Indian Wells: cade un altro big, Cilic sorpreso da Kohlschreiber

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Indian Wells: cade un altro big, Cilic sorpreso da Kohlschreiber

La seconda testa di serie è poco concreta contro il tedesco. Agli ottavi Herbert (ritiro Monfils). Del Potro (netto favorito della parte bassa) supera Ferrer, Raonic passa in tre

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[31] P. Kohlschreiber b. [2] M. Cilic 6-4 6-4 (Matteo Marinucci)

Si interrompe il percorso del numero due del seeding Marin Cilic, sconfitto dalla testa di serie n. 31 Philipp Kohlschreiber con un duplice 6-4 6-4. Partenza con il freno a mano del numero 3 del mondo, lento negli spostamenti laterali e impreciso negli impatti, che perde il servizio nel secondo gioco, in cui risaltano una stecca e un doppio fallo. Kohli gioca un buon inizio di partita, tiene senza indietreggiare la diagonale di rovescio e spinge quando può con i fondamentali. Il campione dello US Open 2014 sbaglia molto, ma riesce a salire di livello sul 3-1 a proprio sfavore e, giocando un paio di punti a tutto braccio, si procura due palle break, che non riesce però a concretizzare. È l’unico sussulto del set di un Cilic molto incostante. Kohlschreiber non trema al momento di servire per il primo parziale e chiude 6-4, bravo a mantenere il break iniziale.

 

Neanche il tempo di iniziare il secondo set è già si nota che la musica è cambiata. Cilic è più brillante nel gioco di gambe, impeccabile al servizio (a referto 18 punti consecutivi contando anche il primo set), i suoi colpi sono ora precisi e potenti, e con un parziale di sette punti a uno ottiene due palle per il 2-0, ma il tedesco non molla e le annulla (4 le palle break non sfruttate dal croato). Nonostante ciò, il break per il croato sembra questione di minuti, ma accade il contrario. Kohli torna ad impattare splendidamente un paio di risposte che fulminano Cilic (0-30), capisce che è la sua occasione e gioca un gran game; il croato va fuori giri e perde la battuta a 15. Come era già accaduto nel primo set, dopo il break il numero 37 del mondo mantiene il vantaggio senza avere il “braccino” e chiude 6-4, estromettendo dal torneo il secondo favorito del tabellone. Un Cilic incostante e abbastanza falloso (e solo per piccoli tratti incisivo) gioca una partita non pessima, ma comunque al di sotto della sufficienza, contro un ottimo Kohlschreiber, molto solido in tutti i fondamentali e autore di alcuni punti da highlights. Il tedesco ora conduce per 7-4 negli scontri diretti e agli ottavi affronterà il francese Herbert (n. 93 ATP) (3-1 per il tedesco i precedenti), che ha beneficiato del ritiro di Gael Monfils.

[6] J.M. del Potro b. [29] D. Ferrer 6-4 7-6(3) (Chiara Nardi)

A distanza di pochi giorni dal match giocato ad Acapulco, Juan Martin del Potro supera nuovamente David Ferrer, affermandosi per la settima volta in tredici sfide. Nonostante l’influenza che lo ha portato a decidere di ritirarsi dal torneo di doppio, l’ex top 10 non appare molto debilitato, giocando, a tratti, meglio del suo più quotato avversario. Nel primo set Ferrer è continuamente in difficoltà al servizio, ma del Potro è incapace di sfruttare le numerose palle break conquistate, anche per merito dello spagnolo, che con coraggio rimane attaccato all’avversario. Tutto questo fino al settimo game: all’undicesima occasione (saranno 16 alla fine del set) Ferrer manda fuori il dritto in uscita dal servizio, dando così una mano all’argentino, sprecone e fino a pochi minuti prima anche piuttosto nervoso per le chance mancate. David, da lottatore qual è, non molla, ma del Potro è bravo a tenere anche gli scambi prolungati e con l’ottimo dritto ad aprirsi il campo conferma il break. L’iberico dà il meglio di sé nelle difficoltà e dopo essere andato sotto 0-40, annulla altri due set point. Del Potro rischia di buttare via il set sprecando un’altra occasione (dritto portato via dal nastro), ma riesce a mettere la parola fine alla settima palla utile con un ace. Nel secondo parziale Juan Martin è meno incisivo in risposta e i problemi al servizio di Ferrer svaniscono: nei primi quattro game di battuta, nonostante la bassa percentuale di prime in campo, non perde neanche un punto. L’equilibrio dura fino al tie-break, in cui il servizio e il dritto dell’argentino fanno la differenza, uniti anche da un calo di Ferrer, che sbaglia due rovesci consecutivi negli ultimi due punti dell’incontro. Adesso per lui ci sarà il connazionale Leonardo Mayer.

