AO: Serena di forza, Konta e Pliskova non sono da meno. Favola Lucic-Baroni – Ubitennis

Australian Open

AO: Serena di forza, Konta e Pliskova non sono da meno. Favola Lucic-Baroni

Decimo quarto di finale Slam consecutivo per Serena, giocherà contro Johanna Konta. Vola anche Pliskova. La croata torna nei quarti di uno slam dopo 18 anni (Wimbledon 1999, sconfitta in semifinale da Graf)

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[5] K. Pliskova b. [22] D. Gavrilova 6-3 6-3 (Lorenzo Colle)

Il primo match serale sulla Rod Laver Arena vede opposte la testa di serie numero 5, Karolina Pliskova, e l’ultima australiana superstite, Daria Gavrilova (numero 26 WTA e 22esima testa di serie ). I precedenti tra le due sono stati dominati dalla ceca, con la Gavrilova che ha raccolto solo nove game in totale e mai più di tre in un set.  La partita odierna segue lo stesso copione e si apre con un lungo turno di battuta di Gavrilova, che salva due palle break, prima di capitolare alla terza. Pliskova, che mostra una vistosa fasciatura alla coscia sinistra, vince il gioco successivo a 15 e va 2-0. L’australiana è in estrema difficoltà al servizio: nel terzo gioco è di nuovo costretta ai vantaggi, ma si salva; mentre nel quinto concede il break a 15. La gigante ceca si presenta a servire per il set sul 5-2, ma commette qualche errore di troppo (incluso un “liscio” clamoroso su uno slice di Gavrilova ) e cede la battuta per la prima volta. Si tratta però di un fuoco di paglia, perchè nel game successivo la recente finalista degli US Open ricomincia a martellare da fondocampo e si procura due set point. Il secondo è quello buono: 6-3 in 34 minuti. L’unica speranza per Gavrilova è quella di far muovere Pliskova e di non permetterle di colpire comodamente dal centro del campo. Per farlo ha però bisogno che la ceca rallenti un po’ alla battuta, finora inesorabile. Ed è quello che succede nel primo gioco del secondo parziale. Pliskova commette due doppi falli e mette poche prime, Gavrilova è brava ad attaccare e a far correre la propria avversaria. Break e 1-0 per l’australiana. Anche in questo caso, la sensazione è che si tratti di un disperato colpo di coda. E così è. Pliskova spinge benissimo in risposta e recupera lo svantaggio. Da questo momento in poi, la numero 5 del mondo riprende a malrattare la povera Gavrilova con terrificanti accelerazioni e catenate imprendibili al servizio. In men che non si dica, si porta sul 4-1 e ha la palla del 5-1, annullata con coraggio dall’australiana. Il pubblico cerca di incoraggiare la propria beniamina, ma è consapevole dello strapotere di Pliskova. Sul 5-2, Gavrilova tiene la battuta con facilità, ma è una magra consolazione. Un paio di minuti più tardi, un’ovazione accoglie i due match point annullati dall’idolo di casa, ma sul terzo Pliskova cala il 12esimo ace ( in 9 turni di battuta) e chiude con un duplice 6-3 in un’ora e dodici minuti. Nei quarti affronterà Mirjana Lucic-Baroni (3-2 i precedenti a favore della ceca) con concrete possibilità di raggiungere la semifinale.

[2] S. Williams b.[16] B. Strycova 7-5 6-4 (Roberto Ferri)

 

Affrontare un’icona sportiva planetaria come la statunitense Serena Williams (n. 2 WTA, seconda testa di serie) è di per sé faccenda complessa. Farlo in un torneo che ha già vinto sei volte e dove, vincendolo per la settima, tornerebbe in cima alla classifica mondiale grazie all’uscita di scena della Kerber che lo scorso anno  la sconfisse in finale, deve esserlo ancora di più. È quindi facile immaginare lo stato d’animo con il quale la ceca Barbora Strycova (n. 16 WTA, sedicesima testa di serie) è scesa in campo per disputare il suo secondo ottavo di finale consecutivo all’Australian Open dopo quello del 2016 in cui perse contro la Azarenka, contro un’avversaria che su questi campi nel 2012 le inflisse una sonora sconfitta, la prima delle due patite in altrettanti confronti diretti.

