TC President: qualità e tanto tennis, sognando un torneo Challenger

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TC President: qualità e tanto tennis, sognando un torneo Challenger

Il TC President è uno dei club più belli dell’Emilia, e il tennis è una passione vera. Il sogno è portare per la prima volta un Challenger nella “food valley” di Parma, come ci ha raccontato il direttore Fabio Rossi

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CIRCOLI IN VISTA: la voce dei Circoli su Ubitennis

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Sig. Rossi, lei è direttore del TC President, uno dei club più importanti di Parma con oltre 40 anni di storia. Come nacque l’idea di costruire questa nuova struttura?
I circoli di Parma sono per la maggior parte rivolti verso la collina, ed il nostro è un po’ più lontano degli altri, oltre ad essere il più recente come realizzazione. Inizialmente questa posizione poteva essere un handicap, invece adesso è diventato un valore aggiunto perché si trova in una zona più fresca e ventilata, essendo immerso nel verde. Una qualità che si apprezza molto nel periodo estivo e ci distingue. È un club molto bello, per il verde, per le strutture, per come è curato.

 

Il President vanta una struttura grande con varie proposte per i soci, può descrivercelo?
Il club copre un’area di circa 45mila metri quadri. La club house è molto bella, una villetta su due piani molto accogliente, con stanze dedicate all’attività ricreativa di vario genere, da spazi per i bambini alla sala per la tv satellitare, all’area per il gioco delle carte…

Ho visto infatti che siete attivi anche nel Bridge!
Esatto, siamo una polisportiva perché ospitiamo anche una sede ufficiale della Federazione Bridge, ed abbiamo una campionessa europea, Sofia Capobianco, molto giovane non ancora maggiorenne, che milita nella nazionale Under 21. Abbiamo quindi il ristorante, la palestra, il bar, il tutto diventa il cuore delle varie attività sociali del circolo. Abbiamo anche una piscina semi olimpionica, un’area bimbi, una struttura per il beach volley e beach tennis, e quindi la parte dei campi da tennis. In totale sono 9 campi: 6 in linea in terra battuta, due dei quali vengono coperti da una struttura pressostatica, ed una struttura fissa in legno, molto bella, con un fondo in play it nuovo che ospita 3 campi. Completano il club un campo da calciotto, uno polivalente per fare vari sport ed un’area estiva ampia che usiamo per tutte le attività ricreative all’aperto, tra cui eventi, giochi, concerti… Iniziative che organizziamo per stimolare la vita sociale e che riscuotono un ottimo successo.

Quanti sono i soci attualmente, e quanto costa la quota associativa?
Contiamo 350 famiglie, e la quota annuale costa 1750 euro per l’intero nucleo familiare.

Con tante proposte, immagino che al President ci sia una vita sociale piuttosto movimentata.
Sì, cerchiamo di proporre sempre molte attività per coinvolgere le famiglie. Oltre alle iniziative collaterali, il cuore della nostra vita sociale resta il tennis, c’è una grande passione, si gioca molto a tutti i livelli.

Come è organizzata la scuola tennis?
Il tennis ha subito una forte riorganizzazione negli ultimi 4-5 anni. In precedenza l’attività si era incentrata soprattutto sugli Over. Abbiamo rivisto un po’ il tutto, rifocalizzando gli sforzi sui ragazzi e sull’insegnamento. Per questo abbiamo dei maestri giovani, capitanati dalla ex giocatrice professionista Giulia Gabba, ed il prossimo anno entrerà nel nostro staff anche il maestro Sergio Piccinini, un professionista molto bravo. L’obiettivo del club è quello di continuare questo lavoro sui ragazzi, siamo ripartiti praticamente da zero con le squadre, tanto che disputiamo la D1. Purtroppo l’anno scorso abbiamo perso la finale per salire in serie C, e la promozione resta l’obiettivo di questa stagione. Col buon lavoro dei maestri tutte le nostre squadre giovanili, dall’under 10 all’under 16, stanno crescendo molto bene e diventando più competitive, tanto che nel 2017 abbiamo vinto un titolo regionale. Siamo contenti perché si stanno raccogliendo i primi frutti di questa rivoluzione e di questo nuovo modo di lavorare.

