Le prime 10 profezie del Mago Ubaldo, Djokovic domina il 2023, Nadal segue Federer, Alcaraz solo top-3, Sinner e Berrettini top-ten, Swiatek n.1

Editoriali del Direttore

Le prime 10 profezie del Mago Ubaldo, Djokovic domina il 2023, Nadal segue Federer, Alcaraz solo top-3, Sinner e Berrettini top-ten, Swiatek n.1

Più preoccupazione per la guerra Russia Ucraina che per il COVID. Putin e il re travicello. Gli Italiani alle ATP Finals. Lorenzo Musetti? I dubbi su Ruud e Pegula. Jabeur meno forte di Gauff

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Il Mago Ubaldo invecchia ma non demorde. La sfera di cristallo si è un po’ appannata con gli anni (e la tastiera anche…mi aveva scritto appena fatto scrivere… appanatta! miracolo che io abbia evitato il primo refuso già nelle primissime righe, però sarebbe stata tutta colpa di…Adriano, il re di Roma degli Anni Settanta che però impera ancora oggi grazie alla “rilucidatina” data da “La Squadra” di Procacci), ma l’unico Mago credibile del pianeta non ha paura di nulla e tantomeno di sbilanciarsi.

Fu appena un po’ più prudente del solito lo scorso anno, ma dovrete riconoscere che fu anche assai saggio,  quando prima di tutto fece questa premessa: “Novak Djokovic sta ancora sfogliando la margheritina dicendosi: “Gioco e non gioco a Melbourne? E se non gioco a Melbourne, che faccio poi a Indian Wells e a Miami, dove al momento le regole sull’obbligo di vaccinarsi sembrano le stesse?” e poi profetizzò: “È chiaro che se Novak giocherà o non giocherà nei primi mesi del 2022 la storia dell’anno che viene sarà molto diversa!”. Qui, e solo perchè tutti i maghi sono sempre un po’ birichini, ho aggiunto soltanto il punto esclamativo finale. Potete tranquillamente verificare le mie profezie pubblicate un anno fa.

Nel 2022 ho evitato il COVID, ho “conquistato” –perché di conquista si è trattato checchè ne pensino i NoVax e i furbetti che, secondo le accuse della procura di Vicenza avrebbero prodotto documentazione di false certificazioni – quattro vaccini, e ci ho aggiunto anche quello dell’influenza – fin qui evitata pure quella, fingers crossed – e nel 2023 conto di fare anche il quinto e il sesto. Mica devo giocare l’Open d’Australia io!

 

Nel 2023 non vorrei più dover frequentare diverse persone negative che mi hanno messo di cattivo umore, ma nemmeno quelle risultate positive i cui effetti – fossero o non fossero letali- ho fortunatamente scansato.

Lo auguro anche a voi tutti, cari lettori di Ubitennis che vi sorbite pazientemente da anni tutte queste predizioni sempre…costantemente centrate. Ritenevo che la guerra al COVID sarebbe stata vinta ovunque salvo che in Cina. E i cinesi, direbbe il mago di Wuhan, un po’ se lo meritano perché copian sempre tutto ma si sono dimenticati di copiare dall’Occidente anche un buon vaccino. E sì che ce  n’erano tanti. Che siano proprio loro, i cinesi, a rappresentare la più clamorosa smentita su terra per i NO-Vax? Oh ragazzi, evitate di scatenarvi contro il Mago Ubaldo che queste cose le dice con un sorriso sulle labbra, senza prendersi troppo sul serio. E se non lo fa lui, non lo fate neppure voi.

E’ l’altra guerra quella russo-ucraina a preoccuparlo di più, perché nemmeno lui che tutto vede o quantomeno intravede, riesce a vederne la fine. Addirittura, confessa ai più intimi, non riesce nemmeno a prevedere se a un Putin malato (ma è vero? Boh?) potrebbe succedere un Dmitry Patrashev ancor più guerrafondaio e capace di ricorrere davvero al nucleare.

Memore degli studi classici, della batracomiomachia, la battaglia delle rane e dei topi nonché della favola di Esopo e del re travicello…il mago Ubaldo si chiede se non sia alla fine meglio tenersi Putin.

Solo per chi non avesse presente la favola di Esopo (gli altri saltino a piè pari questo paragrafo): le  rane chiesero a Zeus un re che facesse rispettare le regole inesistenti dello stagno. E Zeus dapprima mandò giù nello stagno un pezzetto di legno. Ci volle poco tempo perchè le rane ne verificassero la nullità e chiedessero un altro re che facesse rispettare le regole. Allora Zeus mandò un serpente che si divorò tantissime rane fino a che le superstiti, nostalgiche del re travicello, tornarono da Zeus implorando un nuovo cambio che non fu loro concesso; la morale è: Meglio tenersi una situazione mediocre che rischiare, cambiando, di peggiorarla drasticamente.

Scusandomi per la lunga divagazione ecco la…

Profezia N.1– Volessi giocare …in difesa, un vero e proprio catenaccio per non ciccare almeno la profezia n.1,  potrei cominciare dicendovi che nel 2023 non vedremo più giocare Roger Federer in una gara ufficiale. Oppure voi siete così fanaticamente federeriani da considerate la Laver Cup un torneo “legale” quasi come l’ATP che ha sconsideratamente incluso i risultati di quell’esibizione a inviti fra gli head to head ufficiali nonostante il terzo set sia camuffato da un long tiebreak? Gli statistici non viventi si rivoltano nei loro sepolcri. I viventi inorridiscono. Mi rendo conto di…esser partito male, con una profezia che non è una profezia, ma d’ora in poi mi riscatto.

Profezia n.2 – Mago imprevedibile e incoerente, qui gioco clamorosamente all’attacco, rischio un contropiede clamoroso e dico che papà Rafa Nadal, papà di Rafa junior, proverà naturalmente a vincere il Roland Garros n.15 – ci mancherebbe! –  ma sia che ci riesca sia che fallisca (e il Mago Ubaldo propende per la seconda ipotesi in una sfera semi-affumicata) entro fine anno dirà basta e dal 2024 potrà andrà a raggiungere il suo amico Roger con il quale, mano nella mano alla fine di ogni lucrosissima esibizione, si divideranno montagne di dollari, euro, pesos e un po’ tutte le monete ancora circolanti.

