La settimana degli italiani: Vinci e Seppi uniche note positive, crisi Errani?

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La settimana degli italiani: Vinci e Seppi uniche note positive, crisi Errani?

Pochissime luci per gli azzurri impegnati nel torneo di Miami in questa settimana: Andreas Seppi e Roberta Vinci sono gli unici ad ottenere una vittoria, mentre tutti gli altri italiani cedono all’esordio. Preoccupano le sconfitte di Errani e Giorgi, male anche Bolelli

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Se il bilancio dei risultati del tennis italiano ad Indian Wells era stato piuttosto modesto (quattro vittorie ed altrettante sconfitte in singolare) quello relativo al torneo di Miami, secondo big event statunitense della stagione (Master 1000 per gli uomini, Premier Mandatory per le donne) è stato ancor più deludente. Sul cemento della Florida, infatti, i giocatori azzurri hanno racimolato appena due vittorie, a fronte di sette sconfitte, quattro delle quali arrivate nonostante una miglior classifica rispetto a quella degli avversari affrontati.

Tra gli uomini, con Fognini nella parte conclusiva della sua convalescenza dallo sfortunato infortunio di Rio (dovrebbe rientrare a Montecarlo, secondo quanto detto dal suo coach, Jose Perlas  ) e Lorenzi che ha preferito ricaricare le batterie dopo il suo intensissimo inizio di stagione (24 partite in singolare già in archivio per lui), i soli Seppi e Bolelli sono scesi in campo rispettando l’iscrizione per diritto di classifica. Il tennista di Caldaro è stato sorteggiato, per un curioso scherzo del destino, per la seconda volta consecutiva al primo turno con Donald Young, da lui appena sconfitto dieci giorni prima nell’esordio ad Indian Wells in tre set. Il mancino americano è un talento molto incostante e, sebbene Andreas lo avesse battuto già tre volte nei precedenti quattro scontri diretti (due anni fa agli Australian Open l’unica vittoria del nativo di Chicago ed ex 38 del mondo), l’incontro era da prendere con le molle: per fortuna, Seppi ha avuto difficoltà solo sino al 3 pari del primo set, quando ha annullato una pericolosa palla break. Da quel momento in poi, il nostro giocatore non ha avuto più difficoltà ed ha finito per vincere 6-3 6-1. Purtroppo, al turno successivo, Seppi ha affrontato un avversario, non solo di miglior classifica, ma anche a lui poco congeniale, come il talentuoso numero 29 del mondo Alexandr Dolgopolov, il quale lo aveva sconfitto in tutti e tre i precedenti confronti, sebbene datati. Non vi sono state purtroppo inversioni di tendenza ed Andreas, che pure ha da recriminare per aver servito male (41% di prime in campo) e per aver sprecato favorevoli occasioni di punteggio (palla break sul 4 pari del primo set e soprattutto un 4-1 “pesante” nel secondo parziale) è uscito dal campo sconfitto con un duplice 6-4 in un’ora e 25 minuti. Metabolizzata la sconfitta, non resta che fare un grosso in bocca al lupo ad Andreas per il piccolo intervento all’anca cui si sottoporrà, il quale, come accaduto l’ anno scorso, gli farà saltare gran parte della primavera su terra battuta europea. 

Continua invece il momento negativo di Bolelli in singolare: il giocatore bolognese non vince una partita di singolare contro un top 100 dai primissimi giorni di ottobre, quando a Shenzen sconfisse Estrella Burgos. A Miami Simone non è stato neanche molto fortunato col sorteggio: si è trovato a dover affrontare Taylor Fritz, stella emergente del tennis mondiale ed attualmente speranza maggiore del movimento statunitense di poter tornare ad avere tennisti vincenti ad alti livelli. Il diciottenne californiano, balzato alle cronache a febbraio a Memphis per essere stato lo statunitense più giovane ad arrivare in una finale ATP dal 1989, quando Chang vinse a Wembley, Londra è stato un avversario insormontabile per Simone, nel complesso troppo falloso, che è uscito sconfitto dal campo in un’ora e dieci minuti.

