Per chi ci chiede il pronostico per Federer-Berrettini

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Per chi ci chiede il pronostico per Federer-Berrettini

Perché non condivido le quote dei bookmakers. Non mi illudo, ma non vedo Matteo del tutto chiuso. Cosa dovrebbe succedere per arrivare al grande exploit

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Matteo Berrettini - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Londra, il direttore

Non è certo per via di quelle profezie che durante le vacanze di Natale scrivo come Mago Ubaldo per puro divertissement sapendo di espormi al pubblico ludibrio, anche se prego sempre di non prenderle sul serio – è un innocente giochino che alla fine dell’anno successivo per ogni pronostico sbagliato mi si ritorce contro come un boomerang, perché certi lettori hanno davvero memoria d’elefante – ma lungo tutto il weekend non ho fatto che incontrare amici e (via mail) lettori che mi hanno chiesto: “Ma Berrettini non può proprio battere Federer?”.

Copio e incollo quanto scritto nel mio pezzo uscito ieri mattina in cui parlavo più di Fognini che di Berrettini, e poi dirò cosa penso delle quote dei bookmakers. Non le condivido per niente.

 

Augurarsi una bella partita è troppo banale e facile. Credere che lo sarà è un’altra cosa. Sono troppe le incognite. Quanto sarà emozionato dall’esordio, e contro il mito Federer, Matteo? È imprevedibile. Se cercasse di strafare farebbe una brutta fine. Ma anche se se lo lasciasse sfuggire subito, perché un Federer che corre in testa quasi mai lo riprendi. La sola speranza è togliergli qualche sicurezza, sperare che possa innervosirsi se – è un esempio – non riuscisse a leggere con la continuità di uno Schwartzman il servizio di Matteo.

Roger ne ha letti bene di tutti i tipi, ma a 37 anni li legge meno bene di una volta. È normale. Magari gli basta leggere bene un game a set per portare a casa il match e i quarti di finale. Però non ci credo tanto. E anche quelle fucilate di dritto che Matteo ha sparato contro il rovescio bimane potrebbero piegare un po’ il polso di Federer, che la racchetta tiene con una mano sola e con giocatori di potenza dirompente tipo del Potro ha anche mostrato di soffrire.

Al contrario, Federer saprà trovare il rovescio di Berretto e con lo slice e la palla che non si alza da terra, magari seguita anche a rete dietro a cross belli stretti, farà certamente gran danni nella difesa di Matteo che per giocare i passanti dovrà piegare le ginocchia fino a sfiorare i fili d’erba. Il passante di rovescio di Matteo non è straordinario e a rete Roger – che penso ci si presenterà spesso – non è Schwartzman. Né come copertura in allungo, né sull’eventuale lob liftato che ha invece dato punti importanti a Matteo con il piccolo argentino. Matteo dovrà soffrire e non innervosirsi troppo se il passante lo tradirà.

Inutile dire a favore di chi giochi l’esperienza, soprattutto nei game iniziali di ciascun set, quando Matteo può essere maggiormente incline a distrarsi. Ma se dovesse arrivare al tiebreak, son quasi certo che il nostro – che non ha davvero nulla da perdere ma gioca giustamente, e lo ha detto chiaro, con l’idea di poter vincere – se la giocherebbe alla pari e una sterlina su almeno un tiebreak vinto la punterei. Potrebbe decidere la percentuale delle sue prime di servizio. E meglio qualche doppio fallo in più nei primi punti di un game piuttosto che farsi attaccare su seconde palle troppe timide.

Oggi dico però, rileggendo le mie ultime righe di sabato, che Matteo dovrà trovare il giusto equilibrio, perché ok non farsi sfuggire Roger fin dall’inizio, ma attenzione anche a non commettere l’errore di Fabbiano che contro Verdasco è voluto partire subito con il piede sull’acceleratore, proprio per fargli vedere che non pativa alcun timore reverenziale… e il risultato è stato che ha perso subito la battuta, se non ricordo male subito a zero, insieme anche ai primi due punti del game successivo e a 10 dei primi 11!

