Uno contro tutti: il duopolio è spezzato, Djokovic irrompe sulla scena

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Uno contro tutti: il duopolio è spezzato, Djokovic irrompe sulla scena

Il 2011 segna la fine della dicotomia Federer-Nadal: il serbo domina la stagione vincendo 3/4 di Slam e rimane N.1 anche l’anno successivo

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Per Nadal e Federer, i dominatori del circuito, quello che si presenta all’alba del 2011 del tennis maschile è un cielo senza nuvole. Lo svizzero ha chiuso la stagione precedente trionfando nelle ATP Finals con successi sugli altri quattro tennisti appartenenti alla Top-5 mentre lo spagnolo, pur perdendo la finale del Masters stesso, ha archiviato la sua miglior annata-Slam incamerando ¾ della torta e apparendo a tratti ingiocabile. Il loro duello quindi, in assenza di alternative consistenti e durature, sembra destinato a riproporsi anche nel 2011 ma una tempesta sta arrivando dai Balcani e gli esperti le hanno già trovato nome e cognome: Novak Djokovic.

Quello che si presenta a Doha non è certo il miglior Nadal. Il maiorchino subisce addirittura un 6-0 nel vittorioso secondo turno con lo slovacco Lacko e in semifinale viene seccamente battuto da uno dei pochissimi tennisti contro i quali ha un bilancio negativo, ovvero Nikolay Davydenko. Il russo non è più quello del 2009 ed è scivolato in classifica ma il suo gioco continua a creare problemi al numero 1. Tuttavia, le prime indicazioni a Melbourne sono confortanti e l’approdo ai quarti di finale avviene senza cedere set e sprecando poche energie; qui però, in una serata in cui accusa un malanno muscolare, rimedia appena nove giochi al cospetto del connazionale David Ferrer.

L’infortunio è meno serio del previsto e già un mese dopo lo spagnolo torna in campo regolando in scioltezza sia Bemelmans che Olivier Rochus in Coppa Davis. Il vero test arriva però nel doppio appuntamento americano coast-to-coast tra Indian Wells e Miami; nei due 1000 il numero 1 conquista senza troppi affanni altrettante finali ma viene sconfitto – sempre in tre set – da Djokovic. In California il serbo recupera da 0-1 mentre in Florida, in cui si presenta da numero 2 dopo aver superato in classifica Federer, è determinante la vittoria nel tie-break del terzo. Sul momento, visto anche l’equilibrio di entrambe le sfide, il doppio ko del leader mondiale sembra piuttosto indolore oltre che ampiamente giustificato dalla superficie e l’approssimarsi della terra rossa dovrebbe ripristinare le gerarchie. In effetti, tra Monte Carlo e Barcellona il numero uno del mondo ritrova le coordinate giuste e si vendica di Ferrer nelle due finali. Poi però, a Madrid, la minaccia Djokovic si fa sentire di nuovo e nell’atto conclusivo del Mutua Madrid Open, in una Caja Magica gremita, il serbo torna ad imporsi e stavolta in due soli set.

Come se non bastasse, la scena si ripete al Foro Italico e qui per Nadal non c’è nemmeno l’attenuante dell’altura, invece presente nella capitale iberica. A Roma Djokovic eguaglia proprio Rafa e diventa il secondo tennista con la miglior striscia di vittorie consecutive nei confronti del n°1 mondiale con quattro ma, ancora più importante, si propone come rivale attendibile anche per il Roland Garros. Invece a Parigi, in semifinale, il serbo viene fermato dalla miglior versione terricola di Federer e Nadal tira un sospiro di sollievo, supera lo svizzero in finale e può mordere la Coppa dei Moschettieri per la sesta volta, proprio come Bjorn Borg. Le vicende parigine non alterano più di tanto il ranking e Wimbledon, in questo senso, diventa decisivo.

