Nei dintorni di Djokovic: Goran Ivanisevic racconta Nole. “È già il più forte di sempre"

Interviste

Nei dintorni di Djokovic: Goran Ivanisevic racconta Nole. “È già il più forte di sempre”

L’ex campione croato parla della collaborazione con il n. 1 del mondo (“Un perfezionista”), del rapporto con lui e Vajda (“Mi ha aiutato molto quando sono arrivato”) e di tanto altro. Come la caccia ai record (“A fine carriera i più importanti saranno suoi”) e il rapporto con il pubblico: “Ognuno tifa chi vuole, ma ci vorrebbe rispetto”

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Il 2020 è iniziato veramente alla grande per Goran Ivanisevic. L’ex campione croato, oggi coach del n. 1 del mondo Novak Djokovic, lo scorso gennaio ha ottenuto infatti due grandissime soddisfazioni: in rigoroso ordine di tempo, l’ammissione alla Hall of Fame del tennis e la vittoria del suo assistito all’Australian Open. Rientrato in Croazia, Goran ha rilasciato una lunga intervista esclusiva al quotidiano Jutranji List, in cui ha parlato dei suoi recenti successi, ma soprattutto ha parlato molto della sua collaborazione con Novak Djokovic. E di Novak Djokovic. Ma non solo, come leggerete nel seguito dell’articolo in cui vi proponiamo un’ampia sintesi dell’intervista.

La chiacchierata del campione di Wimbledon 2001 con il giornalista Vladimir Zrinjski inizia con i complimenti per lo Slam appena vinto da coach, con Ivanisevic che ha qualche dubbio su quanti Major abbia vinto in panchina. Sono due –  il recente Australian Open e lo US Open 2014 vinto da Marin Cilic – o tre, se si considera anche l’ultimo Wimbledon dato che la sua collaborazione con Djokovic è iniziata proprio durante quel torneo? “Non so se posso considerarlo oppure no, anche se lì è iniziata la storia. Ci sono argomenti sia a favore che contro, di sicuro questo si conta: sono già da un po’ di tempo nel team, ho seguito tutta la preparazione, ho assistito alla conquista”.

A seguire le congratulazioni per l’ammissione all’International Tennis Hall of Fame di Newport, anche se in realtà la notizia Goran l’aveva ricevuta a fine dello scorso anno – “Quindi direi che l’anno scorso è finito bene e questo è iniziato in maniera incredibile. Dovevo mantenere la notizia riservata, l’ho detto solo alle persone a me più vicine e al team, perché volevo lo sapessero da me e non quando arrivavano in Australia” – e la cerimonia ufficiale sarà solo tra qualche mese. “A luglio, e non è poi così lontano. E nel frattempo, ci saranno da fare un centinaio di cose all’improvviso. Adesso, ad esempio, mi hanno chiesto di recuperare per il museo cinque-sei ricordi della mia infanzia e della mia carriera. Per fortuna mio padre ha tenuto la racchetta e alcune magliette della vittoria di Wimbledon. Probabilmente darò loro anche una delle medaglie olimpiche” (Goran vinse la medaglia di bronzo sia in singolare che in doppio alle Olimpiadi del 1992, ndr).

 

Superati i convenevoli, si passa agli argomenti centrali dell’intervista: il suo punto di vista sulla vittoria di Djokovic a Melbourne, le sue impressioni su come sta procedendo la collaborazione con il fuoriclasse serbo, sul rapporto con Novak e il resto del team e il suo pensiero sul prosieguo della carriera del tennista belgradese.

Torniamo alla finale di Melbourne. Forse c’era meno tensione rispetto alla finale di Wimbledon, ma non potevate farvi mancare il quinto set…
Non direi ci sia stata meno tensione. Si è trattato di un match diverso, che non si ricorderà per la bellezza ma per i capovolgimenti di fronte. È girato su un paio di punti. Nole è partito benissimo, era in controllo e poi ha iniziato a non sentirsi bene. Ed è cambiato tutto. Secondo me il punto più importante è stato quello sull’uno pari del quarto set, palla-break per Thiem, quando Nole ha giocato un serve & volley neanche fosse in allenamento. Anzi, neanche in allenamento sarebbe stato così disinvolto, ha piazzato due volée incredibili. In quel momento ho visto che iniziava a sentirsi meglio e che era di nuovo in partita. Thiem si è innervosito, ha capito di aver perso l’occasione. E poi nel quinto set, il secondo punto più importante, subito dopo aver ottenuto il break: di nuovo una perfetta discesa a rete dopo il servizio, volèe profonda, Thiem sbaglia il rovescio lungolinea. Un po’ mi è dispiaciuto per Thiem, tanto che negli spogliatoi gli ho detto: ‘Guarda, se c’è qualcuno che sa come ti senti adesso, quello sono io’. E lui: ‘Lo so che lo sai, ma non aspetterò così a lungo come te per conquistare uno Slam!’ E io di rimando: ‘No, ne sono certo, non dovrai’. Perché lui è l’unico giocatore che quando è in allungo colpisce più forte di quando è in posizione normale. Vero, aveva Novak in pugno, ma Novak ha fatto qualcosa che io non ho visto fare da nessun altro. Com’è risalito dal baratro… come se avesse un pulsante, che quando lo schiaccia gli consente di ripartire da capo.

Novak Djokovic – Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

Come ha vissuto dalla tribuna quei punti decisivi?
Ho sempre creduto che Novak potesse girare il match, aspettavo solo il momento che accadesse. Lui questo ce l’ha dentro, è un vincente nato, persone così non vogliono perdere. Nole è geniale, ha costretto Thiem a pensare: ‘Ma… Ma sarà mica che la perdo, anche se sono così vicino a vincerla? Mi sta sfuggendo di nuovo’. L’unica cosa di cui ero certo era che il quinto set sarebbe stato dramma, perché non può andare diversamente quando ci sono io nei paraggi! Ma a quel punto se avessero giocato altri dieci set li avrebbe vinti tutti Novak.

