Nei dintorni di Djokovic: Olga Danilovic è tornata a casa. E a vincere

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Nei dintorni di Djokovic: Olga Danilovic è tornata a casa. E a vincere

Dopo la vittoria al WTA di Mosca, un anno complicato per Olga Danilovic. Infortuni, crisi di risultati e di fiducia. Per ritrovarsi, la scelta di lasciare la Spagna e tornare a Belgrado (“Era quello di cui avevo bisogno”). La vittoria in un ITF in Svizzera pare essere il primo segnale che la 18enne serba sia sulla strada giusta

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Olga Danilovic - Mosca 2018 (foto via Facebook, @BalticOpenTennis)

Dopo la clamorosa vittoria dello scorso anno a Mosca, prima giocatrice nata nel nuovo millennio a vincere un torneo WTA, di Olga Danilovic si erano un po’ perse le tracce. Ma ad inizio settembre è arrivata l’affermazione in un torneo ITF in Svizzera, che ha fatto riaccendere i riflettori sulla 18enne tennista serba. Soprattutto in patria, ovviamente, dove dopo il ritiro di Ana Ivanovic e Jelena Jankovic sono alla disperata ricerca delle eredi delle due ex n. 1 del mondo. Ecco perciò che la vittoria di Olga nel W60 di Montreux, dove ha lasciato per strada un solo set (il secondo del quarto di finale contro la 18enne tennista di casa Simona Waltert, vinto poi 6-1 al terzo), ha riacceso le speranze in tal senso a Belgrado e dintorni.

Logico quindi che sia arrivata anche l’intervista alla giovane promessa serba, per sapere come si sente dopo questa vittoria che si spera abbia definitivamente messo fine al suo periodo no. “Sono molto contenta. Prima di tutto perché torno a raccogliere i frutti di tutto il lungo e bel lavoro fatto. Sono anche molto soddisfatta perché per un po’ di tempo non ho ottenuto buoni risultati, non ho neanche giocato bene e al livello che mi aspettavo. Ma qualche mese fa c’è stato il ‘click’, come si dice in gergo. Negli ultimi due mesi mi sono allenata veramente bene e finalmente ho giocato un torneo come posso e so fare, e l’ho portato a casa. Questo mi rende felice e soddisfatta. Dal momento in cui sono scesa in campo ho sentito di essere in fiducia: un aspetto su cui avevo lavorato nell’ultimo periodo, ed evidentemente il lavoro ha pagato”.

Altrettanto logico chiederle cosa è successo dopo quella vittoria di Mosca, dato che nei 12 mesi successivi è arrivato solo un quarto di finale nel 125K di Guadalajara. Tanto che dopo l’eliminazione all’ultimo turno delle qualificazioni di Wimbledon Olga ha deciso di concentrarsi esclusivamente sui tornei ITF, dove nell’ultimo mese e mezzo ha conquistato una vittoria, una finale ed una semifinale. Decisione che avrebbe forse dovuto prendere prima, come ha implicitamente ammesso lei stessa nel raccontare come mai questo ultimo anno non sia andato come sperava dopo aver battuto la coetanea Anastasia Potapova nella finale del torneo moscovita ed essere entrata poco dopo tra le top 100. Infatti, mentre le altre tenniste nate nel 2001 si facevano valere – oltre al consolidamento della top 100 della citata Potapova, c’era infatti l’esplosione di Anastasia Anasimova, semifinalista al Roland Garros, e di Iga Swiatek, che si spingeva sino agli ottavi dello Slam parigino –  Olga tra una sconfitta e l’altra scivolava nelle retrovie, fino alla 277esima posizione del ranking.

Tutti pensano sia successo qualcosa. Semplicemente è accaduto che in quella settimana a Mosca tutti i tasselli si sono incastrati perfettamente. In seguito, invece, alcuni dettagli hanno influito in modo negativo. In primis alcune mie scelte sbagliate sui tornei da giocare, poi un paio di piccoli infortuni, ed infine anche qualche brutto sorteggio che in alcuni casi mi è costato la sconfitta. La mancanza di risultati ha avuto come conseguenza il crollo della fiducia. Insomma, ci sono state un po’ di cose: in realtà niente di tragico, ma in quel periodo le ho vissute come qualcosa di terribile. Non vedevo le cose come faccio ora, semplicemente come una serie di circostanze sfortunate”.

