Il papà di Djokovic accusa Dimitrov, che si difende: "Colpa degli organizzatori dell'Adria Tour"

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Il papà di Djokovic accusa Dimitrov, che si difende: “Colpa degli organizzatori dell’Adria Tour”

“Storie tese” tra Srdjian Djokovic e Dimitrov, accusato di aver ‘portato’ il virus all’Adria Cup. La replica del team del tennista bulgaro

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Grigor Dimitrov - ATP Cup 2020 (via Twitter, @ATPCup)

Non si placano le polemiche attorno all’ormai defunto Adria Tour e a Novak Djokovic. La positività di Grigor Dimitrov al coronavirus ha scoperchiato il vaso di Pandora dei contagi nel torneo balcanico, finendo per coinvolgere anche Coric, Troicki e lo stesso Djokovic. Oltre alle accuse rivolte a Djokovic, in quanto promotore dell’esibizione, sul banco degli imputati è finito anche Dimitrov che avrebbe messo a rischio la salute degli altri giocatori scendendo in campo nonostante i sintomi influenzabili (in seguito ricondotti al contagio dal virus).

A rincarare la dose è arrivato un esponente della famiglia stessa di Djokovic, non nuovo a dichiarazioni incendiarie. Si tratta di papà Srdjian, che ha attaccato direttamente il giocatore bulgaro: “Dimitrov ha inferto danni enormi alla nostra famiglia […] probabilmente è arrivato con un’infezione da chissà dove. Non è stato testato qui, l’ha fatto in qualche altro posto. Penso che abbia sbagliato. Ha inflitto enormi danni alla Croazia, alla Serbia e alla nostra famiglia“.

Appena dopo questo attacco frontale – non il primo: Dimitrov è stato criticato anche dai media balcanici – è arrivata la risposta dall’entourage del tennista bulgaro, nella persona di Georgi Stoimenov, manager di Dimitrov, la cui positività aveva sollevato inizialmente il polverone.

 

A proposito di quanto dichiarato da Srdjian Djokovic alla televisione croata voglio dirvi questo: Grigor è andato a Belgrado dopo tre mesi di completo isolamento. Nessuno a Belgrado o a Zadar si è mai offerto o gli ha imposto di fare il tampone per il coronavirus. Gli organizzatori sono responsabili per lo svolgimento in sicurezza del torneo e della creazione di direttive da seguire. Grigor ha rispettato tutte le regole imposte dagli organizzatori del torneo e tutte le leggi quando ha passato i confini tra Bulgaria, Serbia e Croazia“.

Un comunicato molto duro che evidenzia la mancanza di precauzioni del torneo pan-adriatico e rimette tutte le responsabilità del contagio agli organizzatori dell’esibizione. Dopo la strigliata di Andrea Gaudenzi – “È un po’ come quando dici ai tuoi figli di indossare il caschetto mentre provano ad imparare ad andare in bicicletta e le positività dei cestisti serbi Nikola Jokic e Nikola Jankovic, che erano stati a contatto con Djokovic, la vicenda non è destinata a chiudersi nel breve periodo.

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Il Roland Garros ha chiuso con 24 milioni lordi di utili

Nonostante la ridotta presenza di pubblico, la Federazione Francese è riuscita a trarre un guadagno di 24 milioni lordi dall’edizione 2020

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Nonostante le mille difficoltà legate alla pandemia, in primis l’assenza di pubblico, che hanno portato ad un evidente calo di fatturato, il Roland Garros ha comunque chiuso l’edizione 2020 con un guadagno di 24 milioni di euro lordi. I ricavi generali sono ovviamente diminuiti di molto rispetto alla scorsa edizione: circa 147 milioni totali (-43%). Hanno pesato, com’era prevedibile, le restrizioni sulla partecipazione del pubblico che hanno limitato l’accesso all’impianto ad un massimo di 1000 spettatori giornalieri. In totale sono state dunque 15.000 le persone che hanno assistito agli incontri quest’anno, contro le 519.000 della passata edizione.

Il presidente della Federazione Francese (FFT), Bernard Giudicelli, ha espresso grande soddisfazione per questo traguardo, che in effetti con i tempi che corrono non è affatto impresa da poco. Giudicelli ha anche dichiarato che non aumenterà le tasse federali per i club, in modo da non andare a pesare troppo sulle casse degli stessi. A detta del presidente l’impatto delle quote federali non sarebbe così alto (circa 13 milioni su 320 nel 2019) e possono dunque essere lasciate invariate.

