WTA Washington: Kanepi indemoniata travolge Saville, Samsonova fa un sol boccone di Wang

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WTA Washington: Kanepi indemoniata travolge Saville, Samsonova fa un sol boccone di Wang

Semifinali a senso unico al Citi Open, anche per via delle problematiche fisiche occorse alle giocatrici sconfitte. La tds n. 6 andrà a caccia di un titolo che manca da nove anni, Liudmila centra la seconda finale dopo Berlino 2021

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Kaia Kanepi
 
 

[6] K. Kanepi b. D. Saville 6-3 6-1

Alla sua prima partecipazione al Citi Open, Kaia Kanepi trova la prima finale della carriera sul suolo statunitense alla veneranda età di 37 anni e nella serata di domani proverà ad interrompere un digiuno dal successo lungo ben nove anni e tre mesi. L’ultima volta che la veterana estone aveva alzato un trofeo in un appuntamento del Tour, era stata nel lontano maggio 2013 quando vinse in finale a Bruxelles sull’oramai tristemente nota Peng Shuai. Oggi, nella torrida afa della capitale USA, la n. 37 WTA ha riassaporato il momento della conquista di un match valevole per il titolo e lo ha fatto attraverso una prestazione travolgente, con cui ha spazzato via dal campo la povera Daria Saville in poco più di un’ora. Quattro giochi complessivi raccolti dall’australiana, che ha avuto anche la sfortuna d’infortunarsi alla schiena durante il primo set ma ciò non toglie nulla alla performance da cineteca di Kaia, disarmante per la potenza di palla che è riuscita a sprigionare con il dritto.

Uno scontro che vedeva di fronte due giocatrici, che in passato hanno raggiunto il loro best ranking nello stesso mese ma a distanza di otto giorni e sei anni rispettivamente al 15° e al 20° posto della classifica mondiale, e che alla fine ha premiato la più esperta; la quale giocava nuovamente una semifinale WTA da Melbourne 2021, sempre nel ‘500’ australiano aveva disputato anche l’ultimo atto conclusivo – si arrese in finale a Mertens, dopo aver superato un’altra russa, Daria è stata naturalizzata aussie nel 2015, in semi: Alexandrova -. La stagione 2022 sembra dunque rappresentare una vera e propria seconda giovinezza per Kanepi, che ad inizio anno ottenendo i quarti all’Open d’Australia aveva completato l’accesso a quel turno in tutti e quattro i Majors. Non riesce invece la nativa di Mosca, a centrare la sua prima finale dalle tre conquistate nel 2017 – Strasburgo, New Haven, Hong Kong – in quella che era la sua prima semifinale da Acapulco 2018. Può consolarsi lo stesso osservando la risalita avuta nel ranking, a febbraio era ubicata alla 627esima posizione. Gli H2H adesso dicono 2-0 Kanepi, si erano incrociate la prima volta in un ITF ad Helsinki nel 2011 quando Saville aveva soltanto 16 anni. Inoltre parlando sempre di passato comune, va ricordato come entrambe da junior abbiano raggiunto la finale del Roland Garros: Kaia trionfando nel 2001 ai danni della due volte campionessa Slam Kuznetsova, Daria perdendo da Mladenovic otto anni più tardi.

 

IL MATCH – I quindici centimetri e i quattordici chili di differenza si fanno sentire tutti fin dai primi scampoli di partita. La pesantezza di palla di Kanepi è devastante, e inoltre le fiondate dell’estone si susseguono a ritmo martellante. Saville può fare veramente poco, non ha la minima possibilità di opporre resistenza. In questo momento la sua mobilità e la propria abituale capacità di essere solida e regolare è semplicemente sterile dinanzi alle bordate imprendibili della tds n. 6. La veterana di Haapsalu è totalmente indemoniata, il dritto viaggia che è un piacere ed è fonte di vincenti in successione da far tremare i polsi. L’ex n. 1 junior prende continuamente in mano lo scambio dal centro del campo, e a quel punto lascia andare il braccio eseguendo debordanti accelerazioni dal lato destro. L’australiana nativa di Mosca, può al massimo rimettere dall’altra parte un paio di difese, ma la verità è che neppure un’eventuale richiesta mistica agli dei del tennis può salvarla dalle pallate infuocate di Kaia, soluzioni che spazzano letteralmente via dal rettangolo di gioco la 28enne ex Gavrilova. La n. 37 del mondo è incontenibile, inizia anche spazzolare il campo direttamente in ribattuta pietrificando una regina dell’agilità come l’ex n. 20 del ranking. La classe ’94 mette anche qualche seconda di troppo, così è un gioco da ragazze per la numero 2 del tennis estone partire con uno scoppiettante parziale di 11 punti a 0.