Božo Maljković, ex grande allenatore serbo di basket (fu l’allenatore della favolosa Jugoplastika Spalato della fine anni Ottanta che schierava i due giovani fenomeni spalatini Tony Kukoc e Dino Radja, con cui vinse tre scudetti jugoslavi e due Coppe Campioni, ndr) oggi presidente del Comitato Olimpico serbo, ha ricordato di recente come una quindicina di anni fa, a Spalato, lei e suo padre gli diceste che a Belgrado c’era un ragazzino che sarebbe diventato il n. 1. E quando chiese cosa avesse Novak di diverso dagli altri, voi indicaste la testa.
Non dimenticherò mai la prima volta che giocai contro Nole, aveva 14 anni e mezzo, e quando sior Niko
(come Goran chiama affettuosamente, in dialetto spalatino, il grande coach croato Nikki Pilic, ndr) mi disse: ‘Vedi compare, mi taglio le p.… se questo non diventa numero uno’. Ed è qualcosa che si vede veramente. Ci sono ragazzi che giocano bene e ci sono quelli che hanno ‘quel qualcosa’. Qualcosa che non puoi comprare, o ce l’hai o non ce l’hai. Questo differenzia i campioni come Novak da quelli che saranno n. 20 o n. 30. Novak è sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, uno con una mentalità simile non l’avevo mai visto. Questa è la qualità che lo contraddistingue ed è per questo che è il più grande. E cosa ancora farà vedere, tra i tornei che vincerà ed i record che batterà. Se prendete gli ultimi dieci anni, nessuno gli è nemmeno vicino.

Cosa nota di Djokovic adesso, dopo 7-8 mesi di collaborazione, e cosa non aveva percepito “da fuori”?
Vedo ancora meglio come si comporta in campo, fuori dal campo, negli allenamenti. Quelle piccole cose che impari a conoscere di ogni persona. Mi ero trovato molte volte nella situazione in cui il mio giocatore lo aveva dovuto affrontare. Quindi forse non sapevo tutto, ma lo seguivo e avevo notato molte cose. Sapevo in linea di massima cosa aspettarmi. Ma quando inizi a relazionarti con qualcuno quotidianamente, allora impari sempre, apprendi cose nuove. In questo Marjan (Vajda, ndr) mi ha aiutato tanto, è con lui da undici anni. Su alcuni particolari abbiamo opinioni diverse, ma sul tennis la pensiamo allo stesso modo. E qualcosa ho ascoltato e preso anche dal fisioterapista Miljan Amanovic. Torno sempre alla mia teoria che è fondamentale capire la mentalità della persona che alleni. E noi abbiamo la stessa mentalità, la stessa lingua, tutto è più facile. So cosa farei io in determinare situazioni. Anche Novak ragiona così, solo ad un livello più alto.

Capita che Novak voglia seguire una strada, Vajda un’altra e lei una terza?
Non capita di frequente. Io e Marjan in genere seguiamo la stessa direzione, solo Novak qualche volta non è soddisfatto di qualche colpo, quando noi pensiamo che non ce ne sia motivo. Ma in campo ci va lui e finché lui non è soddisfatto noi possiamo parlare quanto vogliamo. Ad esempio, in Australia prima del match contro Raonic ci dice che la risposta non va, non è soddisfatto, sta peggiorando. Io lo guardo: ma dov’è il problema? E allora abbiamo rintracciato Karlovic, che era ancora lì, perchè facesse il riscaldamento con lui il giorno prima dell’incontro . E Novak rispondeva come se ‘Karlo’ servisse da 500 metri di distanza. Era soddisfatto, ma non del tutto. E poi arriva al match con Raonic e risponde senza problemi a uno che gli serve a 220-230 km/h. Novak è un perfezionista e fino a quando non sente tutti i colpi come vuole, non è soddisfatto.

Vajda, Djokovic e Ivanisevic

Si può fare un confronto tra la collaborazione con Novak e quella con Raonic, con il quale ha detto di aver avuto difficoltà a comunicare?
No, non si può, perché con ogni giocatore si comunica in modo diverso. Per Raonic il problema non è mai stato il tennis. Da quel punto di vista è un top 5, un top 10, il problema è che non riesce a rimanere tutto intero per un mese, senza infortunarsi. E la comunicazione, l’accettare e il provare cosa gli viene proposto. Una grande cosa di Novak è che prova tutto quello che gli proponi. Non deve per forza essere giusto, ma lui prova. Se non funziona, si passa oltre. Cerca sempre degli elementi nei quali possa migliorare. È più facile comunicare con una persona che da te cerca dei consigli, invece che con qualcuno che tace e devi arrampicarti dentro la sua testa per stabilire un contatto. Ogni cosa è una sfida, ma alla fine conta solo il risultato e quanti match vince.

Capita che Novak vi sorprenda con qualcosa che voi non avete pensato?
Forse certi dettagli li vede in maniera diversa rispetto a me e Marjan. È molto interessante notare quanto segua il tennis. Durante la notte si ricorda di qualcosa e ci manda un messaggio chiedendoci se l’abbiamo visto. Un esempio è prima della finale con Thiem, osservava come si lancia la palla nel servizio, più a sinistra se serve esterno, a destra se serve alla ‘T’. E su tutti i dettagli vuole essere sicuro, sicuro di non aver tralasciato niente che gli potrebbe costare in partita. Incredibile quanto tennis guardi, come confronta le partite precedenti… Guardavamo Thiem e Zverev e già ipotizzavamo gli scenari, cosa fare se vince uno, cosa se vinceva l’altro. Ci sediamo a cena, scherziamo, ma in realtà siamo già con la testa alla partita.

In Australia ha dichiarato che desidera essere presente quando Novak diventerà il più grande della storia. Potrebbe accadere già il prossimo anno?
Potrebbe. Non credo che Novak giocherà ancora cinque anni, anche se ha dentro di sé ancora cinque anni buoni.

