La settimana degli italiani: Vinci e Seppi uniche note positive, crisi Errani?

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La settimana degli italiani: Vinci e Seppi uniche note positive, crisi Errani?

Pochissime luci per gli azzurri impegnati nel torneo di Miami in questa settimana: Andreas Seppi e Roberta Vinci sono gli unici ad ottenere una vittoria, mentre tutti gli altri italiani cedono all’esordio. Preoccupano le sconfitte di Errani e Giorgi, male anche Bolelli

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Se il bilancio dei risultati del tennis italiano ad Indian Wells era stato piuttosto modesto (quattro vittorie ed altrettante sconfitte in singolare) quello relativo al torneo di Miami, secondo big event statunitense della stagione (Master 1000 per gli uomini, Premier Mandatory per le donne) è stato ancor più deludente. Sul cemento della Florida, infatti, i giocatori azzurri hanno racimolato appena due vittorie, a fronte di sette sconfitte, quattro delle quali arrivate nonostante una miglior classifica rispetto a quella degli avversari affrontati.

Tra gli uomini, con Fognini nella parte conclusiva della sua convalescenza dallo sfortunato infortunio di Rio (dovrebbe rientrare a Montecarlo, secondo quanto detto dal suo coach, Jose Perlas  ) e Lorenzi che ha preferito ricaricare le batterie dopo il suo intensissimo inizio di stagione (24 partite in singolare già in archivio per lui), i soli Seppi e Bolelli sono scesi in campo rispettando l’iscrizione per diritto di classifica. Il tennista di Caldaro è stato sorteggiato, per un curioso scherzo del destino, per la seconda volta consecutiva al primo turno con Donald Young, da lui appena sconfitto dieci giorni prima nell’esordio ad Indian Wells in tre set. Il mancino americano è un talento molto incostante e, sebbene Andreas lo avesse battuto già tre volte nei precedenti quattro scontri diretti (due anni fa agli Australian Open l’unica vittoria del nativo di Chicago ed ex 38 del mondo), l’incontro era da prendere con le molle: per fortuna, Seppi ha avuto difficoltà solo sino al 3 pari del primo set, quando ha annullato una pericolosa palla break. Da quel momento in poi, il nostro giocatore non ha avuto più difficoltà ed ha finito per vincere 6-3 6-1. Purtroppo, al turno successivo, Seppi ha affrontato un avversario, non solo di miglior classifica, ma anche a lui poco congeniale, come il talentuoso numero 29 del mondo Alexandr Dolgopolov, il quale lo aveva sconfitto in tutti e tre i precedenti confronti, sebbene datati. Non vi sono state purtroppo inversioni di tendenza ed Andreas, che pure ha da recriminare per aver servito male (41% di prime in campo) e per aver sprecato favorevoli occasioni di punteggio (palla break sul 4 pari del primo set e soprattutto un 4-1 “pesante” nel secondo parziale) è uscito dal campo sconfitto con un duplice 6-4 in un’ora e 25 minuti. Metabolizzata la sconfitta, non resta che fare un grosso in bocca al lupo ad Andreas per il piccolo intervento all’anca cui si sottoporrà, il quale, come accaduto l’ anno scorso, gli farà saltare gran parte della primavera su terra battuta europea. 

Continua invece il momento negativo di Bolelli in singolare: il giocatore bolognese non vince una partita di singolare contro un top 100 dai primissimi giorni di ottobre, quando a Shenzen sconfisse Estrella Burgos. A Miami Simone non è stato neanche molto fortunato col sorteggio: si è trovato a dover affrontare Taylor Fritz, stella emergente del tennis mondiale ed attualmente speranza maggiore del movimento statunitense di poter tornare ad avere tennisti vincenti ad alti livelli. Il diciottenne californiano, balzato alle cronache a febbraio a Memphis per essere stato lo statunitense più giovane ad arrivare in una finale ATP dal 1989, quando Chang vinse a Wembley, Londra è stato un avversario insormontabile per Simone, nel complesso troppo falloso, che è uscito sconfitto dal campo in un’ora e dieci minuti.

 

Gli unici due azzurri a tentare la via delle qualificazioni sono stati poi Luca Vanni ed Andrea Arnaboldi: nel derby del primo turno stabilito dal sorteggio, ha avuto la meglio il secondo, vincitore 6-3 6-2 in un’ora e 15 minuti. Purtroppo però nel turno decisivo, il mancino lombardo si è arreso al numero 100 del ranking ATP, il tedesco Beniamin Becker, vincitore 7-6(4) 6-2 in un’ora e 22 minuti.