Ai Championships il numero 1 del mondo ci arriva con il rodaggio del Queen’s, dove però ha dovuto soccombere nei quarti al sempre temibile Jo-Wilfried Tsonga. Il francese ha già battuto Federer da primo della classe e in futuro ci riuscirà anche con Djokovic, entrando in una élite ristretta che comprende solo altri due colleghi, ovvero Del Potro e Murray. Djokovic invece si è riposato prima di Wimbledon e la scelta si rivela giusta, perché sull’erba del Tempio perde qualche set ma resta in controllo per l’intero torneo e il 4 luglio, all’indomani del suo primo titolo londinese ottenuto battendo proprio Nadal in finale, diventa il 25° numero uno della storia dell’ATP. Un sorpasso iniziato da lontano e chiuso in uno dei giorni più belli della carriera del serbo.

Nel suo debutto da primo della classe, Djokovic centra subito un altro titolo al Masters 1000 di Montreal e, sulla scia, arriva in finale a Cincinnati dove però non può lottare ad armi pari con Andy Murray a causa della spalla destra dolorante. Il numero uno perde di misura il primo set ma nel secondo crolla e, sotto 0-3, si ritira: è la sua seconda sconfitta stagionale e, fattore ancora più importante, le sue precarie condizioni fisiche rimescolano le carte dei pronostici per gli imminenti US Open, con i cosiddetti “Fab Four” che monopolizzano le percentuali di vittoria del titolo.

Recuperati i guai fisici, Djokovic è agevolato anche dai ritiri a match in corso dei suoi avversari di primo turno (Niland) e quarti di finale (il connazionale Tipsarevic, l’unico che gli ha tolto un set) ma in semifinale vede le streghe contro un grande Federer. Lo svizzero si porta avanti due set a zero ma Nole recupera e lo porta al quinto, dove però il suo avversario si porta a doppio match-point sul 5-3 e 40-15. Nel primo il serbo trova una risposta di dritto che resterà nella storia del tennis mentre nel secondo il nastro corregge in corridoio un dritto di Federer; da quel momento lo svizzero perderà quattro game di fila e con quelli la possibilità di tornare in finale agli US Open. L’ultimo atto del quarto major stagionale è anche il sesto testa a testa tra i primi due, il primo però con Djokovic da numero 1. Nonostante l’inversione nella gerarchia, il risultato rimane lo stesso e il serbo si impone di nuovo in quattro set, come a Wimbledon.

Nel finale di stagione Djokovic tira il fiato e sporca il suo invidiabile record con diverse sconfitte, causate dagli acciacchi e dalla stanchezza. La prima avviene contro Del Potro in Davis, ma assomiglia tanto a quella della finale di Cincinnati in quanto sul 6-7 0-3 il serbo si ritira (stavolta a causa della schiena) e lascia il campo in lacrime. A Basilea, in semifinale, domina Nishikori per metà partita poi un progressivo dolore al braccio destro lo fa uscire dal match e, pur continuando a giocare, il giapponese gli rifila un cappotto nel terzo set. Pur avendo ventilato il forfait, il leader ATP decide di partecipare ugualmente al 1000 di Bercy ma dopo due vittorie – su Dodig e Troicki – dà forfait prima di affrontare Tsonga nei quarti e si trasferisce a Londra per il Masters.

Alla O2 Arena, Djokovic si sente meglio ma rischia subito il ko al debutto, dove annulla un match-point prima di imporsi a Berdych. La buona partenza nel gruppo di round-robin viene però vanificata dalla netta sconfitta con Ferrer, che si toglie così la soddisfazione di battere due numeri uno diversi nella stessa annata. Per Nole diviene dunque decisivo il derby con Tipsarevic ma il connazionale non fa sconti e lo batte in rimonta, pur decretando in questo modo l’eliminazione di entrambi. Il Masters lo vince Federer ma il ranking non subisce grossi scossoni e Djokovic chiude la sua prima stagione da numero 1 con più di 4000 punti di vantaggio su Nadal; dodici mesi prima ne aveva oltre 6000 in meno.

Nonostante l’intermezzo di Federer, nel 2012 si riparte dal duello tra i primi due della classe e nell’atto conclusivo degli Australian Open Djokovic e Nadal si danno battaglia per quasi sei ore, stabilendo il primato quale finale più lunga nella storia del Grande Slam. A differenza delle due precedenti a Wimbledon e New York, questa volta Nadal mette in grande difficoltà il serbo e potrebbe fare suo il titolo ma non sfrutta un break di vantaggio nel quinto parziale e diventa, suo malgrado, il primo e tuttora unico tennista ad aver perso tre finali slam consecutive nell’Era Open.