Profezia n.3 – Allo scenario sopra descritto Novak Djokovic reagirà con un prevedibilissimo, scontato “Not too bad!”. E fiero di un fisico cresciuto letteralmente a prova di bomba mostrerà ovunque, con la complicità delle compiacenti autorità serbe, documenti invisibilmente alterati, quali la carta d’identità. Non è vero, non è possibile che il 22 maggio prossimo Nole abbia davvero 36 anni. E’ un trucco. A non crederci per nulla è sempre stato per certo Andy Murray, nato il 15 maggio che ben prima delle sue ripetute operazioni chirurgiche, ha sempre sostenuto di aver 7 anni di più di Nole, e non appena 7 giorni. Quindi Nole giocherà e vincerà tranquillamente fino ai suoi presunti 40 anni. E, dopo aver saltato 2 Slam su 4 nel 2022, li giocherà tutti quest’anno (sì, vedrete, anche l’US Open!) e qualunque cosa accada nel regno di Rafa al Roland Garros effettuerà un rombante sorpasso ai danni del maiorchino. Se Nole si fermasse a quota 23 Slam (vincendo “solo” l’Australian Open e Wimbledon), probabilmente non sarebbe neppure soddisfatto al 100%. Nel 2022 non ha chiuso da n.1 solo perché 2 Slam e 5 Masters 1000 non li ha potuti giocare (i 4 nordamericani più quello cinese di Shanghai) e quello che ha vinto gli ha portato zero punti. Quest’anno in Australia almeno gioca di sicuro. Per i Masters 1000 americani fino al 1 aprile stante alle ultime notizie più no che sì (niente Indian Wells e Miami quindi, almeno al momento). Chissà quanti alla fine potrà rigiocare? Cincinnati probabilmente sì. Quasi tutti gli altri big hanno comunque cambiali più pesanti da rispettare.. Se potrà giocare Wimbledon con una regolare distribuzione di punti – non zero come nel 2022…ma Wimbledon e ATP commetteranno ancora le stesse sciocchezze? Più no che sì è la mia previsione… – e riuscirà a giocare anche l’US Open a differenza dell’anno scorso, beh il Mago Ubaldo prevede che Nole sarà n.1 del mondo di fine anno per l’ottava volta, con buona pace dei fans degli altri Fab (comunque scavalcati anche nel numero degli Slam).

Profezia n.4 – Consegue alla profezia n.3 che Carlitos Alcaraz, pur senza perdere da tutti e tre gli Italian-boys come gli è capitato nel 2022 (e gli è andata già bene, perché all’US Open, Sinner poteva far il bis di Wimbledon e magari quel primo Slam invece d’essere il primo di Carlitos sarebbe stato il primo di Jannik), lotterà al massimo per il secondo posto. Non è detto che vinca un secondo Slam, all’ombra di Djokovic asso pigliatutto (laddove possa giocare). Alcaraz chiuderà il 2023 fra i primi 3.

Profezia n.5 – Sinner e Berrettini citati in ordine di classifica – tocchino pure legno, ferro o qualcos’altro – non si faranno male così spesso come nel 2022. Ergo giocheranno e vinceranno di più. Torneranno entrambi fra i top-ten. Sinner avrà anche un po’ meno sfiga nei tabelloni, fin dai primi turni e già a Adelaide – queste 10 profezie le ho “sigillate” sulle 10 tavole alla vigilia del torneo-, mentre a Berrettini basterà evitare di capitare nelle stesse metà tabellone di Djokovic che per lui resta imbattibile (e un po’ meno invece di Sinner).

Profezia n.6 – Sinner resterà il n.1 d’Italia, Berrettini il n.2 e Musetti – che ha dichiarato di aspirare a diventare il n.1 – dovrà avere ancora pazienza e accontentarsi di chiudere da n.3. Sarebbe più importante avvicinarsi ai top-ten piuttosto che scavalcare gli altri due azzurri. Aumenterà certamente la schiera dei suoi aficionados: alla gente piace e piacerà sempre di più il suo tennis vario e brillante piuttosto che quello assai più monocorde e prevedibile degli altri due (anche se a oggi è fin qui risultato più efficace). Ciò detto Lorenzo è costretto dal suo tipo di tennis a giocare sempre sul filo del rasoio, le sue variazioni richiedono standard elevatissimi, quasi perfetti, nell’esecuzione dei tanti colpi diversi e prima ancora nella lucidità della loro selezione. Presuntuosetto anziché no Boris Becker si riteneva tennista più completo di Stefan Edberg (che ha vinto il suo stesso numero di Slam, 6, ma è stato molto più a lungo n.1 del mondo, 44 settimane invece di 12) ma lo considerava più “fortunato” perchè non aveva mai dubbi sul tipo di tennis da giocare: “Era sempre lo stesso, kick di battuta sul rovescio dell’avversario e serve&volley a tutto spiano”. L’altro Lorenzo, Sonego, vorrà dimostrare di valere sempre quello visto a Malaga, contro Tiafoe e Shapovalov. Why not? Il mago Ubaldo ha interpellato Scanagatta che gli ha detto che firmerebbe subito l’ipotesi di quattro azzurri fra i primi 20 del mondo. Ma il Mago Ubaldo non lo crede probabile. Possibile sì, probabile no. Come per tre tennisti azzurri presenti alle finali ATP di Torino, terza edizione. Possibile sì, probabile no. Ma magari!