Capisco, quindi, che sono accorgimenti tattici difficili da consigliare. Non essere troppo timidi all’inizio, ma neppure troppo sfacciati. Facile a dirsi, meno facile a farsi contro il campione di 8 Wimbledon. Può vincere Matteo? Beh, se lui trova una di quelle giornate che gli americani definiscono “in the zone” e Roger invece incappa in una cattiva, certo che può vincere. Forse, potrebbe bastare anche che una delle due ipotesi si realizzasse al massimo e l’altra in parte.

Se la partita andasse sulla lotta, beh Matteo potrebbe trovare più punti gratis e con minor sforzo fisico di quelli che troverà Federer. I cui punti, venendo a rete e facendo quei rovescini tagliati di cui ho già parlato – e ne ha parlato anche il nostro tecnico per eccellenza, Luca Baldissera – richiederanno comunque un qualche palleggio, al di là dei tre scambi essenziali che invece potrebbero bastare al miglior Berrettini, favorito da una gran bella percentuale di prime palle e da seconde palle all’altezza.

Sempre se si andasse sulla lotta – come è certo augurabile per chi tifi Italia – è abbastanza probabile che Matteo si esalti e, al contempo, che Roger possa innervosirsi… perché anche se conosce le qualità di Matteo e ne ha parlato, lo svizzero entra certamente in campo giustamente fiducioso di poterlo battere. E quella, anche per un campione come lui, non è mai una situazione psicologicamente facilissima, anche se ci si sarà trovato parecchie volte avendo giocato la bellezza di 1483 partite in carriera, 88 delle quali sul Centre Court (9 perse… fra cui quella con Stakhovsky nel 2013 al secondo turno). Ma sapere che il tuo avversario ti può fare anche 3 ace a game se hai subito un break, non ti può lasciare del tutto tranquillo. Neppure se ti chiami Federer.

Ma, per finire, quel che trovo abbastanza incongrua è la quota dei bookmakers. Pagare una vittoria di Matteo 7 volte la posta mi sembra davvero molto incoraggiante. Per carità, è così che i bookmakers fanno spesso i soldi, e cioè grazie ai giocatori che rischiano il colpaccio, ma contro un giocatore di quasi 38 anni… il suo avversario che ha vinto Gstaad (in altura) e Stoccarda quotato a 7, secondo me è da prendere. Senza investirci una fortuna. È chiaro che il favorito è Federer, ma per è anche chiaro che il risultato non sia così scontato come i bookmakers vorrebbero far credere. Pagano una vittoria di Roger una miseria: 1,10. Cioè punti 10 euro e se Roger vince te ne danno 11. Secondo me non la giocano neppure gli svizzeri.

Di sicuro Matteo non prenderà 6-1 6-2 6-2. Vincerà un set? Io oltre a sperarlo – anzi spero pure che ne vinca di più, due e perché no tre, perché per il tennis italiano sarebbe un grandissimo colpo e perché poi per tutta la vita ho sempre fatto il tifo per la miglior storia giornalistica (lo è anche quella di Riske che batte Barty, numero 1 del mondo e campionessa del Roland Garros) – ci credo anche abbastanza. Dai, almeno un set Matteo vincilo per me. Altrimenti sai gli sfottò?

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39 anni in cinque rovesci: buon compleanno, Roger Federer

Oggi Roger Federer compie 39 anni. Non lo vedremo in campo fino al 2021. per questo scegliamo di ripercorrere la sua carriera attraverso cinque tra i suoi rovesci più iconici

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Roger Federer - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Trentanove anni e non sentirli: buon compleanno a Roger Federer, professionista dal 1998 – sono più di vent’anni di carriera – eppure ancora tra i migliori giocatori del mondo. Le invenzioni del fuoriclasse svizzero, le sue vittorie e persino le sue sconfitte trascendono ormai la dimensione tennistica per divenire epica, quasi magia. Nel giorno del suo 39° compleanno, cerchiamo di raccontare il suo lungo percorso da una prospettiva diversa.

Scegliamo di farlo celebrando non i suoi colpi più reclamizzati, il servizio o il diritto inside-out, che gli hanno dato tante vittorie, ma focalizzando il nostro sguardo sul rovescio, che in alcuni momenti della sua carriera è sembrato un suo punto debole – soprattutto di fronte al dritto così carico di top spin di Nadal. Un colpo che invece, soprattutto in questo finale di carriera, è tornato a rivestire un ruolo cruciale nel piano tattico di Fedeer.

