Edmund e Tsitsipas, nuovi campioni alla ribalta – Ubitennis

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Edmund e Tsitsipas, nuovi campioni alla ribalta

Il britannico e il greco conquistano a Stoccolma e Anversa il primo titolo in carriera. Si rivede Gulbis, Pouille sempre più giù. La crescita continua del tennis russo

Ferruccio Roberti

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0 – le semifinali raggiunte in carriera nel circuito maggiore da Ons Jabeur prima del torneo di Mosca. La carriera della 24enne tunisina, campionessa juniores del Roland Garros 2011 (in finale vincitrice su Puig, dopo aver perso quella dell’anno precedente contro Svitolina) sembrava non riuscire mai a prendere una svolta positiva. Proprio nel Major parigino, partendo dalle quali, Ons nel 2017 è divenuta la prima tennista araba a raggiungere un terzo turno in un torneo dello Slam, superando per la prima volta in carriera una top ten, Cibulkova. Il 2017 è stato l’anno dell’accesso nella top 100: grazie ai quarti a Taipei, al terzo turno a Parigi e all’ingresso nel tabellone principale in ben sei tornei (tra cui Wimbledon), Ons sale sino al numero 83 del ranking WTA. Una prima metà di 2018 molto deludente – sino a marzo vince solo una partita e arriva a fine maggio avendo raccolto solo una semifinale in un ITF – la relegava al 180esimo posto del ranking. Da giugno inizia per lei la risalita in classifica: vince il 100k di Manchester, raggiunge i quarti a Bucarest e si qualifica agli US Open. Accede poi al tabellone principale del Premier di Pechino, dove supera la numero 1 del mondo Halep, ritiratasi dopo aver perso il primo set. Arrivata a Mosca da 101 WTA, ha prima penato nelle quali – dove ha superato Stollar, 127 WTA (al terzo set), Dart (solo al tie-break del set decisivo), 169 WTA e Grammatikopoulou, 170. L’inerzia è cambiata nel tabellone principale, dove ha trovato  sicurezza e notevole rendimento per arrivare in semi senza perdere un set, contro avversarie titolate e prestigiose. La “signora Kamoun” – si è sposata giovanissima, tre anni fa, con un fiorettista olimpico suo connazionale – ha lasciato una manciata di game a giocatrici del calibro di Makarova (6-1 6-2), 61 WTA; Stephens (6-3 6-2), 8 WTA; Kontaveit (7-5 6-1), 21 WTA. Nella prima semifinale della sua carriera del circuito WTA ha penato un po’ di più contro una delle tenniste in assoluto più in forma del momento, Sevastova, 11 WTA, perdendo un set (6-3 3-6 6-3) per poi diventare la prima tunisina della storia a raggiungere una finale nel circuito maggioreNella partita che valeva il titolo, opposta a Kasatkina, Ons è stata avanti 6-2 4-1 prima di subire la rimonta della russa, anche a causa dei crampi di cui è stata preda nella parte conclusiva del match.

1 – la finale in carriera raggiunta nel circuito maggiore da Kyle Edmund, quando la scorsa settimana è tornato per la seconda volta a giocare l’ATP 250 di Anversa, dove nel 2016 raccolse la prima semifinale a livello ATP della carriera. Eppure il 23enne britannico da più di due anni è nella top 50 e, dopo le semifinali raggiunte a Melbourne lo scorso gennaio, è costantemente nella top 30 (e da maggio nella top 20). Una classifica costruita dal britannico nato a Johannesburg (Sud Africa) sulla continuità di rendimento, che in questo 2018 solo in quattro casi lo ha visto inciampare alla partita d’esordio nel torneo. Sono state queste le sconfitte più amare della stagione, contro tennisti non nella top 50 e, in un paio di casi, ai limiti della top 100: Sela a Indian Wells, Tiafoe a Miami, Seppi a Montecarlo e Lorenzi agli Us Open. A New York, dopo l’eliminazione al primo turno, il britannico aveva dichiarato in conferenza stampa di sentirsi, a partire dal periodo successivo a Wimbledon, svuotato psico-fisicamente e momentaneamente non in grado di dare il meglio di sé. Dopo aver partecipato alla Laver Cup a Chicago (giocando un solo singolare, vinto contro Sock), Edmund ha mostrato di aver ritrovato la forma e nella trasferta asiatica ha fatto un buon bottino di punti e di fiducia (semifinale a Pechino, quarti a Shanghai). Ad Anversa è dovuto stare in campo meno di due ore per conquistare la finale, a pochi mesi dalla prima in assoluto, raggiunta sulla terra di Marrakech: dopo aver saltato il primo turno con un bye (era la prima testa di serie del tabellone), ha sconfitto Ramos (6-0 6-2), 64 ATP; poi nei quarti ha approfittato del ritiro di Ivashka e in semi ha regolato facilmente Gasquet (6-3 6-4), 28 ATP. Molto più complessa la vittoria in finale: Gael Monfils, 38 ATP, ha richiesto due ore e mezza prima di arrendersi (3-6 7-6 7-6) e concedere il primo titolo della carriera a Edmund. Per Kyle, un altro gradino della crescita salito.