Profezia n.7 – Il tennis italiano si gioverà dell’incremento dei tornei, fra ATP 250 e challenger da 175.000 euro, che la FIT dell’attivissimo Paperon Binaghi – capace di tirar fuori il sangue anche dalle rape e grazie ai tesoretti saggiamente accumulati – conquisterà battendo sul tempo chiunque e in qualunque data. Fate che qualche promoter, qualche federazione, gli ceda una settimana di calendario e zac, la Fitp ci si getterà sopra come un famelico avvoltoio. E farà bene, ne godremo tutti, il tennis nazionale e quindi anche Ubitennis. Ogni torneo frutta soldini, anzi soldoni, alla casa madre federale, altro che i cents dello zio di Paperino. Punti da conquistare in casa per i nostri tennisti, più comodi, con meno spese, più tifo a favore, tv di casa a mostrare anche le qualificazioni. Inevitabile, direi, per i nostri giovani azzurri (alcuni visti all’ultima edizione NextGen a Milano?) riuscire a rimontare le classifiche mondiali e conquistare piazzamenti importanti. Un paio di italiani in più fra i top 100 ATP rispetto agli attuali 5 ci dovrebbero essere.

Oggi il quinto è Fognini, ma il problema è che Fabio ha più l’età di Murray che quella di Djokovic. Forse dovrebbe fare come Bolelli: capire e dedicarsi al doppio. Se glielo suggerisse Scanagatta di certo Fognini farebbe il contrario, convinto di essere ancora super competitivo anche in singolare…e magari per un incontro o due lo sarebbe, per più di fila invece probabilmente no. Chissà, magari se lo dice il Mago Ubaldo invece si convincerebbe anche lui. Anche se Fabio ha appena dichiarato di sentirsi competitivo per i prossimi tre anni e ha ingaggiato un team di fisio e preparatori di grande livello per cercare di vincere questa sfida contro il certificato anagrafico. E a proposito di tornei, mentre il NextGen si trasferirà al Sud o al centro Italia, forse a dicembre, a Napoli riavranno il coraggio di ripresentarsi? Beh, se c’è una città coraggiosa in Italia quella è Napoli. È l’ATP, semmai, che potrebbe non avere quel coraggio. Di sicuro tutti quanti, prima di avventurarsi in scommesse ad alto rischio, faranno un po’ più di attenzione al clima delle varie stagioni. Ad autunno inoltrato e d’inverno si gioca indoor. In primavera inoltrata e d’estate anche all’aperto. Errare è umano, perseverare diabolico.

Profezia n.8 – Casper Ruud non vincerà uno Slam e non ripeterà neppure due finali Slam. Berrettini, mi pare sia stato lui, avrebbe detto: “Se Ruud poteva diventare n.1 del mondo a fine anno ancora a Torino…n.1 possono diventare in tanti”. Magari non lo ha detto proprio così, ormai tutti i tennisti stanno così attenti a rilasciare dichiarazioni politically correct che ogni intervista è un festival di banalità, magari ha fatto intendere qualcosa (che ha probabilmente pensato) e qualche interprete mediatico ha un po’ manipolato il tutto. Comunque a pensare una cosa del genere, eventualmente, Matteo non sarebbe certamente stato il solo. Sia affermato ciò senza che il Mago Ubaldo si permetta di sottovalutare né il valore di Ruud, né i suoi indubbi progressi, né lasciandosi influenzare dalla modesta spettacolarità dei suoi colpi. Ruud è solido come una quercia norvegese. Regali non ne farà mai, sebbene sia un bravissimo ragazzo che si può immaginare certamente più generoso fuori dal campo. Però ha più chances Tsitsipas di imparare il rovescio, Zverev di riprendersi dal terribile infortunio del Roland Garros (e dalla sindrome dei doppi falli nei momenti chiave), Medvedev di riassestare tutti i neuroni che nel 2022 sono andati spesso in confusione, Rublev di maturare piuttosto che Ruud di diventare un campione che sia degno erede dei Fab Four così come un giocatore che fa vendere biglietti in arene sold out.

Profezia n.9  – Di Serene Williams all’orizzonte il Mago Ubaldo proprio non ne vede. Coco Gauff ha un po’ illuso, in certi momenti della sua ancora giovanissima carriera, ma fra lei e Serena c’è di mezzo il mare, anche se è vero che Coco ha solo 18 anni. Non un dettaglio. Anche se a fine 2023, quindi, non mi stupirei di trovarla al secondo posto delle classifiche WTA perché Garcia, Sabalenka, Sakkari, Kasatkina, Kudermetova, Halep (quest’ultima di sentir parlare di pensione non ha proprio voglia: è solo un po’ ipocondriaca…), non mi danno grande affidamento. Quindi Iga Swiatek vincerà ancora il Roland Garros, però scivolerà ancora sull’erba di Wimbledon, e alla fine si confermerà la più forte tennista del mondo perché sarà un po’ più continua anche nella seconda metà dell’anno. Certo è che deve egoisticamente rallegrarsi di non avere ancora alcuna vera avversaria capace di strappargli la corona da quel cappellino costantemente calato sugli occhi. A proposito di occhi certo che  Ons Jabeur è giocatrice piacevole per i nostri occhi – e un idolo in tutta l’Africa e il mondo islamico – ma non mi sembra davvero in grado di spodestarla, salvo che Iga si distragga scoprendo altri interessi finora sconosciuti. Non credo che Jabeur vincerà un titolo dello Slam. Così come non credo che ci siano altre ragazze in grado di succedere quest’anno a Iga. E nemmeno le altre. Pegula fra le ragazze, attuale n.3 WTA, mi ricorda la “situazione Ruud” e quel che ho scritto del norvegese poche righe più su. Bravissima ragazza, gentile, applicata. Ma chi farebbe la fila per acquistare un biglietto per una finale, figurarsi un primo turno, giocato di Pegula? Vero peraltro che non è obbligatorio dare spettacolo per vincere…

Profezia n.10 – La profezia più facile di tutte. Ubitennis crescerà ancora. Come in tutti questi anni, di anno in anno. Nonostante un anno sfortunato per via di troppi infortuni patiti dai nostri migliori giocatori, e non solo muscolari -ma ci si è messo anche il Covid che ha colpito sia Sinner sia Berrettini (quest’ultimo alla vigilia di Wimbledon) – nonostante un Nadal, uno Zverev e un  Djokovic in fuori gioco per mesi (per sfortuna o per scelta), nonostante l’addio di Roger Federer e Serena Williams al tennis agonistico, nonostante le  finali ATP senza italiani fra i protagonisti a differenza di un anno fa.

