Vittoria Slam, meta (quasi) impossibile per le giocatrici degli anni '90

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Vittoria Slam, meta (quasi) impossibile per le giocatrici degli anni ’90

Sino a oggi fra le tenniste nate negli anni ’90 solo Petra Kvitova è riuscita a vincere uno Slam. Chi potrebbe emularla?

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Questo inizio di 2016 è stato caratterizzato da risultati inattesi, con molte sconfitte premature delle teste di serie che hanno portato a vittorie a sorpresa nei tornei; e anche il successo di Angelique Kerber agli Australian Open non si può certo dire fosse previsto. Nelle passate stagioni ci sono state altre edizioni Slam con vittorie sorprendenti: penso al caso di Samantha Stosur (Us Open 2011), di Marion Bartoli (Wimbledon 2013), di Flavia Pennetta (Us Open 2015).
Un dato rimane però una costante che sembra essere impossibile da sfatare: le giocatrici nate dal 1990 in poi non riescono a conquistare gli Slam, anche quando le più anziane non rispettano i pronostici. Unica eccezione che conferma la regola è quella di Petra Kvitova, vincitrice a Wimbledon due volte, la prima ad appena ventun’anni nel 2011.

Quando Kvitova vinse la prima edizione (6-3, 6-4 a Maria Sharapova) non so in quanti avrebbero pensato che nei cinque anni successivi nessuna giocatrice sua coetanea o più giovane di lei sarebbe riuscita ad aggiudicarsi un Major; eppure questa “maledizione” continua a protrarsi, anno dopo anno. Petra ha compiuto gli anni l’otto marzo: significa che in questo momento nessuna tennista con meno di 26 anni può vantare un Major nel proprio palmarès. Non ha più senso quindi parlare semplicemente di giovani senza Slam, perché sono a secco anche giocatrici di quella che, sul piano sportivo, si potrebbe definire età di mezzo.

Ho preparato una tabella relativa alle giocatrici attualmente presenti fra le prime 100 nate dal 1990 in poi; in totale sono 55. L’elenco non è ordinato in base al ranking ma in base alla data di nascita, dalla più giovane alla più “anziana”. Per ciascuna è anche indicato il miglior risultato raggiunto in uno Slam nel corso della carriera:

 

Giocatrici anni 90 (dati aggiornati al marzo 2016)– Le giocatrici nate nell’anno 1990
Kvitova a parte, l’altra grande protagonista nata nel 1990 è Caroline Wozniacki. E’ stata la prima della sua generazione capace di raggiungere una finale Slam, nel 2009, a soli 19 anni;  impresa ripetuta cinque anni dopo, sempre agli US Open. Match entrambi persi in due set: il primo contro Kim Clijsters (7-5, 6-3), il secondo contro Serena Williams nel 2014 (6-3, 6-3). Per Wozniacki il mancato successo in un Major è stato il tormentone che l’ha perseguitata quando era la numero uno del mondo (67 settimane di primato tra il 2010 e il 2012).
Dall’ultima finale non è passato moltissimo, poco più di un anno, ma quella seconda parte di 2014 estremamente positiva è stata un sussulto in controtendenza rispetto a un declino iniziato da alcune stagioni. Con i recenti risultati negativi è uscita dalle prime venti del mondo,  perdendo troppo spesso contro avversarie che nel periodo migliore avrebbe regolato senza problemi.
Tra le coetanee di Kvitova e Wozniacki chi ha ottenuto complessivamente i migliori risultati sono state forse Cornet e Barthel, che però storicamente negli Slam hanno spesso deluso.

