ATP Pechino: troppo Zverev, Fognini è out. Nadal a rullo

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ATP Pechino: troppo Zverev, Fognini è out. Nadal a rullo

Fabio rimane in partita solo nel primo set. Doppio 6-3 del numero 1 a Khachanov, ai quarti affronterà Isner. Rublev supera Berdych

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SASCHA TROPPO FORTE – Fabio Fognini resiste poco più di un set con Alexander Zverev. Il compito si presentava assai arduo, eppure i due danno vita a un confronto intenso per tutta la prima partita, poi una volta trovato il vantaggio, il più giovane dei fratelli Zverev prende il largo, facendo valere la sua maggiore forza. I due si erano affrontati una sola volta, con il tedesco vittorioso a Roma nel corso dell’ultima edizioni degli Internazionali.

L’azzurro inizia il match al servizio e subito deve fronteggiare una situazione di 0-40, da cui ne viene fuori alla grande con cinque punti consecutivi. Ora è il numero 2 del seeding a dover battere e ad affrontare due palle break, ma anche in questa circostanza vengono annullate, siamo 1 pari. Che intensità in queste fase iniziali. Due giochi al servizio sfilano veloci per entrambi, è Fabio nel quinto game a commettere due errori banali (che sottolinea anche lui) e con un doppio fallo manda Sascha a palla break, la quale viene sfruttata prendendo possesso della rete, il tentativo disperato di passante finisce in rete. Zverev conferma il break e siamo 4 a 2. Il numero uno Next-Gen è in difficoltà nell’ottavo game, ci sono due scambi spettacolari (sicuramente i migliori di giornata) fatti di tweener, stop volley, recuperi sugli smash e al termine di queste fasi di gioco spettacolari il numero 26 ATP recupera lo svantaggio, portandosi in parità sul 4 pari. Ci sono tanti capovolgimenti in questo frangente, il tennista ligure sul 30 pari commette un grave errore col dritto a campo aperto e ancor più grave è il doppio fallo che manda il tedesco a servire per il set sul 5-4. Il nativo di Amburgo non sbaglia e incamera il primo set 6-4.

Riprende il gioco, entrambi tengono la battuta nel loro primo turno, Fognini prova a variare qualcosa, facendosi sentire in campo, con l’intento di innervosire il numero 4 del mondo, coach Ferrero con un gesto gli indica di non farci caso e concentrarsi solo sul suo tennis. Sascha segue il prezioso suggerimento, nel terzo gioco si procura tre palle break, se nella prima è bravo Fabio, sulla seconda la pallina rimane sulla racchetta nel tentativo di drop shot, ma è la terza a essere quella giusta con uno scambio vinto dal campione del Foro Italico, che passa a condurre 2 a 1. Il nostro connazionale si scoraggia un po’, perde nuovamente il servizio nel quinto gioco con un doppio fallo che sa di resa, in un lampo Sascha arriva a condurre 5-1. Game interlocutorio quello che vince il numero 1 d’Italia, poi arriva il momento per Zverev di servire per il match e puntalmente archivia la pratica fissando il punteggio sul 6-2 dopo un’ora e dodici minuti. Prossimo ostacolo Rublev, in un confronto targato Next Generation.

 

RAFA INCONTENIBILE – La sofferenza e i brividi dell’esordio contro Pouille spazzati via. Nadal quest’oggi offre una versione decisamente migliore di sé, quella più forte, quella più vincente, quella più dominante. Con un doppio 6-3 regola Karen Kachanov, numero 42 ATP, approdando nei quarti di finale a Pechino in un torneo che l’ha visto trionfare nel lontano 2005. Prima di questo match tra i due c’era stato un solo precedente disputato qualche mese fa a Wimbledon e vinto dal dieci volte campione di Parigi con qualche patema in più rispetto ad oggi.