Con i suoi tre siti, in italiano, inglese e spagnolo, Ubitennis ha raggiunto 30 milioni di visite, 50 milioni di pagine visualizzate, 7 milioni di utenti unici nel 2022. Per il 2023 il Mago Ubaldo questa volta è sicuro di non sbagliare profezia quando dice che Ubitennis farà ancora meglio, come sempre, grazie a voi lettori, alla vostra amicizia e fedeltà, alla vostra stima e con la vostra collaborazione nel passaparola con i social e gli altri modi che riterrete opportuno utilizzare. E correggeteci sempre, quando vedrete errori e refusi. Guai a voi però se vi permetterete di contestare il Mago Ubaldo. Non lo sopporterebbe e vi lancerebbe i suoi strali.

Un post scriptum del Mago Ubaldo è d’obbligo a questo punto, giusto per dirvi che le mie profezie non finiscono qui. Ne leggerete presto altre, sulla Coppa Davis e chi la vincerà, sulle classifiche di fine anno uomini e donne e chi uscirà dagli attuali primi 10 e prime 10, se ci sarà un nuovo vincitore/vincitrice di Slam (e se fosse un italiano?), su Nick Kyrgios e Holger Rune, su alcune novità federali, su Martina TrevisanCamila Giorgi e le altre tenniste italiane, su Fabio Fognini, sulla posizione che mi aspetto prenderanno i tornei inglesi e in particolare  Wimbledon riguardo ai tennisti russi bannati la volta scorsa e la reazione dell’ATP (ancora zero punti per chi gioca un torneo senza russi). E altro ancora.

 Buon 2023 a tutti voi e se non li avete già letti, soffermatevi anche a guardare in video e a leggere i miei auguri a tutti voi pubblicati il 24 dicembre, vigilia di Natale, cioè quando giustamente molti di voi si preoccupavano di scambiarsi gli auguri soprattutto in famiglia, fra gli affetti più cari e con gli amici del cuore. In quei giorni non ci avete letto e noi come siamo buoni soprattutto nelle vicinanze di Natale, vi riproponiamo gli auguri. Gratis. Attenzione: in un prossimo futuro non tutto potrebbe continuare a essere gratis. Voi come la prendereste se facessimo vedere ai nostri sostenitori “concreti” e debitamente, inevitabilmente registrati, un sito privo di pubblicità?

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Editoriali del Direttore

Australian Open: due semifinali donne? No, una sola. Djokovic senior? Padrone di pensare, dire e fare ciò che vuole, ma inopportuno

Rybakina e Sabalenka gemelle anche nel modo di vincere. Mentre Srdjan Djokovic ha trovato modo di creare una difficoltà in più a Novak, che non ne aveva certo bisogno. Ma non è la prima volta

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Voglio dire quello che penso sulla vicenda di papà Djokovic che si lascia coinvolgere da un gruppetto di simpatizzanti di Putin. Lo farò qui subito dopo aver commentato il tennis giocato e da giocare.

Le due semifinali femminili mi sono sembrate…una sola, con la seconda copia carbone della prima. Quasi lo stesso punteggio, 7-6 6-3 per Rybakina su Azarenka, 7-6, 6-2 per Sabalenka su Linette, 1h e 43 m la prima, 1h e 42 m la seconda.

Due ragazzone sopra il metro e 82cm (tanto è alta la Sabalenka, la Rybakina è due cm di più), più massiccia e potente la bielorussa di 24 anni (80kg). Più longilinea (73 kg) ma con un servizio non meno efficace la kazaka che fino al 2017 era russa e che dal proprio forte servizio (già con i suoi 9 ace contro i 3 dell’Azarenka, e i suoi 3 doppi falli contro i 6 di Vika, ha ricavato 9 punti in più) ha colto altri frutti importanti.

 

Ha infatti raccolto il 76% di punti quando ha messo dentro la prima, mentre la Azarenka non è andata oltre al 63%. Ha ugualmente subito 3 break, ma la Azarenka ha fatto peggio perché anche a causa della sua debole seconda palla di break ne ha subiti 5. Insomma, ci sono stati 8 break su 21 game. Per il tennis femminile non sono neppure troppi. Semmai è curioso che a leggere i dati statistici sono tutti talmente a favore della Rybakina che il punteggio appare quasi troppo benevolo per la Azarenka: 30 vincenti contro 26 (+4), 21 errori gratuiti contro 27 (+6). E in effetti poi a contare i punti vinti sono 78 quelli di Elena contro i 62 di Vika: 16 punti non sono pochi per un match di 140 punti finito 7-6 (4),6-3.

Ma anche quelli che separano Sabalenka da Linette per il loro 7-6 (1) 6-2, non sono distanti: 71 a 58, 13 punti. Però 6 di quei 13 vengono dal tiebreak vinto 7-1.  E il match ha richiesto 129 punti, 11 meno di quell’altro.

C’è stata la metà dei break, 4 in tutto, perché la Sabalenka (6° ace contro 1, 2 doppi falli contro 1= +4) ha concesso un solo break su 4 palle break, salvandone quindi 3 e strappando 3 volte in 7bp la battuta alla ragazza polacca che comunque il suo torneo lo aveva già vinto battendo una testa di serie dopo l’altra, Kontaveit 16, Alexandrova 19, Garcia 4 e Pliskova 30, e potrà festeggiare questi exploit salendo da n.45 a n.22 quando il suo best ranking era stato 33. La Sabalenka, dal canto suo, ritorna al suo best ranking di n.2 scavalcando Jabeur e Pegula.  Ma era già stata n.2. Se anche vincesse il torneo resterebbe a distanza siderale dalla Swiatek, che ha 10.485 punti e Aryna non potrebbe guadagnarne di più che altri 700 arrampicandosi a 6.100. Quanto alla Rybakina, mai più su di n.12, è già top-ten comunque vada, e potrebbe diventare n.8 vincendo il secondo Slam in carriera dopo Wimbledon superando Bencic e Kasatkina. Sarebbe stata in realtà n.5 del mondo se avesse potuto aggiungere i 2.000 che non ha avuto a Wimbledon e n.2 vincendo il torneo. Ma quei 2.000 è meglio che li dimentichi. Nessuno glieli restituirà, né a lei né a Djokovic che però vincendo il torneo ridiventerebbe comunque n.1 ATP.