Proviamo insomma a seguire il percorso di un alieno del tennis attraverso l’evoluzione del suo colpo forse più elegante e più fragile, potremmo dire più umano: una cavalcata che ci porterà ad attraversare venti anni di questo sport, dal 2001 al 2019.

 

1. Federer vs Sampras Wimbledon 2001

Il 2 luglio 2001 brilla il sole sul campo centrale di Wimbledon, mentre il numero 1 del mondo Pete Sampras e un giovane svizzero non ancora ventenne fanno il loro ingresso in campo per disputare gli ottavi di finale. Senza alcun timore reverenziale, Federer (per cui in molti, tra cui lo Scriba Gianni Clerici, hanno già pronosticato un grande avvenire) batte Sampras 7-5 al quinto set.

Il primo rovescio di questo racconto, quello che forse meglio inquadra questo passaggio di testimone, Federer lo gioca sul 5-4 (e servizio) Sampras nel primo tie break – che verrà poi vinto dallo svizzero. È un passante secco, che non lascia scampo, imbevuto della classe e della leggerezza di un giovane campione.

Federer perderà in semifinale, sconfitto dal più esperto Henman, ma a tutti gli appassionati di tennis è apparso chiaro che quel giorno, sul campo centrale, è avvenuto un passaggio di consegne tra due grandi del tennis: l’appuntamento con la storia, per Federer, è soltanto rimandato.

2. Federer vs Blake – ATP Finals 2006

Il primo trionfo, puntualmente, arriva proprio a Wimbledon, nel 2003, in finale su Philippoussis. I quattro anni successivi, ovvero il periodo 2004-2007, rappresentano – perlomeno da un punto di vista dei risultati – l’età dell’oro del tennis di Federer, che raccoglie 11 vittorie su 16 tornei del Grande Slam disputati (4 Wimbledon, 4 US Open, 3 Australian Open). Soltanto Nadal sulla terra e Safin (quando è in giornata) sul veloce si sforzano di tenergli testa.

Il dominio dello svizzero, che stabilirà un nuovo record rimanendo in testa alla classifica ATP per 237 settimane consecutive, è evidente nell’atto conclusivo delle ATP Finals 2006, che lo vede opposto a James Blake. Il secondo dei nostri rovesci, un vincente lungolinea giocato da almeno un paio di metri fuori dal campo, lo immortala in questa fase di onnipotenza tecnica: è la vetta di una partita dominata in lungo e in largo nella quale (si gioca al meglio dei cinque set) Blake riuscirà a vincere appena sette game.

3. Nadal-Federer Wimbledon 2008

Nel 2008, le cose cambiano. La finale del torneo di Wimbledon, Federer-Nadal, è unanimemente considerata una delle più esaltanti di sempre, forse più dal punto di vista emozionale che da quello tecnico. Federer è reduce dalla sconfitta contro Djokovic in Australia e contro Nadal al Roland Garros. Non è tanto la sconfitta parigina (comprensibile sulla terra battuta) a preoccupare, quanto le proporzioni della vittoria di Nadal: 6-1, 6-3, 6-0. Poco dopo, a Wimbledon, Federer si trova di fronte lo stesso avversario, che si porta avanti per due set a zero.

La superficie in questo caso però dovrebbe favorire Federer, che ritrova tutta la sua classe nei tie break del terzo e del quarto set, in cui piazza addirittura otto ace, portando la partita al quinto. I due giocatori raggiungono il 6-6, si va a oltranza. Poi, sul 7 pari, il maiorchino strappa il servizio a Federer, e va a servire per il match, che infine vincerà, laureandosi campione per la prima volta sull’erba londinese. È una partita che non si dimentica, come indimenticabile è la risposta con cui Federer annulla uno dei match point di Nadal. È il nostro terzo rovescio: non la pennellata di un pittore ispirato, ma il ruggito orgoglioso di un leone ferito.

4. Federer-Nadal Australian Open 2017

È questa cattiveria agonistica a emergere, anno dopo anno, nella seconda parte della carriera del tennista elvetico. Complice anche l’intervento di Edberg prima e Ljubicic poi come coach, Federer cerca scambi più rapidi per evitare di essere logorato nello scambio da fondo da avversari più giovani, specie dalla parte del rovescio. La transizione non è semplice, ed è costellata da alti e bassi.