Kachanov ha ben chiaro il suo piano tattico, aggredire fin dalla prime battute Nadal a costo anche di sbagliare. Il russo inizia il match portandosi sullo 0-40, Rafa si difende con una comoda volee a rete sulla prima palla break, poi sfrutta due errori in lunghezza e riesce con fatica a conservare il servizio, esultando per lo scampato pericolo. Il maiorchino si assesta, allunga gli scambi mandando fuori giri l’avversario, come nel quarto game quando il russo commette tre errori consecutivi che portano alla prima palla break per Rafa. Il russo difende con successo grazie a una prima esterna vincente ma sbaglia nel punto successivo col dritto, concedendo una seconda palla break e questa gli è fatale per il diritto che finisce out: Nadal passa a condurre 3-1. Lo spagnolo più scorre il gioco e più si trova a suo agio, soprattutto quando taglia la pallina col back di rovescio, creando fastidio a Kachanov che non può spingere come vorrebbe. Nadal ha un’opportunità per il doppio break nel sesto gioco, ma questa volta non riesce a sfruttare la chance. Nessun timore però al servizio per il mancino di Manacor, che sale 5-2. Il Next-Gen deve fronteggiare già due set point al servizio sul 15-40, riuscendo a difendersi ed allungare il set sul 3 a 5. Rafa serve per il primo parziale: doppio ace con traiettoria esterna, passante di rovescio letale e stecca di diritto di Kachanov. Primo set 6-3 per un ottimo Nadal.

Anche all’inizio del secondo set Rafa alla battuta si ritrova sotto, dovendo risalire da 15-40 e senza timore in maniera aggressiva annulla le occasioni, Kachanov se ne costruisce una terza grazie a un rovescio lungolinea, ma ancora Nadal a rete cancella la palla break, vincendo poco dopo il game. L’occasione sciupata demoralizza Karen, che deve concedere nuovamente palla break, con il sedici volte campione slam splendido a rete con la volèe di diritto, l’esultanza tipica a dimostrare la sua voglia e 2-1 in suo favore. Il ventunenne di Mosca appare sempre più frustrato come dimostrano i quattro doppi falli nel nono gioco, Rafa però non sfrutta stranamente tre palle break, tenendo a galla Kachanov sul 3 a 4. Il numero 1 del mondo conserva il servizio senza patemi, poi nel nono gioco vola 15-40 grazie a un impressionante gancio mancino di diritto lungolinea, procurandosi due match point con Kachanov che commette l’ennesimo doppio fallo, decretando la fine delle ostilità con un altro 6-3 dopo un’ora e trenta minuti.

ORA ISNER – L’avversario che attende nei quarti di finale sarà John Isner. Il numero 4 del seeding si sbarazza in meno di un’ora dell’argentino Leonardo Mayer, numero 54 del mondo. Troppo forte al servizio l’americano, il quale concede in tutto l’arco dell’incontro una sola occasione di break nel game inaugurale, ma ancora è spietato alla risposta visto che riesce a strappare la battuta all’avversario per tre volte, vincendo per 6-0 il primo set. Isner mette le cose in chiaro anche in avvio di secondo parziale, con il break (quarto consecutivo) che arriva nel secondo gioco e poi, per il vincitore in stagione a Newport ed Atlanta, il compito di condurre in porto questo match è agevole: John chiude 6-3 nel nono game al servizio al primo match point. Con questa vittoria il bilancio negli scontri diretti sale a 3 vittorie a 0 per Isner.

BERDYCH SCOMPARE, RUBLEV CRESCE – Andrey Rublev, numero 39 del ranking, sconfigge in rimonta Tomas Berdych. Per tutta la prima frazione e metà della seconda la testa di serie 7 del torneo dispone del suo avversario, poi si inceppa qualcosa, la rottura dopo la conclusione amara della seconda partita si prolunga ancora più pesantemente nel parziale decisivo. Rublev non si fa pregare e si qualifica cosi per i quarti di finale. I due si erano affrontati una volta precedentemente con la vittoria di Berdych a Miami in questa stagione. Nel primo set Thomas concede tre opportunità di break nel primo game, ma arriva in soccorso la prima di servizio a togliere ulteriori guai. Dall’altra parte della rete Rublev perde la battuta nel secondo gioco e non riesce successivamente a sfruttare un’altra occasione di break che gli viene concessa. Il Next-Gen vuole fare braccio di ferro con il ceco, che rimane più potente, dimostrazione ulteriore è un altro break che ariva nel sesto gioco, prologo alla chiusura del parziale a favore di Berdych per 6-1.

