2019, il tennis a gennaio: conferme e colpi di scena all'Australian Open

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2019, il tennis a gennaio: conferme e colpi di scena all’Australian Open

Gennaio significa soprattutto Australian Open. Djokovic e Osaka mattatori e n.1. Murray si ritira, forse. Musetti dà la carica per un 2019 tricolore

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Roger Federer e Stefanos Tsitsipas - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Questo articolo inaugura una serie di undici racconti, uno per ogni mese da gennaio a novembre, grazie ai quali ripercorreremo la stagione da poco conclusa. Un intero torneo, un giocatore, una singola partita o anche un semplice accadimento, dentro o fuori dal campo: la scelta di gennaio è ricaduta sull’Australian Open.

Gennaio nella stagione del tennis è soprattutto sinonimo di un torneo, il primo Slam in ordine cronologico, quello più caldo di tutti, dal punto di vista delle temperature e del tifo del pubblico, l’Australian Open. A giudicare dai vincitori dei due singolari, quella del 2019, potrebbe sembrare un’edizione banale e prevedibile. Il successo di Novak Djokovic era ampiamente pronosticabile. Quello di Naomi Osaka tutt’altro che impensabile. Tuttavia, per come sono arrivati e per il loro significato, sono stati comunque da ricordare. Inoltre, in quelle due settimane sono iniziate delle storie interessanti che poi si sarebbero sviluppate meglio nel corso dell’anno. Insomma, l’Australian Open è stato veramente un incipit perfetto del romanzo del tennis 2019.

SETTE VOLTE DJOKOVICCome lui nessuno a Melbourne. Sette titoli in carriera. Superati Roy Emerson e, soprattutto, Roger Federer, fermi a 6. Per sempre. Il primo di sicuro. Il secondo pure con tutta probabilità. Calcolando che aveva già conquistato Wimbledon e US Open nel 2018 era un altro quasi calendar slam, il terzo in carriera. 15esimo titolo Slam complessivamente. In quel momento le lunghezze di distacco da Rafa erano due e quelle da Roger cinque. La missione aggancio e sorpasso sembrava alla portata, soprattutto per come è arrivato il trionfo agli Australian Open: due soli set persi, il penultimo del terzo turno contro Shapovalov e il secondo degli ottavi di finale contro un russo in grande ascesa, Daniil Medvedev (ne riparleremo più tardi). Quattro giochi in tre set concessi al povero Lucas Pouille in semifinale.

 
Novak Djokovic – Australian Open 2019 (via Twitter, @AustralianOpen)

Ma, a fare ancora più rumore, oppure silenzio attorno al mai troppo amato campione serbo, sono stati i sette lasciati a Nadal nell’atto conclusivo. Dopo i problemi fisici che gli avevano impedito di concludere la stagione precedente, in pochi pensavano di poter vedere il fenomeno iberico già così competitivo a Melbourne. Nadal però come al solito ha stupito tutti. Tranne Nole. Certamente il serbo partiva nettamente favorito. Ma l’affermazione è stata roboante. Un messaggio, al mondo del tennis, per iniziare la stagione mettendo le cose in chiaro: il più forte sono di nuovo io.

OSAKA È UNA N.1 – Se a 20 anni vinci i tuoi primi US Open, battendo in finale Serena Williams, il tuo idolo di sempre e la favorita del pubblico, non facendoti condizionare da una delle litigate giocatore-giudice di sedia più memorabili di sempre, sei una predestinata. Se giusto qualche mese dopo vinci anche gli Australian Open sei già una campionessa. A certificarlo, dopo la splendida ed emozionante finale portata a casa contro Petra Kvitova dopo tre set e due ore e mezza di gioco, è arrivata anche la prima posizione mondiale. A Melbourne, Naomi Osaka ha fatto intendere di avere le carte in regola per poter prendersi il traballante trono della WTA, una volta per tutte: colpi potentissimo, grande atletismo, killer instinct. Sascha Bajin aveva trasformato un diamante grezzo in un gioiello di primissimo valore, con un valore di mercato inestimabile, ad ogni latitudine del pianeta. Il limite sembrava solo il cielo per la nipponica. Ma sotto le luci dei riflettori qualcosa si stava incrinando nel rapporto con l’allenatore tedesco, e, di conseguenza, nella mente di Naomi.

