2019, il tennis a gennaio: conferme e colpi di scena all'Australian Open

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2019, il tennis a gennaio: conferme e colpi di scena all’Australian Open

Gennaio significa soprattutto Australian Open. Djokovic e Osaka mattatori e n.1. Murray si ritira, forse. Musetti dà la carica per un 2019 tricolore

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Roger Federer e Stefanos Tsitsipas - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Questo articolo inaugura una serie di undici racconti, uno per ogni mese da gennaio a novembre, grazie ai quali ripercorreremo la stagione da poco conclusa. Un intero torneo, un giocatore, una singola partita o anche un semplice accadimento, dentro o fuori dal campo: la scelta di gennaio è ricaduta sull’Australian Open.

Gennaio nella stagione del tennis è soprattutto sinonimo di un torneo, il primo Slam in ordine cronologico, quello più caldo di tutti, dal punto di vista delle temperature e del tifo del pubblico, l’Australian Open. A giudicare dai vincitori dei due singolari, quella del 2019, potrebbe sembrare un’edizione banale e prevedibile. Il successo di Novak Djokovic era ampiamente pronosticabile. Quello di Naomi Osaka tutt’altro che impensabile. Tuttavia, per come sono arrivati e per il loro significato, sono stati comunque da ricordare. Inoltre, in quelle due settimane sono iniziate delle storie interessanti che poi si sarebbero sviluppate meglio nel corso dell’anno. Insomma, l’Australian Open è stato veramente un incipit perfetto del romanzo del tennis 2019.

SETTE VOLTE DJOKOVICCome lui nessuno a Melbourne. Sette titoli in carriera. Superati Roy Emerson e, soprattutto, Roger Federer, fermi a 6. Per sempre. Il primo di sicuro. Il secondo pure con tutta probabilità. Calcolando che aveva già conquistato Wimbledon e US Open nel 2018 era un altro quasi calendar slam, il terzo in carriera. 15esimo titolo Slam complessivamente. In quel momento le lunghezze di distacco da Rafa erano due e quelle da Roger cinque. La missione aggancio e sorpasso sembrava alla portata, soprattutto per come è arrivato il trionfo agli Australian Open: due soli set persi, il penultimo del terzo turno contro Shapovalov e il secondo degli ottavi di finale contro un russo in grande ascesa, Daniil Medvedev (ne riparleremo più tardi). Quattro giochi in tre set concessi al povero Lucas Pouille in semifinale.

 
Novak Djokovic – Australian Open 2019 (via Twitter, @AustralianOpen)

Ma, a fare ancora più rumore, oppure silenzio attorno al mai troppo amato campione serbo, sono stati i sette lasciati a Nadal nell’atto conclusivo. Dopo i problemi fisici che gli avevano impedito di concludere la stagione precedente, in pochi pensavano di poter vedere il fenomeno iberico già così competitivo a Melbourne. Nadal però come al solito ha stupito tutti. Tranne Nole. Certamente il serbo partiva nettamente favorito. Ma l’affermazione è stata roboante. Un messaggio, al mondo del tennis, per iniziare la stagione mettendo le cose in chiaro: il più forte sono di nuovo io.

OSAKA È UNA N.1 – Se a 20 anni vinci i tuoi primi US Open, battendo in finale Serena Williams, il tuo idolo di sempre e la favorita del pubblico, non facendoti condizionare da una delle litigate giocatore-giudice di sedia più memorabili di sempre, sei una predestinata. Se giusto qualche mese dopo vinci anche gli Australian Open sei già una campionessa. A certificarlo, dopo la splendida ed emozionante finale portata a casa contro Petra Kvitova dopo tre set e due ore e mezza di gioco, è arrivata anche la prima posizione mondiale. A Melbourne, Naomi Osaka ha fatto intendere di avere le carte in regola per poter prendersi il traballante trono della WTA, una volta per tutte: colpi potentissimo, grande atletismo, killer instinct. Sascha Bajin aveva trasformato un diamante grezzo in un gioiello di primissimo valore, con un valore di mercato inestimabile, ad ogni latitudine del pianeta. Il limite sembrava solo il cielo per la nipponica. Ma sotto le luci dei riflettori qualcosa si stava incrinando nel rapporto con l’allenatore tedesco, e, di conseguenza, nella mente di Naomi.

