I tanti pregi di Jannik Sinner a confronto con campioni italiani e stranieri

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I tanti pregi di Jannik Sinner a confronto con campioni italiani e stranieri

Con il bis di Sofia si sprecano i paragoni con Fognini, Barazzutti e Bertolucci. Ma anche con Nadal, Djokovic, Federer e Murray. Più Lendl che Leconte. Davvero non Kyrgios

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Jannik Sinner- ATP Sofia 2021 (ph. Ivan Mrankov)

Il titolo di Sofia, passato quasi sottotraccia rispetto al clamore di quello dello scorso anno, ci ha consegnato uno Jannik Sinner ormai recuperato dal periodo negativo della fase centrale della stagione, con le quattro sconfitte consecutive culminate davanti a O’Connell ad Atlanta e con alcune delle precedenti vittorie che, con tutto il rispetto per gli avversari, non ci avevano fatto spellare le mani. Un periodo che ha coinciso con le condizioni più lontane dalle preferite (il duro, specialmente indoor) e, forse, anche da alcune comprensibili insicurezza in seguito a qualche modifica tecnico-tattica, tra gli accorgimenti al servizio e la ricerca della rete – zona per sinneriana natura lontanissima da quella di comfort –, obiettivo ultimo che passa necessariamente per il miglioramento nella gestione delle palle da attaccare, il tutto per non lasciarsi sfuggire le situazioni di vantaggio che la sua spinta dalla linea di fondo gli crea.

La sterzata di Washington e lo zero nella casella dei set persi a Sofia

Se la brusca sterzata era arrivata con il successo all’ATP 500 di Washington, superando giocatori dalla classifica non luccicante ma agguerriti e in ottima forma, in Bulgaria abbiamo visto Jannik giungere in finale senza aver espresso il suo miglior tennis, per poi ritrovarlo nell’ultimo atto. Proprio l’aver vinto sempre in due set pur giocando complessivamente peggio degli avversari, almeno in una frazione, è un sintomo assai significativo di una ritrovata fiducia dopo l’appannamento estivo. Ma c’è di più. Contro Gerasimov, Duckworth e Krajinovic, nonostante giornate tutt’altro che di grazia e un dritto frequentemente fuori misura, l’azzurro ha comunque vinto un set con relativo agio e, soprattutto, è riuscito a ribaltare la frazione che pareva persa. Quando l’altro si è trovato servire per chiudere il parziale, da una parte Jannik è stato bravo a non arrendersi (scoramento per la giornata storta e “tanto è solo un set”), ma a rispondere e alzare il livello; dall’altra parte della rete, però, l’indispensabile collaborazione di chi si rende conto che “posso battere Sinner, il campione in carica, la prima testa di serie”.

 

Un irriverente confronto con Rafa Nadal

Senza per questo andare a infilarci in paragoni esagerati (che comunque non mancheranno a breve), pensiamo a certe vittorie di un Nadal poco centrato – quest’anno con Shapovalov e Sinner a Roma, Ivashka a Barcellona – che hanno dato l’impressione di stargli sopra o di poterlo fare, ma alla fine hanno perso. Se è impossibile avere la controprova, non è nemmeno troppo campata in aria l’idea che avrebbero probabilmente vinto contro un diverso contendente che avesse messo in campo la stessa prestazione di Rafa. O di Jannik.

Nel loro tris Fognini, Barazzutti e Bertolucci hanno battuto tennisti più forti rispetto a Jannik

In ogni caso, domenica scorsa Sinner ha alzato il terzo trofeo della stagione eguagliando Fognini, Barazzutti e Bertolucci, con la possibilità ancora aperta di diventare il primo azzurro con quattro titoli in una stagione. Se andiamo a vedere il migliore avversario per classifica battuto dai nostri in ogni torneo, Sinner non raggiunge i picchi dei colleghi:

Sinner, 2021
Sofia (Indoor/Hard), n. 20 Monfils
Washington (Outdoor/Hard) n. 45 Korda
Melbourne 1 (Outdoor/Hard), n. 20 Khachanov

Fognini, 2018
Los Cabos (Outdoor/Hard), n. 4 del Potro
Bastad (Outdoor/Clay), n. 29 Gasquet
San Paolo (Indoor/Clay), n. 31 Cuevas

Bertolucci, 1977
Berlin (Outdoor/Clay), n. 33 Victor Pecci
Hamburg (Outdoor/Clay), n. 7 Manuel Orantes
Florence (Outdoor/Clay), n. 38 Pecci