Naomi Osaka – Australian Open 2019 (via Twitter, @AustralianOpen)

MURRAY È FINITA (?)La grande storia dei primi giorni di Australian Open è stato il (presunto) ritiro di Andy Murray, due volte campione di Wimbledon ed ex n.1 al mondo. Il britannico, reduce da un 2018 in cui ha giocato giusto 12 partite ed è conseguentemente sceso oltre la 200esima posizione in classifica, convoca una conferenza stampa ad inizio torneo. Tra le lacrime annuncia che il suo incontro di primo turno contro Roberto Bautista Agut dovrebbe essere l’ultimo match in carriera. Nonostante l’uso della chirurgia, l’anca fa male, anzi malissimo. Non solo non gli permette di giocare a tennis ai suoi livelli ma nemmeno di allacciarsi le scarpe da solo. Troppo anche per un fighter nato come lui. L’attesa per l’incontro diventa così inevitabilmente altissima.

Murray, come probabilmente fa da quando ha preso una racchetta in mano per la prima volta, combatte con il coltello tra i denti. Va sotto di due set, poi rimonta fino al quinto dove, stanchissimo, lascia strada a Bautista Agut che solo qualche settimana prima si era permesso di battere Djokovic a Doha andando anche a vincere anche il torneo. Gli applausi del pubblico per Murray sono comunque scroscianti. Sul video della Rod Laver Arena passano messaggi di commiato da parte di tutti i colleghi. Quando il finale della storia sembra già scritto, arriva l’annuncio a sorpresa da parte del campione di Dunblane, improvviso e insperato come uno dei suoi recuperi: non è finita! Forse un ultimo match a Wimbledon, nel suo giardino, per ritirarsi dove vuole lui e come vuole lui. O forse un’altra operazione, rischiosa ma eventualmente salvifica. Per la sua qualità di vita, ma chissà anche per la sua carriera. Che per Murray probabilmente coincidono in gran parte. Stay tuned

Andy Murray in conferenza stampa prima del match

IL VENTO DEL CAMBIAMENTO – Che dietro ai big three le acque cominciassero a muoversi lo si era intuito dalla vittoria di Alexander Zverev alle Finals del 2018. A Melbourne Sascha conferma di avere un pessimo feeling con gli Slam facendosi sorprendere da un Milos Raonic miracolosamente sano. In compenso, altre facce nuove si stanno facendo notare. Una ha i tratti gentili e affascinanti di Stefanos Tsitsipas, che pure aveva vinto le Finals alla fine della stagione precedente, ma quelle dei ragazzini. Il greco, classe 1998, inaugura la sua campagna con una vittoria sul nostro Berrettini (a proposito di facce nuove), poi supera Troicki, e al terzo turno l’ostico Basilashvili. Agli ottavi si regala il primo faccia a faccia con Federer. Ma quella che doveva essere una passerella per il suo gioco spumeggiante si tramuta in un ipotetico passaggio di consegne.

La Grecia ha ufficialmente trovato una divinità del tennis. La consacrazione è arrivata inesorabile nel corso dei mesi successivi. Poco importa che in semifinale abbia rimediato sei giochi con Nadal. L’altra faccia del nuovo che avanza nel circuito maschile è invece quella un po’ smunta di Daniil Medvedev, già protagonista di un ottimo finale di 2018. Tre set a Goffin al terzo turno poi appunto un set strappato a Nole. In maniera strana, giocando un tennis strano. Tanto che in molti lo bollarono come nient’altro che un incidente sul luminoso percorso del campione serbo. Ma in quella maniera strana di set ne avrebbe vinti tanti altri nei mesi a venire, dimostrando che nulla era casuale. Era solo un caos premeditato. 

LA GIOVINE ITALIA – Se il buongiorno si vede dal mattino, il 2019 del tennis azzurro partiva alla grande. Il buongiorno di Melbourne ha preso il nome di Lorenzo Musetti, classe 2002 da Massa Carrara. Talento purissimo di abbacinante bellezza. Dopo aver sfiorato il successo a New York, Musetti si prende lo slam Junior in Australia, battendo al fotofinish in finale lo statunitense Emilio Nava. Primo italiano di sempre. È segno che è già arrivato il momento di fare il salto. Anche se c’è un ragazzino altoatesino, rossiccio di capelli, che nel frattempo ha deciso che non aveva proprio senso gareggiare con i suoi coetanei e sta bruciando le tappe. Il futuro è roseo. Anzi azzurro.

