Verso gli Australian Open: tabellone femminile pieno di incognite

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Verso gli Australian Open: tabellone femminile pieno di incognite

Raramente ci sono state tante giocatrici di vertice alle prese con problemi fisici più o meno gravi. Nel frattempo a Brisbane sono emerse Vika Azarenka e Samantha Crawford

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E’ stato l’inizio d’anno dei forfait e dei ritiri. E così per molte giocatrici di vertice manca qualsiasi riferimento utile per poter esprimere una valutazione in vista dei prossimi Australian Open, che si presentano ricchi di incognite come non mai; in molti casi non si può fare altro che sospendere il giudizio e rimanere in attesa dei responsi dei primi turni di Melbourne. Per fortuna i tornei sin qui disputati qualche indicazione su alcune protagoniste l’hanno data, e almeno su di loro è possibile ragionare.

– Le prime 16 teste di serie
Ecco il riepilogo relativo alle prime 16 teste di serie (tra parentesi il miglior risultato ottenuto in carriera agli Australian Open).

1. Serena Williams (6 vittorie: 2003, 2005, 2007, 2009, 2010, 2015)
Questo l’inizio di stagione di Serena: rinuncia al primo match di Hopman Cup, secondo match interrotto sul 5-7, 0-2 contro Gajdosova, e poi ritiro definitivo dalla manifestazione per problemi al ginocchio.
Dopo la sconfitta con Roberta Vinci agli US Open Serena aveva già parlato di problemi fisici quando aveva dichiarato: “Ho giocato con infortuni per la maggior parte dell’anno, sia che fosse il mio gomito, il mio ginocchio e, in alcuni momenti finali nel mio match a Flushing, anche il mio cuore”.
A quanto pare il ginocchio continua a essere un problema. Quanto serio lo si capirà a Melbourne.

 

2. Simona Halep (QF 2014, 2015)
Forfait a Brisbane per un dolore al tendine di Achille del piede sinistro, come già diverse volte l’anno scorso. Qualche indicazione si avrà dai match di Sydney, ma nel momento in cui scrivo non ha ancora esordito.

3. Garbiñe Muguruza (R16 2014, 2015)
Ritiro nel corso del primo match stagionale sul 6-7, 0-1 contro Varvara Lepchenko, per un problema alla pianta del piede sinistro. L’entità del problema si verificherà a Melbourne.

4. Agnieszka Radwanska (SF 2014)
Ha vinto il torneo di Shenzen, confermando il trend positivo di fine 2015. Ricordo però il ranking delle cinque avversarie sconfitte in Cina, senza peraltro perdere un set: numero 108, 139, 110, 95, 98.
Ha rinunciato a Sydney, ufficialmente per un problema alla gamba sinistra, ma potrebbe anche aver ritenuto sufficienti le partite fin qui disputate.

5. Maria Sharapova (1 vittoria nel 2008)
Forfait a Brisbane, per un problema avuto in allenamento all’avambraccio sinistro. Si è parlato di rinuncia precauzionale, ma per saperne di più anche per lei bisognerà aspettare Melbourne.

6. Petra Kvitova (SF 2012)
Come Muguruza, un solo set giocato, e perso per 2-6, contro Saisai Zheng e poi il ritiro per problemi gastrointestinali. Il ritiro di Shenzen è stato il primo nel corso di un match di tutta la carriera di Petra Kvitova. Poi è arrivata la rinuncia a Sydney (dove era campionessa in carica). Kvitova in passato ha dichiarato che preferisce preparare gli Slam giocando la settimana prima del torneo, e lo ha fatto anche prima dei due Wimbledon vinti. A differenza delle altre giocatrici che hanno dato forfait, il suo problema fisico non è riconducibile al tennis.