[32] M. Raonic b. J. Sousa ‎7-5 4-6 6-2 (Alessandro Calia)

Nella parte bassa del main draw il canadese Milos Raonic (38 ATP), accreditato dell’ultima testa di serie (n.32) per via dei numerosi forfait, affronta al terzo turno del BNP Paribas Open il portoghese Joao Sousa (85 ATP), già sconfitto nei tre precedenti, l’ultimo dei quali nel 2015 in finale a San Pietroburgo. L’ex numero 3 del mondo è solo alla sua seconda vittoria in stagione, ‎conseguenza di un lungo stop dovuto ai tanti guai fisici che ne hanno condizionato il rendimento; va detto comunque che qui nel deserto californiano si è sempre trovato a suo agio (finalista nel 2016). Nel match di esordio ha estromesso dal torneo il suo più giovane connazionale Felix Auger-Aliassime (di cui ha detto un gran bene dopo la vittoria), mentre il suo avversario odierno, parimenti in crisi di risultati, può essere considerato un “miracolato” per il modo in cui è uscito indenne da entrambi i suoi primi due match (prima Mikhail Youzhny, poi Sascha Zverev). ‎Dopo i primi tre game filati lisci come l’olio, occorrono dieci minuti al portoghese per togliersi dai guai (ben 5 le palle break annullate), non senza la complicità del nativo di Podgorica, anch’esso in difficoltà nel game successivo, poi conquistato.

La partita sembra non decollare, lo spettacolo è scarno e dagli spalti scende anche qualche fischio di disappunto, il tutto in un pomeriggio stranamente grigio e umido. Nel nono game arriva il primo scossone, con Raonic che cede il proprio turno di battuta in maniera alquanto inspiegabile, complice anche un nastro beffardo sulla palla break. Ma si rifà subito dopo giocando finalmente un ottimo game in risposta e capovolgendo poi la situazione nel dodicesimo game, regalato dal suo avversario con un doppio fallo. ‎Forte del primo set incamerato, il canadese, apparso decisamente goffo nella prima mezz’ora di gioco, adesso è più centrato e mostra maggiore sicurezza nei suoi colpi, ma il tennista di Guimaraes, sebbene faccia più fatica al servizio (2 palle break concesse) non ha nessuna intenzione di mollare la presa. L’equilibrio di questo parziale si spezza di nuovo nel nono game in cui il finalista di Wimbledon 2016 è il primo a cedere la battuta con due doppi falli consecutivi; questa volta però il portoghese non lo grazia e pareggia il computo dei set. Avvio di terza e decisiva frazione speculare alle prime due fino al sesto game, quando un Raonic attento‎ opera il break senza più perdere un game fino alla fine (è come se improvvisamente si fosse liberato mentalmente da qualcosa) dandoci l’impressione che gli manchi soltanto quella fiducia (e una certa condizione fisica) che l’assenza dai campi gli ha sottratto.

GLI ALTRI INCONTRI (Raffaello Esposito)

I rimanenti incontri completano gli ottavi della parte bassa del tabellone. A disputarli sono giunti con merito un lucky loser e ben tre qualificati, uno dei quali è ancora quel Marcos Baghdatis che battagliava contro Agassi all’inizio di “Open”. 