 

In realtà qualcosa è successo. Gli infortuni, le sconfitte la sfiducia, hanno portato ad una decisione importante: il cambio del coach ed il ritorno in Serbia. “Non sono in più in Spagna, sono tornata a Belgrado che adesso è la mia base per gli allenamenti. Ho lasciato l’accademia di Alex Corretja: ci siamo separati perché lui aveva troppi impegni e a causa di tutte le altre attività di cui si occupa non era in grado di viaggiare con me nei tornei. Mi ha sempre aiutato per quanto ha potuto, ma abbiamo deciso comunque di interrompere la nostra collaborazione. Ora mi alleno con Tatjana Jecmenica (ex giocatrice, attuale capitano della nazionale serba di Fed Cup ndr), con la quale avevo già lavorato prima di trasferirmi in Spagna. Sono a Belgrado dalla fine del Roland Garros e posso dire tranquillamente che questo cambiamento e il ritorno a Belgrado era quello di cui avevo bisogno”.

Olga Danilovic

Il cambiamento ha ovviamente coinvolto anche le altre figure del team di Olga e mai come in questo caso si può parlare di un vero e proprio ritorno a casa. Il suo preparatore fisico è adesso Vlada Radonijc, per lungo tempo preparatore fisico della squadra di basket del Partizan Belgrado, quella in cui papà Sasha ha iniziato la sua favolosa carriera e di cui è stato in seguito vice-presidente e presidente, una volta appese le scarpette al chiodo. “Da quanto abbiamo iniziato a lavorare assieme non mi sono mai sentita così bene. Questo vuole dire molto per me, perché influisce molto sulla fiducia in campo. Vlada Radonjic è molto esigente, ma devo ammettere che con lui sono cresciuta molto. Prima di tutto, lavorando con lui sono riuscita a riprendermi dagli infortuni che ho avuto ed ho trovato una soluzione ai problemi che si sono presentati dopo essere cresciuta tanto velocemente. Mi sono rafforzata, ora mi sento più stabile e forte e sento che posso reggere gli sforzi più intensi”.

La stagione si sta avviando verso la conclusione, ma si spera che per Olga ci sia il tempo di prendersi ancora qualche soddisfazione. Lo conferma lei stessa, anche se la risposta evidenzia come abbia imparato la lezione di questo ultimo anno: nessuna aspettativa eccessiva, nessuna pressione. L’obiettivo è continuare a crescere. “Mantenendo questa continuità negli allenamenti e in partita, giocherò qualche Challenger, ma entro la fine dell’anno ho in programma anche un paio di tornei WTA. Sono molto contenta di aver migliorato la classifica (con la vittoria in Svizzera è rientrata tra le top 200 ndr), ma non mi pongo obiettivi troppo ambiziosi o qualche altro tipo di pressione, quello che conta è proseguire con questo ritmo e tutto sarà ‘super’!”.

Chissà che non sia così “super” da permettere alla giovanissima tennista serba di ripercorrere la stessa strada di un’altra 18enne, quella che batté lo scorso anno al primo turno delle qualificazioni dello US Open e che in quel periodo stazionava anche lei attorno alla 200esima posizione mondiale. Di chi parliamo? Eh sì, proprio della neocampionessa Slam Bianca Andreescu. Più “super” di così…

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Tanta pioggia a Rio: Sonego sconfitto, Mager in vantaggio su Thiem

Tra uno scroscio e l’altro Lorenzo Sonego cede in due set contro Borna Coric nonostante una buona partita. Mager fermato dalla pioggia avanti un set e un break contro Thiem. La ripresa sabato alle 18

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Borna Coric - Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