Pensa che possa averne abbastanza?
Quando otterrà questi record, tutto è possibile. Potrebbe superare Federer per numero di settimane al n. 1 già dopo lo US Open, e per numero di Slam vinti il prossimo anno. Quest’anno lo potrebbe eguagliare, ma dovrebbe vincere tutti i restanti tre. E se li vincesse tutti e tre ecco che farebbe qualcosa che è riuscito solo a Rod Laver. Ripeto, per me è già adesso il più forte tennista della storia. Quando è centrato, preparato e sano, non c’è nessuno migliore di lui. Su tutto questo si tireranno le somme alla fine della loro carriera (riferito a Federer, Nadal e Djokovic, ndr), deciderà la gente, ma penso che Novak sarà il migliore in tutte le categorie più importanti.

I media è da un po’ che sono fissati con questa sfida, chiedono spesso a Novak quanto sia importante per lui…
Ma sì, la cosa ha un po’ stufato, ma sicuramente per lui conta molto. Non vuole di sicuro essere ricordato come il tennista che ha giocato più finali. Lui, Federer e Nadal sono dei vincenti, gente che in ogni Slam viene per vincere. Non è che questa sfida lo stressi, ma ci pensa. E quando ‘sta bene’ di testa, allora sa di essere il favorito nel 99,9% dei tornei. Solo Nadal ha un piccolo vantaggio a Parigi, perché comunque è il ‘suo’ torneo.

Il palmares dei Big Three dopo l’Australian Open

Cosa ne pensa del rapporto di Novak con i tifosi, di cui si è parlato molto all’inizo della stagione? Prima all’ATP Cup, dove Nadal si è lamentato del pubblico, e poi all’Australian Open. Il papà di Novak dopo la finale ha dichiarato di non aver capito perché il pubblico tifasse per Thiem.
Ci sono diverse teorie su questo. L’ATP Cup è andata benissimo perché c’erano molti tifosi serbi. Non so cosa abbia innervosito Nadal, forse qualcuno gli urlava prima del servizio, ma l’atmosfera era fantastica. Per quanto riguarda l’Australian Open, non so perché questa situazione si ripeta. Ma sposo la tesi che Federer e Nadal hanno iniziato prima e si sono creati la loro base di tifosi. E non è che adesso quei tifosi cambiano e si mettono a tifare per Novak. Lui ha il suo pubblico di sostenitori. Non mi ha disturbato il fatto che abbiano tifato per Dominic, volevano che un ragazzo che si era impegnato e che è un ottimo tennista conquistasse il suo primo Slam. Ma in qualche occasione è troppo evidente che non apprezzano e non rispettano l’uomo che ha vinto più Australian Open nella storia. E a Wimbledon la situazione è stata simile.

Boris Becker dopo Wimbledon ha usato proprio queste parole, che i tifosi dovrebbero apprezzare di più la grandezza di Novak.
Questo mi dà fastidio, che non lo apprezzino come persona. Non posso costringere qualcuno a tifare, tifa pure per l’altro, non mi interessa, ma mostra rispetto. Questo è il problema maggiore, lo avevo notato già prima. Come allo US Open 2015, quando in semifinale battè Marin e in finale 20.000 persone tifarono per Federer. E a quel punto, la ‘lucida follia’ di Novak. Lui è come se si estraniasse dalla situazione, quando qualcuno del pubblico lo fa arrabbiare, gioca ancora meglio. Come se volesse tappargli la bocca. Anche se sarebbe bello gli fosse riservato un trattamento migliore. Si tratta di una persona che ha dato veramente tanto al tennis. Ha creato una Fondazione, investe costantemente su di sé e nello sport, niente per lui è un problema… Per questo dovrebbero rispettarlo di più.

Le è mai capitato di giocare con tutto lo stadio contro?
Non in questo modo. Forse se avessi avuto i cinque minuti, allora avrei avuto tutti contro di me perché si sarebbero resi conto che ero andato in cortocircuito. Ma quanto vedi che uno lotta e si impegna… Mi sembra che qualsiasi cosa Novak faccia, non vada bene. Mentre gli altri, qualsiasi cosa facciano è ok, a loro si perdona tutto, non importa se sono Federer e Nadal. Di Novak si analizza qualsiasi piccolezza, sia positiva che negativa. Come in finale, quando ho sentito fischiare perchè è uscito dal campo. Ma chi farebbe finta in una finale? Vuoi vincere e dai tutto quello che hai. Una finale è una finale. Ha provato di tutto, è rientrato in partita ed ha vinto perché lui ha una testa incredibile.

Può cambiare questo atteggiamento nei suoi confronti?
Sinceramente non lo so, ma più no che sì. Ma Novak va avanti, ha le persone che gli sono vicino e i suoi tifosi che saranno sempre con lui. E se qualcuno avrà qualcosa da criticare, la cosa migliore è che si estranei. Alla fine conterà quanto uno avrà vinto, non quanti tifosi ha avuto.

Scommetterebbe su Thiem come prossimo nuovo campione Slam?
Ce ne sono diversi, ma sì, scommetterei su di lui. Sia a Parigi che allo US Open. Sull’erba probabilmente no, anche se non si sa mai. È un grandissimo lavoratore. E quel discorso dopo il match ha dimostrato quanto sia solido quel ragazzo. Non è facile perdere per la terza volta una finale Slam e tenere un discorso subito dopo.

Anche questo è qualcosa che lei ha vissuto.
Sì, l’ho vissuto. Tanto di cappello. Se qualcuno dall’alto sta guardando, sicuramente lo premierà.