Riprende il gioco e il veterano trendaduenne nel terzo gioco strappa nuovamente la battuta all’avversario, arrivando a condurre 3 a 1 in suo favore. Non è una fase del match spettacolare, anzi i due giocatori perdono continuamente il servizio, il ragazzo di Mosca inaspettatamente, dopo essersi ritrovato per due volte sotto di un break, passa a condurre 5-4 e con un passante in corsa di rovescio si procura addirittura set point: Berdych completa il suo black out con un errore gratuito, consegnando la battuta per la terza volta consecutiva e il set per 6-4. La situazione non migliora, Tomas pare disconnesso poiché perde nuovamente il servizio nel quarto e sesto game, Rublev arriva a servire per il match sul 5 a 1 e in maniera implacabile chiude 6-1 dopo un’ora e quarantotto minuti.

DOPPIO – Merita una menzione il nostro Paolo Lorenzi che in coppia con Mischa Zverev ha battuto il duo argentino L. Mayer/del Potro ed è approdato in semifinale, dove affronterà i n.1 del torneo Kontinen e Peers.

Risultati:

[6] J. Isner b. L. Mayer 6-0 6-3
[1] R. Nadal b. K. Khachanov 6-3 6-3
A. Rublev b. [7] T. Berdych 1-6 6-4 6-1
[2] A. Zverev vs F. Fognini 6-4 6-2

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Fognini si ritira a Umago: Travaglia, prima volta ai quarti. Fuori Lorenzi

Un problema fisico costringe Fabio al ritiro nel derby. Stefano si giocherà un posto in semi con Balazs. Djere elimina Lorenzi dopo quasi tre ore di battaglia

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Fabio Fognini - Umago 2019 (foto Felice Calabrò)

dai nostri inviati ad Umago, Michelangelo Sottili e Ilvio Vidovich

FABIO OUT, STETO IN – Dura 37 minuti il torneo di Umago per Fabio Fognini: perso rapidamente il primo set, si ritira dopo tre giochi del secondo nel derby contro Stefano Travaglia a causa di un guaio fisico. Dopo l’incontro, dispiaciuto per il torneo e per il pubblico anche perché prima testa di serie, dirà che il problema parte dalla caviglia per estendersi al tendine: quale? “Entrambi i tendini”. Spiega poi che “ho fatto un’infiltrazione domenica pomeriggio. Sono venuto qui, ma la reazione è stata davvero brutta. Non chiedetemi come e perché, perché non lo so. Sono stato male lunedì, mi sono allenato male, avevo dolore. Ieri mattina mi sono sentito meglio, poi in doppio male. Questa mattina il fisioterapista mi ha consigliato di non venire, di non scaldarmi, ma di fare tutto vicino alla partita. Ho finito il riscaldamento che erano 6-4 al tie-break (Krajinovic e Balazs, ndr). Io ho provato a fare del mio meglio; purtroppo, il mio corpo ha reagito in maniera che neanch’io mi aspettavo”.

Per quanto riguarda Travaglia, si tratta del primo quarto di finale ATP in carriera e di un avanzamento, per ora solo virtuale, di due posizioni rispetto al suo best ranking (n. 100). Dell’incontro, c’è poco da dire. Un solo precedente fra i due, quello famigerato dello US Open 2017 vinto da “Steto”. Flavia, deliziosa in un vestitino elegante, scompare in un momento imprecisato, segnale ben peggiore del brutto inizio di Fabio (che, poi, non è né una novità né un indicatore di come sarà il suo match). Preoccupa invece che Fognini si ritrovi sotto 0-4 senza dare il minimo cenno di nervosismo nonostante i troppi errori, soprattutto con il dritto, lato sul quale in più di un’occasione è parso arrivare in ritardo negli spostamenti. Travaglia fa quello che deve, vale a dire rimettere in campo più palle possibili; peraltro, serve anche bene. Fabio muove il punteggio al quinto gioco, l’unico che metterà a referto nel primo parziale. Un consulto con il fisioterapista durante la pausa e, sul 2-1 per il ventisettenne di Ascoli, Fognini dice che può bastare così.

