Tutti i vincitori ATP del 2020: dalla Serbia di Djokovic a Medvedev, i 33 trofei assegnati

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Tutti i vincitori ATP del 2020: dalla Serbia di Djokovic a Medvedev, i 33 trofei assegnati

Ripercorriamo tutto il tennis maschile che si è giocato nel 2020. Il primo Slam di Thiem e il 20° di Nadal. I cinque titoli di Rublev e il primo di Sinner

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Rafa Nadal - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Sarà una stagione unica e irripetibile. Se un anno fa ce lo avessero garantito con la certezza di un viaggiatore del tempo bramoso di rivelarci il futuro eppure avaro di dettagli, avremmo subito pensato a un terremoto ai vertici del ranking, con l’avverarsi – in modo netto, traumatico – di quel cambio della guardia ogni anno “più inevitabile” eppure sempre evitato. O, forse, l’impresa di un Grande Slam dopo mezzo secolo. Sogni ultraterreni con protagonista il proprio idolo che brandisce la racchetta al cui confronto il martello di Thor impallidisce.

Ora, con un poco rassicurante punto interrogativo al posto di data e luogo di inizio del Tour 2021 (sappiamo che le quali dell’Australian Open si disputeranno entro il 15 gennaio e il main draw partirà l’8 febbraio), potremo dichiararci contenti se questa annata tennistica con un grosso vuoto in mezzo sarà stata davvero unica e irripetibile… nel suo genere. Ma è anche il momento di tirare le somme perché, dagli incendi australiani di gennaio all’ultima bolla del novembre londinese, siamo stati spettatori, quasi sempre ben lontani dagli spalti, di cinque mesi di tennis giocato che ci hanno addirittura regalato il primo vincitore Slam nato negli anni ’90, quell’apolide di Lostgenlandia che risponde al nome di Dominic Thiem.

Week 1 (3-12 gennaio)

La novità dell’anno (fino a questo momento) si chiama ATP Cup, manifestazione a squadre organizzata dalla sigla dei professionisti del tennis che, incidentalmente, si mette di traverso con la nuova formula della Coppa Davis pensata e finanziata dal gruppo Kosmos di Gerard Piqué. Vince la Serbia di Novak Djokovic, ma la vera notizia è che Rafa Nadal perde per la prima volta dal 2004 un incontro a squadre con la maglia della Spagna (o forse no).

ATP CupSerbia b. Spagna 2-1
250 Doha[2] A. Rublev b. [Q] C. Moutet 6-2 7-6(3)

 

Week 2 (13-18 gennaio)

Fuori dall’ATP Cup perché classificato peggio di due suoi concittadini, Andrey Rublev si fa notare nella settimana che precede l’Happy Slam vincendo il secondo torneo consecutivo.

250 Adelaide[3] A. Rublev b. [Q] L. Harris 6-3 6-0
250 AucklandU. Humbert b. [5] B. Paire 7-6(2) 3-6 7-6(5)

Week 3-4 (20 gennaio – 2 febbraio)

Agli ottavi dell’Australian Open, il russo perde l’imbattibilità che durava dalle Finali di Davis. Non la perde invece Djokovic che si impone in finale su Thiem, per la terza volta fermato all’ultimo atto di uno Slam.

Australian Open[2] N. Djokovic b. [5] D. Thiem 6-4 4-6 2-6 6-3 6-4

Novak Djokovic – Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

Week 5 (3-9 febbraio)

Dopo la concentrazione nel brodo primordiale down under, il big bang di febbraio disperde i tennisti nelle più diverse condizioni tra Asia, Europa e Americhe.

250 Montpellier[1] G. Monfils b. [PR] V. Pospisil 7-5 6-3
250 PuneJ. Vesely b. [8] E. Gerasimov 7-6(2) 5-7 6-3
250 Cordoba[3] C. Garin b. [1] D. Schwartzman 2-6 6-4 6-0

Week 6 (10-16 febbraio)

Se il 2019 è stato ricco di soddisfazioni per i colori azzurri, i nostri sono risultati assenti all’appello di gennaio e tocca ad Andreas Seppi dare un primo segnale di risveglio.

