Coppa Davis, Spagna eliminata: Bruguera: "Nel match di Carreno, la fortuna ha avuto la sua influenza". Bautista: "Non si può vincere sempre, l'importante è dare tutto"

Coppa Davis

Coppa Davis, Spagna eliminata: Bruguera: “Nel match di Carreno, la fortuna ha avuto la sua influenza”. Bautista: “Non si può vincere sempre, l’importante è dare tutto”

Analisi di una sconfitta tutto sommato preventivabile. Bruguera dovrebbe rimanere in sella sperando di poter contare su Alcaraz nei prossimi anni

Pubblicato

il

Spagna Coppa Davis 2022 - foto Roberto dell'Olivo
 

I padroni di casa, la Nazionale che ospitava per la terza edizione consecutiva sul suolo amico la fase finale della Coppa Davis, è uscita di scena immediatamente. La squadra capitanata da Sergi Bruguera è stata, difatti, sconfitta – già dopo i singolari – con il punteggio di 2-0 dalla Croazia di Vedran Martic, nonché finalista in carica della competizione. Determinanti per la qualificazione in semifinale del team balcanico, le sconfitte prima di Roberto Bautista Augutmesso al tappeto da un Borna Coric meno attendista dell’iberico, in un match all’insegna della passività – nella sfida tra i numeri due delle formazioni in campo e poi di Pablo Carreno Busta – sconfitto solamente al tie-break decisivo da Marin Cilic, dopo un incontro contraddistinto da svariati ribaltamenti di fronte.

Un risultato che stando al ranking ATP dei tennisti scesi in campo non ha rispettato i pronostici della vigilia. Ma come ben sappiamo, la Davis se ne infischia altamente della classifica e spesso e volentieri è in grado di stimolare fortemente giocatori di seconda fascia a tal punto da fargli over performare e renderli così capaci di imprese incredibili. Tuttavia questo non è il caso di Spagna e Croazia, dove nonostante le ovvie limitazioni di rosa della Roja, i due singolari mettevano di fronte atleti che in questo momento sono assimilabili come livello generale. Anche se come preannunciato, i punti ATP davano un leggero vantaggio alla squadra di casa: Coric n. 26 ATP, Bautista n. 21, Cilic n. 17 ATP, Carreno n. 13 ATP. Come è facilmente intuibile, si tratta di quattro giocatori classificati nella Top 30, dove la differenza in termini di posti che li distanziano nel ranking è veramente minima: cinque posizioni tra i numeri 2, addirittura solamente quattro tra i numeri 1.

Se ciò non bastasse, anche il rendimento dell’ultimo periodo dei quattro protagonisti lasciava presagire un latente equilibrio nella sfide di Malaga. Sia Borna che Roberto venivano da un torneo di Parigi Bercy sottotono, sconfitti al primo turno rispettivamente da Moutet e Paul. Ma allo stesso tempo, erano invece reduci da un ottimo percorso negli ultimi due ‘500’ della stagione: entrambi fermati in semifinale, il croato da Shapovalov a Vienna, lo spagnolo da Rune a Basilea. In realtà un piccolissimo punto in più a favore di Coric era dato, se spulciamo ancora i risultati a ritroso, dal fatto che il 26enne di Zagabria fosse anche riuscito a raggiungere i quarti di finale qualche settima prima del torneo austriaco; nel ‘500’ asiatico di Tokyo dove dopo aver eliminato Kokkinakis e Nakashima la sua corsa fu interrotta sempre dal mancino canadese che poi si sarebbe ripetuto in territori elvetico. Mentre al contrario, Bautista aveva deluso a Napoli uscendo subito di scena.

 

Un po’ diversa la situazione tra i primi due violini delle compagini in campo, Cilic non aveva brillato né a Bercy né a Basilea venendo estromesso all’esordio dal nostro Musetti in Francia e da Rinderknech nel torneo di “Re Roger”. Anche in Kazakistan, a Nur Sultan, era stato eliminato mestamente da Khachanov al secondo turno. Differentemente Carreno era stato più continuo, pur senza picchi clamorosi, nell’ultima trance della stagione: quarti a Basilea, fatto fuori da Alcaraz, ottavi a Bercy dopo aver sconfitto un rampante Shapovalov. Prima ancora, così e così a Napoli uscito ancora ai quarti per mano di Kecmanovic, e la grande delusione nel torneo di casa di Gijon – bloccato sempre al terzultimo atto -. Marin, al contrario, quantomeno aveva piazzato la finale a Tel Aviv.