La Williams decide quindi di incoraggiarla, perdendo i primi due turni di servizio dell’incontro con un solo punto realizzato su otto. Ma Barbora la imita, vincendo a sua volta un solo punto su otto nei primi due turni di battuta. Dopo quattro break consecutivi finalmente si vede il primo  turno di battuta regolare grazie alla Williams e poi un secondo a cura della Strycova. La partita parrebbe rientrata nei binari della normalità, ma si viene subito smentiti da un nuovo break ottenuto dalla ceca al settimo game grazie ad una statunitense sin qui fallosissima e dal puntuale contro-break nel gioco successivo. Il primo ace dell’incontro della Williams giunge al nono game e contribuisce a portarla sul 5-4. Il diritto nel gioco successivo le dà tre set point non consecutivi; i primi due vengono sventati… dal suo rovescio ed il terzo da un ace della Strycova. Il nastro le procura il quarto ed è brava la ceca ad annullarlo con un perfetto serve and volley, a cui seguono un servizio vincente ed un passante di diritto che strappa l’applauso anche a Serena. La statunitense tiene facilmente il proprio sesto turno di battuta e nel dodicesimo game ottiene altri quattro set point, di cui tre consecutivi. I primi tre sono annullati con bravura e coraggio dalla Strycova che si butta a rete senza timore, ma sul quarto deve arrendersi al destino cinico e baro rappresentato da un nastro beffardo che porta la Williams in vantaggio di un set dopo un’ora di gioco.

All’inizio del secondo set diminuiscono leggermente gli errori gratuiti e salgono i vincenti, soprattutto quelli della Williams. Superbo, per menzionarne uno, il diritto incrociato con il quale nel quarto game si procura il break point che dà il via alla sua fuga decisiva. La Strycova ha il merito di non arrendersi ed al nono game le strappa il servizio al secondo break point guadagnando la chance di servire per il 5-5. Purtroppo per lei, però, la Williams riprende un po’ di lucidità ed al primo match point fa suo l’incontro dopo 105 minuti, grazie ad una demi-volée messa in rete dalla ceca. Partita francamente non bella, molto altalenante che Serena ha vinto in virtù di una caratura tecnica ed atletica nettamente superiore a quella della Strycova. Nella conferenza stampa seguita alla sua vittoria contro la Safarova, la Williams si era offesa per un’osservazione fatta da un giornalista sulla quantità di errori gratuiti da lei commessi. Alla luce dei 46 odierni, viene da chiedersi se sia ora lecito riproporle l’osservazione. Nonostante gli errori , comunque, con questa vittoria la numero due del mondo ha raggiunto il decimo quarto di finale consecutivo in uno Slam. Tra lei e la decima semifinale consecutiva si opporrà ora la vincente tra Johanna Konta ed Ekaterina Makarova.

[9] J. Konta b. [30] E. Makarova 6-1 6-4 (Paolo Di Lorito)

Johanna Konta è chiamata a risollevare gli animi del tennis britannico dopo la tragica giornata di ieri, con l’uscita di scena di Andy e Dan, anche se ad esser precisi lei qui in Australia è di casa (essendoci nata e avendo doppio passaporto). L’avversaria di oggi, Ekaterina Makarova, la conosce bene dato che lo scorso anno hanno passato 3 ore insieme su questi campi a darsele di santa ragione. Per la britannica fu una vittoria a dir poco emozionante, ma quella di oggi arrivata con meno suspense non è da meno. Konta arriva alla sfida senza aver perso nemmeno un set mentre la russa, nonostante abbia sfruttato il ritiro di Errani, ne ha lasciati per strada due. I tre precedenti sono tutti in favore di Konta e, oltre a quello già citato, ce ne sono due sull’erba di Eastbourne.

Johanna, nonostante il servizio mancino della sua avversaria, non si fa impensierire più di tanto e già al secondo game si guadagna un break grazie alle sue risposte profonde e precise. Non si può certo dire che sia Makarova a partire a rilento, bensì è Konta che, come le era capitato con Wozniacki, parte alla grande: i suoi colpi sono profondissimi (soprattutto il dritto) e quando è necessario viene persino a rete a chiudere il punto. Una percentuale altissima di prime palle e un altro break a zero le permettono di chiudere 6-1 in 24 minuti. Nel secondo set invece è Makarova che, grazie a due risposte finite sulla riga, passa in vantaggio di un break e con un’altra bella serie di vincenti si porta sopra 4-1. La metamorfosi che sta vivendo Konta in questi ultimi anni è evidente ed infatti, nonostante lo svantaggio, non si scoraggia né da segni di cedimento bensì continua a martellare e a piazzare palle sulla riga di fondo. Questa solidità paga e quattro game consecutivi la portano a servire per il match. Qui un minimo di tensione appare e la britannica si ritrova sotto 0-40, tuttavia reagisce con delle prime straordinarie che le permettono di chiudere l’incontro 6-4 in 70 minuti.