La sconfitta più bruciante della carriera di Ivanisevic, quella
contro Agassi nella finale di Wimbledon 1992

Concorda con McEnroe che sostiene che ai giocatori più giovani manca una forte mentalità, prendendo ad esempio Nadal che “morde” su ogni punto?
Ognuno ‘morde’ a modo suo. E di Nadal ce n’è uno solo, uno così non nascerà più. La gente non comprende le specificità dei tornei del Gradne Slam. Sono due settimane, sette partite, significa due tornei in uno. I giovani lungo questo percorso vengono eliminati, un po’ come se si sopravvalutassero. Non sono ancora maturi, giocano bene uno, due, tre, anche cinque match e poi si bloccano. Hanno bisogno ancora di tempo per giocare bene con continuità. Per questo voto per Thiem, che da questo punto di vista sta migliorando sempre di più. Medvedev ha giocato molto male con Wawrinka. Da Tsitsipas mi aspettavo molto, ma Raonic lo ha impallinato. Molto male anche Shapovalov. Stanno arrivando e saranno difficili da affrontare, ma per un motivo o per l’altro ancora si perdono quando è il momento di alzare i giri del motore.

L’intervista non poteva concludersi senza dare con Ivanisevic uno sguardo al tennis croato maschile. A partire dalle voci che a fine anno volevano il 48enne coach spalatino quale successore di Zeljko Krajan sulla panchina della nazionale di Coppa Davis (“Ne hanno parlato in tanti, ma non ho mai detto di essere pronto a farlo. Sono troppo concentrato sul mio lavoro attuale”) ed alla scelta, invece, del suo ex allenatore Vredan Martic:“Avevo fatto io il suo nome e sono contento che abbia accettato”. Per poi parlare del prossimo match di Davis contro l’India: “Non sarà facile, abbiamo un po’ sottovalutato l’India. Ho sentito che Borna Coric non ci sarà. Quindi non so quale sarà la formazione. Siamo favoriti ma non eccessivamente. Sarebbe bello vincere ed andare a Madrid perché si tratta di una bella iniezione finanziaria per la Federazione. E per i giovani che stanno crescendo, per aiutarli nel loro percorso di vita nel tennis“. Ed infine un’opinione sul periodo difficile che stanno vivendo i due migliori giocatori croati, Borna Coric e Marin Cilic, a cui per motivi diversi (per Borna è stato una specie di mentore sin dal suo esordio tra i professionisti, di Marin è stato il coach dal 2013 al 2016) è molto legato.

Già che ci siamo, parliamo di Coric.
Mi è difficile dire qualcosa. Lo prendevo sempre in giro perché ancora un po’ ‘usciva dallo schermo’ quando lo guardavo alla tv e finalmente lo scorso anno aveva cominciato ad essere più aggressivo, ad avvicinarsi alla riga di fondo, a servire veramente bene. E adesso è come se tutto questo fosse svanito nel nulla. È subentrata l’insicurezza, fa troppi errori non forzati, e lui è un lottatore che non ha mai regalato niente. Come se fosse stato preso dal panico. L’ho visto giocare in Australia, ha fatto troppi errori senza motivo. È troppo bravo come giocatore per non uscire da questa crisi, ma non c’è nessuna bacchetta magica che ti permetta di dire: ‘In questa data uscirò dalla crisi’. Spero che già a Rio giochi meglio e che sia in forma per Indian Wells e Miami.

Quanto lo ha disorientato la separazione da Piatti?
Ogni cambiamento ti disorienta. Perchè ogni allenatore porta qualcosa di nuovo oppure la stessa cosa te la mostra in modo diverso. Martin Stepanek è fantastico come allenatore e come persona, veramente, spero che questa collaborazione duri a lungo e abbia successo. Non so perché si sia separato da Piatti, è vero però che prima che accadesse aveva giocato bene. Per un periodo ha espresso un tennis veramente di alto livello. Non è svanito, nessuno può portartelo via, ma da solo devi ritrovare la forma. Deve scattargli il ‘clic’, io sono un esempio perfetto per lui in questo senso. Lui è quello che prende le decisioni in campo. Mi dispiace perché considero Borna un fratello più giovane, ma non ho paura, ne uscirà fuori e riprenderà il posto che gli spetta.

Borna Coric e Goran Ivanisevic nel 2015

Marin Cilic pian piano sta tornando?
Ho guardato anche lui in Australia e posso dire che era da tempo che non lo vedevo esprimere un tennis di qualità come contro Bautista. Nell’ultimo anno ha veramente fornito delle brutte prestazioni. Il suo non è un problema di tennis, il suo è di una qualità superiore, deve solo trovare la persona che lo ‘resetti’. Che gli restituisca certe cose in modo che possa di nuovo riprendere la strada giusta. Si è un po’ perso, ma il suo tennis è da top ten, non c’è dubbio. È strano vedere un giocatore con quei colpi fuori dal seeding di un torneo. Già a Dubai al primo turno potrebbe incontrare Djokovic… Spero che per Indian Wells migliori la classifica almeno per rientrare tra le teste di serie. È difficile, sei sempre ad inseguire qualcosa, poi rimani indietro… Prima trova l’allenatore che lo sappia indirizzare, meglio sarà per lui. Perché da solo non ce la fa. Ha delle fiammate, ma non è costante.

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Wimbledon, Sonego verso Nadal: “L’erba mi può aiutare e sul Centrale ho già giocato”

Le speranze dell’azzurro verso il big match contro il campione maiorchino di sabato: “Qui difendere non conviene a nessuno, non si può attendere l’errore dell’avversario”

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Lorenzo Sonego - Wimbledon 2022

Una bella vittoria contro Hugo Gaston, tra una veronica a concludere uno scambio da cineteca e il sostegno dei tifosi italiani, per confermare di trovarsi molto bene sull’erba. Lorenzo Sonego centra il terzo turno per il secondo anno consecutivo ai Championships: l’anno scorso si fermò in ottavi contro Roger Federer, quest’anno sulla sua strada c’è l’altro totem di questo sport, Rafa Nadal, a livello di terzo turno. Peccato che l’edizione attuale non assegni punti, perché il torinese scivolerà intorno alla 70esima posizione del ranking ATP. Ma il torneo di Londra gli sta dando morale e autostima per andarsi a riprendere i punti in seguito.