Il settore femminile per una volta si è purtroppo adeguato a quello maschile: tutte le nostre ragazze hanno perso nella gara d’esordio del torneo, ad eccezione di Roberta Vinci. La tarantina, esentata dal primo turno grazie al bye ricevuto come nona testa di serie del tabellone, si è guadagnata l’accesso al terzo turno sconfiggendo la ceca Lucie Hradecka, ottantacinquesima giocatrice al mondo. Né i quattro precedenti (che vedevano Roberta sempre vincitrice) né l’ampia differenza di classifica tra le due giocatrici potevano far pensare all’effettivo andamento della partita, rivelatasi molto equilibrata, anche grazie alla bella prova della ceca, la quale, specie nel primo set, ha sostanzialmente annichilito Roberta, che perdeva col punteggio di 6-1 dopo mezz’ora il primo parziale. Per fortuna, la nostra miglior giocatrice, contestualmente ad un’avversaria che iniziava a sbagliare e concedere qualcosa, ha avuto la capacità di raddrizzare la partita, prima vincendo il secondo set e poi trascinando la gara al tie break nel parziale decisivo, frangente nel quale è riuscita, ancora una volta, ad avere la meglio quest’anno. Già abbiamo decantato più volte l’avvenuta maturazione di Roberta, la quale, come solo le campionesse sanno fare, riesce a portare a casa la partita anche quando gioca male, riuscendo meglio delle avversarie a tenere i nervi saldi: quest’anno è addirittura la quarta vittoria al tie-break del terzo (dopo quelle con Babos a San Pietroburgo e Kasatkina a Doha e Gasparyan ad Indian Wells) e non può davvero più essere una circostanza casuale. La vittoria sulla Hradecka è comunque stato un successo molto importante, in quanto ha consentito a Roberta d’incrementare nuovamente il suo best ranking in singolare e diventare così l’ottava giocatrice al mondo. Nel terzo turno Roberta si è trovata di fronte Madison Keys, n°24 del ranking WTA: purtroppo, la ventunenne americana semifinalista nel 2015 agli Australian Open, è scesa in campo molto ben centrata coi colpi ed ha fatto un’ottima partita (41 vincenti) lasciando pochi margini alla Vinci. La tarantina ha perso con un duplice 6-4 in un0ora e 26 minuti, approfittandone per staccare dalle competizioni per un po’, dedicarsi alle terapie ed al meritato riposo, con la soddisfazione di avere appena conquistato il best career ranking e la prospettiva di avere ottime possibilità di incrementarlo nuovamente (da qui a fine luglio, difende solo i 180 punti della finale di Norimberga ed i 120 degli ottavi a Madrid).

Passando alle note dolenti, purtroppo Camila Giorgi tradisce le speranze di ripresa fatte intravedere in California, dove, dopo aver sconfitto facilmente la Goerges, aveva sfiorato la vittoria con la Ivanovic al secondo turno, sprecando due match-point. In Florida, la nostra più giovane giocatrice nelle prime 100 ha invece deluso, perdendo senza lottare da Madison Brengle, sessantesima nel ranking WTA e giocatrice che la marchigiana soffre, almeno guardando i precedenti che vedevano le due giocatrici appaiate su due vittorie ciascuna. L’ormai solita prova con poche luci (Camila è salita 4-2 nel primo) e prolungate ombre (la Giorgi dalla detta posizione di punteggio si è poi trovata sotto 6-4- 5-2, per poi perdere definitivamente 6-4 6-3 in un’ora e 20 minuti) porta sempre più in luce la crisi di risultati di una giocatrice che, dopo il suo primo torneo vinto sull’erba di S’Hertogenbosh lo scorso giugno, sembrava destinata a soddisfare le speranze di chi, come il suo padre e coach Sergio, la vedeva in top ten a breve. Da quel momento in poi, invece Camila ha ottenuto un solo quarto di finale e più in generale ha sconfitto due sole top 30 ( Mladenovic a Marsiglia e Bencic a Wuhan, dove la svizzera si è ritirata dopo aver perso il primo set) ed un’altra top 40 (la Garcia a Tokyo): davvero troppo poco per una giocatrice con il talento grezzo, ma cristallino di Camila, per non essere costretti a parlare di crisi. Non resta che sperare che i recentissimi forti dissidi con la Federazione, ricapitolati dall’editoriale del nostro direttore, siano quantomeno utili nel breve periodo a darle una scossa e responsabilizzarla maggiormente.