Nel quarto game, sotto 0-3, ovazione del pubblico al primo quindici messo a referto da Saville, che si dimostra molto simpatica nell’accompagnare lo stupore degli spalti con un sorriso di autentica genuinità. Si conoscono però alla perfezione le doti da combattente di Daria, attualmente 88 delle classifiche, che pian piano carbura e complice la forte intensità dei raggi solari che – si abbattono sul William H.G. FitzGerald Tennis Center – disturbano Kanepi al servizio; riesce a recuperare uno dei due break di svantaggio. Adesso la giocatrice aussie è entrata finalmente in partita, soprattutto ora è in grado di far muovere maggiormente l’avversaria per invischiarla in scambi prolungati, poco avvezzi alle lunghe leve dell’estone. Anche il servizio funziona meglio ed è più chirurgico, questo innalzamento del livello della battuta le dà la possibilità di allontanare la tennista di Haapsalu dalla linea di fondo e di conseguenza dalla sua zona di comfort.

Se infatti la sesta forza del tabellone è costretta a fare il tergicristallo e ad abbandonare il posizionamento con i piedi dentro il campo, il match cambia diametralmente dinamica; anche perché in questa situazione tattica l’elastica Daria può verticalizzare di più venendo a rete per togliere il tempo all’avversaria. Sul 4-2, 15-15 tuttavia arriva come un fulmine a ciel sereno un infortunio alla schiena per l’australiana, che all’improvviso dopo il servizio si piega in due mostrando una chiara smorfia per via del dolore. Inevitabile il MTO, che però viene effettuato negli spogliatoi a testimonianza della gravità del problema occorso a Saville. La moscovita rientra comunque fiduciosa, incrociando lo sguardo con il suo angolo e fornendo feedback positivi. Sembrerebbe dunque tutto risolto e per la verità quando si ricomincia la più in difficoltà, contrariamente a quello che ci si poteva aspettare, è proprio l’ex top 15 del Mar Baltico. Kaia infatti appare rigida, probabilmente la sua imponente mole fisica si è imballata durante la pausa prolungata. Ma presto le difficoltà fisiche accusate alla fascia lombare da parte della vincitrice Junior dello Us Open 2010, si rivelano tutt’altro che superate: è abbastanza evidente l’impossibilità da parte di Daria d’inarcare la schiena per sprigionare velocità elevate. Questo fa sì che Kanepi possa investire l’avversaria con le sue fenomenali sbracciate, perciò ecco nuovamente puntuale il doppio break che suggella il 6-3 dopo 36 minuti.

Saville continua a non mollare nulla, mostrando costantemente a tutti i presenti il suo essere guerriera e prova a risalire la china incitandosi frequentemente. Ma la frustrazione per la piega che ha preso la partita è palpabile: prima l’inizio travolgente dell’estone, poi il fastidio fisico. La classe ’85 inoltre torna a macinare gioco e sassate con il suo letale dritto. L’australiana ci prova, varia l’altezza dei colpi ma oggi non ce ne per nessuno. E’ inarrestabile l’esperta 37enne, le sue catenate macellano anche le ultime convinzioni, di una tennista indomita come Gavrilova, di ribaltare il match. A riprova della performance strabiliante di Kanepi, va evidenziato come al drittone implacabile della versione odierna, che è impressionate per potenza di fuoco, si è affiancato un rovescio allo stesso modo efficacie ma che predilige la precisione. L’artiglieria estone è di primo ordine, fa vedere anche recuperi choppati laterali – non certo punti di forza del suo gioco – e quindi lo scoramento aussie aumenta a dismisura: per cui non può non essere confezionato il 6-1 a senso unico, con break maturati nel quarto e nel sesto gioco.

L. Samsonova b. [LL] X. Wang 6-1 6-1

Liudmila Samsonova, cresciuta tennisticamente in Italia – ha rappresentato il Bel Paese per quattro stagioni dal 2014 al 2018 -, dopo aver centrato nel successo del turno precedente contro Raducanu la seconda vittoria su una Top 10 (la prima ottenuta ad aprile su Pliskova a Stoccarda), raggiunge la seconda finale della carriera strapazzando la lucky loser Wang, campionessa allo Us Open junior 2018. La 23enne russa aveva stupito tutti, a giugno 2021, trionfando nel WTA 500 di Berlino partendo addirittura dalle qualificazioni. Quella sull’erba tedesca è stata però l’unica semifinale vinta dalla nativa Olenegorsk nel Tour maggiore, perdendo le successive tre di Lussemburgo, Courmayeur e Stoccarda. La classe ’98 ha dunque riaggiustato il mirino, ma soprattutto sta continuando questa settimana a risollevarsi sul cemento americano, visto che arrivava da 7 ko negli ultimi 8 incontri prima del torneo. Inoltre cercherà di laurearsi la quarta campionessa russa del torneo, giunto alla sua decima edizione. La mancina cinese, da par suo, può comunque ritenersi soddisfatta per il percorso compiuto, dato che aveva perso nelle quali da Chirico. Ma ripescata, ha ottenuto contro la tds n. 4 Azarenka la seconda semifinale nel circuito WTA – Acapulco 2020, sconfitta da Watson – e la terza affermazione su una Top 20 oltre a diventare la seconda giocatrice del suo Paese dopo Li Na a battere la bielorussa negli ultimi 15 anni. Un solo precedente, maturato nel turno finale delle quali di Melbourne Park 2020: vittoria in tre set di Samsonova.