2 – i russi che potrebbero chiudere il 2018 nella top 20: sia Daniil Medvedev che Karen Khachanov hanno buonissime chances di riuscirci, una prospettiva resa concreta, dopo i punti incamerati dai due all’ATP 250 di Mosca. Entrambi classe 96 (il primo è più grande di tre mesi) sono i nuovi esponenti di una scuola che, dopo gli anni di Kafelnikov (ex numero 1 al mondo, con due Major in bacheca), Safin (anche lui riuscito a issarsi in vetta al ranking e vincitore di due Slam) e Davydenko (ex 3 ATP e vincitore delle ATP Finals) aveva vissuto anni di crisi, in particolar modo a seguito del fisiologico calo di Youzhny (ex 8 ATP e vincitore di 10 titoli in carriera). In coincidenza del ritiro del “colonnello” dall’attività agonistica, una scuola che anche nel femminile negli ultimi vent’anni ha profuso una serie di campionesse (Sharapova, Safina, Kuznetsova, Miskyna, Dementieva e, proprio in questi giorni, si è affacciata nella top ten Kasatkina, classe 97) il tennis russo torna protagonista con prospettive rosee di avere presto almeno un nuovo top ten. Non va nemmeno dimenticato che Andrej Rublev, classe 97 e 78 ATP, in questi mesi incappato in una crisi di risultati, ha il talento per essere un protagonista futuro del circuito. A Mosca si giocava la scorsa settimana la VTB Kremlin Cup, l’ATP 250 più ricco della settimana (montepremi da quasi un milione di dollari), storicamente feudo di tennisti russi (vincitori di 14 delle 28 edizioni già disputate). In semifinale si sono incontrati – per la prima volta in partite ufficiali con punti in palio – proprio i due giovani rappresentanti del tennis russo: ha avuto la meglio Khachanov, vincitore 6-1 6-7 6-3 sul connazionale. In finale, il nativo di Mosca ha vinto il torneo di casa incamerando il successo – come nei primi due turni contro Rosol (6-4 7-5) e Basic (6-2 7-6) – senza perdere un set: Mannarino, 49 ATP, si è arreso in 54 minuti, e Karen, vincitore con un duplice 6-2, ha potuto mettere in bacheca il terzo titolo della carriera, dopo Chengdu (nel 2016) e Marsiglia (nel 2018).

 

3 – gli anni trascorsi dall’ultima delle diciassette semifinali raggiunte nel circuito maggiore da Ernests Gulbis (Vienna 2015, persa contro Johnson). L’appena 30enne lettone, uscito da luglio 2016 dalla top 100, quest’anno si era fatto notare nel circuito maggiore solo a Wimbledon, dove era partito dalle quali e arrivato agli ottavi dopo aver sconfitto Dzhumur e Sascha Zverev, allora 3 del mondo. Per il resto, nel 2018 aveva raccolto una sola semifinale in un Challenger sulla terra e ben poco edificanti otto sconfitte contro tennisti non presenti nella top 200. L’incostanza del rendimento, la scarsa voglia di seguire con costanza una condotta di vita professionale – senza dimenticare gli infortuni – hanno sin qui condizionato la carriera di un tennista capace di sconfiggere diciotto volte i top ten (tra i quali Djokovic, Murray, due volte Federer, Del Potro) e tante altre tennisti che non lo erano al momento in cui li ha affrontati con successo, ma attualmente tali (Cilic, Dimitrov, Isner, Anderson, Thiem). Tuttavia, un giocatore del suo talento, ex top ten, vincitore di sei titoli e capace di raggiungere una semi in uno Slam (Roland Garros 2014) e in un Masters 1000 (Roma 2010) può sempre risorgere improvvisamente dalle proprie ceneri. Arrivato a Stoccolma avendo giocato e perso l’ultima partita al primo turno delle quali a Chengdu contro Gerasimov, 258 ATP, nella capitale svedese, dove mancava dalla semifinale persa nel 2013 da Ferrer, ha vinto quattro partite di fila senza perdere un set. Ernests ha infatti regolato nelle quali Eriksson, 388 ATP, e Benneteau, 61 ATP; poi, nel tabellone principale Mikael Ymer (6-4 6-3), 289 ATP e Denis Shapovalov 86-2 6-4), 30 ATP. Nei quarti ha perso un set contro Jack Sock (4-6 6-3 6-4), 18 ATP. In semifinale, sconfiggendo Isner (1-6 6-3 6-3), 10 ATP, è riuscito, come non gli accadeva dagli Open del Canada nel 2013, ad avere la meglio nello stesso torneo di un un top 10 e due top 30. Con i punti incamerati in Svezia, questa settimana sfiora il ritorno nella top 100, un traguardo fin troppo stretto per uno dal suo talento.

6 – la striscia di tornei consecutivi nei quali Stefanos Tsitsipas aveva vinto al massimo due partite. La serie negativa con la quale si è presentato a Stoccolma è iniziata successivamente alla clamorosa finale conquistata lo scorso agosto a Toronto, dove divenne il più giovane tennista nella storia dell’ATP Tour a sconfiggere nel corso dello stesso torneo quattro top ten (Thiem, Anderson, Zverev e Djokovic, in quella che è sinora l’unica sconfitta rimediata dal serbo da Wimbledon in poi). La prima finale in un Masters 1000 della carriera (e seconda in generale dopo quella all’ATP 500 di Barcellona) lo aveva fatto salire al 15esimo posto del ranking e diventare il più giovane tennista tra gli attuali top 20. Dopo il Canadian Open, il contraccolpo di una settimana così importante si è fatto sentire per un fresco ventenne, che aveva iniziato la stagione da 91 ATP: successivamente alla finale persa contro Nadal, il primo tennista greco a entrare nella top 100 aveva vinto solo una delle sei successive partite disputate. Si era parzialmente ripreso tra Tokyo (quarti) e Shanghai (ottavi) e, iscrittosi per la prima volta a Stoccolma, sede del Inthrum Stockholm Open, ATP 250 dalla gloriosa tradizione, ha ben pensato di vincere il primo torneo della carriera in una sede piccola, ma prestigiosaNell’albo d’oro della competizione svedese, svoltasi per la prima volta nel 1969, si trovano infatti, oltre a tanti campioni di Major (tra i quali il nostro Adriano Panatta), tanti ex numeri 1 (Biorn Borg, John McEneroe, Mats Wilander, Stefan Edberg, Boris Becker, Ivan Lendl e Roger Federer). In qualità di terza testa di serie, ha saltato il primo turno, e ha poi sofferto per eliminare (6-4 3-6  6-3) la sorpresa degli US Open, Millman, 33 ATP, che tornava per la prima volta in un tabellone principale dopo New York. Dai quarti in poi Stefanos non ha più perso un set: Kohlshreiber (6-3 7-6), Fognini (6-3 6-2) e Gulbis (duplice 6-4) poco hanno potuto fare per opporsi. A Star is born.