– Anno 1991: Halep e una generazione in fase di riassestamento
Simona Halep è la giocatrice che si è più avvicinata a vincere una Major, con la finale a Parigi nel 2014 persa al terzo set contro Maria Sharapova (6-4, 6-7, 6-4). Dopo quel risultato a volte è andata incontro a uscite premature, ma può comunque vantare in carriera due quarti e due semifinali Slam, l’ultima agli US Open 2015.
Di recente è salita prepotentemente Johanna Konta, semifinalista a Melbourne 2016, che continua a progredire grazie a un tennis essenziale ma molto concreto. La sua ascesa sembra avere bilanciato il declino di Anastasia Pavlyuchenkova che ha il suo miglior risultato in un Major (quarti di finale) risalente addirittura al 2011; da allora non è mai andata oltre il terzo turno e più spesso è stata eliminata ancora prima. Negli ultimi Slam ha fatto meglio di lei una bombardiera come Coco Vandeveghe (che rispetto ad Anastasia è maturata molto più tardi) con i quarti di finale di Wimbledon 2015. Altre promesse che come Pavlyuchenkova negli Slam non riescono a confermare i buoni risultati di qualche anno fa sono Giorgi (quarto turno Wimbledon 2012) e Jovanovski (quarto turno Australian Open 2013).

– Le difficoltà delle 1992
Colpisce l’esiguità di giocatrici nate nel ’92 comprese fra le prime 100: appena cinque, la metà circa non soltanto rispetto alle due annate precedenti, ma anche rispetto alle due successive. A questo si deve aggiungere la scarsità di risultati complessiva: una sola tennista fra le prime cinquanta del ranking e in più il fatto che nessuna è mai riuscita a vincere più di due partite consecutive in un Major. Quest’ultimo dato appare particolarmente negativo per Karolina Pliskova, in grado di entrare tra le prime dieci del mondo, di ottenere importanti traguardi nei tornei WTA, ma fino a oggi sempre deludente negli Slam.

– Il talento delle 1993
Rispetto al 1992, il 1993 è un anno decisamente più ricco, con diverse tenniste di talento, alcune già in grado di arrivare in fondo agli Slam: Garbiñe Muguruza, finalista a Wimbledon 2015 (sconfitta 6-4, 6-4, da Serena Williams) e Sloane Stephens, semifinalista in Australia nel 2013. In più altre giocatrici danno l’impressione di poter crescere parecchio: mi riferisco alle francesi Garcia e Mladenovic, ma ultimamente anche Puig sembra essere tornata in ascesa.
Al momento Muguruza è la leader del gruppo, ma penso che qualcuna delle altre giocatrici citate potrebbe avvicinarla, considerando le potenzialità fisico tecniche. Occorre però che riescano a maturare soprattutto mentalmente per esprimere a pieno le loro qualità.

– Le dodici giocatrici del 1994
Le giocatrici del ’94 sono le più numerose (in top 100) fra tutte le nate dal 1990 in poi: sono dodici. Se si guarda il curriculum, spicca Eugenie Bouchard che nel 2014 era stata capace di arrivare in finale a Wimbledon (match perso 6-3, 6-0 contro Kvitova) e in semifinale a Melbourne e Parigi; ma dopo la stagione di crisi, è stata superata in classifica da altre giocatrici, come Svitolina, Schmiedlova, Gavrilova, Gasparyan, Beck.
Forse mancano i picchi di talento delle tenniste del 1993, ma rimane il fatto che il ranking ci dice che, complessivamente, questo è anche l’anno che esprime più top 50 di tutti. E siccome per molte sembrano esserci ulteriori margini di crescita, non è detto che dalla quantità di insieme non riesca ad emergere qualcuna anche in termini di qualità, con risultati di primo livello.

– Il 1995 di Madison Keys
Con le tenniste del ’95 si entra nella fascia di età in cui bisogna tener conto della precocità. Nella top 100 sono solo quattro le giocatrici presenti, ma mi pare molto presto per tracciare un quadro generazionale preciso: potrebbero affacciarsi nuove leve che oggi sono ancora nelle retrovie. Di sicuro al momento spicca Madison Keys, semifinalista a Melbourne nel 2015.

– 1996 ancora da valutare
Discorso molto simile a quello fatto per il ’95 anche per le tenniste del ’96: troppo presto per dire qualcosa di significativo.

