Wimbledon 2019: i numeri del torneo femminile

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Wimbledon 2019: i numeri del torneo femminile

Chi ha realizzato più ace? Chi più serve&volley? Chi ha sbagliato meno di tutte? Punti di forza e debolezze delle protagoniste dei Championships individuati attraverso le statistiche definitive

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Simona Halep - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Come in ogni Slam, nella sala stampa di Wimbledon è possibile recuperare molte informazioni relative ai match del torneo in corso. Tutti gli scambi sono analizzati e catalogati, in modo che ogni quindici giocato trovi posto in una precisa categoria; nessun punto rimane escluso.

Oltre a questo, gli incontri che si svolgono sui cosiddetti “Show Court” (i sei principali campi del torneo) dispongono di ulteriori approfondimenti. Per esempio sono rivedibili i video delle partite in modo integrale, ma anche per parti, secondo le classificazioni di ogni punto in base alla sua conclusione (vincente, gratuito, errore forzato; di dritto, di rovescio, di volo etc.).

In questo modo, quando tutti match sono terminati, si dispone di un database che sintetizza l’andamento del torneo; un archivio che consente sia una lettura tecnica di insieme, sia un confronto del rendimento delle diverse giocatrici. Il database completo, prodotto da IBM, non è trasferibile: non ne viene concessa una copia ai giornalisti; ma è invece consentito stampare (fisicamente o virtualmente come pdf) le tabelle riassuntive che si ricavano da questi numeri.

 

Gli statistici di Wimbledon mettono a disposizione una trentina di categorie di analisi, classificate sotto famiglie principali: servizio, risposta, colpi, strategia, challenge (richieste di falco), durata partite. E così per comprendere la vittoria di Simona Halep quest’anno risultano molto utili le statistiche che riguardano le fasi di contenimento del gioco e di sviluppo dello scambio da fondo (qualità in risposta, errori non forzati, punti vinti da fondo). Mentre per capire come Serena Williams sia riuscita ad arrivare in finale, dati interessanti si trovano nella parte relativa ai colpi di inizio gioco.

Ciò che troverete di seguito è una parte delle classifiche finali di alcune di queste categorie, scelte fra quelle che a me sembrano più significative. Infine troverete al termine (pagina 10) una tabella di sintesi in cui ho riunito alcuni dati relativi al rendimento delle prime otto giocatrici (cioè quelle arrivate come minimo ai quarti di finale): Halep, Williams, Svitolina, Strycova, Zhang, Riske, Muchova, Konta. Questa tabella permette paragoni immediati e diretti tra le migliori di Wimbledon 2019, in modo da valutare caratteristiche e diversità di gioco delle maggiori protagoniste.

INDICE
pagina 2: Velocità massime al servizio
pagina 3: Ace, doppi falli, prime non ritornate
pagina 4: Punti vinti con la prima, punti vinti con la seconda
pagina 5: Risposte in campo. Punti vinti in risposta. Risposte vincenti
pagina 6: Vincenti totali. Dritti vincenti, rovesci vincenti
pagina 7: Punti vinti da fondo
pagina 8: Errori non forzati (UE) totali. UE dritto, UE rovescio
pagina 9: Punti giocati e vinti a rete. Volèe vincenti. Serve & volley giocati
pagina 10: Durata delle partite. Sintesi sulle prime otto giocatrici

a pagina 2: Velocità massime al servizio

Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

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Pechino, il Premier migliore dell’anno

Naomi Osaka, Ashleigh Barty e Bianca Andreescu sono state le maggiori protagoniste di un torneo di qualità superiore

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Naomi Osaka e Bianca Andreescu - Pechino 2019

Il Premier Mandatory di Pechino è stato uno dei picchi della attuale stagione WTA; probabilmente il torneo più interessante, divertente, ben giocato del 2019 dopo gli Australian Open. A mio avviso solo il primo Slam dell’anno ha offerto più emozioni e un numero superiore di match di qualità. Insomma, davvero un China Open da ricordare.

Ragionavo su come trattarlo in questo appuntamento del martedì, e mi sono reso conto che più che un articolo ci sarebbe voluto un ipertesto, per via dei tanti argomenti che sono emersi, delle molte giocatrici degne di nota, e degli incroci che si sono creati fra tutto ciò. La vittoria di Osaka, la caccia al primato in classifica da parte di Barty e Pliskova, le prestazioni di Andreescu, il “ritorno” di Wozniacki, i match di Kvitova, Bertens e Bencic alla ricerca dei punti decisivi per il Masters… Siccome occuparsi di tutto, intrecciando i diversi argomenti fra loro non è possibile, dovrò rassegnarmi a un drastico taglio dei temi, limitandomi alle tre principali protagoniste: Osaka, Barty e Andreescu.

Ma prima di parlare di loro, un paio di brevi ragionamenti introduttivi sono quasi obbligatori. Il primo sull’età delle protagoniste: Barty è nata nel 1996, Osaka nel 1997, Andreescu nel 2000. Con uno slogan non molto originale si potrebbe sostenere che “in WTA il futuro è oggi”. Stiamo cioè parlando di giovani o giovanissime, che sono state in grado di offrire non solo un tennis di alto livello, ma anche stili di gioco differenti. E i contrasti di stile normalmente favoriscono lo spettacolo.