Intanto, c’è una partita importante da giocare. “Sì, Nadal qualcosina ha vinto… – sorride Lorenzo dopo il match contro Gaston ai microfoni di Repubblica -. Servirà una prestazione pazzesca. Ma forse l’erba è la superficie migliore per incontrarlo. Dovrò sicuramente essere molto aggressivo con servizio e dritto. Su questa superficie essere attendisti non conviene a nessuno e mi trovo bene perché la palla salta meno, me la trovo ad altezza fianco per il rovescio, preferisco così per giocarlo piatto. Mi può aiutare anche il fatto di aver giocato sul Centrale l’anno scorso contro Federer, almeno un pochino di esperienza ce l’ho”.

Sonego, che ha incassato gli elogi da parte del campione maiorchino, spiega la filosofia con cui sta approcciando questo torneo: “Puntare sul servizio e dritto è fondamentale. Sono le armi principali del mio gioco e devo farle valere. A questo livello aspettare non si può, chi prende in mano il gioco per primo è avvantaggiato”. Infine, un pensiero all’amico Matteo Berrettini. “Ha fatto la scelta giusta con il ritirarsi, ha dimostrato ancora una volta di essere corretto. Non tutti avrebbero fatto lo stesso”.

 

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Kyrgios, show in conferenza dopo quello in campo: “Visto? Stavolta non potete accusarmi di niente. E se gioco così…”

Così l’australiano: “A volte mi sento come se non avessi bisogno di fare così tante cose extra per mettere su uno spettacolo e rendere divertente il tennis”

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Nick Kyrgios - Wimbledon 2021 (via Twitter, @atptour)

Quella che è andata in scena ieri è stata una dimostrazione di forza da parte di Kyrgios. Una prestazione che fa riflettere, perché se l’australiano giocasse sempre con questo approccio forse ora staremmo parlando di un giocatore con un’altra classifica e un altro palmares. L’inerme Krajinovic, battuto in tre set, è stato seppellito sotto la pioggia di vincenti dell’australiano, ben 50 a fine match. L’istrionico Nick ha risposto così alle domande dei media nell’ormai consueta conferenza stampa-show.

IL MODERATORE: Nick, grande prestazione oggi. Dicci i tuoi pensieri.

NICK KYRGIOS: “Sì, sono semplicemente super soddisfatto della mia performance di oggi. Voglio dire, ho giocato davvero bene sotto ogni aspetto del mio gioco. Quindi sono davvero interessato a sentire quali sono oggi le domande per me”.

 

D. Sappiamo che ti piace intrattenere la folla. Oggi sei stato molto professionale. Quello che è successo martedì contro Jubb ha influenzato il tuo comportamenti di oggi, per non dare motivi per criticarti?

NICK KYRGIOS: “Non lo so. Immagino che solo dal punto di vista delle prestazioni personali, la mia prestazione al primo round non sia stata quello che volevo, specialmente per il modo in cui ho giocato e il modo in cui mi sono allenato, il duro lavoro che ho svolto. Sono rimasto piuttosto deluso dalla mia prestazione nel primo round. Poi ovviamente c’è stata la mancanza di rispetto dei media e tutto il resto, e la partita di oggi era solo una specie di promemoria per rimettervi tutti al vostro posto. Ho raggiunto le finali al Queen’s, la top 30 del mondo, sono staato una testa di serie qui. È un dolce promemoria”.

D. Quando scendi in campo, hai un’idea di come giocherai bene in base a come ti senti prima?

NICK KYRGIOS: “Penso che tutti si sentano bene se si sentono bene fisicamente e mentalmente, probabilmente avranno maggiori possibilità di avere una buona prestazione. Oggi dall’inizio mi sono sentito davvero bene. Dal fondo del campo mi sentivo come se fossi davvero tornato in me. Sono stato solo sul pezzo dall’inizio oggi. Volevo solo, non lo so, dimostrare alla gente che sono davvero bravo. Mi sembra di non essere abbastanza rispettato a volte, sai?

D. Partendo da quello che hai appena detto, è stato quasi premeditato oggi, vuoi davvero mostrare le tue cose migliori?

NICK KYRGIOS: “Sì, ero davvero concentrato fin dall’inizio. Volevo solo fare una buona prestazione personale perché non ero felice del mio livello. Volevo solo, per me stesso, sapere che mi sto premiando per il duro lavoro che sto facendo. E volevo sentirmi in grado di mostrarlo a Wimbledon. Non sono stato in grado di farlo nel mio primo round. Ma sono stato davvero roccioso e fortunato a superare il mio primo round. Oggi è stato bello”.

D. Congratulazioni per una performance meravigliosa.

NICK KYRGIOS: “Grazie”.

D. Se posso, volevo dare seguito ad alcuni commenti interessanti, su odio, abuso, mancanza di rispetto. Sei un grande fan dei Celtics. Abbiamo visto cosa hanno fatto. È stata una grande prestazione nel complesso. Prima che ci fossero commenti razzisti su Kyrie. Cosa ne pensi di tutto questo?

NICK KYRGIOS: “Quando ho mangiato sushi qui l’altro giorno è stata interpretata come una mancanza di rispetto, incredibili le cose che ho letto sui social media. Mi hanno detto che sono scortese e non ho buone maniere. Ma avevo letteralmente giocato quattro ore e avevo bisogno di cibo. Qualcuno in questa stanza ha giocato quattro ore di fila a tennis nella sua vita? No. Volevo solo andare là fuori oggi e ricordare a tutti che sono in grado di giocare un ottimo tennis senza distrazioni. La folla si è divertita oggi. Questo è tutto. È semplicemente incredibile quanto velocemente oscillino i media”.