 

Se per Travaglia è il primo quarto di finale nel Tour, il suo avversario (altra sorpresa) si giocherà per la terza volta l’accesso in semifinale. Infatti, il derby azzurro è iniziato in ritardo perché Filip Krajinovic ci ha messo quasi due ore e mezza per guadagnarsi la possibilità di servire per il match; a quel punto, però, il n. 207 ATP Attila Balazs ha impiegato dieci minuti per vincere. Un solo precedente fra i due, a livello Futures, vinto in tre set dall’ungherese.

LORENZI, CUORE E TESTA NON BASTANO – Sul Grandstand di Umago fa il suo esordio nel torneo croato la tds n. 3 Laslo Djere, opposto all’azzurro Paolo Lorenzi. Ottava sfida tra i due tra circuito maggiore e Challenger (4-3 Djere), che si sono incontrati l’ultima volta lo scorso anno a Wimbledon, dove si impose Paolo in quattro set. L’ultima sul rosso risale ad un paio di mesi prima, a Istanbul, dove invece ebbe la meglio Djere per 7-6 al terzo. Curiosamente, quello è stato l’ultimo torneo del circuito maggiore in cui Lorenzi si è spinto sino al terzo turno.

L’inizio del match è tutto di marca serba con Djere che in un attimo vola 3-0 pressando con efficacia da fondo. Lorenzi, reduce dalla maratona di oltre tre ore vinta 7-6 al terzo sul tedesco Torebko (con l’aggiunta del doppio con Fabbiano, perso 10-8 al supertiebreak contro l’altra coppia tutta italiana Bolelli/Fognini), capisce subito che a fare a braccio di ferro da fondo ci rimette lui. Ed allora ecco che il 37enne senese inizia a mettere i consueti granellini di sabbia negli ingranaggi del gioco avversario: si mette a tre metri dalla riga di fondo e comincia a variare velocità ed altezza dei colpi, inserendo qualche variazione tattica fatta di palle corte e attacchi a rete. Djere ha un attimo di sbandamento che gli costa il break al quinto gioco, che però si riprende subito dopo e poi senza ulteriori scossoni il serbo incamera il primo set per 6-3.

In realtà però il match è cambiato, perché la pressione da fondo del n. 32 del mondo non è più così efficace come nella prima mezz’ora di gioco. Insomma, i granellini di sabbia azzurri a partire dal secondo parziale iniziano a fare il loro effetto. Lorenzi ora tiene agevolmente i suoi turni di battuta, grazie ad una ritrovata efficacia del servizio, mentre invece il 24enne residente a Novi Sad fa una fatica enorme, invischiato dalle variazioni di Paolo ed anche visibilmente insoddisfatto dell’incordatura delle sue racchette. Ne cambia addirittura due nei primi game del secondo set, per poi comunque continuare a scrollare la testa sconsolato nel sentire la tensione dell’ennesima racchetta che prende dal borsone (“Sono cambiate le condizioni di gioco, è scesa la sera, è aumentata l’umidità” ci spiegherà nel dopo partita). Djere lotta, sbuffa, salva tre balle break nel quarto gioco e poi addirittura sei (di cui tre consecutive) nel sesto, prima di capitolare due game dopo e consegnare di fatto il set a Lorenzi, che chiude meritamente 6-3 nel gioco successivo.

L’inizio del terzo set è ancora a tinte azzurre con il break in apertura a favore del n. 114 del ranking. Tra il pubblico in tribuna notiamo Jannik Sinner da un parte e Simone Bolelli dall’altra, quest’ultimo subito sotto di noi. Rimarranno fino alla fine del match, mentre invece Dusan Lajovic e Thomas Fabbiano si fermeranno qualche minuto, in piedi sulle scale che portano agli spogliatoi sotto il Centrale, a metà del parziale decisivo. Paolo va sul 2-0 e sembra avere il controllo del match. Ma qui è bravo Djere a cambiare registro (“Lui aveva rallentato il gioco ed era evidente che essere aggressivo come avevo fatto fino a quel momento non pagava, allora ho cambiato un po’ anch’io”): ora anche lui ha iniziato a variare altezza, profondità e velocità dei colpi.