500 Rotterdam[3] G. Monfils b. F. Auger-Aliassime 6-2 6-4
250 New York[8] K. Edmund b. A. Seppi 7-5 6-1
250 Buenos Aires[8] C. Ruud b. [LL] P. Sousa 6-1 6-4

Week 7 (17-23 febbraio)

Dal nulla, anzi, dalle qualificazioni che è anche più lunga, Gianluca Mager raggiunge la finale dell’ATP 500 di Rio, battendo tra gli altri Thiem e Casper Ruud. E due volte Attila Balazs.

500 Rio de Janeiro[3] C. Garin b. [Q] G. Mager 7-6(3) 7-5
250 Delray Beach[4] R. Opelka b. Y. Nishioka 7-5 6-7(4) 6-2
250 Marsiglia[2] S. Tsitsipas b. [7] F. Auger-Aliassime 6-3 6-4

Week 8 (24 febbraio – 1 marzo)

Il classe 1986 Gael Monfils è carico come una molla e si presenta a Dubai con la valigia appesantita dai due trofei appena conquistati. Sembra incontenibile anche per Djokovic, ma si ferma a un passo dal traguardo lasciando la strada della finale al campione serbo, lui sì inarrestabile. La vittoria di Lamonf ai quarti contro Gasquet sarà l’ultima della sua stagione. Primo titolo dell’anno per Nadal ad Acapulco e Thiago Seyboth Wild primo classe 2000 ad alzare una coppa ATP.

500 Acapulco[1] R. Nadal b. T. Fritz 6-3 6-2
500 Dubai[1] N. Djokovic b. [2] S. Tsitsipas 6-3 6-4
250 Santiago[WC] T. Seyboth Wild b. [2] C. Ruud 7-5 4-6 6-3

Il Tour ATP si ferma a Indian Wells. La speranza di giocare Miami scompare in fretta, salta la stagione rossa, poi va in fumo l’erba. Arriva la seconda metà di luglio e ancora non si gioca. L’epidemia pare fuori controllo negli Usa, eppure quei folli dell’USTA non si danno per vinti e continuano a procedere nella complicatissima organizzazione dello US Open, consci che potrebbe saltare in ogni momento. Ma avranno ragione loro.


LA RIPRESA

Week 34 (22-29 agosto)

Già riparatiti i circuiti WTA e Challenger, il circuito maggiore dei maschi torna in campo nella “bolla” di New York, mentre ci si domanda dopo quanto tempo si potranno togliere quelle virgolette – ben sapendo che non sarà un buon segno. Il Western & Southern Open si disputa nella Grande Mela, gli spalti sono vuoti, tutto è cambiato. No, non tutto: Nole continua a vincere, è imbattuto nel 2020 e lo si dà come unico favorito dello US Open.

Masters 1000 Cincinnati/NY[1] N. Djokovic b. M. Raonic 1-6 6-3 6-4

Week 35-36 (31 agosto – 13 settembre)

Unico Favorito, si diceva. Invece, Pablo Carreño Busta lo brekka all’undicesimo gioco del primo set, lui non gradisce e scaglia una palla che centra una giudice di linea: è squalifica. Con Federer e Nadal assenti (non mancavano contemporaneamente uno Slam dal millennio passato), si apre uno scenario inaspettato. Medvedev schiacciasassi perde tre set a zero da Thiem che, affrontando la sua prima finale Slam da favorito, è paralizzato per due set; poi, il favorito diventa Zverev e la paura cambia lato del campo. Emozioni fortissime mentre si avvicina l’epilogo e titolo per Dominic, colui che aveva il numero più basso del salvacoda saccheggiato dal Big 3. In contemporanea con la seconda settimana newyorchese, comincia a Kitzbuhel l’inedito swing autunnale su terra battuta.