 

Gli unici due azzurri a tentare la via delle qualificazioni sono stati poi Luca Vanni ed Andrea Arnaboldi: nel derby del primo turno stabilito dal sorteggio, ha avuto la meglio il secondo, vincitore 6-3 6-2 in un’ora e 15 minuti. Purtroppo però nel turno decisivo, il mancino lombardo si è arreso al numero 100 del ranking ATP, il tedesco Beniamin Becker, vincitore 7-6(4) 6-2 in un’ora e 22 minuti.

Il settore femminile per una volta si è purtroppo adeguato a quello maschile: tutte le nostre ragazze hanno perso nella gara d’esordio del torneo, ad eccezione di Roberta Vinci. La tarantina, esentata dal primo turno grazie al bye ricevuto come nona testa di serie del tabellone, si è guadagnata l’accesso al terzo turno sconfiggendo la ceca Lucie Hradecka, ottantacinquesima giocatrice al mondo. Né i quattro precedenti (che vedevano Roberta sempre vincitrice) né l’ampia differenza di classifica tra le due giocatrici potevano far pensare all’effettivo andamento della partita, rivelatasi molto equilibrata, anche grazie alla bella prova della ceca, la quale, specie nel primo set, ha sostanzialmente annichilito Roberta, che perdeva col punteggio di 6-1 dopo mezz’ora il primo parziale. Per fortuna, la nostra miglior giocatrice, contestualmente ad un’avversaria che iniziava a sbagliare e concedere qualcosa, ha avuto la capacità di raddrizzare la partita, prima vincendo il secondo set e poi trascinando la gara al tie break nel parziale decisivo, frangente nel quale è riuscita, ancora una volta, ad avere la meglio quest’anno. Già abbiamo decantato più volte l’avvenuta maturazione di Roberta, la quale, come solo le campionesse sanno fare, riesce a portare a casa la partita anche quando gioca male, riuscendo meglio delle avversarie a tenere i nervi saldi: quest’anno è addirittura la quarta vittoria al tie-break del terzo (dopo quelle con Babos a San Pietroburgo e Kasatkina a Doha e Gasparyan ad Indian Wells) e non può davvero più essere una circostanza casuale. La vittoria sulla Hradecka è comunque stato un successo molto importante, in quanto ha consentito a Roberta d’incrementare nuovamente il suo best ranking in singolare e diventare così l’ottava giocatrice al mondo. Nel terzo turno Roberta si è trovata di fronte Madison Keys, n°24 del ranking WTA: purtroppo, la ventunenne americana semifinalista nel 2015 agli Australian Open, è scesa in campo molto ben centrata coi colpi ed ha fatto un’ottima partita (41 vincenti) lasciando pochi margini alla Vinci. La tarantina ha perso con un duplice 6-4 in un0ora e 26 minuti, approfittandone per staccare dalle competizioni per un po’, dedicarsi alle terapie ed al meritato riposo, con la soddisfazione di avere appena conquistato il best career ranking e la prospettiva di avere ottime possibilità di incrementarlo nuovamente (da qui a fine luglio, difende solo i 180 punti della finale di Norimberga ed i 120 degli ottavi a Madrid).