E vengo alla questione Djokovic senior. Papà Djokovic è libero di pensarla come vuole. E anche di esprimere i suoi pensieri come preferisce. Le sue azioni e i suoi pensieri non sono comportano alcuna responsabilità per Djokovic junior. I figli non sono responsabili per quello che dicono e fanno i genitori. E viceversa.

Ciò detto papà Djokovic talvolta dice e fa cose inopportune, in qualche modo creando evitabilissimi imbarazzi al figlio, quasi non si rendesse conto che suo figlio era arrivato in Australia quest’anno con qualche apprensione, portandosi inevitabilmente appresso una situazione complessa per quanto accaduto Down Under un anno fa.

Se anche Srdjan è un sostenitore palese di Putin poteva capire che non era opportuno unirsi a quel gruppetto di filorussi (come lui) in un momento in cui l’Australia e Tennis Australia hanno preso la decisione di riaprire le porte a suo figlio ma è stata presa anche la decisione (giusta o sbagliata che sia) di non consentire a bandiere russe e bielorusse di sventolare durante il torneo. Torneo nel quale tennisti russi e bielorussi giocano per sé stessi, senza bandiere e inni.

Papà Djokovic resta padronissimo di essere filoPutin, ci mancherebbe. Magari lo è pure Novak, sebbene lo scorso anno avesse preso una posizione piuttosto critica nei confronti dell’aggressione russa – così come successivamente sarebbe stato critico prima nei confronti di Wimbledon che aveva bandito la partecipazione di tennisti russi e bielorussi ai Championships e poi di ATP che aveva reagito togliendo i punti ATP a tutti i partecipanti al torneo di Church Road – ma considerando che tutti i Djokovic sono comunque ospiti di un Paese e di un’organizzazione che ha preso pubblicamente certe posizioni, beh con un minimo di sensibilità avrebbe potuto astenersi dal mischiarsi a quella manifestazione filo-Putin e filo-russa. Io sono quasi certo che Novak, a prescindere da come la pensa lui stesso (io non lo so), non è stato contento. Ma non è la prima volta che il padre gli combina qualche casino. Ormai, però, la frittata è stata fatta. Nole dovrà rispondere a qualche domanda in più, come è accaduto anche a Vika Azarenka. Ma di sicuro saprà come cavarsela.   

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Australian Open

Australian Open: Djokovic schiaccia tutti i pesi leggeri e medi. Tsitsipas sarà il primo mediomassimo? Rublev? “Un Pitbull stressato”

Così definisce il russo, stoppato nei quarti per la settima volta dal serbo incontenibile, il suo coach Vicente. Il tennis per lui è “come una pistola alla tempia, ma lo ama alla follia”.

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Novak Djokovic - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)
Novak Djokovic - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)

Una settimana fa Novak Djokovic sembrava seriamente infortunato. Ma dopo averlo visto lasciare appena sei game negli ottavi di finale all’australiano Alex De Minaur e sette game nei quarti al malcapitato russo Andrey Rublev, sconfitto 61 62 64, nessuno può dubitare, e neppure lui stesso, del fatto che stia benissimo ed è il grande favorito di un torneo che ha vinto già 9 volte e in cui il rivale più temibile appare essere Stefanos Tsitsipas in una probabilissima finale. Ma lui ha battuto Stefanos 10 volte su 12. E se per caso Khachanov battesse Tsitsipas il bilancio dei duelli diretti è ancor più netto: 8-1. Quell’unica volta in cui il russo prevalse sul serbo fu in occasione della finale di Bercy 2018, quando Khachanov conquistò – ad oggi – il suo unico Masters 1000.

Il modo in cui Djokovic ha surclassato Rublev in 2 ore e 5 minuti è ancora più impressionante di quello con il quale aveva lasciato un game in meno a de Minaur.

Sì, perché de Minaur è un peso leggero, Rublev è almeno un peso medio. De Minaur corre più veloce di tanti, recupera tanto e anticipa quando può, ma non fa quasi mai male. Il dritto di Rublev invece è diretto da peso mediomassimo, è tanta roba. Ma Djokovic, che Gianni Clerici avrebbe descritto come “uno scheletro magro” assimilandolo al “vampiro del Bonacossa” Fausto Gardini, non sembrerebbe poter aver punch da peso massimo e ha dimostrato di non temere i “diretti” di Rublev, schivando quelli e le sole cinque pallebreak conquistate dal russo come faceva il miglior Muhammad Alì contro Joe Frazier.

 

E alla fine, quando l’altro appariva sempre più rassegnato, scoraggiato, lo ha letteralmente demolito.

Così il povero Rublev a digiuno di break è rimasto anche a digiuno di semifinali. Per la settima volta è finito k.o. nei quarti. E se avesse potuto il suo coach spagnolo Fernando Vicente avrebbe gettato l’asciugamano sul ring della Rod Laver Arena.

Per il duo russo-ispanico deve essere stata una gran frustrazione accorgersi di un tale gap. Uno che ha vinto 13 tornei, che è stato anche n.5  del mondo e ora è n.6, uno che è top-10 da più di tre anni e prende con Novak tutte le volte – Belgrado non c’entra (Djokovic era convalescente) – stese memorabili. Due partite a Torino nelle finals, nel 2021 come nel 2022, cinque game ceduti la prima volta, cinque game persi la seconda. E Rublev ha detto: “Novak ha giocato molto meglio qua che a Torino”.