US Open[2] D. Thiem b. [5] A. Zverev 2-6 4-6 6-4 6-3 7-6(6)
250 KitzbuhelM. Kecmanovic b. [Q] Y. Hanfmann 6-4 6-4

Dominic Thiem – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Week 37 (14-21 settembre)

A Roma, Sinner viene sgambettato dagli slice di Grischa, Sonego e Berrettini sbattono contro Ruud, ma ci sono le notti magiche di Lorenzo Musetti che regola Wawrinka e Nishikori. Djokovic torna in fretta ad alzare un trofeo, Schwartzman si accontenta di arrivare secondo dopo aver battuto Nadal, assente da febbraio.

Masters 1000 Roma[1] N. Djokovic b. [8] D. Schwartzman 7-5 6-3

Week 38 (21-27 settembre)

L’improvvisata mini-stagione terraiola prosegue ad Amburgo, dove Fognini mette a segno la prima vittoria dopo l’operazione alle caviglie. Tsitsipas sta per vincere il torneo, ma si attarda a guardarsi a pochi metri dal traguardo e Rublev lo sorpassa.

500 Amburgo[5] A. Rublev b. [2] S. Tsitsipas 6-4 3-6 7-5

Week 39-40 (27 settembre – 11 ottobre)

Ci pensa Nadal a riportare un po’ di normalità, sempre che vincere per 13 volte il Roland Garros sia normale. Settembre se ne va, c’è freddo, tira vento e piove, anche sul Philippe-Chatrier perché non ci sono più i tetti di una volta, adesso li fanno con l’effetto outdoor. Le palline sono dei mattoni (forse proprio quelli che non hanno usato per chiudere del tutto lo stadio), Gaston gioca smorzate con sommo gaudio, Lorenzo Sonego si fa notare a suon di drittoni, Dominic ancora non si è ripreso da New York, Djokovic pare di sì, ma Rafa lo atterra in finale. E, unico a dare qualche grattacapo al Re della terra, brilla nelle condizioni a lui meno congeniali Jannik Sinner, spintosi tra i migliori otto.

Roland Garros[2] R. Nadal b. [1] N. Djokovic 6-0 6-2 7-5

Novak Djokovic e Rafa Nadal – Roland Garros 2020 (via Twitter, @australianopen)

Week 41 (12-18 ottobre)

Ottobre rivoluziona il calendario con l’evento della ex Leningrado promosso ad ATP 500 e timbrato dal solito Rublev. Arrivano licenze a costo zero e con esse il miracolo di un secondo torneo del Tour in Italia, a Santa Margherita di Pula. I campi sono stretti e i giudici di linea rischiano sulle risposte ai kick esterni, ma va benissimo così. Lorenzo Musetti si fa valere, Marco Cecchinato rinasce anche se appassisce all’ultimo ostacolo. Zverev si consola a Colonia e Felix Auger-Aliassime perde la sua sesta finale su sei disputate nella sua giovane carriera.

500 San Pietroburgo[3] A. Rublev b. [7] B. Coric 7-6(5) 6-4
250 Colonia 1[1] A. Zverev b. [3] F. Auger-Aliassime 6-3 6-3
250 SardegnaL. Djere b. [WC] M. Cecchinato 7-6(3) 7-5

Week 42 (19-25 ottobre)

Colonia 2, il ritorno. Di Sascha, che poi non era neanche andato via. Litiga con Hawk-eye live e con Sinner, mette in riga il secondo, ma sulla riga il falco ha l’ultima parola, anzi l’unica perché non ci sono gli umani, e se è errata pazienza. Anversa va di traverso a Khachanov, che si arrabbia per un clamoroso abbaglio dell’arbitro (su un punto che avrebbe probabilmente perso, peraltro), poi crede che qualsiasi chiamata sia un furto e se lo è pazienza perché non c’è Hawk-eye. Daniel Evans fa vedere un bel tennis, Humbert anche e vince pure.

