Settimana degli italiani: ci salva ancora Paolino

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Settimana degli italiani: ci salva ancora Paolino

Barcellona, Budapest, Stoccarda, Istanbul. Il migliore è ancora Paolino Lorenzi. E Vinci ha battezzato il rientro di Sharapova

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Più ombre che luci per il tennis italiano in questa settimana densa di appuntamenti, in campo maschile e femminile: il più importante a Stoccarda, non tanto per il torneo Premier che tradizionalmente si gioca indoor sulla terra rossa della Porsche Arena, ma perchè vi era il tanto discusso – a causa della wild card concessale dagli organizzatori – rientro nel circuito di Maria Sharapova dopo la squalifica per doping scattata nel febbraio dello scorso anno.

Curiosamente, il tennis italiano ne è stato protagonista di riflesso, visto che la russa ha giocato il suo tanto atteso primo turno contro la nostra Roberta Vinci. Sappiamo tutti come sia andata per la tarantina, che, soprattutto nel primo set, ha fatto partita pari con la tennista più celebre al grande pubblico, che poi sarebbe arrivata sino alle semifinali, mostrando di essere già in forma agonistica nonostante il lungo stop. La migliore notizia per Roberta proviene non tanto dalla sufficiente prova offerta contro Maria, ma, piuttosto, dalle sue dichiarazioni arrivate dalla Germania concernenti la diminuzione del quasi cronico dolore al tallone che nell’ultimo paio di anni la sta affliggendo: ha bisogno di stare al meglio per invertire la pessima inerzia di risultati nella quale si trova e che, dopo un buon inizio di stagione (due quarti nei Premier di Brisbane e San Pietroburgo), la vede sconfitta in sei degli ultimi suoi sette incontri (ha vinto solo con la Brengle a Indian Wells).

Per il resto, tra le donne, se Errani sembra in timida ripresa, ma non abbastanza da fare di più che dar filo da torcere alla Mertens, 65 WTA, è stata davvero pessima la figura rimediata da Giorgi nelle quali di Stoccarda, dove ha perso da una giocatrice, la Pfinzenmaier, che da giugno 2015 aveva giocato solo una partita e che, dopo averla battuta, ha perso 6-2 6-1 dalla Rodina, 75 WTA.

 

Tra gli uomini, prova analoga a quella della Giorgi è purtroppo stata offerta da parte di Fognini: non può perdere partite contro avversari modesti per classifica e tra l’altro non terraioli puri come il russo Kuznetsov. il fatto che Fabio, nonostante un pessimo inizio di partita, avesse avuto la forza di riprendersi e portarsi avanti di un break nel terzo, prima di cedere al tie break, è un ulteriore aggravante per un tennista talentuoso come lui che, se vuole tornare nella top 20, magari aiutandosi con una testa di serie ai prossimi Slam europei, non può sprecare occasioni simili, lasciandosi andare a prove cosi sregolate. Se da Seppi, che a Barcellona ha fatto il minimo indispensabile battendo un ancora più che acerbo Ymer, prima di capitolare forse troppo nettamente contro Carreno Busta, Paolo Lorenzi in Ungheria è stato ancora una volta il più brillante della nostra truppa, facendo come sempre il suo dovere e sconfiggendo avversari peggio classificati nel ranking (Kukushkin, Stakhovsky, Kuznetsov) impresa mai scontata nè facile, prima di capitolare, nella sua seconda semifinale stagionale, davanti ad un Pouille al momento rispetto a lui ancora di un’altra spanna, come mostra la seconda netta sconfitta in poco più di sette giorni.

L’analisi: il cammino di Lorenzi

Passando ad approfondire nel dettaglio quanto fatto dai tennisti italiani in questa sette giorni appena trascorsa, i nostri due migliori giocatori nel ranking ATP, Fabio Fognini e Paolo Lorenzi, hanno deciso entrambi di partecipare alla prima edizione del Gazprom Hungarian Open che, sostituendo in calendario la tradizionale tappa di Bucarest, si disputava a Budapest, in quella che era la prima, storica, volta che l’Ungheria ospitava un evento del circuito ATP. Il toscano, unico giocatore italiano quest’anno a raggiungere una finale (persa a Quito), ha iniziato il suo cammino in un incontro inedito contro Mikhail Kukushkin, 76 ATP: dopo aver vinto primo set in 44 minuti con un unico break nel decimo gioco, nel secondo Paolo si è involato sul 4-0, prima di subire la rimonta del kazako, il quale, dopo aver annullato un match-point nel decimo game, si è arreso poco dopo, concedendo all’azzurro, dopo 1 ora e 44 minuti, con il punteggio di 6-4 7-5 il passaggio al secondo turno.