– Le ragazzine terribili del 1997
Quanto detto per il 1995 e il 1996 a maggior ragione dovrebbe valere per il 1997, che invece si presenta ricco di talenti precocissimi. Tre tenniste con un classifica media molto alta e una Race ancora migliore: attualmente Belinda Bencic è numero 8, Jelena Ostapenko 13, Daria Kasatkina 15. In più tutte e quattro, inclusa Ana Konjuh, sono già riuscite a vincere almeno un match a livello Slam. Bencic addirittura vanta una quarto di finale (US Open 2014, sconfiggendo due top ten come Jankovic e Kerber).
Occorre sempre andare con i piedi di piombo quando si parla di tenniste tanto giovani, ma effettivamente il loro ingresso nel professionismo è stato straordinario, tanto che sembra quasi di essere tornati ai periodi in cui le teenager si affermavano con ben altra rapidità rispetto a oggi.

– Le migliori candidate alla vittoria
Non è facile individuare la più probabile vincitrice. Allo stato attuale sceglierei qualcuna nata in un anno dispari: il 1991 di Halep, il 1993 di Muguruza, il 1995 di Keys e il 1997 di Bencic. Altre opzioni potrebbero essere Konta (1991), Stephens, e forse più avanti Mladenovic o Garcia (tutte del 1993).

Al di fuori di questa rosa non si può dimenticare che Eugenie Bouchard (1994) è arrivata ad una sola vittoria dal titolo (finale di Wimbledon 2014) e che comunque tra le sue coetanee ci sono giocatrici che hanno già ottenuto discreti risultati, e che potrebbero progredire ulteriormente. Infine, a dispetto dei precedenti, non riesco a non citare Karolina Pliskova (nata nel 1992), che ha dimostrato di avere il tennis per giocarsela con le migliori; prima o poi mi auguro che riesca superare il complesso dello Slam.

Concludo con una ipotesi, che potrebbe confortare chi oggi non sembra ancora pronta per vincere uno Slam: anche se sono passati cinque anni dalla prima vittoria di Kvitova, non è detto che l’affermazione di una seconda tennista degli anni ’90 sia poi tanto imminente; in questo caso per molte ci sarebbe ancora la possibilità di maturare, e magari anche di ribaltare le attuali gerarchie generazionali.

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I migliori colpi in WTA: le demivolée

Decima puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede le demivolée più efficaci del circuito?

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Ons Jabeur

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto
9. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’articolo che affronta il terzo tema del gioco di rete: le demivolée di dritto e di rovescio. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking.

Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo dedicato al dritto. Mentre per quanto riguarda le logiche che mi hanno portato alla suddivisione del gioco di rete in quattro temi, rimando all‘articolo di due settimane fa. In sintesi, le categorie previste sono queste:
– Volée e schiaffo al volo di dritto
– Volée e schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée
– Overhead

 

Le demivolée
Ormai in questa serie di articoli l’ho scritto infinite volte: nel tennis contemporaneo il gioco di rete è diventato minoritario, poco praticato rispetto a periodi del passato ricchi di giocatrici che adottavano il serve&volley o che comunque cercavano la rete con insistenza. Di conseguenza anche la demivolée è diventata un colpo più raro; anzi forse il più raro di tutti, visto che si devono verificare situazioni particolari perché venga utilizzato in uno scambio.

D’altra parte, nel tennis di oggi, basato sulla aggressività del gioco da fondo, sono aumentate le occasioni nelle quali si colpisce di mezzo volo dalla linea di fondo. Una scelta compiuta per non perdere campo e non lasciare l’iniziativa alla avversaria.

Occorre quindi un chiarimento, perché il colpo di controbalzo da fondo campo e quello nei pressi della rete richiedono doti un po’ differenti. In quello effettuato da dietro, che normalmente è eseguito su palle molto veloci, è necessario soprattutto un grande timing; in quello eseguito in avanti, di solito eseguito su palle più lente, è richiesta soprattutto una grande “mano”. Questo non significa che non possa capitare di giocare anche da fondo colpi tecnicamente molto simili alle demivolée “da rete”, ma si tratta di situazioni molto meno frequenti.

Per rimanere nel tema prestabilito, noi qui ci interessiamo del colpo giocato in avanti. Destrezza, sensibilità, rapidità di pensiero, capacità da giocoliere, sono alcune delle doti che aiutano a diventare abili esecutrici di demivolée nei pressi della rete. Ma aggiungerei anche una questione mentale. Per primeggiare nella demivolée è indispensabile un atteggiamento deciso e sereno: per riuscire in questo genere di colpi si deve essere convinte che attraverso il movimento in avanti si sta mettendo la maggiore pressione possibile all’avversaria.