Passando alle note dolenti, purtroppo Camila Giorgi tradisce le speranze di ripresa fatte intravedere in California, dove, dopo aver sconfitto facilmente la Goerges, aveva sfiorato la vittoria con la Ivanovic al secondo turno, sprecando due match-point. In Florida, la nostra più giovane giocatrice nelle prime 100 ha invece deluso, perdendo senza lottare da Madison Brengle, sessantesima nel ranking WTA e giocatrice che la marchigiana soffre, almeno guardando i precedenti che vedevano le due giocatrici appaiate su due vittorie ciascuna. L’ormai solita prova con poche luci (Camila è salita 4-2 nel primo) e prolungate ombre (la Giorgi dalla detta posizione di punteggio si è poi trovata sotto 6-4- 5-2, per poi perdere definitivamente 6-4 6-3 in un’ora e 20 minuti) porta sempre più in luce la crisi di risultati di una giocatrice che, dopo il suo primo torneo vinto sull’erba di S’Hertogenbosh lo scorso giugno, sembrava destinata a soddisfare le speranze di chi, come il suo padre e coach Sergio, la vedeva in top ten a breve. Da quel momento in poi, invece Camila ha ottenuto un solo quarto di finale e più in generale ha sconfitto due sole top 30 ( Mladenovic a Marsiglia e Bencic a Wuhan, dove la svizzera si è ritirata dopo aver perso il primo set) ed un’altra top 40 (la Garcia a Tokyo): davvero troppo poco per una giocatrice con il talento grezzo, ma cristallino di Camila, per non essere costretti a parlare di crisi. Non resta che sperare che i recentissimi forti dissidi con la Federazione, ricapitolati dall’editoriale del nostro direttore, siano quantomeno utili nel breve periodo a darle una scossa e responsabilizzarla maggiormente.

Preoccupa invece la sconfitta di Sara Errani: dopo aver perso ad Indian Wells la sua partita inaugurale dalla Tsurenko, numero 36 del mondo, a Miami ha fatto ancora peggio e si è subito fatta eliminare dalla giovane wild card giapponese Naomi Osaka, diciottenne giocatrice in ascesa (a Melbourne è arrivata al terzo turno partendo dalle qualificazioni) ma pur sempre tennista fuori dalla top 100. In campo, chi ha dominato è stata la giocatrice meno esperta e famosa (addirittura Sara nel primo set non è arrivata neanche a conquistare palle break), che ha chiuso l’incontro col pesantissimo punteggio di 6-1 6-3 in poco più di un’ora. Se si esclude dal computo vinte/perse in stagione il magico torneo vinto dalla Errani a Dubai a febbraio, questo 2016 ha un sapore davvero amaro per Sara, che ha vinto appena quattro partite e ne ha perse ben nove: numeri non degni di una top 20, né tantomeno dell’usuale costante rendimento ad alti livelli della bolognese.

Non contava invece il risultato questa volta per Karin Knapp: il vero successo è stato rientrare finalmente nel circuito dopo più di sei mesi e circa 30 e passa posizioni perse nel ranking (adesso è 70esima). A Miami è tornata in campo dopo l’intervento in artroscopia al ginocchio destro svolto dopo gli ultimi US Open per risolvere un problema cartilagineo. Davvero non si poteva pretendere di più dalla ventottenne giocatrice di Brunico, tra l’altro opposta ad una buona tennista come la belga Yannina Wickmayer, n° 47 del ranking WTA (ed ex 12 del mondo nel 2010), contro la quale aveva perso senza vincere un set nei due unici precedenti dell’anno scorso. A Miami in pratica non vi è stata mai partita, con Karin subito e sempre indietro nei punteggi e troppo imprecisa e lenta negli spostamenti: inevitabile la netta vittoria della belga in 1h08’ col punteggio di 6-2 6-1.

Anche Francesca Schiavone, scivolata nuovamente fuori dalle prime cento dopo esservi rientrata col successo nel torneo di Rio lo scorso febbraio, esce al primo turno, ma ha il merito e la parziale soddisfazione di aver superato le sempre insidiose qualificazioni di un Premier Mandatory. La nostra campionessa, mostrando un’encomiabile passione per il gioco e la capacità di fare sacrifici di una ventenne che non ha mai vinto nulla, per entrare nel tabellone principale si è imposta prima col punteggio 5-7 6-0 6-2 sulla cinese Xinyun Han, 119esima giocatrice al mondo ed ha poi eliminato la romena Soriana Cirstea, numero 146 del ranking (ma ex 21 tre anni fa) con lo score di 6-4 6-2. Miami non è stato mai un torneo molto fortunato per Francesca che ha raggiunto al massimo gli ottavi ( nel 2004 e 2011) ed anche stavolta non vi è stata nessuna inversione di tendenza. Al primo turno era opposta alla venticinquenne americana Irina Falconi, giocatrice da lei sconfitta nell’unico lontano precedente della terra di Bruxelles: purtroppo la Leonessa non ha sfruttato le occasioni avute nel primo set dell’incontro, quando ha avuto diverse chances per portare a casa il primo parziale, alla fine ceduto 7-5. Sfortunatamente Francesca è poi crollata nel secondo, quando ha ceduto sei games consecutivi dopo aver vinto il primo ed ha così lasciato il passo all’avversaria dopo un’ora e 26 minuti di gioco. 