Insomma alla fine i croati, considerando che se si fosse arrivati al doppio con il risultato ancora in bilico sarebbero partiti nettamente favoriti potendo contare sui finalisti di Torino Mektic e Pavic, non hanno sorpreso più del dovuto; anzi. Infine riportiamo alcuni spifferi provenienti dalla Spagna, Bruguera dovrebbe rimanere in sella del team iberico. Sono circolate alcune indiscrezioni di un suo possibile addio, ma presto e rapidamente smentite. Dall’altra parte i risultati parlano per lui e sono sotto gli occhi di tutti: in carica dal 2018 ha raccolto pronti via una semifinale e un successo finale nel 2019 – sesta della loro storia. Poi c’è stato lo stop per la Pandemia, e subito dopo due edizioni fortemente condizionate da un roster rimaneggiato: il secondo posto del girone lo scorso anno dietro la Russia che poi sarebbe giunta alla vittoria della manifestazione, dovendo schierare in singolare l’immarcescibile ed eterno Feliciano Lopez – che pure fu in grado di compiere l’impresa contro Rublev e trascinare la sfida al doppio, poi perso – visto anche il Covid abbattutosi su Alcaraz.

Dunque nonostante le polemiche scaturite in patria nell’avvicinamento alla fase finale, per la mancata – a più riprese – non convocazione di Davidovich Fokina, va comunque sottolineato che non è semplice dover ogni anno affrontare la competizione con la pressione extra di giocare davanti al proprio pubblico, che certamente è un vantaggio ma che se ti ritrovi sprovvisto dei tuoi leader si può quasi rivelare contro producente.

Ecco la conferenza stampa conclusiva di giornata di Carreno e Bruguera, e quella post partita di Bautista.

D: Quali sono le tue sensazioni a caldo, dopo questa sconfitta? Sei rimasto sorpreso dal livello espresso da Borna Coric oppure non sei riuscito a mostrare il tuo abituale livello?

Roberto Bautista Agut: “Tutti conosciamo molto bene Borna [Coric, ndr]. E’ un giocatore in grado di mostrare un ottimo tennis. Ero consapevole, prima del match, che stessi per affrontare un avversario davvero ostico da battere”.

D: Roberto [Bautista Agut, ndr], quanto è più difficile assorbire questo KO e andare oltre considerando che si avvenuta in Coppa Davis e non in un evento regolare del Tour?

Roberto Bautista Agut: “Non è mai facile perdere, in nessuna circostanza. Ma quando riesci a dare tutto quello che hai, in quel momento in campo, provando ad esprimere il meglio del tuo potenziale, anche se non dovessi ottenere il risultato che ti sei prefissato; la tua mente deve rimanere sgombra da ogni tipo di frustrazione o rimpianto. Deve avere la capacità e la lucidità di restare calmo, perché questo è lo sport. Non si può pensare di vincere sempre. È così, l’importante è mettere sul campo tutto ciò di cui sei in possesso in quella giornata specifica della partita. A volte puoi vincere, altre volte. Il tennis è così e bisogna esserne tutti consci. La discriminante tra l’essere frustato e insoddisfatto, o il non esserlo e quindi essere contento e fiducioso; non è il risultato finale ma se darai o meno il massimo con quello che hai a tua disposizione in quella precisa circostanza che non potrà sempre essere il 100% del tuo potenziale. Se farai così, anche non ottenessi il successo non potresti rimproverarti nulla. Poi oggi [ieri, ndr] credo di aver giocato una buona partita, e con il passare dei minuti e dell’andare della partita mi stavo sentendo sempre meglio. Penso che ciò che a livello tecnico e tattico abbia delineato la vera differenza nell’incontro, sia stato il suo rendimento al servizio.  Congratulatevi con lui. Adesso spero che Pablo [Carreno Busta, ndr] possa vincere e permetterci di giocarci il passaggio del turno al doppio decisivo – chiaramente il 34enne di Castellon De La Plana si è presentato in sala stampa quando il match del suo compagno di squadra era ancora in corso e dunque la qualificazione era ancora possibile”.

