Vittoria Slam, meta (quasi) impossibile per le giocatrici degli anni '90

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Vittoria Slam, meta (quasi) impossibile per le giocatrici degli anni ’90

Sino a oggi fra le tenniste nate negli anni ’90 solo Petra Kvitova è riuscita a vincere uno Slam. Chi potrebbe emularla?

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Questo inizio di 2016 è stato caratterizzato da risultati inattesi, con molte sconfitte premature delle teste di serie che hanno portato a vittorie a sorpresa nei tornei; e anche il successo di Angelique Kerber agli Australian Open non si può certo dire fosse previsto. Nelle passate stagioni ci sono state altre edizioni Slam con vittorie sorprendenti: penso al caso di Samantha Stosur (Us Open 2011), di Marion Bartoli (Wimbledon 2013), di Flavia Pennetta (Us Open 2015).
Un dato rimane però una costante che sembra essere impossibile da sfatare: le giocatrici nate dal 1990 in poi non riescono a conquistare gli Slam, anche quando le più anziane non rispettano i pronostici. Unica eccezione che conferma la regola è quella di Petra Kvitova, vincitrice a Wimbledon due volte, la prima ad appena ventun’anni nel 2011.

Quando Kvitova vinse la prima edizione (6-3, 6-4 a Maria Sharapova) non so in quanti avrebbero pensato che nei cinque anni successivi nessuna giocatrice sua coetanea o più giovane di lei sarebbe riuscita ad aggiudicarsi un Major; eppure questa “maledizione” continua a protrarsi, anno dopo anno. Petra ha compiuto gli anni l’otto marzo: significa che in questo momento nessuna tennista con meno di 26 anni può vantare un Major nel proprio palmarès. Non ha più senso quindi parlare semplicemente di giovani senza Slam, perché sono a secco anche giocatrici di quella che, sul piano sportivo, si potrebbe definire età di mezzo.

Ho preparato una tabella relativa alle giocatrici attualmente presenti fra le prime 100 nate dal 1990 in poi; in totale sono 55. L’elenco non è ordinato in base al ranking ma in base alla data di nascita, dalla più giovane alla più “anziana”. Per ciascuna è anche indicato il miglior risultato raggiunto in uno Slam nel corso della carriera:

 

Giocatrici anni 90 (dati aggiornati al marzo 2016)– Le giocatrici nate nell’anno 1990
Kvitova a parte, l’altra grande protagonista nata nel 1990 è Caroline Wozniacki. E’ stata la prima della sua generazione capace di raggiungere una finale Slam, nel 2009, a soli 19 anni;  impresa ripetuta cinque anni dopo, sempre agli US Open. Match entrambi persi in due set: il primo contro Kim Clijsters (7-5, 6-3), il secondo contro Serena Williams nel 2014 (6-3, 6-3). Per Wozniacki il mancato successo in un Major è stato il tormentone che l’ha perseguitata quando era la numero uno del mondo (67 settimane di primato tra il 2010 e il 2012).
Dall’ultima finale non è passato moltissimo, poco più di un anno, ma quella seconda parte di 2014 estremamente positiva è stata un sussulto in controtendenza rispetto a un declino iniziato da alcune stagioni. Con i recenti risultati negativi è uscita dalle prime venti del mondo,  perdendo troppo spesso contro avversarie che nel periodo migliore avrebbe regolato senza problemi.
Tra le coetanee di Kvitova e Wozniacki chi ha ottenuto complessivamente i migliori risultati sono state forse Cornet e Barthel, che però storicamente negli Slam hanno spesso deluso.

– Anno 1991: Halep e una generazione in fase di riassestamento
Simona Halep è la giocatrice che si è più avvicinata a vincere una Major, con la finale a Parigi nel 2014 persa al terzo set contro Maria Sharapova (6-4, 6-7, 6-4). Dopo quel risultato a volte è andata incontro a uscite premature, ma può comunque vantare in carriera due quarti e due semifinali Slam, l’ultima agli US Open 2015.
Di recente è salita prepotentemente Johanna Konta, semifinalista a Melbourne 2016, che continua a progredire grazie a un tennis essenziale ma molto concreto. La sua ascesa sembra avere bilanciato il declino di Anastasia Pavlyuchenkova che ha il suo miglior risultato in un Major (quarti di finale) risalente addirittura al 2011; da allora non è mai andata oltre il terzo turno e più spesso è stata eliminata ancora prima. Negli ultimi Slam ha fatto meglio di lei una bombardiera come Coco Vandeveghe (che rispetto ad Anastasia è maturata molto più tardi) con i quarti di finale di Wimbledon 2015. Altre promesse che come Pavlyuchenkova negli Slam non riescono a confermare i buoni risultati di qualche anno fa sono Giorgi (quarto turno Wimbledon 2012) e Jovanovski (quarto turno Australian Open 2013).