Avete organizzato fino al 2017 un torneo Future da 15.000$, che però non rifarete quest’anno. Come mai e quali sono i vostri progetti per le prossime stagioni?
Sì, saltiamo questa stagione. La motivazione è che l’obiettivo della dirigenza è quello di portare per la prima volta a Parma un torneo di categoria Challenger, che mai è stato organizzato in città. La dirigenza attuale ha “rivoltato come un calzino” il club, riportandolo in ottime condizioni sia amministrative che organizzative dopo un periodo di stasi; però, direi correttamente, questo consiglio ha preferito aspettare a prendere una decisione così importante, come è quella di organizzare un torneo Challenger, senza la certezza di poter continuare il suo lavoro, come potrebbe capitare se venisse eletto a breve un altro consiglio con obiettivi diversi. Se invece ci sarà continuità, allora la strada del Challenger potrebbe diventare realtà nelle prossime stagioni, se ci sarà anche il supporto delle aziende per sostenere un impegno di questo tipo.

Il future che avete organizzato fino al 2017 comunque era stato un successo…
Assolutamente, abbiamo fatto tre belle edizioni. Ad esempio nella prima vinse Maximilian Marterer, tedesco 22enne in netta ascesa ormai entrato stabilmente nella top100 ATP. Ovviamente un Challenger è un’altra cosa, un livello superiore. L’ho organizzato personalmente quando ero a Reggio Emilia, e sono convinto che al President abbiamo tutte le capacità per poterlo fare. Chiaramente serve una prospettiva di medio termine, un torneo di questo livello non lo si può fare una tantum, è necessario il sostegno di un Consiglio direttivo per un orizzonte di almeno un triennio, meglio ancora quattro anni.

Oltre alla vostra capacità organizzativa, nella vostra zona c’è fame di tennis e circoli di alto livello, quindi un evento del genere potrebbe riscuotere un buon successo.
Sì, nelle tre province vicine di Parma, Reggio e Modena ci sono tantissimi appassionati e diversi club davvero di alto livello, tra i più belli ed organizzati d’Italia. Solo per citarne alcuni La Meridiana di Modena, lo Sporting di Sassuolo, il CT Reggio, il Castellazzo a Parma, Albinea… Sono circoli importanti, che fanno un’attività di alto livello. Se poi scendiamo ancora un po’ verso Bologna e quindi la Romagna troviamo altre realtà non dissimili, dove si lavora bene e c’è qualità.

Non è quindi un caso che proprio l’Emilia sia la regione che ha trainato il tennis azzurro di alto livello negli ultimi 30 anni, con moltissimi dei migliori giocatori che sono nati e cresciuti nei vostri club.
Non è affatto un caso. Sono giovani cresciuti in circoli “robusti” dal punto di vista economico, che hanno investito e che lavorano bene sui giovani. Ci tengono molto alla propria attività e la mantengono al massimo livello, fin dal settore giovanile, avvalendosi di tecnici preparati. Questa è la chiave del successo. Sul talento si può lavorare, e lavorando bene i risultati arrivano.

Per chiudere, avete intrapreso un bel percorso di crescita al TC President. Il vostro obiettivo è quello di continuare il lavoro in corso e crescere i giovani?
Continuare questo percorso, lavorando per migliorarlo ulteriormente soprattutto nella scuola e nella crescita dei giovani. Dobbiamo ringraziare la compagine dei nostri soci, che grazie alle loro aziende sostengono le nostre attività. Il sogno resta quello portare finalmente il grande tennis a Parma, con un torneo Challenger di qualità. Una provincia così bella e così importante, unica al mondo per la qualità del settore agro alimentare, credo che si meriti di avere un evento tennistico di primo livello, e ci auguriamo di riuscire a portare avanti questo progetto.

Marco Mazzoni

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Serie A1 2020: comincia la difesa del titolo per le ragazze del TC Prato

Esordio contro il TC Lumezzane, ma senza Kucova e con il dubbio Trevisan, che viene dall’infortunio nella finale di Todi. Girone assai insidioso completato da Canottieri Casale e TC Lucca

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Martina Trevisan - Assoluti di Todi 2020 (ph.Marta Magni)

Non sarà semplice per il Tennis Club Prato confermare lo scudetto femminile del 2019, perché il fardello di essere al contempo le favorite e le campionesse in carica non è così leggero da portare sulle spalle. Ma le tre giocatrici meglio classificate del team toscano – Martina Trevisan, Kristina Kucova e Lucrezia Stefanini – proveranno a guidare le compagne più giovani, tra le quali spiccano Beatrice Ricci, Asia Serafini e Federica Sacco, quest’ultima tornata in campo un anno fa (agosto 2019) dopo alcuni mesi ai box per un’infiammazione cronica alle ginocchia.