Si comincia allo Stadium 2 sotto il sole delle 11 locali con l’incrocio francese fra Gael Monfils (42 ATP) e Pierre Hugues Herbert (93 ATP). Il match propone uno scontro di stili sempre più raro nell’atomico e impersonale tennis moderno, quello fra l’attaccante e il ribattitore. Si trattava di una prima volta ed è stato Herbert ad aggiudicarsela. Nel primo gioco il filo logico dell’incontro appare subito esplicito, Herbert vola 40-0 attaccando la rete e appena smette il game finisce ai vantaggi. Monfils lo capisce subito e spara forte e lungo inchiodando l’avversario sulla riga di fondo dove è inoffensivo. Quando Gael brekka facile con un gran drittone il destino del set appare segnato ma a quel punto succede qualcosa ai suoi muscoli di seta. Smette di muoversi, colpisce solo a distanza di braccio e raccatta appena una manciata di punti. Sotto 2-5 in un amen Monfils chiede l’intervento del fisioterapista per un dolore alla parte bassa della schiena, poi getta il suo ultimo turno di battuta e scompare nel ventre dello stadio. Quando si riprende una sua corsa in avanti, cauta e goffa per una gazzella come lui, fa ben comprendere che il guaio persiste. Stando così le cose il problema di Herbert è solo quello di superare i tre scambi e non lasciarsi irretire dalla situazione. Qualcuno ricorderà al proposito un lontano Fognini-Montanes al Roland Garros 2011. Ma non ce ne sarà bisogno perché nonostante ci provi, Gael non riesce proprio a servire e quando commette il doppio fallo dell’1-3 abbandona. Finché c’è stato match è stato un piacere vedere le tattiche da attaccante puro di Herbert, ottime in particolare le traiettorie in kick da doppista e l’efficacia della seconda palla, secondo Jack Kramer il colpo più importante di un campione. Primi ottavi di finale in un Masters 1000 per lui. Kohlschreiber, vincitore a sorpresa su Cilic, farà meglio a non sottovalutarlo.

Al termine del derby transalpino e a pochi metri di distanza tocca a Leo Mayer (47 ATP) rispettare il pronostico battendo Taro Daniel (109 ATP). Il venticinquenne giapponese era chiamato alla conferma dopo la vittoria contro Nole, o quello che a molti è parso il suo fantasma. E invece è bastato un solido Mayer per derubricare l’impresa passata a semplice casualità. Entrambi i contendenti prediligono le manovre da fondo ma le similitudini finiscono qui. L’argentino si affida a potenti sbracciate senza troppe concessioni al gioco di fioretto mentre il giapponese cerca di prevalere di ritmo sfruttando la forza dell’avversario. Il risultato è un equilibrio costante che Mayer spezza di esperienza al decimo gioco con il break che gli vale il primo set. Daniel si mette in difficoltà da solo non chiudendo due smash consecutivi – il secondo facile facile – che sarebbero valsi il 30-0. Quando invece spedisce in rete il terzo il leone annusa l’aria e sente l’usta della preda, va 15-40 con un lungolinea rovescio a tutta e nella lotta ai vantaggi che ne segue si procura la palla buona con un attacco in controtempo. È la fine prima della fine, a Daniel non riesce più nulla, a Mayer tutto. Scappa rapido sul 5-0, concede l’onore delle armi e chiude 6-1. Per lui agli ottavi ci sarà il derby con del Potro.

Nella notte italiana poi è toccato ai due bombardieri a stelle e strisce Sock (10 ATP, tds 8) e Querrey (21 ATP, tds 18), opposti rispettivamente a Feliciano Lopez (32 ATP, tds 28) e all’indiano Yuki Bhambri (110 ATP), uno degli ultimi eredi di quegli artisti del gioco che furono Ramesh Krishnan e Vijay Amritraj. Querrey entra in campo addormentato contro Bhambri, pugnace e ben rodato dal torneo di qualificazione. Lo statunitense passa tutto il primo set a rincorrere e sprecare palle break, lo raddrizza giusto in tempo per il tie-break ma lo perde. Il tennista indiano lotta sempre per tenere un servizio certo non irresistibile ma in risposta è micidiale, contando su gran riflessi si piazza sulla riga di fondo e anticipa sempre. Negli altri due parziali i valori in campo prendono il sopravvento e Sam fa valere finalmente il proprio peso, limita gli errori, rimonta e passa. Al prossimo turno incontrerà Marcos Baghdatis (102 ATP), che ha mandato a casa in due set l’israeliano Dudi Sela (97 ATP), sempre battuto in carriera. Il cipriota con piratesca barba nera ha ancora voglia di onorare il gioco e nel primo set accetta di soffrire in lunghi scambi che vedono inizialmente il suo avversario in vantaggio. Poi al momento giusto ricuce lo strappo e si aggiudica il tie break per una incollatura. Esperienza, la stessa che gli permette poi di aggiudicarsi anche il secondo parziale piazzando il break decisivo al decimo gioco, quando non c’è più ritorno.

