Roland Garros: Nadal ancora una volta fenomenal. Ma Djokovic non era certo il miglior Djokovic. Martina Trevisan sogna un posto tra le top 20 [VIDEO]

Editoriali del Direttore

Roland Garros: Nadal ancora una volta fenomenal. Ma Djokovic non era certo il miglior Djokovic. Martina Trevisan sogna un posto tra le top 20 [VIDEO]

PARIGI – È già virtualmente n.26. Ma la sua avversaria in semifinale, Coco Gauff, ricorda bene quel che le diceva suo nonno… Zverev deve battere Nadal e vincere il primo Slam per diventare n.1 del mondo

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Nadal RG 2022 by Night (foto @RolandGarros)
 
 

Davvero difficile scegliere di chi scrivere per primo, Trevisan o Nadal? Priorità all’impresa italica, della nostra ragazza che riscrive la storia del nostro tennis raggiungendo una semifinale di uno Slam nove anni dopo Sara Errani, 11 e 12 anni dopo Francesca Schiavone – che non si fermarono lì – o a quella, l’ennesima, di Rafa Nadal che a un passo dai 36 anni in 48 ore gioca oltre 8 ore e mezzo per 9 set fra Aliassime e Djokovic producendosi fino all’ultima palla in scatti pazzeschi, degni di Tortu e Jacobs?

Comunque scegli sbagli. Sono le due e 12 del mattino, e nello scrivere le prime righe –sperando di riuscire a finire in un’oretta e spiccioli – mi faccio condizionare nella scelta da quello che ho appena finito di vedere, prima sul campo e poi in sala stampa, sperando che i tifosi della adorabile, dolcissima Martina Trevisan non si offendano. Ma in fondo la cronaca del suo match, la sua intervista, quella dei suoi allenatori, sono tutti articoli che sono stati in home page per tutta la giornata e data l’ora posso già dirvi che nella giornata di martedì fino a mezzanotte avevamo avuto oltre 130.000 visite, 20.000 meno di domenica che erano state oltre 150.000, ma .. Nadal e Djokovic stavano ancora giocando per cui dovrò contare quelle che hanno sforato nel mercoledì.

Rafa Nadal ha appena lasciato la sala stampa dicendo, fra le tante cose (che leggerete in forma più diffusa): “Sono stato più spesso avanti io nel gioco e nel punteggio di quanto lo sia stato Novak; ho dominato per un set e mezzo (6-2,3-0…con doppio break), poi lui mi è tornato sotto, e alla fine dovevo solo continuare a lottare sperando di riprendere l’iniziativa come all’inizio…non era facile contro uno come Djokovic, ma era la mia unica opzione…il pubblico certo mi ha aiutato, per me questo lo sapete è un luogo fanstatico, il migliore per tutta la mia carriera, e credo che in fondo sia abbastanza normale per tutto quello che ho vissuto e vinto qui che il pubblico mi sostenesse come ha fatto”. Cinque minuti prima, parlando più con i serbi, ho saputo grazie alla traduzione di Ilvio Vidovich – il nostro collaboratore della rubrica “Nei dintorni di Djokovic” – che Novak ha detto: “Nei momenti importanti certamente il pubblico ha avuto il suo peso, al 99% era per lui e lo ha caricato Rafa”. In inglese aveva accennato alle chance avute nel quarto set, nel quale come sapete è stato avanti 5-2 e ha avuto due set point. Sul primo ha sbagliato un rovescio banale per lui, sul secondo ha approcciato mediocremente la rete e Nadal lo ha infilato con il suo rovescio.

 

Per un set e mezzo Djokovic mi è parso irriconoscibile. Non spingeva, non forzava, subiva in lungo e largo le iniziativa di un Nadal invece pimpante e aggressivo come nei tempi migliori. Rafa tutto pareva, sinceramente, fuorché un giocatore martoriato dagli infortuni. Nole dirà di non essere entrato in partita, ma sembrava aver impostato il match con l’idea di tirare il match per le lunghe, di allungare gli scambi piuttosto che di finirli, contando forse sulla progressiva stanchezza di Rafa. Sembrava lo volesse prendere per sfinimento fin dall’inizio. Dopo averlo fatto sfogare. Se avesse fatto quei calcoli…erano calcoli sbagliati.

Che il pubblico sarebbe stato tutto dalla parte di Nadal era ampiamente prevedibile. Soprattutto dopo che Rafa aveva detto: “Non so che cosa può succedere da qui a un anno… so l’età che ho, i problemi fisici che ho (e che l’hanno fermato per sei mesi nel 2021, per qualche mese anche quest’anno) e non sono sicuro che potrò rigiocare al Roland Garros fra un anno…”.

Quindi avevo preannunciato anche nel mio quotidiano intervento mattutino sull’Instagram di Ubitennis quel che sarebbe avvenuto. Sono sicuro che Novak lo avesse messo in conto. Però, anche se c’è abituato – suo malgrado – poi in campo non sono situazioni facili da gestire. Gli capita da sempre, e ovunque tranne che in Serbia, quando gli è capitato di giocare contro Rafa o contro Roger. Ma continua a soffrirne. E’ più forte di lui. Lo si vede proprio dal suo atteggiamento in campo. Fa perfino fatica ad autoincitarsi.