D: Come hai vissuto questa ennesima esperienza nel rappresentare la Spagna in casa, davanti al pubblico spagnolo, nella cornice sempre splendida della Coppa Davis?

Roberto Bautista Agut: “Per me è sempre qualcosa di speciale giocare la Coppa Davis. Ovviamente è molto più bello e stimolante poterlo fare in Spagna, a casa nostra. Le emozioni che si provano sul campo quando partecipi alla Coppa Davis, è un qualcosa di irreale, di emozionante, difficile da spiegare a parole. E’ qualcosa che sogni da quando sei piccolo. Quindi per me, è sempre una fantastica esperienza poter giocare la Coppa Davis”.

D: Pablo [Carreno Busta, ndr], cosa ne pensi della partita. E’ stata veramente estremamente equilibrata e serrata, a tal punto da essere decisa solamente al tie-break finale?

Pablo Carreno Busta: “Sì hai ragione, è stato come compiere un viaggio pieno di peripezie senza che si avesse mai una sensazione chiara e definitiva sulla quale fosse la metà finale del percorso. Probabilmente ad inizio partita è stato lui il giocatore in campo a giocare decisamente meglio. Era molto più aggressivo di me, ma allo stesso tempo lui ha commesso diversi errori, specialmente con il dritto e con il servizio. E questo indubbiamente, ha facilitato il mio rientro nel punteggio e nelle dinamiche del match. Poi però, nel secondo set lui ha iniziato a premere in maniera più incisiva da fondo campo, mettendomi così un sacco di pressione con la risposta e togliendomi il tempo. Perciò da lì in poi, per me, è stato sempre più difficile rimanere agganciato alla partita. Ma non ho mai mollato, cercando di lottare per tutto il tempo. Purtroppo, sono consapevole di aver avuto delle possibilità nei momenti chiave del terzo set grazie alla spinta degli spalti. Ho combattuto e nonostante mi fossi fatto breakkare  per ben due volte nel terzo set, alla fine ho avuto la possibilità di andare a servire per il match sul  6-5, 30-30. Lui però in quel momento, è stato esemplare al servizio. Dopodiché al tie-break sul 4-1 per lui,  mi ha fatto anche lui due favori che mi hanno rimesso quantomeno in scia ma non è bastato per completare la rimonta. Questo è ciò che penso sulla sfida. Penso di aver giocato nel complesso una buona partita, ma alla fine dei conti lui ha giocato meglio di me e ha vinto meritatamente”.

D: Sergi [Bruguera, ndr], qual è invece il tuo stato d’animo dopo questa giornata negativa per voi? Devi sentirti totalmente svuotato emotivamente in questo momento, o sbaglio?

Sergi Bruguera: “Sì, quando si perde è sempre così. Hai sempre quella sensazione negativa a caldo, soprattutto se entrambe le partite sono come oggi [ieri, ndr] sono state estremamente equilibrate e decise da pochi dettagli. I quattro giocatori in campo erano tutti molto vicini come livello di tennis espresso. Poi, in particolare la seconda partita, è stata ancor di più contesa. Pablo, [Carreno Busta, ndr] ad un certo punto, era avanti addirittura Abbiamo 6-5 e 30-30 in risposta. Era a soli due punti, dalla possibilità di servire per il match. Ma anche nel tie-break, con Cilic che si porta avanti 4-1 giocando un rovescio all’incrocio delle righe e poi servendo due ace consecutivi. Poi sul 5-4, Pablo esegue un approccio incredibile, tuttavia Cilic è stato bravissimo nel tirare un passante molto angolato dove Pablo non è riuscito a giocare una buona volée, anche perché era vicinissimo alla rete e quindi non era per nulla semplice metterla in campo. Infine anche nel punto finale e decisivo, sul 6-5, lui ha preso nuovamente una linea. Penso quindi, che anche la fortuna abbia avuto la sua influenza nella partita. Cilic certamente ne ha potuto godere di più ”.