L’ultimo singolo maschile di giornata si disputa sul centrale e vale pienamente il prezzo del biglietto. Se lo aggiudica abbastanza sorprendentemente ma con pieno merito Feliciano Lopez (32 ATP, tds 28), che riesce a battere dopo cinque anni Jack Sock (10 ATP, tds 8). Primo set senza occasioni per entrambi e conseguente tie break vinto dallo spagnolo per 8 punti a 6. Prima piazza l’ace del 7-6, poi vice il set con un ottimo chip and charge di rovescio sulla seconda dell’avversario, Nel secondo Feliciano tira il fiato e concede aperture in battuta, si salva per due volte ma alla terza Sock si prende servizio e set in un colpo solo. Tutto rimandato al decider, dove Jack paga carissimo un quinto infinito gioco da 16 punti in cui non riesce a difendere la battuta. Annulla quattro vantaggi esterni anche grazie a prime attorno alle 135 miglia orarie ma è un doppio fallo a tradirlo, Lopez coglie l’attimo passandolo a rete e non si volta più indietro. Avrà ora Querrey.

Risultati:

P.H. Herbert b. G. Monfils 6-2 3-1 rit.
L. Mayer b. [Q] T. Daniel 6-4 6-1
[31] P. Kohlschreiber b. [2] M. Cilic 6-4 6-4
[6] J.M. del Potro b. [29] D. Ferrer 6-4 7-6(3)
[32] M. Raonic b. J. Sousa 7-5 4-6 6-2
[Q] M. Baghdatis b. [LL] D. Sela 7-6(5) 6-4
[18] S. Querrey b. [Q] Y. Bhambri 6-7(6) 6-4 6-4
[28] F. Lopez b. [8] J. Sock 7-6(6) 4-6 6-4

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Svelato il calendario dei tornei in Australia: nove eventi in programma più la ATP Cup

Tennis Australia ha inviato il calendario dei tornei pre-Australian Open ai giocatori che potrebbero partecipare

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La stagione 2021 tennistica non è ancora finita, ma gli occhi di tutti sono già puntati verso l’Australian Open 2022, che con il suo obbligo vaccinale sta già facendo discutere tutto il mondo del tennis. La seconda tappa a livello ufficiale è il calendario dei tornei previsti prima dello Slam australiano, inviato oggi tramite un memorandum a tutti i tennisti uomini e donne che potrebbero recarsi in Australia grazie alla loro classifica. Adelaide parte ospitando due tornei in contemporanea con l’ATP Cup, una partenza col botto per il circuito femminile che esordirà con un torneo di categoria 500 in programma dal 2 al 9 gennaio.

Il WTA 500 di Adelaide prenderà il posto in calendario del WTA 500 di Abu Dhabi, vinto lo scorso anno da Aryna Sabalenka. Non è da meno l’inizio del calendario ATP, che dal 1 al 9 gennaio vedrà sfidarsi sedici squadre nazionali da tutto il mondo nella Ken Rosewall Arena di Sydney per l’ATP Cup, ormai appuntamento fisso di prestigio dell’inizio di stagione. Ad Adelaide anche un torneo ATP 250, nello slot di calendario l’anno scorso occupato dall’Antalya Open e da Delray Beach. Calendario ricco anche a Melbourne, che dal 4 al 9 gennaio ospiterà ben due tornei WTA di categoria 250 e un ATP 250.

Spazio anche a tornei di categoria minore tra il 3 e il 9 gennaio, con l’ATP80 e ITF60k di Bendigo e Traralgon, entrambi a Victoria. A chiudere la prima settimana di tornei ci sarà il Victoria Wheelchair Open, dedicato al circuito del tennis wheelchair. Sydney sarà impegnata nella seconda settimana, con un altro WTA500 dal 10 al 15 gennaio al Sydney Olympic Park Centre. Nella stessa sede ci sarà un altro ATP250, erede insieme all’altro ATP250 sempre in programma dal 10 al 15 gennaio ad Adelaide dei due tornei vinti lo scorso anno da Jannik Sinner e Daniel Evans.

