ATP Finals: e se Rafa Nadal fosse ora il favorito del torneo? Quest’anno o mai più. Con Tsitsipas quasi 2 set da fenomeno

Editoriali del Direttore

ATP Finals: e se Rafa Nadal fosse ora il favorito del torneo? Quest’anno o mai più. Con Tsitsipas quasi 2 set da fenomeno

Sarebbe una gran bella storia. Le sei premesse negative d’inizio torneo. Ora, non ci fosse Medvedev (e pure Thiem), con il duo Djokovic-Zverev in difficoltà, Maiorca può sognare

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Rafa Nadal - Bercy 2020 (via Twitter, @RolexPMasters)

Non avevo visto Nadal giocare indoor e soprattutto servire così bene come ha fatto per un set e mezzo contro Tsitsipas da tempo immemorabile. Da quando? Beh, se ho detto immemorabile… Però, però… prendendomi l’insolito gusto masochista di smentire me stesso in realtà non è affatto passato poi così tanto. Un anno fa in questa stessa settimana di novembre, sotto i tetti della Caja Magica, Rafa Nadal giocò e servì da fenomeno, in barba a tutti coloro che sostenevano che il Nadal indoor valeva la metà del Nadal “rosso”, il re della terra battuta. Meno sì, la metà no. Ci vogliamo mettere d’accordo su un 10% in meno?

Nella Caja Magica per quello strano e rivoluzionato format per un evento che aveva mantenuto il nome Coppa Davis (by Piqué) pur assomigliandogli assai poco se non per la fantastica atmosfera creata dal pubblico di casa e le migliaia bandiere giallo rosse – quanta differenza con la triste penombra dell’02 Arena l’assordante silenzio di quest’addio londinese alle ATP Finals – Rafa vinse otto incontri senza perdere un set, cinque singolari e tre doppi. Fu un Rafa brutal, fenomenal, bestial. Ventotto vittorie consecutive in Coppa Davis dopo la sconfitta al suo esordio contro il ceco Jiri Novak nel 2004: 28 a 1!

Rafa servì davvero sempre in quei giorni davvero magici della Caja (più scatola brutta che magica in tutt’onestà, lo dico augurandomi che Ion Tiriac non mi legga…) come ha fatto ieri sera nel primo set e fino al 4-5 del secondo set. Fin lì ha aveva concesso la miseria di cinque punti a uno Tsitsipas impotente alla risposta e appena uno nel secondo. Fino al momento dell’inatteso e quasi incomprensiblie black-out che è costato a Rafa due break di fila, il primo coinciso la perdita del secondo set quando ha commesso sul secondo set point l’unico suo doppio fallo del match e il secondo subito dopo aver breakkato Tsitsipas all’avvio del set decisivo.

 

A Madrid un anno fa avevo visto Rafa – che bello quando si poteva ancora vedere e scrivere di tennis dal vivo, quanta nostalgia! – dominare Khachanov 6-3 7-6, Gojo 6-4 6-3, Schwartzman 6-1 6-2, Evans 6-4 6-0, Shapovalov 6-3 7-6 (anche se nella finale Spagna-Canada il canadese giocò un secondo set fantastico e per un soffio non lo vinse). Insomma un pochino tutti quanti non abbiamo fatto che sottolineare un elenco di aspetti piuttosto negativi nel presentare il ritorno di Rafa alle finali ATP, quasi a voler smentire i bookmakers che lo consideravano secondo favorito alle spalle di Djokovic (il serbo pagato a 2,50, Rafa a 5) sebbene Medvedev (a 6) e Zverev (a 8) avessero fatto meglio di lui a Bercy:

  • a) Nadal non vince un torneo indoor dal 2005 quando batté Ljubicic a Madrid;
  • b) non ha mai vinto il Masters ATP di fine anno in 10 presenze;
  • c) ha giocato soltanto due finali all’02 Arena e molto datate (2010 e 2013);
  • d) le ha perse entrambe;
  • e) non ha più raggiunto le semifinali a Londra dal 2015;
  • f) a Parigi è stato trascinato al terzo set da Lopez e Carreno Busta per poi perdere da Zverev (6-4 7-5) senza sembrare in forma irresistibile.

Ai sei punti di quest’elenco a Londra si è aggiunto martedì il settimo: la sconfitta, sebbene più che dignitosa al termine di una gran bella partita, nel secondo match del round con Dominic Thiem. Ma martedì pomeriggio Rafa aveva detto: “Sono contento di come ho giocato, è difficile dirlo di solito dopo una sconfitta, ma avverto delle buone sensazioni… Ho giocato molto meglio oggi che non domenica quando avevo battuto Rublev 6-3 6-4…”.

Rafa aveva capito quel che non tutti avevano capito. E ieri sera, dopo aver centrato la sesta semifinale in 10 ATP Finals – mica male non è vero? – ha dichiarato, mostrandosi felice e soddisfatto da tutti i pori: “Fino a quel momento in cui, sul 4-5 sono calato improvvisamente con il servizio, ho giocato davvero molto bene”. E poi: Ho giocato con la giusta intensità, la giusta determinazione. Sono andato a rete, ho usato lo slice, qualche volta sono rimasto in difesa. Il match ha avuto un po’ di tutto, una buona varietà, a mio modo di vedere è più interessante di quando le partite sono sempre uguali“.