Insomma, il match diventa “ugly”, come direbbe Brad Gilbert. E ad avere la meglio in questa nuova situazione tattica è il tennista serbo, che si riprende il break al quarto gioco, annulla due palle break nel game successivo, strappa nuovamente il servizio a Lorenzi alla quinta occasione e sale poi 5-2. Ora, pur lottando sempre in maniera commovente su ogni palla, Paolo paga un leggero calo fisico e soprattutto un calo alla battuta, colpo che l’aveva supportato alla grande nel set precedente: in entrambi i giochi in cui ha perso il servizio ha avuto la palla del game, ma non ha avuto l’aiuto sperato dalla prima di servizio.  Tutto sembra finito quando Djere si appresta a servire il match point sul 5-3, poco dopo le due ore e mezza di gioco.

Invece c’è un ultimo colpo di scena: due doppi falli consecutivi con conseguente imprecazione in serbo e sguardo d’odio verso le tribune del Centrale affacciate dietro il Grandstand (“Qualcuno mi ha disturbato, vabbè niente di grave” glisserà a fine match), fanno da anticamera all’ennesimo break della partita. Ma a Lorenzi non riesce l’aggancio, nonostante abbia ancora la forza di annullare due match point consecutivi prima di capitolare per 6-4 dopo 2h43′.

Per Djere ora la sfida contro la tds n. 8 Leonardo Mayer, che ha superato in rimonta in tre set Jiri Vesely, in una parte alta del tabellone che ha perso le altre due teste di serie, la n. 1 Fognini e la n. 6 Krajinovic. Insomma, una buona occasione per il serbo di puntare alla finale, che vorrebbe dire rientrare nella top 30, che dista solo poche posizioni e qualche decina di punti. Certo dovrà alzare il livello rispetto al match di oggi.

Risultati:

[Q] A. Balazs b. [6] F. Krajinovic 6-3 6-7(1) 7-6(5)
S. Travaglia b. [1] F. Fognini 6-1 2-1 rit.
[8] L. Mayer b. J. Vesely 3-6 6-4 6-4
[3] L. Djere b. P. Lorenzi 6-3 3-6 6-4

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Travaglia vince il derby. Anche Lorenzi e Caruso agli ottavi di Umago

UMAGO – Lorenzi vince dopo una ‘passeggiata’ di tre ore. Fabbiano paga lo scarso feeling con la superficie, bravo Caruso

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Stefano Travaglia - Umago 2019 (foto Felice Calabrò)

da Umago, il nostro inviato

Vento pomeridiano a parte, è un martedì tranquillo a Umago, e fra i nove incontri che completano il primo turno non sono tanti quelli che un grande appassionato definirebbe imperdibili. Giocano però quattro italiani e il campione dell’edizione 2017 che trova il semifinalista dello scorso anno.

Paolo Lorenzi torna nel circuito maggiore dopo Houston e “passeggia” con il qualificato Peter Torebko. Una passeggiata di tre ore e dieci minuti finita al tie-break del terzo. Relegato sul campo 1, il terzo in ordine di importanza, l’azzurro sbaglia parecchio, ma recupera un set di svantaggio al tedesco nato in Polonia. Dalla fotina del suo profilo ATP, Torebko pare uscito dalla scena musicale grunge della Seattle a cavallo del 1990. Trentunenne, 384° del ranking, serve bene e ha una buona mano, almeno a giudicare da alcune splendide contro-smorzate di rovescio.

Il sole picchia duro, anche perché quest’anno gli incontri iniziano con un’ora di anticipo, alle 16, ma gli spalti sono gremiti, non c’è posto neanche in piedi e una ragazza si sdraia sullo stuoino da mare con i gomiti appoggiati sulla recinzione laterale (che è alta circa 30 cm). Paolino continua a fare il suo gioco e qualcuno dice che non è tennis, però resta lì a guardare. Il set decisivo sembra chiuso quando il senese perde il servizio al nono gioco tra palle break annullate dando il meglio ed errori più che mai evitabili, ma rientra senza concedere match point. Torebko è stanco, pare abbia un principio di crampi, mentre Lorenzi, sotto 1-3, vince sei punti consecutivi e passa agli ottavi dove lo aspetta il n. 3 del seeding Laslo Djere.