Nei tre tornei successivi sul duro, Djokovic viene fermato in semifinale sia a Dubai (da Murray) che a Indian Wells (in cui perde due tie-break con Isner) ma si conferma campione di Miami senza cedere alcun set e prendendosi la rivincita sullo stesso Murray. Al termine dei due 1000 statunitensi e prima della terra europea, il serbo si mantiene in testa al ranking con quasi tremila punti di vantaggio su Nadal ma lo spagnolo, pur battendolo nei tre confronti diretti successivi, nemmeno dopo il settimo titolo al Roland Garros riesce ad avvicinarlo più di tanto. I due grandi rivali si trovano avversari nelle finali di Monte Carlo, Roma e appunto Parigi mentre sulla particolare terra blu del Mutua Madrid Open entrambi scivolano nelle fasi iniziali del torneo sconfitti da connazionali. In particolare, il numero 1 cede nuovamente a Janko Tipsarevic nei quarti mentre Nadal era già stato eliminato nel turno precedente da Verdasco.

Mentre Djokovic sceglie di difendere il suo titolo di Wimbledon senza tornei di preparazione sull’erba, Nadal perde malamente nei quarti di Halle da Kohlschreiber e ai Championships si fa superare al secondo turno da Lukas Rosol, prima di arrendersi alle ginocchia doloranti e chiudere anzitempo la stagione. Dal canto suo, il serbo conquista in scioltezza le semifinali e sembra destinato a confermarsi campione quando sul suo cammino si proietta l’ombra di un grande campione che in tanti avevano pensionato con troppo anticipo. Ma di questo parleremo nella prossima puntata.

TABELLA SCONFITTE N.1 ATP – VENTITREESIMA PARTE

ANNONUMERO 1AVVERSARIOSCORETORNEOSUP.
2011NADAL, RAFAELDAVYDENKO, NIKOLAY36 26DOHAH
2011NADAL, RAFAELFERRER, DAVID46 26 36AUSTRALIAN OPENH
2011NADAL, RAFAELDJOKOVIC, NOVAK64 36 26INDIAN WELLSH
2011NADAL, RAFAELDJOKOVIC, NOVAK64 36 67MIAMIH
2011NADAL, RAFAELDJOKOVIC, NOVAK57 46MADRIDC
2011NADAL, RAFAELDJOKOVIC, NOVAK46 46ROMAC
2011NADAL, RAFAELTSONGA, JO-WILFRIED76 46 16QUEEN’SG
2011NADAL, RAFAELDJOKOVIC, NOVAK46 16 61 36WIMBLEDONG
2011DJOKOVIC, NOVAKMURRAY, ANDY46 03 RIT.CINCINNATIH
2011DJOKOVIC, NOVAKDEL POTRO, JUAN MARTIN67 03 RIT.DAVIS CUPH
2011DJOKOVIC, NOVAKNISHIKORI, KEI62 67 06BASILEAH
2011DJOKOVIC, NOVAKFERRER, DAVID36 16MASTERS H
2011DJOKOVIC, NOVAKTIPSAREVIC, JANKO63 36 36MASTERS H
2012DJOKOVIC, NOVAKMURRAY, ANDY26 57DUBAIH
2012DJOKOVIC, NOVAKISNER, JOHN67 63 67INDIAN WELLSH
2012DJOKOVIC, NOVAKNADAL, RAFAEL36 16MONTE CARLOC
2012DJOKOVIC, NOVAKTIPSAREVIC, JANKO67 36MADRIDC
2012DJOKOVIC, NOVAKNADAL, RAFAEL57 36ROMAC
2012DJOKOVIC, NOVAKNADAL, RAFAEL46 36 62 57ROLAND GARROSC