– Le difficoltà delle 1992
Colpisce l’esiguità di giocatrici nate nel ’92 comprese fra le prime 100: appena cinque, la metà circa non soltanto rispetto alle due annate precedenti, ma anche rispetto alle due successive. A questo si deve aggiungere la scarsità di risultati complessiva: una sola tennista fra le prime cinquanta del ranking e in più il fatto che nessuna è mai riuscita a vincere più di due partite consecutive in un Major. Quest’ultimo dato appare particolarmente negativo per Karolina Pliskova, in grado di entrare tra le prime dieci del mondo, di ottenere importanti traguardi nei tornei WTA, ma fino a oggi sempre deludente negli Slam.

– Il talento delle 1993
Rispetto al 1992, il 1993 è un anno decisamente più ricco, con diverse tenniste di talento, alcune già in grado di arrivare in fondo agli Slam: Garbiñe Muguruza, finalista a Wimbledon 2015 (sconfitta 6-4, 6-4, da Serena Williams) e Sloane Stephens, semifinalista in Australia nel 2013. In più altre giocatrici danno l’impressione di poter crescere parecchio: mi riferisco alle francesi Garcia e Mladenovic, ma ultimamente anche Puig sembra essere tornata in ascesa.
Al momento Muguruza è la leader del gruppo, ma penso che qualcuna delle altre giocatrici citate potrebbe avvicinarla, considerando le potenzialità fisico tecniche. Occorre però che riescano a maturare soprattutto mentalmente per esprimere a pieno le loro qualità.

– Le dodici giocatrici del 1994
Le giocatrici del ’94 sono le più numerose (in top 100) fra tutte le nate dal 1990 in poi: sono dodici. Se si guarda il curriculum, spicca Eugenie Bouchard che nel 2014 era stata capace di arrivare in finale a Wimbledon (match perso 6-3, 6-0 contro Kvitova) e in semifinale a Melbourne e Parigi; ma dopo la stagione di crisi, è stata superata in classifica da altre giocatrici, come Svitolina, Schmiedlova, Gavrilova, Gasparyan, Beck.
Forse mancano i picchi di talento delle tenniste del 1993, ma rimane il fatto che il ranking ci dice che, complessivamente, questo è anche l’anno che esprime più top 50 di tutti. E siccome per molte sembrano esserci ulteriori margini di crescita, non è detto che dalla quantità di insieme non riesca ad emergere qualcuna anche in termini di qualità, con risultati di primo livello.

– Il 1995 di Madison Keys
Con le tenniste del ’95 si entra nella fascia di età in cui bisogna tener conto della precocità. Nella top 100 sono solo quattro le giocatrici presenti, ma mi pare molto presto per tracciare un quadro generazionale preciso: potrebbero affacciarsi nuove leve che oggi sono ancora nelle retrovie. Di sicuro al momento spicca Madison Keys, semifinalista a Melbourne nel 2015.

– 1996 ancora da valutare
Discorso molto simile a quello fatto per il ’95 anche per le tenniste del ’96: troppo presto per dire qualcosa di significativo.

– Le ragazzine terribili del 1997
Quanto detto per il 1995 e il 1996 a maggior ragione dovrebbe valere per il 1997, che invece si presenta ricco di talenti precocissimi. Tre tenniste con un classifica media molto alta e una Race ancora migliore: attualmente Belinda Bencic è numero 8, Jelena Ostapenko 13, Daria Kasatkina 15. In più tutte e quattro, inclusa Ana Konjuh, sono già riuscite a vincere almeno un match a livello Slam. Bencic addirittura vanta una quarto di finale (US Open 2014, sconfiggendo due top ten come Jankovic e Kerber).
Occorre sempre andare con i piedi di piombo quando si parla di tenniste tanto giovani, ma effettivamente il loro ingresso nel professionismo è stato straordinario, tanto che sembra quasi di essere tornati ai periodi in cui le teenager si affermavano con ben altra rapidità rispetto a oggi.