Continua a leggere
Commenti

Coppa Davis

Félix Auger-Aliassime: “Avrei preferito affrontare Berrettini al top della forma. Io e lui siamo amici”

“Nei prossimi anni l’Italia sarà tra le contendenti per la Coppa Davis. Sinner può vincere Slam in futuro” – così Auger-Aliassime alla Gazzetta dello Sport

Pubblicato

il

Felix Auger-Aliassime - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Felix Auger-Aliassime - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Domenica scorsa il Canada ha riscritto la storia del suo paese, conquistando la prima Coppa Davis della sua storia grazie a Denis Shapovalov e Félix Auger-Aliassime, che nel 2015 avevano portato a casa anche la Davis Cup junior. Mattatore assoluto della settimana a Malaga è proprio stato il numero 6 del mondo, che ha mostrato ancora una volta i suoi incredibili miglioramenti in un 2022 da favola e nei 4 match disputati non ha mai perso il servizio.

“Penso che mi sognerò per anni quell’ultimo colpo. Ho solo pensato ‘tira più forte che puoi‘, e quando ho capito che la palla di De Minaur sarebbe uscita è come se avessi perso i sensi: le gambe mi hanno abbandonato, sono crollato a terra e ricordo solo tutti che mi venivano addosso. Mi piace ricordare il successo nella Coppa Davis Junior, è come se io e Denis avessimo chiuso un cerchio. La speranza è che questa generazione possa andare ancora molto lontano”.

In un’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, Auger-Aliassime è tornato sulla sfida all’Italia, esprimendo un po’ di rammarico sulle condizioni del suo amico Matteo Berrettini, che avrebbe voluto affrontare al top della forma. I due si sono già scontrati cinque volte nel circuito ATP, con quattro vittorie dell’azzurro (due sull’erba e due alla Laver Cup). L’unico successo del canadese è arrivato l’anno scorso a Cincinnati.

 

“Io e Matteo ci siamo incrociati prima di affrontarci in campo – prosegue FAA – peccato che lui non fosse ancora in piena forma, sarebbe stato una gran bella sfida se tutti fossimo stati al 100%. Sono certo però che il peggio per lui sia passato: in Australia sarà tra gli avversari da battere. Anche l’Italia, insieme a noi e agli Stati Uniti, nei prossimi anni sarà tra le contendenti alla Coppa Davis“.

Come detto in precedenza, Auger-Aliassime ha chiuso la stagione da numero 6 del ranking, in un 2022 che ha dato ampio spazio a risultati straordinari dei giovani. Oltre a lui, impossibile non menzionare il n°1 del mondo Carlos Alcaraz, vincitore di uno Slam e di due Masters1000, così come anche Holger Rune, che se non fosse stato per una manciata di punti persi per un Challenger giocato lo scorso anno avrebbe chiuso l’anno in top10.

“Ho già battuto Carlos, è un giocatore davvero forte. Ha enormi grandi potenzialità ed è impressionante pensare che a 19 anni sia già il numero 1 ATP abbia vinto uno Slam. C’è poi anche Holger, che ha fatto un exploit incredibile: sarà bello sfidarsi per i trofei più importanti. I miei obiettivi da qui in avanti sono chiari, ovvero vincere i Masters 1000 e gli Slam. Gli italiani? La forza e la potenza di Matteo Berrettini sono impressionanti, poi è una bella persona: siamo amici ed è una rivalità positiva. Sinner sta ancora crescendo, ma penso che sia uno dei candidati a vincere Slam nel futuro. Musetti è il più giovane, sta anche lui facendo molti progressi e il suo tennis è davvero spettacolare“.