250 AnversaU. Humbert b. [8] A. de Minaur 6-1 7-6(4)
250 Colonia 2[1] A. Zverev b. [2] D. Schwartzman 6-2 6-1

Week 43 (26 ottobre – 1 novembre)

A Vienna, Sonego si dimentica di non essere un giocatore da veloce indoor e mostra a Krajinovic e Coric che, per battere il numero 1 del mondo in versione minore, bisogna tirare fortissimo senza paura e non fare l’esatto contrario. Arriva fino in fondo, il nostro Karate Kid, ma lì lo aspetta Rublev che francamente ha anche un po’ stancato (finirà con 41 vittorie in stagione, primo insieme a Nole) e la quinta finale su cinque vinta quest’anno sembra cosa poco carina nei confronti di FAA. Nur-Sultan, Challenger di inizio marzo dal quale scappavano in fretta e furia i tennisti temendo di venire bloccati dalla pandemia, torna come “250”. Vince John Millman che, impossibilitato a tornare a casa, vagabonda da agosto.

500 Vienna[5] A. Rublev b. [LL] L. Sonego 6-4 6-4
250 Nur-Sultan[4] J. Millman b. [3] A. Mannarino 7-5 6-1

Week 44 (2-8 novembre)

A Bercy Nadal fatica da subito, questa cosa dell’assenza di vento e di giochi di ombre, senza sole in faccia né interruzioni per pioggia rende il tennis troppo facile per gli avversari e Zverev lo ferma in semifinale. Rispunta però Medvedev, all’improvviso tornato nella miglior versione 2019, che si impone in rimonta.

Masters 1000 Parigi-Bercy[3] D. Medvedev b. [4] A. Zverev 5-7 6-4 6-1

Week 45 (9-15 novembre)

Infilato nello slot ultimamente occupato da quel laboratorio di esperimenti sapientemente denominato ATP Next Gen Finals, il piccolo torneo di Sofia schiacciato dalle vere Finals acquista risonanza mondiale grazie alle gesta di Jannik Sinner che procede risoluto verso la meta. L’incontro finale del “rosso che unisce” viene trasmesso a reti unificate (Supertennis e Rai 2) e non può che concludersi con il trionfo del nostro. Interessante (per certi versi) anche la gara di doppio, con Melzer e Roger-Vasselin costretti ad arrivare in finale per evitare che Jamie Murray e Skupski, vincendo il torneo come invero faranno, si impossessino del loro posto alle ATP Finals. Il duo austro-francese supera la semifinale, allora la finale con i Brits viene anticipata in fretta e furia al venerdì sera, dando così modo a Melzer di addurre un dolore alla spalla, dare forfait e correre con il partner alla O2 Arena, dove Gerry Armstrong può finalmente sorteggiare i gironi; anche se, stando al bizzarro regolamento, dovrebbe aspettare l’uscita della classifica il lunedì successivo, il Day 2 delle Finals.

250 SofiaJ. Sinner b. V. Pospisil 6-4 3-6 7-6(3)

Jannik Sinner con il trofeo – Sofia 2020 (foto Ivan Mrankov)

Week 46 (15-22 novembre)

Per fortuna c’è il girone London 2020 ad assicurare degli incontri godibili. Thiem-Nadal è senz’altro uno dei più belli dell’anno, con i due che si scrollano la terra di dosso, specialmente Rafa che pare addirittura nato su questo campo. Nell’altro girone è arrivato con merito Diego Schwartzman – merito anche di Thiem, principe azzurro che pare aver svegliato la generazione perduta con il bacio sulla coppa dello US Open. Fuori i vecchi in semifinale: Domi gioca però un set di troppo con Nole, Daniil stecca meglio (peggio?) di Rafa e il lob involontario gli permette di infilarsi nelle porte scorrevoli del treno che porta alla finale. Thiem ci sbatte, contro quelle porte, sbagliando un appoggio di dritto secondo lui difficile, perde freschezza e Medvedev è Maestro.