La pioggia torrenziale per per diverse ore è caduta su Rio de Janeiro nella giornata di venerdì ha disturbato non poco i quarti di finale del Rio Open nel quale erano impegnati anche i due italiani Lorenzo Sonego e Gianluca Mager. Inizialmente programmati tutti sul campo principale, la Quadra Kuerten, gli incontri sono stati progressivamente distribuiti sui vai campi dell’impianto: a metà pomeriggio, dopo una breve interruzione del primo quarto di finale (quello tra Garin e Coria), gli incontri sono stati ripartiti sul Kuerten e sul n.1; successivamente, a seguito di una più lunga sospensione di quasi quattro ore, tutte le partite non ancora disputate sono state programmate contemporaneamente su tutti i campi disponibili.

Lorenzo Sonego ha giocato quindi sul campo n.1, facendo vedere ottime cose contro la testa di serie n.5 Borna Coric, piuttosto remissivo nella prima parte del match e spesso in difficoltà sulla propria battuta. Il croato ha dovuto salvare cinque palle break al quarto game e poi, immediatamente dopo la lunga pausa per la pioggia, si è trovato a salvare due set point sul 4-5 e un altro sul 5-6, peraltro ben cancellati giocando in maniera più aggressiva. Al tie-break si è andati avanti a forza di minibreak (sei nei primi otto punti) per poi arrivare con Coric al set-point sul 6-5 e capace di convertirlo subito con una risposta aggressiva sulla seconda. Tra un’interruzione e l’altra il primo parziale ha richiesto ben 83 minuti.

Nel secondo set il piemontese ha avvertito il contraccolpo della perdita di un parziale nel quale era sembrato avere il controllo del gioco e che lo aveva visto ottenere ben otto palle break senza concederne nessuna. Sempre costretto a inseguire nel punteggio, Sonego ha finito per cedere il servizio al sesto game, scaraventando a terra la racchetta e facendo uscire tutta la sua frustrazione nel sentire che il match gli stava scappando di mano. Coric, dal canto suo, ha giocato con grande mestiere e discernimento, nonostante la sicura stanchezza per il lungo match giocato nemmeno 24 ore prima, ed ha portato a casa il match dopo due ore e 10 minuti di gioco.

 

Borna Coric è stato fortunato anche perché un paio di minuti dopo la fine della sua partita il cielo sopra Rio de Janeiro si è riaperto sospendendo le partite ancora in corso, tra cui quella tra il nostro Gianluca Mager e la testa di serie n.1 Dominic Thiem. Il match è stato sospeso con l’italiano, n. 128 del ranking ATP, sorprendentemente in vantaggio di un set e un break.

Sceso in campo senza alcun timore reverenziale, Mager ha approfittato di un Thiem un po’ appesantito forse anche dalla maratona del giorno prima contro Munar, conclusa ben oltre la mezzanotte, e si è portato subito in vantaggio sul 4-1. Un controbreak a zero al settimo game ha però riequilibrato il primo parziale, che si è deciso poi al tie-break dove Mager ha giocato con grande coraggio, spingendo sempre Thiem a giocare punti forzati e conquistando il set per 7 punti a 4. Poco prima che la pioggia ricominciasse a scendere, il sanremese ha approfittato di un paio di errori di Thiem per ottenere il break di vantaggio per il 2-1 avendo così questo importante vantaggio psicologico durante la notte di pausa.

Il programma di sabato verrà sul campo Kuerten il completamento di Mager-Thiem a partire dalle ore 14 locali (le 18 in Italia) ed alla stessa ora la continuazione di Martinez-Balasz sul campo 1. Le semifinali poi seguiranno sul campo Kuerten non prima delle 17 locali (le 21 in Italia), iniziando con Garin-Coric, seguita poi dal match tra i vincenti dei due quarti di finale non terminati venerdì.

Risultati:

[3] C. Garin b. [Q] F. Coria 2-6 6-3 7-5
[5] B. Coric b. L. Sonego 7-6(5) 6-3
[Q] P. Martinez vs [L] A. Balasz 6-2 2-2 sosp.
[Q] G. Mager vs [1] D. Thiem 7-6(4) 2-1 15-15 sosp.