 Lui è arrivato qual terzo incomodo, e senza poter confermare la bontà del detto: “Fra i due litiganti il terzo gode”. E’ diventato n.1 del mondo – una posizione che adesso potrebbe perdere se Sascha Zverev riuscisse a vincere qui il suo primo Slam dopo tante delusioni – e non ha mai avuto – sebbene abbia 20 milioni di follower sui social, mica qualche migliaio – lo stesso appeal dei due marziani che avevano cominciato a duellare quando lui ancora non era apparso all’orizzonte. Un po’ per il suo tipo di gioco, non così elegante e “originale” come quello del “classico” Federer, soprattutto, ma anche del mancino Nadal. D’altra parte quando lui è apparso sulla scena mondiale i tifosi del microcosmo tennis erano già divisi in due schiere. Tanto spazio libero per una terza schiera non c’era.

Djokovic non ha davvero giocato bene come altre volte, ma allo stesso tempo non so dove Rafa abbia trovato tutta l’energia che ha mostrato sul suo campo prediletto per riuscire a giocare anche dopo 4 ore – anzi, come dicevo, in realtà dopo 8 ore e mezzo nell’arco di 48 ore – spostandosi per colpire di dritto, e che dritti!, anche palle che cadevano vicinissime alla riga, sul lato che sarebbe stato del suo rovescio. Una condizione fisica, dopo tutte i dubbi espressi da lui stesso in questi ultimi tempi, assolutamente stupefacente.

Djokovic aveva però appena detto: Non ne sono per nulla sorpreso, Rafa ha dimostrato mille volte di essere capace di recuperare sforzi enormi. Io sono entrato davvero male in partita, per un set e mezzo, poi mi sono ripreso, ma potevo giocare meglio, ho sbagliato tanti rovesci” (ne sono stati conteggiati 24…).

Non so se Zverev, felicemente riuscito a vendicarsi di Alcaraz per la sconfitta nel torneo di Madrid – dove peraltro lo avevano fatto giocare per più sere talmente tardi che non era quasi mai andato a letto prima delle quattro del mattino (“L’ATP dovrebbe vergognarsi della programmazione che ha fatto!”) e certamente Alcaraz ne fu avvantaggiato – avrebbe preferito affrontare Djokovic oppure Nadal.

Prima di battere, con pieno merito, Alcaraz n.6 ATP, in tutti questi anni di partecipazioni agli Slam, Zverev non era ancora mai riuscito a battere un top-ten. Adesso se vuole diventare n.1 del mondo lunedì ne deve battere almeno un altro, Rafa Nadal, e forse un altro se a raggiungere la finale dalla parte bassa fosse Ruud (che oggi affronta nei quarti la rivelazione Rune, in un insolito duello fra un norvegese e un danese) oppure Rublev che è favorito con Cilic salvo che il croato gli faccia vedere i sorci verdi come gli è riuscito inaspettatamente con Medvedev.

Lasciatemi allora festeggiare ancora una volta l’impresa di Martina Trevisan. Davvero il tennis racconta a volte storie che vanno molto al di là dell’immaginazione. Se qualcuno avesse detto a Martina Trevisan all’inizio di questo Roland Garros – e non dico nei cinque anni in cui la sua vita aveva subito un grosso turbamento che l’aveva fatta allontanare dal tennis ma le aveva trasformato in una vittima di quei problemi alimentari che passano sotto il nome di anoressia – che sarebbe stata la quinta italiana di sempre a raggiungere le semifinali degli Internazionali di Francia, lei lo avrebbe guardato spalancando quei suoi occhioni intensi e lo avrebbe gratificato di uno di quei sorrisi che l’hanno resa popolare in terra di Francia. Ma si sarebbe schermita.

Un po’ come ieri quando, uscendo trionfante dal Philippe Chatrier ha incontrato e abbracciato Matteo Catarsi e Donato Quinto per dir loro: “Ma che ho fatto?!”.

Eh sì, che hai fatto Martina! Ci hai regalato una grande, grandissima gioia. Anche se l’hai fatto soltanto dopo averci “inflitto” una indicibile sofferenza, durata almeno 64 minuti. Cioè quanti sono passati fra il match point cancellato dal dritto vincente della Fernandez dopo un’ora e 17 minuti di tuo tennis assolutamente intelligente e tatticamente ineccepibile e il secondo match point a fine terzo set, quello finale, quando un tuo dritto tipicamente mancino e avvolgente ha lasciato ferma sulle gambe la ragazzina canadese. A leggere le statistiche si vedrebbe un dominio quasi esagerato di Martina, sotto tutti i profili, 43 vincenti contro 29, e molti meno errori gratuiti, 29 contro i 44 della ragazza di origini ecuadoriane. Ma sono numeri influenzati dal primo set. E un tantino anche dal terzo quando lei è salita su un 4-0 che per un soffio non è diventato 5-0.

Preavverto subito che questi numeri dei punti vincenti e degli errori gratuiti vanno presi con grande beneficio di inventario. Non vi fidate mai. Dipendono da valutazioni molto soggettive. E da istruzioni sbagliate che vengono date a chi li fa. Le risposte sbagliate, ad esempio, non vengono mai considerate errori gratuiti, neppure quando una giocatrice ha servito una mozzarella a 100 km orari. E se invece uno tira un gran rovescio e con quello ha fatto tre quarti del punto perché gli ritorna una palletta a un metro dalla rete che chiude con un dritto elementare…le statistiche che compaiono anche sul tabellone segnapunti dicono che è un dritto vincente!

Scusate l’inciso, che magari nel giorno di una vittoria storica di una tennista italiana, potevo risparmiarvi, però questo modo di tenerle falsa completamente l’importanza che un non addetto ai lavori rischia di dare a quel che legge. Le agenzie, spesso, cadono in queste trappole.