ATP Finals Londra[4] D. Medvedev b. [3] D. Thiem 4-6 7-6(2) 6-4

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Presentate le Nitto ATP Finals 2021, le prime a Torino: previsto indotto di 600 milioni

40.000 biglietti già venduti su 180.000 disponibili. Il Governo ha versato i primi 18 milioni. Le parole del presidente FIT Angelo Binaghi, la sindaca Chiara Appendino, il presidente di Banca Intesa Gian Maria Gros-Pietro e Marco Lavazza

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(foto Sposito)

A dieci mesi esatti dal via, è stata presentata la prima edizione delle ATP Finals che si terrà a Torino. Il capoluogo piemontese sarà la sede dell’evento fino al 2025, succedendo a Londra, dove il torneo si è svolto dal 2009 al 2020. La conferenza stampa si è tenuta nel grattacielo di Intesa San Paolo a Torino, presentata da Angelo Mangiante di Sky Sport.

La più grande banca italiana, come ha fatto per la conferenza di presentazione odierna, sarà Host Partner (ossia padrone di casa) dell’evento di Torino. Confermando il ruolo che ricopre dal 2017, il colosso giapponese Nitto Denko Corporation sarà Title Partner e continuerà a dare il nome all’evento; tra i Platinum Sponsor figureranno Lavazza, FedEx ed Emirates, accompagnati dai Gold Partner EA7 Emporio Armani, Rolex e Acqua Valmora e dai Silver Partner Dunlop, Italgas e Iren luce gas e servizi.

LE VOCI DA TORINO

Il primo a intervenire è stato il presidente della Federazione Italiana Tennis, Angelo Binaghi, che ha ripercorso le tappe che hanno portato le Finals in Italia: “Per noi riuscire ad avere le Finals a Torino è stato come scalare l’Everest. In questi ultimi anni ci siamo prefissi di scalare vette via via più alte. Gli Internazionali d’Italia in questo senso hanno rappresentato il Monte Bianco, da lì abbiamo capito che fosse giunto il momento per porci obiettivi ancora più ambiziosi. Al momento in cui è partita la gara per avere le Finals, il nostro Everest, ci siamo detti che al massimo saremmo potuti arrivare al campo base. Da lì siamo cresciuti, assieme anche a una giovane donna (Chiara Appendino), che non voleva fermarsi al campo base, ma voleva arrivare in cima. Allora ci abbiamo provato. Abbiamo trovato la guida di Giancarlo (Giorgetti, ex sottosegretario nel precedente Governo Conte, ndr), di grande esperienza e capacità. Arrivati quasi in cima senza nemmeno accorgercene, abbiamo dovuto metterci del nostro. Dopo sei mesi, siamo arrivati in cima all’Everest da alpinisti per caso, senza nemmeno volerlo fare all’inizio“.

 

Anche Andrea Gaudenzi, presidente dell’ATP, è intervenuto a Torino per congratularsi con tutti coloro che hanno messo grande dedizione per raggiungere questo trionfo targato Italia: “I fattori principali per questo successo sono stati passione ed entusiasmo, per questo vanno i miei complimenti a tutti. È stata una combinazione di tante cose arrivare a questo risultato, frutto anche della credibilità. Lo standard fissato da Londra è molto alto con oltre tre milioni di spettatori, ma sono sicuro che Torino, la regione Piemonte e l’Italia potranno fare un ottimo lavoro. Da ex giocatore, il mio sogno oltre a vincere un Grande Slam è stato partecipare alle Finali ATP. Almeno potrò farlo da presidente e sono orgoglioso di farlo da italiano, per mostrare al mondo il nostro Paese e la nostra città. Inizieremo in un anno di Covid, ma siamo battaglieri e supereremo questa crisi“.

Si spera che nei prossimi cinque anni le ricadute sul movimento azzurro siano al di là di ogni più rosea aspettativa (ci sono già ottime premesse). Ma secondo Binaghi gli obiettivi sono anche altri: “Sui giocatori italiani potrà avere un impatto straordinario. Ci ha posto obiettivi totalmente differenti. Abbiamo una squadra straordinaria per organizzare una grande edizione 2021 delle ATP Finals, questo è il primo obiettivo. Grandi sponsor ci hanno affiancato per darci supporto, grande risposta è arrivata dalla prevendita dei biglietti. Un altro obiettivo è trasformare le oltre quindicimila persone che verranno ogni giorno a vedere i match da spettatori a tifosi.