D. Una domanda veloce sui campi e sulla programmazione. Prime due partite sui campi 2 e 3. Ti è dispiaciuto giocare su questi campi nei primi turni o pensi che dovresti essere su un campo di alto profilo?

NICK KYRGIOS: “No, non mi importa in quale campo gioco. Voglio dire, questi campi sono bellissimi. Probabilmente è uno dei migliori centri di tennis al mondo. Non mi importa dove gioco. Ovviamente giocando contro Tsitsipas il prossimo round, sarebbe giusto giocare su un campo più grande, molto probabilmente sul campo 1. Sono emozionato. Sento che entrambi ci siamo guadagnati il ​​diritto. Siamo due delle più grandi star di questo sport. Si spera che se entrambi porteremo il nostro miglior tennis, sarà fantastico da guardare. Vedremo. Vedremo”.

D. È stato appena annunciato che ti sei ritirato dal doppio. Puoi spiegarci? È una grande delusione per te che non potrai giocare con Thanasi?

NICK KYRGIOS: “Sai, è qui che i media speculano. Sono un giocatore del singolare. La mia priorità sono sempre stati i singolari. Ho già fatto i quarti di finale qui, ho vinto titoli di singolare. Ovviamente ho messo il singolare come mia priorità. Ho giocato quasi quattro ore nel mio primo round. Personalmente, sono stato troppo tempo in campo. Oggi ho rimediato. Ma voglio mettere i miei singolari come mia priorità. Sto facendo ciò che è meglio per il mio corpo”.

D. In campo hai detto che volevi mostrare a tutti che sei davvero bravo. L’hai detto di nuovo qui. Come definiresti “bravo” e cosa è essere “bravo” per te?

NICK KYRGIOS: “Beh, mi sento come se le persone non mi dessero rispetto a volte a causa di altre cose che faccio. Non c’è proprio niente che i media possano dirmi oggi. So solo che non potete accusarmi di nulla oggi. E mi piace perché poi non potete scrivere nulla. Cosa avete intenzione di dire? Niente oggi. Sbalorditi tutti”.

D. Eri come in una bolla oggi. Niente sembrava disturbarti. La mia domanda è: quanto è difficile per te venire in campo con quel tipo di concentrazione?

NICK KYRGIOS: “È difficile. C’è un equilibrio da trovare. Mi sto ancora divertendo molto a giocare. A volte è difficile perché anch’io voglio fare uno spettacolo. A volte mi sento come se non avessi bisogno di fare così tante cose extra per mettere su uno spettacolo e rendere divertente il tennis. Penso che il modo in cui ho giocato oggi sia stato divertente come sempre. Per me è sempre stato difficile trovare un equilibrio. Se riesco a trovare quel tennis un po’ più spesso, sono molto pericoloso”.

D. Pensi che i media ti abbiano ritratto in modo sbagliato dopo quello che è successo martedì in qualche modo? Come ti hanno mancato di rispetto? Sembri molto arrabbiato per quello che è successo.

NICK KYRGIOS: “Non sono arrabbiato. Sono felice”.

D. E con l’indagine sull’incidente degli sputi, hai pensato a cosa è successo e ci hai riflettuto adesso? So che sei andato dall’arbitro e hai detto qualcosa di quella persona nel pubblico. Mi chiedo solo cosa gli hai detto anche tu.

NICK KYRGIOS: “Perché dovresti farmi una domanda riguardo ad una cosa di due giorni fa? È perché non hai un argomento per oggi?”

D. No, no. Te lo chiedo perché c’è un’indagine in corso.

NICK KYRGIOS: “Ma oggi ho giocato contro Filip Krajinovic. Non vuoi sapere come ho giocato oggi?”

Q. Ti ho visto giocare oggi. Sei stato fantastico.

NICK KYRGIOS: “Allora perché non mi fai una domanda a riguardo?”

D. Perché c’è un’indagine.

NICK KYRGIOS: “Stai indagando personalmente?

D. No.

NICK KYRGIOS: “Allora perché ti importa?

D. Perché ti coinvolge.

NICK KYRGIOS: “Sono ancora a Wimbledon in questo momento”.

D. Esattamente.

NICK KYRGIOS: “Allora non parliamone“.

D. Perché non ne vuoi parlare?

NICK KYRGIOS: “Perché ne ho già parlato”.

D. Quando ti concentri e ti senti così, servi in ​​quel modo, fino a che punto puoi arrivare in questo torneo? Puoi vincerlo?

NICK KYRGIOS: “Come ho detto, penso giorno per giorno. Ho un giorno libero domani. Farò un buon allenamento, vedrò chi è il mio prossimo avversario e mi preparerò per qualsiasi sfida mi aspetta. Questo è tutto”.

Q. Hai detto che sei concentrato sui singolari. Ma sei in un’ottima posizione con Thanasi per arrivare alle finali ATP. Non è un obiettivo?

NICK KYRGIOS: “Penso che saremo alle finali”.

D. Sei disposto a giocarle?

NICK KYRGIOS: “Giocheremo, sì”.

D. Quali sono le tue caratteristiche distintive della personalità quando metti in scena lo spettacolo che hai descritto in precedenza?

NICK KYRGIOS: “Mi sento a mio agio per quello che sono. Alcune persone, tipo, adorano farmi a pezzi. Non è più possibile. Voglio solo dire alle persone che guardano questa conferenza stampa o guardano il mio tennis di credere in te stesso, essere te stesso. Non limitarti a dire quello che ti è stato detto di dire. Non mi potrebbe importare di meno se c’è un’indagine su di me su quel che faccio, ad essere brutalmente onesto con te. So cosa porto in questo sport. Sono una delle persone più importanti di questo sport. Vuoi parlarne? Niente da indagare lì perché è solo fattuale. Quindi, sì, sono estremamente fiducioso in me stesso; viste tutte le sfide che ho superato nella mia vita. Sono orgoglioso di essere quassù e di farlo a modo mio. Essere in grado di produrre tennis del genere a Wimbledon, è un sogno che diventa realtà per ogni tennista”.