Naomi Osaka – Australian Open 2019 (via Twitter, @AustralianOpen)

MURRAY È FINITA (?)La grande storia dei primi giorni di Australian Open è stato il (presunto) ritiro di Andy Murray, due volte campione di Wimbledon ed ex n.1 al mondo. Il britannico, reduce da un 2018 in cui ha giocato giusto 12 partite ed è conseguentemente sceso oltre la 200esima posizione in classifica, convoca una conferenza stampa ad inizio torneo. Tra le lacrime annuncia che il suo incontro di primo turno contro Roberto Bautista Agut dovrebbe essere l’ultimo match in carriera. Nonostante l’uso della chirurgia, l’anca fa male, anzi malissimo. Non solo non gli permette di giocare a tennis ai suoi livelli ma nemmeno di allacciarsi le scarpe da solo. Troppo anche per un fighter nato come lui. L’attesa per l’incontro diventa così inevitabilmente altissima.

Murray, come probabilmente fa da quando ha preso una racchetta in mano per la prima volta, combatte con il coltello tra i denti. Va sotto di due set, poi rimonta fino al quinto dove, stanchissimo, lascia strada a Bautista Agut che solo qualche settimana prima si era permesso di battere Djokovic a Doha andando anche a vincere anche il torneo. Gli applausi del pubblico per Murray sono comunque scroscianti. Sul video della Rod Laver Arena passano messaggi di commiato da parte di tutti i colleghi. Quando il finale della storia sembra già scritto, arriva l’annuncio a sorpresa da parte del campione di Dunblane, improvviso e insperato come uno dei suoi recuperi: non è finita! Forse un ultimo match a Wimbledon, nel suo giardino, per ritirarsi dove vuole lui e come vuole lui. O forse un’altra operazione, rischiosa ma eventualmente salvifica. Per la sua qualità di vita, ma chissà anche per la sua carriera. Che per Murray probabilmente coincidono in gran parte. Stay tuned

Andy Murray in conferenza stampa prima del match

IL VENTO DEL CAMBIAMENTO – Che dietro ai big three le acque cominciassero a muoversi lo si era intuito dalla vittoria di Alexander Zverev alle Finals del 2018. A Melbourne Sascha conferma di avere un pessimo feeling con gli Slam facendosi sorprendere da un Milos Raonic miracolosamente sano. In compenso, altre facce nuove si stanno facendo notare. Una ha i tratti gentili e affascinanti di Stefanos Tsitsipas, che pure aveva vinto le Finals alla fine della stagione precedente, ma quelle dei ragazzini. Il greco, classe 1998, inaugura la sua campagna con una vittoria sul nostro Berrettini (a proposito di facce nuove), poi supera Troicki, e al terzo turno l’ostico Basilashvili. Agli ottavi si regala il primo faccia a faccia con Federer. Ma quella che doveva essere una passerella per il suo gioco spumeggiante si tramuta in un ipotetico passaggio di consegne.

La Grecia ha ufficialmente trovato una divinità del tennis. La consacrazione è arrivata inesorabile nel corso dei mesi successivi. Poco importa che in semifinale abbia rimediato sei giochi con Nadal. L’altra faccia del nuovo che avanza nel circuito maschile è invece quella un po’ smunta di Daniil Medvedev, già protagonista di un ottimo finale di 2018. Tre set a Goffin al terzo turno poi appunto un set strappato a Nole. In maniera strana, giocando un tennis strano. Tanto che in molti lo bollarono come nient’altro che un incidente sul luminoso percorso del campione serbo. Ma in quella maniera strana di set ne avrebbe vinti tanti altri nei mesi a venire, dimostrando che nulla era casuale. Era solo un caos premeditato. 

LA GIOVINE ITALIA – Se il buongiorno si vede dal mattino, il 2019 del tennis azzurro partiva alla grande. Il buongiorno di Melbourne ha preso il nome di Lorenzo Musetti, classe 2002 da Massa Carrara. Talento purissimo di abbacinante bellezza. Dopo aver sfiorato il successo a New York, Musetti si prende lo slam Junior in Australia, battendo al fotofinish in finale lo statunitense Emilio Nava. Primo italiano di sempre. È segno che è già arrivato il momento di fare il salto. Anche se c’è un ragazzino altoatesino, rossiccio di capelli, che nel frattempo ha deciso che non aveva proprio senso gareggiare con i suoi coetanei e sta bruciando le tappe. Il futuro è roseo. Anzi azzurro.