Il torneo di Makarova si può considerare tutto sommato buono: è arrivata qui con la tds numero 30 ed esce sconfitta al quarto turno a testa alta, dopo essersi presa lo scalpo della maestra Cibulkova. Konta invece, che deve difendere la semifinale dello scorso anno, dopo la prestazione travolgente di oggi mette paura a chiunque e anche Serena, che affronterà dopodomani per la prima volta, è avvisata.

M. Lucic-Baroni b. [Q] J. Brady 6-4 6-2 (Giovanni Vianello)

L’ottavo di finale della parte bassa tra Mirjana Lucic-Baroni (n.79 del mondo) e Jennifer Brady (n.116 del mondo) ha, a dir poco, i caratteri dello scontro generazionale. Mirjana è infatti classe ‘82 e debuttò da pro a soli 15 anni, nel 1997. La Brady è invece nata nel 1995, due anni prima che la sua avversaria facesse il suo debutto nel circuito maggiore. Da sottolineare come la Brady provenga dalle qualificazioni e come prima di questo torneo avesse vinto solo due incontri a livello WTA, a Guangzhou l’anno scorso.

Nel primo game Brady tiene il servizio annullando una palla break. A sua volta si procura due palle del 2-0 nel secondo gioco, ma Lucic annulla le due palle break e poi pareggia i conti. Segue un gioco interlocutorio, in cui Brady tiene il servizio a 30. Nel game successivo la croata si salva da 15-30 e va 2-2. Anche nel quinto gioco Brady salva palla break ed infine tiene il servizio. Entrambe le giocatrici, in questo avvio, hanno percentuali molto basse con la prima di servizio. Si assiste a delle occasioni per la giocatrice in risposta anche nel sesto gioco, quando Lucic-Baroni va sotto 15-40, ma poi con due dritti annulla le palle break e con altri due punti raggiunge il tre pari. La prima svolta della partita arriva proprio a questo punto, con la croata di origini tedesche che va 0-40 sul servizio della Brady e opera il break a 15. Nel game successivo in pratica non si gioca, Lucic-Baroni è perentoria al servizio e va avanti 5-3. Il nono game vede la Brady allungare il set al decimo gioco (la statunitense tiene il servizio a zero). Il set si chiude proprio nel decimo gioco, con la Lucic che annulla una palla break prima di aggiudicarsi la frazione al secondo set-point. Decisive in questo primo parziale la differenza di profondità del dritto tra le due giocatrici e la minor esperienza della Brady, che avrebbe dovuto cercare di più il rovescio della croata. Un altro fattore è stato il colpo in uscita dal servizio: la Brady spesso ha commesso molti gratuiti proprio in uscita dalla battuta.

Il secondo set si apre con un break a favore di Lucic, che si trova particolarmente a suo agio sul dritto molto liftato della Brady. Nel secondo game la statunitense trova il primo break della sua partita e lo score recita quindi 1-1. Jennifer opera poi il sorpasso con la complicità dell’avversaria, che commette molti gratuiti nello stesso game; il punteggio diventa così di 2-1 (senza break di vantaggio) per la qualificata statunitense. La Lucic comunque in seguito tiene il servizio senza difficoltà e poi strappa nuovamente la battuta all’avversaria, portandosi 3-2 e servizio. In seguito la croata tiene in agilità il servizio e va 4-2. La partita sembra chiudersi nel settimo gioco, quando la croata trova un altro break in suo favore. Il match non vede altri sussulti, la Lucic ancora una volta è devastante con il dritto nell’ottavo gioco e chiude 6-2 La Lucic-Baroni ha prodotto un tennis da gran colpitrice da fondo, risultando ingestibile per la Brady in particolare sulla diagonale del dritto. La statunitense ha mostrato buone potenzialità, ma c’è ancora margine di miglioramento sul dritto, che possiede un ottimo spin ma spesso è troppo corto. La Lucic-Baroni torna in un quarto Slam dopo quasi diciotto anni (in precedenza era arrivata ai quarti, raggiungendo anche le semifinali, a Wimbledon 1999). Ai quarti per la croata c’è Pliskova.