Se, al contrario, chi si trova a rete si sente indebolita, come se fosse uscita dalla trincea inerme di fronte all’artiglieria nemica, allora è molto probabile che al momento di eseguire una demivolée si farà prendere dall’ansia, e finirà per sbagliare il colpo. Di recente in una intervista rilasciata a Eurosoport, Simona Halep ha detto testualmente: “Mi spavento quando sono nei pressi della rete” (“I get scared when I am around the net”). Si capisce che con uno stato d’animo del genere tutto diventa più difficile.

Veniamo alla scelta dei nomi. Avessi scritto questo articolo un paio di anni fa, avrei segnalato innanzitutto due giocatrici, che purtroppo nel frattempo si sono ritirate: Agnieszka Radwanska e Magdalena Rybarikova. Radwanska racchiudeva in sé il meglio sul piano della improvvisazione e della delicatezza di mano; Rybarikova invece era una specie di giocoliera prestata al tennis: in diverse interviste aveva raccontato come sin da piccola eccellesse in qualsiasi attività di destrezza eseguita con la palla, ben al di là delle esigenze richieste dal suo sport professionistico.

Senza loro due in gara, la scelta è diventata più ardua. Anche perché sono così infrequenti le occasioni in cui si esegue una demivolée che risulta davvero difficile, almeno per me, stabilire una gerarchia precisa. Sinceramente faccio anche fatica a separare l’esecuzione di dritto da quella di rovescio, ed è la ragione per cui ho preferito definire una graduatoria comune.

In sostanza mi sono trovato a non avere certezze granitiche. Per cui se avrete da ridire su chi è stata esclusa e chi no, ammetto subito di non possedere argomenti davvero persuasivi per difendere le mie posizioni. Tra le escluse cito (in ordine alfabetico): Andreescu, Bertens, Garcia, Kontaveit, Kuznetsova, Kvitova, Mertens, Sevastova, Stephens, Townsend, Vekic, Vondrousova, Serena Williams, Zheng Saisai.

Per la stessa difficoltà a definire valori precisi, alla fine ho sì scelto dieci nomi, ma ho preferito rinunciare a una gerarchia di merito. Mi sono limitato all’ordine alfabetico. Se ne avrete voglia, lascio a voi stabilire chi dovrebbe occupare le posizioni più alte della classifica di questa settimana.

a pagina 2: I primi cinque nomi (dalla A alla L)

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I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio

Nona puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede i colpi al volo di rovescio più efficaci del circuito?

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Karolina Muchova - WTA Elite Trophy 2019

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’articolo che affronta il secondo tema del gioco di rete: volèe e schiaffi al volo di rovescio. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo dedicato al dritto. Mentre per quanto riguarda le logiche che mi hanno portato alla suddivisione del gioco di rete in quattro temi, rimando all’articolo della scorsa settimana. In sintesi, le categorie previste sono queste:
– Volée e schiaffo al volo di dritto
– Volée e schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée
– Overhead

Volée e schiaffo al volo di rovescio
Cambiano le epoche, cambiano gli attrezzi, cambiano le tecniche e le esecuzioni dei colpi, e di conseguenza devono cambiare anche i criteri di valutazione. Nell’epoca delle racchette di legno e del rovescio prevalentemente a una mano, probabilmente era più semplice e naturale eseguire la volée di rovescio che quella di dritto. Oggi non sono sicuro sia più così. Del resto, nell’epoca della racchette di legno, non esisteva nemmeno lo schiaffo al volo (swinging volley) come colpo codificato; il primo a utilizzarlo regolarmente direi che è stato Andrè Agassi e poi si è diffuso con successo nel tennis femminile, per esempio grazie alle sorelle Williams.