8 – le partite vinte da Andreas Seppi negli ultimi otto tornei ai quali aveva partecipato. Il 34enne bolzanino, dopo un’ottimo inizio di 2018 – ottavi agli Australian Open, semifinale all’ATP 500 di Rotterdam (sconfiggendo Sascha Zverev), semifinale al 250 di Budapest, vittoria di un challenger in Australia – testimoniato dalle ben ventiquattro vittorie raccolte sino ad aprile, ha avuto un fisiologico calo, che non gli ha però impedito di conquistare i quarti sulla terra di Ginevra e sull’erba di Halle. Dopo Wimbledon, e il periodico riposo terapeutico per il trattamento all’anca al quale da un paio di anni si sottopone, è tornato a giocare solo a Winston-Salem, ma non vinceva due partite di fila da giugno. A Mosca, uno dei suoi tornei preferiti (nelle sue cinque precedenti partecipazioni, ha vinto il titolo nel 2012, ottenuto una semifinale e due quarti) è tornato a vincere tre partite di fila, tra l’altro senza perdere un set: Klizan (6-1 7-6), 47 ATP; Herbert (con un duplice tie-break); 51 ATP; Krajinovic (6-4 7-6), 34 ATP. In semifinale contro Mannarino, 49 ATP sconfitto quattro volte su sette nei precedenti (l’ultima, vittoriosa, appena un paio di settimane fa a Shanghai), si è però arreso, lasciando spazio al 30enne francese, vincitore col punteggio di 7-5 7-5.

10 – il best career ranking raggiunto da Lucas Pouille lo scorso marzo. Era quello un periodo d’oro per il 24enne transalpino: dopo aver vinto a ottobre l’ATP 500 di Vienna (terzo titolo del 2017), era stato eroe a dicembre del quinto match della finale di Davis 2017, regalando alla Francia la decima insalatiera d’argento. L’inizio del 2018 sembrava continuare l’ascesa nel rendimento e nei risultati, come testimoniato dal titolo all’ATP 250 di Montpellier e dalle finali a Marsiglia e Dubai. L’aria della top ten non ha però fatto bene a Lucas, che da quel momento in poi si è tolto soddisfazioni solo quando ha giocato con la sua Francia, vincendo entrambi i singolari a Genova (contro Seppi e Fognini) e a Lille, nella semifinale, contro Bautista Agut. Nel circuito, invece, nei quattordici tornei ai quali si è iscritto da Indian Wells in poi, ha vinto solo dieci partite (e solo una di queste contro un top 50). Uno scadimento di forma davvero notevole, che lo ha portato fuori dalla top 20. A Stoccolma ha continuato a deludere, perdendo con un duplice 6-4 da Sandgren, 62 ATP. Se questa settimana a Vienna non arriva almeno in semifinale, molto probabilmente non sarà nemmeno tra i primi 30, come non gli accadeva da maggio 2016, quando con la semifinale la sua carriera ebbe una svolta.

104 – la posizione in classifica di Daria Kasatkina quando, 18enne, tre anni fa esplose nel grande tennis e conquistò, dopo essersi qualificata, la semifinale al Premier di Mosca, confermando quanto di buono fatto vedere il mese prima con il raggiungimento del terzo turno agli US Open. Iniziava così la scalata di Daria, che chiudeva già il 2016 e il 2017 (anno nel quale batteva numero 1 e 2 del mondo, Kerber e Halep) nella top 30. Quest’anno, dopo una pessima trasferta australiana (una vittoria in tre tornei) arrivava l’esplosione che le consentiva di raggiungere il best career ranking (11 WTA). Una posizione permessa dai punti conquistati con la semifinale a San Pietroburgo, e le finali a Dubai e Indian Wells (dove sconfiggeva tre top 10). Dopo il Mandatory californiano, Daria, che pure raggiungeva i quarti al Roland Garros e a Wimbledon, ha subito un grosso calo di rendimento. Da luglio in poi, ha vinto due partite nel corso dello stesso torneo solo a Wuhan, dove comunque si è fermata agli ottavi. A Mosca, pur sconfiggendo una sola top 30 e una top 40, ha confermato il legame speciale col torneo della capitale russa (oltre alla semifinale del 2015, nel 2016 era arrivata ai quarti, mentre l’anno scorso si fermò solo in finale, perdendo contro Georges). In questa edizione 2018, per la precisione, ha avuto la meglio su Tsurenko (6-4 7-6), 26 WTA; Cornet (3-6 7-5 6-4), 43 WTA; Pavlyuchenkova (6-4 6-3), 40 WTA; Konta (6-4 6-3), 44 WTA, e in finale – combattuta e equilibrata – su Jabeur, 101 WTA, per 2-6 7-6 6-4. Un titolo che è valso l’accesso per la prima volta in carriera nella top ten e il biglietto per Singapore, dove alle WTA Finals in corso è la prima riserva.