Nel 2017 però, questo nuovo stile di gioco raggiunge forse il suo apogeo, tecnico e psicologico, durante la finale degli Australian Open. Di fronte, l’avversario di sempre: Rafa Nadal. Sembra una storia già vista: Federer si porta avanti due set a uno, ma Nadal pareggia il conto vincendo il quarto e si porta avanti di un break, che pare poter essere decisivo, nel quinto. C’è però una differenza, molto significativa, nello stile di gioco, che si rivelerà decisiva.

Federer stavolta non si limita, se attaccato sulla diagonale sinistra, a difendere cercando il back, ma contrattacca. Con qualche errore, ma anche con diversi vincenti. Soprattutto, incrinando le sicurezze di Nadal, che talvolta addirittura cerca il dritto di Federer, preoccupato di esporsi a un rovescio lungolinea vincente. Federer non solo recupera il proprio servizio, ma lo strappa, nel game successivo, a Nadal, aggiudicandosi con questo sprint finale il suo diciottesimo slam in carriera. Il nostro quarto rovescio è la risposta che gli vale il break decisivo che lo condurrà alla vittoria, sul 4-3: servizio da sinistra a uscire di Rafa, che di solito è una sentenza contro il rovescio di Roger, ma questa volta lo svizzero impatta alla perfezione e Nadal non riesce a rimandarla di là.

5. Djokovic-Federer Wimbledon 2019

L’ultimo rovescio non è soltanto storia, ma anche cronaca recente, dato che Federer lo ha giocato nell’ultima edizione di Wimbledon, in finale con Novak Djokovic. Dopo aver battuto l’eterno rivale Nadal in semifinale, è il campione serbo l’ultimo ostacolo da superare per raggiungere il nono successo a Wimbledon, il ventunesimo in un torneo del Grande Slam. Djokovic si porta avanti due set a uno, e sembra finita. Difficile pensare che Federer, che ha quasi sei anni più del rivale, possa recuperare lo svantaggio, se non altro per ragioni atletiche e di resistenza.

A quel punto però, il match si trasforma: lo svizzero gioca un quarto set da antologia, ed è da quel set che arriva il nostro quinto e ultimo rovescio, quello in contropiede con cui Federer annulla una palla break sul 5-2 (subirà poi un break, ma vincerà ugualmente il set). Si va al quinto, e Federer si trova a servire per il match sull’otto a sette. Ha due match point, ma Djokovic li annulla da grande campione quale è. La partita, dopo quattro ore e cinquantasette minuti, è talmente incredibile da sembrare un film, o forse un cartone animato. E come in un cartone animato, si arriva al gran finale: la finale, per la prima volta, si decide al super tie-break, recente introduzione per spezzare la parità durante un long set, in caso si raggiunga il 12-12.

Dando una volta di più prova della sua glaciale freddezza nei momenti decisivi, Djokovic si aggiudica il super tie-break. Nonostante questa sconfitta, la carriera di Federer non è ancora conclusa e questa circostanza ci ricorda, come in un altro cartone animato (“Up”, vincitore del premio Oscar nel 2010) che c’è ancora da lottare, e che le migliori avventure, in fondo, sono quelle ancora da vivere. Nell’anno dei quaranta, Roger Federer sarà ancora in campo.

A cura di Damiano Verda

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Italiani

WTA Palermo, Giorgi annulla due match point e vola in semifinale. Eliminate Errani e Cocciaretto

Quasi tre ore per la rimonta di Camila su Yastremska, brava “Coccia” ma non basta. Passa anche Martic

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Camila Giorgi al Palermo Ladies Open 2020 (foto Twitter @LadiesOpenPA)

Stava per diventare piuttosto nero il venerdì azzurro di Palermo che vantava tre italiane in altrettanti quarti di finale. Dopo che Elisabetta Cocciaretto e Sara Errani non erano riuscite a ribaltare il pronostico, Camila Giorgi si è trovata due volte a un punto dalla sconfitta. La vittoria della ventottenne di Macerata, insieme a un’altra buona prova della nostra giovane promessa, ha invece gettato una lampo di luce nella notte palermitana. Prima di loro, è toccato alla numero 1 del seeding soffrire per conquistarsi il campo per il sabato. Vediamo nel dettaglio com’è andata.