IL MATCH – Si affrontano due tenniste che basano il loro tennis sui colpi d’inizio gioco, cercando di prendere in mano lo scambio fin dal primo colpo in uscita dal servizio o direttamente in risposta nei game di ribattuta. Dunque si prospetta una partita che regalerà soluzioni tennistiche agli amanti dello stile classico contemporaneo, costituito principalmente da potenza e scambi piuttosto brevi. Xiyu Wang, da non confondere con la quasi omonima Xinyu Wang – anche lei classe 2001 e che tra l’altro verrà scalzata lunedì proprio dalla “nostra” Wang dal ruolo di n. 3 di Cina – è delle due in campo quella a partire peggio. La 21enne cinese difatti sembra non essere del tutto apposto fisicamente, si muove male ed è quasi sempre in ritardo nel preparare il primo colpo in uscita dal fondamentale d’inizio gioco. Inoltre a confermare l’impressione che la n. 95 WTA abbia qualche problema fisico o che semplicemente stia soffrendo più del dovuto le condizioni climatiche – anche nella giornata odierna a Washington temperatura costantemente sopra i 30° – arrivano a sostegno delle scellerate smorzate giocate dall’asiatica, puntualmente lunghe e che vengono trasformate in facili chiusure del punto da parte di Samsonova.

Liudmila dal canto suo si limita ad allungare il palleggio quanto basta, per poi raccogliere i regali della mancina d’Oriente che pedissequamente cade nell’errore. La 23enne russa mette in mostra anche un ottimo dritto in avanzamento, che unito alla caratteristica più sorprendente del 2022 della n. 60 al mondo, ovvero la sua resa praticamente impeccabile con la seconda – è la giocatrice che ha vinto più punti con questo fondamentale in stagione -; la porta facilmente sul 5-1 con doppio break di vantaggio (arrivati nel terzo e nel quinto gioco). La giornata no della giovane cinese si evince a tuttotondo, quando subisce il secondo strappo dove commette addirittura due doppi falli nei primi due punti. Wang è pachidermica in campo, oltre che goffa in alcune situazioni come un tentativo di recupero su un lob avversario in cui non trova neanche la palla. Meriti però ad un’attentissima e sempre sul pezzo Samsonova, che non molla niente neppure sul 5-1 dove rimonta dal 30-0 e strappando per la terza volta il servizio chiude il parziale dopo 28 minuti.

Prima che la contesa riprenda, MTO off court per Xiyu che conferma qualche problemino fisico. La musica però è sempre quella, un bottino di 27 punti vinti negli ultimi 31 ad inizio secondo set certificano l’assoluta predominanza russa. La nativa di Taixing è perennemente poco reattiva, in pratica totalmente surclassata: nel suo primo turno di servizio sale 40-15, ma si spegne definitivamente – se mai si fosse accesa – con il break immediato. Il 3-0 diventa presto un altro 6-1 (35 minuti). La differenza è stata dettata dalla resa con la seconda: il 78% contro il 30%.

NIENTE SPECIAL EXEMPT – Sia Kanepi che Saville avrebbero dovuto prendere parte alle qualificazioni del WTA 1000 di Toronto, ma non avendo il dono dell’ubiquità ed essendo Washington un ‘250’, quindi un torneo di due categorie di differenza rispetto al Canadian Open, non può essere applicato lo special exempt. Per cui, le due tenniste che si contenderanno domani il titolo nella capitale degli States hanno dovuto dare forfait ai loro incontri con le wild card di casa Harrison e Min.

IL TABELLONE DEL WTA 250 DI WASHINGTON

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ATP Tel Aviv: Djokovic un treno non dirottabile, Andujar evita quantomeno il doppio cappotto

Pablo esulta nell’ottavo game del match, quando finalmente si sblocca, come se avesse compiuto l’impresa del secolo. Pospisil, prossimo avversario di Novak, non sarà contento

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Novak Djokovic - Laver Cup 2022 Londra (foto Twitter @lavercup)

[1] N. Djokovic b. P. Andujar 6-0 6-3

Era affamato, lo si era già compreso appieno durante la Laver Cup, almeno finché le energie fisiche lo hanno sostenuto. Era voglioso di riconquistarsi il terreno perduto, in termini di partite giocate ed eventi a quali non ha potuto prendere parte nel 2022, era motivato a dimostrare a tutti i costi che lui non ci pensa minimamente a cedere lo scettro. L’adrenalina del campo, poi, è cresciuta a dismisura a causa del mancato esordio in doppio in Israele, dove avrebbe dovuto accompagnare al canto del cigno il padrone di casa e specialista Erlich. Dunque arrivati al suo match di singolare, tutta l’essenza del campione che ha in corpo non poteva non essere sprigionata travolgendo tutto quello che incontrava.