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Simon ritrova il feeling con Marsiglia e travolge un pessimo Medvedev

MARSIGLIA – Psicodramma Medvedev che si fa imbrigliare dal tennis velenoso di Simon e cede di schianto nel secondo set senza vincere game

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Gilles Simon - Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

da Marsiglia, la nostra inviata

Marsiglia porta bene a Gilles Simon, che ha vinto l’Open 13 nel 2007 e nel 2015, torneo in cui ha conquistato complessivamente il maggior numero di match (29) e che lo vedrà per la quinta volta in semifinale. Il francese disputa un match perfetto contro un Medvedev quasi irriconoscibile. Dopo aver vinto il primo parziale per 6-4, Gilles continua a penetrare nelle insicurezze del russo che perde completamente testa e fiducia e, dando l’impressione di aver gettato la spugna, si fa travolgere da un sorprendente 6-0.

Il francese comincia con un break di ritardo, salvo riuscire in pochi minuti a imbrigliare il russo e a pareggiare i conti. Da quel momento Simon è in controllo delle operazioni al punto da procurarsi un set point sul 5-4. Medvedev lo annulla con un rovescio lungolinea millimetrico, tuttavia il dritto lo tradisce di nuovo e c’è un secondo set point tutto francese che viene convertito. Daniil è furioso e il Palazzetto invece esulta per il suo “Gillou” che vince il primo parziale 6-4. Il n. 5 del mondo ha perso del tutto la trebisonda e il suo tennis non funziona più, mentre Gilles continua a tessere la sua bella tela, ordinato e preciso.

 

In un crescendo di precisione e solidità, Simon prende rapidamente il largo sul 4-0, mentre Medvedev non trova più il campo, come se si fosse rassegnato alla supremazia di Simon e avesse gettato la spugna. L’atmosfera sul Centrale e incandescente, sebbene a tratti surreale. Sul 5-0, Daniil gioca il tutto per tutto con due buoni punti, un rovescio lungolinea vincente e una buona volée. Ma il match point francese arriva inesorabile. Gillou è perfetto fino all’ultimo, trafiggendo Medvedev a rete con un impeccabile passante incrociato di dritto che vale il bagel.

Daniil Medvedev – Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

È la prima vittoria su un top 10 da Pune 2018 (con Cilic) e la prima contro un top 5 dopo la vittoria con Wawrinka a Shanghai 2016. Comprensibilmente, il francese appare raggiante dopo il match: “Oggi sono riuscito a fare tutto bene, soprattutto ho risposto molto bene. Anche se sulla carta è più forte di me, ha fatto finale agli US Open, il tennis è così, sono riuscito a piazzare i miei colpi come volevo e gli ha dato fastidio. È da 14 anni che vengo qui, spero di continuare a giocare bene, qui le cose molto spesso mi sono andate bene!”. In semifinale, Gillou affronterà Felix Auger-Aliassime che ha brillantemente cancellato un brutto avvio contro Gerasimov e vinto il suo quarto di finale in due set.

Dopo essere stato in vantaggio 5-3, Egor Gerasimov (27 anni e n. 72 ATP) non riesce ad essere costante e subisce la rimonta del giovane avversario. Auger-Aliassime non solo recupera ma, sempre più intraprendente, lo sorpassa andando poi a conquistare il primo set per 7-5.

Il secondo parziale viene poi dominato dal canadese che, dopo aver avuto più occasioni di strapppare il servizio al bielorusso ad inizio set, prende il largo sul 2-0 e poi sul 4-1. È centrato Félix, particolarmente efficace con la prima di servizio, è intraprendente anche negli scambi prevalendo sull’avversario. Sale ancora 5-2 e ora ha due possibilità di chiudere il match. Gerasimov cancella la prima ma poi, sul secondo matchpoint, scaraventa fuori misura una palla innocua a metà campo. È la terza semifinale del 2020 per il 19enne canadese – l’unico rimasto in corsa dei tre canadesi giunti ai quarti a Marsiglia – dopo quelle disputate ad Adelaide e Rotterdam.

