Vittoria Slam, meta (quasi) impossibile per le giocatrici degli anni '90

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Vittoria Slam, meta (quasi) impossibile per le giocatrici degli anni ’90

Sino a oggi fra le tenniste nate negli anni ’90 solo Petra Kvitova è riuscita a vincere uno Slam. Chi potrebbe emularla?

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Questo inizio di 2016 è stato caratterizzato da risultati inattesi, con molte sconfitte premature delle teste di serie che hanno portato a vittorie a sorpresa nei tornei; e anche il successo di Angelique Kerber agli Australian Open non si può certo dire fosse previsto. Nelle passate stagioni ci sono state altre edizioni Slam con vittorie sorprendenti: penso al caso di Samantha Stosur (Us Open 2011), di Marion Bartoli (Wimbledon 2013), di Flavia Pennetta (Us Open 2015).
Un dato rimane però una costante che sembra essere impossibile da sfatare: le giocatrici nate dal 1990 in poi non riescono a conquistare gli Slam, anche quando le più anziane non rispettano i pronostici. Unica eccezione che conferma la regola è quella di Petra Kvitova, vincitrice a Wimbledon due volte, la prima ad appena ventun’anni nel 2011.

Quando Kvitova vinse la prima edizione (6-3, 6-4 a Maria Sharapova) non so in quanti avrebbero pensato che nei cinque anni successivi nessuna giocatrice sua coetanea o più giovane di lei sarebbe riuscita ad aggiudicarsi un Major; eppure questa “maledizione” continua a protrarsi, anno dopo anno. Petra ha compiuto gli anni l’otto marzo: significa che in questo momento nessuna tennista con meno di 26 anni può vantare un Major nel proprio palmarès. Non ha più senso quindi parlare semplicemente di giovani senza Slam, perché sono a secco anche giocatrici di quella che, sul piano sportivo, si potrebbe definire età di mezzo.

Ho preparato una tabella relativa alle giocatrici attualmente presenti fra le prime 100 nate dal 1990 in poi; in totale sono 55. L’elenco non è ordinato in base al ranking ma in base alla data di nascita, dalla più giovane alla più “anziana”. Per ciascuna è anche indicato il miglior risultato raggiunto in uno Slam nel corso della carriera:

 

Giocatrici anni 90 (dati aggiornati al marzo 2016)– Le giocatrici nate nell’anno 1990
Kvitova a parte, l’altra grande protagonista nata nel 1990 è Caroline Wozniacki. E’ stata la prima della sua generazione capace di raggiungere una finale Slam, nel 2009, a soli 19 anni;  impresa ripetuta cinque anni dopo, sempre agli US Open. Match entrambi persi in due set: il primo contro Kim Clijsters (7-5, 6-3), il secondo contro Serena Williams nel 2014 (6-3, 6-3). Per Wozniacki il mancato successo in un Major è stato il tormentone che l’ha perseguitata quando era la numero uno del mondo (67 settimane di primato tra il 2010 e il 2012).
Dall’ultima finale non è passato moltissimo, poco più di un anno, ma quella seconda parte di 2014 estremamente positiva è stata un sussulto in controtendenza rispetto a un declino iniziato da alcune stagioni. Con i recenti risultati negativi è uscita dalle prime venti del mondo,  perdendo troppo spesso contro avversarie che nel periodo migliore avrebbe regolato senza problemi.
Tra le coetanee di Kvitova e Wozniacki chi ha ottenuto complessivamente i migliori risultati sono state forse Cornet e Barthel, che però storicamente negli Slam hanno spesso deluso.

– Anno 1991: Halep e una generazione in fase di riassestamento
Simona Halep è la giocatrice che si è più avvicinata a vincere una Major, con la finale a Parigi nel 2014 persa al terzo set contro Maria Sharapova (6-4, 6-7, 6-4). Dopo quel risultato a volte è andata incontro a uscite premature, ma può comunque vantare in carriera due quarti e due semifinali Slam, l’ultima agli US Open 2015.
Di recente è salita prepotentemente Johanna Konta, semifinalista a Melbourne 2016, che continua a progredire grazie a un tennis essenziale ma molto concreto. La sua ascesa sembra avere bilanciato il declino di Anastasia Pavlyuchenkova che ha il suo miglior risultato in un Major (quarti di finale) risalente addirittura al 2011; da allora non è mai andata oltre il terzo turno e più spesso è stata eliminata ancora prima. Negli ultimi Slam ha fatto meglio di lei una bombardiera come Coco Vandeveghe (che rispetto ad Anastasia è maturata molto più tardi) con i quarti di finale di Wimbledon 2015. Altre promesse che come Pavlyuchenkova negli Slam non riescono a confermare i buoni risultati di qualche anno fa sono Giorgi (quarto turno Wimbledon 2012) e Jovanovski (quarto turno Australian Open 2013).