La cronaca e il senso del match li ha resi benissimo Antonio Garofalo. Io posso solo plaudire sia alla strategia messa a punto a tavolino dal coach Matteo Catarsi, sia sull’esecuzione sul campo da Martina, perché il piano era chiaro. C’era il tentativo dichiarato fin dal giorno prima di fare arretrare la Fernandez dalla riga di fondo dove tendeva a installarsi. E quando le arrivano palle forti e piatte Leylah reagiva incontrandole bene, come sul cemento dove è cresciuta tennisticamente. Ma quando erano un po’ più alte e liftate si vedeva che la sua esperienza per il tennis sulla terra battuta era piuttosto limitata. Ha fatto infatti tantissimi errori con quel dritto che avrebbe dovuto essere invece il suo colpo migliore. E che ingenuamente giocava troppo spesso sul dritto di Martina, quasi avesse dimenticato che anche l’azzurra era mancina.

Ha certamente pagato l’aver avuto la determinazione di chiedere all’organizzazione del Roland Garros la possibilità di allenarsi con un secondo sparring mancino dopo averlo fatto il giorno prima con un altro primo che però giocava colpi con gran topspin e sicuramente diversi da quelli che avrebbe tirato la Fernandez. I dettagli sono importanti. Un bravo coach deve curarli.

Però, al di là della preparazione di una partita, dello studio dell’avversaria, è poi fondamentale avere chi in campo ha la lucidità per cercare le traiettorie più profonde sia pure prendendo inevitabili rischi, gli angoli più giusti. E poi la solidità nervosa per reagire all’inizio del terzo set a un secondo perso nonostante il match point a favore, seguito poi da un tiebreak pessimo, caratterizzato da ben cinque errori gravi, due doppi falli e tre gratuiti.

Invece Martina è rientrata in campo, dopo un rapido toilet break. come se nulla fosse. Non so come sia riuscita a metabolizzare quei traumi. Ma c’è riuscita talmente bene da conquistare i primi 4 game del terzo set e sfiorare il 5-0 che avrebbe chiuso il match. Che invece è stato sofferto fino alla fine, perché quando ci sono 5 break in 7 game, come si fa a essere tranquilli con Martina che va a servire sul 5-3 ed esordisce con il doppio fallo n.7?

Giovedì Martina affronta Coco Gauff (che ha battuto Sloane Stephens) che aveva già battuto qui a Parigi, ma che è certo migliorata da allora.

La ragazza che è seguita dallo stesso agente di Roger Federer, Tony Godsick (Roger ha delle quote nell’agenzia, che io sappia) ha detto di ricordare piuttosto chiaramente il match perso con Martina (4-6,6-2,7-5)… ”Perché mio nonno si raccomandava sempre… ‘Dimentica le vittorie, Coco, ma non dimenticare mai le sconfitte, ricordale una a una…Contro la Trevisan feci un sacco di doppi falli, finii in doppia cifra, questa volta non accadrà…anche se lei è una tennista tricky, una mancina che ha diverse armi sulla terra battuta, ho guardato un po’ del suo match con Leylah”.

A fine match la Gauff ha scritto sulla telecamera: “Dream Big” (sogna in grande). E certo lo fa dacché batté, ancora quindicenne, Venus Williams a Wimbledon. Sarà favorita lei, n.23 del mondo che è in semifinale sia in singolare sia in doppio, ma Martina ormai ci ha abituato a stupirci. Intanto lunedì prossimo sarà n.26 davanti a Camila Giorgi n.27 anche se dovesse perdere. E se invece vincesse entrerebbe fra le prime 20 del mondo. Incrociamo le dita.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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Wimbledon: Jannik Sinner, un tennista così a 20 anni non l’abbiamo mai avuto. Sono stati 2 match in uno

I Championships dovrebbero aver spazzato via le perplessità sul suo conto. Lui e Berrettini, che fortuna per il tennis italiano. Peccato che Sinner e Djokovic non abbiano giocato al meglio nello stesso tempo

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

Jannik ha perso, ma evviva Jannik. Un giocatore così a 20 anni non l’abbiamo mai avuto. So quel che dico. Lui ci ha fatto sognare la vittoria più importante di sempre di un tennista italiano a Wimbledon contro un supercampione. E ciò dovrebbe bastare per applaudirlo con tutto il cuore e l’entusiasmo che merita.

È vero che questo era “solo” un match di quarti di finale e che Pietrangeli qui ha fatto semifinale (1960) e Berrettini finale (2021), ma nessuno di loro due aveva battuto lungo il cammino un giocatore con lo status di Djokovic.

Non lo ha battuto nemmeno Jannik, alla fine, quindi il discorso va rimandato a tempi migliori. Ma quando uno è capace di giocare così, sia contro Alcaraz sia contro Djokovic, a soli 20 anni, anche se non ancora per tre ore e mezzo, beh merita certamente fiducia e non solo rispetto. Se poi Berrettini avrebbe potuto fare ancora meglio, nessuno può saperlo. Ma avere due giocatori così è una vera grande fortuna, lasciatevelo dire da chi per 40 anni non ne ha visto uno di questo livello.

 

Il modo in cui Sinner ha giocato per un set e mezzo – dall’1-4 e palla break per l’1-5 del primo set fino al 7-5, 6-2 conquistando 11 game su 13 – contro il più forte tennista visto a Wimbledon negli ultimi 4 anni, giunto alla vittoria n.26 consecutiva sui prati dell’All England Club e in piena corsa per il settimo trionfo nei Championships che lo porterebbe a eguagliare il record del suo idolo di gioventù Pete Sampras, non può non aver chiarito le idee a tutti sull’enorme potenziale del ragazzo della Val Pusteria. Lui per primo sa di avere ancora grossi limiti. Lo sa anche Simone Vagnozzi, lo sa Darren Cahill che ha già cominciato a dare il suo concreto apporto. Tutti sembrano avere la necessaria umiltà, tutti sono consapevoli che soltanto con il duro lavoro – e non sono parole al vento – i progressi arriveranno. Così come sono arrivati nel tempo anche agli altri grandi talenti precoci, i Nadal, i Djokovic, i Federer.