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Eppur si muove (il ranking ATP)

I movimenti di classifica dopo le prime due settimane di tornei: Cecchinato sale e ha margine per migliorarsi ancora. Dimitrov esce dalla top 20

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Il primo Major dell’anno inizia con i seguenti giocatori ai primi venti posti della classifica:

CLASSIFICA GENERALE TOP 20

Classifica

 

Giocatore

Nazione

Punteggio

Classifica al 31/12

Variazione

1

N. Djokovic

Serbia

9135

1

=

2

R. Nadal

Spagna

7480

2

=

3

R. Federer

Svizzera

6420

3

=

4

A. Zverev

Germania

6385

4

=

5

JM del Potro

Argentina

5150

5

=

6

K. Anderson

S. Africa

4810

6

=

7

M. Cilic

Croazia

4160

7

=

8

D. Thiem

Austria

4095

8

=

9

K. Nishikori

Giappone

3750

9

=

10

J. Isner

USA

3155

10

=

11

K. Khachanov

Russia

2835

11

=

12

B. Coric

Croazia

2435

12

=

13

F. Fognini

Italia

2315

13

=

14

K. Edmund

GB

2150

14

=

15

S. Tsitsipas

Grecia

2095

15

=

16

D. Schwartzman

Argentina

1925

17

1

17

M. Raonic

Canada

1900

18

1

18

M. Cecchinato

Italia

1889

20

2

19

D. Medvedev

Russia

1865

16

-3

20

N. Basilashvili

Georgia

1820

21

1

Rispetto al 31 dicembre scorso notiamo che:

  • Nikoloz Basilashvili è entrato per la prima volta nella top 20;
  • Grigor Dimitrov ne è uscito (è ventunesimo);
  • Marco Cecchinato, grazie alla semifinale di Doha, ha ottenuto il suo best ranking. Agli AO del 2018 era 85 gradini più sotto

La tabella che segue mostra i punti conquistati nella scorsa edizione dello Slam australiano dai primi dieci giocatori del ranking:

Classifica

Giocatore

Punti AO 2018

Punti Ranking

1

N. Djokovic

180

9135

2

R. Nadal

360

7480

3

R. Federer

2000

6420

4

A. Zverev

90

6385

5

JM del Potro

90

5150

6

K. Anderson

10

4810

7

M. Cilic

1200

4160

8

D. Thiem

180

4095

9

K. Nishikori

0

3750

10

J. Isner

10

3155

Alcune considerazioni:

  • al netto dei punti conquistati nel 2018, Djokovic ha un vantaggio di 1.835 punti su Nadal; quindi il maiorchino per poter salire sul tetto del mondo (tennistico) deve vincere il torneo e augurarsi che  il serbo non superi i sedicesimi di finale. Difficile. Molto più probabile che alla fine il numero uno del mondo aumenti il gap tra sé e i propri inseguitori;
  • ad Alexander Zverev sarà sufficiente raggiungere gli ottavi di finale per superare Federer indipendentemente da ciò che il Maestro riuscirà a fare;
  • fortemente a rischio la quinta posizione di del Potro e la settima di Cilic che però avrà, a differenza del collega argentino, la possibilità di difenderla sul campo;
  • ottime chance per Nishikori di migliorare ulteriormente la propria classifica e per Khachanov – che difende solo 45 punti- di entrare in top ten alla luce dell’uscita di scena di  Isner sconfitto da Opelka nella Battaglia dei Giganti

La pattuglia italiana si presentava con i seguenti effettivi al primo appuntamento dell’anno:

Classifica

Giocatore

Punti Ranking

Punti AO 2018

13

F. Fognini

2315

180

18

M. Cecchinato

1889

0

35

A. Seppi

1170

180

54

M. Berrettini

920

26

102

T. Fabbiano

573

10

137

S. Travaglia

401

8

163

L. Vanni

325

0

Al momento attuale sappiamo che Fabbiano, Seppi e Travaglia si sono già qualificati per il secondo turno mentre Berrettini ha ceduto con onore a Tsitsipas. Se grazie a questo risultato Fabbiano è pressoché certo di ritornare in top 100, è però Cecchinato il giocatore italiano ad avere le chance più allettanti per un ulteriore progresso in classifica che da un anno a questa parte pare non dover avere (fortunatamente) fine.

Concludiamo il primo commento dell’anno alla classifica ATP con i complimenti ai giocatori che nel 2019 hanno raggiunto per la prima volta il loro best ranking:

Classifica

Giocatore

Nazione

18

M. Cecchinato

Italia

20

N. Basilashvili

Georgia

29

A. de Minaur

Australia

42

M. Jaziri

Tunisia

45

D. Lajovic

Serbo

76

H. Hurkacz

Polonia

77

G. Andreozzi

Argentina

97

R. Opelka

USA

E una domanda per i lettori relativa all’Australian Open: chi è il giocatore italiano ad avere raggiunto il miglior risultato di sempre in questo major nell’era open?