Barazzutti, 1977
Parigi-2 (Indoor/Hard), n. 4 Brian Gottfried
Bastad (Outdoor/Clay), n. 37 Balazs Taroczy
Charlotte WCT (Outdoor/Clay), n. 8 Eddie Dibbs

In precocità… con Corrado, Paolo e Fabio però non c’è gara

A bilanciare questa “pecca” in termini di altrui ranking, Jannik ha al suo arco la freccia della giovane età, avendo raggiunto questo risultato nella stagione dei vent’anni contro i 24 di Corrado, i 26 di Paolo e i 31 di Fabio. E non possiamo non rilevare come il tennis degli anni ’70 fosse meno competitivo di quello contemporaneo, in cui le differenze si assottigliano in virtù di una preparazione atletica (per tacere dell’attenzione agli aspetti nutrizionali, mentali e tutto il resto) nemmeno comparabile a quella di oltre quarant’anni fa. Un’altra caratteristica che parla a favore del Rosso di Sesto è l’attitudine alle superfici dure – di gran lunga le più diffuse nel Tour –, laddove solo due titoli su nove degli altri tre italiani sono stati vinti fuori dalla terra battuta. Ma, più in generale nel panorama azzurro, c’è una top 15 raggiunta con una precocità sconosciuta ai (pochissimi) connazionali che possono citare quelle vette di classifica nel proprio CV. Non sfigura nemmeno il bilancio di 4-1 quando si è trattato di dare l’ultima zampata. Un bilancio che diventa 5-1 considerando le Next Gen Finals del 2019: l’ATP ha deciso (con colpevole ritardo, chiedere a Chung) di non contare quel titolo, ma la peculiarità di una finale, da molti considerata un match a sé, supera certi tecnicismi.

I tre fenomeni dicono di lui

Su Jannik e sulle sue qualità, ha peraltro già avuto occasione di esprimersi quella famelica entità nota come Big 3. Secondo Roger Federer, il nostro “ha la stessa velocità sia con il dritto che con il rovescio, oltre a muoversi in maniera incredibile per uno della sua altezza. E soprattutto è un ragazzo d’oro”. Djokovic dice che “colpisce la palla nel modo giusto più o meno su tutte le superfici, è polivalente, ha molto talento ed è in forma. È il futuro del nostro sport, e forse già il presente”. E per Nadal “è uno da tenere d’occhio con grande attenzione”.

Dov’erano i 3 fenomeni a 20 anni e 2 mesi?

Rimanendo sui tre fenomeni, ai quali aggiungiamo anche Murray, ci domandiamo dove fossero a vent’anni e (nemmeno) due mesi, l’età attuale di un Sinner che vanta quattro titoli e il n. 14 del ranking. Sappiamo già che Rafa è fuori scala, quindi lo togliamo di mezzo (in senso buono) per primo: diciassette titoli e secondo tennista del mondo – però non vale perché è mancino (o viene da un’isoletta o qualsiasi altra scusa). Per quanto riguarda Nole, top 5, aveva cinque trofei in bacheca, mentre Roger umilmente contava un solo titolo e il n. 12 ATP. Infine Murray, con due tornei vinti, era alla sua prima esperienza da top 10. Insomma, se l’impossibile band ventenne dei Fab 4 volesse allargarsi a Fab 5 (quindi da Beatles a Duran Duran), Jannik non sfigurerebbe affatto.

Giocherà i doppi per allenare i colpi d’inizio gioco. Paul Mc Namee lo comfronta con Berrettini

Nell’immediato futuro c’è il torneo di Indian Wells, con Jannik presente anche nel doppio in coppia con Matteo Berrettini. Per quanto l’accoppiata sia da leggere in chiara ottica Coppa Davis (Fognini lo gioca al fianco di Lorenzo Sonego), si tratta del nono torneo di specialità a cui partecipa quest’anno, segnale che lui e il suo team vogliono sfruttare ogni ragionevole occasione per mettere alla prova del campo il lavoro in allenamento su servizio e gioco di volo, al tempo stesso familiarizzando con l’importanza di quelle situazioni. E le sfide con i corridoi non sono neppure male per migliorare la risposta, uno dei colpi fondamentali del gioco moderno e per il quale Sinner è già nell’élite del tennis. A proposito di questa coppia, Paul mcNamee, già vincitore di quattro titoli Slam di doppio e direttore del torneo di Sofia, ha detto a Ubaldo Scanagatta che “Jannik è un giocatore completo a tutto campo, mentre Matteo si affida più al suo pesante dritto dopo l’altrettanto possente servizio. Stili diversi, quindi, con Sinner più adatto alle caratteristiche lineari dei campi in duro e Matteo che si adatta meglio a erba e terra battuta”.