– Le migliori candidate alla vittoria
Non è facile individuare la più probabile vincitrice. Allo stato attuale sceglierei qualcuna nata in un anno dispari: il 1991 di Halep, il 1993 di Muguruza, il 1995 di Keys e il 1997 di Bencic. Altre opzioni potrebbero essere Konta (1991), Stephens, e forse più avanti Mladenovic o Garcia (tutte del 1993).

Al di fuori di questa rosa non si può dimenticare che Eugenie Bouchard (1994) è arrivata ad una sola vittoria dal titolo (finale di Wimbledon 2014) e che comunque tra le sue coetanee ci sono giocatrici che hanno già ottenuto discreti risultati, e che potrebbero progredire ulteriormente. Infine, a dispetto dei precedenti, non riesco a non citare Karolina Pliskova (nata nel 1992), che ha dimostrato di avere il tennis per giocarsela con le migliori; prima o poi mi auguro che riesca superare il complesso dello Slam.

Concludo con una ipotesi, che potrebbe confortare chi oggi non sembra ancora pronta per vincere uno Slam: anche se sono passati cinque anni dalla prima vittoria di Kvitova, non è detto che l’affermazione di una seconda tennista degli anni ’90 sia poi tanto imminente; in questo caso per molte ci sarebbe ancora la possibilità di maturare, e magari anche di ribaltare le attuali gerarchie generazionali.

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Grande Slam 2021, la classifica femminile

Chi sono state le giocatrici che hanno fatto meglio nei quattro tornei più importanti dell’anno? Un bilancio di fine stagione più una analisi sugli Slam di Serena Williams in occasione dei suoi 40 anni

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Barbora Krejcikova - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Da alcuni anni propongo una classifica particolare, basata esclusivamente sui quattro tornei più importanti della stagione: Australian Open, Roland Garros, Wimbledon, US Open. Ho deciso di farlo perché, ancora più che in passato, nel tennis contemporaneo gli Slam si stagliano nella considerazione di tutti come qualcosa di superiore, a sé stante, ed è su questi palcoscenici che si costruiscono le grandi carriere.

Tanto è vero che oggi, quasi in automatico, per misurare il valore di una tennista gli appassionati cominciano sempre valutando cosa ha saputo fare negli Slam: vittorie, finali, continuità nei “piazzamenti”, sono il riferimento che alla fine determina la categoria di chi viene analizzata.

Ma sappiamo che non è sempre stato così. In altre epoche i più forti tennisti, per esempio, hanno rinunciato a giocare l’Australian Open perché la trasferta presentava disagi logistici e il montepremi non era sufficientemente appetibile.

 

Ma ci sono state altre rinunce che oggi ci appaiono inconcepibili. Prendiamo il caso di Chris Evert, che negli anni ‘70 era di gran lunga la più forte giocatrice sulla terra rossa. Evert ha saltato alcuni Roland Garros perché impegnata in altri eventi organizzati negli USA. Parliamo di una giocatrice capace di vincere 125 partite consecutive sulla terra, dall’agosto 1973 al maggio 1979. Nemmeno Nadal è mai riuscito a dominare così tanto. Eppure Chris non ha disputato i Roland Garros del 1976, 1977, 1978, oltre che i sei Australian Open dal 1975 al 1980. Detto tra parentesi: quando si fanno i calcoli degli Slam vinti da Serena Williams o da Steffi Graf, spesso si dimentica quanto avrebbero potuto vincere tenniste come Evert o Navratilova se le priorità della loro epoca fossero state simili a quelle odierne.

Oggi le cose sono cambiate: gli Slam sono il fulcro del calendario di ogni tennista di vertice. Per questo possiamo dire senza alcun dubbio che Serena Williams continua a giocare con l’unico scopo di provare a vincere nuovi Slam, mentre utilizza come impegni di preparazione gli altri tornei del circuito, o non li affronta proprio.