Lorenzo Musetti – Australian Open Junior 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

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Australian Open

Fabio Fognini che cosa pensi di fare da grande? Berrettini e Sinner sono da semifinale?

Sognare costa poco, ma dando retta al ranking, Berrettini è il primo candidato a un posto in semifinale così come Sonego lo è per i quarti…contro Matteo. E Sinner, dopo il forfait di Ruud, lo è per i quarti: contro Tsitsipas?

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Dal record di partecipazione, 10 azzurri nel tabellone maschile, si passa al record degli eliminati al primo turno, sette su dieci, ma direi che il record che conta è il primo e non il secondo che è più una boutade.

E poi dopo aver visto il sorteggio direi che era tutto abbastanza prevedibile. Berrettini, Sinner e Sonego sono i nostri migliori giocatori, tutti e tre compresi fra le teste di serie, n.7, n.11 e n.25 ed è normale che abbiano superato il primo turno. Il solo ad aver perso un set è stato Berrettini che incontrava in Nakashima il giocatore più forte, il solo compreso fra i primi 100, e dopo aver perso ill primo set ha rischiato forte di cederne un altro perché non stava neppure bene, ma ha dimostrato anche in questa occasione una solidità di nervi non comune per venir fuori da una situazione preoccupante. Prima di dire che cosa mi aspetto dai nostri 3 tenori – vabbè, non è una definizione originale, ma mica potevo chiamarli Fab 3 – mi pare si debba spendere qualche commento su Fabio Fognini.

La sconfitta che fa più male forse è la sua. Anche perché è stata nettissima e contro un giocatore, Griekspoor, che anni fa lui avrebbe ridicolizzato. Invece Fabio ha raccolto 9 miseri game in tre set in un’oretta e tre quarti di tennis da dimenticare. La metà del suo avversario.

 

Non intendo assolutamente infierire nei confronti di Fabio. Mi aspetto che qualche maligno pensi che non si aspettasse altro che di farlo, visti i rapporti spesso polemici tenuti da Fognini nei confronti miei, di Ubitennis e dei suoi collaboratori, però mi pare che Fabio da un bel po’ non sia più lui.

a 35 anni è difficile tornare ad essere quello che si era se non si ha – o quantomeno si mostra di non avere – più neppure grande fiducia nelle proprie possibilità. E forse neppure la voglia di continuare a giocare. Tanto Murray appare irriducibile, tanto Fabio pare sconsolato, sfiduciato, quasi rassegnato.

Figurarsi se mi permetto di dargli consigli. Anche perché lui farebbe certamente il contrario di quel che io gli consigliassi. Ma giocare senza pensare di poter vincere non ha molto senso. Sono abbastanza sicuro che a lui non piaccia viaggiare, lasciando Flavia e tre bambini a Arma di Taggia, o anche in Spagna, per fare figure che non avrebbe mai fatto.

C’è il doppio, meno male, e l’amicizia con Bolelli che può essere uno stimolo a continuare. Qualche risultato, abbiamo visto, lì arriva ancora se non si affrontano i più forti della specialità come quelli che non gli hanno dato scampo in Davis a Torino, e questo lo può tenere su di morale.

Del resto tanti tennisti che non si sentivano di lasciare da un momento all’altro il tennis, l’agonismo, il circuito, gli amici frequentati per anni (nel caso di Fabio quasi una ventina d’anni fra carriera junior e adulta), si sono rifugiati nel doppio e hanno continuato a giocare e anche a guadagnare dei bei soldini fino a 40 anni e oltre.

Ovviamente quello dei soldi per Fabio è l’ultimo dei problemi, beato lui.

Fra moglie e marito – senza mettere il dito – i Fognini hanno guadagnato 30 milioni di dollari (lordi) di soli premi ufficiali.  Quanto da  sponsor, esibizioni, gettoni di presenza in Davis e Fed Cup non ho idea. E mica sono l’agente delle tasse. Ma la coppia Fognini potrà mantenere serenamente i 3 figli e i figli dei figli, forse anche i pronipoti.

Fabio è stato il miglior tennista che abbiamo avuto dal tramonto di Panatta e&. Miglior come talento puro dei tre migliori tennisti italiani di oggi, quei tre tenori che abbiamo visto essere ancora in gara a Melbourne.