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Verso l’esordio di Federer: le differenze statistiche tra 2017 e 2018

Un’analisi dettagliata del rendimento del campione elvetico al servizio e in risposta nelle ultime due stagioni, in vista del primo turno di Melbourne contro Istomin. C’è qualcosa che ha funzionato meno nel 2018? Forse sì

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A poche ore dall’esordio ufficiale in questa nuova stagione contro Istomin, sebbene Federer sia già sceso in campo per la Hopman Cup, è tempo di stilare un ultimo bilancio. Dopo l’anno di grazia 2017, il 2018 per Roger Federer si è concluso con un sapore agrodolce (come diceva Sampras, un anno concluso con uno Slam portato a casa è sempre da considerarsi positivo). Tuttavia le soddisfazioni sono arrivate subito in Australia e durante l’anno, specie a Wimbledon, l’impressione generale è che qualche occasione sia stata persa. Per avere un’idea più precisa di quella che è stata la performance di Roger nel 2018 comparata con il 2017 andiamo a vedere allora qualche numero ricavato dal sito ufficiale ATP, che per i tornei Masters 1000 e per le ATP Finals offre il dettaglio su servizio e risposta. Andremo quindi a comparare il rendimento della prima e della seconda di servizio, oltre che la performance in risposta sulla seconda di servizio dei propri avversari e vedremo come sono cambiati alcuni pattern di gioco, confrontandolo con le partite giocate contro Djokovic.

Andando a vedere l’andamento della prima di servizio notiamo che fra 2017 e 2018 la sintesi è la seguente:

Anno Serve/return Court Serve T-section % Mid-section % Wide-Section % T-section w% Mid-section w% Wide-Section w% T-section Mid-section Wide-section
2018 Serve Deuce 1st 43,3% 4,4% 52,3% 73,9% 68,4% 78,0% 32,0% 3,0% 40,8%
2018 Serve Ad 1st 45,8% 3,7% 50,5% 76,1% 60,0% 78,8% 34,9% 2,2% 39,8%
2017 Serve Deuce 1st 44,4% 5,1% 50,6% 81,1% 78,1% 79,9% 36,0% 4,0% 40,4%
2017 Serve Ad 1st 46,9% 4,3% 48,8% 74,6% 68,2% 79,2% 35,0% 2,9% 38,6%

 

La performance 2018, pur leggermente peggiore rispetto al 2017, non è drammaticamente peggiorata se si eccettua l’efficacia dei servizi down the T (centrale) dal lato del deuce court (da destra, per intenderci). La distribuzione dei punti ottenuti con le diverse tipologie di servizio (centrale, al corpo, e ad uscire) evidenza che il vero problema è dovuto proprio a questa particolare fattispecie, come si può apprezzare anche graficamente.

Il fatto che il totale dei punti ottenuti sia minore è da attribuire in piccola parte ad un effetto volume (-1,7% dei servizi rispetto al 2017) e soprattutto a una perdita di efficacia nel tasso di trasformazione (-7,2%). Evidenziato questo trend, e con tutti i rispetti del caso, ci sentiremmo di ‘consigliare’ a Roger un uso più parsimonioso di questa direzione per il 2019, anche se con il rischio di rendere più leggibile il servizio ad uscire, e magari compensando con un maggior ricorso al servizio al corpo anche sulla prima, la categoria decisamente più negletta.

Passando a considerare il rendimento sulla seconda di servizio il quadro è il seguente:

Anno Serve/return Court Serve T-section % Mid-section % Wide-Section % T-section w% Mid-section w% Wide-Section w% T-section Mid-section Wide-section
2018 Serve Ad 2nd 32,7% 25,2% 42,1% 58,6% 63,0% 58,9% 19,2% 15,9% 24,8%
2018 Serve Deuce 2nd 46,1% 23,5% 30,5% 65,2% 61,4% 62,2% 30,1% 14,4% 19,0%
2017 Serve Ad 2nd 33,1% 24,2% 42,7% 65,2% 61,9% 63,5% 21,6% 15,0% 27,1%
2017 Serve Deuce 2nd 48,0% 21,3% 30,7% 67,7% 56,8% 66,4% 32,5% 12,1% 20,4%

 

In questo caso vi è una generale peggioramento (abbastanza marcato) nella tipologia di servizi al centro e ad uscire, non compensati da un miglioramento nell’uso del servizio al corpo. Anche in questo caso l’indicazione tattica sembrerebbe quella di rivedere alcune scelte nella distribuzione dei servizi e magari continuare sul trend iniziato nel 2018, di privilegiare il servizio al corpo.

LA RISPOSTA DI ROGER

Andiamo ora ad esaminare la performance in risposta sulla seconda di servizio avversaria, partendo sempre dal presupposto che – a parte casi particolari come Nadal, in grado di rispondere sistematicamente anche dai teloni di fondocampo – la risposta alla prima di servizio è più una dote naturale che una componente tecnica “allenabile”, e quindi ha senso concentrarsi sulla risposta alla seconda di servizio.