Ecco le ragioni di una classifica basata esclusivamente sui quattro Major. Il criterio adottato per costruire la classifica è sempre lo stesso, ed è molto semplice: la somma dei punti ottenuti in ogni Slam secondo i valori stabiliti da WTA. Questa è la ripartizione dei punti prevista:

2000 punti (vittoria)
1300 (finale)
780 (semifinale)
430 (quarti)
240 (4° turno)
130 (3° turno)
70 (2° turno)
10 punti (sconfitta al primo turno)

Veniamo dunque alla Classifica Slam del 2021. Classifica sino alla posizione numero 32, con in più le tre giocatrici che sono attualmente comprese fra le prime 20 del ranking WTA ufficiale, ma che sono rimate staccate nei Major:

Un piccolo chiarimento per evitare equivoci. In questa tabella nelle prime tre colonne ci sono diverse graduatorie. La prima a sinistra, in grassetto, indica la posizione nella nostra Classifica Slam. La seconda colonna corrisponde all’attuale ranking ufficiale WTA (stabilito il 4 ottobre 2021). La terza colonna denominata “Race” fa riferimento a tutti i punti raccolti dalle giocatrici nell’anno 2021. Tenendo presenti questi numeri, si possono sviluppare alcuni ragionamenti di un certo interesse.

a pagina 2: Il livellamento al vertice. Delusioni e sorprese

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US Open 2021: Sakkari, Sabalenka, Barty e Osaka

Terzo e ultimo articolo dedicato allo US Open 2021: il percorso delle semifinaliste Sakkari e Sabalenka e la speciale condizione nella attuale WTA di Barty e Osaka

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Naomi Osaka - 2021 US Open (Garrett Ellwood/USTA)

La vittoria di Emma Raducanu allo US Open ha rappresentato per l’attuale tennis femminile contemporaneamente una sorpresa e una conferma. Sembra una affermazione inconciliabile, un ossimoro, ma in realtà non lo è. Vediamo come mai.

Perché una sorpresa. Nessuno poteva immaginarsi che una qualificata, che mai aveva giocato a New York e che in tutta la carriera aveva disputato un solo Slam (l’ultimo Wimbledon, grazie a una wild card), potesse arrivare a vincere il titolo. Il successo di Raducanu, numero 150 del ranking, costituisce un risultato non solo imprevedibile, ma anche senza precedenti.

Ma la vittoria di Raducanu ha anche rappresentato una conferma, dato che il suo successo rimane nel solco tracciato dai risultati Slam più recenti. Nelle ultime stagioni, infatti, i Major si sono trasformati in un obiettivo quasi sempre riservato alle nuove generazioni. Ad eccezione di Simona Halep a Wimbledon 2019, il successo è sempre andato a tenniste al massimo di 25 anni, spesso anche molto più giovani. Le giocatrici esperte, al dunque, hanno dovuto cedere il passo.

 

Non solo. Nelle ultime finali Slam, fra le due contendenti ha sempre vinto la giocatrice più giovane. Senza risalire alle quattro sconfitte di Serena Williams post maternità, nel biennio 2020-2021 abbiamo avuto: in Australia il successo di Kenin su Muguruza e di Osaka su Brady; in Francia quello di Swiatek su Kenin e di Krejcikova su Pavlyuchenkova. A Wimbledon quello di Barty su Pliskova (nel 2020 non si era giocato). Infine a New York la vittoria di Osaka su Azarenka e poi di Raducanu su Fernandez. Insomma, che sia per pochi mesi o per molti anni, chi è nata dopo ha sempre prevalso.

Però l’anagrafe non ci dice tutto: a mio avviso sarebbe sbagliato considerare i nomi delle ultime vincitrici come equivalenti. Nel ventaglio delle ultime campionesse Slam, due giocatrici spiccano perché sono state capaci di partire alla vigilia del torneo con lo scomodo ruolo di favorite, e poi di aggiudicarsi effettivamente il titolo.

Credo non sia una differenza da poco, perché più passano le edizioni dei Major, più ci accorgiamo di quanto stia diventando difficile, in un contesto di notevole equilibrio come la attuale WTA, scendere in campo da favorite. Le avversarie si ritrovano con la mente più leggera e con meno da perdere, e spesso questo si traduce in un vantaggio decisivo. Le due protagoniste di questa difficile impresa sono Ashleigh Barty e Naomi Osaka. Ecco perché le ritroveremo nella parte conclusiva dell’articolo.