 

Per quanto riguarda il gioco di volo, dalla parte del rovescio si sono avuti cambiamenti ancora più evidenti rispetto al dritto. Nel tennis contemporaneo la gran parte delle giocatrici esegue il rovescio da fondo a due mani in topspin, e una tecnica simile viene riproposta per lo schiaffo. Ma la volée classica prevede l’uso di una sola mano: in sostanza si è determinata una differenza profonda tra due opzioni che a volte possono essere quasi intercambiabili, almeno su alcune traiettorie.

Ma questo è solo un aspetto, le cose sono più complesse di così. Per la giocatrice che si presenta a rete, infatti, non si tratta semplicemente di decidere se staccare o no una mano prima di colpire, perché schiaffo o volée implicano non solo gesti differenti, ma anche differenti impugnature (e questo vale anche per il dritto). Alla fine tutto questo si traduce in un ulteriore problema per chi decide di abbandonare lo scambio da fondo e avventurarsi in avanti.

Per chi nello scambio da fondo si affida quasi esclusivamente al rovescio bimane in topspin, l’esecuzione della volée classica è diventata qualcosa di molto lontano, dalla meccanica del tutto a sé stante, a volta anche abbastanza indigesta. Tanto è vero che capita di vedere perfino volée bimani; anche se la presa doppia implica limiti oggettivi e ineliminabili negli allunghi.

Una volée bimane di Barbora Strycova a Wimbledon

Se aggiungiamo che quando si è a rete i tempi per decidere sono più ristretti, si capisce quanto diventi importante possedere un istinto capace di scegliere in un attimo l’esecuzione più adatta a cui affidarsi. E forse per alcune tenniste la difficoltà nel districarsi tra le diverse opzioni contribuisce alla riluttanza nel muoversi in avanti.

Tutto sommato, oggi si percepisce una maggiore sicurezza nei confronti della volée classica di rovescio da parte delle giocatrici che da fondo campo sono abituate a colpire anche slice a una mano; questo perché ritrovano anche nel colpo senza rimbalzo una esecuzione affine.

A tutto ciò va aggiunta una questione fondamentale, che vale sia per i colpi di dritto che di rovescio: per essere una buona giocatrice di rete in singolare, è indispensabile sapere eseguire nel modo migliore la transizione. Ne ho già parlato a lungo la scorsa settimana, qui ci ritorno in sintesi. Innanzitutto questo: per scendere a rete, se si è veloci e scattanti è meglio, ma in realtà per eseguire una buona discesa occorre innanzitutto avere sensibilità tattica. Sensibilità per capire quando partire in avanti, quando effettuare lo split step, e quando terminare l’avanzamento con l’esecuzione del colpo vero e proprio.

Chi è più tempista, ed è capace di far coincidere al centesimo di secondo lo split step con la lettura della direzione del colpo avversario, poi si troverà con i tempi ideali per direzionare la corsa e finalizzarla con l’esecuzione del colpo. Chi invece non riuscirà a sviluppare la sequenza in modo appropriato, trovandosi in ritardo (o peggio ancora in controtempo) probabilmente avrà perso il punto prima ancora di avere raggiunto la rete.

Ecco perché non conta poi così tanto essere buone doppiste: è molto diverso eseguire la volée o lo schiaffo al volo in continuità con la corsa in avanti, rispetto alla situazione più statica del gioco di coppia. E così, se dovessi dire chi sono oggi le migliori volleatrici di rovescio, più che alle doppiste penserei alle giocatrici in possesso di due caratteristiche. Primo: la capacità di effettuare la transizione al meglio. Secondo: avere familiarità con le esecuzioni in backspin, cioè con il rovescio slice da fondo campo.

Prima di presentare la classifica delle prime dieci, il solito spazio dedicato alle escluse dell’ultima scrematura. Citerei intanto qualche singolarista ottima anche nel doppio: Elise Mertens, Kiki Mladenovic, Hsieh Su-Wei. Ma a loro aggiungerei anche Top 30 meno vincenti nel tennis di coppia come Johanna Konta, Garbiñe Muguruza e Donna Vekic.