E’ certo vero che abbiamo assistito a due match in uno. Sinner ha giocato molto bene da quel “quasi” 1-5 fino al 7-5, ma Djokovic era stranamente falloso perfino nella risposta che è per solito il suo colpo migliore, e poi invece dal terzo set in poi mentre cresceva a dismisura Novak, che ha servito in maniera pazzesca, Jannik ha sofferto un deciso calo. Al servizio e non solo. Secondo me anche di condizione fisica, non solo mentale come sembra aver suggerito Novak quando ha detto: “Fino al 7-5, 6-2 Jannik non aveva nulla da perdere, ma avanti due set a zero invece si è trovato all’improvviso con molto da perdere”.

La percentuale delle sue prime palle è infatti calata vistosamente, e la media, il 54%,  è chiaramente insufficiente se vuoi competere con un fenomeno come Djokovic che al contrario di Jannik è andato in costante crescendo. Nel quinto set ha servito il 71% di prime palle, la media era stata il 66%.

Invece, trascurando altri aspetti che sono più difficile da contabilizzare, Sinner nel primo set ha vinto sulla seconda palla il 65% dei punti, nel secondo il 56%, nel terzo il 40% e nel quarto il 33%. Una bella differenza no?


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Io poi mi sono proprio segnato nel mio bloc notes, all’inizio del quarto set quando Jannik ha esordito perdendo il servizio nel primo game a seguito di due doppi falli e di un primo errore su una risposta profonda ma non irresistibile di Djokovic e poi un secondo errore con una palla malamente steccata, che Jannik era improvvisamente diventato lento, poco reattivo. Ho scritto proprio su quei due errori: LENTO, a caratteri maiuscoli, in mezzo ai due punti persi.

Se sia stato tale per stanchezza o per calo di concentrazione – come i due doppi falli potrebbero far pensare – non so. Dico però che tale stanchezza sarebbe più che comprensibile, perché il tennis sull’erba, che costringe a stare sempre molto bassi, è faticosissimo. E di certo Jannik non era abituato a vincere quattro partite e mezzo di fila. Con tutto quel che segue, perché la stanchezza fisica si accompagna anche quella mentale. Lo stress, le interviste, le attenzioni, la gente che improvvisamente chiede e pretende spazio.

Certo è che negli ultimi 3 set Nole non ha mai dato l’impressione di essere sotto stress. Una performance impressionante, la sua. Una vittoria dell’esperienza, certo, ma non solo quella. E non è stata soltanto la visita nella toilette con lui che si guardava allo specchio e si chiedeva: “Ma dove sei Nole? Quello visto fin qui non è il vero Nole”.

Anche se da lì è ripartita la settima vittoriosa rimonta da sotto 2 set a zero.

Jannik ha più volte detto dopo il match, insieme al solito “non mi piace mai perdere”, di essere contento del suo torneo e anche del suo quinto set:  “Lui stava dettando il gioco, io ho tentato di riprenderlo in mano. Sono orgoglioso di quel che ho fatto in questo torneo, ma penso che potrò fare in futuro ancora meglio”.

Ed è stato proprio così. Sull’1 pari ha subito il break che ha di fatto deciso il set e il match. Ha sbagliato un dritto abbastanza semplice e si è trovato sotto 0-30, poi sul 15-30 ha fatto tutto giusto attaccando, ma ha messo in rete la volee. Annullata una prima palla break ha giocato una smorzata, che secondo me aveva fatto benissimo a giocare, ma purtroppo la palla non è andata oltre la rete.

Ma era tutto giusto. Fra un anno o due Jannik non sbaglierà più quelle volee, non sbaglierà neppure quella smorzata, anche se magari non gli verrà così naturale come capita a Alcaraz o, oggi, a Djokovic che ne ha giocate di stupende. Però io mi ricordo Novak ragazzino: non è che la palla corta di rovescio gli riuscisse così bene come adesso. E certamente non serviva allora come serve oggi.

Rivedo in Sinner un po’ me stesso” mi aveva detto Novak Djokovic nel corso di quella simpaticissima risposta in cui mi fa un po’ il verso e che è diventata virale sul nostro TikTok di Ubitennis avendo superato a ieri sera già le 300.000 visualizzazioni!

Ricordo sempre che cosa mi aveva detto in Slovacchia Gipo Arbino, il coach di Lorenzo Sonego: “Lorenzo ha giocato sia con Sinner sia con Djokovic e mi ha sempre detto che Nole ha maggiore varietà, angolazioni e fisicità, oltre a un miglior servizio, ma Jannik ha una potenza, un peso di palla, superiore a quello di Nole. Quando si scambia Jannik ti toglie la racchetta di mano”.

Sono convinto che Nole farà un sol boccone di Norrie – che ha battuto 7-5 al quinto un encomiabile Goffin – perché la verà semifinale della metà del tabellone è stata Djokovic-Sinner. Così come sono sicuro che nel prossimo duello fra Djokovic e Sinner i bookmakers non pagheranno più la vittoria di Jannik 6 volte e mezzo la posta.

Per oggi sono curioso di vedere come se la caverà Nadal con Fritz che non ha ancora perso un set, ma penso che Rafa vincerà perché ha troppa più personalità e carisma di Fritz, così come – salvo che gli faccia male la spalla come ha detto – son certo che Kyrgios batterà il già appagato cileno Garin.