Dunque, per chiudere con l’analisi dello US Open, dopo il pezzo dedicato alla vincitrice Emma Raducanu, e quello dedicato alla finalista Leylah Fernandez, cominciamo ragionando sulle altre due semifinaliste, Aryna Sabalenka e Maria Sakkari.

a pagina 2: Aryna Sabalenka

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Lo straordinario US Open di Leylah Fernandez

Come una teenager, numero 73 del ranking, è stata capace di sconfiggere in un solo torneo tre delle prime cinque giocatrici del mondo e una pluricampionessa Slam

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Leylah Fernandez - US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

La scorsa settimana Emma Raducanu si è presa tutto lo spazio dell’articolo dedicato allo US Open. Tante questioni stimolanti, tanti temi da approfondire: le vicende di una giocatrice quasi sbucata dal nulla hanno reclamato un articolo esclusivo. Del resto l’attenzione suscitata da Raducanu non ha colpito solo il mondo del tennis, ma sembra avere superato i confini più stretti degli appassionati per coinvolgere un pubblico più ampio e meno specialistico.

Ma descrivere Raducanu come protagonista assoluta dello Slam newyorchese sarebbe non solo sbagliato, ma anche ingeneroso nei confronti di Leylah Fernandez. La giocatrice canadese ha avuto un ruolo decisivo nell’alimentare l’interesse che ha circondato il torneo femminile. A conferma di questo ci sono anche i dati televisivi statunitensi. Su ESPN, che deteneva i diritti del torneo, sia la finale che le semifinali femminili hanno avuto un seguito di spettatori superiore alle corrispondenti partite maschili. Non era facile immaginare che due tenniste classificate fuori dalle prime 70 del mondo avrebbero raccolto più pubblico di Djokovic e Medvedev; ma evidentemente il modo di giocare e la personalità di Emma e Leylah hanno “bucato” lo schermo.

Raducanu e Fernandez, entrambe nate nel 2002, hanno vissuto un torneo simile e parallelo, ma nelle singole partite gli andamenti sono stati molto diversi: la giocatrice inglese ha vinto tutti i match con margine e senza perdere set, la canadese invece ha affrontato un percorso ben più battagliato.

 

Lehlah Fernandez allo US Open 2021
L’avventura di Fernandez allo US Open è caratterizzata dalla continua lotta. Una vera e propria costante che non ha conosciuto eccezione in alcun match. Sette partite affrontate, e nessuna che sia filata via semplice. Anzi, spesso Leylah ha dovuto fronteggiare situazioni difficili. Sin dal primo turno.

Eppure Fernandez, fuori dalle teste di serie, non parte con un sorteggio sfortunato: il primo turno le riserva una qualificata. Ma quando vengono definiti gli accoppiamenti si scopre che si tratta di Ana Konjuh. Ana nel 2021 sta costantemente risalendo la classifica. Dopo il lunghissimo periodo di stop a causa dei ripetuti problemi al gomito, ha cominciato la stagione da numero 476 del ranking, ma al momento del match è già numero 88: quasi quattrocento posti scalati nel giro di otto mesi. Non ha avuto accesso diretto allo Slam americano solo perché la entry list si definisce con sei settimane di anticipo, e in quel momento era ancora fuori dalle prime cento. In più c’è un precedente recente di cui tenere conto: Konjuh ha sconfitto Fernandez nel torneo di Madrid 2021.

Il primo set tra Fernandez e Konjuh vede Ana partire meglio; grazie al break di vantaggio Konjuh serve per il set sul 5-4. Conquista anche due set point, però in entrambe le occasioni Fernandez si salva: strappa a sua volta la battuta a Konjuh, e così si procede in equilbrio sino al 6-6. Al tiebreak Leylah riesce a spuntarla. Il braccio di ferro del primo set si rivela decisivo per indirizzare anche il secondo set. Il match termina 7-6, 6-2.

In base alle premesse del tabellone, al secondo turno Fernandez dovrebbe incrociare la sua prima testa di serie, la numero 31 Yulia Putintseva. Ma Kaia Kanepi è riuscita ad avere la meglio al primo turno, e dunque Leylah si trova di fronte una giocatrice ben più potente, anche se decisamente meno mobile di Putinsteva. E di nuovo ne esce un confronto tiratissimo. Fernandez vince il primo set strappando la battuta a Kanepi all’ultima occasione utile (7-5), ma Kaia non ha affatto intenzione di lasciare strada.