PETRA FATICA ANCORA – In una canottiera bianca che vedremmo bene addosso a Raonic però con una macchia di ragù, Petra Martic deve ricorrere a due tie-break per superare la n. 119 WTA Aliaksandra Sasnovich. Questa settimana, la ventiseienne di Minsk ha dato l’impressione di poter tornare alla forma di due anni fa, quando raggiunse il best ranking al n. 30: partita dalle qualificazioni, non ha perso un set in cinque incontri. Sicuramente stanca, non ha brillato contro Martic che, dal canto suo, non è certo stata un esempio di continuità.
Con l’eccezione di qualche sbavatura da parte di entrambe, l’incontro si avvia su binari accettabili pur senza particolari sussulti, con il punteggio che segue il servizio. Le due ragazze mostrano una buona mano con le smorzate e, se Petra ne gioca qualcuna senza alzare il ginocchio sinistro (un’ulteriore sorpresa per l’avversaria), Aliaksandra si fa applaudire anche per i lob perfetti. Un brutto nono game di Martic terminato trattenendo il braccio su una palla da chiudere manda Sasnovich a servire per il set, ma la tensione si mette di traverso. All’occasione sprecata si aggiungono le tre palle break salvate dalla croata, che però si vede poi annullare un set point da una battuta che tocca la riga e salta come certi kick di Isner contro Federer in quel tie di Coppa Davis. Incapace di salirle sopra come suggerirebbe la classifica, Petra riesce a far suo il tie-break grazie a un pizzico di lucidità in più.

Lucidità che evapora del tutto dal lato bielorusso in apertura di secondo parziale: incapace di prendersi il punto nonostante tre palle comode a disposizione, Sasnovich cede un game di battuta dal sapore di resa e la ventinovenne di Spalato pare dirigersi senza patemi verso la semifinale. Sorride al vago tentativo di rientro dell’avversaria, forse perché ha letto lo studio secondo cui non è vero che “tutto può succedere” nel tennis femminile e la regola è che vince chi ha la classifica più alta. Magari le viene qualche dubbio qualche minuto dopo quando è raggiunta sul 5 pari, con tre match point (due consecutivi) cancellati da un paio di “numeri” di Sasnovich, oppure quando serve una seconda e ancora inutile volta per il match. Il tie-break è di una bruttezza tale che imprigiona lo sguardo, ma rispetta le statistiche e Martic è la prima semifinalista dell’era Covid.

 

LAMPI DI COCCIA – Deve ricorrere alla sua maggiore esperienza, Anett Kontaveit, per venire a capo in tre set di Elisabetta Cocciaretto, diciannovenne di Ancona al suo primo quarto di finale WTA. Lunedì prossimo entrerà nelle prime 150 del mondo e può in ogni caso dirsi più che soddisfatta del suo torneo – un torneo che l’ha vista superare Donna Vekic.
Una partenza senza indugi dell’estone che fa valere da subito il suo peso superiore e una comprensibile componente emotiva della nostra rappresentante si sommano in una misura che non permette di essere contrastata. Cercando di muovere l’avversaria, Elisabetta riesce anche a procurarsi un paio di occasioni per rientrare in fretta dall’istantaneo 0-2, ma Anett è davvero centrata e si accaparra indisturbata i primi 5 giochi. Il game conquistato in extremis da Cocciaretto non solo le evita il bagel, ma vale quel mattoncino di fiducia indispensabile per iniziare la seconda partita con piglio completamente diverso. E allora tiene in difesa, ruba il tempo, sfonda e vola 3-0, Elisabetta, mentre l’illusione di un match facile, se mai c’è stata, svanisce dai pensieri della ventiquattrenne di Tallin. Dopo il MTO per l’azzurra che si fa trattare la coscia sinistra, Kontaveit muove il punteggio, ma il dritto di “Coccia” ribalta gli scambi e sventra in campo. E il rovescio fa anche più male. La n. 22 del ranking si affida al servizio per ottenere punti facili e rimanere in scia mentre cerca di ritrovare completamente le sensazioni del primo parziale. Le dà una mano l’assenza della prima di servizio marchigiana nel settimo gioco ma, lungi dall’accontentarsi di quanto fatto vedere finora, Elisabetta sale 5-3 e, subito un altro break, pareggia meritatamente il conto dei set nel successivo game di risposta.