  1. Nastase e Newcombe
  2. Connors
  3. Borg e ancora Connors
  4. Bjorn Borg
  5. Da Borg a McEnroe
  6. Ivan Lendl
  7. McEnroe e il duello per la vetta con Lendl
  8. Le 157 settimane in vetta di Ivan Lendl
  9. Mats Wilander
  10. Lendl al tramonto e l’ultima semifinale a Wimbledon
  11. La prima volta in vetta di Edberg, Becker e Courier
  12. Sale sul trono Jim Courier
  13. Il biennio 1993-1994, da Jim Courier a Pete Sampras
  14. Agassi e Muster interrompono il dominio di Sampras
  15. La seconda parte del regno di Sampras, Rios re senza corona
  16. Moya, Rafter, Kafelnikov e Agassi nell’ultima fase del regno di Sampras
  17. Le 9 settimane di Marat Safin, le 43 di Guga Kuerten
  18. L’esplosione precoce di Lleyton Hewitt, gli ultimi fuochi di Agassi
  19. E alla fine arriva Federer
  20. 2006-07, il dominio di Federer con il ‘tarlo’ Nadal
  21. Lo storico sorpasso di Nadal su Federer nel 2008
  22. Altri due anni di duopolio Federer-Nadal

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Ritratti: storie di città e di tennis

Affreschi di Roma, Bologna, Napoli, Milano. E Genova. Le città del tennis, per aver dato i natali a Panatta e Schiavone. Ma anche a Fantozzi

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Matteo Berrettini - ATP Queen's 2021 (via Twitter, @QueensTennis)

Anche le città credono d’essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura. D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda” (Italo Calvino)

Roma risponde da secoli a una domanda: dove portano tutte le strade? Roma, l’Impero, città dove un Colosseo nasce tondo e finisce quadrato. Pietro vi pose una pietra per farne sede della Chiesa e Roma fu capitale di due cose diverse da dover riunire. Ministeri, turisti a far foto con centurioni in sneakers. Roma Città Aperta a La Dolce Vita, capitale del Cinema. Francesco è il Papa, ma Roma di Francesco ha solo un Capitano. Adriano fu buon imperatore ma ottimo tennista. Tra le prime vere pop star dello sport italiano, Panatta sconfessò il detto latino “nemo propheta acceptus est in patria sua” vincendo gli Internazionali di Italia a Roma . La rese nuovamente “caput mundi” conquistando anche la Davis e Parigi, nuovo “De Bello Gallico” con racchetta.

Roma tanti cantori, tante maschere, dialetto toscano riveduto, corretto e abusato, sempre zompa quel grillaccio del Marchese. Tonino Zugarelli a vincere Roma ci ha provato. Un biondino amante della Vita(s) notturna, Gerulaitis, di giorno gli rubò il sogno lasciandolo campione dimezzato. Romano non romanista è Matteo Berrettini, per via di un nonno fiorentino che lo ha reso viola e non giallorosso. Bello quasi come Adriano che di più non si può e deve, nella storia ancora da scrivere, è il secondo miglior tennista italiano dell’Era Open, già detentore di diversi record ed unico italiano finalista a Wimbledon. Alice guarda i gatti che si perdono nel sole che cala dietro il cupolone.

 

Bononia fu tale dopo esser stata etrusca e gallica. Culture e movimenti giovanili, politica, arte, crocevia di viandanti approdo di studenti, tra l’appennino e l’Europa è l’Emilia Paranoica, Bologna la Berlino che non ce l’ha fatta. Fumogeni, polizia che rincorre, dall’altro lato della città, rincorrono e colpiscono palle da tennis Paolo e Omar. Paolo Canè è bizzoso, gran talento, fisico gracilino, potenza mancante testa bollente, sarebbe divenuto tennista continuo nei singoli exploit. Stessa sorte per motivi diversi sarebbe toccata ad Omar, tennis da top 10, gambotte pesanti e un infortunio al giorno. Tra la via Emilia e le stelle, Bologna sempre a metà di qualcosa.

Omar Camporese – Bologna

18 ottobre 1970. Paolo Grassi, fondatore con Giorgio Strehler del Teatro Piccolo di Milano, produce e fa debuttare “Il Signor G“ di Giorgio Gaber. Il bar del Giambellino diviene famoso e con loro gli artisti che di quella Milano son figli. 