– Le difficoltà delle 1992
Colpisce l’esiguità di giocatrici nate nel ’92 comprese fra le prime 100: appena cinque, la metà circa non soltanto rispetto alle due annate precedenti, ma anche rispetto alle due successive. A questo si deve aggiungere la scarsità di risultati complessiva: una sola tennista fra le prime cinquanta del ranking e in più il fatto che nessuna è mai riuscita a vincere più di due partite consecutive in un Major. Quest’ultimo dato appare particolarmente negativo per Karolina Pliskova, in grado di entrare tra le prime dieci del mondo, di ottenere importanti traguardi nei tornei WTA, ma fino a oggi sempre deludente negli Slam.

– Il talento delle 1993
Rispetto al 1992, il 1993 è un anno decisamente più ricco, con diverse tenniste di talento, alcune già in grado di arrivare in fondo agli Slam: Garbiñe Muguruza, finalista a Wimbledon 2015 (sconfitta 6-4, 6-4, da Serena Williams) e Sloane Stephens, semifinalista in Australia nel 2013. In più altre giocatrici danno l’impressione di poter crescere parecchio: mi riferisco alle francesi Garcia e Mladenovic, ma ultimamente anche Puig sembra essere tornata in ascesa.
Al momento Muguruza è la leader del gruppo, ma penso che qualcuna delle altre giocatrici citate potrebbe avvicinarla, considerando le potenzialità fisico tecniche. Occorre però che riescano a maturare soprattutto mentalmente per esprimere a pieno le loro qualità.

– Le dodici giocatrici del 1994
Le giocatrici del ’94 sono le più numerose (in top 100) fra tutte le nate dal 1990 in poi: sono dodici. Se si guarda il curriculum, spicca Eugenie Bouchard che nel 2014 era stata capace di arrivare in finale a Wimbledon (match perso 6-3, 6-0 contro Kvitova) e in semifinale a Melbourne e Parigi; ma dopo la stagione di crisi, è stata superata in classifica da altre giocatrici, come Svitolina, Schmiedlova, Gavrilova, Gasparyan, Beck.
Forse mancano i picchi di talento delle tenniste del 1993, ma rimane il fatto che il ranking ci dice che, complessivamente, questo è anche l’anno che esprime più top 50 di tutti. E siccome per molte sembrano esserci ulteriori margini di crescita, non è detto che dalla quantità di insieme non riesca ad emergere qualcuna anche in termini di qualità, con risultati di primo livello.

– Il 1995 di Madison Keys
Con le tenniste del ’95 si entra nella fascia di età in cui bisogna tener conto della precocità. Nella top 100 sono solo quattro le giocatrici presenti, ma mi pare molto presto per tracciare un quadro generazionale preciso: potrebbero affacciarsi nuove leve che oggi sono ancora nelle retrovie. Di sicuro al momento spicca Madison Keys, semifinalista a Melbourne nel 2015.

– 1996 ancora da valutare
Discorso molto simile a quello fatto per il ’95 anche per le tenniste del ’96: troppo presto per dire qualcosa di significativo.

– Le ragazzine terribili del 1997
Quanto detto per il 1995 e il 1996 a maggior ragione dovrebbe valere per il 1997, che invece si presenta ricco di talenti precocissimi. Tre tenniste con un classifica media molto alta e una Race ancora migliore: attualmente Belinda Bencic è numero 8, Jelena Ostapenko 13, Daria Kasatkina 15. In più tutte e quattro, inclusa Ana Konjuh, sono già riuscite a vincere almeno un match a livello Slam. Bencic addirittura vanta una quarto di finale (US Open 2014, sconfiggendo due top ten come Jankovic e Kerber).
Occorre sempre andare con i piedi di piombo quando si parla di tenniste tanto giovani, ma effettivamente il loro ingresso nel professionismo è stato straordinario, tanto che sembra quasi di essere tornati ai periodi in cui le teenager si affermavano con ben altra rapidità rispetto a oggi.