Preoccupa invece la sconfitta di Sara Errani: dopo aver perso ad Indian Wells la sua partita inaugurale dalla Tsurenko, numero 36 del mondo, a Miami ha fatto ancora peggio e si è subito fatta eliminare dalla giovane wild card giapponese Naomi Osaka, diciottenne giocatrice in ascesa (a Melbourne è arrivata al terzo turno partendo dalle qualificazioni) ma pur sempre tennista fuori dalla top 100. In campo, chi ha dominato è stata la giocatrice meno esperta e famosa (addirittura Sara nel primo set non è arrivata neanche a conquistare palle break), che ha chiuso l’incontro col pesantissimo punteggio di 6-1 6-3 in poco più di un’ora. Se si esclude dal computo vinte/perse in stagione il magico torneo vinto dalla Errani a Dubai a febbraio, questo 2016 ha un sapore davvero amaro per Sara, che ha vinto appena quattro partite e ne ha perse ben nove: numeri non degni di una top 20, né tantomeno dell’usuale costante rendimento ad alti livelli della bolognese.

Non contava invece il risultato questa volta per Karin Knapp: il vero successo è stato rientrare finalmente nel circuito dopo più di sei mesi e circa 30 e passa posizioni perse nel ranking (adesso è 70esima). A Miami è tornata in campo dopo l’intervento in artroscopia al ginocchio destro svolto dopo gli ultimi US Open per risolvere un problema cartilagineo. Davvero non si poteva pretendere di più dalla ventottenne giocatrice di Brunico, tra l’altro opposta ad una buona tennista come la belga Yannina Wickmayer, n° 47 del ranking WTA (ed ex 12 del mondo nel 2010), contro la quale aveva perso senza vincere un set nei due unici precedenti dell’anno scorso. A Miami in pratica non vi è stata mai partita, con Karin subito e sempre indietro nei punteggi e troppo imprecisa e lenta negli spostamenti: inevitabile la netta vittoria della belga in 1h08’ col punteggio di 6-2 6-1.

Anche Francesca Schiavone, scivolata nuovamente fuori dalle prime cento dopo esservi rientrata col successo nel torneo di Rio lo scorso febbraio, esce al primo turno, ma ha il merito e la parziale soddisfazione di aver superato le sempre insidiose qualificazioni di un Premier Mandatory. La nostra campionessa, mostrando un’encomiabile passione per il gioco e la capacità di fare sacrifici di una ventenne che non ha mai vinto nulla, per entrare nel tabellone principale si è imposta prima col punteggio 5-7 6-0 6-2 sulla cinese Xinyun Han, 119esima giocatrice al mondo ed ha poi eliminato la romena Soriana Cirstea, numero 146 del ranking (ma ex 21 tre anni fa) con lo score di 6-4 6-2. Miami non è stato mai un torneo molto fortunato per Francesca che ha raggiunto al massimo gli ottavi ( nel 2004 e 2011) ed anche stavolta non vi è stata nessuna inversione di tendenza. Al primo turno era opposta alla venticinquenne americana Irina Falconi, giocatrice da lei sconfitta nell’unico lontano precedente della terra di Bruxelles: purtroppo la Leonessa non ha sfruttato le occasioni avute nel primo set dell’incontro, quando ha avuto diverse chances per portare a casa il primo parziale, alla fine ceduto 7-5. Sfortunatamente Francesca è poi crollata nel secondo, quando ha ceduto sei games consecutivi dopo aver vinto il primo ed ha così lasciato il passo all’avversaria dopo un’ora e 26 minuti di gioco. 

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Australian Open

Australian Open: Sinner con Tsitsipas, Berrettini contro Nadal e quei pronostici così difficili da indovinare

I bookmakers si coprono e non perdono mai. I critici o non si espongono o se lo fanno spesso sbagliano. Nel femminile Keys e Collins semifinaliste a sorpresa. Bene per Matteo che sia nato il caso Bernardes

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Jannik Sinner ha subìto una dura lezione dal miglior Tsitsipas che io abbia mai visto. Il greco non sembrava neppure lontano parente di quello visto con Fritz. Il tennis è così, nessuna giornata è davvero mai uguale all’altra.