Qui il nostro giocatore ha incontrato un lucky loser, Sergiy Stakhovsky, contro il quale aveva perso l’unico precdente sull’indoor di Bercy nel 2014: Paolo, grazie ad un tennis percentuale ed alle deficienze in risposta del 31enne tennista d’attacco ucraino, è riuscito a tenere con facilità i turni di servizio (62% di punti vinti con la seconda di servizio), concedendo un solo break, ad inizio del secondo set, costatogli il parziale. Al terzo, Paolo, una volta brekkato Stakhovsky ad inizio del set è stato bravo ad annullare due palle break nel quinto game, prima di chiudere 6-4 3-6 6-3 in 2 0re e 13 minuti .

Nei quarti, dove poteva esserci la settima edizione di un interessante derby tricolore tra lui e Fognini, vi è stata invece la sfida col giustiziere a sorpresa del ligure, il russo Kuznetsov, vincitore su Paolo (che si era ritirato nel secondo set) nel lontano precedente del 2012 nel Challenger di Todi. Nel corso di un incontro molto strano, durante il quale il servizio ha avuto scarsa incidenza nel determinare l’andamento del punteggio, (42% di punti vinti con la seconda per Paolo, addirittura solo il 18 per il russo) Lorenzi ha portato a casa in 50 minuti il primo set nonostante avesse perso il servizio per ben due volte. Nel secondo, il toscano, involatosi sul 4-0, ha chiuso al quarto match point l’incontro, dopo 1 ora e 33 minuti con un duplice 6-4.

In semifinale, il toscano si è arreso a colui che gli aveva già mostrato semaforo rosso al secondo turno di Montecarlo la settimana scorsa e nei quarti di Bucarest esattamente un anno fa, il 23enne francese Lucas Poille. Come accaduto nel torneo del Principato, una partenza lenta è costata al nostro giocatore il primo set:sotto 4-0 al pronti-via, ha ceduto in appena 26 minuti il primo set. Nel secondo, pur confermandosi il canovaccio che voleva il transalpino conservare facilmente i propri turni di battuta (0 palle break concesse, 83% di punti vinti con la prima, 73% con la seconda), Lorenzi è riuscito a fare gara pari sino al 5 pari (nel decimo gioco ha salvato due palle break), prima di dare il via libera al francese, vincitore in 1 ora e 14 minuti col punteggio di 6-2 7-5.

L’analisi: il cammino di Fognini

Passando a Fognini, è davvero una brutta sconfitta quella patita da Fabio nella capitale ungherese, dove, dopo aver beneficiato di una wild-card, era stato accreditato della terza testa di serie del tabellone, che gli aveva fruttato un bye al primo turno: Andrey Kuznetsov, 87 ATP, per svariati motivi, era un avversario piuttosto morbido, sia per il pessimo inizio di stagione del russo, per ben sette volte eliminato al primo turno, sia perché la terra rossa non era la superficie preferita del suo avversario, mai giunto in una finale di un evento ATP, ma nella top 40 lo scorso autunno. Fabio invece, che quest’anno – eccezion fatta per la disfatta a Buenos Aires con un giocatore dalla classifica però falsata dal suo lungo infortunio, Tommy Robredo – non aveva mai perso con un giocatore non compreso nella top 50 (il peggiore era Paire, 47, a Melbourne) si è prodotto in una prestazione davvero mediocre, nonostante la quale avrebbe potuto portare comunque a casa l’incontro. Infatti il taggiasco, dopo una partenza lenta che l’ha visto andare sotto 1-5 e dopo aver ceduto il primo set in 34 minuti, si era trovato ad un passo dal baratro sull’1-3 del secondo: a quel punto, però, è sembrato ritrovare il bandolo della matassa, rimontando e portando la partita al terzo set, dove è pure salito avanti 3-1. A quel punto, purtroppo, si è spenta nuovamente la luce al ligure che si è fatto rimontare e trascinare al tie-break, che per lui è stata la fine della sua avventura ungherese: Kuznetsov ha infatti guadagnato l’accesso ai quarti dopo due ore e cinque minuti di partita, col punteggio di 6-3 3-6 7-6 (4).