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Flash

Emma Raducano costretta al ritiro dal WTA Cluj-Napoca

La tennista britannica fermata da un inforntuo al polso, non parteciperà al Transylvania Open

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Emma Raducanu - Australian Open 2022 (Twitter - @AustralianOpen)
Emma Raducanu - Australian Open 2022 (Twitter - @AustralianOpen)

La numero 67 del mondo Emma Raducanu non parteciperà al WTA 250 in programma la prossima settimana a Cluj-Napoca, in Romania. La delusione è doppia perché in qualche modo per Emma lo si poteva quasi considerare un torneo di casa, visto che il padre è di Bucarest, ma purtroppo la campionessa degli US Open 2021 ha dovuto dare forfait. La causa della sua assenza, citata dagli organizzatori stessi del Transylvania Open, è un infortunio al polso, e dunque al momento l’ultimo incontro disputato dalla tennista britannica è il primo turno perso a Ostrava contro Kasatkina.

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ATP

ATP Tokyo: Kyrgios in versione doctor Jekyll e mister Hyde, vince in rimonta. Avanti anche Tiafoe

Nick soffre nel primo set l’ottimo livello espresso da Majchrzak, ma poi è un vulcano in eruzione continua. Un eroico Kecmanovic annulla sei match e trova Tiafoe nei quarti

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Nick Kyrgios - US Open 2022 (foto Twitter @atptour)

[5] N. Kyrgios b. K. Majchrzak 3-6 6-2 6-2

Sarà stato a causa delle ripercussioni psicologiche dovute al processo che sta affrontando dopo l’accusa di percosse dell’ex fidanzata, o sarà dipeso semplicemente dal non riuscire accettare che l’avversario odierno potesse esprimere un tale livello di gioco – quello ammirato nel primo set -; che il Nick Kyrgios sceso in campo nella frazione d’apertura sia stato passivo, evanescente e nervoso. Dopo aver giocato benissimo i primi due punti del match, si è spento inesorabilmente ad eccezione dei suoi lamenti vocali. La musica, però, è decisamente cambiata alla ripresa delle operazioni: fondamentale per l’australiano aver salvato una pericolosissima palla break in apertura, per poi mettersi finalmente a giocare e travolgere l’avversario con un parziale stratosferico di 12 game a 4 nei due successivi set: 3-6 6-2 6-2 in 1h23′ il punteggio ai danni di Kamil Majchrzak.

Un dominio senza sconti, conseguenza anche di un innalzamento della resa al servizio: a parte i due game in cui ha concesso break point, è stato letteralmente ingiocabile grazie alla bellezza di 22 ace scagliati, il 70% di prime in campo, l‘84% di punti vinti e un ottimo 61% di trasformazione con la seconda. Per Kyrgios si tratta della 37esima vittoria stagionale, che gli frutta il nono quarto di finale del 2022, il terzo in un ATP 500 – dopo Halle e Washington -. Inoltre è il decimo successo ottenuto in rimonta da Nick quest’anno; di contro invece continua la maledizione del polacco contro i Top 20: è l’ottava sconfitta in altrettanti confronti, che gli costa anche il primo quarto a livello ‘500’. Il tutto poi viene sublimato dalla tds n. 5, con l’affermazione n. 205 della carriera. Sulla sua strada, ora, uno tra il lucky loser di casa Moryia e la tds n. 3 Taylor Fritz.