Lo testimoniano del resto la maggior parte dei confronti diretti fra i grandi giocatori. Una volta vince uno e un’altra volta l’altro, se i livelli sono lì lì e oscillano di poco a seconda della giornata di vena del giocatore A o di quello B.

Per questo può accadere che i bookmakers, che avevano dato per favorito Sinner, prendano un granchio, anche se loro hanno sempre modo di coprirsi e di conseguenza guadagnano sempre.

Io invece non avevo nulla da…coprire e così come ho azzeccato il pronostico di Berrettini su Monfils – e avrei dubitato di quello all’inizio del quinto set – ho sbagliato quello di Sinner Tsitsipas.

Ma Tsitsipas era in quella che i tennisti chiamano “The Zone”, gli riusciva tutto. Sparava dritti che pareva il miglior Sampras, ma ha giocato anche alcuni rovesci vincenti da far paura. Sempre sulla riga. Mats Wilander ha fatto vedere un grafico su Eurosport-Discovery secondo cui Tsitsipas ha colpito il 67% per cento delle palle quando erano ancora in ascesa, mentre salivano. E Stefanos non si limitava ad anticipare tutto. Ma tirava fortissimo, spesso di controbalzo. Colpi debordanti sui quali Sinner non riusciva a opporsi e tantomeno poteva tentare di prendere l’iniziativa. Il pallino del gioco è stato costantemente nelle mani del greco.

E Sinner ha mostrato senza tema di smentita quanto ancora oggi lui sia migliore come attaccante in pressing da fondocampo rispetto al difensore costretto ai recuperi. Non è ancora Djokovic, insomma, e neppure Nadal. Difficile intuire se potrà diventarlo, anche se a occhio ad oggi il suo fisico sembra meno elastico rispetto a Nole, meno possente rispetto a Rafa.

Ma lui, dopo aver detto per primo “Mi ha dato una lezione” è un tipo che ha voglia di imparare, che lavora per imparare, che ha le qualità per imparare. Quindi imparerà certamente. Quanto potrà migliorare però, e fino a che punto, nessuno può saperlo.

Ma restiamo sui fatti: a 20 anni non sono tanti quelli che giocando solo 9 Slam hanno raggiunto 2 volte i quarti di finale, se è vero che dai tempi di del Potro (2008-2009) non c’era più riuscito nessuno. Sono trascorsi più di una dozzina d’anni.

Quindi seconda me ci vuole pazienza. Non è il caso di decretare sentenze negative, come è tipico dei leoni da tastiera. Il fatto che Jannik sia perfettamente consapevole per primo di dover fare tanto lavoro per migliorare tutti gli aspetti del suo gioco, garantisce che si applicherà per curare tutti i dettagli necessari per arrivare dove vuole. Chi gli sta accanto oggi e chi affiancherà il team Piatti domani lo aiuterà a farlo. Intanto lui ha confermato che qualcuno noto arriverà “Io so chi è ma non posso dirlo”. Io non credo che possa essere McEnroe. Almeno non John. Patrick? Boris Becker? Se ne dicono tanti. Per quanto mi riguarda spero solo che non si tratti di una mossa di marketing. Francamente Riccardo Piatti non mi sembra tipo portato a quel genere di mossa. Vedremo.

Tornando alla difficoltà di indovinare i pronostici di una partita fra due top-ten, vi chiedo: ma quanti avrebbero pensato che Aliassime fosse in grado di impensierire o addirittura battere Medvedev dopo il 6-4,6-0 patito dieci giorni fa in ATP Cup, o i tre set a zero della semifinale dell’US Open?

Eppure Aliassime ha vinto i primi due set, ha avuto il matchpoint sul 5-4 nel terzo – che Daniil gli ha annullato con una bomba di servizio a 216 km orari – e poi ha cancellato 3 pallebreak importanti anche nel quinto set. Se vinceva Aliassime, come poteva benissimo per un centimetro o due, tutti quelli che avessero dato per scontata la vittoria di Medvedev, avrebbero sbagliato pronostico. Sì, lo avrebbero sbagliato, ma…sarebbe stato giusto sbagliarlo…se capite quel che sto provando a dire.