Mi sono un po’ complicato la vita nel primo set” dice Félix dopo la partita, “non voglio cercare scuse ma sono stato un po’ colto di sorpresa quando il match tra Simon e Medvedev è finito così presto. Dovevo ancora riscaldarmi e fare tutto velocemente e questo mi ha fatto perdere un po’ di energie. Nonostante questo, colpiva bene ed era regolare; Però ci credevo, ero fiducioso perché sentivo che avevo le mie chanche. E poi è andata sempre meglio”.

SECONDA SEMIFINALE – A contendersi l’altro posto in finale saranno invece il vulcanico Alexander Bublik, che sul campo batte Shapovalov e in conferenza regala spettacolo, e il campione uscente Stefanos Tsitsipas, bravo ad aggiudicarsi un set combattuto e poi prendere il largo contro il Pospisil in gran spolvero di queste settimane.

Il canadese comincia spingendo al massimo con il servizio, dall’alto dei suoi 194 centimetri, alternando attacchi repentini a rete e colpi pesanti da fondo che impegnano non poco il greco. Tsitsipas però è sicuro del proprio gioco e gli tiene perfettamente testa, contrapponendo una ricetta simile: servizi aggressivi e colpi pesanti da dietro. L’equilibrio viene spezzato dal giocatore più forte, come spesso accade in circostanze simili. Il vincitore delle ultime Finals vince gli ultimi due giochi e si porta avanti di un set.

Tsitsipas gioca sempre in avanzamento e tiene i piedi in campo, ma sul piano dello spettacolo Pospisil non è da meno e delizia il pubblico del Palais des Sport con stop volley e fendenti profondi. Nel corso del set tuttavia il canadese finisce per andare fuori giri, forse accusando la difficoltà di infastidire Tsitsipas al servizio (zero palle break concesse). Sul 3-3 c’è la prima palla break del set per il greco; l’ennesima volée del canadese è fuori misura e Stefanos, celebrato dal boato del pubblico marsigliese, passa in testa 4-3 e servizio. Rimarrà il vantaggio decisivo. Dopo un’ora e 26 minuti, Stefanos Tsitsipas chiude un match praticamente impeccabile con lo score di 7-5 6-3 e continua con successo la difesa del titolo.

Tutti i risultati:  

A. Bublik b. [4] D. Shapovalov 7-5 4-6 6-3
[2] S. Tsitsipas b. V. Pospisil 7-5 6-3
G. Simon b. [1] D. Medvedev 6-4 6-0
[7] F. Auger-Aliassime b. E. Gerasimov 7-5 6-2

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Lo stop di Federer non avvicina l’addio, ma lo allontana: mirino su Wimbledon e Olimpiadi

Il secondo intervento chirurgico della carriera dello svizzero potrebbe far pensare a un imminente ritiro. La carriera di Re Roger ci insegna ben altro

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Roger Federer a Cape Town per il Match in Africa (via Twitter, @rogerfederer)

Da ventiquattro ore il mondo del tennis ha avuto modo di dedicarsi a un’unica grande preoccupazione, che riguarda l’infortunio di Roger Federer. “Il mio ginocchio destro mi ha dato fastidio per diverso tempo” ha detto lo svizzero in un post social. “Ho sperato il dolore potesse andare via, ma dopo esami e discussioni con il mio team ho deciso di sottopormi a un’operazione di artroscopia ieri in Svizzera“. 

L’operazione terrà Federer lontano dal campo dai tornei per quasi quattro mesi. Innanzitutto il forfait a Dubai, Indian Wells e Miami. Poi niente stagione sul rosso, ovvero niente Roland Garros, perché nonostante le infondate supposizioni delle scorse settimane (smentite prontamente dalle persone vicine allo svizzero) Federer non sembrava avere intenzione di giocare altri tornei sulla terra battuta al di fuori dello Slam parigino. La parentesi dello scorso anno, quando lo svizzero giocò sia Madrid che Roma prima di Parigi, rimarrà dunque un caso isolato in una fase di carriera in cui conta di più la freschezza fisica negli Slam, soprattutto quelli in cui il venti volte campione ha ancora concrete chance di vittoria.