 

IL TABELLONE COMPLETO DELL’ATP 500 DI TOKYO

IL MATCH – Kyrgios è centratissimo fin da i primissimi scampoli di partita, incide immediatamente in risposta attraverso un devastante mix di potenza e profondità delle sue accelerazioni. Majchrzak trova grande difficoltà in questo inizio, soprattutto sulla diagonale sinistra nel contrastare il bimane australiano. Con questo colpo sta letteralmente facendo sfracelli, sfruttando la brevissima apertura di tale esecuzione per garantirsi la possibilità di togliere costantemente il tempo al polacco. Sullo 0-30, tuttavia, nonostante fosse ormai prossimo il break a freddo; Kamil riesce a venire fuori perfettamente rimontando grazie al serafico schema: servizio-dritto.

Il gioco del finalista di Wimbledon, dopo i primi due quindici travolgenti, inizia ad incontrare i primi scricchioli: sfumato lo strappo in apertura, è il 27enne di Canberra a cedere la battuta. Un allungo, quello del n. 121 ATP, causato da una serie di attacchi scriteriati del n. 20 del ranking, che prendendo la rete all’arma bianca si espone ai passanti polacchi. Nick scaglia una ace di seconda, ma è comunque costretto a concedere il proprio turno di servizio a 30. Innervosito dall’esito di questo avvio di gara, l’ex n. 13 delle classifiche comincia a sparacchiare qualsiasi palla torni nella sua metà campo: forzando ogni esecuzione da fermo, senza il men che minimo gioco di piedi o di gambe, propedeutico a ricercare la palla nel migliore dei modi. Dunque 3-0, e contestualmente Radio Kyrgios che va in onda.

Sembra quasi che il giocatore aussie non accetti, che il suo avversario possa esprimere un livello di tennis così alto; al quale però vanno dati grandi meriti per come sta interpretando il match. Majchrzak infatti sta esprimendo un tennis veramente di alto profilo, restituendo agli spettatori una performance giganteggiante sia con il fondamentale d’inizio gioco, che nei turni di risposta. Al servizio è in grado di variare opportunamente, in base al momento, o cercando un angolo acuto per darsi la possibilità di comandare lo scambio sin dal primo colpo in uscita oppure incidendo direttamente mediante una prima vincente. Il break maturato nel secondo gioco della sfida si rivelerà decisivo ai fini del parziale, poiché nessuno dei due offrirà chance di strappo. Il finalista di Cincinnati 2017 prova ad assaltare il fortino, seppur sporadicamente, tramite nostalgiche SABR di federiana memoria ma prima ai vantaggi e poi a 30 regge benissimo il polacco. Entrambi poi finiscono in scioltezza alla battuta, per cui il 26enne di Piotrkow Trybunalski si mette in cascina il primo parziale 6-3 in 27 minuti.

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Un versione indolente, passiva e nervosa quella dell’australiano ammirata nel set appena concluso, che se ha voglia di ribaltare l’inerzia dell’incontro dovrà certamente cambiare il proprio atteggiamento. In apertura di seconda frazione, quantomeno, s’intravedono dei piccoli miglioramenti nel tennis di Kyrgios: adesso le sue legnate di dritto, e le sue catenate di rovescio non sono più unicamente lampi isolati. Finalmente, difatti, Nick mette in mostra qualche punto costruito a puntino, perché ciò che deve assolutamente comprendere – e che quasi non vuole accettare – è che contro questo Kamil non può sfondare da fondo alla prima o alla seconda sbracciata: la difesa e la copertura del campo è di quelle magistrali, per cui deve avere pazienza altrimenti sarà sempre lui ad incorrere nell’errore. Ambedue salvano una palla break nel loro primo turno di servizio del parziale. Tuttavia si prosegue senza scossoni sul filone delle battute, l’ex n. 75 al mondo continua a dimostrare una solidità ed un’intensità nello scambio, decisamente sorprendente e quasi disarmante. C’è da dire, comunque, che ad esclusione del suo primo turno di servizio nei due parziali, Kyrgios è stato ingiocabile alla battuta, andando sempre di fretta a suon di punti diretti e aces. Ebbene ciò significa che a Nick, basta accendersi per ritrovare il proprio straripante tennis, e questo si materializza nel sesto game. All’improvviso dopo aver avuto per tutto l’incontro grandi difficoltà nel leggere le traiettorie del servizio avversario, l’australiano si risveglia dal torpore e appena si mostra leggermente dinamico, il match cambia padrone inesorabilmente: parziale di 16 punti a 5, filotto di quattro game consecutivi. Tutto a favore del bad boy aussie, che si è messo a giocare e ora non ce ne per nessuno: 6-2 in 31 minuti.