E i tre set a zero di Shapovalov a Zverev qualcuno li aveva previsti?

Tornando a Tsitsipas…ma che dritti ha tirato? Impressionanti. Perché di fantastici rovesci ne avrà tirati 5 o 6, ma di dritti vincenti e in tutti gli angoli, davvero tanti. Vorrei averli contati.

Nel singolare femminile …non ne parliamo. Abbiamo visto arrivare nei quarti la n.115 Kanepi che dopo aver fatto fuori Kerber e Sabalenka ha messo in difficoltà anche la Swiatek e nella stessa metà tabellone la n.30 Collins e la n.61 Cornet che, a 32 anni, non si era mai spinta così lontano in uno Slam.

E anche nella metà superiore del tabellone, a parte la n.1 Ashley Barty che fino alla semifinale ancora da giocare con la Keys ha letteralmente passeggiato, proprio la Keys n.51 WTA – sia pur finalista d’un US Open – ha eliminato via via la campionessa 2020 Kenin, la Wang che aveva sopreso la Gauff, per lasciare 4 game a Badosa e 5 a Krejcikova. Erano forse pronostici prevedibili?

Allo stesso modo come si fa a pronosticare il vincitore del duello Nadal-Berrettini? Lo si fa con un atto di fede perché Matteo è sembrato fisicamente e mentalmente in una condizione eccezionale, mentre Rafa non ha giocato benissimo contro uno Shapovalov piuttosto sciupone?

E perché Rafa, a 35 anni, potrebbe non aver recuperato altrettanto bene che Matteo, lo sforzo di 5 set molto duri in condizioni climatiche più pesanti?

Se mi sbilanciassi in tal senso e Matteo perdesse, ecco che salterebbero fuori i soliti del senno di poi a sentenziare la “scelta provinciale di Scanagatta”.

Stessa critica verrebbe rivolta a un mio collega spagnolo che avesse pronosticato la vittoria di Nadal e avesse invece vinto Berrettini.

Ho già scritto nell’ultimo editoriale che il dritto mancino di Rafa sembra fatto apposta per …crocifiggere Matteo sul suo rovescio che non vale nemmeno da lontano, nonostante i progressi, quello di Roger Federer.

E anche che Matteo dovrà forzarsi a giocare… contro natura perché il suo dritto a sventaglio prediletto, quello di solito indirizzato nell’angolo sulla sinistra dell’avversario, non potrà giocarlo con la stessa insistenza.

E, infine, che anche al servizio dovrà cercare gli angoli opposti a quelli che è abituato a cercare. Qualcuno può immaginare se pure dovendo comportarsi così Matteo riuscirà a mantenersi su percentuali di prime palle più vicine all’80 per cento che al 65%?

Sarà “in the zone” come Tsitsipas cui tutto riusciva? E se Rafa riuscirà a rispondere anche al 70% dei servizi di Matteo, poi Matteo riuscirà a chiudere con il secondo colpo il punto, pur tirandolo dalla parte opposta rispetto a quella cui è abituato a fare, onde evitare di esporsi ai missili mancini di Rafa?

A tutti questi interrogativi è impossibile rispondere con cognizione di causa da decine di migliaia di chilometri di distanza, senza conoscere il meteo e, al momento, neppure l’orario di gioco. Per non parlare delle condizioni fisiche dei due contendenti.

Un piccolo vantaggio per Matteo può essere quel che è successo fra Nadal e Shapovalov. Sia che avesse ragione oppure torto a lamentarsi il canadese per via dei tempi dilatati e oltre i 25 secondi regolamentari concessi dall’arbitro Carlos Bernardes a Rafa fra un punto e l’altro, chiunque arbitrerà Nadal-Berrettini, sarà inevitabilmente più fiscale.

Nadal è stato spesso accusato di prendersi più tempo del dovuto. Se il codice di condotta è stato pensato e istituito per via delle intemperanze di Ilie Nastase e John McEnroe, l’orologio segnatempo è stato messo per Rafa Nadal e pochi altri.

Nel 2015 Carlos Bernardes affibbiò qualche warning per “time violation” a Nadal. Nadal non gradì e fece quel che facevano un tempo le squadre di calcio più potenti: chiede di non essere più arbitrato da Bernardes.