7. Angelique Kerber (R 16 2013, 2014)
A Brisbane ha raggiunto la finale (vittorie contro Giorgi, Brengle, Pavlyuchenkova e Suarez Navarro) giocando un tennis solido e perdendo solo da Azarenka in ottime condizioni di forma. A Sydney ha iniziato battendo Svitolina, ma poi ha allungato la lista dei ritiri precauzionali (per un problema allo stomaco). A me Angelique sembra pronta per l’appuntamento di Melbourne; se non le capiterà un tabellone impossibile potrebbe migliorare il suo record in Australia, visto che sino a oggi è l’unico Slam in cui non è riuscita ad arrivare almeno ai quarti di finale.

8. Venus Williams (F 2003)
Per gli effetti del ritiro definitivo di Flavia Pennetta e del forfait di Lucie Safarova (che non ha superato del tutto l’infezione batterica che l’ha colpita l’autunno scorso), Venus Williams, attuale numero 10 del ranking, dovrebbe essere testa di serie numero 8 agli Australian Open.
Ha perso al primo turno ad Auckland, dove era campionessa in carica, per 6-7 6-3 6-3 da Daria Kasatkina. Kasatkina, appena diciottenne, è la campionessa al Roland Garros junior del 2014, e in grande crescita in classifica dopo i risultati del 2014. Purtroppo non ho visto il match, che si presentava come uno dei più interessanti della prima settimana di tornei, quindi non posso esprimere giudizi sulle condizioni di Venus.

9. Karolina Pliskova (R32 2015)
Ha aperto l’anno alla Hopman Cup, un evento non ufficiale, dove ha perso il match più probante contro Elina Svitolina. A Sydney (l’anno scorso arrivò in finale) ha esordito sconfiggendo Ana Ivanovic e poi Pavlyuchenkova.
Pliskova nel 2015 ha scalato le classifiche e ottenuto ottimi risultati nei tornei WTA, mentre ha deluso negli Slam, dove in carriera (a parte il terzo turno di Melbourne 2015) ha sempre perso al primo o al secondo turno. Per questo penso che per lei uno degli obiettivi fondamentali del 2016 sia quello di riuscire finalmente a fare strada in un Major approdando almeno alla seconda settimana, come la sua testa di serie suggerisce. Deve imparare a gestire la pressione e giocare come sa, superando il blocco che nel 2015 l’ha portata a perdere da avversarie di ranking molto inferiore, come Mitu (Roland Garros) e Tatishvili (US Open).

10. Carla Suarez Navarro (QF 2009)
A Brisbane ha sconfitto Tomljanovic, Stosur e Lepchenko, ma perso abbastanza nettamente da Kerber. A Sydney, in una giornata caldissima, è subito uscita dal torneo per mano di Sara Errani. Aveva finito l’anno senza più energie, tutte profuse nella prima parte di stagione, ma le vacanze dovrebbero averla ricaricata.

11. Timea Bacsinszky (R32 2015)
Per Bacsinszky comincia un anno importante: dopo i grandissimi progressi del 2015 affronta la stagione delle conferme. L’anno scorso aveva esordito a Shenzhen arrivando sino in finale, sconfitta da Simona Halep (ma dopo aver battuto Kvitova); quest’anno ha perso già due volte al primo turno: a Brisbane contro Pavlyuchenkova, a Sydney contro Schmiedlova.
Timea aveva concluso il 2015 con un ritiro per un infortunio al ginocchio, e quindi rimane da capire se ha avuto il tempo necessario non solo per guarire completamente, ma anche per prepararsi a sufficienza.

12. Belinda Bencic (R64 2015)
Molto efficace contro Sara Errani a Brisbane, Bencic è stata sorpresa da Samantha Crawford al secondo turno, in un match che purtroppo non ho visto. Iscritta anche a Sydney, ha superato due avversarie insidiose come Lucic-Baroni e Pironkova. Pur essendo giovanissima, Belinda dimostra di essere ormai piuttosto affidabile e costante: a meno di colpi bassi dal sorteggio, dovrebbe riuscire a migliorare il suo record a Melbourne (secondo turno l’anno scorso) incrementando di conseguenza il ranking in vista di un ingresso in top ten.