LE PAROLE DI ANNACONE E UN DUBBIO: TROPPE ESIBIZIONI?

 

Già, il fisico. Roger è ottimista (come sempre) sul suo recupero. Ha scritto che tornerà sull’erba e molto probabilmente sarà così. I grossi dubbi riguardano però le sue possibilità di tornare a giocare a livello di un top 4, come ha fatto per la quasi totalità dei tornei da lui disputati negli ultimi due anni. Tornare in forma dopo uno stop a 38 anni potrebbe richiedere più tempo del previsto. L’ex allenatore di Federer, Paul Annacone, contattato telefonicamente da Christopher Clarey del New York Times, la pensa così: “Nella mia esperienza, man mano che si invecchia, è una sfida sempre più dura recuperare da un qualche infortunio. Ma questi giocatori, i più grandi di tutti i tempi, sono anomali, fuori dalla norma. Perciò provare a pronosticare ciò che accadrà è sempre un rischio, che sia a loro favore o contro. Già nel 2010, quando ho iniziato ad allenare Federer, le persone si chiedevano quando si sarebbe ritirato”.

Tutto ciò che possiamo fare è guardare allo storico di Federer, e in particolare al precedente della stagione 2016, nella quale ha subito la prima (e fino a pochi giorni fa unica) operazione chirurgica della sua carriera. Si infortunò in gennaio, e dopo l’eliminazione in semifinale all’Australian Open per mano di Djokovic (situazione che si è riproposta quest’anno) optò per l’artroscopia al ginocchio sinistro il mese successivo. L’intervento chirurgico, poco invasivo, ha dei tempi di recupero che variano a seconda dell’operazione, ma nella maggior parte dei casi sono necessari circa 20-30 giorni per riprendere l’attività sportiva; più di rado si arriva a due mesi di convalescenza.

Nel 2016, Federer rientrò in campo a Montecarlo dopo due mesi di pausa, iniziando però ad avvertire fastidi alla schiena causati, con tutta probabilità, da una preparazione non sufficiente. Dopo il torneo di Roma decise di saltare il Roland Garros, interrompendo una striscia di 65 Slam disputati consecutivamente, per poi tornare sull’erba di Stoccarda, Halle e Wimbledon. I cinque set giocati ai Championships nei quarti e nella semifinale (sconfitta dolorosa con Raonic) costrinsero Federer a saltare il resto della stagione, compresi i Giochi Olimpici a Rio. Il ginocchio aveva bisogno di un ulteriore periodo di riposo. Ciò che riuscì a dimostrare nel 2017 al rientro in campo è noto ai più: la vittoria all’Australian Open, quasi da outsider, e il bis a Wimbledon pochi mesi dopo.

“Non parla spesso dei suoi infortuni, perciò non sai mai quanto sia in salute” ha detto ancora Annacone. “Diamo per scontato che sia generalmente a posto, ma gioca spesso con il dolore”. Le sue parole fanno tornare in mente la sfida con Sandgren ai quarti dell’ultimo Open d’Australia, vinta in modo rocambolesco dopo sette match point annullati. Ma spesso a Roger è andata diversamente, come ad esempio al terzo turno di Roma nel 2016, quando si presentò in campo con la schiena completamente bloccata e perse in due set contro Dominic Thiem. Quel match con Sandgren è stato per Federer un campanello d’allarme, confermato dalla scarsa mobilità in semifinale contro Djokovic. Una partita che lo svizzero ha rischiato addirittura di non giocare, salvo poi presentarsi comunque in campo e portare a termine il compito per rispetto del pubblico e dell’avversario, che dopo la stretta di mano gli ha infatti dedicato il giusto tributo.