Vittima della ricusazione Bernardes rischiò di perdere la possibilità di arbitrare tutte le finali dei tornei più importanti sulla terra rossa, dove quasi sempre c’era Nadal fra i duellanti.

Quando in una conferenza stampa di un Roland Garros di qualche anno fa io dissi a Rafa che l’opzione di poter ricusare gli arbitri non mi sembrava assolutamente giusta da esercitare il suo media manager non gradì e mi dette del provocatore.

Forse me lo direbbe anche adesso se io sostenessi pubblicamente, e lo faccio come potete vedere, che adesso Bernardes potrebbe essere un po’ condizionato da quanto successe. Probabilmente è anche quel che ha pensato Shapovalov. Penso anche che, così come le squadre di calcio più importanti, negano che un arbitro possa essere condizionato dal loro maggior peso mediatico e politico, Bernardes non ammetterà mai di aver un occhio di riguardo per i giocatori più importanti.

Di certo comunque, Bernardes, non arbitrerà Berrettini-Nadal

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ATP

ATP Dubai, l’entry list: torna Djokovic. Presente anche Sinner

Il numero uno del mondo dovrebbe esserci per l’ATP 500 in programma negli Emirati dal 14 febbraio

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Novak Djokovic con il trofeo - Dubai 2020 (via Twitter, @NatSportUAE)

Continua la stagione del tennis sul cemento dopo l’Australian Open, e le entry list ci forniscono informazioni interessanti sul futuro di Novak Djokovic. Il numero uno del mondo non ha più rilasciato dichiarazioni pubbliche dopo il fiasco dell’Australian Open ma ha fatto sentire la sua presenza nell’entry list dell’ATP 500 di Dubai, in programma dal 14 febbraio sul cemento degli Emirati. Non è la prima volta per Djokovic nel torneo arabo: Nole l’ha infatti vinto per sei volte, di cui tre consecutive tra il 2009 e il 2011 e una nell’ultimo torneo disputato pre-lockdown (vinse una semifinale tiratissima con Gael Monfils prima di battere Tsitsipas in finale). Negli Emirati Arabi Uniti non è richiesto l’obbligo vaccinale, fattore che favorisce sicuramente la presenza di un Djokovic che vorrà ritrovare ritmo partita in attesa di capire a quali tornei potrà partecipare nel prossimo futuro, se continuerà nella sua decisione di non vaccinarsi.

Non mancheranno i tennisti di alto profilo oltre a Djokovic. Fra questi il campione in carica Aslan Karatsev, che proprio qui l’anno scorso concluse al meglio in finale contro Lloyd Harris una prima parte di stagione fantastica per gioco e risultati. Presenti anche tre Top 10, tra cui il canadese Felix Auger-Aliassime, Andrey Rublev e il nostro Jannik Sinner, che nel 2021 uscì ai quarti proprio contro Karatsev.

 

Anche fuori dai primissimi ci saranno tanti tennisti di alto profilo come Gael Monfils, Roberto Bautista-Agut e Marin Cilic, tutti reduci da buone prestazioni all’Australian Open, e il croato Borna Coric, al ritorno nel Tour dopo mesi di assenza per un infortunio alla spalla. Poca la presenza degli italiani, che oltre Sinner vedranno soltanto Lorenzo Musetti ai nastri di partenza. Il tennista di Carrara ha deciso di saltare lo swing sudamericano su terra per migliorare il suo gioco sul veloce ma si trova a sei ritiri di distanza dall’entrare nel tabellone principale e per ora dovrà disputare le qualificazioni (Dubai fu peraltro il suo primissimo main draw ATP).

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ATP

Australian Open, sinfonia di un perfetto Tsitsipas: Sinner deve arrendersi in tre set [VIDEO]

Prestazione fantastica del greco, che rifila all’italiano una dura lezione. A un bravissimo Jannik non rimane che stringere la mano all’avversario e prendere spunto per migliorare

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Australian Open 2022 - Stefanos Tsitsipas (Twitter - Australian Open)
Australian Open 2022 - Stefanos Tsitsipas (Twitter - Australian Open)