Sul sogno di veder giocare un italiano a Torino: “Ambiamo a rendere i giocatori italiani i protagonisti della manifestazione: credo che nei cinque anni vedremo degli italiani giocare il Masters. Il terzo obiettivo è essere riconoscenti alle istituzioni locali per quello che hanno fatto: attraverso i comitati di gestione creati dobbiamo far sì che ci sia un ritorno economico per il territorio. Il quarto è dimostrare al governo che tra tutte le manifestazioni sportive di livello internazionale che saranno organizzate in Italia, quella con la maggiore redditività saranno le ATP Finals. Speriamo anche che il governo ci possa mettere in gara con tutte le altre manifestazioni, per metterci in concorrenza e fare il meglio per il Paese”.

Senza i nostri partner e i nostri sponsor questo evento non sarebbe possibile” ha concluso Gaudenzi. “Anche quelli del Tour, Nitto, Emirates, FedEx, Rolex, Dunlop, che continueranno a seguirci. Questo è l’evento più importante per l’ATP, spesso alle Finals si incorona il numero uno a fine anno. Attraverso i cinque continenti abbiamo un miliardo di appassionati su tutti e cinque i Continenti e vogliamo dare loro uno spettacolo di livello altissimo. Abbiamo lavorato sulla campagna marketing This is Tennis, per concentrarsi sugli aspetti peculiari del nostro sport“.

Riprendendo la parola, Binaghi ha presentato un pilastro dell’evento torinese, ovvero Intesa San Paolo: “L’istituzione finanziaria più alta del nostro Paese. Grazie a loro sentiamo di avere tutto il Paese con noi e siamo sicuri di organizzare una grande edizione delle ATP Finals” ha detto il presidente FIT.

Gian Maria Gros-Pietro, presidente Intesa Sanpaolo, ha parlato così del torneo dei Maestri: “Noi crediamo che lo sport sia molto importante. Forma il carattere, il comportamento, fa aderire a principi di lealtà, di trasparenza ed impegno, che noi vogliamo far trionfare. Lo abbiamo fatto nel 2006 con le Olimpiadi Invernali. E di nuovo ora ci troviamo ad essere co-protagonisti di queste ATP Finals. Ma in Italia per due anni avremo ancora i NextGen. Ci troviamo a nostro agio nel sostenere qualcosa in cui crediamo profondamente e nel sostenere la città di Torino. Siamo la banca più grande d’Italia e qui in Piemonte promuoviamo le nuove iniziative. Abbiamo il grattacielo, ma in Piazza San Carlo apriremo una delle nuove sedi delle Gallerie d’Italia. Abbiamo in via San Francesco d’Assisi uno dei musei del risparmio più grandi del mondo, dove ora c’è anche la nostra sede. Continueremo a promuovere le iniziative con Tim e Google a Torino, Moncalieri e Settimo. Vogliamo continuare a essere legame con la crescita del territorio e la grande visione internazionale di cui lo sport è un elemento fondamentale“.

Gian Maria Gros-Pietro – Banca Intesa

Come già sottolineato da Binaghi, Chiara Appendino ha avuto un ruolo fondante nella corsa all’assegnazione dell’evento, per la quale Torino ha battuto Manchester, Singapore, Tokyo e Londra: “Sono un po’ emozionata, perché raccontiamo una bella storia nata in un modo incredibile. Ricordo una telefonata con un dirigente sportivo, che mi rispose che avessimo l’1% di possibilità di vittoria. Non abbiamo avuto paura di perdere e con grande lavoro di squadra siamo andati avanti tutti assieme. Non ci sono stati solo gli enti pubblici, ma tante aziende del territorio che hanno creduto in questa opportunità. Senza di loro non ce l’avremmo fatta. Sarà occasione di affrontare tutte le sfide del mondo moderno, accogliendo i migliori tennisti al mondo. Lo faremo facendo conoscere Torino e il nostro territorio al mondo. Vogliamo organizzare un evento che sia perfetto“.