Vincenzina davanti alla fabbrica,
Vincenzina il foulard non si mette più.
Una faccia davanti al cancello che si apre già.
Vincenzina hai guardato la fabbrica,
Come se non c’è altro che fabbrica

(Enzo Jannacci)

In Milan la vita l’è bela. Negli anni dove al posto dell’erba nasce la città, Lea Pericoli, la “Divina”, tennista e modella, icona di eleganza, determinazione e bellezza, vince 27 titoli italiani ritirandosi a 40 anni da detentrice di tutte e tre le specialità. Inter e Milan fanno incetta di titoli e coppe internazionali, Milano è il faro dell’Italia che si ricostruisce, il simbolo della modernità da inseguire e conquistare. Milano capitale della moda, del design e di tante altre cose. Milano una capitale senza esserlo. Si dice che a Milano, a saper fare, si possa tutto.

Silvia Farina giocava a tennis e lo giocava bene. Ineguagliabile stilista, accarezzò col suo rovescio ad una mano una palla che raccolse dall’altro angolo della strada una ragazza di nome Francesca, il cui cognome è nell’albo dei vincitori del Roland Garros. Francesca Schiavone è stata la prima italiana ad aver vinto un titolo del Grande Slam e ultima in assoluto ad averlo fatto giocando il rovescio ad una mano. Milano città della Borsa. Nella sua Laura Golarsa aveva le racchette e volava a Wimbledon perché là si trasformava: un quarto di finale e tanto bel tennis. Per i suoi quarti in uno Slam, l’omonima Garrone scelse Parigi. Gran rovescio anche lei perché a Milano non sempre tutto può andar dritto. 

Francesca Schiavone – Milano

La città ha sempre un punto cardinale bagnato dal mare. La città di mare non nega mai il suo orizzonte a chi lo cerca. Sovente si fa cartolina. Napoli, il mare, feticcio da conquistare, rivendere, rivendicare, “Chi tene ‘o mare?” Culturalmente autoreferenziale, protagonista delle proprie sceneggiature, Napoli si esporta. Clima da ozio pigro e creativo, Napoli ha sfornato più artisti, intellettuali e politici che sportivi, essenzialmente nuotatori, canottieri, pallanuotisti e calciatori. Rita Grande scelse il tennis. Gioco brillante ed un ottavo raggiunto in ogni prova dello Slam, un Wimbledon da Juniores, perso in finale. Nargiso il Wimbledon dei piccoli lo vinse. Di Maradona aveva il nome e a Becker la convinzione di esser pari. Tra colpi di testa e di lingua fu ottimo doppista specie in Davis. Nel doppio misto dei commentatori TV, la coppia Nargiso/Grande da titolo Slam. Di qualche anno li precedette Massimo Cierro, meno appeal mediatico e tanta sostanza, ora è Giustino.

Tennis Club Napoli, vestito a festa per Italia-Gran Bretagna di Coppa Davis (2014)

Italia terra di Comuni, Signorie, Ducati grandi e piccoli, a due ruote, Repubbliche Marinare ed anche altro. Piccoli luoghi che diventano capitali, palazzi del potere ovunque. Faenza, cittadina di ceramica, meeting di etichette discografiche indipendenti, di tennisti che diventano manager. Gaudenzi, austriaco di spirito, nove finali ATP, tre titoli vinti, numero 18 al mondo non è più solo. Federico Gaio lavora per rendere Faenza il luogo col miglior rapporto popolazione/top 100, considerando il numero 13 di Raffaella Reggi, traino del tennis femminile italiano degli anni ’80. Uno Slam nel doppio misto con Casal a New York, un bronzo alle Olimpiadi di Los Angeles con torneo di tennis ancora con valore di esibizione, cinque titoli in singolare, quattro in doppio. Nel 1985 ha vinto in entrambe le specialità l’edizione degli Internazionali d’Italia svoltasi a Taranto. 