Lorenzo Musetti – Australian Open Junior 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

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ATP

Barcellona: Musetti schiva la trappola Lopez, adesso il test Auger-Aliassime

Vittoria non banale di Lorenzo Musetti, bravo a rimanere concentrato e sbagliare poco. In serata in campo Jannik Sinner

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[WC] L. Musetti b. F. Lopez 6-4 6-3

È difficile giocare un bel match contro un avversario che vuole evitare di entrare nello scambio, varia velocità e rotazioni, si presenta a rete – insomma, non dà assolutamente ritmo o riferimenti. L’unica cosa che si può valutare è il risultato e sotto questo aspetto Lorenzo Musetti non delude, battendo Feliciano Lopez in due set e portando così a otto i successi stagionali nel Tour a fronte di quattro sconfitte. Bisogna naturalmente ammettere che il buon Feli, alla seconda sconfitta consecutiva in uno scontro generazionale dopo aver subito la rimonta di Alcaraz a Marbella, ci ha messo del suo, perché conta poco accorciare i punti se sei tu a non mandare di là la palla o se la lasci andare perché non capisci dove sta per cadere o se sei troppo lento per arrivarci. Ma, come vedremo, ciò non diminuisce i meriti di Lorenzo, solido e attento a capitalizzare le opportunità.

IL MATCH – Lorenzo sceglie di cominciare in battuta, mentre Lopez inizia a giocare dopo aver perso sei punti. Nonostante ciò e la palla dello 0-2 su cui Musetti non controlla l’incrociato stretto dopo aver raggiunto la smorzata, Feliciano tiene. Si dice di “leggerlo” riferendosi al drop shot azzurro, il secondo che rinuncia a rincorrere; il nostro abusa di quella soluzione e cede il servizio al quinto gioco, ma gli errori spagnoli lo rimettono subito in corsa. Il classe 1981 è lento negli spostamenti, fatica quando lo scambio si allunga, stecca con frequenza, ma qualche buona prima e i varchi trovati sulla destra dell’avversario lo tengono a galla. Non al decimo gioco, però, dove conferma i punti deboli senza che gli vengano in aiuto né la battuta (trova anzi un doppio fallo), né il dritto lungolinea questa volta rallentato dal nastro, e Musetti si assicura il 6-4.

 

Alla ripresa, il teenager di Carrara deve subito ringraziare Lopez per l’orrida giocata sulla palla break – l’unica del parziale – e il punteggio può seguire l’ordine di battuta. Gioco sempre frammentato con qualche punto da highlights per entrambi fino a che Feliciano è chiamato a servire per restare nel match e, come nel primo set, non riuscirà nell’impresa. Questa volta il merito è però tutto di Lorenzo che per due volte da destra risponde sulla seconda da lontano ma profondissimo (anche con un po’ di fortuna nella seconda occasione), mentre da sinistra avanza per tagliare il campo sulla prima mancina bloccando la risposta e poi trafiggendo il n. 61 con un delizioso passantino di rovescio in mezza volata. Dopo poco più un’ora, Lopez consegna infine la sfida al primo match point con il ventesimo errore non forzato contro i soli sei di Lorenzo, a dimostrazione della solidità della sua prestazione, arricchita da 16 vincenti, lo stesso numero di Feli. Al secondo turno, Musetti troverà Felix Auger-Aliassime per un altro confronto inedito.

LE PAROLE DI MUSETTI – Lorenzo è arrivato a Barcellona con largo anticipo, convinto di dover giocare le qualificazioni, ma venerdì è giunta la conferma della wild card: “Così ho avuto tempo per adattarmi al meglio alle condizioni. Le palline sono molto dure e sul campo si scivola parecchio, ma è un bellissimo torneo davvero ben organizzato”. Riguardo all’avversario odierno: “Oggi è stata una partita difficile. Ero curioso di affrontare un giocatore come Feliciano che è un po’ atipico bel circuito. Ho avuto fretta all’inizio, ho mancato subito una chance. Mi è girata bene alla fine del primo set facendogli il break. Nel secondo sono rimasto lì, concentrato, e sono andato sempre meglio. Partite come questa, magari anche non giocando benissimo ma vincendo, mi fanno acquisire esperienza e fiducia”.

Non troppi match, però, quindi dopo Barcellona, il quinto torneo consecutivo a cominciare da Acapulco, è arrivato il momento di fermarsi un po’. Poi, molto probabilmente giocherò le qualificazioni a Madrid e poi Roma, dove ho una cambiale abbastanza importante, quindi sperando di andare il più lontano possibile. L’obiettivo è il Roland Garros, il mio primo Slam in main draw”.