Questa mossa, unita ai piani di sostegno ai circoli promossi durante la crisi e al successo economico del Roland Garros, potrebbe dare a Giudicelli qualche carta in più da giocarsi nel corso dell’assemblea elettiva che, il 12 dicembre, decreterà il nome del prossimo presidente della FFT. Carte che potrebbero aumentare ulteriormente se anche il Masters 1000 di Parigi Bercy – per il quale ricordiamo che varranno le stesse limitazioni di pubblico del Roland Garros con l’aggiunta della completa chiusura delle porte nelle sessioni serali – dovesse chiudersi in attivo.

 

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Con occhio statistico: il servizio di Zverev ha fatto la differenza. Sinner, poco dritto

Grazie al nostro esperto di numeri, testiamo un nuovo sistema per analizzare le partite. I dati confermano che Zverev si è preso la rivincita con Sinner soprattutto grazie al servizio

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Jannik Sinner – ATP Colonia 2 (foto via Twitter @atptour)

C’era attesa (forse anche troppa, considerando la caratura del torneo) per questa rivincita fra Sinner e Zverev, soprattutto alla luce del fresco precedente giocato fra i due al Roland Garros, a seguito del quale con ogni probabilità si è sedimentata un po’ di ruggine, come si è poi visto in alcuni episodi di leggero nervosismo di Zverev.

Rimandiamo all’ottima cronaca della partita per rivedere il film del match, che ha visto il tedesco prendersi effettivamente la rivincita, mentre in queste sede ci concentriamo su alcune pillole statistiche che abbiamo cercato di evidenziare nel corso della partita, al fine di fornirvi alcune chiavi di lettura ulteriori.

Prima di proseguire, una piccola premessa metodologica: i dati non sono frutto di elaborazioni ufficiali ATP ma derivano dal charting (una sorta di ‘mappatura’ dei dati) del match dei nostri collaboratori; tuttavia, confrontando i dati comuni a quelli rilevati da ATP per questa categoria di tornei, la robustezza dell’analisi è risultata sufficiente.

 

IN BATTUTA – Cominciamo allora dal servizio. Se la differenza in termini di punti diretti si è vista eccome (con Sinner che ha potuto trarre vantaggio solo da una piccola frazione dei punti di Zverev), tale differenza assume ancora maggiore peso se confrontata con i punti generati indirettamente dal servizio, intendendo in questo caso quei punti il cui colpo decisivo per l’assegnazione è stato proprio il servizio; l’idea è quella di valorizzare il contributo del colpo d’avvio di gioco al di là del contributo dei punti diretti (ace e doppi falli), ma in funzione della capacità di spostare l’inerzia del gioco in maniera sostanziale dalla propria parte.

Di seguito, una rappresentazione grafica di queste due categorie di punti.

Un’analisi più approfondita del piazzamento del colpo durante la partita ci fornisce una visione più dettagliata della prima di servizio di Zverev, che come abbiamo visto è stato il colpo più importante del match.

Nei servizi dal lato della parità (il deuce court, ovvero da destra) la distribuzione è stata sbilanciata verso il servizio a uscire tagliato. Tale colpo ha dato parecchi frutti in considerazione della posizione molto arretrata di Sinner in risposta, che specie sulla prima si è trovato nella maggior parte dei casi vicino ai cosiddetti “teloni di fondocampo”. Da destra, quando ha potuto giocare la prima, le performance di Zverev sono state praticamente impeccabili.

Nei servizi tirati da sinistra (advantage court) invece la distribuzione è stata più bilanciata, con Zverev che a costo di lasciare qualche punto in più per strada ha preferito non abusare del servizio ad uscire, forse anche conscio di non voler sollecitare eccessivamente la risposta di rovescio di Sinner. In ogni caso anche nei servizi tirati da sinistra, si nota come Zverev abbia avuto grande successo con i servizi ad uscire, in quanto la possibilità di aprirsi agevolmente il campo era favorita dalla posizione sempre molto arretrata di Sinner, il quale tuttavia è riuscito sui servizi centrali a trovare qualche risposta in più.

I COLPI CHE FANNO LA DIFFERENZA: SINNER – Andando oltre, posto che il singolo colpo che in campo ha determinato la partita è stato senza dubbio il servizio di Zverev, e volendo allora inquadrare in maniera più generale lo stile di gioco dei due contendenti, abbiamo cercato di rilevare durante ogni singolo scambio – laddove ci fossero – i colpi che hanno spostato l’inerzia in modo da poter poi disegnare un quadro di come si è sviluppata la partita.

Per Sinner ciò che emerge è un profilo tutto sommato equilibrato con un uso abbastanza distribuito dei vari fondamentali con una lieve preponderanza del rovescio, a dimostrazione di un profilo tutto sommato completo – ad eccezione del gioco a rete, dove il giovane italiano non brilla di certo e non ha brillato neanche contro Zverev.