13. Roberta Vinci (R32 2006, 2010, 2013)
Ha giocato bene a Brisbane (vittorie su Jankovic e Cibulkova, sconfitta da Azarenka), mentre a Sydney ha perso 7-5 al terzo da Stosur. A me è parso che abbia ripreso il 2016 con lo stesso piglio con cui ha concluso il 2015: atleticamente a posto, tecnicamente centrata, mentalmente convinta. Se il tabellone di Melbourne non sarà particolarmente sfortunato, penso che dovrebbe riuscire a migliorare il secondo turno dello scorso anno, facendo un importante passo avanti verso l’ingresso in top ten che rimane uno dei suoi obiettivi principali.

14. Victoria Azarenka (2 vittorie: 2012, 2013)
Su Azarenka rimando al paragrafo più avanti.

15. Madison Keys (SF 2015)
Keys, semifinalista l’anno scorso agli Australian Open, non ha ancora giocato un match nel 2016: anche per lei forfait a Sydney. Si è infortunata durante le vacanze all’avambraccio sinistro, e le notizie che la riguardano non sono del tutto confortanti: sembra che la rinuncia non sia solo precauzionale ma determinata da condizioni un po’ più gravi. Anche per lei solo a Melbourne si capirà di più.

16. Caroline Wozniacki (SF 2011)
Sconfitta in semifinale ad Auckland in due set da Sloane Stephens, non mi pare in un momento di particolare forma. Per la verità un po’ tutto il suo 2015 è stato complessivamente deludente, e quindi sembra continuare il rendimento non eccelso. Forse quello che Wozniacki deve augurarsi è di trovare condizioni di gioco molto impegnative: se a Melbourne ci saranno giornate particolarmente calde, la grande resistenza fisica di Caroline potrebbe diventare un fattore importante.

– Le italiane
Ritirata Flavia Pennetta, ancora ferma Karin Knapp dopo l’operazione al ginocchio, Sara Errani, Camila Giorgi e Francesca Schiavone sono le giocatrici che completano la presenza italiana a Melbourne.

Sara Errani, eliminata subito da Bencic a Brisbane, agli Australian Open dovrebbe essere testa di serie numero 17 e, come Wozniacki, in caso di condizioni ambientali impegnative potrebbe far valere la sua notevole resistenza. Una conferma la si è avuta a Sydney, dove ha superato Carla Suarez Navarro in una giornata di caldo al limite della sopportabilità e poi sconfitto in due set durissimi (7-6, 7-6) Jelena Jankovic.

Camila Giorgi a Brisbane ha perso 7-5, 3-6, 0-6 all’esordio contro Angelique Kerber, in una match dai due volti: inizio di grande qualità e poi, dopo alcune occasioni mancate per il break a proprio favore nel secondo set, una serie negativa di 9 game a zero.
E’ ancora in corsa a Hobart, dove ha sconfitto Diyas e Hibino. Camila mi è sembrata in buone condizioni, pronta per Melbourne, dove però se non ci saranno ritiri prima della compilazione del tabellone dovrebbe essere fuori dalle teste di serie per un solo posto, prima delle escluse. Significa poter capitare, ad esempio, contro Serena al primo turno; quindi per lei conterà avere un po’ di fortuna nel sorteggio.

In buone condizioni fisiche anche Francesca Schiavone che affronta le qualificazioni per gli Australian Open alla ricerca del record di partecipazioni consecutive in uno Slam per le donne. Ad Auckland ha perso un match lottatissimo contro Tamira Paszek, che poi è stata in grado di arrivare sino in semifinale. Paszek a dispetto del ranking (questa settimana è numero 126, in quella scorsa numero 172) è una giocatrice che quando è fisicamente a posto, e in Nuova Zelanda lo era, vale ben altra classifica; per questo penso che Schiavone possa guardare con ottimismo alle qualificazioni che la attendono. Ma nelle qualificazioni Slam conta molto il sorteggio, visto che il meccanismo non prevede un’unica vincitrice come nei tornei normali e quindi a volte si può raggiungere l’obiettivo anche con percorsi piuttosto agevoli. Altre volte, invece, ci si ritrova contro avversarie con classifiche sottostimate, e allora l’impresa si fa estremamente ardua.