Kontaveit è brava ad approfittare del calo di tensione dell’avversaria per portarsi sul 2-0, ma la nostra si riprende in tempo per evitare il doppio break in un terzo gioco ricco di ottime giocate da parte di entrambe, con cinque parità per ribadirne l’importanza. Anett, però, resta impassibile, come lo è stata durante il MTO o dopo essere finita a terra subendo una velenosa smorzata in contropiede – una caduta scomposta a cui qualche maschietto avrebbe reagito come se avesse riportato fratture multiple. Non può non esserci un’evidente differenza di tenuta mentale tra le due a questo punto del match ma soprattutto del torneo e la speranza che ci possa essere ancora partita finisce dopo pochi minuti: Kontaveit raggiunge Martic in semifinale. E grande Coccia, anche perché non sono questi i match da vincere. Per adesso.

SARA SENZA PIANO? – Dopo un buon avvio, Sara Errani perde bandolo e confronto davanti a Fiona Ferro, interessante francese n. 53 del ranking. Buon servizio, dritto pesante con swing da circuito maschile, Fiona paga un po’ debito sul lato sinistro, quello più forte di Sara, che si è nondimeno presentata a Palermo con un dritto in spinta più che apprezzabile. Nella serata siciliana, tuttavia, Errani non ricorre agli attesi cambi di ritmo indispensabili per non dare riferimenti a chi possiede un’arma importante.
È comunque la romagnola a uscire più velocemente dai blocchi, con la francese allenata da Emmanuel Planque che commette troppi errori prima di trovare la misura dei colpi e raggiungere l’avversaria al sesto gioco. Sara brekka ancora, ma poi la sua intensità cala vistosamente senza che ne sia privilegiata la ricerca di variazioni: la ventitreenne di Libramont prende in mano il gioco, piazza vincenti anche di rovescio su palle azzurre troppo corte e morbide, infila tre game e fa suo il set 6-4. Il leitmotiv non cambia alla ripresa e diventano sette i giochi consecutivi di Ferro che scatena efficacemente il suo drittone su ogni palla che può spingere (obiettivamente troppe, a cominciare dal servizio di Sara che “esce” poco anche rispetto ai suoi standard) e chiude in un’ora e mezza.

CAMILA IN RIMONTA –Cambi di spin e di ritmo, tocchi delicati, uso sapiente del campo, attacchi in controtempo, strenue difese in attesa della palla giusta per rovesciare lo scambio: nulla di tutto ciò era previsto e la sfida dalla quale Camila Giorgi esce vincitrice contro Dayana Yastremska dopo quasi tre ore e due match point annullati non ha deluso quelle attese. Ma, una volta entrati nello spirito del loro gioco, le emozioni non sono mancate.
Si parte con due doppi falli di Camila e il conseguente 2-0 per Dayana, ma non è assolutamente un problema perché al quarto gioco la ventenne di Odessa decide che deve fare ace con ogni seconda di servizio e si torna in parità. Di nuovo troppi gratuiti di Giorgi e Yastremska torna avanti al settimo game, un vantaggio che le permette di servire per chiudere sul 5-4. Un doppio fallo sul 30 pari offre una palla del contro-break, ma l’azzurra spreca il dritto da buona posizione. Un’altra occasione del 5 pari fa invano capolino fra quattro set point, ma al quinto tentativo l’ucraina mette al sicuro il parziale.