Jannik somiglia più a Lendl che a Leconte, è più Fab 4 che Kyrgios

A ognuno il suo percorso è una regola da tenere sempre presente e neppure fingiamo di dimenticare che la crescita di un tennista non è lineare, ma pensare a dove si trovavano Berrettini e Sonego cinque anni fa ci riempie di ottimismo per ulteriori progressi in virtù di un potenziale non ancora del tutto espresso. Al contrario, Sinner ha ampi margini di miglioramento, locuzione che nel suo caso non è un ironico eufemismo per limitarsi a dire che è “scarso” su qualche colpo, bensì una fondata ipotesi che possa colmare quelle lacune. Fondata perché Jannik è un perfezionista, non rifugge l’autocritica, guarda avanti e pensa continuamente a migliorare: con una mentalità più da Lendl che da Leconte o più da Fab 4 che da Kyrgios, non si può che essere fiduciosi – lui per primo – in vista del raggiungimento di quegli obiettivi.


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ATP San Pietroburgo, avanzano Bublik e Korda

Giornata di riscaldamento in Russia, in attesa di Rublev, Shapovalov, RBA e Aslan

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Sebastian Korda – ATP 250 Delray Beach 2020 (foto via Twitter @DelrayBeachOpen)

Un classico lunedì tranquillo al St. Petersburg Open, con tre soli incontri di singolare del tabellone principale. Sebastian Korda viene impegnato più del previsto da Nino Serdarusic, wild card croata che cede in due set molto tirati, con un solo break in tutto il match. Il primo parziale si decide al tie-break, con Korda che prende subito il largo aiutato dall’imprecisione del n. 248 ATP e mette a referto il 7-2. Nel secondo set, sul 5 pari, un paio di ottime risposte su altrettante seconde di Serdarusic e due gratuiti consentono a Korda di chiudere con la battuta. “Penso che lui abbia assolutamente giocato a un livello molto superiore alla sua classifica” spiega il classe 2000 di Bradenton. “Entrambi abbiamo servito molto bene, con tante prime in campo”. Tre su quattro, infatti, con percentuali di trasformazione più alte per Sebi, ma di tutto rispetto anche quelle di Nino che ha annullato 6 palle break delle 7 concesse. Non è invece mai riuscito a rendersi pericoloso in risposta e avrebbe forse dovuto provare a cambiare la posizione in ribattuta, sempre molto vicina al campo sulla prima statunitense e raramente aggressiva sulla seconda, contrariamente a quanto proposto da Korda, che ora affronterà il vincente fra van de Zandschulp e Nishioka, un duello tra qualificati.

Prima di loro, Jan-Lennard Struff ha fatto suo in due set il confronto inedito con James Duckworth, il ventinovenne di Sydney tormentato da mille infortuni che ha iniziato la stagione fuori dai primi 100 e ora è un solo passo dal varcare per la prima volta la soglia della top 50. Nell’occasione, ha faticato eccessivamente sulla propria seconda e non è riuscito a prendersi il primo parziale pur servendo sul 5-3 anche per merito della reazione tedesca. Struff si scatena anche nel tie-break per poi incamerare 6-3 la seconda partita in virtù dello strappo in un quarto gioco da ventisei punti. Al secondo turno troverà Alexander Bublik che senza alcun problema apparente supera Evgenii Tiurnev con un break per set in poco più di un’ora. Il numero 304, wild card alla seconda apparizione nel Tour, è in realtà coetaneo e concittadino del naturalizzato kazako nativo però di Gatchina, in Russia, e il bell’abbraccio sorridente fra i due a fine match fa intuire che qualcosa li lega: “Non ci volevo giocare” dirà infatti Bublik. “Siamo cresciuti insieme, è stato un incontro difficile e molto emotivo”.