“Se ti inoltrerai lungo le calate
Dei vecchi moli
In quell’aria spessa carica di sale
Gonfia di odori
Lì ci troverai i ladri gli assassini
E il tipo strano
Quello che ha venduto per tremila lire
Sua madre a un nano”

(Fabrizio De Andrè)

Genova si guarda solo dal mare, città di eroi, cantautori e navigatori, città di amici al bar che non cambiarono il mondo, ma ne scoprirono uno nuovo che l’avrebbe cambiato, città di pantaloni famosi che si chiamano come lei. Genova, la via per la Francia, approdo al mare per Torino che non ne ha.

 

“Filini: Allora, ragioniere, che fa? Batti?
Fantozzi: Ma… mi dà del tu?
Filini: No, no! Dicevo: batti lei?
Fantozzi: Ah, congiuntivo!
Filini: Sì!“

Nel febbraio 2001, Genova (che già gli aveva dato i natali) riconosce la cittadinanza onoraria a Paolo Villaggio. Non vi sono racchette, non vi sono bambini che con esse colpiscono la paura di diventar grandi, non di un solo tipo di storie si fa una città.

“There’s a city in my mind
Come along and take that ride
And it’s all right, baby it’s all right”

(Talking Heads)

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La lingua di Becker e quel diavolo di Agassi

Vi raccontiamo una storia bizzarra, che forse sapevate o forse no. Come faceva Andre Agassi a sapere sempre dove avrebbe servito Boris Becker

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Gli amici più intimi dello scrivente sanno che a qualsiasi ora del giorno e della notte sono autorizzati a segnalargli notizie relative al mondo del tennis che possano fornire spunti per scrivere articoli ad usum Ubitennis. Una settimana fa, era un giovedì sera – all’incirca tra il quinto e il sesto gol segnato dal Manchester United alla Roma – da uno di questi amici è giunto il seguente messaggio WhatsApp:

Andrea: “Hai visto quel filmato fantastico di Agassi che racconta come riusciva a leggere il servizio di Becker?”   
No
Andrea “Lo trovo sublime. Te lo invio. Devi farci un pezzo!” 

– Circa 5 minuti dopo –

 

Diavolo di un Agassi! Pezzo in arrivo. Grazie Andrea

Il video fu realizzato da Andrè Agassi nel 2017 per “The Players’ Tribune Unscriptd“.

The Players’ Tribune Unscriptd è una piattaforma multimediale creata nel 2014 da Derek Jeter – ex professionista della Major League statunitense di baseball – che pubblica storie relative ad atleti professionisti di ogni sport. I contenuti di questa piattaforma sono costituiti da video, storie scritte, podcast e interviste.

Nelle parole del suo fondatore la missione della piattaforma è di permettere agli atleti di mettersi in contatto diretto con i loro fan. Almeno per quanto ci riguarda l’obiettivo è raggiunto

Di seguito il video e poi la traduzione delle parole di Agassi.

“Il tennis consiste soprattutto nella capacità di risolvere problemi e non puoi risolverli a meno che tu non abbia l’empatia e l’abilità di percepire tutto ciò che ti circonda. Più capisci in cosa consiste il problema e più sei in grado di risolverlo nella vita e nel lavoro. Boris Becker – per esempio – mi batté le prime tre volte in cui ci incontrammo a causa di un servizio che non si era mai visto prima nel nostro sport. Guardai le cassette relative a quelle partite per tre volte e alla fine mi resi conto che aveva un tic con la lingua. Non sto scherzando. Iniziava il suo movimento oscillatorio – sempre la stessa routine – e mentre era sul punto di lanciare la palla tirava fuori la lingua e lo faceva collocandola esattamente nel mezzo delle labbra oppure leggermente più a sinistra. Quando batteva da destra e metteva la lingua tra le labbra, tirava o al centro o al corpo; se la metteva a lato serviva ad uscire.

La parte più difficile per me non era rispondere al suo servizio, bensì non fargli capire che lo sapevo. Dovevo resistere alla tentazione di leggere il suo servizio per la maggior parte della partita e scegliere il momento più adatto in cui usare questa informazione per eseguire un colpo che mi avrebbe permesso di fare il break.

Quella era la cosa più difficile; non avevo problemi a fargli il break, bensì a tenergli nascosto il fatto che potevo farlo a mio piacimento perché non volevo che tenesse la lingua in bocca ma che continuasse a tirarla fuori!