Risultati:

[2] S. Williams b.[16] B. Strycova 7-5 6-4
[9] J. Konta b. [30] E. Makarova 6-1 6-4
M. Lucic-Baroni b. [Q] J. Brady 6-4 6-2
[5] K. Pliskova b. [22] D. Gavrilova 6-3 6-3

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Australian Open

Australian Open LIVE: la nona giornata

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Australian Open 2019 (foto via Twitter, @AustralianOpen)

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LE CRONACHE DI OGGI

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10:45 – Petra Kvitova torna in semifinale a Melbourne dopo sette anni! La giocatrice ceca vince 6-1 6-4 e si conferma una delle favorite per la vittoria del titolo: affronterà Collins in semifinale. Gran torneo di Barty, ma oggi è stata sovrastata dalla potenza della sua avversaria

10:05 – Finora è un no-contest: Kvitova domina, Barty non riesce proprio ad opporsi. 6-1 il primo set

09:35 – Scendono in campo Petra Kvitova e Ashleigh Barty: la ceca per continuare a sognare l’accoppiata titolo-numero 1, l’australiana per riportare il suo paese in semifinale nello Slam di casa dopo 35 anni.

08:45 – Danielle Collins vola in semifinale! La 26enne statunitense, alla prima partecipazione qui a Melbourne, coglie subito un risultato prestigioso dominando il terzo set contro una Pavlyuchenkova in totale confusione 2-6

08:00 – Danielle Collins vince il secondo set e rimette tutto in parità. Partita tecnicamente non eccelsa, si sta giocando molto sui nervi: del resto la posta in gioco è molto alta

07:00 – Nonostante un secondo game lunghissimo da oltre quindici minuti, Pavlyuchenkova sta facendo valere il suo maggior peso di palla: è avanti 4-1 e servizio. Entrambe hanno pessime percentuali sulla seconda, ma la russa per ora ne ha di più

06:25 – Scendono in campo Pavlyuchenkova e Collins, sfida inedita e ancor più in un quarto di finale Slam. Chi vince potrà sfidare una tra Kvitova e Barty in semifinale

06:10 – Stefanos Tsitsipas accede alla prima semifinale Slam della sua carriera battendo in quattro set Roberto Bautista Agut. Prova del nove superata per il greco, che adesso attende uno tra Tiafoe e Nadal

02:30 – È tutto pronto per la nona giornata di incontri che vedrà scendere in campo i primi quarti di finale. In sessione serale (a partire dalle 09) Kvitova-Barty e a seguire Nadal-Tiafoe. Il programma della sessione diurna si apre invece con Tsitsipas e Bautista Agut, poi Collins-Pavlyuchenkova

Tutto quello che c’è da sapere sull’Australian Open 2019

Cronache dal day 8

Approfondimenti 

La diretta FB dei nostri inviati

Australian Open Day 8 – Bombardieri, regine e cabron!

Pubblicato da Ubitennis su Lunedì 21 gennaio 2019

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Australian Open

Australian Open: Tsitsipas splendido, Bautista Agut si arrende con merito

MELBOURNE – Gran partita, bravissimo Stefanos su un ottimo Roberto. Prima semifinale Slam per il greco, bella conferma dopo l’impresa su Federer: “Non l’ho battuto per caso!”

Luca Baldissera

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Stefanos Tsitsipas, Australian Open 2019, foto di Roberto Dell'Olivo

Spunti tecnici: Stefanos Tsitsipas

[14] S. Tsitsipas b. [22] R. Bautista Agut 7-5 4-6 6-4 7-6(2)  (da Melbourne, il nostro inviato)

 

DA SUBITO TESTA A TESTA – Se c’è un luogo comune abusato nel tennis e nello sport in generale, è quello di chiamare l’impegno agonistico successivo a una grande impresa da parte di un atleta come la “prova del nove”. Chi avesse idee per una definizione migliore e più originale è il benvenuto, si accettano suggerimenti, a me non ne viene in mente un’altra, quindi vado con il clichè. Rispetto alla serata per lui indimenticabile di domenica, il giustiziere del campione in carica Roger Federer, il ventenne greco Stefanos Tsitsipas, oggi pomeriggio nell’assolato e bollente catino della Rod Laver Arena si trova ad affrontare una situazione totalmente diversa. A partire dall’avversario, lo spagnolo Roberto Bautista Agut, piccolo fenomeno del gioco pulito, filante, geometrico e intelligente (a mio avviso, uno dei talenti più sottovalutati dagli appassionati), passando per le condizioni ambientali, finendo con il pubblico, meno numeroso rispetto al “prime time” serale, ma molto più rumoroso nel fare il tifo per lui. Chiaramente, i biglietti per la sessione diurna di oggi se li sono potuti permettere in tanti, della numerosa comunità greca di Melbourne, mentre l’altro ieri durante il match con lo svizzero avevano dovuto riunirsi fuori dallo stadio davanti al maxischermo.