L’esordio delle ragazze di Prato avverrà domenica alle ore 10, sui soliti campi in terra rossa di Via Firenze (l’ingresso sarà libero), contro il TC Lumezzane della svizzera Ylena In-Albon e delle italiane Georgia Brescia, Rubina De Ponti e Chiara Catini. “Dopo la partita casalinga avremo due trasferte molto insidiose” ha spiega il capitano Gianluca Rossi, “con Canottieri Casale in Piemonte e nelle fila della squadra piemontese gioca Sara Errani, poi giocheremo il derby con il TC Lucca a Vicopelago con una squadra in cui figurano le sorelle Pieri e due straniere molto forti (si tratta di Zavatska e Bara, entrambe in top 200, ndr). Iniziamo a fare bene domenica“.

Le pratesi sono favorite ma dovranno fare i conti con alcune assenze. Martina Trevisan, che ha raggiunto la finale degli Assoluti di Todi e si è ritirata sul finire di un set molto combattuto (contro Paolini) per un problema muscolare, sta tentando il recupero in extremis svolgendo attività di riabilitazione in una clinica livornese. Non ci sarà invece la slovacca Kucova, almeno nella prima sfida (il traffico aereo europeo va ancora a singhiozo), dunque ci sono buone possibilità che Lucrezia Stefanini possa indossare la casacca di prima singolarista all’esordio.

 
Kucova e Trevisan, finale di Serie A1 2019 – Foto Marta Magni

Il reale livello del girone 1 sarà comunque determinato dalla partecipazione alle gare delle tenniste straniere: oltre alle succitate Zavatska e Bara, nella squadra piemontese militano la spagnola Bolsova e la rumena Buzarnescu. Ricordiamo che si qualificano per i play-off le prime due classificate, mentre la terza e la quarta finiscono ai play-out; l’altro girone femminile è composto da TC Genova 1893, Tennis Beinasco, TC Parioli e CT Siena.

SERIE A MASCHILE – Gli ‘scudettati’ in carica del Selva Alta di Vigevano (Hoang, Marcora, Robredo e Baldi le quattro punte di diamante) esordiranno domenica in casa – ore 10 – contro il Match Ball Siracusa, nel girone completato da TC Maglie e Sassuolo. Trovate qui tutti gli altri dettagli della prima giornata nel nostro articolo di presentazione del campionato.

Quanto al team maschile del TC Prato, è inserito nel girone 5 della serie A2 ed esordirà domenica a Pavia, squadra che può contare su nientemeno che Ramos-Vinolas, finalista del torneo di Montecarlo 2017. Il numero uno della squadra maschile pratese è invece un altro slovacco, Filip Horansky, che guida un gruppo di soli compagni toscani (Emiliano Maggioli, Federico Iannacone, Davide Galoppini, Mattia Bellucci e Jacopo Stefanini). Per lo stesso motivo di Kucova, però, Horansky non sarà presente all’esordio; la speranza di Prato è poter contare su di lui nelle prossime settimane.

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Serie A, così non va. Difetti e proposte

Modesti ritorni d’immagine (ma forti costi) per il club, sponsor, FIT. Trascurate qualità e promozione. Eppure la giocano Sonego, Musetti, Andujar, Travaglia, Bautista Agut, diversi top 100 ATP

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Lorenzo Sonego e Lorenzo Musetti - Assoluti Todi 2020 (foto Federtennis)

La presentazione del campionato di Serie A1 (di Luca De Gasperi)


In tempi di COVID-19 si fa quel che si può. Il campionato di serie A comincia ancor più in sordina del solito per i motivi che conosciamo. Senza raccattapalle, giudici di linea, conferenza stampa post gara (per chi le organizzava), hostess degli sponsor (per chi le aveva). Non è tutto sommato un male che non ci siano più i match di andata a ritorno, formula che appartiene tradizionalmente più al calcio (e altre discipline) che non al tennis. Troppe volte in passato le squadre che avevano perso l’andata in casa affrontavano le successive gare di ritorno (specie in trasferta) schierando dei ragazzini del club al posto dei migliori. Talvolta anche per risparmiare i gettoni di presenza dei tennisti più qualificati e più cari, quando si aveva la convinzione di non poter comunque recuperare.