Raccontai questa cosa a Boris soltanto dopo il suo ritiro perché ci tenevo alla mia incolumità. Glielo dissi durante un Oktoberfest in Germania mentre bevevamo una pinta di birra insieme. Non potei fare a meno di dirgli: ‘a proposito, sai che facevi questa cosa e buttavi via il servizio?‘. Cadde quasi dalla sedia e mi rispose: (dopo i nostri match, ndt) “Tornavo a casa e dicevo a mia moglie: è come se mi leggesse nella mente. Figurati se pensavo che mi stavi semplicemente leggendo la lingua”.


Lingua o non lingua, dopo le prime tre sconfitte iniziali, Agassi batté Becker 10 volte in 11 occasioni. L’unica eccezione fu rappresentata dalla semifinale di Wimbledon del 1995; quel giorno Boris servì con lingua biforcuta.

Resta però aperta una domanda alla quale Agassi non dà risposta: quando Boris serviva da sinistra dove metteva la lingua? Se qualcuno lo sa, è pregato di farcelo sapere.

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Racconti

Storie di tennis: un diritto di troppo

Da Giorgio de Stefani a Teodor Davidov, undicenne bulgaro che gioca due dritti (come l’ex numero 1 italiano) e serve con due mani diverse. Il futuro del tennis o solo un curioso vezzo?

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Friedrich Wilhelm Nietzsche è il padre di una delle più audaci teorie filosofiche di tutti i tempi nota con il nome di “eterno ritorno”. Secondo il filosofo tedesco, il tempo non si muove su una linea retta indirizzata verso un’ineludibile fine, bensì in un incessante moto circolare e la storia – che ne è figlia – è quindi destinata a ripetersi all’infinito.

Immaginiamo quindi il suo gaudio nel vedere la sua teoria indirettamente confermata da un giovanissimo tennista statunitense che ripropone sul campo le gesta di un tennista italiano che visse il suo apogeo tennistico negli anni ’30 del secolo scorso. Cosa accomuna questi due tennisti così lontani nel tempo e nello spazio? L’esecuzione del rovescio o – per meglio dire – la non esecuzione di quel colpo.

Il tennista italiano di cui stiamo parlando è Giorgio de Stefani, che fu numero uno del tennis italiano dopo il ritiro del barone Uberto De Morpurgo – avvenuto nel 1933 – sino al 1936. De Stefani disputò 66 partite di Coppa Davis vincendone 44 e battendo giocatori del calibro di Hopman e Perry; giunse in finale al Roland Garros nel 1932 dove fu sconfitto in quattro set da uno dei moschettieri di Francia, Henri Cochet. In un’epoca in cui non esisteva la classifica fatta dal computer bensì dai giornalisti sportivi, de Stefani nel ’34 fu giudicato nono giocatore al mondo dal più eminente tra questi, Arthur Wallis Myers. Nicola Pietrangeli lo affrontò in doppio e commentò cosi il suo stile di gioco: “se gli facevi un pallonetto, non sapevi mai da che parte sarebbe arrivato lo smash”, poichè de Stefani – un mancino naturale – colpiva la palla esclusivamente con il diritto passandosi rapidamente la racchetta da una mano all’altra.

 

Per saperne di più sul nostro connazionale vi rimandiamo a un libro recensito da Ubitennis alcuni anni fa, dal titolo “Giorgio de Stefani: il gentleman con la racchetta” di Francesca Paoletti e per guardarlo in azione su YouTube, dove si possono vedere alcune immagini relative a un suo incontro di Coppa Davis.

Il suo giovanissimo emulo è l’undicenne di origine bulgara Teodor Davidov. A due anni Davidov si trasferì con la famiglia dalla natia Sofia a Denver, dove iniziò a giocare a tennis a 3 anni. Davidov non si limita però a colpire la pallina con il diritto da entrambi i lati del corpo: forte di uno spiccato ambidestrismo serve da sinistra con la sinistra e da destra con la destra.