È di nuovo break in apertura, poi una Camila all’apparenza meno frenetica rimette la testa avanti. Non le riesce però l’allungo nonostante tre opportunità; meriti dell’avversaria a parte, è chiaro che, per quanto l’idea sia di rispondere come se il punteggio fosse 40-0, la testa sa che non è così. Come nel primo set, Yastremska opera lo strappo al settimo gioco, ma non le bastano due match point per chiudere sul 5-4 dopo essere risalita da 15-40 e allora sarà il tie-break a decidere. Camila è pressoché perfetta fino al 5-1, giocando come potrebbe fare per lunghi tratti se quel suo talento venisse indirizzato, poi qualcosa si incrina. Una prima battuta le dà il 6-3 e, dopo due set point volatilizzati, chiude ricorrendo ancora a una prima sul dritto di Dayana, che preferisce replicare la precedente risposta rasoterra piuttosto che buttare la palla di là in qualche modo e vedere cosa succede.
La regola del settimo gioco si conferma nel parziale decisivo, ma questa volta tocca a Camila approfittarne e, sempre più precisa e letale, evita la tensione di servire per il match chiudendo direttamente 6-3 in risposta. Giorgi torna così in semifinale – troverà Fiona Ferro – a quasi un anno di distanza dopo quella vinta al torneo del Bronx, anche allora salvando palle match.

Risultati:
[1] P. Martic b. [Q] A. Sasnovich 7-6(5) 7-6(3)
[4] A. Kontaveit b. [WC] E. Cocciaretto 6-1 4-6 6-1
F. Ferro b. [WC] S. Errani 6-4 6-1
C. Giorgi b. [7] D. Yastremska 4-6 7-6(5) 6-3

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Italiani

WTA Palermo: Giorgi in rimonta, sono tre le azzurre ai quarti di finale

Camila perde il primo parziale contro la slovena Juvan poi viene fuori alla distanza. Ma quanti errori e quanti patemi. Raggiunge Errani e Cocciaretto, che sfiderà Kontaveit. Passa la n.1 Martic

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Camila Giorgi - Palermo 2020 (via Twitter, @LadiesOpenPA)

È la solita Camila Giorgi, nel bene e nel male, quella che supera in rimonta la 19enne slovena Kaya Juvan, n.121 del ranking mondiale, con lo score di 3-6 6-2 6-4 in due ore di gioco nel suo match di secondo turno al torneo di Palermo, il primo dell’era post-Covid per la WTA. Sprazzi di un tennis dominante, con vincenti a raffica, e passaggi a vuoto, causati anche dagli eccessivi rischi che il suo gioco comporta. Alti e bassi, non solo all’interno della stessa partita ma anche dello stesso set. Alla fine, comunque basta per piegare la resistenza della combattiva e promettente Juvan, debilitata anche da qualche dolore alla schiena nelle fasi finali del match. “Per me è stata una bella partita; lei non mi ha messo in difficoltà, sono io che ci ho messo un po’ a entrare in partita ed ero sempre io a sbagliare. Avevo il punto sempre in mano, infatti nel terzo ho set ho dominato” ha detto Camila dimostrato buona sicurezza a fine partita.

La tennista di Macerata approda così ai quarti di finale del torneo siciliano, insieme alle altre italiane Sara Errani ed Elisabetta Cocciaretto. Affronterà Dayana Yastremska che ha battuto facilmente Oceane Dodin. 

IL MATCHAvvio di incontro spumeggiante per Camila che mette pressione alla sua avversaria in risposta e la infilza sia di dritto che di rovescio con grande facilità. Juvan però non si scompone, mantiene basso il numero degli errori e si riprende subito il break di svantaggio pareggiando sul 2 a 2. Giorgi invece perde verve e cede il servizio nel settimo gioco. La slovena conferma il vantaggio e approfitta di un orrendo turno di servizio da parte di Giorgi, concluso con un doppio fallo, per conquistare il primo set per 6-3. Rinfrancata dal set di svantaggio, Juvan ora gioca tranquilla, mostrando un gioco solido e dalle soluzioni tecniche talvolta interessanti. Giorgi ha però il merito di non andare via di testa. Ne vengono fuori una serie di giochi lottati al termine dei quali è Camila a venire fuori con un break sul 2 pari. L’azzurra vince altri 3 game e rimanda tutto al set decisivo. 