Anno VS Serve/return Court Serve T-section % Mid-section % Wide-Section % T-section w% Mid-section w% Wide-Section w% T-section Mid-section Wide-section
2018 All Return Deuce 2nd 60,7% 25,7% 13,6% 60,3% 55,10% 46,2% 36,6% 14,1% 6,3%
2018 All Return Ad 2nd 10,6% 39,9% 49,5% 45,0% 42,7% 49,5% 4,8% 17,0% 24,5%
2017 All Return Deuce 2nd 63,8% 21,4% 14,9% 57,9% 56,1% 47,8% 36,9% 12,0% 7,1%
2017 All Return Ad 2nd 14,5% 39,6% 45,9% 52,2% 57,9% 62,3% 7,6% 22,9% 28,6%

Dall’analisi della risposta alla seconda di servizio emerge come il campione svizzero nel 2018 abbia sofferto soprattutto i servizi al corpo a ad uscire dalla parte dell’ad-court (da sinistra, per intenderci). In questo caso, il problema della risposta ad uscire sul rovescio di Roger è tornato inesorabilmente a farsi sentire; una volta perso il timing magico che nel 2017 gli aveva dato grandi soddisfazioni, il 2018 è tornato a mostrare quell’atavico tallone d’achille. Curiosamente invece, sembrerebbe che il ricorso alla risposta slice dalla parte del deuce court (molto più pronunciato nel 2018) gli abbia consentito di contenere i danni. Mentre un full swing è più probabile sia ad uscire, la risposta slice tende ad essere lungolinea. E infatti il piazzamento passa dal 74,1% al 61,9%.

Anno VS Serve/return Court Serve Placement T section- ad court % Placement  T section- Deuce court% Placement mid section- ad court Placement  mid section- Deuce court% Placement wide section- ad court Placement  wide section- Deuce court%
2018 All Return Deuce 2nd 74,1% 25,9% 55,1% 44,9% 57,7% 42,3%
2018 All Return Ad 2nd 65% 35% 72% 28% 71% 29%
2017 All Return Deuce 2nd 61,9% 38,1% 63,6% 36,4% 47,8% 52,2%
2017 All Return Ad 2nd 56,5% 43,5% 70,6% 29,4% 76% 24%

Andando infine ad esaminare in via sintetica com’è andata nelle situazioni di palleggio (distinguendo per superficie), il dato è abbastanza chiaro. Mentre la stagione sull’erba, macchiata dall’inciampo con Anderson, è stata inferiore ma non troppo rispetto al 2017, la stagione sul cemento è stata chiaramente deficitaria in un aspetto concreto: la capacità di incidere sulla seconda di servizio dei propri avversari. Mentre il 2017 è stato salutato un po’ da tutti come un ‘rinascimento’ nella capacità di rispondere aggressivamente da parte dello svizzero, il passo indietro in questo senso è stato chiaro nel 2018, almeno sotto il profilo dei dati. Mentre nel 2017 la percentuale di trasformazione sulle seconde palle servite dall’avversario era prossima al 52%, nel 2018 si è attestata al di sotto del 48%. In uno sport come il tennis in cui spesso la capacità di incidere sulla seconda del proprio avversario è fondamentale, si tratta di un passo indietro non irrilevante.

LE SFIDE CON DJOKOVIC

Se andiamo infine ad analizzare qual è stato la performance del servizio di Federer contro Djokovic nel 2018 e la compariamo con i risultati generali del 2017, possiamo trarre alcune linee di tendenza:

  • Per quanto riguarda la prima di servizio, il peggioramento nel 2018 dell’efficacia del servizio centrale da destra si acuisce contro Djokovic. È significativo in particolare come Roger cerchi con più insistenza il servizio ad uscire e nonostante questo Djokovic sia comunque in grado di risolvere brillantemente le situazioni – più rare – in cui lo svizzero cerca il servizio centrale. In altre parole, sembrerebbe che Roger contro Djokovic estremizzi ancora di più le proprie scelte al servizio, specie dal lato destro. Dal lato sinistro invece non emergono pattern particolarmente significativi: le scelte di direzionamento del servizio fatte contro Djokovic rispecchiano più o meno la media misurata contro gli altri giocatori.
  • Con riferimento alla seconda di servizio anche in questo caso abbiamo una netta divaricazione fra ad-court e deuce court. Mentre nel caso dei servizi da destra il peggioramento delle prestazioni è – cosa abbastanza prevedibile visto che si tratta del miglior ribattitore sul mercato – generalizzato, per quanto attiene ai servizi da sinistra invece emerge un dato abbastanza significativo: se il campione di Belgrado non sembra patire il servizio al corpo e il servizio kick ad uscire, grazie al suo eccezionale rovescio, le cose cambiano quando si parla di servizi centrali che il serbo deve gestire con il proprio dritto. Mentre Nole dal lato destro sembra gradire le risposte sul dritto, soffre quando risponde di dritto da sinistra. Si tratta infatti dell’unico caso in cui la statistica media di Federer nel 2018 contro gli altri giocatori risulta migliore rispetta a quella dei soli match con Djokovic. L’idea insomma potrebbe essere quella – rischiosa, ma sensata – di cercare di mandare fuori giri il serbo dal lato del dritto, evitando di stuzzicare il rovescio, la cui solidità è normalmente rocciosa.

In conclusione, l’analisi dei dati ATP relativi al monitoraggio dei pattern di servizio mostra alcuni risultati sorprendenti e perché no, potrebbe anche dare qualche chiave di lettura tattica non banale. E se Federer deciderà di accogliere qualcuno dei nostri ‘consigli’ già da questo Australian Open, beh, lo scopriremo presto. Quanto a Djokovic lo svizzero può respirare, almeno parzialmente: non c’è modo di incrociarlo prima dell’eventuale finale.

Federico Bertelli

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Federer, Nadal e Djokovic sotto la lente: chi ha fatto meglio negli ultimi 10 anni?