Così si racconta il 6-0 6-3 in neanche un’ora e mezza, di una mattanza “quasi” totale, che la tds n. 1 del Watergen Tel Aviv Open Novak Djokovic ha inflitto al veterano castigliano Pablo Andujar; al cui spirito combattivo, oltre che alla lucida abilità nel saper modificare il piano partita strada facendo, si deve il mancato – non per molto – doppio capotto. Un “one Nole show“, caratterizzato principalmente da una prima di servizio ed in generale da una battuta massacrante – per gli avversari – per costanza ed efficacia: 8 ace scagliati, il 66% di prime in campo, l’81% di trasformazione, ma anche un invidiabile 71% di realizzazione con la seconda (10/14) e dulcis in fundo 0 palle break concesse. Ma ciò che più di tutto impressiona, è l’enorme ventaglio di opzioni del fondamentale d’inizio gioco balcanico: ogni taglio, ogni angolo, all’interno di una costante variazione per non dare punti di riferimento. A sottolineare, infine, le difficoltà incontrate dal 36enne di Cuenca; l’incredibile – in negativo – dato di punti vinti sulla prima nel parziale d’apertura: solo 6 e addirittura 0 sino al 5-0. In quarti di finale Vasek Pospisil è avvisato, il problema al polso è ormai solo un lontano ricordo.

 

IL MATCH – A discapito di quello che potrebbe far pensare la nomea di Andujar, derivante dall’etichetta appiccicatagli agli albori della sua carriera di solido regolarista fondocampista della terra battuta, caratteristiche riscontrabili nel tipico giocatore di formazione spagnola; il 36enne castigliano è un tennista che ben si adatta ai campi veloci. E’ vero che il suo “titolo” di specialista del rosso, il n. 115 ATP se l’è guadagnato non solo per via delle sue origini iberiche o del proprio stile di gioco, ma anche a suon di successi sulla terra; infatti i quattro tornei vinti in singolare, nella sua longeva carriera, – nonostante sia sta profondamente martoriata dagli infortuni – da parte del classe ’86 nativo di Cuenca sono stati conquistati tutti sul mattone tritato. Eppure andando a scandagliare approfonditamente gli anni trascorsi nel circuito dal veterano Pablo, si ci rende conto di come abbia ottenuto i risultati più prestigiosi, negli appuntamenti di maggiore rilevanza del Tour, sul cemento: in veneranda età, tre anni fa, si è spinto sino agli ottavi dello US Open raggiungendo il proprio miglior risultato negli Slam. Ma purtroppo per lui, oggi, si sapeva che le cose sarebbero state alquanto – per usare un eufemismo – complicate; questo non perché nel secondo turno dell’ATP 250 di Tel Aviv trovava dall’altra parte della rete un 21 volte campione Slam, recordman di settimane – e stagioni concluse – al n. 1 del ranking mondiale e di svariati altri primati della storia di questo sport: ma semplicemente un giocatore come Andujar non può minimamente impensierire un atleta delle qualità di Djokovic. Terzo confronto diretto tra i due, vittorie balcaniche a Umago 2007 e ad Indian Wells 2012, in California successo al set finale.

Se poi la versione del 35enne di Belgrado, è quella magnifica ammirata già settimana scorsa contro Tiafoe in Laver Cup, è presto fatto che il match sostanzialmente è soltanto un’utopia. E’ più corretto definirlo un one man show. Chiaramente, inoltre, il livello dell’avversario odierno è inferiore rispetto a quello che può esprimere un tennista. come Frances, capace di raggiungere la semifinale a New York meno di un mese fa: ciò vuol dire score ancora più a senso unico. Un 6-0 in 29 minuti, che ha mostrato tutti i limiti dello spagnolo e, allo stesso tempo, tutti i punti di forza leggendari del campione serbo. L’ex n. 32 nel ranking ci ha provato, ma nell’incontro odierno la tattica che normalmente utilizza contro qualsiasi avversario, ovvero allungare lo scambio sfiancando il duellante attraverso l’impermeabile solidità, al cospetto del n. 7 al mondo è unicamente controproducente. Infatti se c’è uno stile, con il quale Novak va a nozze è proprio quello che viene prodotto dalla racchetta di un regolarista da fondo, poiché lui da contro attaccante – celeberrima invenzione del Poeta Clerici, per definire Andre Agassi – raffinatissimo qual è, in parole povere fa le cose in campo in maniera migliore. Pablo può contare su un ottimo equilibrio tra i due fondamentali, non ha un colpo a rimbalzo nettamente superiore all’altro, ma manca dell’esecuzione definitiva; di quella “castagna” in grado di destabilizzare il punto per incisività, velocità o potenza – per capirsi il drittone alla Berrettini, o alla Del Potro -. Possedere una arma definitiva, provoca come conseguenza il restringimento del rettangolo di gioco per l’avversario, banalmente la porzione di campo da poter – dover – centrare visto che non ci si può permettere di mandare la sfera di feltro nella metà campo “infestata” dalla mazzata altrui.

