la stagione più lunga di tutti gli sport, dall’1 gennaio a fine novembre. Letteralmente ogni settimana c’è un torneo da qualche parte. Non vedo perché si debbano mantenere i 3 su 5 anche se è sempre stato così e c’è la tradizione. Ma sento che l’attenzione dei fan più giovani regge per solo per poco tempo. Quindi se vogliamo migliorare il prodotto tennis, per così dire, bisogna adattarlo alle nuove generazioni in termini commerciali e di marketing. Purtroppo c’è stata data una statistica un po’ scioccante: la ricerca e lo studio fatto dicevano che l’età media degli appassionati di tennis nel mondo era di 61 anni (qui però Djokovic si rifà a uno studio che non dice esattamente questo, lo abbiamo scritto quando anche Patrick Mouratoglou per lanciare il suo Tennis Ultimate show disse le stesse cose).

Quindi sì, dobbiamo cambiare qualcosa secondo me. Ovviamente siamo uno sport che è stato molto legato alla tradizione, cosa che rispetto e quindi non bisogna dimenticarlo, ma allo stesso tempo non abbiamo sperimentato troppo quali cambi fare, sia esso il punteggio, meno set o altro, un diverso calendario, un sistema diverso di punteggio. Non abbiamo davvero approfondito tutto questo. Ogni volta che qualcuno accenna a qualcosa del genere sento che non c’è molto sostegno, non c’è una grande voglia di capire quale sarebbe la strategia migliore per attrarre maggiormente i più giovani al nostro sport.

Zverev è stato tranchant: Cambiare i 3 su 5? Mai! Perché? Perché è la storia del tennis. Non cambi la storia del tennis così. Hai cambiato la storia della Coppa Davis e non ha funzionato molto, non vi pare? È la storia del tennis che richiede anche un aspetto fisico. Abbiamo un giorno di riposo durante gli Slam, e lavoriamo per quegli appuntamenti, andiamo in palestra per quello, lo facciamo per quello. I tre set su cinque dovrebbero restare per sempre!”.

Quando la stessa domanda è stata riproposta a Daniil Medvedev, il russo si è quasi messo a ridere. “Ho visto che Nadal e Djokovic hanno risposto esattamente l’opposto! Quindi sono in difficoltà… io mi trovo meglio a giocare sui 2 su 3, quindi sceglierei quelli per le mie caratteristiche, anche se non credo che molti sarebbero d’accordo…”.

Ma che delusione anche il match Medvedev-Zverev! Hanno perso entrambi il servizio nei primi due game, ma giocando entrambi così male che non ci credevo, anche se erano 21 punti pari sul 2 pari e 40 pari. Zverev con sette doppi falli nonostante servisse seconde indegne, 14 km/h più piano del solito in media col bel risultato di fare soltanto il 20% di punti con la “seconda”, non era chiaramente nelle condizioni psicologiche adatte per giocare questa partita. “Se gioco ancora così non vinco una partita” ha detto Sascha visibilmente deluso e giunto in conferenza stampa in grande ritardo rispetto a quanto aveva annunciato. Avrei voluto essere lì per capire il perché.

Certamente anche il comunicato dell’ATP – per quanto neutro ma per l’appunto uscito in questi giorni dopo che l’influente New York Times e Sport Illustrated avevano sottolineato la necessità di un qualche pronunciamento – deve avergli fatto fischiare le orecchie. E non credo che Zverev l’abbia digerito bene. Che sia quella la ragione del ritardo? Chi credeva che davvero lui potesse continuare a sorridere sotto la maschera dopo tutto quel che gli è successo si sbagliava.

Ho scritto dopo tutto quel che gli è successo e non dopo tutto quel che ha combinato, perché certe cose non lo so, soprattutto nei confronti delle sue relazioni con le due ragazze russe. Però del party assai poco distanziato a Montecarlo in pieno Covid c’erano le foto e dopo quanto dichiarato durante l’improvvido Adria Tour… E della dichiarazione della febbre a 37 e mezzo dopo aver perso con Sinner vogliamo parlare? Sapeva francamente tanto di scusa per giustificare la sconfitta. Al Roland Garros non hanno certo gradito perché pareva una implicita accusa all’organizzazione che avrebbe dovuto misurargli la temperatura e probabilmente lo aveva fatto. Quando poi a Colonia, sempre contro Sinner e nel primo set, l’ho visto più di una volta prendersela con le chiamate elettroniche… beh, ho pensato: ‘Questo è fuori di testa come lo era John McEnroe che inveiva contro il Ciclope, la prima macchina elettronica gridando: “Quella macchina ce l’ha con me!”‘.