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Alla vigilia dell’Australian Open, mentre ci si interroga sulla possibilità che possa finalmente toccare a un nome nuovo, è facile lasciarsi sedurre dall’idea che alla fine toccherà a uno dei soliti. Da oltre dieci anni il tempo nel mondo del tennis sembra essersi cristallizzato: anche nel 2018 Djokovic, Nadal, Federer (anche se per un pelo, visto che Zverev ha chiuso la stagione a una manciata di punti da King Roger) si sono spartiti il podio della classifica mondiale. Come già ricordato in un precedente articolo, il tennis gira intorno a tre nomi quasi ininterrottamente da un’era geologica. Visto il ritorno di fiamma di Federer e Nadal nel 2017 e di Djokovic nel 2018 si è sentito spesso dire che queste erano le “migliori versioni di Nadal o Federer” o che “Djokovic quest’anno è tornato ai suoi livelli”. Un modo per verificare queste affermazioni è confrontare il rendimento tenuto dei cari mostri sacri di questa era e confrontarlo con performance ottenute negli anni passati. A livello metodologico la scelta è quella di vedere quali sono stati in questi anni i picchi di rendimento e come si sono evolute le rivalità incrociate in questi ultimi 10 anni. Similmente a quanto fatto per le analisi dell’anno 2018, si è cercato di costruire degli indicatori di performance che potessero dare conto sinteticamente dell’andamento per anno e per superficie.

Questa prima tipologia di tabelle ha come scopo quello di evidenziare in termini comparati quale sia stata l’evoluzione dell’indicatore preso in esame di volta in volta. L’idea è quella di darci una linea di tendenza, al fine di capire soprattutto come un giocatore abbia ‘performato’ rispetto a se stesso e quali siano stati i picchi di rendimento in carriera. Il fatto che in un certo anno un indicatore risulti più elevato rispetto a quello dei rivali non necessariamente indica una maggiore probabilità di successo negli scontri diretti (quella verrà riportata più avanti nell’andamento storico degli H2H); resta in ogni caso un’indicazione rilevante in caso di differenziale cospicuo.

CONFRONTO SULLA TERRA BATTUTA

 

Per condurvi all’interno del discorso utilizziamo i numeri e cominciamo dalla terra rossa. L’indicatore prescelto è il seguente:

  • % combinata punti vinti sulla seconda di servizio e sulla risposta alla seconda di servizio
  • % punti servizio vinti con la prima sul totale dei punti giocati al servizio * 0.5

Confronto Djokovic, Federer e Nadal su terra battuta

Per quanto riguarda questa superficie, non verrà preso in esame il numero di partite vinte in quanto a differenza del cemento, dove spesso Nadal ha marcato visita, sulla terra battuta tutti e tre i giocatori hanno quasi sempre mantenuto un sufficiente numero di partite giocate e vinte nel corso degli anni. L’eccezione è ovviamente Federer negli ultimi due anni, ma la sua completa assenza non provoca del ‘rumore’ nel modello; il dato viene semplicemente viene escluso.

Emerge immediatamente come Nadal abbia avuto un picco di rendimento nel 2010, ripetuto incredibilmente nel 2017. Mentre nel 2010 la chiave era la ferocia sulla seconda di servizio (60% dei punti conquistati), nel 2017 il dato incredibile è stata l’efficacia sulla propria seconda di servizio (64%, il più alto in tutto l’arco di riferimento tra tutti e tre i giocatori). Sempre in riferimento a Nadal, i numeri confermano come lo spagnolo abbia dovuto avvalersi di unghia e denti per vincere il Roland Garros nel 2013 e 2014, due stagioni di chiaro calo, in cui il suo livello di performance era stato notevolmente insidiato da Djokovic.

Il serbo, dopo l’anno di grazia 2011, ha fatto registrare un calo generale nel 2012 per poi ritornare gradualmente su livelli di eccellenza nel 2013 e 2014. Nel 2015 Djokovic ha raggiunto il suo picco di rendimento sulla terra battuta ed è infatti stato sconfitto solo da un grandissimo Wawrinka in finale a Parigi, capace quella domenica di scagliare sessanta colpi vincenti. Curiosamente, nei suoi anni migliori, Djokovic ha dovuto fronteggiare a Parigi due veri e propri cigni neri: Federer in semifinale nel 2011 e Wawrinka appunto nel 2015. Non sarà difficile ricordare la maestosa performance dello svizzero nel 2011, quando fermò un Djokovic ancora imbattuto in stagione. Quanto al 2009 di Federer, la stagione in cui ha vinto il suo unico Roland Garros, i numeri suggeriscono come abbia approfittato del calo di Djokovic e dell’inciampo di Nadal, che fino a quel punto della stagione si stava esprimendo ai suoi soliti livelli.

CONFRONTO SULL’ERBA

Passiamo adesso all’erba, il territorio d’elezione per Roger Federer. L’indicatore prescelto è il seguente:

  • % combinata punti vinti sulla seconda di servizio e sulla risposta alla seconda di servizio
  • % punti servizio vinti con la prima sul totale dei punti giocati al servizio * 1,1

Confronto Djokovic, Federer e Nadal su erba

In questo secondo caso saltano subito all’occhio i “buchi” di Nadal, che dopo l’immancabile campagna sulle paludi rosse spesso e volentieri ha dovuto cedere il passo. In questo caso emerge come il toro di Manacor abbia ben capitalizzato le opportunità costruite nel 2008 e nel 2010; è invece un peccato che nel 2017 non si sia potuto assistere a un replay delle finali 2006/2007/2008, perché i presupposti numerici erano veramente ottimi. Djokovic conferma il trend di dominanza del 2015, mentre in rapporto alla rivalità con Federer c’è forse da crucciarsi per la mancata qualificazione dello svizzero alla finale di Wimbledon 2011: dopo la splendida partita di Parigi, con ogni probabilità se ne sarebbe vista una seconda.