– Oltre la testa di serie numero 16
Scorrendo la classifica oltre le prime 16 teste di serie, ci si rende conto di quanto il livello medio del circuito WTA si sia alzato negli ultimi anni in termini di competitività; rispetto al passato si potrà forse discutere sul valore dei primissimi posti al mondo, ma mi pare invece abbastanza evidente che, anno dopo anno, la cosiddetta profondità del movimento femminile sia in costante crescita. Tanto che diventa difficile scegliere qualche nome fra i tanti che potrebbero fare strada a Melbourne, magari proprio approfittando delle incertezze di salute delle prime in classifica.

Tenniste esperte, come Jankovic, Kuznetsova, Ivanovic, Stosur, ispirate dall’impresa di Flavia Pennetta agli US Open, possono pensare di tornare protagoniste; ma anche giocatrici che hanno recuperato da infortuni e che in Australia in anni recenti hanno ottenuto risultati importanti, come Cibulkova e Makarova.
Possibilità anche per giovani in crescita come Svitolina, Mladenovic, Schmiedlova, Garcia, Gavrilova, o in recupero, come Stephens e forse Bouchard. Ho fatto questi nomi, ma in realtà in questo momento è difficile scartare a priori qualcuna tra le giocatrici comprese tra il ventesimo e il cinquantesimo posto del ranking, perché la possibilità di arrivare alla seconda settimana a mio avviso ce l’hanno quasi tutte. E quando i valori sono molto vicini sono il tabellone e le condizione di forma a fare la differenza.

– Samantha Crawford e Victoria Azarenka
A mio giudizio due giocatrici sono emerse su tutte nei tornei della prima settimana: Samantha Crawford e Victoria Azarenka; entrambe impegnate a Brisbane, dove si sono anche affrontate direttamente.
Non avevo mai visto giocare Crawford, e devo dire che mi ha colpito moltissimo. Ricordo innanzitutto che pur non avendo un ranking sufficiente (oggi è numero 107, ma era ancora 142 sette giorni fa) prenderà parte agli Australian Open, perché ha ottenuto una wild card tramite la federazione statunitense, nell’ambito della politica di scambio tra le quattro nazioni organizzatrici degli Slam, che si riservano reciprocamente posti per i propri giocatori.

Venti anni (è nata il 18 febbraio 1995, lo stesso giorno di Roberta Vinci, ma dodici anni dopo) a Brisbane era proveniente dalle qualificazioni; nel tabellone principale ha sconfitto giocatrici dal palleggio molto solido come Bencic e Petkovic, e si è fermata solo in semifinale contro Azarenka.
La velocità dei colpi da fondo è impressionante, tanto che in alcuni momenti ho avuto la sensazione di assistere a un salto di livello generazionale: rapidità di palla quasi mai vista prima. Credo che un dato possa essere significativo: nel match contro Andrea Petkovic, se non ricordo male, ad un certo punto la regia televisiva ha fornito il valore della velocità media del suo dritto: 131 km/h. Probabilmente il rovescio di Crawford non viaggia quanto il dritto, per cui la media complessiva sarebbe potuta scendere leggermente, ma i numeri sono comunque degni di nota. Per avere un termine di paragone: Madison Keys era stata misurata come la giocatrice con la maggior velocità media nei colpi da fondo con 120,6 km/h (75 miglia orarie), Seconda Sharapova a 112,6 km/h. terza Serena a 111 km/h.