Sono contento per lui che proprio poco prima che l’anagrafe e qualche problema fisico gli facessero pagare dazio, Fabio si sia tolto la soddisfazione di entrare finalmente fra i top-ten (n. 9 il 15 luglio– dopo essere stato n. 13 del mondo per un breve periodo nell’estate di 9 anni fa: chiuse l’anno a n.16) e di vincere un Masters 1000 a Montecarlo 2019. A febbraio perderà la seconda metà di quei 1000 punti congelati da allora e il suo ranking peggiorerà notevolmente.

Con Montecarlo ha vinto 9 tornei, ma purtroppo negli Slam non ha raggiunto grandissimi traguardi, un solo quarto di finale a Parigi 2011 quando battè annullando caterve di matchpoint Montanes negli ottavi ma facendosi così male da non poter disputare i quarti contro Djokovic.

Si fosse programmato meglio sarebbe probabilmente riuscito a qualificarsi una volta per un Masters che invece ha solo sfiorato.

Gli sono mancati dei centimetri per servire meglio, in tempi in cui i più forti tennisti oggi sono quasi tutti più vicini ai 2 metri che al metro e 90, ma forse ancora di più una testa per uno sport che è durissimo proprio per gli aspetti psicologici che comporta.

Non avendo mai avuto la continuità dei Fab Four, quelli sì veri fenomeni e stiamo constatando anche in questi giorni di cosa sia capace Andy Murray, i 35 anni di Fognini pesano di più, sono quasi come i 40 di un Federer. Nadal e Djokovic, vaccino a parte, reggono ancora alla grande, ma da Fognini ormai non credo ci si possa più aspettare vittorie in qualche torneo che conta. Qualche exploit magari ancora sì, perché di talento ne ha da vendere e quindi qualche bella giornata gli potrà anche capitare. Ma tre di fila non credo proprio. Il mio non vuole assolutamente essere un De Profundis, perché una partita ben giocata da Fognini varrà sempre il prezzo del biglietto, ma quante di queste partite riuscirà ancora a giocare? Cosa vuoi fare da grande caro Fabio? Ai posteri…  

E sempre posteri saranno anche quelli che vedranno a che punto del ranking mondiale sarà capace di issarsi Lorenzoo Musetti.

Speravo proprio che Lorenzo ce la facesse contro de Minaur e invece dopo un illusorio primo set, vinto in rimonta come avrete constatato dalla nostra cronaca e dalla sua intervista , è purtroppo sceso di intensità, ha perso sempre più campo. Tuttavia, anche se era certamente dispiaciuto, non credo possa avere troppi rimpianti.

De Minaur, classe 1999, fra meno di un mese compierà 23 anni. Ha cioè 3 anni più di Lorenzo (che è nato nel marzo 2002) e a quest’età tre anni di differenza sono un abisso.

Ho fiducia che fra tre anni Lorenzo sarà un altro giocatore.

Questa, come le altre sconfitte degli altri 6 azzurri eliminati ci stavano tutte. E salvo Travaglia che ha lottato parecchio, fino ai crampi, con Bautista Agut, e ha almeno vinto un set quando avrebbe potuto vincerne anche due –nel primo ha servito per il set ma ha perso il game a 15 – tutti gli altri hanno perso 3 set a zero. Dominati.

Ho scritto questo editoriale quando i “tre tenori” dovevano scendere in campo e spero di non portare loro male se dico che in teoria potrebbero arrivare tutti e tre nei quarti.

Se ciò accadesse, visto che per centrare quel traguardo Sonego e Berrettini, i gemelli diversi, si troverebbero l’un contro l’altro armati, avremmo la certezza di uno di loro due in semifinale. Roba da stropicciargli gli occhi, perché a seguito del ritiro di Ruud testa di serie n.8 nel settore di Sinner, Jannik è rimasto come il miglior classificato lì.

Quindi Sinner è il maggior candidato a raggiungere i quarti, proprio come Berrettini, ma senza avere sul suo cammino tennisti del calibro di Alcaraz e Korda che invece Matteo potrebbe dover affrontare. Per carità, il Braveheart Murray che ha vinto al quinto con Basilashvili e che a fine anno scorso  battè proprio Sinner non sarà certo avversario arrendevole, ma secondo me Sinner è più solido di Basilashvili…sebbene quando c’è da chiudere un set con il servizio a disposizione tende un po’ troppo spesso a irrigidirsi e a perderlo.