Oggi, infatti, sette game solo perché i set erano tre.

Ma come si spiega un simile gap? Non ci sarà qualcosa anche di psicologico?

Beh, di nervi Andrey non è solidissimo. Vive il tennis con amore sconfinato, ma anche come una magnifica ossessione.

Può essere magnifica un’ossessione? Nel suo caso sì, perché Andrey – che il suo coach ha soprannominato “Pitbull stessato” – racconta di essersi così appassionato al tennis che all’età di sei anni se gli toccava di saltare un giorno di allenamento per via della scuola si disperava e piangeva.

Lui stesso dice: “Il tennis per me è come avere sempre una pistola sulla tempia”.

Però non lo vive come un incubo, anzi. Lo ama talmente che, a sentire ancora Vicente: “Se gli offrissero 100 milioni di euro per smettere di giocare lui li rifiuterebbe” e aggiunge che è impossibile fargli prendere una settimana di vacanze.  Rublev ha confessato: “Le mie sole giornate di riposo sono quando prendo un aereo”.

Quando nel 2018 Rublev fu costretto a fermarsi per 3 mesi per un problema alla schiena, soffrì come un cane ammalato. La sua mamma, Marina Marenko ha detto: “Se qualcosa lo ferma è una tragedia, la stessa che avverte un pittore che non può dipingere. Ad Andrey basta poco per cadere in momenti di depressione”. E Rublev un paio d’anni fa guardava con una punta di invidia il suo vecchio compare Daniil Medvedev insieme al quale è praticamente cresciuto: “Vorrei riuscire a seguire l’esempio di Daniil, anche lui era pazzerello come me a volte, poteva perdere la testa, era super-emotivo, ma poi lui è riuscito a cambiare e io no, o almeno non tanto”.

Beh, chissà se adesso Andrey ha cambiato idea. Lui è sempre top-ten. Daniil invece ne è uscito dopo un 2022 assai negativo. Vero però che Daniil ha vinto uno US Open, è stato finalista in due Australian Open, ha vinto le finali ATP ed è stato n.1 del mondo. Un palmares ben diverso.

“Voglio talmente vincere che spesso non riesco a controllare le mie emozioni e sono capace di far di tutto – dice la vittima di DjokerNole – Prima di un match credo di aver tutto sotto controllo, di essere sul binario giusto, ma poi invece deraglio! Il match mi stressa troppo… Ma sono sempre stato così, anche da ragazzino mi prefiggevo sfide folli… per esempio nel basket riuscire a fare dieci canestri con i tiri liberi. Potevo passare una intera giornata, piangere, soppesare il pallone mille volte, ma non smettevo di provarci finchè ci riuscivo.”

E quando è in campo, ancora oggi, è capace di ripetersi mille volte – come ha raccontato al collega dell’Équipe Romain Lefevre: “Dai, vinci questo punto, se lo vinci vincerai la partita! Devi farcela, devi farcela! Se poi non lo vinco diventa un disastro. Non riesco a nasconderlo. E’ come se acquisti l’ultimo iPhone e lo fai cadere. Ce l’avevi e non ce l’hai più. Lì, il match, l’avevo quasi in pugno e mi scivola via fra le dita”.

Vicente ricorda in particolare un match del Roland Garros contro Fucsovics, vinto ma colto dal panico: “Si era talmente innervosito che per 3 o 4 volte ha preso per sbaglio l’asciugamano del suo avversario! E poi non si è neppure accorto che c’era un cambio dei raccattapalle e ha cominciato a servire mentre quei ragazzi stavano correndo a bordo campo! E certe volte è così nervoso che al cambio campo non vorrebbe nemmeno sedersi, vorrebbe accelerare la disputa del game successivo”.

Io posso dire che è un ragazzo gentile, educato, certamente timido. Nelle prime interviste guardava sempre in basso sul desk che gli stava davanti, con i capelli rossi sugli occhi quasi volesse nascondersi. Quando però impara a conoscerti e capisce che non vuoi metterlo in difficoltà, allora sorride ancor prima che tu gli faccia una domanda. L’altro giorno, quando è venuto a capo di Rune al super tiebreak dopo avergli strappato il servizio sebbene il ragazzino danese avesse servito per il match e avesse avuto anche due matchpoint e fosse poi stato in vantaggio per 5-0 6-2 e 7-3 nel tiebreak …prima che lui gli facesse l’ultimo punto con un fortunosissimo net, ha fatto un sorriso fino ai capelli: “Sotto 5-2 ho pensato che avrei perso il match, per un bel po’. E mi sono come rilassato…Invece stranamente quando lui ha avuto i matchpoint prima del tiebreak ho pensato: ora arrivo al tiebreak! L’ultimo punto? Non mi era mai accaduto nella mia vita. E’ stato il mio momento più fortunato di sempre. Non può esistere un momento migliore che ritrovarsi nei quarti di finale,10-9, rispondere sul nastro e vedere la palla che passa di là. Se oggi fossi andato al Casinò, lo avrei sbancato! Sono stato davvero fortunato, in modo incredibile”.

Ma quando lo si incontra un ragazzo così, spontaneo, in mezzo a tanti montati super egocentrici?

Ha vinto Djokovic, bravo Djokovic. Come sempre. Batterlo sembra quasi impossibile. In Australia e non solo lì. Ma sarebbe tuttavia bello che ci fossero molti più Rublev nel mondo dei grandi tornei e del tennis.

A questo punto sembrerebbe davvero scontata una finale Djokovic-Tsitsipas poiché il greco ha battuto 5 volte su 5 l’altro semifinalista Khachanov, anche se non lo ha mai fatto in uno Slam e in match tre set su cinque.

Khacahanov russo ama autoproclamarsi “Guerriero armeno”, perchè la sua famiglia ha origini armene e l’altro giorno aveva anche espresso la sua solidarietà al popolo armeno che lotta per la propria autonomia dall’Azerbaijan, con una scritta su una telecamera subito dopo aver battuto Tiafoe e Nishioka.