In più ci sono aspetti meno strettamente tecnici che comunque non sono irrilevanti; mi riferisco alle diverse personalità delle tre giocatrici, che producono partite con alchimie psicologiche differenti. Insomma, se fossi l’attuale CEO di WTA Steve Simon, guarderei alle prossime stagioni con più ottimismo rispetto a qualche tempo fa; sempre sperando che la salute assista le tenniste di riferimento.

Secondo ragionamento. A Pechino abbiamo assistito a qualcosa che accade molto raramente: un match “qualsiasi”, un quarto di finale di un torneo non-Slam, è diventato un evento. Atteso e seguito come raramente capita. Ed è diventato un evento senza che ci fosse una costruzione mediatica a tavolino, ma per una serie di ragioni oggettive. “Osaka vs. Andreescu” vedeva fronteggiarsi due giocatrici capaci di attirare l’attenzione del pubblico grazie ai recenti successi, ma anche grazie ad alcuni traguardi curiosamente in comune. Entrambe con strisce di imbattibilità in corso, e con palmarès personali in parte sovrapponibili: per tutte e due la vittoria a sorpresa a Indian Wells e poi il successo agli US Open; e per entrambe il sovrappiù della finale vinta contro una leggenda come Serena Williams.

Questi erano gli antefatti, ma l’aspetto più importante è che quanto la vigilia aveva promesso è stato poi effettivamente mantenuto dal match, che si è rivelato uno dei migliori della stagione. E saper offrire un grande spettacolo dopo una grande attesa è un pregio non da poco per chi organizza spettacoli sportivi.

a pagina 2: Ashleigh Barty

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Vincitrici Slam in crisi

Ostapenko, Muguruza, Stephens, Kerber: giocatrici capaci di vincere di recente i titoli più importanti del tennis stanno attraversando un periodo di appannamento. Perché è accaduto e cosa succederà in futuro?

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Garbine Muguruza - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

La scorsa settimana fra i commenti relativi all’articolo sulla Classifica-Slam ce n’era uno forse leggermente off topic, che però mi è sembrato interessante. In un post a firma “giansnow” si chiedeva di provare a ragionare sulle giocatrici che hanno vinto lo Slam negli ultimi anni e che oggi attraversano una fase di calo.

Per identificare le protagoniste in questione ho scelto di andare a ritroso fino al 2017. Con questo anno come limite, sono cinque le giocatrici da considerare. In ordine cronologico di vittoria Slam: Ostapenko, Muguruza, Stephens, Wozniacki, Kerber.

Nell’articolo che segue non troverete però uno spazio dedicato a Wozniacki perché, purtroppo, il calo di Caroline era atteso e non richiede particolari ragionamenti. Nel momento in cui le è stata diagnosticata l’artrite reumatoide, che l’ha obbligata ad affrontare tornei e allenamenti in modo differente, era inevitabile sarebbe andata incontro a difficoltà agonistiche. Attualmente è numero 57 nella Race.

Cominciamo quindi con Ostapenko. E grazie a giansnow per avere suggerito il tema di questa settimana.

a pagina 2: Jelena Ostapenko

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Grande Slam 2019, la classifica femminile

Australian Open, Roland Garros, Wimbledon, US Open: chi sono state le giocatrici che hanno fatto meglio nei quattro eventi più importanti?

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Simona Halep e Serena Williams - Wimbledon 2019

Terminati gli US Open, il 2019 ha archiviato gli Slam. Curiosamente abbiamo avuto una conclusione simile a quella dello scorso anno. Nel 2018 Serena Williams era stata sconfitta in finale da Naomi Osaka, che in questo modo per la prima volta aveva portato il primo Major della storia al Giappone. Quest’anno Serena Williams è stata battuta da Bianca Andreescu, che per la prima volta ha regalato al Canada un successo Slam.

Naturalmente il calendario WTA non è ancora concluso, con i mesi di settembre e ottobre finalizzati a definire le prime otto che avranno il diritto di partecipare al Masters. Ma già oggi è possibile valutare chi si è distinta nei tornei più importanti; e sappiamo che, per come viene inteso oggi il tennis, gli Slam sono di gran lunga gli eventi più considerati.

Per questo ho pensato di analizzarli come un insieme a sé stante, ricavando una classifica riservata ai quattro appuntamenti principali. Chi ha fatto meglio? E quanto si differenzia il rendimento rispetto al ranking ufficiale WTA che tiene conto di tutti i tornei della stagione?

Per avere termini di paragone precisi ho costruito la classifica in modo molto semplice: sommando i punti ottenuti da ciascuna giocatrice secondo il criterio di calcolo ufficiale WTA. Questa è la ripartizione:

2000 punti (vittoria)
1300 (finale)
780 (semifinale)
430 (quarti)
240 (4° turno)
130 (3° turno)
70 (2° turno)
10 punti (sconfitta al primo turno).

Le posizioni di Rank e Race indicate nella tabella sono quelle relative al 23 settembre:

a pagina 2: Le prime dieci della classifica-Slam (posizioni 1-5)

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