Forse sarebbe stato meglio per lui incontrare  Murray subito, già al secondo turno, perché lo scozzese sarebbe ancora stanco per la battaglia del primo turno, dopo la finale di domenica scorsa. Invece dovrà giocare contro il giapponese Taro Daniel e probabilmente avrà modo di recuperare.

C’è anche de Minaur nel settore di Sinner, ma Sinner oggi come oggi è ben più forte di Musetti. E De Minaur è comunque un tennista con limiti ben definiti.

Sinner giocherà da favorito i prossimi 3 match con Johnson, Murray e de Minaur. Se li vince eccolo nei quarti, probabilmente contro Tsitsipas, il n.4 del seeding e il più abbordabile rispetto a Medvedev, Zverev e secondo me anche rispetto a Nadal (che è n.6).

Sinner ha battuto a Tsitsipas a Roma, dove ci ha anche perso. E per quanto con il greco abbia perso 2 volte su 3 potrebbe – se arrivassero entrambi a scontrarsi – il traguardo della semifinale non sarebbe un traguardo impossibile.

Ben più difficile sarebbe l’eventuale semifinale con Medvedev, nonostante il matchpoint avuto a Torino…quando però il russo un momento sbadigliava (o si fingeva disinteressato) e un altro momento faceva numeri e recuperi da prestigiatore.

Lo so che mi sono spinto troppo in là, nemmeno io fossi parente del Mago Ubaldo, però se ho detto del tutto illogiche fatemelo pure presente. Non mi offendo. E non ho scritto che due italiani giocheranno due semifinali eh. Diciamo che, sebbene io guardi soprattutto a Berrettini contro Alcaraz con grandissima preoccupazione, quasi maggiore di quella che proverei alla vigilia di un Sonego-Monfils – ma attenzione già stanotte a Otte perchè a New York mi impressionò e non sarà facile domarlo, batte molto bene – magari sotto sotto ci spero. Voi no?

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Australian Open

Chi dei gemelli diversi, Berrettini e Sonego, ha più chances di centrare gli ottavi?

Strapiombo Kenin, delusione Gauff, dispiacere Jabeur. Febbrile attesa Brit per Murray contro… chiunque e per Raducanu-Stephens

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A un boomerang dall’Australia risponde un boomerang dalla Francia. Novak Djokovic dovrà decidere cosa farà da grande. Cioè a 35 anni. Il pensionato coerente con le sue libere opinioni? Il tennista professionista che rispetta tutte le stesse regole che rispettano i suoi colleghi? Molte alte strade non le vedo. Salvo che il COVID ci faccia la grazie di scomparire dalla terra con la stessa rapidità con cui si affacciato in Cina e poi nel resto del mondo.

Ma su quest’ultima ipotesi perfino coloro che accusano di ipocondria coloro che contano tristemente i 5 milioni e 500.000 morti disseminati nel globo dal Covid, sembrano poco ottimisti, pur tenendosi attaccati quasi morbosamente _ e per questo morbo davvero non pare ci sia vaccino che funzioni – alle proprie convinzioni NoVax.

Il caso Djokovic ha tenuto banco per tutto questo fine2021-inizio2022, e penso che ci terrà compagnia ancora per qualche mese, ci piaccia o no. E certamente ancora l’anno prossimo a gennaio quando si capirà se a) Djokovic vorrebbe giocare il prossimo Open d’Australia mettendo una pietra sopra a quanto successo quest’anno, b) se le autorità australiane gli apriranno uno spiraglio per evitargli i tre anni di semaforo rosso al Paese.

 

Io mi auguro entrambe le cose, a scanso di equivoci.

Ma siccome oggi volevo parlare di tennis e in fondo nella prima giornata dell’open d’Australia non è poi successo granchè, eviterò di asfissiarvi con un editoriale troppo lungo.

Cominciamo da sciovinisti. Gli italiani. Ce n’erano 8 in gara, hanno vinto in 5. Le due sconfitte, Fognini con Griekspor, Caruso con Kecmanovic per me non sono sorprese. Per quella della Paolini con la Ruse, assai peggio classificata della nostra, preferisco non pronunciarmi perché non conosco abbastanza la tennista rumena. So che ha 24 anni e che ha avuto come best ranking il n.87, ma non ricordo di averla vista giocare abbastanza a lungo. Certo che il punteggio è netto. Come sono netti anche i due punteggi patiti da Fognini e Caruso (per l’appunto i due che lo scorso anno si presero a male parole).