E allora poi la semifinale Nadal Kyrgios sarà un bel vedere. Con Djokovic che se la potrà gustare senza troppo stress. Per chi tiferà Nole? Proverò a chiederlo ai suoi amici, perché lui non lo dirà facilmente neppure a me. Voi intanto provate a dirlo…

Buon tennis a tutti con un unico piccolo rimpianto: vedo la Maria n.103 WTA in semifinale (contro la Jabeur… evviva Ons, troppo brava e simpatica, magari vincesse il torneo!) per aver battuto la Niemeier n.97. In quella zona c’erano Trevisan e Cocciaretto, purtroppo non Camila Giorgi che sull’erba di solito gioca meglio… Ma non poteva arrivarci una delle nostre ragazze? O i tempi di Pennetta-Schiavone, ieri battute nel torneo delle leggende da Radwanska e Jankovic, non torneranno tanto presto?

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: pochi avrebbero reagito come Jannik Sinner ai 2 match point mancati [VIDEO]

Sinner che non perde un game di servizio in 7 set fra Alcaraz, favorito a 3,15 dai bookmakers, e Isner, merita gli elogi di Djokovic che lo conosce bene: “Jannik ha tutti i colpi”. Ma Rafa Nadal oggi vuole conquistare il nono quarto di finale ai Championships e il… 23° Slam

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Spero proprio che Gianni Clerici abbia condiviso con noi da Lassù questa splendida giornata di festa per il tennis italiano. Sono quasi sicuro che lo ha fatto in questa serata che, in un torneo che sembrava compromesso quel martedì in cui si è scoperto che Matteo Berrettini aveva il Covid, non ci aspettavamo davvero di vivere. Come sarebbe stato contento di averlo visto dal vivo. Gianni, aveva seguito Jannik da sempre, amico e “consulente” come era da sempre di Riccardo Piatti, l’ex coach di Jannik.

Adesso, come tutti sanno, Jannik ha cambiato coach e team, ma certo Gianni avrebbe continuato a seguirlo e sostenerlo con l’abituale sostegno. 

Jannik Sinner era arrivato qui a Wimbledon senza aver mai vinto un solo match sull’erba. Ne ha vinti adesso 4 di fila nel torneo più importante di tutti, smentendo ogni pronostico – i bookmakers pagavano una sua vittoria contro Carlos Alcaraz, dal quale aveva perso due volte su due, 3,15 volte la posta – e lui che è stato spesso nell’occhio del ciclone per via di un servizio non irresistibile è riuscito a non perderlo mai in sette set, sì, neppure una volta, né con John Isner né con Carlos Alcaraz.

 

Contro lo spagnolo Jannik ha salvato 7 palle break, la prima nel secondo game del secondo set grazie a un missile super coraggioso di dritto sparato sulla riga, le altre sei tutte nel quarto sofferto set, nel quale tuttavia ha mostrato tutti gli attributi del miglior Thoeni nelle discese olimpiche, una solidità nervosa fuori dal comune perché non era davvero facile dimenticare di avere già avuto 2 matchpoint nel tiebreak del terzo set, un’ora e 7 minuti prima del sesto matchpoint finalmente trasformato.

CONFERENZA JANNIK SINNER

Non so quanti, all’esordio su quel Centre Court dove in mattinata erano sfilati tanti supercampioni di Wimbledon, avrebbero avuto la forza mentale  per dimenticare il piccolo grande trauma di due matchpoint non trasformati nel terzo set.

Sul primo aveva messo un rovescio in rete dopo uno scambio pesante, ma sul  secondo, 8-7 per Jannik dopo un servizio vincente e lo spagnolo alla battuta, il rimpianto poteva essere maggiore. Alcaraz ha battuto una seconda palla non irresistibile e lui che ne aveva intuito la traiettoria si era spostato per attaccare la risposta con un dritto potenzialmente vincente

Solo che lo ha messo malamente in rete. Dopo di che sull’8 pari Carlito si è inventato una demivolee incredibile diventata una sorta di dropshot stretto e incrociato assolutamente imprendibile. Cui ha fatto seguito un errore di rovescio di Jannik ed ecco tutto da rifare (come avrebbe detto Ginettaccio Bartali, ma anche il primo telecronista Rai degli anni sessanta, Giorgio Bellani).

Quanti sarebbero riusciti a non perdere la testa, a restare calmi? Alcaraz si era rifrancato, dopo i pessimi primi due set, Jannik che aveva perso nei primi 12 turni di servizio la miseria di 15 punti, non era più così incisivo. Tuttavia è stato bravo, bravissimo, a reggere l’urto dello spagnolo che naturalmente aveva cominciato a crederci.

Due palle break annullate nel primo game del quarto set, tre nel quinto da 0-40 quando ha servito alla grande, e poi un’altra ancora sul 5-3 quando serviva per il match. ma dopo aver mancato altri tre matchpoint sul 5-2 e servizio Alcaraz. Veniva allora di fare gli scongiuri se il tuo vicino ti diceva: “Vuoi vedere che ora che lui non ha mai perso il servizio lo perde proprio adesso?” E l’andamento del game lo faceva temere, 0-15,poi 15 pari ma anche 15-30, 30 pari e poi 30-40 quando con grande coraggio Jannik ha tirato un dritto a tutta randa. Poi un servizio vincente per conquistare l’insperato ma meritato quarto di finale.

Eccolo quindi raggiungere gli altri 5 azzurri che hanno raggiunto lo stesso suo risultato a Wimbledon, De Morpurgo nel 1922, Pietrangeli (1960), Panatta (1979), Sanguinetti (1998), Berrettini (2021).

Ma nessuno c’era riuscito così giovane. E in una giornata, oltretutto, cominciata sotto gli sguardi di tanti campioni del passato che si sono seduti, in gran parte, nel Royal Box e chissà che qualcuno di loro non lo abbia visto giocare dal vivo per la  prima volta.