Per il 22enne di Montréal, che rispetto ai due 19enni citati in precedenza si sente già un “veterano”, non è però stato sempre tutto facile. Prima di questa stagione, infatti, non aveva mai vinto nemmeno un titolo ATP, vedendosi sempre più spesso attribuita l’etichetta di eterno secondo. Delle otto finali disputate prima del 2022, infatti, non era mai riuscito ad imporsi. Certo non è facile accettare la sconfitta, ma il canadese non si è mai dato per vinto:

“Quando giochi una finale è sempre meglio vincere. Però bisogna anche vedere il lato positivo: arrivare a giocarsi il titolo è comunque già un buon risultato. In alcune occasioni non ho giocato abbastanza bene da meritare la vittoria, ma non mi sono mai abbattuto. Penso che la resilienza sia una delle mie qualità più grandi”.

C’è poi un aspetto molto importante di cui forse pochi sono a conoscenza, ovvero la grande generosità di Auger-Aliassime. Anche senza farne proclami, il giovane canadese è sempre impegnato in un importante progetto benefico legato al tennis:

Per ogni punto che faccio dono 10 dollari per progetti legati all’istruzione e alla sanità in Togo (il paese originario del padre, ndr). Questa stagione devo dire che è andata piuttosto bene, per me questo progetto è una spinta ulteriore per dare tutto quello che ho sul campo“.

Continua a leggere

Coppa Davis

Félix Auger-Aliassime MVP della Coppa Davis: ora il canadese si candida per un 2023 da urlo

Quattro match vinti su quattro, nessun break subito e una solidità impressionante. L’eroe del Canada è il suo giocatore più giovane e competitivo

Pubblicato

il

Félix Auger-Aliassime - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Inscalfibile. È forse questo uno degli aggettivi che meglio si addice all’ultima, clamorosa settimana di Félix Auger-Aliassime in questo già di per sé fantastico 2022.

La stagione appena conclusa, per il 22enne di Montréal, è stata quella della definitiva consacrazione. A gennaio, insieme al compagno e amico Denis Shapovalov, è arrivato il primo grande successo nel circuito maggiore, con il trionfo nell’ormai accantonata ATP Cup. A febbraio poi, al ‘500’ di Rotterdam, il canadese ha finalmente conquistato il primo titolo in carriera, spezzando una maledizione di otto finali perse consecutivamente.

Davvero devastante è stato poi il suo post-US Open, periodo nel quale Auger-Aliassime a livello individuale – escludendo quindi la fase a gironi di Coppa Davis e la Laver Cup – ha raccolto 17 vittorie nei suoi ultimi 21 incontri, tra cui l’impressionante striscia di 16 affermazioni consecutive (e tre titoli di fila) tra il ‘250’ di Firenze e il Masters1000 di Parigi Bercy.

 

La parte di stagione disputata sul cemento indoor ha messo ancora di più in luce i suoi grandi miglioramenti, specialmente al servizio e da fondo. Le percentuali di resa con la prima rasentano la perfezione, mentre con dritto e rovescio ha mostrato una solidità invidiabile.

Nei tre match da lui giocati in singolare non ha mai dato la sensazione di poter perdere. Contro Otte, Musetti e De Minaur ha sempre vinto in due set, con la consapevolezza che, nelle prime due occasioni, un suo passo falso sarebbe equivalso all’eliminazione. La forza mentale è il passo in avanti più grande di Felix negli ultimi sei mesi, dopo alcune sconfitte inopinate dovute in gran parte alla difficoltà nel fronteggiare le pressioni.

Oggi, nonostante i soli 22 anni, in campo Auger-Aliassime sembra già un veterano, capace di alzare ancor di più il livello nei momenti importanti. Basti pensare che in quattro incontri – considerando anche il doppio contro l’Italia – il canadese non ha mai ceduto il servizio, annullando complessivamente 11 palle break. Tra l’altro, nei due tie-break disputati contro Otte e Berrettini/Fognini, non ha mai neanche concesso un mini-break.