E le cinque vittorie? Mi sono svegliato stamattina, erano le 8 e mezzo, con una grande apprensione. Ero andato a letto poco prima delle quattro del mattino, con Berrettini che aveva salvato diverse pallebreak ma non il primo set. Mentre di occasioni ne aveva avute pochissime con Nakashima, dal servizio con una motion simile a quella del grande Pete Sampras.

Grande sollievo quando stamani ho visto che Matteo aveva vinto in 4 set. Non ci avrei giurato, anche perché i commenti che si udivano indirizzati al suo angolo (leggi Santopadre) erano piuttosto negativi “Ehi ma questo non sbaglia mai! Ma che devo fare? Quante righe prende?” e così proseguendo. Bene che approda al secondo turno e bene anche trovarsi di fronte Kozlov piuttosto che Vesely il quale, con il servizio mancino che si ritrova, in giornata di vena contro Matteo che ha nella risposta il punto più debole, era meglio riuscire ad evitare. Penso che l’ostacolo vero sarà Alcaraz. E più Alcaraz che forse in ottavi Carreno Busta o Korda (che ha fatto fuori brutalmente Norrie, n.12, con Harris n.30, una delle due teste di serie eliminate on the first day. Lo spagnolino allievo di Juan Carlos Ferrero ha avuto il Covid ma lo si è visto allenarsi come un assatanato.

Sonego ha regolato con discreta tranquillità Querrey che per nostra fortuna non è più quello che eliminò Djokovic a Wimbledon e tanti altri giocatori in carriera. Lorenzo deve cercare di vendicare la sconfitta patita con l’ostico tedesco Otte a New York.

E’ notevole l’opportunità che ha di raggiungere gli ottavi, approfittando del vuoto lasciato dall’espulsione di Djokovic. Né Otte né il vincitore di Paul-Kecmanovic sono avversari scarsi…ma al terzo turno è difficile che possa capitare di meglio. Testa di serie n.25 Lorenzo è il miglior in classifica rispetto ai tre che ho citato. Qualcosa dovrebbe pur dire, anche se il ranking non è anche un ranking di specialità, cioè di superficie.

Voglio mettere alla prova i lettori – mi serve capire chi legge e chi “posta” commenti eh – chiedendo loro: secondo voi ha più chances di raggiungere gli ottavi Sonego oppure Berrettini? Son curioso di leggere come la pensiate.

Delle ragazze, anche se ho parlato con la mia vicina di casa Martina Trevisan subito dopo la sua vittoria sulla giapponese Hibino (sostituta dell’ultimo momento della cinese Zheng…sempre occhi a mandorla erano), non ho visto che Camila Giorgi con la nervosissima Potapova che ricordavo aver visto bambina tredicenne superpromettente al torneo junior pasquale di Firenze.. Talmente nervosa che dopo aver concesso pallabreak sul 4-5 e subito il set è scomparsa di scena nel secondo: 6-0. Di Camila …mi ha fatto piacere vedere che apparentemente non sta male. Il suo forfait ritiro nel torneo precedente mi aveva preoccupato. La Martincova non dovrebbe essere un ostacolo insormontabile come (sulla carta) la Barty al terzo turno.

Non avendo viste le loro partite vi rimando alle cronache dei vittoriosi match della Trevisan (che ha però la Badosa al secondo) e della Bronzetti sulla Gracheva: bravissima Lucia, complimenti perché vincere all’esordio in uno Slam è sempre una piccola grande impresa. Ma anche lei ha l’ostacolo Barty e subito. Si toglierà la soddisfazione di giocare su un grande campo, con tanto pubblico. Quanti pagherebbero? Lei invece con i 154.000 dollari australiani del secondo turno, uscendo dalle qualificazioni, ha già fatto Bingo.

Chiusa la pagina azzurra, accennato all’exploit di Korda ai danni di Norrie (che non penso valga la classifica che ha), sarei stato curioso di guardare dal basso lo scontro fra Opelka e Anderson (2m,11cm contro 2m,03; solo Opelka-Isner avevano raggiunto altezze più elevate) vinto dal primo.