Risultati:

 

J-L. Struff b. J. Duckworth 7-6(3) 6-3
[8] S. Korda b. [WC] N. Serdarusic 7-6(2) 7-5
[7] A. Bublik b. [WC] E. Tiurnev 6-3 6-4

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Oggi l’ultimo saluto ad Alessio Ceccarelli, il fisioterapista sorridente del tennis

Aveva frequentato il circuito per molti anni facendo parte anche dello staff medico delle nazionali

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Alessio Ceccarelli (foto tratta dal suo profilo Instagram)
Alessio Ceccarelli (foto tratta dal suo profilo Instagram)

Ha frequentato per anni il circuito maschile come fisioterapista di Aleksandr Dolgopolov jr, e quello femminile al seguito di Laura Siegemund e Andrea Petkovic. Non solo: fino al 2011 è stato membro dello staff medico delle nazionali maschili e femminili di tennis. Alessio Ceccarelli, il “fisioterapista sorridente”, è morto a soli 38 anni nella sua Pisa ed oggi è stato il giorno del suo funerale, al cimitero di Calci. A strapparlo all’affetto del padre Alfredo, della madre Daniela, del fratello Daniele e dell’amata Barbora è stato un tumore fulminante, che se l’è portato via nel giro di pochi mesi.

Ceccarelli era un giovane professionista qualificato e molto onesto che ha sempre portato il suo entusiasmo nelle players lounge in giro per il mondo. “Non ci posso credere. Sono profondamente triste nell’apprendere questa notizia – ha commentato Alexander Dolgopolov -. Era mio amico e mi ha sostenuto per molti anni della mia carriera. Alessio aveva un attitudine positiva ed è dura credere ci abbia lasciato”. A piangere Ceccarelli è anche la FIT, che sul suo sito ufficiale ha esternato le condoglianze della federazione e di tutto il movimento tennistico.

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Coppa Davis

Le convocazioni dell’Italia per la Coppa Davis: prima volta in azzurro per Sinner e Musetti

L’Italia esordirà a Torino il 26 novembre contro gli Stati Uniti, i quali hanno anch’esso reso noti i nomi dei tennisti convocati quest’oggi

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Jannik Sinner - Anversa 2021 - BELGA PHOTO LAURIE DIEFFEMBACQ

Jannik Sinner e Lorenzo Musetti per la prima volta in Nazionale. Il capitano Filippo Volandri ha diramato le convocazioni per la Coppa Davis, con la fase a gironi che per gli azzurri si disputerà al Pala Alpitour di Torino (le altre sedi sono Innsbruck e Madrid, sempre sul cemento indoor) dal 25 al 28 novembre contro Stati Uniti e Colombia nel Gruppo E. Volandri ha chiamato Matteo Berrettini (numero 7 ATP), Jannik Sinner (numero 11), Lorenzo Sonego (23), Fabio Fognini (36) e Lorenzo Musetti (67). Per Sinner e Musetti si tratta appunto della prima convocazione di sempre in maglia azzurra.

Gli incontri prevedono due singolari (si scontrano i numeri 2 e i numeri 1 delle nazioni fra loro) e il doppio. L’esordio dell’Italia è fissato per le 16 di venerdì 26 novembre contro gli Stati Uniti: il capitano a stelle e strisce, Mardy Fish, ha diramato anch’egli le convocazioni oggi, chiamando John Isner (oggi numero 26 ATP), Reilly Opelka (27), Taylor Fritz (28), Jack Sock (152) e Rajeev Ram (numero 4 ATP in doppio). L’ultimo incontro tra Italia e Stati Uniti in Coppa Davis risale all’ultima edizione disputata, quella del 2019, quando gli azzurri persero 2-1 con Berrettini sconfitto da Fritz e Fognini vincitore su Opelka (l’eliminazione fu sancita, per gli incroci del tabellone, prima del doppio, che vide Querrey e Sock battere Bolelli e Fognini).

Per quanto riguarda la Colombia del capitano Alejandro Falla, i nominativi sono i seguenti: Daniel Galan (attualmente numero 106 ATP), Nicolas Mejia (274) e i doppisti Robert Farah e Juan Sebastian Cabal (rispettivamente numeri 11 e 14 della classifica ATP di doppio). Il quinto nominativo sarà ufficializzato a ridosso della competizione, che vedrà i sudamericani esordire contro l’Italia il 27 novembre.

 

La vincente del Gruppo E affronterà nei quarti di finale, lunedì 29 novembre, sempre a Torino, la prima classificata del girone D – con Australia, Croazia e Ungheria – anch’esso ospitato al Pala Alpitour.

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