Anche Marco Lavazza, vice presidente della storica azienda italiana che comparirà tra gli sponsor del torneo, è intervenuto nella conferenza stampa, confermando l’apporto che Lavazza ha intenzione di dare alla manifestazione: “Lavazza ha 125 anni di storia e di percorsi lunghi e difficili ne è consapevole. Abbiamo iniziato ad approcciarci al mondo del tennis legandoci al torneo più importante del mondo, Wimbledon. Non il modo più semplice. Lo abbiamo fatto non da vincenti, perché gli italiani quando vanno all’estero non partono mai con i migliori auspici. Quest’anno festeggiamo i dieci anni nel mondo del tennis e siamo pronti a portare anche in questo evento la nostra esperienza. Abbiamo cercato di portare il cuore e la competenza italiana e questo è stato riconosciuto e apprezzato, anche nei quattro tornei del Grande Slam. Speriamo, come dicevamo due anni fa a Wimbledon, che questo evento abbia ricedute positive su tutto il tessuto torinese e anche sul mondo del tennis. L’augurio più grande è che ci sia il pubblico presente per godere della manifestazione sportiva”.

PREVENDITA (da Supertennis.tv) – Le Nitto ATP Finals 2021 si disputeranno in 15 sessioni di gioco, di cui 8 pomeridiane e 7 serali. Dallo scorso 30 novembre è possibile acquistare biglietti per le singole sessioni e abbonamenti per l’intera manifestazione sul web. Sono stati già venduti oltre 40.000 dei potenziali 180.000 biglietti disponibili.

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ATP Delray Beach: Korda non ne ha più, secondo titolo per Hurkacz

Hubert Hurkacz vince il titolo a Delray Beach senza perdere un set. Sebastian Korda, seppur sconfitto, bussa alla Top100

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Hubert Hurkacz con il trofeo di Delray Beach 2021 (foto Twitter @DelrayBeachOpen)

(4) H. Hurkacz b. S. Korda 6-3 6-3

Il futuro può attendere ancora un po’ per il figlio d’arte Sebastian Korda (ATP n. 119), ma non ci sono dubbi che la strada intrapresa sia quella giusta. Dopo una settimana quasi trionfale, durante la quale quattro giocatori classificati più in alto di lui (Kwon, Paul, Isner e Norrie), l’ex campione juniores dell’Australian Open 2018 ha dovuto cedere il passo in finale alla maggiore esperienza e alla maggiore freschezza atletica del polacco Hubert Hurkacz, n. 35 ATP e testa di serie n. 4 del tabellone.

Entrato in campo con grande spavalderia, Korda ha subito ottenuto il break a zero aggredendo l’avversario con la risposta. Hurkacz tuttavia non si è fatto impressionare dalla partenza a razzo del suo avversario, e dall’1-3 del primo set ha infilato cinque giochi consecutivi per chiudere il primo parziale 6-3 in 34 minuti. Decisivo l’ottavo gioco, nel quale Korda ha ceduto la battuta da 30-0, iniziando ad avvertire il fastidio alla gamba sinistra che lo ha costretto poco dopo a chiedere un medical time-out. “Ho giocato diverse partite piuttosto lunghe questa settimana, ho cominciato a sentire un dolore all’adduttore che si propagava fino all’inguine ogni volta che atterravo dal servizio – ha spiegato Sebastian dopo la partita – In ogni modo non si tratta di una scusa, dal 2-1 del primo set è stato lui il giocatore migliore”.

 

L’intervento del fisioterapista sull’1-2 del secondo set non ha potuto far molto per migliorare la situazione della gamba di Korda, che ha continuato a fare esercizi di allungamento tra un punto e l’altro ed ha subito il break decisivo subito dopo, siglato da un doppio fallo e due errori gratuiti da fondocampo.