 

Juvan nella pausa chiama l’intervento del fisioterapista per un dolore nella parte inferiore della schiena. Sfruttando l’inerzia e i fastidi fisici dell’avversaria, Giorgi va subito avanti sul 3 a 0. A causa di un passaggio a vuoto perde uno dei due break, ma poi lo recupera immediatamente portandosi sul 5 a 1. La partita sembra ormai indirizzata definitivamente con Juvan che comincia a buttare via gli scambi. Giorgi però pecca in quanto a killer instinct, commettendo una serie di errori inopinati che riportano la giovane balcanica incredibilmente sotto, fino al 5 a 4. Nonostante anche un po’ di malcelata tensione, Giorgi riesce al secondo tentativo a tenere il servizio, ottenendo la vittoria in un match che ha messo in mostra i soliti pregi e difetti della marchigiana. Il Covid-19 ha cambiato il mondo, ma non Camila Giorgi. 

Camila Giorgi – Palermo 2020 (via Twitter, @LadiesOpenPA)

GLI ALTRI MATCH – Negli altri due match di giornata, vittorie in rimonta per la teste di serie per Petra Martic e Anett Kontaveit, rispettivamente n.1 e n.4 del seeding. A far sudare la croata è la Liudmila Samsonova, n.117 del ranking WTA, russa di nascita ma italiana d’adozione, che a causa di un passaporto mai arrivato da qualche anno purtroppo non veste più i colori azzurri. Primo set equilibratissimo e tutto giocato sui servizi, a dir il vero notevoli per gli standard femminili delle due tenniste. Avanti 5 a 4, Samsonova ha sei occasioni per portarsi a casa il set in risposta (di cui tre consecutive) ma Martic si salva. La 21enne russa però non accusa il colpo, e dopo aver tenuto a fatica il proprio turno di battuta riesce finalmente a conquistare il parziale per 7 giochi a 5.

Parte meglio la 29enne di Spalato nel secondo set, mettendo a segno il break in apertura. C’è però equilibrio in campo e Samsonova si riporta sotto sul 4 pari. La russa però non conferma il vantaggio in uno sciagurato game di servizio a zero e Martic vince il set per 6-4. Nel secondo set la favorita del seeding dilaga con due break, nel terzo e nel settimo gioco. La tennista balcanica vince il parziale per 6-2 dopo poco meno di due ore e mezza di gioco e va ai quarti. Affronterà la bielorussa Aliaksandra Sasnovich, come Samsonova proveniente dalle qualificazioni, giustiziera della nostra Jasmine Paolini al secondo turno. 

Maggiormente pronosticabili le difficoltà incontrate da Kontaveit contro la tedesca Laura Siegemund, ex top 30, tennista dal gioco potente e vario. Ed è proprio grazie a questo mix che la veterana tedesca, allenata dal siciliano Antonio Zucca, mette subito la testa avanti nel primo parziale. Kontaveit recupera sul 2 pari ma la sua avversaria è più pimpante e può fare affidamento su un maggior numero di soluzioni tecniche. Siegemund si prende un altro break e sale 4 a 2. A spianarle la strada è la stessa estone la quale con un game di servizio da tre doppi regala il primo set per 6-3.

Kontaveit cambia marcia nel secondo parziale: più incisiva sia di dritto che di rovescio e meno fallosa da fondocampo. E gli equilibri in campo si alterano radicalmente. La n.4 del seeding si invola facilmente sul 3 a 0 pesante. Siegemund recupera un break e si riporta sotto. Kontaveit però è padrona del campo: strappa ancora il servizio all’avversaria nel settimo gioco e si prende il set per 6-2. L’estone mette subito la testa avanti nel parziale decisivo. La tedesca non molla e rimane agganciata. La n.22 del mondo dà la spallata decisiva sul 5 a 2. Un’indomita Siegemund annulla quattro palle break ma deve cedere sulla quinta. Sarà dunque, Kontaveit l’avversaria di Elisabetta Cocciaretto ai quarti: un’altra Top 30 da sfidare, un’altra montagna da scalare. Ma la teenager di Porto San Giorgio ha già dimostrato in questo torneo di non farsi intimorire facilmente. 

Risultati:

[1] P. Martic b. L. [Q] Samsonova 5-7 6-4 6-2
[4] A. Kontaveit b. L. Siegemund 3-6 6-2 6-2
C. Giorgi b. [Q] K. Juvan 3-6 6-2 6-4
D. Yastremska b. O. Dodin 6-2 6-4

IL TABELLONE COMPLETO

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