Diversamente da molti colleghi in possesso di un piano A molto semplice e poco altro, Musetti vanta un arsenale più vario. La parte difficile è non farsi confondere dalla varietà delle soluzioni. “È una grossa sfida ammette Lorenzo, “ma è quello che faccio e gioco il mio miglior tennis quando scelgo il colpo, l’arma giusta che ho a disposizione. Quando sono al mio miglior livello, faccio sempre la scelta migliore ed è quello che cerco di fare anche in allenamento, concentrandomi e migliorandomi a partire da lì, che è la chiave di tutto proprio perché, spesso, in partita commetto gli stessi errori che commetto in allenamento”. Quindi, un tennis che funziona al meglio quando è istintivo e non ci pensa troppo? “Quando ho buone sensazioni in campo, mi viene naturale giocare smorzate, variazioni, colpi speciali. A volte, è la chiave per vincere incontri in condizioni difficili, come questo. Oggi ho usato bene la risposta perché lui serviva bene, soprattutto da sinistra ho cercato di avvicinarmi alla linea di fondo – cosa che non faccio abitualmente. Poi, lo slice per tenergli la palla bassa quando veniva avanti”.

A proposito dell’avversario di secondo turno, Auger-Aliassime: “Non ho mai giocato con Felix, neanche in allenamento. Sicuramente è più in forma rispetto a Feliciano. Sarà una partita più fisica, con più scambi. Feliciano tende a scendere a rete, a fare pochi scambi, mentre Felix è più solido, ma anche lui molto aggressivo. Credo sia una partita aperta. Ho le mie chance, come le ho con tutti, e cercherò di sfruttarle al meglio. Di sicuro, lui sarà tra i protagonisti nel futuro del nostro sport. E, con lui, spero di esserci anch’io in quel futuro”.

Il tabellone completo

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Al femminile

Osorio e Fruhvirtova, teenager a Charleston

Nel torneo in South Carolina vinto da Astra Sharma si sono messe in luce protagoniste giovanissime

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Linda Fruhvirtova - WTA Charleston 2021 (via Twitter, @VolvoCarOpen)

Il secondo torneo disputato sulla terra verde di Charleston, un WTA 250, sembrava dovesse rispettare le gerarchie delle teste di serie. Infatti la numero 1 in tabellone, Ons Jabeur, era approdata in finale contro Astra Sharma dopo avere vinto con margine i turni precedenti. Quattro successi in due set, lasciando al massimo cinque game a match. Invece in finale è arrivata la sorpresa.

Jabeur ha vinto il primo set 6-2, e anche nel secondo set sembrava fosse imminente lo strappo decisivo per chiudere la partita e conquistare il titolo. Ma nei game finali Ons ha cominciato a sbagliare di più, e ha perso il parziale 5-7. Poi alla distanza è calata drasticamente, subendo un inatteso 1-6. E così la numero 27 del ranking ha lasciato strada alla numero 167. Con questa controprestazione Jabeur deve ancora rimandare l’appuntamento con il primo successo in un torneo a livello WTA.




 

Dalla stagione 2020, pur tra le difficoltà della pandemia, Jabeur ha compiuto un notevole salto di qualità, certificato anche dal best ranking in carriera: numero 25 raggiunto proprio questa settimana. Ma c’è ancora qualcosa da aggiustare nel suo tennis, tanto spettacolare quando gira al meglio. Forse pecca nella tenuta fisica alla distanza, ma forse è soprattutto un problema di convinzione in alcuni frangenti dei match importanti. La metterei in questo modo: il suo tennis è creativo ed efficace quando tutto funziona, ma tende a diventare forzato e un pochino cervellotico quando le cose non girano a dovere. E i colpi diventano poco produttivi.

Ma va dato merito anche alla avversaria in finale, Astra Sharma. Con i nuovi meccanismi di calcolo del ranking, Sharma aveva appena visto scadere i punti della finale ottenuta a Bogotà nel 2019, e questo le aveva causato un arretramento di oltre 30 posti. Ma il successo di Charleston le ha permesso di risalire sino alla posizione 120. E così dopo la sconfitta di due anni fa contro Amanda Anisimova in Colombia, Sharma ha conquistato alla seconda occasione il suo primo titolo a livello WTA.