Dunque in questo contesto tattico, il ribattitore per antonomasia non può che sguazzarci con il proprio tennis. Andujar però, purtroppo per lui, deve fare i conti anche con una giornata in cui non perviene la profondità nei suoi colpi. Ebbene se poi il 36enne di Cuenca, considerando il suo gioco, offre palle comode da spingere dalla linea del servizio; a Nole viene servita sul piatto d’argento l’opportunità di dominare in lungo e largo. E’ uno spettacolo della natura tennistica, il sette volte campione di Wimbledon: monumentale in risposta, implacabile nell’anticipo, robotico – nel senso di non umano, non di poco stilistico – nell’efficacia dei suoi colpi, imbarazzante – per l’iberico – nella consistenza, elegante e mortifero nei tocchi sopraffini. L’ex n. 1 del mondo regala perle, da fare invidia ai più grandi: accelerazioni in contro-balzo di rovescio magnifiche, stop-volley e drop-shot inavvicinabili dai comuni mortali.

L’assolo non cenna ad arrestare la sua corsa. Ma quantomeno nel secondo parziale Djokovic trova un minimo di resistenza in più che regala qualche, seppur isolato ed effimero, bagliore di equilibrio che possa giustificare la dicitura “partita”: la quale dovrebbe presuppore due avversari che si affrontano cercando di superarsi a vicenda. E’ portatore di tratti addirittura drammatici ed eroici, il secondo game della “nuova” frazione: la bellezza di 27 punti giocati, 20 minuti di durata, cinque palle break sfumate che avrebbero significato l’ottavo gioco consecutivo vinto dalla tds n. 1. Soprattutto, però, a svettare su tutti gli altri numeri, le sei chance non concretizzate dal castigliano prima che si materializzasse la settima opportunità per, finalmente, ottenere il tanto agognato e sospirato primo game della sua partita. Boato del pubblico, anche Nole è costretto a boccheggiare. Pablo alza le braccia al cielo come se avesse vinto un torneo, quando invece ha solo cancellato lo zero dalla propria casella, che tuttavia forse oggi è veramente un’impresa di cotale importanza. In verità anche sul 5-0 del primo, qualcosa si era iniziata a smuovere, con un altro turno di servizio maratona da 17 punti, con il n. 115 che ha messo tutto se stesso per iscriversi al match. Tuttavia un affamato Novak non si è dimostrato caritatevole in alcun modo, mettendo in mostra la propria micidiale capacità – quasi unica del suo genere, l’unico a poterne replicare le gesta è Nadal – di coprire il campo a tutto tondo; da sopra a sotto e viceversa. Emblematico, un quindici, nel quale Nole recupera il lob spagnolo, e subito dopo, s’intasca il punto grazie ad un scatto bruciante in avanti con cui riprende la volée stoppata dall’ex n. 32. Di fronte a questa ennesima prodezza, Andujar si accovaccia sulla rete in segno disperazione e lesa maestà: la fotografia della prima parte della sfida, insieme all’espressione – da meme social – di Ivanisevic sorpreso e sbalordito dal suo allievo.

Per fortuna, come detto, con grande forza d’animo il veterano della Castiglia riesce a liberarsi della scimmia, che si era posseduta della sua “spalla”, e questo finalmente lo slega dal peso che avvertiva su di sé permettendogli di lasciare andare il braccio. Ciò unito ad un atteggiamento decisamente più propositivo e offensivo, dettato dall’assunta e assoluta consapevolezza del classe ’86 della Roja del fatto che non avrebbe avuto praticamente nessuna occasione di mettere in cascina alcuno dei restanti game; cambia piano tattico verticalizzando maggiormente e prendendo la via della rete con più continuità. Questo, quindi, ci omaggia almeno di un secondo set disputato sulla stessa onda, con una “specie” di equilibrio che si manifesta. Di fatto un vero e proprio nuovo incontro, che raggiunge il suo acme a metà parziale. Sul 3-3, per la prima volta nel match – e seconda, visto che si ripeterà nell’ultimo gioco della partita ma da 40-0 – Andujar si arrampica a 30 sul servizio serbo, ma nell’unico momento di reale pathos della sfida; Djokovic chiama a raccolta la sua prima e si toglie d’impiccio. E’ l’ultimo sussulto del duello, perché Novak dà la sgasata finale portando a casa gli ultimi due game della contesa: 6-3 dopo meno di un’ora e mezza.

LE ALTRE PARTITE (di Paolo Michele Pinto)

Cadono teste di serie a Tel Aviv. Fuori Schwartzman e Van De Zandschulp, ovvero i n. 3 e 5 del tabellone dell’ATP Tel Aviv 2022. L’argentino si fa ammaliare dai colpi potenti di Rinderknech, mentre l’olandese esce sconfitto nella sfida con Broady.