Certo, la pesantezza di palla la determina anche la rotazione impressa, e sotto questo aspetto altre giocatrici (come Serena o come Stosur) sono su livelli superiori rispetto ai colpi piatti di Crawford; ma resta il fatto che una differenza vicina ai 20 chilometri orari rispetto ai grandi nomi citati rimane degna di nota.
Crawford è molto dotata anche al servizio, colpo che però tende a eseguire sempre allo stesso modo: non ha, per il momento, mostrato la capacità di “lavorare” la battuta con kick o slice insidiosi, fondamentali soprattutto sulla seconda palla. La ripetitività in battuta potrebbe rendere più semplice per le avversarie prenderle le misure, anche se certe velocità creano problemi in ogni caso, incluse le situazioni in cui si riesce a intuire la direzione della palla.

Crawford, alta 1,88 (come Maria Sharapova), non è agilissima in campo e in generale ha dato l’impressione di dover lavorare ancora sulla fase di contenimento. Ma in fondo ha solo 20 anni e molto tempo per migliorare davanti a sé. E quando si dispone di colpi-base tanto incisivi, anche se la varietà non è eccelsa si diventa comunque un’avversaria estremamente impegnativa. Purtroppo non l’ho vista contro Belinda Bencic (sconfitta 7-5, 7-5), ma devo dire che contro Petkovic (battuta 6-3, 6-0) ha messo sotto l’avversaria semplicemente con la velocità della sua palla: in molte occasioni Andrea non è letteralmente riuscita ad organizzare in tempo il movimento necessario per replicare alle traiettorie che le venivano incontro. La domanda che mi facevo mentre la vedevo è: ma questo livello di gioco è quello della classica settimana di grazia, che si vive una volta o due nella vita, oppure stiamo assistendo all’inizio di una possibile grande carriera?

Per avere la risposta alla domanda occorrerà attendere gli eventi futuri, ma intanto a Brisbane per eliminarla (6-0, 6-3, punteggio un po’ troppo severo, visti i molti game ai vantaggi) c’è voluta una Azarenka in grandissima forma, capace di utilizzare aggiustamenti tecnici specifici per arginarla: a volte riducendo l’ampiezza dell’apertura dello swing, per riuscire ad impattare la palla prima che fosse ormai passata (cosa che Petkovic non era riuscita a fare), oppure in altre occasioni non completando la chiusura del colpo per tenere in campo una palla che arrivava così veloce da richiedere di essere “frenata”, per evitare che finisse contro i teloni di fondo.
Vika è stata fenomenale, rapida negli spostamenti e fortissima di gambe nell’ammortizzare la potenza dei colpi avversari. Non solo contro Crawford, ma in tutta la settimana Azarenka ha mostrato una condizione che non aveva dal 2013. Non è quindi un caso che sia tornata ad aggiudicarsi un torneo dopo due anni e mezzo (Cincinnati 2013, finale vinta contro Serena).

In questo momento, fra le tenniste di prima fascia, è lei la maggiore certezza al via degli Australian Open. Giocasse come a Brisbane credo ci vorrebbe una giocatrice di vertice (come Serena o Sharapova) in grande forma per tenerle testa, altrimenti ci sarebbero molte possibilità di veder salire a tre le sue vittorie agli Australian Open.
Allo stato attuale, oltre naturalmente alla forza delle avversarie, per Azarenka ipotizzerei due possibili insidie: la prima è quella di una giornata caldissima, che potrebbe mandarla “in cottura” (in passato le è già successo due volte a Melbourne, nel 2009 e nel 2010). La seconda potrebbe essere l’incertezza al servizio: si sa che quando la situazione si fa stressante Vika può andare incontro a giornate-no in battuta, che le fanno scendere la percentuale di prime e perdere sicurezza sulla seconda palla. Le conseguenze sono l’aumento dei doppi falli e seconde troppo attaccabili, che la portano progressivamente a minare le basi del suo intero gioco. E di sicuro lo stress nervoso di Brisbane non è quello che comporta uno Slam, soprattutto quando si parte sapendo che c’è la concreta possibilità di vincere.
In conclusione credo che una valutazione dovrebbe risultare condivisibile: la sua testa di serie a Melbourne (probabilmente sarà numero 14) appare ampiamente sottostimata rispetto ai valori mostrati nella prima settimana di tornei.