Alla celebrazione del centenario del “centre court” hanno preso parte una venticinquina di campioni di Wimbledon che hanno fatto la storia dei Championships, Laver, Newcombe, Smith, Kodes, Borg, McEnroe, Borg, Cash, Edberg, Ivanisevic, Hewitt, Federer, Nadal, Murray, Djokovic e fra le donne Angela Mortimer (90 anni campionessa nel ’61), Billie Jean King, Chris Evert, Martinez, Venus Williams (non c’era Serena…), Bartoli, Hingis, Kvitova, Kerber, Halep, (non c’era Muguruza…), più Navratilova e Wade assenti per Covid. E’ stata Billie Jean King a menzionare il virus che ha colpito improvvisamente Martina che per l’appunto l’altra sera si era concessa dei selfie con i nostri collaboratori Antonio Ortu, deus ex machina del nostro Instagram, e Claudio Giuliani che invece è il nostro social media manager.  Credo che stiano entrambi toccando ferro.

Come ormai tutti sapete – abbiate o non abbiate visto i quattro video che ho fatto per questa home page, ma anche per quella inglese nonché per Instagram e TikTok (da qualche parte ho detto che Sinner aveva battuto Sinner invece di Isner !… Ma mi perdonerete se non ho rifatto il video alle una di notte, e non solo per mio egoismo, ma per “risparmiare” chi lo doveva montare!) –  Jannik dovrà giocare contro Djokovic nei quarti. 

Il campione serbo a caccia del ventunesimo Slam e del settimo Wimbledon ha vinto con l’olandese Tim Van Rijthoven la sua venticinquesima partita di fila sull’erba di Wimbledon, avendo vinto le ultime tre edizioni del torneo, 2018-2019, 2021 e 4 partite quest’anno. Ovvio che sarà favorito con Jannik, da lui battuto 6-4,6-2 nell’unico precedente a Montecarlo un anno fa.

Ma Novak ha risposto in maniera assai cortese e lunga a una mia domanda su Sinner, quando ero rimasto l’unico italiano ancora in sala stampa e quando chi conduceva la conferenza stampa avrebbe voluto interromperla per far parlare i colleghi serbi.

No, lasciate che mi faccia la sua domanda… – ha chiesto esplicitamente un comprensivo Novak sorridendo – anche se sei arrivato in ritardo…”

Stavo infatti registrando i video e sono arrivato di corsa a conferenza avviata.

Jannik ha molto talento, è già certamente un top-player, l’ho visto giocare su diverse superfici ed è maturato molto. Non sembra neppure soffrire la pressione nei grandi palcoscenici…cosa che può capitare ai più giovani. Ha fiducia nelle proprie possibilità, pensa di poter vincere contro chiunque, ed è importante. E’ già un tennista esperto pur essendo così giovane, ha già affrontato più di un top-player. L’ho visto giocare oggi, la sua performance è stata dominante nei primi due set. Poi è diventata una battaglia, più ravvicinata. Ma era sempre nel controllo del match. E’ molto solido, ha tutti i colpi; servizio, risposta, dritto, rovescio. Mette pressione sugli avversari di continuo. Vedo in lui un po’ del mio gioco. Da fondocampo rovesci piatti, subito dopo la riga di fondo…sarà un match complicato per entrambi. Lui gioca veloce, gli piace il ritmo. Ci siamo allenati insieme qualche volta. So che cosa aspettarmi. Ma sarò pronto per questa sfida…

Accennando a queste strisce e questi record formidabili, beh oggi Rafa Nadal cercherà di battere l’olandese Botic van de Zandschulp (mai che abbiano un cognome facile da pronunciare questi olandesi!) per conquistare il suo 47mo quarto di finale in uno Slam e l’ottavo qui a Wimbledon dove ha trionfato nel 2008 e nel 2010. Se vincerà sarà il terzo più anziano quartofinalista dell’era open, dopo Roger Federer e Ken Rosewall.

Nella giornata odierna scendono in campo ben tre australiani. Kyrgios contro Nakashima, Kubler contro Fritz, De Minaur contro Garin (il cileno che ancora ringrazia il COVID di Berrettini!). Vincessero tutti e tre sarebbe la prima volta che 3 Aussies ce la fanno dal 1971 e la prima volta che succede a in uno Slam dall’Australian Open del 1981.

Per i due americani, Fritz e Nakashima, beh nessuno di loro due ha mai centrato i quarti in uno Slam. Infine se Garin arrivasse nei quarti sarebbe il primo dai tempi (2009) di Fernando Gonzalez, Mano de Pedra.

Queste infine le teste di serie eliminate:

Primo turno

Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini

3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)
Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini
4 Tsitsipas (Kyrgios)
22 Basilashvili (Van Rijthoven)
29 Brooksby (Garin)

Donne
1 Swiatek (Cornet)

5 Sakkari (Maria)
8 Pegula (Martic)
11 Gauff (Anisimova 20)

15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)Ottavi
Uomini
5 Alcaraz (Sinner 10)
23 Tiafoe (Goffin)
Donne
12 Ostapenko (Maria)

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Kyrgios-Tsitsipas, che show, sul campo e fuori. Sinner ha in Alcaraz un test il cui esito non finisce stasera [VIDEO]

Può perdere ma deve lottare quasi alla pari, altrimenti potrebbe nascerne un complesso. Chi ha ragione fra Kyrgios e Tsitsipas che lo accusa di bullismo?