Malgrado la finale abbia offerto il confronto tra due giocatrici in piena maturità (Jabeur ha 26 anni e Sharma 25), a mio avviso l’aspetto più interessante di Charleston “bis” è legato alla presenza di ben tre teenager nei quarti di finale: Clara Tauson, Maria Camila Osorio Serrano e Linda Fruhvirtova.

Di Tauson (nata nel dicembre 2002) ho già scritto in occasione del suo successo nel WTA 250 di Lione, all’inizio di marzo (vedi QUI). Allora aveva vinto partendo dalle qualificazioni, e quella vittoria non aveva solo significato il primo titolo in carriera a livello WTA, ma anche l’ingresso in Top 100. Questa volta è il momento di parlare di Osorio Serrano e Fruhvirtova.

Maria Camila Osorio Serrano
La semifinale raggiunta dalla giovane tennista colombiana in South Carolina segue di pochi giorni il suo trionfo a Bogotà: anche per lei primo titolo in carriera a livello WTA, da profeta in patria. La classica settimana da sogno, conclusa come meglio non poteva, con la vittoria in finale su Tamara Zidansek.

A livello tecnico, però, probabilmente vale di più la semifinale nordamericana rispetto al successo sudamericano. Facciamo due conti: in Colombia la giocatrice sconfitta più alta in classifica era stata la numero 93 Zidansek. In South Carolina invece, Osorio ha battuto la numero 51 Linette al primo turno e la numero 91 McHale al secondo. Poi ha avuto la meglio su Tauson (ma con un successo per ritiro), prima di fermarsi contro la futura vincitrice Sharma in semifinale. Mettendo in fila le partite di Bogotà con quelle di Charleston, Osorio ha vinto otto partite consecutive, e questo le ha permesso di ottenere il best ranking della sua breve carriera: numero 118 WTA. 

A 19 anni compiuti (è nata il 22 dicembre 2001), Osorio nei prossimi mesi proverà a sfondare la barriera della Top 100, cercando di avvicinare i risultati ottenuti nel recente passato da altre due colombiane: Mariana Duque Marino (best ranking numero 66 e un titolo vinto, anche lei a Bogotà) e soprattutto Fabiola Zuluaga (best ranking numero 16 nel 2005 e semifinalista all’Australian Open 2004). Zuluaga ha vinto 5 titoli a livello WTA, e 4 di questi a Bogotà: nel 1999, 2002, 2003, 2004.

Sorprende fino a un certo punto che per tre giocatrici colombiane il torneo di casa si sia trasformato nel “terreno di caccia” preferito: dato che la capitale della Colombia si trova a oltre 2600 metri sul livello del mare, le condizioni di gioco sono molto particolari, e probabilmente chi è cresciuta in un contesto del genere riesce a esprimersi meglio rispetto a chi deve adattarsi in pochi giorni al tennis in altura.

Maria Camila proviene da una famiglia di sportivi, ma non di tennisti: infatti sia il nonno che il fratello sono arrivati a giocare nella nazionale di calcio colombiana. Lei invece ha scelto il tennis dopo che da bambina aveva incrociato per caso in televisione un match di Federer. È rimasta stregata dal gioco in generale ma anche da Roger, tanto da averlo “inseguito” nei tornei dello Slam che ha affrontato da junior. È riuscita ad agganciarlo e a farsi fotografare insieme a Roger proprio nell’ultima occasione, a New York 2019. Osorio infatti ha vinto il suo titolo Slam (US Open 2019) quando stavano per scadere i limiti di età.

Anche se in WTA non ha ancora raggiunto i livelli di Duque Marino e Zuluaga, è comunque la prima colombiana della storia a essere arrivata alla posizione numero 1 della classifica junior; raggiunta il lunedì successivo alla vittoria nello Slam (9 settembre 2019). Forse non è stata precocissima nei risultati (ricordo per esempio che sono nate nel 2001 Amanda Anisimova e Iga Swiatek), ma ha dimostrato di avere cominciato con il piede giusto il passaggio al professionismo: numero 478 a fine 2018, numero 184 a fine 2019, con il primo successo a livello ITF nel 15K di Cucuta, che è la sua città natale.