– Le migliori candidate alla vittoria
Non è facile individuare la più probabile vincitrice. Allo stato attuale sceglierei qualcuna nata in un anno dispari: il 1991 di Halep, il 1993 di Muguruza, il 1995 di Keys e il 1997 di Bencic. Altre opzioni potrebbero essere Konta (1991), Stephens, e forse più avanti Mladenovic o Garcia (tutte del 1993).

Al di fuori di questa rosa non si può dimenticare che Eugenie Bouchard (1994) è arrivata ad una sola vittoria dal titolo (finale di Wimbledon 2014) e che comunque tra le sue coetanee ci sono giocatrici che hanno già ottenuto discreti risultati, e che potrebbero progredire ulteriormente. Infine, a dispetto dei precedenti, non riesco a non citare Karolina Pliskova (nata nel 1992), che ha dimostrato di avere il tennis per giocarsela con le migliori; prima o poi mi auguro che riesca superare il complesso dello Slam.

Concludo con una ipotesi, che potrebbe confortare chi oggi non sembra ancora pronta per vincere uno Slam: anche se sono passati cinque anni dalla prima vittoria di Kvitova, non è detto che l’affermazione di una seconda tennista degli anni ’90 sia poi tanto imminente; in questo caso per molte ci sarebbe ancora la possibilità di maturare, e magari anche di ribaltare le attuali gerarchie generazionali.

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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La disarmante superiorità di Ashleigh Barty

La numero 1 del mondo ha vinto in Australia il terzo titolo Slam dominando il campo delle avversarie. Quali sono le ragioni di questa supremazia?

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (via Twitter @AustralianOpen)

In occasione del ritiro di Ashleigh Barty, riproponiamo questo pezzo che celebra il suo ultimo successo Slam all’Australian Open 

Per iniziare l’articolo dedicato all’Australian Open 2022 e alla sua vincitrice, ecco una lista di nomi:
Chris Evert
Martina Navratilova
Hana Mandlikova
Steffi Graf
Serena Williams
Maria Sharapova
Ashleigh Barty

Cosa hanno in comune? A oggi nell’era Open solo queste giocatrici possono vantare almeno un titolo Slam conquistato su terra, erba e cemento (spero di non aver controllato male). Ricordo che il cemento è stato introdotto nello Slam americano nel 1978 e in quello australiano nel 1988, e questo ha probabilmente impedito a grandi protagoniste del primo periodo Open (come Margaret Smith Court, Billie Jean King o Evonne Goolagong) di far parte della lista. Ma da quando le superfici si sono stabilizzate, il dato tecnico è diventato attendibile e rilevante.

Dunque, grazie al successo australiano, Barty è riuscita a entrare in questa ristrettissima élite. Campionessa sulla terra di Parigi (2019), sull’erba di Wimbledon (2021) e sul cemento di Melbourne (2022).

Non solo: per il modo con il quale ha vinto l’ultimo Slam, siamo un po’ tutti spinti ad andare oltre il giudizio sul singolo torneo, per spaziare verso valutazioni che abbracciano orizzonti più ampi e ambiziosi. Non si tratta cioè semplicemente di celebrare il successo in questo Australian Open, ma di cominciare a inquadrare storicamente il suo ruolo e provare a immaginare fino a che punto potrebbe affermare il suo primato sulla concorrenza.

I numeri delle scorse due settimane sono inequivocabili: Barty ha conquistato il titolo con un percorso netto. Sette partite, quattordici set vinti e nessuno perso. E da quando è scesa in campo nel 2022 ha già vinto due tornei (Adelaide e Australian Open), per un totale di 10 match chiusi in due set e uno solo, il primo disputato, vinto in tre set (4-6, 7-5, 6-2 contro Coco Gauff). Zero sconfitte.

Il suo tragitto a Melbourne è stato questo: 6-0 6-1 a Tsurenko, 6-1 6-1 a Bronzetti, 6-2 6-3 a Giorgi, 6-4 6-3 ad Anisimova, 6-2 6-0 a Pegula, 6-1 6-3 a Keys, 6-3 7-6(2) a Collins. Quindi Ashleigh ha sconfitto due giocatrici italiane e ben quattro statunitensi nei turni conclusivi. Curiosità: anche in occasione del successo al Roland Garros 2019 aveva sconfitto le stesse quattro americane (nell’ordine di allora Pegula, Collins, Keys e Anisimova), con in più una quinta statunitense (Sofia Kenin).