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (foto Twitter @atptour)

Che sabato a Wimbledon! Kyrgios-Tsitsipas è stato uno dei match più belli, divertenti e eccitanti che ho visto in tempi recenti. E ciò al di là di tutti gli episodi che lo hanno reso ancora più “entertaining” sul campo e certamente unico anche nelle conferenze stampa dei due protagonisti che non se le sono davvero mandate a dire dietro le spalle.

E oggi ci aspetta una domenica con Sinner-Alcaraz match clou, sempre pernici!

Forse molte delle cose che scriverò qui le ho già dette nei vari video che faccio ogni sera e che non riesco a finire prima di mezzanotte

 

Vari? Sì, vari. Uno per Ubitennis.com, uno in inglese per Ubitennis.net (e da stasera dovrebbe arrivare il mio amico, collega e Hall of Famer Steve Flink con il quale quello inglese lo faremo insieme come vuole tradizione ultradecennale), uno per Instagram che deve chiudersi in meno di un minuto, un quarto video per l’ultimo nato TikTok che i miei collaboratori mi hanno persuaso a fare per “svecchiare” un po’ la nostra audience. Lì si dovrebbero fare video corti, ma la mia natura ci fa a cazzotti. Voglio sempre dire più cose e la sintesi non è mai stata il mio forte.

Come diceva Voltaire “scusate se sono stato troppo prolisso e ho scritto troppo a lungo ma non avevo abbastanza tempo”. Per la sintesi ci vuole quel tempo che non ho mai, e quella lucidità che dopo mezzanotte avendo la sveglia alle 8 per due mattine di fila è dura avere.

Questa domenica a Roehampton c’era la riunione annuale dell’International Club di cui sono segretario onorario per l’IC italiano presieduto da Marco Gilardelli, lunedì mattina invece per la riunione dell’Hall Of Fame all’interno della quale sono membro dell’Enshrinement Committee che esamina i nomi dei candidati alle nomination per i due tennisti che verranno inseriti nella Hall of Fame dell’anno prossimo.

Finendo di scrivere intorno alle due e mezzo e arrivando a casa alle 3 è dura svegliarsi e restare lucido, soprattutto alla mia età. Meno male che ho lo scooter Piaggio, un MP3 500 a tre ruote  per muovermi quando voglio e per evitare il traffico spaventoso la mattina.

Bene, dette tutte queste cose che non fregano nulla a nessuno ma almeno non le ho già dette nei video…, ribadirò di aver visto un grandissimo Nadal che ha dominato Sonego per due set e mezzo e forse non l’ha più fatto come prima quando io mi ero spostato sul campo n.1 per vedere Kyrgios-Tsitsipas, match a dir poco superbo. 

Non ho visto che in un video che abbiamo pubblicato sui social il brutto episodio di Rafa Nadal che ha catechizzato Sonego per il “grunting” prolungato invece di rivolgersi semmai all’arbitro. È stato brutto che, quasi fosse un maestro alle prese con uno scolaretto, che lo abbia fatto dopo aver subito l’unico break del match, ritrovandosi sul 4 pari con Lorenzo. Vero che dopo Rafa si è scusato, sia con Lorenzo che più tardi in conferenza stampa, però è stato un brutto esempio di arroganza che avrebbe dovuto risparmiarsi. Nel calore dell’agone anche lui si è lasciato trascinare.

In precedenza era accaduto che Iga Swiatek aveva dimostrato la sua erbasincrasia, interrompendo la striscia di 37 vittorie consecutive con le quali aveva eguagliato Martina Hingis, prendendo una sonora lezione da quella Cornet che non si è mai ben capito di che pasta sia fatta. Ogni tanto la francesina con il nasino all’insù fa grande exploit, di certo le manca continuità. Ma non si batte Serena Williams tre volte, e una qui a Wimbledon, se non si ha talento e armi tecniche interessanti. La Swiatek mi ha deluso non per la sconfitta in sé, ma perché chi perde 6-4 il primo set deve cercare di reagire invece di lasciarsi seppellire da un 6-2 nel secondo set senza provare a fare niente di diverso.

Forse la “striscia” le sarà pesata mentalmente. Più scusabile, perché ha solo 18 anni, Coco Gauff finalista al Roland Garros, anche se lei pure è uscita di scena nel secondo e nel terzo set dopo aver vinto il primo sulla Anisimova. Ma fare tre soli game fra secondo e terzo set, dopo aver vinto il primo al tiebreak,  mi sembra tipico di certi incontri femminili. Battuta anche la Pegula dalla Martic di cui ricordo sempre quell’anno in cui rimediò 3 sconfitte al primo turno in 3 Slam facendo un solo game (allo US Open perse al primo turno di quali), ma incassò quasi 100.000 dollari da quelle 4 sconfitte al primo turno e questo le consentì di potersi mantenere con l’attività agonistica e tornare su nel ranking dopo che era scesa a seguito di vari infortuni.

Mi dispiace che le polemiche incrociate post match fra Tsitsipas e Kyrgios faranno passare in secondo piano la straordinaria qualità del loro duello. Chissà se riuscirò a vedere un altro match così in questi championships. Ci fosse la finale Djokovic Nadal si vedrebbe certo grande spettacolo, ma tuttavia ben diverso.

Forse un altro match con Kyrgios in campo potrebbe offrirlo… ma l’australiano che ha giocato da fenomeno ieri sera potrebbe benissimo sciogliersi come neve al sole davanti a Nakashima al prossimo turno. Mentre de Minaur e Garin (che non smetterà mai di ringraziare il Covid che ha costretto al ritiro quel Berrettini contro il quale avrebbe quasi certamente perso al primo turno) non mi sembrano pericolosi come il miglior Nakashima per questo Kyrgios.