 
Paolo Lorenzi – Umago 2019 (foto Felice Calabrò)

Non si ferma Salvatore Caruso: superate le qualificazioni, batte il talentino francese Corentin Moutet in due set nella fresca e umida notte umaghese. Un primo parziale dove non si contano i break (sono comunque sette) è chiuso dal ventiseienne di Avola al dodicesimo gioco. Moutet continua a mettere in mostra una manualità incredibile e strappa applausi del poco pubblico rimasto oltre la mezzanotte, ma il suo lieve calo di tensione è reso evidente dalla solidità di Salvatore che chiude 6-0. Il sorteggio non fortunatissimo lo vedrà ora opposto a Borna Coric, secondo del seeding.

Delude le aspettative il derby fra Stefano Travaglia e Thomas Fabbiano, con la vittoria netta del primo che peraltro ha il vantaggio di non aver abbandonato la stagione su terra battuta (tranne un match di qualificazioni a Wimbledon), mentre Thomas è arrivato in Istria dopo essersi fatto valere sull’erba. Oltre a ciò, è stato probabilmente decisivo il quarto gioco del secondo set, con 24 punti giocati e 6 palle break non sfruttate dal tennista di San Giorgio Ionico. Tocca quindi a Travaglia sfidare Fabio Fognini per un posto nei quarti (non prima delle 19 sul Centrale).

Andrey Rublev, vincitore due anni fa da lucky loser, supera fin troppo nettamente Robin Haase che, dopo la semifinale dello scorso anno, è tornato come promesso ma senza fortuna. Dopo i problemi alla schiena e quelli più recenti al polso, il ventunenne moscovita potrebbe ricominciare da qui la sua risalita.

Tra gli altri incontri, spicca quello disputato su un Grandstand in delirio con tanti tifosi ungheresi che cercavano di tenere testa a quelli locali, con Attila Balazs che supera la wild card croata Viktor Galovic dopo avergli rifilato un bagel all’inizio, annullato sette match point, sprecato il vantaggio di 4-2 nel tie-break finale con due cose orrende (una volée di dritto e uno smash al rimbalzo, almeno nelle intenzioni) a cui ha fatto seguire la richiesta di intervento del fisioterapista.

Risultati:

[Q] S. Caruso b. C. Moutet 7-5 6-0
A. Rublev b. R. Haase 6-3 6-2
P. Lorenzi b. [Q] P. Torebko 5-7 6-4 7-6(3)
[WC] N. Serdarusic b. [Q] M. Trungelliti 6-3 6-3
S. Travaglia b. T. Fabbiano 6-3 6-2
[6] F. Krajinovic b. T. Daniel 7-5 7-6(4)
F. Bagnis b. [7] M. Klizan 4-6 6-3 7-5
[Q] A. Balazs b. [WC] V. Galovic 6-0 6-7(5) 7-6(4)
[8] L. Mayer b. P. Andujar 6-1 7-5

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Cecchinato subito eliminato a Umago: uscirà dalla top 60. Sinner vola al secondo turno

UMAGO – Il campione in carica Marco Cecchinato gioca un’altra brutta partita: Bedene lo domina e adesso affronterà Sinner. Terza vittoria tra i pro per il 17enne

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Marco Cecchinato - Madrid 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Umago, il nostro inviato

CECK ANCORA OUT – Tocca al campione uscente Marco Cecchinato inaugurare le ostilità del primo turno sul Centrale (per la precisione, Goran Ivanisevic Stadium). Sì, proprio come a Wimbledon. La differenza fra i due tornei resta tuttavia evidente anche a un occhio poco allenato e indiscutibilmente daltonico: la solita quantità industriale di terra che uno non sa se portare la racchetta oppure paletta e secchiello e la vicinanza del mare (questione di metri) rendono le condizioni di gioco umaghesi più lente rispetto a quelle dello Slam londinese. E, poi, qui non arrivano in fondo sempre i soliti. Ma di Cecchinato si parlava…