Tel Aviv, invece, continua a impreziosire la settimana di Constant Lestienne che supera nettamente Emil Ruusuvuori in due set, 6-4, 6-2. Il francese parte male ed è costretto ad annullare due palle break che avrebbero portato il finlandese sul 3-0.  Sul più bello si spegne la luce in casa Ruusuvuori che si passa dal 4-3 e servizio al 6-4 per il suo avversario. Il finlandese chiuderà con ben 29 errori non forzati che faranno tutta la differenza del mondo in negativo anche nel secondo set, condotto agevolmente da Lestienne e vinto 6-2. Adesso per il francese la sfida con Cressy, testa di serie n. 4.

L’impresa di giornata è di Liam Broady che batte Van De Zandschulp con il punteggio di 6-4, 4-6, 6-3 in 2he42’. Parte subito bene il n. 174 del ranking che ottiene il break e vola 3-0. L’olandese avrà sei palle per il controbreak ma riuscirà a concretizzare la settima solo nel nono gioco. Ma a sorpresa la testa di serie n. 5 non sfrutta la chance di agganciare il suo avversario e si ritrova sotto di un set. Nel secondo parziale arriva la reazione dell’olandese che potrebbe chiudere 6-2, ma sul finire del set subisce il rientro dell’avversario. Nel terzo set scappa subito via il britannico che ottiene il break e non sfrutta tre palle del possibile 4-0. Poi Broady si complica i piani quando va a servire per il match, ma è costretto ad annullare una palla del controbreak prima di alzare le braccia al cielo.

Tutto facile per Vasek Pospisil contro Edan Leshem, n. 446 del ranking ATP. Match durato 1he21’ con il padrone di casa che, sospinto dal tifo del pubblico, ha retto bene al servizio sino al 2-2. Poi Pospisil ha cominciato con una serie di colpi vincenti che hanno messo in difficoltà l’israeliano. Compito agevole nel secondo parziale chiuso con 5 ace, 11 vincenti e il 93% di punti ottenuti con la prima, ben 14/15. Dall’altra parte Leshem soffre soprattutto con la prima di servizio con la quale vince solo il 48% dei punti.

Il match più spettacolare è senza dubbio quello tra Rinderknech e Schwartzman durato 2he38’ e vinto dal francese con il punteggio di 6-3, 2-6, 7-6(9). Parte bene il n. 58 del ranking che vince ben 17 punti su 18 con la prima di servizio. L’argentino si innervosisce e non riesce mai a entrare in partita. Nel secondo set si invertono i ruoli, Schwartzman comincia a rispondere bene alla prima di servizio dell’avversario e infila una striscia di quattro giochi consecutivi e riequilibra il match. La striscia di game vinti dall’argentino si allunga a sei nel terzo set, con il break in apertura che sembra indirizzare una gara che, in realtà, è ancora lunga da vivere. Rinderknech ottiene il controbreak nel turno di battuta successivo e ne nasce una sfida molto equilibrata. La prima è un gran vantaggio per il francese, mentre l’argentino prova a chiamare a rete l’avversario e ottiene punti preziosi. Sul 5-4 0-30 Rinderknech ritrova la magia della sua prima e la gara si prolunga sino al tie break. In avvio entrambi commettono un doppio fallo. E’ sempre il francese ad ottenere il minibreak e a sprecare a rete quando con la volee distrugge quanto di buono costruito. Schwartman soffre e si spazientisce per le tante righe pescate dal francese. Ma fanno parte del gioco e anche l’ultimo dritto pizzica la riga laterale e regala il passaggio del turno al Rinderknech che chiude al secondo matchpoint.

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI TEL AVIV

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Il Park Genova si prepara ad affrontare da protagonista il prossimo campionato di serie A

Il circolo genovese si presenta ai nastri di partenza della massima competizione a squadre con rinnovate ambizioni e una squadra molto competitiva

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Lorenzo Musetti - Sofia 2022 (foto Ivan Mrankov)

Da anni, la Federazione Italiana Tennis ha puntato sul campionato di Serie A come strumento per far crescere ulteriormente il movimento in tutto il paese, sfruttando proprio la capillarità dei circoli sparsi in Italia.

Il massimo campionato italiano compie quest’anno il suo centesimo anniversario, almeno per quanto riguarda gli uomini: la prima edizione fu disputata infatti nel 1922 e vide il successo del Tennis Club Parioli Roma mentre il campionato femminile fece il suo esordio nel 1940 con la vittoria del Tennis Modena. Proprio al circolo capitolino appartiene il record di vittorie (13) in campo maschile, seguito da cinque club con quattro scudetti ciascuno: Virtus Bologna, Società Canottieri Olona Milano, CRB Club Bologna, Circolo Canottieri Aniene e Capri Sports Academy.

 Nelle rose ufficiali delle squadre ci sono quasi tutti i migliori giocatori italiani, ovviamente se ci sarà compatibilità con i loro impegni nel circuito internazionale. E sappiamo bene come il mese di ottobre sia spesso cruciale per guadagnare gli ultimi punti che potrebbero consentire la qualificazione alle ATP Finals di Torino o alla Next Gen di Milano.