Che poi Auger-Aliassime abbia uno dei servizi migliori di tutto il circuito già si sapeva e i dati al servizio dell’ultima settimana, in particolare alla resa con la prima palla, ne sono un’ulteriore conferma:

  • 15 ace e 89% (31/35) di punti vinti con la prima contro Otte
  • 12 ace e 91% (30/33) di punti vinti con la prima contro Musetti
  • 6 ace e 70% (23/33) di punti vinti con la prima contro De Minaur

33 ace in tre incontri – media perfetta di 11 a partita – e un invidiabile 84/101 di punti vinti con la prima di servizio. Con questo colpo, in sostanza, Auger-Aliassime ha concesso solamente 17 punti in tre match. Mediamente, quando ha messo la prima ha perso meno di sei punti.

Tutte le volte che è stato chiamato in causa non ha mai fatto trasparire segni di nervosismo. La tranquillità nella gestione dei momenti importanti, unita ad una giustificata e tutt’altro che ostentata consapevolezza dei propri mezzi, ha restituito al Canada un giocatore ultracompetitivo, su cui poter fare grande affidamento nei prossimi anni.

Chiuso l’anno da n°6 ATP, suo best ranking, chissà che ora il prossimo obiettivo non sia quello di raggiungere vette esplorate finora soltanto da Milos Raonic, quali una finale Slam e la top3. E a soli 22 anni, i margini per ottenere quei risultati – e superarli – ci sono tutti: Felix Auger-Aliassime si candida a un 2023 da grandissimo protagonista.

Continua a leggere

Coppa Davis

Coppa Davis 2022: il trionfo del Canada e i tanti rimpianti della spedizione azzurra

Una squadra di giocatori giovanissimi e multietnica premia gli sforzi di Tennis Canada e alza l’insalatiera per la prima volta in 109 anni. Qualche rimpianto per i nostri ma capitan Volandri può sorridere e guardare positivamente al futuro

Pubblicato

il

Nella prima finale di Coppa Davis senza una nazione europea dal lontano 1990, trionfa il Canada guidato da Denis Shapovalov e Felix Auger-Aliassime. Dall’eliminazione nella fase a gironi, al ripescaggio fortuito a causa del conflitto bellico che ha escluso la squadra campione nel 2021, al trionfo. In questa nuova Coppa Davis, succede anche questo.

Il mancino, 23 anni e con un potenziale da Top 10, ha origini russo-ucraine ed è nato in terra d’Israele, a Tel-Aviv. La mamma Tessa è stata una tennista per l’Unione Sovietica.

Il vero trascinatore della spedizione canadese, infallibile in queste Finals spagnole è Felix Auger-Aliassime. In questo finale di stagione, ha saputo finalmente sbloccarsi e vincere 4 titoli consecutivi dopo le 9 finali perse tra il 2019 e il febbraio scorso. Alle Finals di Torino ha deluso le aspettative mancando la qualificazione alle semifinali ma al termine di una lunga stagione contro i giocatori più forti del circuito, si può anche sbagliare.

 

Non ha sbagliato invece nei tre singolari contro la Germania di Otte, l’Italia di Musetti e l’Australia di De Minaur, e sebbene non fosse troppo a suo agio nel doppio, il punto della vittoria nella semifinale contro l’Italia è anche merito suo. Anche lui, nato da padre togolese e madre franco-canadese.

Il capitano Frank Dancevic ha origini nella Serbia di Novak Djokovic; Vasek Pospisil, l’unico vero doppista della squadra, è ceco. Un trionfo multietnico e multiculturale che ben rappresenta la modernità e la lungimiranza di un paese come il Canada.

Succede anche che, la finale, l’atto conclusivo dell’evento a squadre più importante nel mondo della racchetta, si concluda dopo soli due singolari, terminati entrambi in due set. Enric Rojas, CEO di Kosmos Tennis, ha ribadito anche ieri al nostro direttore Ubaldo Scanagatta che “questo format funziona e deve rimanere questo” con buona pace degli amanti del tennis e dei nostalgici della vecchia Coppa Davis.

La spedizione azzurra, sconfitta al doppio decisivo dal team poi vincitore, ha certo più di un rimpianto. Sono pesate le assenze dei singolaristi più forti, Sinner e Berrettini, ma soprattutto l’infortunio di Simone Bolelli è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. In questi giorni, Filippo Volandri ha difeso i suoi giocatori e il suo progetto per questa squadra.