Questi numeri illustrano una supremazia evidente, alla quale le avversarie non hanno saputo opporsi, se non a sprazzi, per qualche porzione di set. Per trovare un Australian Open altrettanto dominato occorre tornare al 2017, all’ultimo impegno di Serena Williams pre-maternità: anche per lei 14 set a zero e 23mo (e sinora ultimo) Slam nel palmarès.

Le caratteristiche fisico-tecniche di Ashleigh Barty
Indubbiamente una parte importante della supremazia dimostrata da Barty in questo inizio di 2022 deriva dalle sue qualità e specificità tecniche. Per una analisi più approfondita del tema rimando a un articolo scritto nell’aprile 2019 in occasione del suo primo grande successo, a Miami (“La maturità di Ashleigh Barty”). Qui sintetizzo alcuni aspetti fondamentali.

Innanzitutto il servizio. Un colpo forse non sempre sufficientemente apprezzato, ma di qualità assoluta. Completissimo per varietà di esecuzione, con una prima così incisiva che spesso ha aiutato Barty a tirarsi fuori dai guai sulle palle break, vincendo il punto senza nemmeno iniziare lo scambio.

Un colpo che le permette spesso di viaggiare tranquilla e con un bel margine di sicurezza sulle avversarie. Potente, preciso, vario, ma altrettanto efficace anche quando è lavorato slice e kick. E con una caratteristica che non finisce mai di sorprendermi: la grande facilità nel cambiare direzione fra prima e seconda, senza che questo le faccia aumentare i doppi falli.

Poi il dritto, con una quota di topspin che le permette esecuzioni potenti ma anche con margine di sicurezza nel transito sopra la rete. In questo momento, a mio avviso, semplicemente il miglior dritto del circuito WTA.

A due fondamentali quasi di stampo ATP, Barty aggiunge il rovescio giocato prevalentemente in back. Un rovescio che mette in difficoltà molte avversarie, poco abituate a gestire parabole basse e sfuggenti. Nel confronto sulla diagonale sinistra, lo slice di Barty va ad impattare sul rovescio bimane delle avversarie destre. Per replicare allo slice con il rovescio bimane in topspin occorre grande sicurezza tecnica ma anche disponibilità al sacrificio, perché è obbligatorio scendere molto basse di gambe per eseguire lo swing al meglio. Il tutto si traduce in un surplus di sforzo fisico e, a lungo andare, anche mentale, che può pesare sugli equilibri dei match.

Ecco perché un colpo che per Ashleigh è sostanzialmente di manovra, raramente utilizzato con lo scopo di ottenere vincenti diretti, a volte può fare la differenza perfino più del dritto, grazie alla quantità di errori gratuiti causati alle avversarie. L’efficacia del colpo slice di Barty ha finito per mascherare la relativa affidabilità della versione in topspin, che sicuramente non è alla altezza del dritto. Ma del resto anche Steffi Graf aveva una impostazione simile (gran dritto e rovescio slice), e i risultati raggiunti da Steffi parlano chiaro.

Circoscrivere l’analisi ai tre colpi base non illustra però a sufficienza il quadro tecnico di Barty. Intanto perché anche nei colpi di volo possiede una qualità superiore. E poi perché sa utilizzare altrettanto bene i drop-shot e tutte le soluzioni di contenimento, che le permettono di sostenere interi scambi in difesa senza andare in difficoltà. E se poi c’è da improvvisare qualcosa in situazioni-limite ecco che Ashleigh sfodera colpi anomali, come per esempio questo dritto al volo da fondo campo:

Ma nemmeno elencare la totalità del suo repertorio le rende in pieno giustizia, perché in lei c’è qualcosa in più, che va al di là della meccanica esecutiva del singolo colpo. Quel qualcosa in più lo definirei in questo modo: la naturalezza con cui produce tennis. Una naturalezza che, per esempio, si esprime attraverso la padronanza con cui si muove per il campo. Ashleigh sembra sempre a suo agio in ogni situazione, grazie al totale dominio dei movimenti del corpo in relazione a quelli della palla. Coordinazione, rapidità di lettura delle situazioni e immediata capacità di impostare lo sviluppo dello scambio. Qualità rarissime, che in lei sono vicine alla perfezione.

a pagina 2: Le caratteristiche tattiche e mentali di Barty

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