Ultima nota. Sono stato tentato di inserire fra le prescelte Camila Giorgi, penalizzata però da una stagione 2019 opaca; di sicuro nel 2018 aveva dimostrato di avere sviluppato una ottima fase di transizione, caratterizzata da tempi precisi e grande rapidità. E questa dote le aveva permesso di vincere partite importanti a Wimbledon, sino a raggiungere i quarti di finale. Ricordo una statistica di quel torneo: fra le otto giocatrici approdate almeno ai quarti, nessuna aveva vinto tanti punti a rete quanto Camila. Come interpretare il dato? Anche se con una tecnica di volo non proprio fluidissima (però molto decisa), Giorgi aveva dimostrato che grazie alla qualità nella transizione si possono ottenere risultati significativi a rete.

a pagina 2: Le posizioni dalla 10 alla 6

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I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto

Ottava puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede i colpi al volo di dritto più efficaci del circuito?

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Taylor Townsend

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’ottavo articolo, che affronta il primo tema legato al gioco di volo. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Per una spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie rimando alla prima parte dell’articolo dedicato al dritto, che illustra nel dettaglio la questione.

Come trattare il gioco di rete?
Questo articolo comincia ad affrontare il gioco di rete. Come organizzare il tema? Avrei potuto cavarmela con un solo articolo, riunendo tutti i colpi in un’unica classifica; del resto la definizione complessiva esiste (appunto “gioco di rete”) e quindi non sarebbe stata una decisione illogica.

 

Ma questo metodo non mi soddisfaceva. Troppe qualità diverse da confrontare, troppe situazioni di gioco accorpate. Tanto che mi sono convinto che, alla fine, più che sui punti di forza avrei dovuto cominciare a ragionare sulle diverse debolezze: capire quali sarebbero state meno gravi per arrivare a una lista conclusiva piena di falle e di controindicazioni. Insomma, a mio avviso un approccio troppo generico e brutale.

All’estremo opposto ci sarebbe stata la via che considerava a sé stante ogni singolo colpo eseguibile nei pressi della rete: un colpo, un articolo. Ma penso che il risultato sarebbe stato eccessivo. Ecco un elenco sommario:
– Volée di dritto
– Schiaffo al volo di dritto
– Demivolée di dritto
– Volée di rovescio
– Schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée di rovescio
– Smash
– Gancio
– Veronica (volée alta dorsale di rovescio)

E questo sarebbe solo il punto di partenza, visto che le volée normalmente si suddividono ancora, considerando il punto di impatto:
– Volée bassa (se colpita sotto al livello della rete)
– Volée “normale”
– Volée alta

Potenzialmente ci sarebbe stata la possibilità di dividere il tema in una decina o più categorie. Davvero troppo, anche perché oggi gli scambi che portano a colpi nei pressi della rete non sono così frequenti. Alla fine ho scelto una via intermedia, e così ho suddiviso il tutto in quattro temi:

1. Volèe di dritto + schiaffo al volo di dritto
2. Volée di rovescio + schiaffo al volo di rovescio
3. Demivolée (di dritto e di rovescio)
4. Overhead (smash, veroniche, ganci)

Capisco chi mi criticherà per avere accorpato volée e schiaffo al volo (swinging-volley per gli inglesi), ma nel momento in cui si sovrapponevano alcune categorie ho preferito tenere separati i due lati del del corpo (diritto e rovescio) piuttosto che la modalità esecutiva (schiaffo o volée classica). Anche perché a volte la stessa giocatrice sceglie esecuzioni diverse sulla stessa identica traiettoria.

Categoria a sé le demivolée, gli unici colpi al rimbalzo usati nei pressi della rete, e quindi inevitabilmente da trattare a parte. Infine gli overhead; definizione inglese, che non ha una diretta traduzione italiana, ma che invece a mio avviso identifica una caratteristica piuttosto precisa del giocatore di tennis: la capacità di gestire le parabole al di sopra della testa (appunto over head), in condizioni di equilibrio e con riferimenti diversi da tutti gli altri colpi. Normalmente overhead è sinonimo di smash, ma può capitare di dover ricorrere a opzioni differenti: veroniche, ganci. Colpi rari che però alcune tenniste sanno utilizzare nel momento opportuno.

a pagina 2: Volèe e schiaffo di dritto

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