Il risultato era che ne venivano fuori duelli di insignificante qualità e di nessuna incertezza. Quasi imbarazzanti per quegli spettatori, e sponsor, che si fossero trovato casualmente al club incuriositi da un match di cosiddetta serie A. In termini di promozione un boomerang. Sono anni che lo si dice, ma la FIT non ha mai mostrato di credere e di voler investire granché in questo campionato, trascurato da tutta la stampa nazionale perché promosso da sempre poco e male. Forse in FIT sono i primi a non credere nella possibilità di farlo crescere e diventare interessante.

 

La FIT ha incessantemente cambiato regolamenti ogni due per tre e obbligato i club a schierare non più un solo allievo cresciuto nel club ma due (troppi!) per la preoccupazione (da un lato comprensibile) di un tennis-mercato che, poco fair, favorisse smaccatamente i circoli più ricchi come ai tempi dei ripetuti successi del Tennis Capri. Il risultato è che al di fuori dei circoli che la giocano, pochi si accorgono che esiste. E anche all’interno dei circoli, salvo che ci siano dirigenti particolarmente attivi e pronti a promuovere il loro club anche con i mezzi che offrono internet, i social, i siti, ben pochi sono i soci al corrente del suo svolgimento.

Soprattutto la sensazione è tale per cui, dopo aver riscosso le quote di iscrizione, la FIT non si sia mai preoccupata troppo della qualità del suo primo campionato, che pure è utile ai giocatori di prima fascia nazionale (e in particolare ai giovani cui la FIT dovrebbe in particolare dedicare la sua attenzione) per guadagnare esperienza e soldini necessari a potersi permettere un’attività agonistica internazionale. Molte squadre di A, che investono diverse decine di migliaia di euro (alcune anche intorno ai 100.000 e più), rischiano ogni anno di rimetterci soldi. A che pro? Per la soddisfazione di partecipare? Non sarebbe stato incentivante predisporre almeno un minimo montepremi per un evento professionistico e legato in gran parte a giocatori di respiro professionistico? Premi per almeno le prime due, quattro squadre? Quantomeno la non obbligatorietà di pagare le iscrizioni l’anno successivo per le partecipanti alle finali come “ricompensa” per il traguardo raggiunto?

Posso anche comprendere che in questi giorni la FIT, angosciata per il lucro cessante degli Internazionali d’Italia (sia che si disputino, o no, a porte semichiuse o meno, una perdita rispetto al budget previsto 8 mesi fa certo purtroppo sarà inevitabile) non avverta l’urgente necessità di “investire” qualcosina di più sul proprio campionato di serie A. Ciò pur avendo sbandierato da tempo di essere la federazione sportiva con il bilancio più florido fra tutte (calcio escluso).

Ma quantomeno potrebbe annunciare, per stimolare i propri circoli che tanta passione e impegno economico dimostrano anno dopo anno, che almeno nel 2021 – COVID-19 permettendo – qualcosa di diverso verrà fatto per gratificare chi se lo merita. 

Per tutto questo primo semestre, se qualcuno avesse voluto mostrare ad altri, a uno sponsor quali erano le squadre di Serie A, quali erano i team campioni in carica, non aveva modo di farlo. Una ricerca sul sito della FIT non dava esito. Finalmente la scorsa settimana la FIT ha fatto conoscere squadre partecipanti e calendario. Ma anziché diramare e pubblicizzare il calendario, la FIT ha raccomandato ai club di mantenerlo segreto, di non diffonderlo. Il perché è misterioso. Di solito tutte le altre federazioni si danno da fare per far sapere chi gioca contro chi e quando. Perché la FIT non vuole farlo sapere? Perché non si è ancora deciso dove, quando e come si svolgeranno le fasi finali? Con quante squadre? Sembra davvero tutto così improvvisato… quando mancano pochissimi giorni all’inizio del campionato.