E poi Rafa, quasi ad ammonire chi aveva sottovalutato le sue chances contro il campione in carica (da lui battuto un anno fa al terzo match del girone con il greco già in semifinale) ci ha tenuto a ribadire più volte, la prima ancora sul campo e poi due volte in conferenza stampa: Lo scorso anno vinsi due partite nel round robin, di solito bastano per raggiungere le semifinali…. Come per dire (alla francese come direbbero al Roland Garros per le roi Rafa XIII) “Je ne suis pas un parvenu”. Fosse stato di Prato avrebbe detto: “Non sono mica venuto giù con la piena”.

32 vincenti e solo 13 errori, contro in 23 vincenti e i 29 gratuiti di Tsitsipas, 12 punti colti a rete su 16 discese, è stato un Nadal, salvo che per due game, un grande Nadal. Il sigillo finale, quel rovescio lungolinea sul matchpoint, è da cineteca. Ma tanti altri ne giocati, lungolinea come incrociati strettissimi. Che Nadal abbia – fin da quando l’ho visto per la prima volta sedicenne a Montecarlo battere Albert Costa – un dritto formidabile, pazzesco, unico, lo so io e lo sanno tutti. Che abbia migliorato incredibilmente, anno dopo anno, e anche dopo i 30 anni, il rovescio… è la dimostrazione che i vari Sinner, Musetti e azzurrini devono avere pazienza (e così i loro tifosi) perché non si finisce mai di imparare, nel tennis come nella vita.

Può Rafa vincere adesso questo famigerato Masters che gli è sempre sfuggito? Dopo aver appena sfoggiato francese e… pratese, mi esibirò in un inglese oxfordiano: why not?

Djokovic che era fino all’altro giorno il favorito n.1 – per un motivo o per l’altro – non lo è più, salvo smentite dal campo che potrebbero arrivare già oggi. Contro troppi avversari in questi ultimi tempi non è sembrato davvero in forma, anzi. Che poi il motivo possa essere uno piuttosto che un altro, cambia poco. Fra lui e il suo avversario odierno, Sascha Zverev, non si sa chi dei due ci sia di più con la testa. Entrambi hanno vissuto un’annata ben densa di casini. C’è chi pensa che un campione dovrebbe riuscire a concentrarsi sempre e comunque, qualunque cosa gli accada nella vita privata e professionale, e chi invece la pensa all’opposto.

Comunque sia Thiem e Medvedev a oggi sono sembrati più solidi e in forma sia di Djokovic che di Zverev. Medvedev li ha infatti battuti entrambi e in modo assolutamente convincente. Zverev due volte di seguito. Rafa sabato affronterà proprio Medvedev, il russo che (classe 1996) ha 10 anni meno di lui. Lo ha battuto tre volte su tre in carriera, tutte nel 2019 che pure è stato l’anno migliore del russo: due volte sul cemento all’aperto, in finale all’Open del Canada 6-3 6-0, in finale all’US Open in cinque set al termine di una signora partita (7-5 6-3 5-7 4-6 6-4), la terza nel round robin all’02 Arena 6-7 6-3 7-6, un’altra grande battaglia.

Contro Medvedev Nadal non potrà permettersi il black out che ha avuto con Tsitsipas. Medvedev è più solido del ragazzo greco. E se ho un dubbio riguardo a Nadal dopo averlo visto giocare alla grande ieri per un set e mezzo è proprio quello che ho sempre nutrito per i campioni che non sono più giovani. Le punte di rendimento sono sempre straordinarie, di livelli altissimi e per giocatori meno campioni irraggiungibili. Ma la differenza la fa la continuità di prestazione. E di prestazioni. Cioè all’interno di una stessa partita, come di più partite.

Cito sempre un esempio che mi viene facile: quando Stefan Edberg annunciò all’inizio del ’96, a 30 anni, che quello sarebbe stato il suo ultimo anno, fu capace di battere ancora avversari fortissimi e di dare spettacolo. Ma fu capace anche di perdere da giocatori modestissimi. Il tennista anziano va soggetto a questi sbalzi di rendimento. Ma se è un campione avrà sempre colpi da campione e illuderà i propri tifosi di continuare a poter vincere sempre.

Alla fine di tutte queste eludibili considerazioni è difficile dire chi debba essere considerato favorito, a questo punto. Io che non faccio mai vero tifo, altro che giornalistico per la miglior storia, ma stavolta sono reo confesso: mi piacerebbe – perché lo troverei giusto coronamento di una grande, impressionante carriera – che Rafa Nadal vincesse questo torneo che non ha mai vinto, che è uno dei pochissimi che gli sia sempre sfuggito. Non so, infatti, se avrebbe altre chances in futuro, visto che ha già 34 anni e mezzo.

Per certi versi questa avrebbe l’aria di una buona opportunità, con Federer in pantofole, con Djokovic e Zverev piuttosto frastornati, con Thiem in gran forma ma che l’altro giorno lo ha battuto soltanto di misura, con Medvedev che lui ha sconfitto tre volte su tre. Rafa a questo punto della stagione non è mai stato così fresco e sano come quest’anno. O quest’anno o, forse, mai più. E, da un punto di vista giornalistico, sarebbe anche una bella storia.

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Editoriali del Direttore

Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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