D. Sulla mancanza di rispetto che hai dovuto affrontare da parte dei fan. Credi che i fan stiano infrangendo l’etichetta di Wimbledon quest’anno, diventando un po’ più come un pubblico di football?

NICK KYRGIOS: “Non credo — non mi dispiace quando le folle si alzano e supportano. Ovviamente se c’è gente del posto, vogliono vedere che i loro connazionali se la cavano bene. Voglio che i fan siano forti quanto vogliono. Ma c’è solo una linea da non superare, penso alla mancanza di rispetto in cui questo non è accettabile in nessuno sport. Ma penso che il chiasso, il volume e l’atmosfera siano le cose belle di questo sport. Normale quando stai giocando in alcuni dei più grandi stadi del mondo. Penso che Jubb abbia adorato quell’atmosfera là fuori. Lo ricorderà. Ha tanto spazio per imparare. La prossima volta che ci sarà, potrebbe vincere. Penso che lo sport ne abbia bisogno in un certo senso. Guardi tutti gli altri sport in giro per il mondo, il pubblico è così divertente da guardare. Penso che il tennis abbia bisogno di un po’ più di interazione da parte della folla. Ma deve essere entro le righe, credo”.

D. Sei contento di aver vinto la partita oggi senza alcun conflitto con gli ufficiali di linea? Questo ti fa sentire più felice in te stesso?

NICK KYRGIOS: “Sono solo orgoglioso della mia performance. Ci sono così tante volte in cui ho avuto battaglie assolute, e ho giocato a tennis in modo fenomenale, e i media tendono a scegliere e comunque a scegliere ciò di cui vogliono scrivere. Oggi non c’è assolutamente niente da dire, il che è esilarante, perché ho giocato così tante partite in cui ho dato il massimo ma ho perso e c’è solo una cosa di cui scrivete. Oggi, goditela. Riguardatevi la partita. Spero che amiate il mio tennis oggi, guardate tutti i momenti salienti e ne scriverete”.

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Wimbledon, Nadal: “Due settimane fa ero vicino al ritiro, ora non più! Sonego mi piace, è un avversario molto pericoloso”

Rafa ha parlato anche della situazione contagi: “Nessuna paranoia ma sì, sto adottando delle precauzioni”

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Rafa Nadal - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Rafael Nadal è a Wimbledon per restarci il più a lungo possibile. Ma lo spagnolo non è apparso nella sua miglior versione durante le prime uscite sul Centre Court: come era accaduto contro Cerundolo al primo turno, quattro set sono stati necessari per avere la meglio su Berankis e sulla pioggia, che ha interrotto il match nel quarto set. C’è ancora margine di miglioramento, dice Nadal, che nel frattempo ha portato a 16 la striscia di vittorie consecutive negli slam in questo 2022. Ecco le sue parole nella conferenza stampa post-gara, in cui si ferma a riflettere anche sul prossimo turno, che lo vedrà opposto al nostro Lorenzo Sonego.

IL MODERATORE: Rafa, potresti condividere i tuoi pensieri iniziali sulla partita di oggi?

RAFAEL NADAL: “Sì, non è stata la miglior partenza onestamente. Ma ho finito giocando bene. Il quarto set è stato un buon livello di tennis per me, un miglioramento importante. Nel resto delle cose ho margini di miglioramento. Ma sì, è una vittoria in quattro set, passare di nuovo tre ore in campo, aiuta”.

 

D. C’è stato un ritardo di 50 minuti tra la pioggia che è caduta e il momento in cui hai ricominciato a giocare. Conosci la spiegazione del perché ci è voluto così tanto tempo prima che accadesse? Anche quello è stato impegnativo?

RAFAEL NADAL: “Fa parte del tennis. Nessuna lamentela per questo. Penso che all’inizio pensassero che sarebbe stata solo una pioggia veloce, quindi non volevano chiudere subito il tetto. Volevano continuare a giocare all’aperto. Queste sono le informazioni che ho. Lo rispetto e lo capisco. Stiamo giocando in un torneo all’aperto. Se la previsione era una pioggia veloce, perché no? Poi la situazione cambia. Sono stati scrosci più lunghi, quindi han deciso di chiudere il tetto. Nessun problema. Penso che abbiano preso le giuste decisioni. È vero che forse avrebbero potuto chiudere il tetto tre minuti prima perché è vero che il campo era bagnato quando siamo rientrati”.

D. Cosa pensi del tuo prossimo avversario, che è Lorenzo Sonego? Come lo affronterai?

RAFAEL NADAL: “Beh, è ​​la terza partita, la partita del terzo turno contro un giocatore che ha già vinto due partite. È un giocatore con un atteggiamento molto positivo, un buon servizio, un ottimo diritto. Terzo turno contro un giocatore difficile. L’unica cosa che posso aspettarmi è una partita difficile. Ho bisogno di giocare bene. Questo è l’unico modo per avere la possibilità di andare avanti. Lui lo conosco. Mi piace il modo in cui gioca. Penso che sia un avversario molto pericoloso”.

D. Una domanda veloce su Iga Swiatek. Le viene chiesto spesso della sua ammirazione per te, di come la ispiri. E tu quanta ispirazione trai dalla sua incredibile corsa quest’anno?

RAFAEL NADAL: “Le ho scritto un paio di volte perché è incredibile il modo in cui gioca. È incredibile come riesca a mantenere la concentrazione e lo spirito vincente per così tanto tempo. Quindi, sì, penso che sia qualcosa di molto difficile da realizzare, ciò che lei è stata in grado di fare. Non credo che perda una partita dai tempi di Indian Wells, se non sbaglio. È fantastico, no? Penso che quando sta giocando bene, è molto difficile fermarla perché i suoi colpi sono un po’ diversi, con molta potenza. È in grado di muoversi bene. Sì, quando è sicura di sé, penso che abbia dei colpi molto difficili da fermare per il resto delle ragazze. Sì, mi piace. Penso che abbia un atteggiamento molto positivo, aria fresca per il mondo del tennis. Felice che una brava ragazza come lei stia avendo molto successo”.