Mentre Nadal che perde solo 7 game con Giron conferma che Rafa, almeno a livello di tornei 250 ATP, sta benino. Non ha nemmeno troppo bisogno di sollecitare il piede malato.

Fra le donne è successo forse qualcosa più importante fuori dal campo, la Jabeur n.9 del seeding che si è ritirata – e davvero dispiace perché oltre a essere la tennista araba più forte di sempre è anche una ragazza deliziosa e che gioca un tennis piacevole come poche – anche se sul campo va registrata la sorprendente netta sconfitta di Coco Gauff  con una delle tante Wang Qiang  (la riconosco a fatica, ammetto, ma so che è la più forte delle omonime) e anche la nuova battuta d’arresto della Kenin, campionessa a Melbourne del 2020, con Madison Keys finalista US Open 2017.

La Kenin perde i 2000 punti che la classifica congelata le aveva lasciato in dotazione, scenderà intorno alla sessantesima posizione …me lo segnala la redazione più informata sulle vicende dei punti congelati che prima o poi dovremo riprendere a discutere perché sono quasi certo che ben poche ne conoscano, o ricordino, tutte le implicazioni e variabili.

Mi appresto stanotte a fare nuovamente le ore piccole. Abbiamo in campo i 6 azzurri del tabellone maschile che non abbiamo visto nella prima giornata.

De Minaur Musetti sarebbe il match più intrigante fra tutti, ma anche uno dei più duri, tranne che per il Travaglia-Bautista Agut e Mager-Rublev. Ma non è che con Cecchinato-Kohlschreiber e Seppi-Majchrzak  si possano fare nottate tranquille e senza caffè. Quanto a Sinner con Joao Sousa beh, non ci faccia scherzi. Se non vince lui allora davvero buona notte.

Se avessi dovuto pagare un biglietto per vedere qualche match della seconda giornata avrei scelto, oltre a Musetti-de Minaur, certamente Murray Basilashvili e Stephens-Raducanu. Si fosse giocato due set su tre anche il maschile avrei puntato su Murray. Tre su cinque forse il georgiano. Se si giocasse su un set su due…non mi perderei mai Kyrgios. Sapendo che già dal secondo set può succedere di tutto. Nel match di cartello femminile…se lo si fosse giocato su un campo periferico avrei avuto il dubbio che la Stephens potesse anche giocare un match distratto, come tanti dei suoi. Ma questo genere di match lei invece lo adora. E allora penso che vincerà. Anzi, lo pensa il Mago Ubaldo.

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Ranking WTA, Paula Badosa al sesto posto. Serena Williams esce dalla Top 50

Best ranking anche per Cori Gauff, male Mertens e Vondrousova

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Paula Badosa - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

Pochi movimenti verso l’alto nel WTA Ranking di questa settimana, come d’altronde è tradizione per il periodo immediatamente precedente ad uno Slam. In Top 10 c’è grande stabilità, con una sola eccezione: forte del titolo conquistato al 500 di Sydney, Paula Badosa ha conquistato il best ranking di N.6 WTA; e pensare che un anno fa era stata l’unica tennista positiva (uomini compresi) alla vigilia del torneo, finendo isolata in un hotel senza nemmeno gli attrezzi per allenarsi. A fare le spese della sua ascesa sono Maria Sakkari (-2, da N.6 a N.8) e Iga Swiatek (-1, da N.8 a N.9).

In Top 20 ci sono altre due tenniste che raggiungono la propria miglior classifica, vale a dire Elena Rybakina (N.12, +1) e Cori Gauff (N.16, +3). Calo per Angelique Kerber (N.17, -3) e soprattutto per Elise Mertens, che esce dalle prime venti accasandosi alla 26 (-6). Il suo posto viene preso da Petra Kvitova (+2, N.19). Poco più indietro, buon salto per Daria Kasatkina (N.23, +3).