Per rinfrescare la memoria, chiudo con una tabella di riepilogo sul rendimento delle prime 16 teste di serie alle ultime edizioni degli Australian Open:

Australian Open - ultimi 5 anni

Come già accaduto l’anno scorso, questa rubrica si ferma durante lo Slam. Ritornerà fra tre settimane, al termine degli Australian Open.
Buon torneo a tutti.

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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La disarmante superiorità di Ashleigh Barty

La numero 1 del mondo ha vinto in Australia il terzo titolo Slam dominando il campo delle avversarie. Quali sono le ragioni di questa supremazia?

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (via Twitter @AustralianOpen)

In occasione del ritiro di Ashleigh Barty, riproponiamo questo pezzo che celebra il suo ultimo successo Slam all’Australian Open 

Per iniziare l’articolo dedicato all’Australian Open 2022 e alla sua vincitrice, ecco una lista di nomi:
Chris Evert
Martina Navratilova
Hana Mandlikova
Steffi Graf
Serena Williams
Maria Sharapova
Ashleigh Barty

Cosa hanno in comune? A oggi nell’era Open solo queste giocatrici possono vantare almeno un titolo Slam conquistato su terra, erba e cemento (spero di non aver controllato male). Ricordo che il cemento è stato introdotto nello Slam americano nel 1978 e in quello australiano nel 1988, e questo ha probabilmente impedito a grandi protagoniste del primo periodo Open (come Margaret Smith Court, Billie Jean King o Evonne Goolagong) di far parte della lista. Ma da quando le superfici si sono stabilizzate, il dato tecnico è diventato attendibile e rilevante.

Dunque, grazie al successo australiano, Barty è riuscita a entrare in questa ristrettissima élite. Campionessa sulla terra di Parigi (2019), sull’erba di Wimbledon (2021) e sul cemento di Melbourne (2022).

Non solo: per il modo con il quale ha vinto l’ultimo Slam, siamo un po’ tutti spinti ad andare oltre il giudizio sul singolo torneo, per spaziare verso valutazioni che abbracciano orizzonti più ampi e ambiziosi. Non si tratta cioè semplicemente di celebrare il successo in questo Australian Open, ma di cominciare a inquadrare storicamente il suo ruolo e provare a immaginare fino a che punto potrebbe affermare il suo primato sulla concorrenza.

I numeri delle scorse due settimane sono inequivocabili: Barty ha conquistato il titolo con un percorso netto. Sette partite, quattordici set vinti e nessuno perso. E da quando è scesa in campo nel 2022 ha già vinto due tornei (Adelaide e Australian Open), per un totale di 10 match chiusi in due set e uno solo, il primo disputato, vinto in tre set (4-6, 7-5, 6-2 contro Coco Gauff). Zero sconfitte.

Il suo tragitto a Melbourne è stato questo: 6-0 6-1 a Tsurenko, 6-1 6-1 a Bronzetti, 6-2 6-3 a Giorgi, 6-4 6-3 ad Anisimova, 6-2 6-0 a Pegula, 6-1 6-3 a Keys, 6-3 7-6(2) a Collins. Quindi Ashleigh ha sconfitto due giocatrici italiane e ben quattro statunitensi nei turni conclusivi. Curiosità: anche in occasione del successo al Roland Garros 2019 aveva sconfitto le stesse quattro americane (nell’ordine di allora Pegula, Collins, Keys e Anisimova), con in più una quinta statunitense (Sofia Kenin).

Questi numeri illustrano una supremazia evidente, alla quale le avversarie non hanno saputo opporsi, se non a sprazzi, per qualche porzione di set. Per trovare un Australian Open altrettanto dominato occorre tornare al 2017, all’ultimo impegno di Serena Williams pre-maternità: anche per lei 14 set a zero e 23mo (e sinora ultimo) Slam nel palmarès.