 

Molte sono le squadre forti che puntano al successo finale. Il New Tennis Torre del Greco cerca al bis dopo lo scudetto conquistato nel 2021, con la forza del suo roster che comprende tennisti del calibro dello spagnolo Roberto Bautista Agut, del suo connazionale Pedro Martinez e dell’olandese Tallon Griekspoor, dominatore lo scorso anno del circuito Challenger, nonché degli italiani Lorenzo Giustino e Raul Brancaccio, anche se è dolorosa la perdita di Andrea Pellegrino.

 Ottime chance anche per il Tc Italia Forte dei Marmi di Jannik Sinner e Lorenzo Sonego, cui si aggiungono Jan-Lennard Struff, Stefano Travaglia e Yannick Hanfmann.

Ma, almeno sulla carta, la compagine più attrezzata è quella del Park Tennis Club Genova che è stato inserito nel Girone 1, un vero girone di ferro, dove si contenderà il primato con le corazzate Sporting Club Sassuolo e CT Vela Messina. Il quarto incomodo sarà il TC Prato e l’anno scorso la galoppata di Pistoia ci ha ricordato come le sorprese siano sempre all’ordine del giorno. Ricordiamo che si qualificherà per i play-off solo la squadra prima classificata nel proprio girone.

Il Park Tennis Genova affronterà il prossimo campionato con rinnovato entusiasmo e una rosa di qualità, se possibile, ancora superiore rispetto alla stagione precedente. Nel gruppo storico è rientrato Fabio Fognini che condividerà la nuova esperienza in A1 con un gruppo di giocatori “top” del Tennis italiano. In primis, Lorenzo Musetti, Simone Bolelli (tutti reduci dalla bella vittoria in Davis a Bologna) e Gianluca Mager, senza dimenticare Alessandro Giannessi e i giovani emergenti Alessandro Ceppellini e Luigi Sorrentino. Invidiabile anche il “parco stranieri” che presenta giocatori di grande qualità come Pablo Andujar, Marius Copil, Zdenek Kolar, Kimmer Coppejeans e Igor Sijsling.

Abbiamo sentito telefonicamente Tommaso Sanna, lo storico capitano non giocatore della squadra, ex top 500 ATP che ha smesso di giocare a livello professionistico nel 2006, suo ultimo anno di attività agonistica.

Quest’anno sei il Volandri della situazione visto che hai in formazione metà della squadra azzurra di Coppa Davis.

“Magari (ride, ndr), in realtà Volandri mi sta togliendo i giocatori. Scherzo ovviamente, in realtà sono felicissimo per loro e speriamo che a Malaga vada tutto per il meglio. Certo che Musetti, Fognini e Bolelli ci mancheranno proprio per le semifinali, sempre ammesso che ci arriviamo ovviamente.

Tra l’altro dovete prendervi la rivincita sull’anno scorso quando siete stati eliminati nel girone.

“Beh il 2021 è stato un anno molto particolare perché c’era la concomitanza con Indian Wells (posticipato causa Covid) e la cosa ci penalizzò tantissimo perché tanti giocatori non furono presenti e noi pareggiammo in casa con Pistoia, partita che poi, purtroppo per noi, risultò decisiva. Quest’anno dovrebbe essere un po’ diverso, anche se Musetti giocherà fino a Parigi Bercy e poi avrà la Next Gen e se va in finale, come ovviamente gli auguro, sarà impegnato sabato sera e non è detto che la domenica riesca a venire. Come vedi siamo sempre sul filo.”

Fognini e Bolelli pensi di farli giocare in doppio?

“Anche in singolo (ride, ndr). Ma anche qui dipende molto dai loro impegni, visto che sono ancora in corsa per qualificarsi alle ATP Finals. Ad es. lo scorso anno Simone non poté venire perché era riserva alle Finals dove poi non scese in campo, ma comunque non poteva muoversi. Speriamo che con qualche magico incastro possano esserci, soprattutto perché Fabio la scorsa settimana mi ha detto che gli farebbe davvero molto piacere.”

Poi bisogna sperare che vengano nelle giornate giuste.

“Sicuramente, se vengono tutti nella stessa giornata vorrà dire che quella domenica avremo una squadra imbattibile e casomai la settimana dopo saremo scoperti.”

La vostra è una specie di selezione ligure, considerando Musetti ligure ad honorem, visto che si allena a La Spezia con Tartarini.

“Sì, l’unico ‘straniero’ è Bolelli che però è molto amico sia di Giannessi che di Fognini e poi vive a Montecarlo…quindi è mezzo ligure anche lui (ride, ndr). Comunque, a parte gli scherzi, questa è proprio la nostra forza: ragazzi molto uniti che vivono un profondo senso di appartenenza al Club.”

Parliamo degli stranieri, ne avete tanti e forti.

“Vero, poi anche qui bisogna vedere chi sarà realmente disponibile. Direi sicuramente Andujar che sono tanti anni che gioca con noi ed è il nostro punto di riferimento per quanto riguarda gli stranieri. L’anno scorso venne anche Kolar che speriamo possa essere dei nostri anche quest’anno. Sempre tenendo presente che può giocare un solo straniero per volta e che per essere utilizzato dalle semifinali in poi deve aver giocato in almeno due match, quindi anche qui dovremo fare dei conti.”