 

Il Memorial Drive di Adelaide vedrà in scena anche un altro WTA250, a completare quindi il programma pre-Australian Open con ben cinque tornei riservati alle donne. Victoria ospiterà gli ultimi due tornei del programma, il Melbourne Wheelchair Open allo Hume Tennis Center di Victoria e un torneo Juniors di categoria J1 a Traralgon, entrambi dal 15 al 19 gennaio. Nessuna sorpresa invece per la terza e quarta settimana dello swing australiano, con l’Australian Open maschile e femminile in calendario dal 17 al 30 gennaio. Definite anche le date dell’Australian Open Junior, dal 19 al 29 gennaio, e dell’AO Wheelchair Championship, dal 23 al 27 gennaio.

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Nitto ATP Finals: Zverev è impeccabile, Medvedev mai in partita. Secondo titolo di Maestro per Sascha

Il tedesco è ingiocabile al servizio e la sua potenza imbriglia il gioco del russo. Il primo campione delle Finals di Torino è lui

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[3] A. Zverev b. [2] D. Medvedev 6-4 6-4

Prima della finale di oggi, la prima delle Nitto ATP Finals giocata a Torino, era accaduto 10 volte su 18 che in caso di rivincita in finale tra due giocatori che si erano già affrontati nel girone, il perdente della prima sfida avesse poi ribaltato il risultato nell’atto conclusivo. Bene, ora possiamo aggiornare a 11 su 19.

Alexander Zverev gioca il miglior match del torneo solo poche ore dopo aver eliminato Novak Djokovic in semifinale, annichilendo Daniil Medvedev in appena 75 minuti con un 6-4 6-4 che non rende nemmeno giustizia alla sua superiorità in campo. Medvedev aveva vinto le ultime cinque sfide consecutive con il tedesco di cui due negli ultimi giorni: la semifinale di Parigi Bercy e come detto il match di Round Robin vinto al tie-break decisivo martedì pomeriggio.

 

Per Sascha si tratta inoltre del sesto titolo della sua stagione, il più prestigioso, ed è anche il secondo alle ATP Finals dopo quello vinto a Londra nel 2018. La vittoria di oggi è anche la n.59 di un 2021 chiuso in modo trionfale (Zverev non giocherà le Finals di Coppa Davis).

In entrambi i set il break è arrivato piuttosto presto, nel terzo game del primo e nel gioco di apertura del secondo. Da lì in avanti è cominciata una performance sontuosa del tedesco al servizio che chiuderà il match senza concedere alcuna palla break con 8 ace, un solo doppio fallo e l’83% di punti con la prima messa in campo quasi 3 volte su 4 (74%). Molto bene anche nelle scelte di discesa a rete con Medvedev lontanissimo dal campo in risposta (15 punti su 21).

Con simili numeri è già stato miracoloso il fatto che Medvedev abbia raccolto otto giochi complessivi, considerando che anche da fondo campo il russo è apparso molto lontano da una delle sue versioni migliori chiudendo addirittura con un saldo negativo tra vincenti ed errori (14/16), un autentico inedito per il Medvedev visto questa settimana.

Un Medvedev apparso quasi più apatico del solito in campo, incapace di invertire la tendenza di un match apparso da subito in salita. Forse non si aspettava nemmeno che Zverev fosse così fresco 17 ore dopo la battaglia con Djokovic nella seconda semifinale. Eppure quello più stanco dei due sembrava proprio il russo che ieri pomeriggio aveva passeggiato contro Casper Ruud.

Per Zverev si ripete dunque quanto era accaduto a Ivan Lendl nel 1982: ottenere il secondo titolo di Maestro senza ancora aver mai vinto un torneo del Grande Slam. Gli farà piacere sapere che poi Ivan ne ha vinti ben otto e a lui il tempo certamente non manca.