Io ho conosciuto Khachanov quando vinse il torneo jnior di Pasqua a Firenze e vi assicuro che si tratta di un bravissimo ragazzo, simpatico e disponibile. Diverso da Rublev, perchè più sicuro di sè, ma ugualmente ragazzo semplice, senza tanti grilli per la testa. A New York a settembre perse da Ruud in semifinale e si rese conto di aver calato di intensità nel finale di bei 20 km orari sulle prime di servizio. Ha lavorato tantissimo sulla battuta da allora, un lavoro che sta pagando. Contro Tsitsipas che gioca davanti alla sua gente non ha molto da perdere. Si vedrà se il grande lavoro cui si è sottoposto è già sufficiente a ripagarlo. Con Tiafoe lo ha fatto. Con Tsitsipas non si sa se potrà bastare..

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Australian Open

Australian Open: Tsitsipas re dei breakpoint salvati docet in esperienza a Lehecka coetaneo di Sinner. Rino Tommasi diceva…

L’arte di giocare bene i punti importanti. A 24 anni è più facile che a 21. Le 10 vittorie di Sinner che il computer segnala ma… non capisce. Perché mi complimento con Azarenka, Khachanov e Rublev

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La differenza, in un match equilibrato, la fanno sempre i momenti e i punti importanti. E l’esperienza di solito conta per giocarli meglio.

È la scoperta dell’acqua calda? No, perché non intendo vantarmi di alcuna scoperta, ma semplicemente intendo ribadire qualcosa che bisognerebbe sempre tenere a mente, non dimenticare. E invece gli smemorati sono sempre troppi.

Così quando Jim Courier ha chiesto nella Rod Laver Arena al fresco giustiziere dell’ottimo Jiri Lehecka Stefanos Tsitsipas che tipo di spiegazione potesse dare alla sua vittoria il ragazzo di Atene lì per lì ha pronunciato una sola parola: “Experience”. Esperienza, appunto.

 

Stefanos giocherà venerdì la sua quarta semifinale a Melbourne in cinque anni. Il “mini-Berdych” Jiri non aveva mai vinto un match in uno Slam prima di questo torneo.

Senza nulla togliere a Tsitsipas – nel torneo il campione greco ha salvato 43 palle break su 49! – l’inesperienza di Lehecka si può sintetizzare in poche righe di cronaca.

Primo set: serve per secondo e subito si trova a fronteggiare cinque palle break e a cedere il servizio. Va sotto 2-0, 3-0 e non recupera, 6-3.

Secondo set: ha 5 pallebreak, ma non ne trasforma nessuna. Non perde mai il servizio in tutto il secondo set (ceduto soltanto in quel lontanissimo suo primo game di battuta) e approda al tiebreak senza aver concesso la minima pallabreak, quindi in fiducia. Infatti ci approda avendo perso negli ultimi suoi tre turni di servizio appena due punti: 12 punti a 2 su 14 punti. Due games vinti a 15, il terzo a zero. Meglio di così…

Tiebreak del secondo set: come gli tocca battere, per secondo, Tsitsipas si annette subito due minibreak. Lehecka va sotto 4-0. Perde il tiebreak 7-2.

Terzo set: fino al 5-4 per Tsitsipas il greco non conquista neppure lo straccio di una pallabreak. Lehecka invece ne ha 3 di fila sul 3 pari. Insomma, ne ha avute 8 in due set, ne ha concesse zeroVi ricorda mica qualcuno? Magari un match giocato da un tennista dell’Alto Adige contro quello stesso ateniese?

Prima di servire in quel set per la quinta volta, sul 4-5, Lehecka – che, ricordo ancora ai più distratti, non ha più perso il servizio dalla prima volta in cui ha battuto… – ha ceduto in 4 turni di battuta solo 5 punti. Ma quando serve sul 4-5…perde 4 punti su 6, cede il servizio e …fa mesto ritorno in quell’angolo di Cechia dove sono nati o cresciuti Ivan Lendl, Petra Kvitova, il suo idolo Tomas Berdych.

Lehecka ha 21 anni, come Jannik Sinner che ha due mesi e mezzo in più (16 agosto vs 8 novembre 2001). Lehecka ha avuto 8 palle break e ne ha trasformate zero. Jannik ne ha avute 26 e ne ha trasformate 4 – una ogni 8 palle break …e mezzo – mancandone 22.

Chiaro che i due coetanei hanno fatto fin quei percorsi diversi, perché Lehecka ha perso da Nakashima la finale nel torneo dei NextGen solo pochi mesi fa e Jannik vinse invece quello stesso torneo meneghino 3 anni e 3 mesi fa. Motivo per cui le attese per Sinner in patria sono al giorno d’oggi, dopo un 2021 chiuso da top-ten e un 2022 da top 20 (Lehecka è n.71) ben diverse da quelle che i cechi si attendevano a casa loro.

Di certo Lehecka non verrà davvero criticato per le 8 palle break mancatee neppure per aver perso subito il servizio all’inizio contro Tsitsipas (come Sinner). Gli diranno invece: “Caro Jiri, hai 21 anni ma quando ne avrai 24 come Tsitsipas oggi vedrai che certi errori di pure inesperienza non li commetterai più. Magari Tsitsipas – o chi per lui – ti annullerà 6 pallebreak su 8, ma tu ne vincerai 2 e, se avrai imparato anche a non perdere il servizio a freddo quando comincia una partita importante,  chissà che questo genere di partite tu non le porti invece a casa”.

Fra i due coetanei una differenza non da poco infatti si è potuta registrare: Sinner ha vinto due set e Lehecka no.

Pur avendo sottolineato i diversi percorsi dei due coetanei, io non riesco a credere che a 23/24 anni Jannik Sinner non sarà cresciuto in esperienza, in capacità di affrontare e sfruttare diversamente i punti importanti, quelli che oggi Tsitsipas sa gestire alla grande – con i più giovani e inesperti – ma che a 21 non gestiva sempre altrettanto bene. Esempi ne avrei a bizzeffe.