Vi ricorda qualche professionista in grado di fare altrettanto? Forse un ottimo doppista che in coppia con il fratello vinse il Roland Garros nel 1993? Esatto, proprio lui: Luke Jensen.

Davidov si è messo in luce in un torneo nazionale nordamericano under 12 disputato poche settimane fa e in un baleno, grazie a Internet, le sue immagini hanno fatto il giro del mondo attirandogli molte attenzioni e qualche commento forse un po’ prematuro; tra gli ultimi quello dell’australiano Paul Mc Namee, uno dei più forti doppisti di sempre e manager sportivo di alto livello, che ha definito la tecnica di Davidov “il futuro del tennis”. 

Non sappiamo se McNamee si rivelerà buon profeta. Sappiamo però che i pochissimi atleti che in epoche recenti hanno percorso quella strada non sono andati lontano. Prendiamo ad esempio il sudcoreano Cheong-Eui Kim che a 21 anni decise di adottare la strategia “a la Davidov” per sorprendere i suoi avversari, spaccando quindi in due il suo gioco: servizio mancino da sinistra e viceversa da destra e niente rovescio. Risultato: a 31 anni langue intorno alla posizione numero 900 dopo avere brevemente assaggiato la top 300 nel 2015.

Un altro giocatore con caratteristiche simili è stato l’italiano Claudio Grassi, ritiratosi pochi anni fa. Carrarese, classe 1985, arrivò ad occupare nel 2011 la posizione numero 300 della classifica mondiale. Mancino naturale era in grado di cambiare la mano dominante nel corso dello stesso scambio e di colpire con il diritto sia dal lato destro che sinistro del corpo, pur essendo in possesso di un discreto rovescio bimane. In un’intervista del 2011 affermò che per lui il cambio di mano era dettato più da ragioni istintive che tattiche e che a suo parere questa strategia ha due grossi limiti: la diseguale potenza delle due braccia e il tempo necessarie a passare la racchetta da una mano che – per quanto possa essere contenuto – può risultare fatale.    

Se nel tennis professionistico moderno in campo maschile l’eliminazione del rovescio dal bagaglio tennistico di un giocatore non ha offerto alcun risultato di rilievo, in campo femminile ne ha dato uno in più. La russa Evgenija Kulikovskaya con i suoi due diritti arrivò infatti ad occupare la posizione numero 91 in singolare nel 2003 e la numero 46 in doppio nel medesimo anno.

Risalendo la corrente del tempo (ma se ha ragione Nietsche rischiamo di farci venire un gran mal di testa) troviamo una giocatrice ben più forte della russa e che come lei colpiva la pallina solo con il diritto: Beverly Baker Fleitz. Fleitz, statunitense, in singolare raggiunse la finale di Wimbledon nel 1955 e nello stesso anno vinse quella di doppio a Parigi. Le classifiche dell’epoca la vedono al terzo posto nel 1954 -1955-1958.

In anni meno remoti, due giocatrici dotate soltanto di diritto si incontrarono al primo turno di Wimbledon edizione 1972: Lita Liem e Marijche Schaar; vinse la prima. Si tratta dell’unica partita disputata con questa peculiarità a livello professionistico.

Altri tempi e altre velocità; de Stefani e Fleitz  raggiunsero risultati importanti in un’epoca in cui la pallina viaggiava ad una velocità nettamente inferiore rispetto all’attuale e consentiva loro di cambiare di mano la racchetta senza compromettere l’esito dello scambio. Il tempo – ancora lui – ci dirà se Davidov saprà emularli; noi gli auguriamo buona fortuna, perché crediamo che il tennis abbia bisogno di nuovi campioni e ancor più di nuovi personaggi.

Questa storia di tennis è dedicata ad Antonella Rosa, tennista ligure che negli anni ’70 giunse sino al numero 132 del mondo, al numero 4 della classifica italiana e al titolo assoluto nel 1976, giocando con due diritti e nessun rovescio. A impostarla in questo modo fu Ido Alberton – storico maestro del Park Tennis Club di Genova – a seguito di un brutto infortunio patito da Rosa alla mano destra.

Antonella ci ha lasciati la scorsa estate a soli 63 anni.  

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