La FIT dovrebbe finanziare o perlomeno aiutare i circoli che investono sulla serie A. Come? I sistemi potrebbero essere diversi. C’è chi suggerisce un gettone minimo (€ 1000/2000 euro?) per ogni incontro di girone vinto? Ciò spingerebbe i circoli ad essere competitivi in ogni partita del girone anche a classifica definita. Ma tutti concordano sulla opportunità di garantire premi almeno alle squadre semifinaliste con bonus finale alla vincitrice.

Tennis Club Prato: le vincitrici della Serie A1 2019 – Foto Marta Magni

C’è chi ha fatto grandi sforzi (e non solo finanziari) per raggiungere le fasi finali del campionato. A parte la soddisfazione personale per il circolo e i giocatori, quei club non hanno ricevuto alcun supporto. Anzi, hanno dovuto affrontare parecchie spese anche per il weekend della finale. 

Alcuni circoli, nonostante tutto, vivono molto intensamente il campionato e ciò si riflette poi anche sulle squadre minori creando aggregazione e spirito di club. Motivo per cui se ci fosse un aiuto tangibile, anche la federazione ne riceverebbe sicuramente un ritorno. E tutto il movimento tennistico. 

Un’altra idea potrebbe essere quella di studiare un modo perché, al di là della diretta Supertennis garantita a copertura delle finali, almeno i circoli che dimostrassero di investire di più (se non si riuscisse ad accontentare tutti) venissero aiutati o a dotarsi di una produzione televisiva locale ma professionale per poter passare a Supertennis una o più partite in diretta (o anche una sintesi registrata di una durata predeterminata; certo ci sarebbe la difficoltà di assemblare materiali diversi provenienti da più parti, ma tutto si può affrontare e risolvere dopo aver definito alcune linee guida), oppure inviando nelle domeniche agostane (in cui oltretutto di tennis internazionale vero non ci sarà per buona parte del mese) una troupe di Supertennis (tramite Crionet?). Si potrà magari sorteggiare quest’anno quattro o otto club leader da mostrare. E  l’anno prossimo saranno altri otto e via dicendo. Ma occorre che la FIT per prima si preoccupi di dare agli sponsor dei club un minimo di visibilità per garantire un minimo di ritorno.  Per quest’anno e, in prospettiva anche con il preannuncio di qualche iniziativa, per gli anni a venire. 

Non è giusto che tutto ricada sulle spalle dei circoli più appassionati. È un compito della FIT proteggere e promuovere il proprio campionato. Anche a livello di news, di racconto giornalisticamente preparato si può fare meglio. Non solo la lettura dei risultati, please

Poi per carità, anche il contenitore “Circolando” di Supertennis, può essere gestito in modo tale che i circoli di serie A e B che si impegnano di più abbiano un ritorno apprezzabile. Ma, possibilmente, non seguendo il criterio di favorire il circolo più amico a detrimento di quello meno amico. Perché non approntare una serie di criteri oggettivi di “premi Serie A”, X minuti di esposizione televisiva (più o meno minuti a seconda risultati conseguiti), premi Serie B… idem come sopra?

D’altra parte è vero che i circoli non sono fin qui mai riusciti, di concerto con la FIT (perché no?), a organizzare una giornata costruttiva anche telematica (via Zoom? Oggi è facilissimo, non costa nulla!) per confrontarsi e proporre alternative, idee, opzioni sinergiche. Da parte federale si preferisce evidentemente che le cose proseguano così, dato che mi risulta che la proposta sia stata ogni tanto avanzata da qualche circolo partecipante. Si preferisce, di fatto e la storia insegna, che non ci sia alcuna riunione. È più facile imporre – giusta o sbagliata che sia l’imposizione – quel che si vuole dall’alto senza discutere e confrontarsi. Dicevano i latini: “Divide et impera“.

Tutto ciò appare abbastanza incredibile, se non fosse che l’attenzione a questo campionato non è mai stata quella che avrebbe dovuto essere. Addirittura per le premiazioni delle squadre campioni d’Italia è successo più volte perfino che le disertasse il presidente federale. Mi chiedo davvero in quale altro massimo campionato nazionale di altri sport possa avvenire una tale evidente mancanza di rispetto. Si chiede molto ai circoli, per tenere questa manifestazione in vita. Ma si fa davvero piuttosto poco per sostenerla adeguatamente. Cosa si potrebbe fare invece, ad esempio? Comprare spazi, ad esempio, su giornali e siti all’indomani delle giornate di gara, oppure alla vigilia per cercare di veicolare maggior pubblico (quando il COVID-19 ci avrà lasciato in pace…). Ciò se le casse federali fossero in tal sofferenza da non potersi permettere di acquistare un piccolo spazio prima e dopo.