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ATP Finals, è di Zverev la battaglia con Djokovic: sarà finale contro Medvedev

Il tedesco la spunta in quasi due ore e mezza di gioco e centra la sua seconda finale alle ATP Finals. Bello l’abbraccio a fine partita col serbo

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Alexander Zverev (sinistra) e Novak Djokovic (destra) - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto Twitter @atptour)

[3] A. Zverev b. [1] N. Djokovic 7-6 4-6 6-3

Ci si aspettava una battaglia, battaglia è stata. E a vincerla è Alexander Zverev, che elimina il numero uno del mondo Novak Djokovic in tre set e si qualifica per la finale delle ATP Finals, la seconda della sua carriera dopo quella vinta nel 2018 proprio contro il serbo. Il 24enne tedesco ottiene nel sabato sera del PalaAlpitour di Torino la sua quarta vittoria contro il numero uno del mondo, tornando a batterlo dopo il successo in rimonta di quest’estate alle Olimpiadi di Tokyo. È stata una partita equilibrata e molto combattuta, ma il tedesco complessivamente è stato il giocatore migliore: a fine gara sono 35 i suoi vincenti, contro i 27 del serbo, e 24 i suoi errori gratuiti, contro i 29 di Nole.  Zverev è stato bravo a rintuzzare le variazioni di gioco di Djokovic e lo ha battuto spesso anche negli scambi che si sono allungati oltre i nove colpi (il conteggio totale di questo tipo di scambi a fine gara è di 20-10 a favore del vincitore).

Sascha si giocherà il primo titolo sul suolo di Torino contro Daniil Medvedev e di certo arriverà alla finalissima meno riposato del russo, considerando che il campione dello US Open ha giocato nel pomeriggio (vincendo facilmente contro Ruud) e che la semifinale contro Djokovic è durata la bellezza di 2 ore e 28 minuti. Nole, dal canto suo, saluta Torino con un pizzico di amarezza (brutto il passaggio a vuoto che gli è costato il break nel terzo set) e rimanda ulteriormente l’appuntamento con il sesto trionfo alle ATP Finals, un appuntamento che aspetta dal 2015.

 

PRIMO SET: SUPER ZVEREV – Nel primo set regna l’equilibrio, i primi giochi sfilano via con i turni di servizio rispettati senza scossoni: si arriva al 5-4 senza che alcuno dei due giocatori permetta all’avversario di arrivare a 40 in risposta. Questo è dovuto soprattutto all’ottimo rendimento di entrambi al servizio: Nole vanta in questa fase l’81% di prime di servizio “unreturned” e Sascha il 77%, a conferma anche del fatto che la velocità della superficie torinese rende più agevole il compito di chi serve. La situazione inizia a movimentarsi nel decimo gioco, con Zverev al servizio: uno scambio lungo e di altissimo livello si conclude con uno schema palla corta-lob vincente di Djokovic, che chiama l’aiuto del pubblico. Poi Nole piazza la zampata: accelerazione di rovescio lungolinea vincente e prima palla break dell’incontro sul 30-40. Ma Sascha tira una sassata esterna con la prima palla, si salva e fa 5-5. Nel game successivo i ruoli si invertono: è Zverev che arriva a due palle break (15-40). Nole annulla la prima con un’ottima prima slice a uscire, e sulla seconda si inventa una gran cosa: segue a rete la prima palla centrando una gran demi-volée di rovescio. Una prodezza che gli permette di salire successivamente sul 6-5 garantendosi il tie-break. Tie-break che arriva, perchè nel dodicesimo gioco Sascha combina due pasticci con il diritto a punto già mezzo vinto ma poi si aggrappa a San Servizio e sale 6-6. Nel gioco decisivo, Djokovic commette un sanguinoso doppio fallo e Zverev va 3-2, ma restituisce il mini-break con un evitabilissimo errore di diritto. Il 24enne però torna subito avanti leggendo bene una palla corta del serbo aiutato anche dal nastro, che gli sistema la palla sul diritto per chiudere il punto (5-3). Sul 5-4 c’è uno scambio massacrante: Nole tenta di avvolgere l’avversario nella sua ragnatela, ma il tedesco si inventa un rovescio da applausi dal centro del campo (6-4). Ed è buono il primo set point, con la prima vincente: è 7-6 Zverev dopo un’ora esatta di gioco. Ed è un verdetto che può dirsi meritato, se si considera che la bilancia dei vincenti pende nettamente dalla parte del tedesco (14-8), il quale vince il 67% di punti sulla seconda contro il 38% di Nole.