Non serve che io replichi le cronache già scritte. Non ho visto se la palla tirata in tribuna da Tsitsipas a fine secondo set abbia effettivamente colpito una spettatrice come ho sentito dire. Se così fosse il supertalentuoso e superinsopportabile Kyrgios non avrebbe avuto torto a pretendere la squalifica del greco.

Che il “colpito” sia – anche se casualmente – uno spettatore o un giudice di linea (come accadde con Djokovic e la giudice di linea all’US open, o con Pescosolido e una spettatrice di prima fila cui tanti anni fa a Sydney rimbalzò addosso la sua racchetta), niente cambia. Il regolamento parla chiaro. Non ci vuole dolo o premeditazione. È un caso colposo, ma di colpa cosciente. Non si tirano pallate e se si colpisce qualcuno, anche di rimbalzo e senza far male, si è fuori.

Ripeto: io non ho visto dove è finita quella palla. Ciò detto io condivido quel che dice Tsitsipas – che magari non è il massimo della simpatia quando si esprime con quell’aria ieratica da predicatore illuminato – quando dice che Kyrgios in campo è insopportabile, non sta zitto un secondo, distrae chiunque voglia giocare un match corretto di tennis senza sentirsi magari gridare – come Nick ha fatto a bellaposta per sfotterlo – “good shot!” dopo un’orribile steccata di rovescio.

Che poi Kyrgios anche dopo il match sottolinei che Tsitsipas con lui perde gli incontri importanti ed è un cattivo perdente, beh aggiunge pepe alla vicenda, ma non dovrebbe essere preso sul serio.

Certo è che dai tempi in cui fu espulso McEnroe dall’Australian Open, gli officials non hanno mai mostrato grande coraggio nell’intervenire a sedare gli eccessi di maleducazione. Anche perché quando negli anni 70 qualcuno lo fece poi l’ATP quasi lo punì. Accade in match di Nastase, dello stesso McEnroe… e del resto basta ricordare – per risalire a tempi più recenti – che quando Carlos Bernardes richiamò Rafa Nadal per le sue perdite di tempo con i “time-warnings” a San Paolo – se non erro – alla fine invece di catechizzare Nadal fu deciso che era meglio che Bernardes non arbitrasse più Nadal. L’arbitro brasiliano fu messo nel… Purgatorio.

Tsitsipas, ieri non esente da critiche (“Ma mi  ha provocato… ”), ha sollecitato una class-action di più giocatori per mettere fine al “Bullismo” di Kyrgios.

Io dubito che succederà mai qualcosa del genere. Il punto è che “the show must go on” e pochi tennisti sanno offrire oggi lo show di cui è capace Nick Kyrgios. Basterebbe guardare alcuni highlights del match, compreso il modo in cui ha salvato un setpoint nel quarto set sul 5-4 e sulla risposta missile di Tsitsipas e poi anche come ha trasformato il matchpoint inventandosi un approccio smorzato e tagliato di rovescio per entusiasmare qualsiasi appassionato di tennis.

Chi mi piace di più fra Kyrgios e Tsitsipas? ovviamente sono gusti personali. Beh, come tennis mi piace più quello di Kyrgios. Come simpatia direi che entrambi lasciano abbastanza a desiderare per via di certi atteggiamenti dei quali non riescono a fare  a meno. Se invece dovessi scegliere fra chi dei  due vorrei avere avuto come figlio sono all’antica e non ho dubbi nello scegliere Tsitsipas. Però ho la presunzione che se mi fosse nato un Nick Kyrgios, per quanto matto la sua parte, sarei riuscito a educarlo meglio anche vivendo a Canberra.

Oggi l’attesissimo duello fra Alcaraz e Sinner, i due giovani più interessanti dell’ultima generazione, promette tutt’altro genere di spettacolo. Ma ugualmente meritevole d’essere visto. Alcaraz è il favorito per quasi tutti gli addetti ai lavori, ma la solida prestazione di Sinner contro Isner ha assai ben impressionato. 

Io mi auguro solo che ci sia battaglia, quella che purtroppo non c’è stata fra Sonego e Nadal essendo apparso subito troppo netto il divario. La risposta di Sinner ha arginato il servizio di Isner che in precedenza aveva servito 90 ace. Oggi dovrà arginare quella di Alcaraz che ne ha servito 42. Però contro Alcaraz Jannik non vincerà tutti gli scambi prolungati come gli è capitato contro Isner. 

Resto curioso, molto curioso, di vedere come Sinner uscirà da questo test che potrebbe avere ripercussioni psicologiche importanti per una rivalità destinata a durare nel tempo. Una gara molto combattuta lascerà speranze a entrambi di rovesciare in futuro l’esito negativo del duello di stasera. Se invece uno dei due vincesse assai nettamente, e sembra avere più chances a questo riguardo Alcaraz piuttosto che Sinner, le conseguenze potrebbero anche essere pesanti.

Intanto mentre Nadal prosegue nel suo tentativo di raggiungere il Grande Slam, Novak Djokovic contro la rivelazione olandese Van Rijthoven (ancora imbattuto sull’erba e vittorioso a s’Hertogenbosch su Medvedev) scenderà sul centre court sapendo che in caso di vittoria dovrà affrontare chi, prima di lui, ha calcato la stessa erbetta del centre court, o Alcaraz o Sinner.

Le teste di serie che non ci sono più:

Primo turno
Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreño Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini
3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)


Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini
4 Tsitsipas (Kyrgios)
22 Basilashvili (Van Rijthoven)
29 Brooksby (Garin)

Donne
1 Swiatek (Cornet)
5 Sakkari (Maria)
8 Pegula (Martic)
11 Gauff (Anisimova 20)
15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)

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