A pagina successiva: Seppi, Vinci, Giorgi, Errani

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ATP Dallas, il tabellone: Fritz e Tiafoe guidano la pattuglia americana, c’è anche Sock

Seconda edizione del torneo indoor in Texas, Ben dodici statunitensi in tabellone, ma nessun italiano

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Dallas Open - Dallas 2022 (Twitter - @DALOpenTennis)
Dallas Open - Dallas 2022 (Twitter - @DALOpenTennis)

Uno dei soli 10 tornei ATP rimasti negli Stati Uniti, e l’unico a giocarsi indoor, il Dallas Open ritorna anche quest’anno dopo l’edizione inaugurale del 2022 per cercare di stabilire una tradizione dopo la scomparsa ad uno ad uno degli eventi in terra americana che fino a un decennio fa si svolgevano in questo periodo.

Dopo la breve e sfortunata parentesi del New York Open a Long Island (il contratto di 10 anni è stato risolto soltanto dopo un tre edizioni), il torneo si è spostato a Dallas nell’impianto della Southern Methodist University per fornire ai tennisti nordamericani la possibilità di giocare e ottenere punti dopo l’Australian Open senza dover cambiare di nuovo continente e rimanere negli Stati Uniti in attesa del Sunshine Double.

Testa di serie n. 1 è il californiano Taylor Fritz, che al secondo turno potrebbe affrontare il suo compagno di nazionale Jack Sock, ammesso tramite una wild card, se quest’ultimo saprà superare il bielorusso Ivashka. Dalla parte opposta del tabellone troviamo il n. 2 del seeding Frances Tiafoe, che dopo il bye al primo turno affronterà il vincitore tra Mackenzie McDonald e un qualificato.

 

Terza testa di serie è il canadese Denis Shapovalov, che se la vedrà con chi uscirà vincitore nel match “stenografico” tra Wu e Mmoh, mentre il quarto giocatore del seeding è il serbo Miomir Kecmanovic, opposto al vincitore del primo turno tra Emilio Gomez e Taro Daniel.

Sono ben 12 su 24 gli statunitensi in tabellone ammessi di diritto o grazie a una wild card, cui se ne potranno aggiungere altri attraverso le qualificazioni. Nessun italiano sarà invece ai nastri di partenza in Texas.

Il tabellone completo dell’ATP di Dallas

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ATP

ATP Cordoba, il tabellone: nove argentini in gara, Cecchinato unico italiano

Primo torneo stagionale su terra battuta. Schwartzman e Francisco Cerundolo guidano l’entry list

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Albert Ramos-Vinolas - Cordoba 2022 (foto Twitter @CordobaOpen)

Come ormai da tradizione, febbraio nel mondo del tennis maschile vuol dire anche “gira sudamericana”, ovvero quella sequenza di tornei che si disputano in Sud America per celebrare la fine della stagione estiva nel continente dell’emisfero australe e dare il via alla lunga serie di eventi sulla terra battuta che si conclude a fine luglio.

Dal 2019 il primo torneo di questa serie è il Cordoba Open, un ATP 250 che si disputa a Cordoba, città da circa 1,3 milioni di abitanti nell’interno dell’Argentina a circa 700 chilometri dalla capitale Buenos Aires.

Prime due teste di serie del tabellone sono naturalmente i primi due giocatori argentini, Diego Schwartzman e Francisco Cerundolo, cui si aggiunge anche la testa di serie n. 4 Sebastian Baez per un torneo a trazione albiceleste. Dopo il bye al primo turno Schwartzman incontrerà il vincente tra lo spagnolo Pablo Andujar e la wild card Juan Manuel Cerundolo, fratello minore di Francisco e vincitore di questo torneo nel 2021 partendo dalle qualificazioni da debuttante assoluto nel circuito ATP.

 

Per la testa di serie n. 2, invece, al secondo turno ci sarà il vincente del match tra un qualificato e il cileno Alejandro Tabilo, il finalista dello scorso anno, sconfitto dalla testa di serie n. 3 Albert Ramos-Vinolas, che esordirà contro Dusan Lajovic o Juan Pablo Varillas.