Dopo un inizio non proprio sciolto (break subìto in apertura, con smash fallito sopra la rete, probabilmente a causa del sole a picco), Stefanos tenta immediatamente di rimontare, ma Roberto resiste nel quarto game annullando una palla del contro-break, e sale 3-1. Tsitsipas però si è sbloccato, si vede, e spinge appena può: poco dopo, complici un paio di gratuiti non usuali per il regolarissimo spagnolo, rimette tutto in parità, 4-4. Nel dodicesimo game, un paio di begli attacchi del greco, altrettanti errori di Bautista Agut e la zampata di Stefanos gli porta un altro break e soprattutto il primo set , 7-5, sono passati 49 minuti. Tre-quattro attimi di distrazione sono costati a Roberto il parziale, le statistiche sono buone per tutti e due (Tsitsipas 18 vincenti, 12 errori, Bautista 11-10, i rischi che si è preso il greco nei momenti giusti hanno pagato).

Dal punto di vista tecnico i due ci stanno facendo vedere quello che ci aspettavamo. Il match è divertente, l’esplosività e il gioco brillante a tutto campo di Stefanos ormai hanno conquistato una sostanziosa fetta di sostenitori, dall’altra parte vedere dal basso e di lato il modo in cui Roberto fa filare il dritto semi-piatto, aggredendolo con leggerezza e precisione dei passi e degli appoggi, è come una lezione di tennis. Bravi.

Nel terzo game del secondo set, “formichina” Bautista incassa i giusti dividendi dalle sue trame e dalle sue accelerazioni, aiutato da un doppio fallo di “cicala” Tsitsipas, e si prende di nuovo un break di vantaggio. Una percentuale un po’ bassa di prime palle per il greco gli rende a volte la vita difficile (solo il 55% per ora, ci vorrebbe qualcosa di più), dalla tribuna alla nostra destra parte il coro “Hel-las, Tsitsi-pas!”, con bandiere biancazzurre annesse, l’atmosfera è piacevole, bella giornata di tennis. Così come sono belli diversi lungolinea di rovescio del greco, e altrettanti dritti inside-in dello spagnolo. Roberto sta viaggiando solidissimo nei suoi turni di battuta, Stefanos può solo rimanere in scia, senza altri sussulti (salvo un game lungo, sul 5-3, in cui il greco ha bisogno di 12 punti per tenere il servizio) arriviamo al 5-4 e battuta per Bautista. Senza esitazioni né problemi, lo spagnolo chiude 6-4, è passata un’ora e mezza, l’equilibrio è totale, la partita potrebbe prendere qualsiasi direzione. Bene così, l’incertezza del risultato è il sale dello sport. Qualità alta, ora siamo a 35 vincenti e 23 errori per Stefanos, 24-14 per Roberto, abbondantemente in positivo entrambi quindi.

STEFANOS CAMBIA MARCIA – Sul 2-2 nel terzo set Tsitsipas subisce gli attacchi di Bautista, e concede il terzo break del match, potrebbe essere una svolta significativa. Quel dritto, in particolare da tre quarti di campo, oltre a schizzare via sul cemento veloce, è praticamente illeggibile; in un’occasione per esempio lo spagnolo ha letteralmente fintato fuori dalle scarpe l’avversario, con Stefanos che ha dovuto raccattare la sua Adidas finita a tre metri da lui. Gli è andata pure bene di non essersi fatto male impuntando il piede sul terreno. Ora il greco ha migliorato le percentuali con la prima, ma ha solo il 42% di punti fatti con la seconda palla, e la cosa gli sta costando cara. A tratti Tsitsipas sembra anche distratto, sotto rete commette diversi errori banali di volo, prende più di un fallo per “time violation” da parte dell’attentissima “umpire” Maria Cicak, mentre dall’altra parte della rete Roberto gioca come un computer. Stefanos si rende perfettamente conto di essere in pericolo, reagisce.