Ora Kamil è in totale balia, tramortito da quello che adesso è un Nick dominante. Una situazione per nulla semplice per il n. 121, che difatti aveva concesso l’ultimo game del set precedente offrendo con il doppio fallo il terzo set point all’avversario. Purtroppo per lui, la situazione non migliora con il passare dei minuti, anzi. Kyrgios è un vulcano in eruzione continua, difficilmente frenabile. La striscia di giochi in fila del 27enne di Canberra si assesta addirittura a sette consecutivi, con tre break strappati in seguito. Semplicemente dal 3-2 del secondo set, non c’è stata più partita: non appena ha iniziato a giocare, l’altro non ha potuto far altro che consegnarsi: ancora 6-2 in 24 minuti.

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VITTORIE PER TIAFOE E KECMANOVIC – Nei primi due match di giornata, invece, è stato delineato l’accoppiamento del secondo quarto della parte alta del tabellone del Rakuten Japan Open Tennis Championships, dove a contendersi un posto in semifinale saranno la tds n. 4 Frances Tiafoe e il serbo Miomir Kecamanovic. Il tennista statunitense si è imposto per 6-1 7-6(7) sullo spagnolo Bernabé Zapata Miralles in 1h34′. Dopo un primo set dominato, il semifinalista dell’ultimo US Open ha sprecato ben due match point nel decimo gioco prima di trionfare al tie-break al quinto tentativo complessivo. A fare la differenza i 9 ace messi a referto dall’americano e il suo 83% di salvataggio sulle palle break (5/6). Dunque un secondo set veramente duro, anche perché l’iberico ha avuto una chance – non sfruttata – sul 6-5 per lui di andare a servire con l’obbiettivo di rimandare ogni discorso alla frazione finale, e tosto durato più di un’ora; ma nulla di paragonabile dal punto di vista del pathos prodotto dall’incontro andato in scena sucessivamente.

Sfida che ha visto alla fine accedere al turno successivo il n. 33 ATP – ancora una volta vincitore al terzo, dopo la rimonta sul campione di Seoul Nishioka al turno precedente – con lo score di 6-3 3-6 7-6(4) in quasi tre ore di battaglia incandescente, ai danni della tds n. 8 Daniel Evans. A decidere le sorti del match un incredibile decimo game del terzo set, in cui Kecmanovic ha avuto la forza di frantumare ben sei match point, e tre di questi consecutivi rimontando dallo 0-40. A rendere ancora più incredibile questi salvataggi, la modalità con cui il 23enne di Belgrado ha cancellato uno dei match ball affrontati: irreale recupero in tweener, e rovescio in avanzamento successivo tirato al corpo con Evans che non controlla la volée mandandola lunga. Tutta al carica adrenalinica da questo game folle portato a casa, ha dato il là a Miomir per andare oltre il match ball non concretizzato sul 6-5 e vincere al tie-break, a sublimazione di una prestazione eroica.