SECONDO SET: LA ZAMPATA DI NOVAK – Segnali di cedimento di Djoko nel secondo gioco del secondo set, ma Zverev, avanti 15-30 in risposta, spreca una ghiotta opportunità mettendo fuori un (per lui) non impossibile passante di diritto in recupero (1-1). Salvo che in quella circostanza, non ci sono grandi scossoni e si arriva al 4-4. Sul servizio tedesco, Nole si fa avanti e sale 15-30 con uno smash, poi prende ancora il centro del campo affondando col diritto e chiudendo con un altro smash: palla break sul 30-40. Ma Zverev la annulla con un ace al centro. Djoko però spara un vincente con il rovescio incrociato, che impatta la linea (inutile il falco chiamato da Zverev): la seconda occasione è quella buona perché il serbo tira fuori una risposta da campione alla prima di servizio del tedesco (5-4). Il numero uno del mondo va a servire per il secondo set (dopo aver piantato un urlaccio al suo box affinché gli venisse portato un collirio al cambio di campo) e, con l’aiutino di Zverev che va fuori giri col rovescio, ha due set point a disposizione: ma concede due errori e il tedesco si arrampica sul 40-40. Qui però l’asso di Belgrado scaglia un ace al centro, ma Zverev non sta a guardare, entra dentro il campo e chiude col diritto. Al momento giusto arriva un’altra prima vincente ma sul quarto set point Zverev risponde alla grande col diritto. Sascha cerca un vincente col rovescio lungo linea ma la palla gli esce, e il quinto set point è quello buono con l’ace al centro di Nole, il sesto del suo match. Al termine di altro set equilibrato è chirurgico il serbo, che al momento giusto si aiuta con il servizio e non concede palle break in questo parziale: dopo un’ora e 49 minuti si va al terzo set.

TERZO SET: ZVEREV NON TREMA – Il turning point è nel quarto game, quando Djokovic si trova a dover fronteggiare due palle break dopo aver affossato malamente un diritto (15-40). Sulla prima, il rovescio di Zverev è lungo; ma sulla seconda il serbo casca sul terreno che dovrebbe essere a lui favorevole, sbagliando in lunghezza un rovescio in manovra durante uno scambio dal fondo che si era allungato. Zverev sale 3-1 e servizio e conferma il break aiutandosi con la prima palla (4-1). Nole sale 4-2 tenendo il servizio a zero, ma è nei turni di battuta di Alexander che ora si gioca la partita: è noto come Sascha in simili circostanze a volte ceda mentalmente e in effetti il tedescone concede palla del contro-break regalando col diritto. Però Nole gli dà una mano, forzando in modo inopportuno col diritto: la palla è lunga. Zverev tira un sospiro di sollievo anche nel punto seguente, quando, chiamato a rete dal serbo, vede il suo passante di rovescio sfilare fuori (non era facilissimo, per la verità). Infine, con una prima vincente Sascha si assicura la possibilità di servire per il match (5-2). Djokovic tiene il servizio in un gioco facile e interlocutorio (5-3) e si arriva al momento della verità: Zverev stavolta non trema, serve bene, comanda il gioco e arriva a tre match point quando un recupero di Djokovic sfila lungo. E porta a casa il match alla sua maniera, con un ace centrale. Il braccio di ferro lo vince Sascha, il bell’abbraccio a rete è una degna conclusione.


LE PAROLE A CALDO – A caldo, ai microfoni di Diego Nargiso, Zverev ha voluto fare un tributo a Djokovic: “A volte ci si dimentica tutto quello che Novak ha raggiunto. Abbiamo giocato cinque volte quest’anno e voglio dargli un tributo. E’ un giocatore pazzesco, il migliore di tutti i tempi, nessuno merita rispetto più di lui. La finale con Medvedev? Sarà una grande partita e spero che il pubblico sia dalla mia parte! Io sono il campione olimpico, lui ha vinto lo US Open, cercheremo di dare vita al miglior show possibile”.

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