Vabbè, torno alla partita che mi ha deluso quasi quanto Zverev. Quando Medvedev ha registrato un po’ i suoi colpi, dimenticando la tensione che forse aveva all’inizio ricordando che lo scorso anno non aveva vinto neppure una partita del round robin, ha fatto un altro break a Zverev, ha tenuto tre servizi di fila a zero e uno a 15, e per Zverev in quello stato è stata notte fonda. Tanto che l’unico momento da ricordare poi è stato sul 4-3 30 pari quando Medvedev, vedendo Zverev cinque metri dietro la riga di fondocampo, ha servito dal sotto, Zverev è arrivato sulla insolita smorzata, si è ritrovato giocoforza a rete, ha fatto una prima volee, poi una seconda, ma non una terza. È stato il colpo del k.o. per il tedesco, anche se sul 3-5 è riuscito orgogliosamente a tenere il servizio.

A me ha sorpreso quanto ha detto Medvedev già sul campo prendendo in contropiede un po’ tutti (ma ripetendolo poi in conferenza stampa):È stato un match di intensità straordinaria, uno dei più alti di sempre…”. Mah, che dire? Né al duo Bertolucci-Pero, né al sottoscritto è parso che fosse così. Però è vero che a volte guardare il tennis in tv inganna. Ho sentito per esempio dire a Volandri che il campo è più lento di quello di Parigi, e invece Zverev ha detto il contrario quando gli ho chiesto – This one is slower or faster? E lui: Molto più veloce e le palle non sono molto controllabili su questa superfice.

La stessa cosa aveva detto Rublev. E anche Berrettini. Però è vero che vedendo certi scambi prolungati di Medvedev-Zverev nei primi game poteva sembrare che, considerate anche le caratteristiche dei due tennisti, il campo fosse lento come sostiene Volandri che pure un po’ di tennis l’ha giocato e visto. Ripeto, la tv appiattisce e inganna. Nessun giudice è affidabile sulla velocità di un campo come chi ci gioca sopra.

Per me, che considero Djokovic favorito del suo gruppo anche se non mi ha convinto appieno con Schwartzman (14 errori gratuiti di Nole in 17 game contro un avversario che non poteva metterlo in grandi difficoltà sono troppi), questo fra Medvedev e Zverev poteva considerarsi un mezzo spareggio. E questo potrebbe giustificare la tensione dei primi game. E i tanti errori. Ho visto tanti Masters maschili e femminili per sapere che perfino vincere due partite nel round robin non garantisce il passaggio alle semifinali e, sia pure un numero inferiore di volte, che due sconfitte nei primi due incontri non significano eliminazione sicura (in quello femminile di Singapore quando c’era Flavia Pennetta nel 2015 il torneo fu vinto da Radwanska che aveva perso le prime due partite, e una proprio con Flavia).

Intanto però i primi quattro della classifica mondiale hanno vinto tutti. E tre di loro, Djokovic, Nadal e Medvedev in due soli set, mentre Thiem ha perso un set per strada con Tsitsipas. A volte sono dettagli che contano. Chi perde fra Tsitsipas e Rublev stasera, può quasi preparare le valigie. Mentre chi vince potrà sperare di battere uno fra Nadal o Thiem alle prese oggi nel loro primo duello in un torneo indoor. Nel caso in cui Nadal battesse Thiem in due set sarebbe automaticamente qualificato per le semifinali, stessa cosa nel caso in cui Rafa battesse Dominic in tre set e Rublev vincesse a sua volta contro Tsitsipas. Inversamente, se Thiem battesse Nadal e Tsitsipas superasse Rublev, Dominic staccherebbe il biglietto per le semi in anticipo. Mentre il primo match potrebbe decretare il primato nel girone, nel secondo ci sarà in ballo la speranza di giocarsela fino alla fine.

Se non vi foste orizzontati in questi astrusi rompicapo, consultate un ragioniere oppure andate a vedere l’articolo che riassume orari, quote dei bookmakers, precedenti incontri diretti e di tutto di più.

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Editoriali del Direttore

Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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