L’annus horribilis‘ è stato per tutti e tre il 2016: Federer a mezzo servizio, Nadal assente e Djokovic alle prese con i primi dolori del giovane Novak. Rimpianti? Probabilmente per Federer la finale persa nel 2014, poiché avrebbe potuto rallentare il ritorno di Djokovic che da quel momento ha vissuto un anno e mezzo di grazia quasi ininterrotto.

CONFRONTO SUL CEMENTO

Per concludere andiamo ad esaminare cosa è successo sulle superfici dure; segnaliamo che in questo caso è stato necessario accorpare indoor e outdoor, in quanto le statistiche disponibili sul sito ATP non consentivano questo livello di ‘granularità’ del dato. L’indicatore prescelto quindi è stato il seguente:

  • % combinata punti vinti sulla seconda di servizio e sulla risposta alla seconda di servizio
  • % punti servizio vinti con la prima sul totale dei punti giocati al servizio * 1,05
  • % combinata break point salvati e convertiti *0,5

Il tutto ponderato per un moltiplicatore che tenga conto delle partite vinte nella stagione così costruito:

=SE N. Partite vinte >=52; → fattore di ponderazione = 1,1;

=SE 51<N. Partite vinte>22; → fattore di ponderazione = 1,1;

=SE N. Partite vinte <=22; → fattore di ponderazione = 0,8;

Confronto Djokovic, Federer e Nadal sul cemento

Secondo questa metrica il picco di rendimento lo ritroviamo con Djokovic nel 2015, che in quella stagione si è rivelato effettivamente ingiocabile per chiunque. Il Federer del 2015 era (numeri alla mano) una versione assolutamente competitiva e paragonabile a quella del 2017, che pure ha vinto tanto di più; verrebbe da concludere, forse semplificando, che semplicemente nel 2017 non ha dovuto confrontarsi con la macchina serba. Da notare come negli anni 2012 e 2013 si sia visto in campo un ottimo Djokovic che forse ha raccolto a livello Slam meno di quello che avrebbe potuto: in quei due anni infatti le partite vinte dal serbo su questa superficie sono state rispettivamente 50 e 49. Nel 2013 la sfida ‘hard rock’ con Nadal fu estremamente equilibrata, con Djokovic che nelle situazioni di palleggio (relative agli scambi su seconde di servizio) dimostrava una maggior efficienza, mentre Nadal compensava con il rendimento sulla prima e nel dato combinato saved/converted break point %.

GLI SCONTRI DIRETTI

Queste statistiche sintetizzano con efficacia il rendimento dei singoli giocatori ‘rispetto a se stessi’, ma per un’analisi completa non si può prescindere da un riepilogo degli H2H; altrimenti si perderebbero alcuni fenomeni clamorosi come la distruzione di Nadal ad opera di Djokovic nel 2011 e la rivincita nel 2017 da parte di Federer sul maiorchino.

Djokovic vs Federer

A partire dal 2011, la rivalità tra il serbo e lo svizzero ha visto un netto prevalere di Djokovic con Federer capace di invertire la tendenza soltanto nel 2014, stagione in cui il serbo ha psicologicamente ‘prestato il fianco’ dopo le tante finali perse agli US Open. Probabilmente non se ne avrà mai la controprova, ma per Djokovic sembra essere stata decisiva la vittoria a Wimbledon le 2014: è stato forse stato il punto di svolta di una carriera, che altrimenti avrebbe potuto configurarsi come quella di un ‘fenomeno spuntato’, sempre e comunque in secondo piano rispetto al dinamico duo Roger&Rafa.

Federer vs Nadal

Come tutti sanno, il 2017 è stato l’anno della grande rivincita di Svizzera 1 sull’armada spagnola. È invece meno noto che il 2017 sia stato un anno straordinario per Nadal sul cemento; con un Federer ‘normale’, forse Rafa avrebbe potuto confezionare la migliore stagione dell’intera carriera, superiore anche agli anni di grazia 2010 e 2013. Senza inerpicarci in analisi che sono state fatte sin troppe volte in relazione a questo confronto diretto, si evidenziano come decisive le stagioni 2008 (in cui Rafa mandò Roger al tappeto in finale a Londra e a Parigi) e il 2013 in cui la schiena ha costretto Federer a giocare al di sotto dei suoi standard.

Djokovic vs Nadal

Nella rivalità fra Rafa e Novak, emerge come il serbo abbia saputo capitalizzare meglio le stagioni in cui ha espresso il miglior tennis. In uno degli anni miglior, Nadal è riuscito a cogliere un vantaggio comparato relativamente ridotto (+2), mentre nei suoi anni di grazia (2011 e 2015) Djokovic ha inciso in maniera molto più pesante (+6) e (+4). In generale sembra quindi poter dire che i picchi di rendimento di Djokovic negli ultimi 10 anni sono stati inarrivabili, ma che laddove (come nel triennio 2012-2013-2014) il rendimento dei tre è stato molto vicino, Djokovic è spesso venuto a mancare, non riuscendo a convertire in successi un livello di gioco comunque molto alto. La supremazia è rimasta confinata ai ‘soli’ Masters 1000 e sulla superficie (allora) amica degli Australian Open, che potrebbe tornare a sorridergli tra pochi giorni.

Federico Bertelli

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