D. Ho notato che alcuni membri del tuo entourage indossavano maschere, evitando strette di mano. Abbiamo visto cosa è successo con Berrettini e Cilic. Stai prendendo più precauzioni? C’è un senso di paranoia?

RAFAEL NADAL: “No, no, nessuna paranoia. Realtà. Questa è la cosa. Un mio caro amico oggi si è dovuto ritirare, Roberto Bautista Agut, con un altro caso. Quando succede questo genere di cose è perché probabilmente in giro ci sono molti casi. Ecco perchè non sto facendo molte cose. Stare qui e stare in casa, non uscire più. Fa parte di questo mondo impegnativo che stiamo affrontando negli ultimi due anni. Con questo non sto dicendo che non stiamo facendo le cose nel modo giusto perché ad un certo punto dobbiamo riaprire tutto, dobbiamo essere liberi, avere una vita normale. Sembra che ora il COVID sia meno pericoloso in termini di creazione di problemi di salute molto pericolosi. Ma allo stesso tempo, quando apri, possono succedere questo genere di cose. Niente da aggiungere. Questo è tutto“.

D. Qualche settimana fa, Jelena Dokic ha condiviso sul suo account Instagram alcune cose sulla sua vita, ma anche sulla salute mentale. Cosa ne pensi del fatto che ora pochi campioni e pochi ex campioni parlino di questo argomento con onestà?

RAFAEL NADAL: “Beh, la prima cosa che posso dire è che mi dispiace molto per tutte le persone che hanno avuto problemi mentali. Certo, ora è qualcosa che è molto comune oggi parlare di tutti questi tipi di problemi. Sinceramente è una cosa difficile. Ma allo stesso tempo le persone ora si sentono più libere di parlare di tutti questi problemi. È vero che ora siamo in un mondo in cui, con tutti i social network, tutta questa roba, le persone si sentono più libere di parlare di tutti i problemi e di tutti i sentimenti che proviamo quotidianamente. Questo è tutto. La cosa più importante è che se questo aiuta, lo facciano”.

D. Sembra che ci sia molta attenzione su quando i grandi giocatori andranno in pensione. Pensi che ci sia troppa attenzione su questo? Qual è la tua filosofia sul ritiro in generale?

RAFAEL NADAL: “La mia filosofia è che due settimane fa ci ero vicino. Ora non mi sento così (sorridendo). Questa è la mia filosofia, no? Di sicuro non ho mai avuto paura per quel giorno. Penso di essere felice di aver avuto una vita molto piena al di fuori del tennis, anche se il tennis è una parte molto importante della mia vita negli ultimi 30 anni. Sono stato felice fuori dal tennis, senza dubbio. Ho molte cose che mi piace fare lontano dal tennis, quindi non sono preoccupato per questo. Ma, naturalmente, quando arriverà quel giorno, sarà un cambiamento. Tutti i cambiamenti in questa vita richiedono un po’ di tempo. Devi adattarti ai cambiamenti, no? Ma è normale che la gente parli di pensionamento dei grandi atleti perché in qualche modo gli atleti che sono stati per così tanto tempo ai vertici, ancor di più negli sport più popolari, entrano a far parte della vita di tante persone . A me succede lo stesso con alcuni giocatori di football, con i giocatori di golf. Intendo, per esempio, la persona che amo vedere, Tiger Woods che gioca. Ora non riesco a vedere Tiger Woods giocare così spesso. In qualche modo, anche questo è un cambiamento nella mia vita. Probabilmente la gente la penserà come me, da tifoso, quando Roger non gioca, quando Novak non gioca, quando non gioco io, o quando non si gioca alcuna partita di calcio o basket o qualsiasi sport, perché entrano a far parte del vita quotidiana delle persone perché sono fonte di ispirazione”.

D. Abbiamo visto Emma Raducanu indossare una delle tue magliette qui. Hai avuto molte interazioni con lei? Ha perso ieri, avendo vinto un Grande Slam da giovane. Hai qualche consiglio per Emma in questa fase della sua carriera?

RAFAEL NADAL: “Non sono un grande fan dei consigli, onestamente. Penso che le persone che stanno accanto al giocatore abbiano normalmente i migliori consigli perché conoscono la situazione, la situazione personale, della persona, no? Ma onestamente non ho mai avuto una grande interazione con lei. Ma sono stato davvero impressionato quando l’ho vista vincere gli US Open. Ho visto la finale. Il modo in cui ha giocato era incredibile. Allora è difficile gestire tutto questo tipo di successo nelle primissime fasi della tua vita, no? Ma le auguro tutto il meglio. Penso che sia un personaggio molto importante per il nostro sport. So che sta passando un anno difficile, ma d’altra parte ha già vinto uno slam in una fase molto precoce della sua carriera. Questo le dà la calma, penso, di prendersi il suo tempo per continuare a migliorare e per continuare ad avere possibilità nel prossimo futuro. Spero davvero che lo farà”.

D. Hai appena parlato di Emma. E Coco Gauff? Che rapporto hai con lei? Quali sono le sue osservazioni sulla sua maturità da giovane?

RAFAEL NADAL: “È un caso simile. L’unica differenza è che non ha ancora vinto uno slam. Ha iniziato molto presto. Mi piace il modo in cui parla alla folla, alla stampa alla fine delle partite. È fresca. È naturale. Sembra molto matura nei suoi pensieri. Sì, penso che sia una combattente. Mi piace il modo in cui gioca. Combatte per ogni palla. Anche a volte, quando non gioca molto bene, continua a lottare fino alla fine, correndo per ogni palla. Penso di sì, se è in grado di migliorare un po’ con questa prestazione fisica che ha, probabilmente parleremo di una plurivincitrice di Slam”.

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