[4] S. Tsitsipas b. [11] J. Sinner 6-3 6-4 6-2

Un favoloso Stefanos Tsitsipas rifila una dura lezione a Jannik Sinner. Netta vittoria in tre set del giocatore greco, che si dimostra campione di rara qualità qualificandosi per la terza volta alle semifinali dell’Australian Open. Il punteggio, netto, dice tutto: non c’è mai stato equilibrio a causa del livello stellare tenuto da Stefanos per tutta la partita. Tsitsipas ha dominato su tutti i fronti: ha sempre impedito all’italiano di entrare nello scambio, ha servito con altissime percentuali (senza concedere palle break: è solo la seconda volta in carriera che capita a Sinner), è stato puntuale in risposta e dal punto di vista fisico ha avuto una marcia in più. Sinner non ha molto da rimproverarsi: il primo quarto di sempre a Melbourne gli regala diversi spunti di riflessione al fine di capire cosa gli manca per salire ulteriormente di livello, ma in sostanza, quando si incontra un giocatore in stato di grazia come lo Tsitsipas di oggi, c’è solo da stringergli la mano e augurargli buona fortuna per la semifinale, dove incontrerà Medvedev o Auger-Aliassime.

LA PARTITA – Nel primo set, parte subito molto bene dai blocchi Tsitsipas, che fa subito il break al secondo game (pur con la collaborazione di Sinner). Si capisce fin dalle prime battute che il greco non è nella versione combattiva ma fallosa vista contro Taylor Fritz due giorni prima. Stefanos è una vera e propria furia: il servizio efficiente impedisce a Sinner di entrare nello scambio, e la capacità di comandare il gioco con il diritto – soprattutto dall’angolo sinistro – permette al greco di scappare via nel primo set e di chiuderlo 6-3 senza permettere mai all’italiano di arrivare a parità. Nel terzo game del secondo set, con uno splendido rovescio dal centro del campo, si guadagna una palla break. Aggressivo con la risposta, Stefanos mette subito il piede avanti strappando subito il servizio all’italiano. A quel punto inizia a piovere e la partita viene sospesa per una ventina di minuti, il tempo di chiudere il tetto della Rod Laver Arena.

 

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L’interruzione non deconcentra Tsitsipas, sospinto anche da una gran quantità di tifosi greci sugli spalti. Impressionante il dinamismo e il timing sulla palla, il quale toglie sempre il tempo a Sinner, che sul ritmo da fondocampo di certo non è l’ultimo arrivato. Stefanos rifiuta regolarmente lo scambio lungo e impedisce a Jannik di entrare in partita veramente. Sinner prova a rimanere attaccato tenendo il servizio, sperando in un calo del greco che però non arriva. Stefanos serve per il secondo set sul 5-4 due prime palle vincenti, poi una risposta di rovescio in rete a una seconda porta Stefanos a due set point. Sinner ha una fiammata con il diritto per cancellarne una; poi commette uno dei pochissimi errori forieri di qualche rimpianto, mettendo fuori un diritto dopo aver risposto ottimamente. Tsitsipas sale quindi due set a zero ed è sempre in controllo del match grazie anche alla sua qualità in risposta: quando Jannik non mette la prima, il greco divora la pallina e mette in difficoltà il nostro. Nel terzo game del terzo set, Tsitsipas arriva a due palle break con questo passante di rovescio lungo linea da cineteca.

Jannik, tramortito, mette in rete un diritto ed è subito break per il greco (2-1). Nel game successivo, l’altoatesino prova una disperata reazione e per la prima volta arriva a parità sul servizio dell’avversario; ma quello gioca una volée di rovescio sulla linea e poi è ingiocabile con servizio e diritto per salire 3-1. Da lì in poi la partita si chiude in un amen, con Sinner che perde nuovamente il servizio e Tsitsipas che si invola verso la vittoria.

LE PAROLE A CALDO – Queste alcune dichiarazioni rilasciate da Tsitsipas a caldo intervistato da Jim Courier sulla Rod Laver Arena. “Ho cercato di concentrarmi sui miei colpi migliori. Sono felicissimo di come ho servito, di come ho giocato a rete. La tattica ha funzionato. Sarà meraviglioso tornare in campo su questa arena e poter godere del supporto di questo pubblico. L’interruzione per il meteo? Sono rimasto concentrato. Col tetto chiuso sono cambiate le condizioni, più veloci, la palla non rimbalzava più come prima ma mi sono adattato e ha funzionato. Il gomito? Il medico mi ha detto che non si aspettava di vedermi giocare in Australia, sono contento di aver dimostrato che si sbagliava, ma lo devo ringraziare per avermi rimesso in sesto”.


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