I COLPI CHE FANNO LA DIFFERENZA: ZVEREV – Nel caso invece di Zverev il profilo invece è più marcato, ed emerge un quadro in cui il tedesco è più sbilanciato sul lato del rovescio, con particolare rilievo per la variazione lungolinea: nei casi in cui il tedesco è riuscito a mettere in campo questo colpo Sinner si è costantemente visto in difficoltà, costretto a recuperi incrociati con il dritto che si sono rivelati spesso corti e facilmente aggredibili da Zverev.

In generale il quadro che emerge è quello di due giocatori per certi versi simili, con Zverev caratterizzato da un atteggiamento più attendista, in tutti quei casi in cui il servizio non riesce a dare la frustata decisiva. Entrambi hanno nel rovescio il colpo con cui cercano maggiormente di incidere e indirizzare lo scambio. Forse il rammarico per Sinner è proprio quello di non essere riuscito da un lato a dare continuità al proprio gioco e dall’altro a tirare fuori il meglio dal proprio diritto, un colpo che, comparativamente, sarebbe potuto risultare superiore a quello di Zverev. Per dare un’idea, oggi il tedesco ha giocato pochissimi diritti inside out incisivi, un colpo che costituisce una quota importante del bagaglio di quasi tutti i migliori giocatori del circuito. A riprova di questo insicurezza relativa di Zverev sul lato del dritto c’è anche il fatto che l’unica variante da lui accettata e utilizzata a viso aperto durante gli scambi sia quella incrociata, grazie alla quale sia con soluzioni profonde, che con soluzioni strette riesce a mettere in difficoltà i proprio avversari.

Problemi che non diventano problemi finché servi come ha servito ieri Zverev – specie se l’avversario serve sensibilmente peggio. La litania sui colpi di inizio gioco, in grado di indirizzare l’esito delle partite molto più di quanto accade negli scambi prolungati, sarà anche noiosa ma non smette di rivelarsi vera. Numeri alla mano.

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Rafa Nadal: “Non so quando mi ritirerò. Le cose nella vita cambiano rapidamente”

Intervista de El Periódico de Catalunya al campionissimo Nadal. “Chi lo sa quando mi ritirerò. Per ora non ci sono ragioni di smettere. Conta essere apprezzati per quello che siamo veramente, non solo per quello che facciamo”

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Rafa Nadal - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Mai banale, Rafa Nadal, quando rilascia interviste. Il campionissimo spagnolo, dopo il leggendario 13° trionfo parigino, nonché 20° titolo Slam grazie al quale eguaglia il suo grande amico e rivale Roger Federer, ha risposto alle domande del giornale El Periódico de Catalunya sul suo prossimo futuro. Lo sappiamo, i talenti di Rafa si estendono anche ad altri sport e attività, come il calcio, il golf e la nautica e, prima di rivederlo in campo a Parigi-Bercy, ultimo Master 1000 in programma in questo sofferto 2020, Rafa sta disputando, proprio in questi giorni nella sua Maiorca, i Balearic Championships di golf.

Non posso sapere quando mi ritirerò” ha commentato il 34enne maiorchino a proposito del suo futuro, “chi lo sa, non si può programmare l’avvenire. Non sappiamo cosa abbia in serbo la vita, la motivazione magari un giorno può venire meno a causa delle cose che possono accadere. Spero di no, per ora non è così ma non possiamo mai sapere perché le situazioni, nella vita, possono cambiare molto rapidamente“.

Il fuoriclasse di Manacor ammette che continuerà a giocare finché sentirà bruciare il fuoco sacro per lo sport e le gare ma, soprattutto, sarà il suo corpo a decidere fino a quando potrà sostenere il ritmo degli allenamenti e della competizione: “La condizione fisica è molto importante per determinare se possiamo continuare o meno ad essere competitivi. Per questo, se gli infortuni mi danno tregua, per ora non vedo nessuna ragione per smettere di gareggiare. È chiaro che se il corpo avverte ogni giorno dolore, allenarsi e competere diventa una sofferenza e allora, in quel caso, bisogna cominciare a prendere in considerazione il ritiro“.

 

La tempra e la classe di Nadal sono da campionissimo anche per quanto riguarda l’enorme importanza che Rafa attribuisce ai rapporti umani e alla loro autenticità: “Dico sempre che mi piacerebbe essere ricordato molto di più come una persona buona che come un grande campione. Perché, alla fine, le vittorie, i titoli, i momenti di felicità, di euforia, di adrenalina, di eccitazione per tutto questo sono passeggeri. Le emozioni che susciti nella gente e le imprese sono anch’esse passeggere. Suscitano interesse per quello che faccio e non per quello che sono. Per me invece è importante che la gente che ti conosce bene abbia un’opinione positiva di te, perché l’immagine che viene trasmessa al mondo può essere artefatta”. 

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