L’unico italiano ammesso di diritto al tabellone principale è Marco Cecchinato, che esordirà contro un altro dei nove argentini in gara, ovvero Facundo Bagnis.

A Cecchinato potrebbero aggiungersi altri italiani che sono impegnati nel tabellone di qualificazione. Sono infatti arrivati al turno decisivo sia Luciano Darderi, che se la vedrà con l’argentino Ficovich, e Andrea Vavassori, che dopo aver sconfitto Andrea Pellegrino in un derby tutto italiano cercherà la qualificazione contro il tennista di casa Camilo Ugo Carabelli.

Il tabellone completo dell’ATP di Cordoba

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Flash

WTA Lione: continua la favola di Alycia Parks. Affronterà Caroline Garcia nella sua prima finale in carriera

La classe 2000 statunitense centra il best ranking e si avvicina alla top60. Prima finale a Lione per la n°5 del mondo al quarto tentativo

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Alycia Parks, WTA Lione 2023 (foto: twitter @wta)

A. Parks b. M. Zanevska 6-3 7-6(4)

Continua la gran cavalcata di Alycia Parks all’Open 6e Sens, WTA250 di Lione che si disputa in contemporanea a quello di Hua Hin, dove si affronteranno in finale Zhu Lin e Lesia Tsurenko, che ha sfruttato il ritiro di Bianca Andreescu. Per la statunitense si tratta della prima finale in carriera a livello WTA, raggiunta grazie alla 14esima vittoria consecutiva sul cemento indoor.

 

L’attuale n°79 del mondo – che da lunedì sarà almeno n°62, migliorando il suo best ranking – parte forte nel primo set, portandosi sul 3-0 e strappando una seconda volta il servizio a Maryna Zanevska. Avanti 5-1 e servizio, la tennista a stelle e strisce si fa riprendere da 40-0, sciupando quattro set point in totale e restituendo uno dei due break alla quarta occasione. Anche nel nono game non è semplice per lei chiudere la frazione, ma dopo aver annullato due palle break (non consecutive) sfrutta il settimo set point in totale, chiudendo 6-3.

Decisamente più incerto il secondo set, con lo scambio di break tra quinto e sesto gioco che sembra minare un equilibrio incerto. Zanevska perde la battuta a zero nel nono game, spedendo la sua rivale al servizio per il match sul 5-4. Qui, però, Parks è colta dal classico braccino, facendosi rimontare da 40-15. A dirla tutta, la statunitense rischia tantissimo nel dodicesimo game, quando sotto 5-6 deve annullare due break point che sono anche set point. La 22enne di Atlanta, però, mantiene i nervi saldi, approda al tie-break e non si volta più indietro, centrando la prima finale in carriera a livello WTA con il punteggio di 6-3 7-6(4) anche grazie a 35 vincenti e 13 ace.

[1] C. Garcia b. C. Osorio 6-2 6-2

All’ultimo atto del torneo di Lione Parks proverà ad eliminare la seconda testa di serie sul suo cammino, come già accaduto con Petra Martic (n°4 del seeding) al secondo turno. L’impresa però sarà delle più complicate, perché sulla sua strada si presenta Caroline Garcia, campionessa delle ultime WTA Finals e testa di serie numero 1. Domani sarà una prima volta anche per la francese, che al quarto tentativo riesce ad approdare in finale a Lione.

La seconda semifinale è però decisamente meno lottata della prima, con la transalpina che – dopo un’iniziale fase di studio – aumenta i giri del motore e inanella cinque game di fila dal 2-2 del primo set al 6-2 1-0 del secondo. Camila Osorio non ha certo il tennis per mettere in difficoltà la sua avversaria, però non molla e cerca di fare il possibile per restare a contatto. Dopo non aver sfruttato tre break point nel terzo gioco del secondo parziale, nel quarto la colombiana è costretta a cedere nuovamente la battuta. Garcia si porta sul 4-1 e, nonostante qualche momento di nervosismo – che testimonia quanto tenga a far bene nel torneo di casa – annulla un break point nel settimo gioco e alla prima opportunità chiude 6-2 6-2, facendo esplodere il pubblico presente.

Il tabellone completo del WTA250 di Lione

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