Le caratteristiche fisico-tecniche di Ashleigh Barty
Indubbiamente una parte importante della supremazia dimostrata da Barty in questo inizio di 2022 deriva dalle sue qualità e specificità tecniche. Per una analisi più approfondita del tema rimando a un articolo scritto nell’aprile 2019 in occasione del suo primo grande successo, a Miami (“La maturità di Ashleigh Barty”). Qui sintetizzo alcuni aspetti fondamentali.

Innanzitutto il servizio. Un colpo forse non sempre sufficientemente apprezzato, ma di qualità assoluta. Completissimo per varietà di esecuzione, con una prima così incisiva che spesso ha aiutato Barty a tirarsi fuori dai guai sulle palle break, vincendo il punto senza nemmeno iniziare lo scambio.

Un colpo che le permette spesso di viaggiare tranquilla e con un bel margine di sicurezza sulle avversarie. Potente, preciso, vario, ma altrettanto efficace anche quando è lavorato slice e kick. E con una caratteristica che non finisce mai di sorprendermi: la grande facilità nel cambiare direzione fra prima e seconda, senza che questo le faccia aumentare i doppi falli.

Poi il dritto, con una quota di topspin che le permette esecuzioni potenti ma anche con margine di sicurezza nel transito sopra la rete. In questo momento, a mio avviso, semplicemente il miglior dritto del circuito WTA.

A due fondamentali quasi di stampo ATP, Barty aggiunge il rovescio giocato prevalentemente in back. Un rovescio che mette in difficoltà molte avversarie, poco abituate a gestire parabole basse e sfuggenti. Nel confronto sulla diagonale sinistra, lo slice di Barty va ad impattare sul rovescio bimane delle avversarie destre. Per replicare allo slice con il rovescio bimane in topspin occorre grande sicurezza tecnica ma anche disponibilità al sacrificio, perché è obbligatorio scendere molto basse di gambe per eseguire lo swing al meglio. Il tutto si traduce in un surplus di sforzo fisico e, a lungo andare, anche mentale, che può pesare sugli equilibri dei match.

Ecco perché un colpo che per Ashleigh è sostanzialmente di manovra, raramente utilizzato con lo scopo di ottenere vincenti diretti, a volte può fare la differenza perfino più del dritto, grazie alla quantità di errori gratuiti causati alle avversarie. L’efficacia del colpo slice di Barty ha finito per mascherare la relativa affidabilità della versione in topspin, che sicuramente non è alla altezza del dritto. Ma del resto anche Steffi Graf aveva una impostazione simile (gran dritto e rovescio slice), e i risultati raggiunti da Steffi parlano chiaro.

Circoscrivere l’analisi ai tre colpi base non illustra però a sufficienza il quadro tecnico di Barty. Intanto perché anche nei colpi di volo possiede una qualità superiore. E poi perché sa utilizzare altrettanto bene i drop-shot e tutte le soluzioni di contenimento, che le permettono di sostenere interi scambi in difesa senza andare in difficoltà. E se poi c’è da improvvisare qualcosa in situazioni-limite ecco che Ashleigh sfodera colpi anomali, come per esempio questo dritto al volo da fondo campo:

Ma nemmeno elencare la totalità del suo repertorio le rende in pieno giustizia, perché in lei c’è qualcosa in più, che va al di là della meccanica esecutiva del singolo colpo. Quel qualcosa in più lo definirei in questo modo: la naturalezza con cui produce tennis. Una naturalezza che, per esempio, si esprime attraverso la padronanza con cui si muove per il campo. Ashleigh sembra sempre a suo agio in ogni situazione, grazie al totale dominio dei movimenti del corpo in relazione a quelli della palla. Coordinazione, rapidità di lettura delle situazioni e immediata capacità di impostare lo sviluppo dello scambio. Qualità rarissime, che in lei sono vicine alla perfezione.

a pagina 2: Le caratteristiche tattiche e mentali di Barty

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