Nelle partite di Charleston Maria Camila ha dato prova di possedere alcune tipiche doti di chi è cresciuta sulla terra rossa: due buoni fondamentali da fondo, ma anche la capacità di utilizzare il drop-shot e di misurarsi con i frequenti corpo a corpo che la palla corta può innescare. D’altra parte non dispone di una potenza devastante, e difficilmente può fare la differenza con i colpi di inizio gioco. Per questo penso che per crescere in futuro dovà trovare i giusti equilibri che le permettano di valorizzare il pià possibile gli aspetti tattici e agonistici.

a pagina 2: Linda Fruhvirtova

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Flash

Pagelle Montecarlo: un Dio greco in terra

Stefanos Tsitsipas trionfa nel Principato, Djokovic e Nadal in affanno. Roger Federer preferisce la Svizzera

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Stefanos Tsitsipas - Montecarlo 2021 (via Twitter, @atptour)

Stefanos figlio di Apostolos fece una palla di pelle di Rublev, tutti i russi salirono a galla per vedere la palla di pelle di Rublev fatta da Stefanos, figlio di Apostolos. E così il Dio greco Tsitsipas (10) finalmente è sceso in terra a calpestare e dominare il suolo del mattone tritato, nuovo principe di Montecarlo approfittando dei tentennamenti dei precedenti tiranni. Nulla ha potuto il robotico Rublev (8,5), eroico nell’abbattere l’antico dominatore ma poi arresosi dinanzi a cotanta bellezza e superiorità.

D’altra parte Novak Djokovic (5) aveva dato tutto per dimostrare al nuovo leoncino Jannik Sinner (6) che il vecchio leone comandava ancora la foresta e soprattutto era distratto dal progetto di annettere la PTPA alla nuova Superlega ed ha dovuto cedere il passo dinanzi allo scatenato Daniel Evans (8), che ha all’improvviso dimostrato di avere birra, non solo da bere, anche sulla terra battuta. In verità anche fuori dal campo visto il risentimento mostrato nei confronti di Lorenzo Musetti (5,5): caro Dan fai il bravo che per difendere l’onore del Magnifico siamo pronti ad invadere la perfida Albione. Rafa Nadal (5) è apparso un po’ stralunato, ma Parigi è ancora lontana e, come di consueto, lì si parrà la sua nobilitade e dunque non è il caso di preoccuparsi.

Per quanto riguarda lo squadrone azzurro, eravamo nove in tabellone eravamo giovani e forti ma a salvarci dal tracollo è stato il vecchio bucaniere Fabio Fognini (7) che ha ritrovato l’aria di casa ma ha dovuto arrendersi allo scatenato Casper Ruud (7,5). Matteo Berrettini (5) ha dimostrato di non essere ancora pronto, Caruso (6) si è salvato da una figuraccia, Travaglia (6) ha difeso l’onore della propria donna dalle ingiurie del villano Carreno, da Sonego (6) forse potevamo aspettarci qualcosa di più, ma veniva dalla vittoria in terra sarda e dobbiamo essere clementi.

A proposito di Sardegna, altro successo del movimento italiano con il nuovo torneo ATP in programma nella settimana prima del Roland Garros: sarà Parma, nel frattempo annessa con provvedimento presidenziale alla provincia di Nuoro, ad ospitare il nuovo 250.

 

Nel frattempo Roger Federer, dal suo buen ritiro ha fatto sapere che tornerà in quel di Ginevra e dunque non figura nell’entry list di Roma. A questo punto gli appassionati italiani potranno sperare solo in una improbabile retromarcia di Roger e in una wildcard degli Internazionali. Dubbioso Binaghi: “Beh stiamo parlando di una vecchia gloria, un giocatore che non ha più nulla da dare e che è riuscito a non vincere questo torneo neanche quando il suo avversario era Mantilla, che è riuscito a perdere con Stepanek, Chardy, Gulbis e Volandri. Valuteremo ma in questo momento abbiamo altri nomi prima di lui, Londero, Coria e Delbonis certamente più adatti di lui alla terra”.

Se Federer limita le sue apparizioni sul rosso, Nick Kyrgios (4) ha invece deciso di saltare totalmente la stagione sulla terra. “Non mi alleno altrimenti sporco la macchina. La terra non dovrebbe essere nemmeno considerata una superficie” ha ricordato più volte Nick. D’altra parte nemmeno lui dovrebbe essere considerato un tennista.

Dato un applauso alle nostre Cocciaretto (7,5) e Trevisan (7) che hanno spezzato le reni alla Romania nella ex Fed-Cup, l’oscar quadrifoglio della settimana va a Federico Gaio (10): ko nell’ultimo turno delle qualificazioni di Barcellona, è stato ripescato come lucky looser e sorteggiato all’esordio con Benoit Paire. Più gaio di così…

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