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ATP

Alcaraz in buona compagnia: anche Djokovic, Federer e Murray hanno perso contro lucky loser da numeri 1

“Devo imparare da match come questi. È stato difficile abituarsi alle condizioni del campo” – ha detto lo spagnolo dopo la sconfitta con Goffin

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Carlos Alcaraz - ATP Astana 2022 (foto via Twitter The Net Magazine)

Carlos Alcaraz, il numero uno più giovane di sempre, ha mancato due occasioni. Due occasioni per cominciare nel verso giusto la sua nuova vita tennistica dopo la vittoria dello US Open e la scalata al vertice del ranking. Il 16 settembre è sceso per la prima volta in campo dopo essere stato annunciato come “numero uno del mondo” e ha perso contro Auger-Aliassime in Coppa Davis. Martedì, ad Astana, ha avuto una seconda chance: l’esordio da primo della classe nel circuito ATP. Le cose, però, sono andate persino peggio con la sconfitta subita per mano del lucky loser David Goffin che è fin qui l’unico ad aver battuto in stagione il murciano senza aver perso nemmeno un set. Spulciando tra i database, possiamo però rintracciare almeno un paio di statistiche che forse potranno consolare Alcaraz.

Carlos, infatti, non è né il primo numero uno del mondo a esordire con una sconfitta nel circuito ATP dopo aver conquistato la vetta del ranking, né il primo a perdere con un lucky loser. A fargli compagnia, nella prima statistica (che prende in considerazione solo il secolo in corso), c’è Lleyton Hewitt che nel 2002 visse un’eliminazione ben più pesante di quella di Alcaraz ad Astana. L’australiano, infatti, iniziò nel peggiore dei modi il suo regno perdendo al primo turno dello Slam di casa contro lo spagnolo Martin (tra l’altro dopo aver vinto il primo set 6-1). Il resto della stagione, però, andò decisamente meglio con cinque tornei tra cui Wimbledon.

Quanto alla seconda statistica (anch’essa riferita agli anni dal 2001 in poi), il parterre in cui da ieri si è inserito Alcaraz è di assoluto prestigio. Tra i Fab 4, infatti, solo Nadal non ha subito alcuna sconfitta contro un lucky loser mentre era numero uno del mondo. Federer, Murray e Djokovic, invece, hanno affrontato questa inopinata esperienza. Allo svizzero capitò nel 2007 (anno in cui giocò tutte le finali Slam vincendone tre) a Indian Wells, dove si arrese all’argentino Canas, che replicò incredibilmente l’impresa pochi giorni dopo a Miami (questa volta da qualificato). Andy ha avuto il suo incubo in Coric negli ottavi di finale del 1000 di Madrid del 2017, mentre è stato il nostro Lorenzo Sonego il responsabile di questo smacco per Djokovic in quel di Vienna due anni fa.

 

La sconfitta di Alcaraz al primo turno ad Astana rimane comunque piuttosto sorprendente. Il classe 2003 ha provato allora a darsi alcune spiegazioni in conferenza stampa a partire dall’ottima prestazione dell’avversario: “David ha giocato in maniera magnifica. Tornare alla competizione non è mai facile dopo tanto tempo (dopo i due match in Coppa Davis, Carlos si è preso un paio di settimane senza tornei, ndr). Avevo già giocato su questo campo in due occasioni ma essendo così lento non è stato affatto facile abituarsi. Non sono stato in grado di adattarmi alle condizioni e al match: lui è stato molto aggressivo e non sono riuscito a reggere la pressione che mi metteva costantemente addosso”.

Chissà che lo spagnolo non abbia accusato anche la pressione derivante dall’etichetta di numero uno del mondo che è andata a rimpiazzare quella di predestinato. In ogni caso, è facile immaginare la stanchezza fisica e soprattutto mentale accumulata nel corso di una stagione straordinaria che è anche la prima che Carlos ha vissuto interamente nel circuito ATP e per di più da attore protagonista. Lo stesso discorso può essere applicato anche a Ruud che, sebbene più esperto, si è ritrovato quest’anno a competere a livelli prima sconosciuti, con tutto quello che ciò comporta in termini di attenzione mediatica e pressioni. E infatti anche Ruud, dopo la finale allo US Open, sembra aver esaurito la scorta di energie psico-fisiche. Il grande interrogativo è quindi se ce la faranno a ricaricarsi in vista degli ultimi appuntamenti stagionali.

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