I veri spostamenti di rilievo sono avvenuti più indietro. Si segnalano infatti i forti cali di Marketa Vondrousova (-7, N.41) e soprattutto di Serena Williams, che è uscita dalla Top 50 perdendo 12 posizioni. Questo è solo il prodromo di un vero e proprio crollo per la leggenda statunitense, che dopo l’Australian Open (dove difendeva la semifinale ma è stata costretta al forfait) uscirà addirittura dalle prime 200 (il suo live ranking è di N.244). Destino simile per la finalista uscente Jennifer Brady, che fra due settimane si troverà fuori dalle prime cento (live ranking di N.110). Di seguito la Top 50:

 
Classifica WTAVariazioneGiocatricePunti
10Ashleigh Barty7111
20Aryna Sabalenka5698
30Garbiñe Muguruza5425
40Barbora Krejcikova5213
50Karolina Pliskova4582
6+3Paula Badosa4264
70Anett Kontaveit4231
8-2Maria Sakkari4071
9-1Iga Swiatek3916
100Ons Jabeur3500
110Anastasia Pavlyuchenkova2968
12+1Elena Rybakina2765
13-1Sofia Kenin2762
140Naomi Osaka2696
150Simona Halep2657
16+3Cori Gauff2655
17-1Elina Svitolina2641
180Emma Raducanu2595
19+2Petra Kvitova2530
20-3Angelique Kerber2517
21+1Jessica Pegula2474
22+1Belinda Bencic2415
23+3Daria Kasatkina2360
240Leylah Fernandez2279
250Victoria Azarenka2166
26-6Elise Mertens2091
27+1Jelena Ostapenko2035
28-1Jennifer Brady1953
29+2Tamara Zidansek1931
30-1Danielle Collins1911
31+1Karolina Muchova1734
32-2Veronika Kudermetova1695
330Camila Giorgi1692
34+3Jil Teichmann1620
350Sara Sorribes Tormo1588
360Shelby Rogers1583
37+2Liudmila Samsonova1577
380Sorana Cirstea1502
39+2Clara Tauson1459
40+2Viktorija Golubic1452
41-7Marketa Vondrousova1447
42+1Yulia Putintseva1400
43+2Ajla Tomljanovic1395
44+2Bianca Andreescu1378
45-5Ekaterina Alexandrova1356
46+11Alison Riske1271
47+1Tereza Martincova1226
48+1Katerina Siniakova1220
49+2Anna Kalinina1188
50+3Camila Osorio1167

CASA ITALIA

Le migliori giocatrici italiane rimangono piuttosto stabili, anche perché la N.1 Camila Giorgi ha deciso di non scendere in campo prima dell’Australian Open, mentre Trevisan, Errani, Bronzetti, Cocciaretto, Stefanini e Di Sarra erano impegnate nelle qualificazioni dello Slam – Trevisan e Bronzetti sono riuscite ad accaparrarsi un posto in tabellone, con Lucia che si è guadagnata l’esordio assoluto in un Major. Si segnala purtroppo la forte discesa di Bianca Turati, che ha perso 64 posizioni rispetto alla scorsa settimana. Di seguito le venti migliori azzurre:

Classifica WTAVariazioneGiocatricePunti
330Camila Giorgi1692
520Jasmine Paolini1153
111+2Martina Trevisan713
121+2Sara Errani621
142+3Lucia Bronzetti511
159-4Elisabetta Cocciaretto43′
184-3Lucrezia Stefanini368
190+2Giulia Gatto-Monticone361
204+1Federica Di Sarra337
280+4Martina Di Giuseppe243
294+4Cristiana Ferrando229
295-2Jessica Pieri228
386-64Bianca Turati148
411+3Stefania Rubini131
413+3Camilla Rosatello129
414-7Martina Caregaro129
424+2Anna Turati123
430+1Nuria Brancaccio121
444+1Dalila Spiteri115
469-1Anastasia Grymalska105

NEXT GEN RANKING

Raggiunto il best ranking, Coco Gauff si riprende anche lo scettro di miglior teenager del circuito grazie alla semifinale raggiunta all’Adelaide International 2. Superata Emma Raducanu, travolta senza tema di smentita da Rybakina a Sydney. Brutto calo per Marta Kostyuk, che perde 16 posizioni ed esce dalla Top 50. Qui le migliori tenniste nate dopo il 1° gennaio 2002:

PosizioneVariazioneGiocatriceAnnoClassifica WTA
1+3Cori Gauff200416
20Emma Raducanu200219
30Leylah Fernandez200224
4+2Clara Tauson200239
5-16Marta Kostyuk200266
6+3Qinwen Zheng2002108
7+3Diane Parry2002114
8+1Daria Snigur2002151
90Victoria Jimenez Kasintseva2005202
10+3Elina Avanesyan2002211

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