Nell’ottavo game arriva a due palle del contro-break, se le fa annullare dall’ottimo Bautista, ma dopo un grande scambio a tutto campo, alla terza opportunità, pareggia 4-4. Davvero una bella scossa in positivo, bravo Stefanos, che sullo slancio sale subito 5-4, e di volata nel game successivo si arrampica a palla del secondo break, che è anche un set point. Ma una scelta sbagliata – attacco con dritto facile solo da chiudere messo dalla parte dello spagnolo, che non si fa pregare e spara il passante – vanifica l’occasione. Queste sono palle che pesano, potrebbe pentirsene amaramente Stefanos. Un rovescio di poco fuori di Bautista gli dà una seconda possibilità, ma il dritto gli va in rete, poi sulla terza il greco piazza la zampata (bello scambio, gran smorzata di Roberto, slice vincente in recupero di Stefanos), ed è 6-4 e due set a uno per lui. Notevole il cambio di marcia di Tsitsipas nella seconda parte del parziale, un vero e proprio scatto di reni, il vantaggio è meritato, soprattutto considerando l’ottimo avversario. Mentre esce dal campo nella pausa tra un set e l’altro, Stefanos prende un warning per coaching, essendosi scambiato qualche cenno col suo angolo, dove di fianco a papà Apostolos siede Patrick Mouratoglou, speriamo che non sia stato il francese, ne ha già combinate a sufficienza con Serena direi. Sono passate esattamente due ore e venti minuti.

ZAMPATA FINALE – Il quarto set procede in modo molto regolare, senza occasioni di break per chi risponde, fino al 6-5 per Stefanos. Le statistiche continuano a certificare che stiamo assistendo a una signora partita, un dato su tutti: 63 vincenti e 36 errori Tsitsipas, 47-28 Bautista, che bravi. Si attaccano a vicenda, difendono, vanno a rete a chiudere, si stuzzicano con i drop-shot.

Nel dodicesimo game, la frittata rischia di combinarla Roberto: doppio fallo sul 30-30 e match point Stefanos. Si gioca uno scambio al cardiopalmo, 21 palleggi, chiuso alla grandissima da Bautista con un dritto sulla riga. Classe pura questa. Poco dopo, ecco il tie-break. Va in vantaggio 3-0 il greco, spingendo bene, restituisce due punti alla battuta, ma poi spara un drittone inside out che gli permette di cambiare campo sopra 4-2. Una difesa pazzesca di Tsitsipas, che respinge a fondocampo l’avversario con un pallonetto altissimo e poi contrattacca chiudendo la volée di rovescio, è lo strappo definitivo: due servizi vincenti, 7-2 e prima semifinale Slam per Stefanos, che impresa. E prova del 9, o quello che volete voi, stra-superata. Soprattutto considerando la qualità dell’avversario battuto oggi, a cui vanno rivolti solo complimenti per lo straordinario inizio di stagione. Tsitsipas attende ora in semifinale Tiafoe o Nadal (precedenti, 3-0 su Frances, Tokyo 2017, Next Gen Finals 2018, Hopman Cup quest’anno, due sconfitte invece da Rafa, due finali, Barcellona e Toronto l’anno scorso).

LE PAROLE DI STEFANOS –Sembra tutto una favola, sto vivendo un sogno. Mi sento emozionato, ma anche consapevole, ho lavorato tanto per essere qui”, racconta un raggiante Tsitsipas. “Quando mi chiesero a inizio stagione un obiettivo, risposi semifinali Slam, pensavo di essere matto. Il primo match point, che gran scambio, bravo lui. Ma sapevo che se avessi continuato a spingere avrei avuto altre occasioni. Ho iniziato il tie-break alla grande, e alla fine credo di aver meritato. La sfida più grande per preparare la partita di oggi è stata gestire la pressione dei media, dei social, tutti erano come impazziti, è stato difficile rimanere concentrato e stare calmo. Vincere oggi mi ha riempito di orgoglio, perché vuol dire che non avevo battuto Roger per caso. Da quando ho iniziato a girare con il tour, a viaggiare tanto, ho iniziato con il mio canale youtube, a condividere video sulle mie esperienze in giro per il mondo. Mi rilassa, ho sempre amato la fotografia e il cinema. Ragazzi, se non siete ancora iscritti al mio canale, fatelo! (risate). Avere la mia famiglia nel mio box è la cosa più bella di tutte, vorrei fossero sempre con me. Quella piccoletta là, è la mia sorellina, la mascotte! Poi ecco mio fratello, e mio padre, mia mamma, e Patrick Mouratouglou! Ho già giocato con Rafa, e anche con Frances, spero che l’esperienza possa servirmi, sarà una partita interessante da vedere la loro. Chiunque vinca, mi aspetto una battaglia durissima in semi, spero di essere pronto!”.