Nel secondo set Kanepi reagisce e si porta avanti 5-3. È un passaggio complicatissimo per Fernandez, che prima salva due set point sul proprio turno di servizio, e poi ne salva altri due con Kanepi alla battuta sul 5-4. Scampato il pericolo, sullo slancio Leylah conquista quattro game di fila e riesce a chiudere 7-5, 7-5. Due match disputati, 6 set point salvati in due partite diverse: non male come inizio.

Ma questa è solo l‘ouverture, perché al terzo turno il sorteggio propone come avversaria un ostacolo apparentemente invalicabile: la campionessa in carica Naomi Osaka. Dopo Kanepi, il “peso leggero” Fernandez trova così un’altra big hitter che metterà alla prova la sua capacità di confrontarsi con tenniste ben più strutturate fisicamente di lei.

Luogo di confronto: l’Arthur Ashe Stadium. Per Fernandez non è la prima volta in assoluto in una arena importante di Flushing Meadow, perché nel 2020 ha già giocato (e perso) contro Sofia Kenin sul Luis Armstrong. Ma lo scorso anno non c’era la presenza del pubblico; questa volta contro Osaka la programmazione è la più eccitante possibile: primo match del serale nello stadio per il tennis più grande del mondo.

Forse perché sulla carta non ha nulla da perdere, fatto sta che nel primo set Leylah tiene molto bene testa a Naomi. Almeno sino al 5-4 per Fernandez. Poi Osaka inserisce una marcia in più, sfodera una serie di punti da fuoriclasse e con un parziale di 12 punti a 1 chiude il set in proprio favore sul 7-5.

Leylah ha perso il primo set del torneo, ma ha progressivamente conquistato le simpatie del pubblico, ammirato dalla sua combattività ma anche dalla qualità dei suoi colpi. Malgrado la pesantezza di palla di Osaka, infatti, Fernandez riesce quasi sempre a rimanere con i piedi attaccati alla linea di fondo e da quella posizione incalza Naomi sul ritmo, impedendole di sprigionare con tranquillità la potenza di cui dispone.

Secondo set. La partita scorre rapida, senza alcuna palla break sino all’approdo nei game decisivi. Esattamente come nel primo parziale, Osaka alza il livello quando più conta. Ed esattamente come nel primo parziale, sul 5-5 strappa la battuta a Leylah e va a servire per il set (e il match).

Sembrerebbe quasi una formalità, anche perché Naomi nello stesso frangente del primo set ha tenuto la battuta a zero. E invece l’incontro non solo non è vicino alla fine, ma sta per attraversare la fase decisiva del totale ribaltamento. Da una parte l’improvvisa ansia di Osaka, dall’altra la straordinaria voglia di combattere di Fernandez, producono l’inatteso: sul 7-5, 6-5 Naomi perde la battuta a 30 (primo break subito nel match), e poi in preda allo sconforto è quasi travolta nel tiebreak, che perde 7-2.

La sconfitta inopinata del secondo set lascia un pesante strascico su Osaka in avvio di terzo parziale: di nuovo perde la battuta e da quel momento non riesce più a recuperare. Con una grinta e con una decisione impressionanti, Leylah non lascia speranze a Naomi, che non riesce nemmeno a sfiorare il recupero, visto che non arriva mai neanche a conquistare palle break. Fernandez chiude dunque 5-7, 7-6, 6-4, ed è autrice di una delle più grandi sorprese del torneo.

E così, dopo la sconfitta alle Olimpiadi di Tokyo contro Vondrousova, di nuovo Osaka perde contro una giocatrice mancina, dotata di una battuta non potente, ma che Naomi non è comunque riuscita a decrittare. In più sia Vondrousova che Ferndandez hanno saputo consolidare i vantaggi ottenuti con il colpo di inizio gioco sviluppando con grande efficacia lo scambio.

Altro parallelismo tra Tokyo e New York: al momento della eliminazione, le sconfitte di Osaka sembrano arrivate contro giocatrici di secondo piano, ma a conti fatti sia Vondrousova che Fernandez sarebbero state capaci di raggiungere la finale del torneo, offrendo tennis di altissima qualità. Anche i numeri del match americano lo confermano: Osaka ha chiuso il match con un saldo fra vincenti ed errori non forzati di +1 (37/36), Fernandez di +4 (28/24)

a pagina 2: I match contro Kerber e Svitolina

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