Marco gioca contro lo sloveno n. 87 ATP Aljaz Bedene che, con geografica coerenza, si è messo di traverso sulla strada croata dell’italiano. Un ostacolo non di poco conto, visto che il nostro ci ha perso complessivamente 6 volte su 6. Non va diversamente in questa circostanza: Bedene serve come un treno, sbaglia poco, tira vincenti, insomma, non sembra neanche lui; Marco, invece, dà l’impressione di perdere fiducia quasi all’improvviso in entrambi i parziali. Le sue accelerazioni non fanno male, sbaglia per primo e, spesso, anche i suoni dei suoi impatti non convincono. Aljaz va in vantaggio al quinto gioco e non deve neanche servire per chiudere perché arriva un secondo break dopo che Ceck scaglia una palla nella laguna. L’azzurro ha finalmente tre possibilità di strappare la battuta a Bedene, ma il servizio dell’altro è on fire e non riesce a giocarsele. Un paio di brutte scelte del palermitano al gioco successivo, il sesto, e il match praticamente finisce lì, con lo sloveno che mantiene un livello altissimo fino al termine. Sesta sconfitta consecutiva per Marco che uscirà dai primi 60 del ranking.

SINNER, SÌ! – Un plauso agli organizzatori del torneo per la wild card concessa al diciassettenne nato a San Candido con la conseguente possibilità per i tifosi italiani (e non solo) di vederlo dal vivo. In verità, per un set e mezzo non c’è stato molto da vedere; poi, Jannik Sinner si è sbloccato e ha preso in mano il match contro Pedro Sousa decidendone il destino a proprio favore. Il primo parziale se ne va in fretta, tra solidità portoghese ed errori italiani; Jannik soffre parecchio il dritto incrociato di Sousa e deve anche sentire la tensione se quel tentativo di contro-smorzata gli resta orribilmente sulle corde. La palla scagliata verso il parcheggio coincide con il set perso con un solo gioco a referto e anche la seconda partita inizia in salita.

Nonostante le difficoltà, Sinner non dà l’idea di mollare, rimane in scia e, complice un facile smash sbagliato da Sousa, riveste l’avversario di più abbordabili panni, iniziando a mostrare tutto ciò di cui è capace – e non è poco. Cinque giochi di fila gli valgono il secondo parziale, poi brekka al quinto gioco del terzo, ma un evidente quanto inopportuno rilassamento gli impedisce di consolidare il vantaggio da 40-15. Nessun problema, la palla continua a uscirgli dalle corde che è uno spettacolo e può anche permettersi di sprecare un’occasione per andare a servire per il match con un’ingenuità da… teenager perché la ricrea subito dopo, trasformandola. Con autorità (e una fucilata di dritto), Jannik passa al secondo turno dove troverà proprio Aljaz Bedene, un risultato che dovrebbe proiettarlo fra i primi 200 del mondo.

 
Jannik Sinner – Roma 2019 (foto Felice Calabrò)

QUALIFICAZIONI – Diventano sette gli italiani in gara a Umago: dalle “quali”, esce vittorioso Salvatore Caruso al termine di una battaglia di quasi tre ore con Tommy Robredo. In svantaggio 1-3 nel terzo, il ventiseienne di Avola infila 5 giochi consecutivi nonostante – o, forse, grazie anche a – una discussione con il supervisor, che Caruso fa chiamare dopo che l’arbitro lo ha sanzionato con un punto di penalità mentre si apprestava a giocarsi una palla break. Anzi, secondo il giudice di sedia, non si apprestava affatto, visto che la sanzione è arrivata per una violazione di tempo, evento molto raro (pressoché impossibile in caso di nome altisonante) quando si tratta del giocatore in ribattuta. A ogni modo, Robredo quasi scompare e Caruso entra nel main draw, impresa che gli riesce per la quinta volta consecutiva (tra cui anche Parigi e Wimbledon) e affronterà Corentin Moutet.

È però l’unico nostro rappresentante a farcela: dopo le eliminazioni all’esordio di Fabrizio Ornago e Filippo Baldi, all’ultimo turno è caduto Stefano Napolitano che si è aggiudicato il primo set al tie-break contro Marco Trungelliti, ma ha poi subito la rimonta argentina.

Risultati:

A. Bedene b. [5] M. Cecchinato 6-3 6-2
[WC] J. Sinner b. P. Sousa 1-6 6-3 6-4
J. Vesely b. C-M. Stebe 7-6(5) 3-6 7-6(2)

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