Secondo sigillo in carriera per Hurkacz, dopo il successo di Winston-Salem nel 2019, che gli vale l’ingresso nei Top 30 e nelle teste di serie per il prossimo Australian Open. Per il diciannovenne Korda, invece, un po’ di riposo a casa con la sua famiglia, che era in tribuna a Delray Beach per sostenerlo durante la finale: oltre a papà Petr (camipione dell’Australian Open 1998) e a mamma Regina (ex n. 26 WTA) c’erano anche le sorelle Jessica e Nelly, entrambe golfiste professioniste. Korda si è infatti cancellato dal Challenger di Istanbul della settimana prossima e raggiungerà il suo preparatore atletico in Repubblica Ceca per una sessione di rafforzamento fisico. “Anche se mi piacerebbe giocare quanti più tornei possibile, il mio corpo ha bisogno di riposo e di rinforzarsi – ha spiegato Korda – Sono fortunato che il mio preparatore è un ottimo comunicatore e dopo essermi riposato qui in Florida andrò da lui”.

Nel frattempo con questo risultato Korda si è avvicinato alla Top 100: a partire da lunedì prossimo salirà fino al n. 103, suo miglior ranking in carriera.

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ATP

Il battesimo del figlio d’arte: Sebastian Korda giocherà la prima finale a Delray Beach

Bella vittoria in due set su Cameron Norrie: il figlio di Petr Korda sfiderà Hurkacz per vincere il primo titolo in carriera ed entrare in top 100

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A quasi ventitré anni – era il 1° febbraio 1998 – dal primo, unico e contestatissimo successo Slam di papà Petr sui campi di Melbourne, il mondo del tennis deve volgere lo sguardo a Sebastian Korda, 20 anni, che raggiunge la prima finale della sua giovane carriera all’ATP 250 di Delray Beach.

Sui campi che guardano la costa della Florida opposta alle rive su cui è nato Sebastian – gli ha dato i natali Bradenton, ‘terra di tennis’ per via dell’accademia di Nick Bollettieri – Sebastian ha battuto in due set e con insospettabile saggezza Cameron Norrie, mancino dal tennis assai interessante. “Sono veramente gasato, non potrei essere più felice” ha detto Korda dopo il successo, tradendo tutta l’eccitazione dei vent’anni. “Mi sono allenato con il mio coach (Dean Goldfine, è nel team assieme a papà Petr – e chissà che non si aggiunga Agassi a breve, come da rumors), lui colpisce molto piatto. Ha funzionato. Norrie ha un gioco super estroso, il rovescio incrociato è di livello mondiale e il dritto è difficile da difendere. Sono contento del modo in cui ho giocato l’intera partita, per come sono rimasto aggressivo“.

Dicevamo dell’insospettabile saggezza perché dopo aver corsa di testa praticamente per tutto il match, sul 6-3 5-4 e servizio a disposizione il giovane Sebastian ha sentito un po’ la pressione e ha mancato due match point. “Sul primo è stato bravo lui, ma sul secondo ho fatto doppio fallo“. In realtà Korda ha buttato via entrambi i punti (il primo con un dritto abbastanza comodo in corridoio), ma ha ricevuto un piccolo aiuto dal suo avversario che nel game successivo gli ha reso il favore del doppio fallo; ottenuto così un altro break di vantaggio, lo statunitense ha rimesso in moto il suo tennis di pressione da fondocampo, sempre guidato dal dritto, e si è guadagnato la sua prima finale tra i grandi.

 

Non partirà favorito nel match contro Hubert Hurkacz, che da un lato ha fatto percorso netto – nessun set ceduto e due soli turni di servizio non difesi in tre partite – ma dall’altro non ha dovuto affrontare alcun top 100; tra quarti e semifinale, ha addirittura superato un giocatore che occupa la top 300 per un soffio (Quiroz) e un altro (Christian Harrison) che ha iniziato il torneo da numero 789 del mondo. Non certo un campo minato per il polacco, che ringrazia e oltre ai favori del pronostico in finale si prende anche la certezza di una testa di serie all’Australian Open (al momento la 29°); non a scapito di Lorenzo Sonego, per fortuna dell’italiano, poiché i forfait di Isner e Garin consentono al torinese di mantenere la 31° piazza nel seeding. Con Sinner che attende alla finestra: un altro forfait e ci sarà spazio anche per lui tra le teste di serie.

Il tabellone completo di Delray Beach

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