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Australian Open

Australian Open: Anastasia trema, Collins rimonta vincente. Prima semifinale Slam per lei

MELBOURNE – Nel match tra non teste di serie Danielle domina i suoi nervi e rimonta una Pavlyuchenkova attanagliata dalla tensione. Prima semifinale Slam per lei in carriera al secondo tentativo

Vanni Gibertini

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Danielle Collins at the 2019 Australian Open (photo @Sport Vision - Chryslène Caillaud)

Danielle Collins, il profilo: una dottoressa con la racchetta

A. Pavlyuchenkova b. D. Collins 2-6 7-5 6-1 (da Melbourne, il nostro inviato)

 

Era la partita delle due “intruse” a livello di quarti di finale, il match che doveva determinare il nome della semifinalista non testa di serie dell’Australian Open 2019, una tradizione che si ripete in questo torneo ormai da cinque anni (nel 2018 furono addirittura due le semifinaliste non teste di serie, Vandeweghe e Lucic-Baroni). Similmente outsider in questa occasione, anche se con un ranking tutt’altro che disprezzabile (35 Pavlyuchenkova, 44 Collins) le due hanno però storie abbastanza diverse: la russa ha un passato di bambina prodigio divenuta promessa non mantenuta, mentre l’americana è la ragazza working-class che ha intrapreso quasi per caso la carriera da professionista dopo una borsa di studio al college.

Entrambe nervose all’inizio, è stata Anastasia a uscire meglio dai blocchi, conquistando un secondo game-maratona di 17 minuti e 28 punti annullando cinque palle break. Il tennis più potente della russa ha scavato subito una fossa importante tra le due protagoniste nel primo set, con Collins incapace di trovare gli angoli necessari per muovere l’avversaria lasciandole la possibilità di caricare i suoi fendenti dal centro del campo. In un baleno si è arrivati 5-1 per Pavlyuchenkova, che ha chiuso facilmente 6-2 il primo parziale in 49 minuti.

Ma Collins non è arrivata nelle Top 50 del ranking arrendendosi alla prima difficoltà: grazie anche ad un leggero calo di Anastasia, che all’inizio del secondo set iniziava a concedere qualche gratuito in più, l’americana della Florida si spingeva fino al 5-2 prima di subire però la rimonta di Pavlyuchenkova, troppo più potente negli scambi da fondo e pronta ad avvantaggiarsi delle seconde di servizio troppo morbide di Collins. Anche in una situazione di punteggio molto equilibrata, la partita non riusciva a coinvolgere il pubblico, troppo spezzettata dagli errori delle due protagoniste attanagliate dalla tensione per una partita così importante. Sul 5-6 un paio di errori di valutazione inguaiavano Pavlyuchenkova dal 30-0 concedendo un set point a Collins. L’americana metteva la risposta sul nastro, ma sul secondo set point due punti dopo trovava un diritto anomalo vincente portando il match al terzo set.

Schiacciata dalla responsabilità di un’altra grande occasione che le stava sfuggendo di mano (era già stata nei quarti in tutti gli altri Slam), la russa lasciava vedere tutte le crepe del carattere che non le hanno permesso di capitalizzare il suo grande talento e si lasciava piano piano sopraffare dalla “garra charrua” di Danielle Collins, abituata alla rissa dai tanti anni passati sui campi pubblici (passava i pomeriggi a sfidare estranei nei parchi pubblici di St Petersburg in Florida) e dalle gare a squadre della NCAA con il pubblico urlante a pochi metri dal campo. In un attimo era 5-0 Collins, e la risposta di diritto di Pavlyuchenkova che atterrava oltre la riga di fondo pochi minuti dopo regalava a Danielle la sua prima semifinale in un torneo dell Slam, dopo che era arrivata a Melbourne senza aver mai vinto neppure un match in un Major.

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