Oggi, oltretutto, con la crisi della carta stampata, gli spazi sul media cartacei costano pochissimo. È anche vero, d’altro canto, che vengono sempre meno letti (soprattutto dei giovani che hanno solo il cellulare in mano) e un trafiletto in una pagina di sport fra le 30-40 pagine di un giornale ha poco impatto. Ma sempre meglio di niente. 

Una minima organizzazione federale a livello comunicazionale dovrebbe consentire alla FIT di scegliere i media tennistici locali (e non) più validi. Si tratterebbe di un’azione intelligente, perché aiutare i media di vario tipo a dare più spazio al tennis significa aiutare tutto il comparto tennis, che vive anche di informazione, di stimoli. Una campagna informativa – giornali e/o social – aiuterebbe poi i circoli a rendere maggiormente visibili gli sponsor che supportano le squadre, nella maggior parte dei casi, finanziatori per la passione nel tennis e nello sport in generale, senza un reale ritorno.

Che il sottoscritto nel lanciare quest’ultimo banale appello-suggerimento non abbia alcun interesse privato sarà chiaro e lampante per tutti: la FIT non comprerà mai spazi su Ubitennis, sito libero di opinione e critica. La FIT non lo farebbe neppure se Ubitennis avesse 70 milioni di visitatori unici, cioè quanto tutti gli italiani. Ne abbiamo solo 5 milioni, una cifra cui nessun altro sito specializzato si avvicina neppur lontanamente. Ma a Ubitennis, se la FIT sovvenzionasse in qualche modo altre testate, farebbe solo piacere. A questo mondo non si deve essere miopi. Più si vede, si legge, si parla, si discute di tennis, ovunque lo si faccia, lo si promuove e meglio è per tutti. Anche per Ubitennis. E dovrebbe essere anche per la FIT. Ma per capirlo ci vuole una dirigenza illuminata, con una visione. Per anni, almeno in rapporto alla Serie A, non ci siamo accorti di averla. Ma siamo ottimisti. Il rilancio parte dalla consapevolezza, dalla volontà, dall’ottimismo della ragione.

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Torino si fa bella per le Finals: ristrutturazione al Circolo Sporting

Lo Stadio verrà ampliato e potrà raggiungere una capienza di 2500 posti a sedere. In programma anche l’allestimento di due campi di allenamento per i partecipanti del Masters

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Circolo della Stampa Sporting Torino

Il Circolo della Stampa Sporting di Corso Agnelli a Torino verrà riqualificato in vista del grande evento che il capoluogo piemontese ospiterà nell’autunno del 2021: le ATP Finals. Il progetto verrà a costare circa mezzo milione di euro e godrà in buona parte del finanziamento della Compagnia di San Paolo, che stanzierà un finanziamento di 400.000 euro. Lo “Stadio” del circolo è la struttura sulla quale si concentreranno maggiormente i lavori. In piedi dal 1942 (realizzata dall’architetto Domenico Morelli), potrà raggiungere una capienza di circa 2500 spettatori dopo la ristrutturazione. Il progetto prevede anche l’allestimento dei due campi di allenamento a disposizione dei migliori otto singolaristi e doppisti del Tour ATP che si saranno battaglia sul cemento del Pala Alpitour.

Lo Stadio ha ospitato per ben sei volte gli incontri di Coppa Davis e ha visto calcare la sua terra battuta campioni i grandi campioni del tennis italiano -Pietrangeli, Panatta e compagni – e non solo. Conoscerà ora una nuova era sportiva, ancora dominata dai Big Three nel mondo della racchetta, ma con tante giovani promesse che proprio a Torino avranno la possibilità di scrivere la storia. La ristrutturazione porterà a un recupero totale della struttura, che potrà essere utilizzata non solo per manifestazioni sportive, ma anche per convegni, eventi musicali e teatrali. L’ampliamento consentirà anche di garantire un numero cospicuo di spettatori sugli spalti anche in caso di restrizioni dovute all’emergenza sanitaria (circa 600 secondo le norme di distanziamento sociale).

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