Quindi riapro anche qui quel discorso che ho fatto l’altro giorno e che non tutti mi sembra abbiano capito, quando ho parlato della formichina “miniLendl” Sinner che, soltanto continuando a lavorare pazientemente sui propri limiti – come certo farà, non ho dubbio alcuno – pian piano raggiungerà quei traguardi che oggi manca.

Li manca per un matchpoint a New York (con Alcaraz), per un matchpoint  a Torino (con Medvedev), per un paio di pallebreak da trasformare a Melbourne (con Tsitsipas). Quante volte ho letto in questi giorni il brutto record di Jannik contro i migliori tennisti del mondo: un solo match contro un top 5, un solo match contro i top 16, 4 sconfitte con Medvedev e con Tsitsipas, 2 con Nadal, Djokovic e Zverev.

Ma se ha battuto Alcaraz (2 volte), Rublev (2 volte), Kyrgios, Bautista Agut, Monfils, Zverev, Khachanov, Hurkacz che magari in quel preciso momento non erano top5 o top10, pochi sembrano sottolinearlo. Quasi che quei risultati non contassero, solo perché quei giocatori di primissima fascia erano top-5 o top 10 qualche mese prima o qualche mese dopo. Posso capire che – sempre per dar fiato alle statistiche – non si voglia prendere in considerazione le partite perse con il matchpoint a favore (Medvedev, Alcaraz le prime due che mi vengono a mente) catalogandole come …giornate no, debolezze, bicchieri mezzi vuoti piuttosto che bicchieri mezzi pieni.

Ma ciò detto forse bisognerebbe ricordarsi anche quanto diceva il mio grande maestro Rino Tommasi: “Il computer sa far di conto, ma non capisce di tennis”. Nessuno amava le statistiche più di Rino che ne faceva grandissimo uso e ci scherzava su: “Prima dell’avvento del computer ATP…internet era Rino Tommasi!”, ma poi le statistiche sapeva interpretarle e dargli il giusto peso.

Alludo a quelle dei tennisti di cui ci occupiamo, ma anche a quelle che riguardano i tennisti contro i quali si battono coloro di cui ci occupiamo. Ho ricordato già sopra anche il dato delle 43 pallebreak salvate da Tsitsipas su 49 concesse. Beh, mi sembra un dato significativo, di cui si dovrebbe tener un minimo conto. Per dar meriti a Tsitsipas, ma anche per non attribuire eccessivi demeriti a chi ci gioca contro e lo subisce.

Sinner ha perso da un tennista di 3 anni più anziano che ha raggiunto 4 semifinali in 5 anni in Australia (trascurando tutto il resto, la finale a Parigi, i due trionfi a Montecarlo …).

La finisco qui sperando di non avervi stancato. Certo se penso a che giorni fa sono stato accusato di essere uno sfegatato tifoso di Berrettini e Musetti ma anche di “avercela chiaramente con Sinner – sic! – mi viene proprio da abbozzare un sorriso di rassegnata commiserazione.

Per finire da questo pezzo quasi monografico, mi voglio sinceramente congratulare con mamma Vika Azarenka per aver riguadagnato – dopo tanti anni difficili per motivi familiari – una semifinale in Australia dieci anni dopo l’ultima volta. La seguirò con piacere contro Elena Ribakina che ha forse il miglior servizio fra le donne dacchè Serena Williams ha smesso di essere lei.

Voglio esprimere il mio dispiacere per il problema al polso che ha impedito a Sebi Korda di battersi ad armi pari con Karen Khachanov. I problemi ai polsi per un tennista sono quanto di peggio possa accader loro. E i giocatori che ne hanno sofferto sono stati tantissimi. E non tutti ne sono usciti felicemente. D’altra parte, con i cannonballs che arrivano oggi, sopra i 220 km orari, e con queste palle a volte così pesanti e sgonfie, è dura, durissima.

Sono contento al contempo per Khachanov che è un ragazzo che mi sta molto simpatico e che ho conosciuto e intervistato la prima volta quando vinse il torneo junior di Firenze a Pasqua (lo stesso vinto da Federer e Musetti a 20 anni di distanza).

Khachanov, ex topten e medaglia d’argento ai Giochi Olimpici di Tokyo disputati ne 2021, ha raggiunto la seconda semifinale consecutiva in uno Slam. A New York perse da Ruud. Ha perso 5 duelli su 5 con Tsitsipas, ma mai in tornei dello Slam. Chissà, magari non riuscirà neppure lui a trasformare tutte le palle break che gli capiteranno, ma non sarà una questione di esperienza. Forse potrà dare filo da torcere al ragazzo di Atene che gioca in casa anche a Melbourne. Apprezzo anche, così come Rublev che non ha mai fatto mistero di voler dare un suo contributo a che la guerra fra Russia e Ucraina cessi (e non tutti i campioni russi di varie discipline hanno avuto il coraggio di dire almeno questo), che Khachanov abbia espresso la sua solidarietà al popolo armeno, visto che armena è la sua famiglia. Alle autorità dell’Azerbaijan non sarà piaciuto il suo messaggio scritto sulla telecamera, ai russi neppure, ma ognuno deve essere libero di esprimere le proprie idee, anziché nascondersi dietro un dito…

Domattina Rublev prova a centrare la sua prima semifinale di Slam, ma compito non potrebbe essere più complicato. Djokovic cerca la decima a Melbourne e ogni volta che l’ha raggiunta ha poi vinto il torneo.

Gli ultimi due quarti femminili impegneranno stanotte la ceka Pliskova e la polacca Linette, la bieloroussa Sabalenka e la croata Vekic (5-1 per la Vekic i duelli diretti). Insomma, uscita di scena la favorita n.3 Jessica Pegula, americana, in Australia soffierà il vento dell’Est. Avremo certamente per campionessa una tennista dell’Europa dell’Est. A quando una italiana?

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