Nel “Match in Africa” giocato contro Nadal, tuttavia, non si è notato nulla di anomalo. Forse perché si trattava di un’esibizione, forse per l’enorme desiderio di giocare di fronte al pubblico del Sudafrica, il fastidio al ginocchio destro quel giorno non è stato protagonista. A proposito di esibizioni, non è neanche del tutto da escludere che tra le possibili cause dell’infortunio ci possa essere anche il dispendioso Tour in Sud America (che Federer non completerà, poiché non potrà giocare l’esibizione di Bogotà che doveva essere recuperata tra Indian Wells e Miami). A cavallo tra 2019 e 2020 Roger non si è concesso una tregua prolungata, che probabilmente lo avrebbe aiutato a preparare al meglio la nuova stagione. Come nel 2012, la voglia di accontentare i tifosi che vivono in paesi che non hanno la fortuna di vederlo giocare spesso ha prevalso sul buon senso. E le ripercussioni sul fisico, come nel 2013, ci sono state.

Roger Federer – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

CLASSIFICA E TESTA DI SERIE A WIMBLEDON

Al momento del rientro, uno dei principali motivi di interesse sarà valutare la sua nuova posizione in classifica poiché Federer perderà oltre 3000 punti. È quasi certo che Roger resterà in top 10 anche dopo la stagione su terra, ma sarà interessante capire quale testa di serie gli verrà assegnata a Wimbledon, dove vige un sistema unico per stabilire il seeding. Facendo un po’ di calcoli e dando per scontata la sua partecipazione ad Halle, risultano comunque basse le probabilità di vedere Federer tra le prime quattro teste di serie a Londra. Roger si presenterà alla compilazione dei tabelloni di Wimbledon con un ammontare di punti che potrà variare tra un minimo di 5025 e un massimo di 6425 (qualora dovesse partecipare e vincere i tornei di Stoccarda e Halle).

Si parte da una base di 3450 punti (ottenuta privando il suo bottino attuale di tutti i punti che difende prima di Wimbledon) e si aggiungono i 1575 punti certamente assegnati dall’algoritmo verde, composti dei 1200 ereditati dalla finale di Wimbledon 2019 e del 75% dei punti ottenuti (500) con la vittoria ad Halle 2019. Il resto dipenderà dal risultato ottenuto a Stoccarda e Halle, dal momento che l’algoritmo consente di accludere il 100% dei punti guadagnati nei dodici mesi precedenti ai Championships; in buona sostanza, ogni risultato ottenuto sull’erba in preparazione a Wimbledon vale doppio in ottica seeding.

Secondo una stima piuttosto realistica, Federer avrà probabilmente la quinta o la sesta testa di serie, più difficilmente uno slot tra 7° e 8°. Tuttavia, per quanto poco probabile, non è del tutto impossibile che possa rientrare tra i primi quattro del seeding. Servirà (almeno) confermare il titolo di Halle e una grossa mano da parte di Thiem, peraltro vicinissimo a superarlo in classifica già questa settimana. L’austriaco difende più di 3000 punti da qui a Wimbledon e non riceverà alcun bonus rilevante dall’algoritmo. Dovrà fare bene soprattutto a Indian Wells e al Roland Garros (2200 punti da difendere tra i due tornei) per non dare alcuna possibilità allo svizzero di ottenere il vantaggio più importante che consegue alla quarta testa di serie: evitare Nadal e soprattutto Djokovic prima della semifinale.

CONCLUSIONI – Insomma, la scelta di Federer è stata sorprendente ma sotto il profilo del pragmatismo appare corretta: è come se ci avesse detto “ancora non mi basta”. Secondo Annacone “può ancora vincere Wimbledon” e lo stesso svizzero, dopo la sconfitta con Djokovic in Australia, ha affermato di sentirsi ancora in grado di vincere un titolo Major. Quindi perché rischiare di andare in campo con il dolore al ginocchio, in una fase di stagione comunque poco favorevole, quando può invece riposare e sperare di tornare al meglio della forma fisica come tre anni fa? Wimbledon, le Olimpiadi (saltate nel 2016) e – perché no – gli US Open sono i tre grandi obiettivi della seconda parte del suo 2020, tornei nei quali servirà la versione 2017 di Roger Federer per aggiungere il capitolo più bello, forse quello conclusivo, alla sua leggenda.

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