Parliamo dei vostri avversari. Iniziate il 23 ottobre in casa contro Sassuolo.

“Avversari durissimi, ma direi che tutte le squadre sono molto forti. Poi in Italia c’è una tale crescita che ogni anno quando si prepara la squadra scopro che dei nomi che non avevo mai sentito. E’ bello e spiazzante allo stesso tempo. Ad es. Messina avrà uno straniero molto forte da n.1 (Borges o Zapata, ndr) e poi uno dei fratelli Tabacco da n.2, quindi la squadra sarà molto competitiva. Sassuolo ha preso Agamenone e poi ha una marea di stranieri, alcuni dei quali fortissimi. Tra l’altro in casa giocano su un campo velocissimo e questo complica le cose. Spero comunque che Holger Rune non venga…anche se so che l’Italia gli piace molto. E come se non bastasse hanno Federico Bondioli, un under 18 molto forte.

Forse la più abbordabile è Prato.

“In teoria, ma l’esperienza dell’anno scorso ci insegna che sono proprio queste partite, sulla carta un po’ più facili, che possono riservare delle brutte sorprese.”

Ci sarà spazio per Sorrentino e Ceppellini?

“Penso proprio di sì, anche se egoisticamente mi piacerebbe avere sempre a disposizione Musetti e Mager:”

A proposito di Mager, il sanremese ha avuto una stagione difficile.

“Diciamo che con la nascita della figlia si è giustamente un po’ distratto. Ma proprio recentemente mi ha detto che, al di là dei risultati, lui si sente bene, sia fisicamente che di testa. Ma purtroppo, facendo tanti primi turni, finisce che giochi poco e che non riesci a trovare continuità.

E Giannessi, pensi che abbia ancora motivazione?

“Lui ci tiene molto al campionato a squadre, poi sono tanti anni che gioca con noi. Ha avuto recentemente un piccolo infortunio ma adesso è rientrato e penso che sia molto motivato. Sta decidendo se andare a giocare qualche Challenger in Sudamerica.”

Ho visto che i vostri giovani hanno appena ottenuto la promozione in serie B. Ma non te ne occupi tu, vero?

“Vero, il capitano è Dalla Giovanna. Però li seguo con interesse e i fratelli Verdese li ho anche inseriti nel roster della Serie A perché per loro anche solo allenarsi con la prima squadra potrebbe essere una bellissima esperienza.

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ATP

ATP Napoli, in corso i lavori per la costruzione dell’Arena da 4.000 posti

Iniziati i lavori per la costruzione dell’impianto principale del torneo, l’Arena da 4000 posti. “Nonostante il maltempo di questi giorni, saremo pronti” ha dichiarato l’organizzazione

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A poco meno di un mese dall’inizio del torneo di Napoli, a cui parteciperanno tra gli altri gli azzurri Musetti, Sonego e Fognini, oltre al numero 9 del mondo Rublev, sono a buon punto i lavori per la costruzione dell’Arena da 4.000 posti sul lungomare della città partenopea: sarà l’attrazione e il cuore pulsante della Tennis Napoli Cup, torneo ATP250 in programma dal 17 al 23 ottobre (qualificazioni il 15 e il 16 ottobre). Dopo la trasformazione della superficie di tre campi del Tennis Club Napoli, da terra rossa a cemento, è partita l’operazione principale, con l’allestimento dell’Arena che rappresenta il vero e proprio fiore all’occhiello di un evento molto importante per tutto il movimento tennistico italiano e per Napoli in particolar modo, città che ha ospitato per anni un torneo Challenger e che ora si prepara al salto di categoria: “Nonostante il maltempo di questi giorni che ci sta facendo inevitabilmente soffrire – ha spiegato l’organizzatore Cosimo Napolitano – saremo pronti. Contiamo per mercoledì 12 o giovedì 13 ottobre di effettuare le tanto attese prove tennistiche”.

Passaggi obbligati, una sorta di tabella di marcia fino al grande giorno: “Si tratta di passaggi uno successivo all’altro, obbligatori per la perfetta realizzazione del campo – illustra nei particolari Cosimo Napolitano –. Si provvederà a disegnare e gettare il bordo del perimetro del campo, che poi verrà riempito con degli inerti che creeranno la base per stendere la platea di legno, con il tappetino, il cemento e la relativa resina”.

L’Arena sarà una struttura ad alta tecnologia, tutto l’impianto perimetrale del campo sarà dotato di tecnologia Led con un backdrop di due metri sul lato corto del campo centrale, come nei grandi tornei dell’ATP Tour. “Durante il challenger del 2021 a Napoli abbiamo fatto intravedere le novità che metteremo in pratica nell’ATP 250 – ha aggiunto Napolitano -, qualcosa di bello che a Napoli non si è mai visto. Ora le stiamo realizzando tutte, con l’aggiunta di effetti grafici particolari e nuovi, tutto ad altissima tecnologia”.

 

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