Tra gli appassionati, sono stati sollevati dubbi riguardo il reale infortunio di Simone e la discutibile decisione di Volandri di schierare un Berrettini a metà. Il capitano ha prontamente risposto confermando l’infortunio del compagno di Fognini: Nemmeno sotto tortura mi sarei privato di chi contro gli Usa era stato il migliore in campo nel doppio. Qualcuno ha parlato di una insistenza di Berrettini: follia pura. La verità è che Sonego non scendeva dal lettino per la stanchezza e Musetti era troppo giù per giocare. È stata una scelta obbligata. […] Non riduciamo tutto a una vittoria o a una sconfitta, serve più cultura sportiva”.

Su questo, capitan Volandri, ha ragione. L’Italia in Coppa Davis non raggiungeva una semifinale dal 2014; nel tie contro gli Stati Uniti, da sfavoriti, un Lorenzo Sonego eroico ha regalato il primo fondamentale punto, con i Chicchi a mettere il sigillo finale. In fondo, ci siamo arresi al doppio decisivo contro i futuri campioni con una squadra decimata dagli infortuni. Si può guardare al futuro con sereno ottimismo. Capitan Volandri è già al lavoro per il 2023. Salteremo la fase eliminatoria di febbraio per vederci direttamente alla fase a gironi di settembre, a Bologna (sede confermata) grazie alla wild card assegnata da Kosmos Tennis e ITF. Una notizia, da un lato positiva perché i nostri potranno riposare subito dopo la fine degli Australian Open – sperando che qualcuno possa arrivare nelle fasi finali del torneo-, dall’altro è un’occasione in meno di stare insieme e fare gruppo” secondo Volandri.

Non sono mancate nemmeno critiche rivolte a Jannik Sinner per non aver accompagnato la squadra in quel di Malaga, nonostante l’infortunio. Volandri difende a spada a tratta l’altoatesino: “Jannik si è messo a disposizione a febbraio nel preliminare nonostante stesse vivendo un periodo molto difficile. […] A Bologna si è unito subito dopo la dolorosa sconfitta con Alcaraz a New York”.

Paolo Bertolucci, uno che di match di Coppa Davis ne ha giocati parecchi e l’ha anche vinta, vede il bicchiere mezzo pieno e guarda con fiducia al prossimo futuro. “Abbiamo un ottimo gruppo. Abbiamo 4 singolaristi di livello e, accanto a Fognini, oltre a Bolelli, anche altre due opzioni di doppio con Berrettini e Sonego. Ce la giochiamo con tutti. Siamo fra le 4 più forti e l’anno prossimo con un pizzico di fortuna e meno infortuni possiamo rivincere la Coppa. Che non dobbiamo chiamare più Davis, però. Questa si vive in un giorno solo, tutta di un fiato, è un’altra cosa dall’altra, quella con 5 partite al meglio di 5 set”.

La Coppa Davis 2022 dell’Italia si conclude con un ottimo terzo posto e tanti spunti tecnici su cui lavorare. Con questo nuovo format, il 33% del punteggio di ogni sfida è affidato al doppio, un settore sul quale il nostro capitano e la Federazione devono investire se l’obiettivo è quello di alzare ancora una volta l’insalatiera.

Lascia un po’ perplessi l’idea di Volandri: “Nel futuro si potrebbe pensare anche a un duo Sinner-Berrettini quando c’è a disposizione anche la coppia piemontese Sonego-Vavassori, ma il capitano assicura che “stiamo lavorando anche sul ricambio, sul circuito prendiamo wild card anche in doppio per far fare esperienza ai più giovani. Questo percorso alla rincorsa della Davis è un progetto a lungo termine, abbiamo appena cominciato”. Con Sinner, Berrettini, Musetti e Sonego come singolaristi e le coppie Bolelli-Fognini e Vavassori-Sonego, il tennis italiano sorride. E nei prossimi anni speriamo di sorridere sollevando la Coppa Davis.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement